Glasgow2018 – Europei Day6: Spigolature varie e un mea culpa.

di Mauro Romanenghi

Stadio Celtic Football Club 1888 - Glasgow Laura Vergani

Stadio Celtic Football Club 1888 – Glasgow Laura Vergani

Oggi mi sento in forma come Sacchi e la Caporale. Quindi do il mio contributo alle critiche generali.

Dalle intervista di mia moglie (che potrete sentire nei Podcast dei prossimi giorni) scopro che agli scozzesi piace di più il vino, soprattutto il barolo. Scozzesi sempre più in alto nella classifica.

Non chiamateli inglesi ma londinesi. Come si chiameranno quelli di Manchester?

Vado sui siti di nuoto specializzati. Ed ecco la storia della Zoffa. Un po’ come la storia del film Pretty Princess. Solo che qua non diventa regina ma nuotatrice. E c’è da faticare un po’ di più, non basta salutare con la manina. Anche se sei contessa. Le spalle larghe le ha, la voglia di sicuro. A noi le lacrime non piacciono, preferiamo il duro lavoro, quello che predica il suo coach. E i risultati si vedono, anche se l’apnea continua a mancare. Ma se a Peaty manca la fase subacquea, perchè alla Zoffa no? Forse hanno pensato questo (con i dovuti distinguo). Ora manca solo la nonnina della Zoffa (che non penso sia Julie Andrews).

Non di solo nuoto vive l’uomo. E anche la donna. Così mia moglie ieri si avventurava al velodromo per vedere il keirin. E poi allo stadio per comprare i biglietti della Champions per il Celtic. Perchè non il Ranger, non so. (“Perché i premilimari di Champions prevedevano Celtic – AEK Athens“)

Dopo la vittoria di Peaty, si è scatenata una bagarre con dei conoscenti sulla sua gambata. Io non mi sono avventurato più di tanto, ho solo detto che secondo me va più di braccia. E che l’apnea è migliorata ma continua a non essere il suo punto di forza. Di sicuro una gara a gambe rana con Peaty non la farei (neanche a braccia).

Inizia il nuoto di fondo. Muta obbligatoria per i ragazzi. Non ci sono notizie di esseri preistorici nel lago quindi tutto dovrebbe filare liscio. Certo nuotare in queste acque da una certa inquietudine. Ma la Bruni non si fa spaventare e arriva al bronzo.


Mi domando perché dal pontone delle gare di fondo qualcuno si butta di testa e qualcuno di piedi. Rimarrò con questo dubbio.

Nei duelli fratricidi della mattina, un evento più unico che raro. Le due decime classificate dei 50 farfalla sono le svedesi Hansson e Junevik. Che spareggiano per essere la seconda svedese. A mia memoria, la prima volta che capita.

Questi campionati europei multisport sono veramente molto compressi. Un vero allenamento per un regista che deve passare da una parte all’altra con maestria. Vorrei però fare presente ai commentatori che quando vanno live sui canali internazionali, si sente tutto quello che dicono anche fuorionda. Così, giusto per avvisarli…

La Caporale insiste con i Bip sulle parolacce dei ragazzi. Ma è inutile, oramai cazzo è sdoganato…ops!

Mi avvertiva un ragazzo che la nuotata di Paltrinieri è molto cambiata rispetto allo scorso anno. Oggi ribadisce che si vedeva chiaramente fino a metà gara. Sentiamo cosa ne pensa Sacchi.

Dalla regia mi dicono che la Zofkova ha asfaltato la Hosszu. La quale si sa è un po’ a mezzo servizio, quindi incassa, prende e via pedalare. Ricordiamo invece quando qualcosa non va quello che dicono le nostre atlete, tipo:
Oggi è mattina
Oggi è sera
E’ il settimo giorno” (manco fossero il creatore).
Non mi sento come ieri
Non mi sento come oggi

Mattina che si conclude così…con un 30”30 della Castiglioni che non sembra neanche felice. Del record italiano.

Qualcuno può avvertire il regista di ogni gara internazionale di nuoto che la partenza la devi fare vedere tutta da fuori? Poi dopo fai tutti i replay che vuoi: da sopra, sotto, dietro. altrimenti non si capisce nulla di come uno entra in acqua e dove esce dall’apnea. Mandategli un commentatore tecnico.

Mecasacchi: si chiama Freya Anderson. Freya, non Frida. La nuova emergenza pronuncia della velocità europea.

La Sioestrom continua a mostrare la sua debolezza nelle finali dei 100 spalla a spalla. E la Blume secondo me oggi si mangia il rossetto.

Arrivo perfetto, calcolato a tre bracciate dalla fine. Trent’anni, e stavolta si sentono tutti: la voce dell’esperienza. Fabio Scozzoli.

Con un nome così, una nuotata così, attenzione all’uragano ungherese domani nei 200 dorso. Katalin Burian. Un robot del dorso.

Ho letto sui siti specializzati tanti elogi a tante apnee. Ma quella di Rylov, signori, spazza ogni avversario.

Vediamo se i siti specializzati si accorgono che Proud ha fatto il WR in tessuto (“naturalmente, la notizia è stata fatta circolare!“. Mentre il velocista tascabile Vergani ci fa sognare (i Vergani non sono in generale molto alti, per mia esperienza. “Cosa vorresti dire?!?).

Restivo come Spitz: i baffetti sono utili per le apnee, lo sanno tutti. Quindi ecco il segreto. Spitz lo sapeva già nel 1972. Matteo: ebbene sì avevi ragione, si può fare. Noi lo sappiamo.

Ilaria Kusinato. Da adesso la chiameremo così. K come Katinka, K come Kusinato. E facciamole crescere ‘ste unghie gialle, perdiana.

Cinque volte campione. Lo voleva e lo ha fatto. Perdonami mia Iron Lady per avere dubitato di te. Non lo farò più, lo giuro. 

 

Copenaghen 2017/5 – tris di primi

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

foto: Giorgio Scala/Deepbluemedia

Visto che siamo vicini a Natale, partiamo così. Tre ori tre per l’Italia nella giornata conclusiva, tre ori tre per Saretta Sioestroem che cancella lo zero dalla casella ori e ne incamera a valanga, cedendo il primo dei 100 farfalla alla bimba di cera numero due. Tranquillizzo tutti e anche mia moglie che la bimba di Peaty è viva, oggi aveva la medaglia al sicuro addosso.

I fan della Saretta svedese hanno avuto la grande pensata… come Zor El /Supergirl Sarah si rivela al mondo, e tutti indossano la maglietta gialla di SuperSarah. Salvaci dalle controprestazioni e porta la staffetta sul podio!
Oggi non sbaglia nulla, la svedesona. Prima oro nei 100 farfalla, poi rinvincita su Kromoorangina nei 50 stile, poi frazione in agilitè da 24”2 in staffetta a farfalla. Et voilà. Primo tris servito.

Secondo tris vestito d’azzurro. Finale dei califfi, mica pizza e fichi. C’è Timmers, argento olimpico. Duncan Scott, finalista. Dotto, campione europeo. Nandor Nemeth, campione europeo e mondiale junior e bronzo mondiale in staffetta. Partenza fulminea a 0.56, 22 netto al passaggio, controllo terza vasca, apro il gas 46”11. Primo oro incamerato.

Entra Orsi. Incazzato nero. Malino nei 100, fuori podio nei 50, forma così così. Gran delfino, bel passaggio a dorso, a rana tiene Fesikov che si prende male, parte a stile agli 85 è davanti, il russo si impalla e oro due. Record italiano, ca va sans dire. E felicità a mille di mia moglie che ha trovato il suo nuovo idolo dopo Ryan Lochte.

Sabbioni. Dichiarazione: per l’oro ci vuole il record italiano. Fatto. Partenza spettacolare ho temuto per un secondo oltre i 15. E lì sta il 90% della vittoria. Tiene Simone, fino alla fine, 23”05.

Kliment dalla collana è dietro, per la prima volta in questa rassegna. La giura, lui voleva i cinque ori. Mezz’ora dopo va sotto i 23”. Troppo tardi per il suo oro, ma se hai due campioni europei e due medaglie d’argento e parti così, che altro puoi fare? E’ record mondiale Russia, Morozov deve solo fare 20”2 lanciato, una bazzecola. Kliment Kolesnikov, quattro ori e un argento, è il personaggio dei campionati. Tre record mondiali giovanili, uno assoluto, un futuro radioso. Speriamo, con la Russia non si può mai dire.

Sfida stellare anche nei 50 stile donne. Prima vasca Ranomi, seconda Sarah. Non è pareggio, vince la Svezia. Oggi è il suo giorno.

Bottino di medaglie anche per i danesi. Nei 100 farfalla donne la Beckmann, dove la Bianchi non ha quella brillantezza sotto dei 200. Peccato, perché bastava poco per arrivare al podio. Ma ci voleva il record italiano, e il passaggio a 26”5 è troppo alto per farlo. Una bracciata di troppo, ogni vasca, per Ilaria. Ma non ci scoraggiamo.

Sempre Danimarca nei 200 rana, con la Pedersen, afflitta dalla sindrome Hemskerk, cioè della sconfitta cercata. La danese perde anche quando deve solo vincere. E così la Vall Montero, 30 anni quasi, una vita da mediano, tira fuori la prestazione della vita. Questo 2’18”41, personale, la vale il suo primo successo. Non che sia una carneade, la ragazza, ma non aveva mai vinto. Ora sì. Brava Jessica.

Ancora Danimarca con Blume, bronzo nei 50 stile. Sempre un piacere vedere Pernille Blume.

Kharlanov invece ci delizia con le sue apnee, ho quasi temuto di doverlo andare a recuperare nell’ultima, invece dai 15 metri di emersione mancavano solo 5 bracciate a delfino e ce l’ha fatta da solo. Chiusura in 30”, ma per l’oro dei 200 farfalla  e per raggiungere il bordo bastano. Bravo.

Siccome poi dicono che l’Ungheria è solo Kati, ci pensa Boggie a smentire, con un onesto 3’58”15 personale alltime. Nuotata perfetta, bel passaggio in 1’58” ritorno in 1’59”. Stavolta la tedesca è dietro. Grande sorpresa, bronzo al Liechtenstein – che ho fatto fatica a scriverlo – figurarsi a pronunciarlo. Dopo i gemelli Hanni e Andreas Wenzel dello sci  io pensavo che il principato alpino fosse stato inglobato in un universo parallelo. Invece c’è ancora e sfoggia questa ragazzona che abbraccia per fortuna la tedesca Koehler medaglia d’argento e non la Kapas. Altrimenti la uccideva. La sua gioia si sente attraverso il teleschermo, urla per cinque minuti. Brava alla Hassler.


Dopo un grazie allo streaming LEN, premio sfiducia alla RAI. Nel miglior giorno degli azzurri, le gare le facciamo vedere alle 22.45. Voto zero. Solo vergogna. Nothing else.

Copenaghen 2017/3 – il ritorno del Glinta

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

HOSSZU Katinka HUN Gold Medal SJOESTROEM Sarah SWE Silver Medal BJOERNSEN Susann NOR Bronze Medal WOMEN – 100 M MEDLEY – FINAL Copenhagen 15-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Oggi la giornata è iniziata un po’ così. Il nostro cane non era molto in forma, così ha pensato di costringermi a delle pulizie mattutine alle 5,25 am. Ciò mi da il tempo di pensare, nel buio, a un po’ di considerazioni sulla terza giornata di gare europee. Non tutto quel che fa cagare fa male, mi verrebbe da dire.

E dai e dai a furia di nominarlo uno dice che alla fine toccherà pure a me. E infatti il John Wayne rumeno, Robert Glinta, icona di Luca Sacchi, ce la fa. Bronzo nei 100 dorso, un under 50”, lui che era recordman mondiale giovanile. Insomma, soddisfatto lui, soddisfatto Simone Sabbioni. Cosa manca a Simone per battere Kolesnikov? Beh intanto se uno è il più forte è difficile batterlo. Ma il russo ha pure un’ apnea che è di almeno un metro e mezzo più lunga. E’ uscito dall’ultima ai 12-13 metri, Simone circa a 11. Ma come si dice il biondo tinto Simoncino non deve lamentarsi, cita tutto lo staff medico che lo ha rattoppato. Senza dimenticare il lavoro del Matteo nuovo guru nazionale che fa risorgere parecchie fenici.


Barzellette sul device: il baraccone adesso sembra avere un aggeggino che lo fissa. Insomma un baracchino che blocca il baraccone. E se si rompe il baracchino? La verità è che si mette la pezza quando succedono due o tre guai, senza riparare il danno. Un danno relativamente grave. Mi immagino Peaty che sfonda l’aletta in finale olimpica o Grevers che distrugge la pedanella ai mondiali. Figuracce ne fanno anche i danesi, non solo gli italiani. Bravo Fabio Cetti il fotografo di Corsia4 che becca il momento esatto dello srotolamento. Il CT Butini la mette giù diplomatica ma la realtà è questa: nessuno si prende la briga di dire che il device non ha funzionato, per non dire di peggio. E non solo una volta. E qualcuno la gara l’ha rifatta. Ho visto uno scambio di battute fra l’amico speaker Renato Fusi e un giudice, il quale dice che i giudici possono e anzi devono accorgersi del problema. Basta, parliamo di nuoto.

Non solo la collana anche la pettinatura di Kolesnikov lascia a desiderare, ma son ragazzi!!! Primato mondiale Junior??? Ma a 17 anni questo fa 48”99… tre ori, e secondo me anche nei 50 non è proprio da buttare anche se la partenza non è proprio il suo superforte.

Oggi nelle batterie Vergani nei 50 stampa 21”67, lanciato ha fatto 21”8 in staffetta. Con questa prestazione sarebbe stato lui a entrare in staffetta, gara per cui è venuto qui, e non Miressi che poi velocista puro non è. E forse forse, la Russia si poteva battere. Ma con i se e con i ma la storia non si fa.

Continuiamo con le rime: oggi come ieri male male la Polieri. Irriconoscibile rispetto a due settimane fa, dove stampò 2’05”, oggi bastava molto meno per la finale. Il mio amico Darkpool direbbe di peggio ma io non posso farlo. Speriamo sia un passaggio a vuoto sulla strada del pieno recupero.

La storia la fanno Bianchi e Panziera.

Virate sbagliate dimenticate, anzi qua abbiamo un duecento fantastico di Margherita. Battezza l’olandese, poi se la mangia ai 125 e va via, con uno sprint ottimo. Ha detto che doveva star serena per la medaglia. Per fortuna è stata Margherita e la medaglia è arrivata. Ma soprattutto non ha capito che ha fatto 2’02”, un tempo di assoluto valore, e che la sua nuotata è molto molto meglio delle virate – che pure, ha ragione, vanno migliorate.

Due ragazze simpatiche, come una Bianchi che arriva al record italiano nei 200 farfalla e argento. Ai 125, parole dei miei guru di Raisport: si sta spegnendo l’azione della Bianchi. Come nella migliore tradizione mai smentita fu più grande. Ai 175 l’attacco per l’oro, Ilaria è prima. Apnea bellissima, ma la Hentke resiste per tre decimi e un arrivo migliore. Brava Ilaria facci sbudellare ancora.

Torniamo alla rana italiana. Non ho scordato Martinenghi. Finale nei 50, finale nei 100. Come dico sempre io, in corta serve altra pastasciutta. E un po’ di forza in più.
Fabione Scozzoli è a 18 centesimi dal primato italiano, Peaty a 8 da quello europeo. Ma la differenza in nuotata è evidente. Ai 75 sono pari, mezzo secondo rifilato in otto bracciate.
Castiglioni: la partenza è sempre dietro, e almeno mezzo metro. Carraro inspiegabile. Dice che non ha sbagliato niente, quindi lo sa che non ha fatto l’ultima sub. E non è la prima volta.
Castiglioni soprattutto ha in virata nella sub ancora qualche pecca. Prende troppo, troppo sotto. Da lavorarci su. Comunque è vero. Arianna  e Martina fanno quello che possono. Se le altre son più forti, vincono le altre. Le altre fanno 1’04” (almeno)

Il giorno dei tedeschi, che vanno davanti allìItalia nel medagliere. Prima della Hentke che vince i 200 farfalla, Heintz l’onesto professore vince i 200 misti. Non sarà un superfuoriclasse, ma è un onesto lavoratore e i suoi successi li ha avuti. Oggi onore ai teutonici.

Ghe nient de fa: quando la Hoszzu entra in acqua nelle sue gare, sa quello che fa. Lo sa nei 200 dorso, ultima apnea e ciao a Zevina, lo sa nei 100 misti, rana a portarsi avanti e poi transizione a stile, dove dovrebbe essere battuta dalla Sioestroem. Ma lei si gira come un furetto, la Sarah come un caterpillar in parcheggio e complice la condizione che proprio proprio massima non è vede la magiara scappar via. Hosszu sul podio serissima, ogni volta. Massimo rispetto per l’inno della nazione Hosszu…ops, dell’Ungheria.

Velocità donne. Che duello alla due e alla sette, fra le regine della velocità europea – e mondiale. Se qualcuno ha dubbi sul ritorno della Kromoorangina, dovrà ricredersi. Aspettiamo l’estate per la conferma definitiva. Francesi sempre lì. La 4×50 stile non fa giustizia, ma mancano un paio di componenti. Le stesse che mancano all’Italia. Di Pietro ai box, Aglaia lo spettro della Pezzato. Non basta una volenterosa Raco e una Di Liddo che la fa tutta per provare a rientrare. Anche andare al limite. Infatti un po’ rientra, ma la Pellegrini qui non è molto veloce, né molto in forma. Comunque la squalifica ci sta, se devi fare tutto al limite e chi ci prova non è proprio del mestiere. C’è poco da fare facce da funerale.

Dotto e Morozov. La partenza e il mestiere di virare. Grande la partenza di Luca, forse il 50% della medaglia.Virata perfetta e subacquea alla grande, più la concentrazione finale dello spalla alla spalla. E finalmente Morozov non si squaglia come un siberiano nel Sahara. 

Speriamo non sparisca come fanno ogni tanto i russi… come dice Simoncino.

Copenaghen 2017/2 – rotture di device

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

Simona QUADARELLA ITA Bronze, Sarah KOEHLER Ger Gold, Boglarka KAPAS HUN Silver 800 Freestyle Women Copenhagen 14-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto Andrea Staccioli / Insidefoto / Deepbluemedia

Partiamo da un assunto: quando le cose vanno bene siamo tutti contenti, se una cosa va storta il mondo ci cade addosso. Certo è una gran  bella rottura di scatole sentirsi crollare il mondo sotto i piedi. E’ quello che accade a Simone Sabbioni nella partenza dei 50 dorso in staffetta mista mista – già è difficile da scrivere la specialità figurarsi spiegarla. Il device del dorso, una carabattola che ho visto da vicino ad una gara e che consta di un supporto con legati due nastri e una piccola pedana da appoggiare al bordo sulla piastra, sembra aver ceduto. C’è pure qualche video ravvicinato che lo fa vedere. Quello che resta è la faccia basita di Simoncino. Dopo un anno di purgatorio, quando rivedi la luce in fondo al tunnel, questa cose ti rompono le scatole… altro che device!

Piccola considerazione. Ora è facile parlare, ma se i giudici al posto di tirarsi indietro guardassero cosa succede al device, potrebbero bloccare la gara subito con una semplice segnalazione. E lo starter ferma la gara. Varrebbe anche per la rottura di un’aletta. Direi che non è complicato da pensare. Speriamo serva per il futuro. Come si diceva una volta in Italia, ci vuole il morto per mettere il semaforo all’incrocio!

Lasciamo quest’oro sicuro all’Olanda, che come dice Sacchi “cala due roboanti frazioni femminili”, e facciamo un passetto indietro. Colpevole di aver trascurato la rana femminile, ieri, con il record italiano di Arianna “Casti” Castiglioni. La sua rivale sottolinea come anche lei sia scesa sotto il vecchio record, due volte. Vero. Ma Arianna migliora in 30”01 e vola in finale, dove è sesta. Partenza buona ma ancora sotto c’è da lavorare, secondo me. Buon viatico per i 100 rana, per tutte e due. La Meylutité con l’accento sulla e vince ma non mi convince ancora. Perlomeno mi sembra che i fianchi siano tornati in condizioni accettabili. Dovrei chiedere a chi sta sul posto.

Non dobbiamo essere tristi quando si perde un oro. Ma neanche quando si vince. Matteo bisogna spiegargli che ha vinto per farlo sorridere. Codia invece sorride ma a denti stretti: lo dice che poteva vincere. Eh sì, poteva vincere. Il tempo non è il record italiano, mancano i grandi specialisti pure qui con Cseh che non è Cseh. Ma come si dice dalle mie parti “del maiale non si butta via niente”, quindi ci si piglia queste medaglie e si metton in saccoccia. Massimo rendimento con prestazione non eccelsa, come dice Matteo Rivolta. Aspettiamoli in estate, ma che ci facciano vedere qualcosa perché l’ungherese Milak stavolta ci sarà, e così Guy.

A questi Europei non ci sono proprio tutti, ma non è che tutti gli assi li abbiano snobbati. Saretta Sioestroem non lo capisce e fa un 50 farfalla come un riscaldamento al meeting di provincia in semifinale. Anche così va più forte di Di Liddo – con tutto il rispetto per Elena – ma è fuori. Hai scelto tu di fare tre gare in un pomeriggio, quindi devi sapere che le altre ne hanno una e vanno forte. Così Ranomi ringrazia e si prende i 50 farfalla. Sfida ultraveloce rimandata sui 50 stile.

Devo dirla tutta: a me come nuota Simoncina Quadarella non piace. De gustibus non disputandum est.  E tra l’altro mia moglie dissente scuotendo il capo. Parliamo di un bronzo mondiale, oro universitario, e qui bronzo negli 800. La tedesca Koler ingaggia una lotta con la mia seconda ungherese favorita, Boggie Kapas. La spunta dopo una dura lotta: io tifo Simoncina ma la nuotata delle due è molto, molto, molto meglio. Pure in virata c’è da lavorare. Sono convinto che lo sappia Simona, lo sappia Christian. Intanto si porta a casa questa medaglia e un tempo discreto. Il discorso suino vale anche per lei. Ma con memorandum.

Prigoda: parliamo di un passaggio di 26”9 – 57”8  nei primi cento della finale dei 200 rana. Sei bracciate per vasca, otto nell’ultima. Niente record, il passaggio forte non ha pagato. Ma se riesce a tenere sotto i 31”, la barriera dei 2 minuti la abbatte. Facile a dirsi.

Il saltellante Krasnykh arriva da favorito nei 200. Ha vinto i 400, è bronzo mondiale. Ma qui come detto c’è gloria per tutti, anche per Rapsys. Fino ai 150 record del mondo, poi vince la gomma. Ma 1’40”85 non è cosa di tutti i giorni. E neanche dare un secondo e mezzo a un bronzo mondiale. Infatti anche la faccia di Krasnykh non è quella di tutti i giorni.

Ho volutamente ignorato fino a qui la mia beniamina. Che non chiamerò Sid. Katinka, e chi non ha capito di chi parlo meglio che non continui a leggere, non è un modello di stile. A mio parere esistono farfalle e dorso migliori, la rana è buona ma non eccezionale, lo stile è forse quello tecnicamente più bello da vedere. Ma l’insieme di virate, quattro stili e capacità di leggere la gara e le avversarie sono indiscutibili. Nei 100 dorso lezione di tattica con 27”1 – 28”5 come passaggi. Ultima apnea che uccide l’avversaria, che ha spinto troppo la prime due. Nella batteria del mattino, nei 100 misti, ha sfiorato il record del mondo. Come dice Luca (Sacchi), “le fa tutte, e tutte a bombazza”.