Assoluti lifesaving 2019: una gara senza fine!

di Mauro Romanenghi

Italiani Salvamento Assoluti2019 - condizioni proibitive?

Italiani Salvamento Assoluti2019 – condizioni proibitive?

Quest’anno, dopo diversi anni, sono andato in automobile ad accompagnare i ragazzi a una gara importante. Non lo facevo da quando guidavo i furgoni in DDS, quasi quindici anni fa.
Devo dire che è sempre interessante viaggiare con loro, si scoprono sempre cose interessanti. Vi suggerisco di provare. E’ anche divertente.
Intanto si guadagna qualcosa: la madre di un ragazzo che accompagnavo, forse pensando che andassimo a fare un lungo viaggio ci ha fornito di ampia pasticceria. Insieme al mio cioccolato, è stato di aiuto in un tragitto che si sa al venerdì può essere gravoso.
Viaggiare in auto ha i suoi privilegi: terminate le gare in un attimo ero in albergo. Il mio record è stato di circa 5 minuti. Rispetto ai 15 impiegati con il pullman, tutta un’altra cosa.
Meno divertente il viaggio di ritorno. Non me lo ricordavo così faticoso: e lungo soprattutto sotto la pioggia e con la coda della domenica.

Lungo come questo campionato. Troppo. I primi cinque giorni secondo me sono sufficienti. Due assoluti e una gara a squadre sono abbastanza. I tre giorni dei categoria dove portarli? A settembre erano piaciuti ma pare non si possa. Ci sono gli Europei? I Mondiali? Non so, non mi sembra che ci siano stati così tanti atleti anche a maggio.

Devo dire che ho dato il via a una serie di successo: l’aperitivo serale. Il sabato siamo partiti con una magnum di prosecco in dieci, al bar della piscina, terminate le staffette del primo giorno. Il tutto è proseguito nei giorni successivi, alle gare al mare. Non senza qualche difficoltà: qualcuno infatti proponeva del vin brulé: vista la situazione, direi appropriato in alcuni giorni.

Parliamo anche di gare, che io però posso testimoniare in prima persona solo per la piscina.
Gare con diverse sorprese, devo dire, che mi hanno anche entusiasmato.

Primo giorno ci sono gli ostacoli. Ricordo quando ci approcciammo al salvamento, molti anni fa. “Ecco i nuotatori”, ci dicevano. Qualcuno mi ha anche chiesto cosa fossero venuti a fare, e comunque sono tornati i nuotatori. Un paio dei quali, dopo una mattina di assaggio, hanno dimostrato che gli ostacoli in apnea li sanno fare. Lombini, al mattino mi ha chiesto quale fosse il record italiano: gli ho risposto “questo qua”.”Ah” dice Lombini. Ho aggiunto: “per farlo ha fatto tipo 56”-57”. Al pomeriggio in 1’54” (56”-58”) stacca uno dei migliori tempi di sempre, iniezione di fiducia per lui anche per il nuoto puro. Un onesto 2’07” e delle ottime sub per Pirovano, che di certo non ha bisogno di lezioni in questo particolare, le danno il titolo.

Ecco cosa sono venuti a fare.

Lancio della corda. Sento lamentele sulle corde, sulla gente che si stacca prima (vero), su chi non sta fermo in corsia (vero). Io mi lamento dei 45 minuti di tempo per fare sei serie di lancio della corda e di dieci minuti persi a spiegare che hanno sbagliato le premiazioni degli Youth. Ma non facciamole più queste premiazioni, che tanto gli Youth hanno le loro gare di categoria. Meno premiazioni meno sbagli.

Il mio amico re degli ostacoli non mi delude, ma soprattutto vince con il suo ragazzo il titolo della corda maschile. Gliela dovevo, la citazione.

Livia Elisa Fiori la vedevamo fare avanti e indrè, come si dice a Milano, un paio di anni fa nel super. E io dissi: “questa ce la fa, te lo dico io” al re. T’é vist? Speriamo che sia solo l’inizio, va.

Molto allegro il controllo dell’addetto (o addetta) antidoping a Livia Elisa, secondo me. Naturalmente, personalissima opinione di addetto ai lavori che osserva.

E parliamo di record. Iniziamo da quelli mondiali, con Volpini nel primo giorno e Fabretti nel secondo giorno.
Il primo secondo me è più impressionante, perché si sapeva che lo valeva ma il tempo è di quelli che non ti aspetti. E neppure lei secondo me se lo aspettava, un tempo così. L’asticella è alzata, adesso, di parecchi centimetri.
Il secondo è una barriera che aspettavamo, quella dei 50” nel manichino pinne. I miei timpani stavolta li ho tenuti al sicuro, perché le urla del suo allenatore mettono a dura prova il mio apparato uditivo. Il trasporto è quello che più impressiona, credo sui 30” o meno da quando ha effettivamente in mano il manichino. Penso che molti uomini facciano fatica a farlo. A delfino, per giunta.

Continuiamo a parlare di record. Mauro Ferro da Noale aggiusta il suo primato del trasporto fino a 28”48. Il brindisi lo aspetto a Roma, al solito baretto in tribuna, bello caldo caldo. Magari non con il vin brulé.

Scenetta del sabato. Si discute al mattino sulle staffette alla riunione tecnica. Chiedo lumi sulla consegna e se si possono fare dei cambi al pomeriggio. Rassicurato, me ne vado. Ovviamente non ho capito nulla, perché i cambi si possono fare ma solo di formazione e non di tempo di iscrizione che io non ho presentato. Quindi tutte le staffette partiranno senza tempo, in ultima serie. Fantastico. Ovviamente vengo preso in giro da tutti gli allenatori, salvo da coloro (non pochi, scoprirò poi) che hanno capito male come me.

Il risultato è quattro ori su quattro. Applausi serali per la strategia che mi auguro caldamente di non ripetere mai più.

Infilata spettacolare degli allievi di Foggetti agli Assoluti. Lanzillotti, Cristetti, Petruzzi, senza considerare Gilardi in forza alle Fiamme. E una Cristetti convocata di diritto. Insomma show Rari Nantes che si assicura anche la classifica a squadre.
Parlando con Stefano, la sera della domenica prima di lasciare Riccione, gli dico: “avete già vinto lo scudetto”.

Risposta del lunedì sera di Stefano: “la tua tattica della domenica ha funzionato, Mauro”.
Una birra anche per Stefano, al baretto del Foro, non la leva nessuno.

Tra l’altro vale anche per me il detto “chi si loda si imbroda”. Nell’articolo per OAsport ho declamato come vincitore del torpedo Pezzotti. Con tutto il bene che voglio a Pezzotti, come mi sia venuto in mente il suo nome a torpedo resta tutt’ora un mistero anche per me. Ovviamente beccato subito in castagna.

Fantastica gara a squadre lunedì. Io la seguivo online, con le foto, i risultati, ma le 20 e poco più squadre hanno lottato fino all’ultimo. Lo testimonia il 2’17 pari del mattino fra le prime due. Ma la lotta più bella è stata quella della Nuotatori Canavesani il cui unico e solo obiettivo era battere la squadra del Re, al secolo la Nuotatori Milanesi di Fabio Tadini. Obiettivo centrato per la bellezza di 15 punti. Son soddisfazioni.

Sturla quarta zitta zitta. Secondo i miei conti, secondo miglior punteggio del campionato a squadre e rimonta dal tredicesimo posto del mattino a sfiorare il podio. Dai problemi alla piscina a un grande, grandissimo campionato. Chapeau.

Parliamo di mare, anche se non l’ho visto. Nel mio tragitto di ritorno da Riccione, parlando con un ospite viaggiante sulla mia supercar, costui mi diceva del viaggio di Borgnino in Nuova Zelanda per fare esperienza: “ma solo se le condizioni saranno critiche vedremo qualcosa”. Direi che le condizioni erano abbastanza critiche e che il lavoro in Nuova Zelanda si è visto. Borgnino ingaggia un gran duello con la Rigatti e ne esce vincente per due a uno, Ocean e canoa contro tavola.
Onore alle due, avrei visto volentieri il tutto.

Onore pure alla giuria per avere finito le gare del mercoledì, secondo giorno dei campionati, dopo aver disputato solo due finali il primo giorno. Mille finali a serie, gare a ripetizione, maratona fino alla sera. E tutte le gare completate. Quando bisogna dirlo bisogna dirlo. Lavoro eccezionale.

Stavamo dicendo che gli specialisti cominciano a farsi largo: canoisti, ma soprattutto sprinter, vengono a gareggiare. Alla fine il regolamento è il regolamento, se uno sa correre che faccia quello che sa fare meglio: ricordiamoci che il salvamento nei prossimi anni cambierà. Dovremo cambiare pure noi, alla faccia de “ecco i nuotatori” di venti anni fa.

Qualche nome sulla nazionale che verrà? Mi gioco la birretta al Foro Italico numero 25. Per gli uomini Piroddi, Ferro e una sorpresa per il mare me la aspetto. Quale sesto? Vedremo ai categoria: Sanna, Niciarelli, Petruzzi e Pezzotti sono i miei nomi della rosa.

Per le donne Volpini imprescindibile, Lanzillotti, Meschiari e Borgnino i nomi che mi aspetto.

Vediamo quante birre mi toccherà pagare.

Assoluti 2019 – Cani di razza, campioni di razza

di Mauro Romanenghi

Sophie, cane di razza

Sophie, cane di razza

Molte persone possiedono un cane. I cani sono in genere molto simpatici, con rare eccezioni che non sono però colpa dell’animale. Educare un cane è un po’ come educare i figli, solo che restano piccoli per sempre. Nessun cane infatti che io sappia é stato mai iscritto alla Bocconi (anche parecchi figli, ma questo é un altro discorso). Nell’ultimo periodo l’accesso ai cani é stato consentito un po’ ovunque: ristoranti, negozi, e in alcune piscine. Nell’impianto di via Mecenate a Milano si sente sovente qualche cagnolino fare il tifo per i propri padroncini. In genere sono molto bravi, non abbaiano in continuazione, e sopportano l’ambiente malsano pur di stare con noi. Ne ho visti parecchi anche qui, a Riccione. Posto che ai cani non credo gliene importi granché del nuoto, sono molto molto educati. Se molti dei ragazzi fossero educati come questi cuccioli, avremmo molti meno problemi nel mondo.

Ci sono sia cani meticci che di razza. Di razza ci sono i cani, gli stupidi (“che razza di stupido” si dice, la Treccani lo ha sdoganato), i pesci (che sono una specie però, non una razza), e i campioni. Un campione di razza é uno che lo si vede subito. Sarà di sicuro un campione. A questi Assoluti ci sono diversi atleti che potremmo definirli tali. Speriamo che si confermino. Perché anche un cane di razza, se non educato bene, diventa stupido.

Cambiamo specie animale e passiamo agli anfibi. Rana sugli scudi oggi. Partiamo subito con il record universale della Scarcella in 28”22 nei 50 rana. Tempo ottenuto grazie all’onda scatenata da Ilaria che ha fermato la piastra tre secondi prima del suo arrivo.
Invece la Pilato in batteria fa 30”74, record giovanile di tutto. A onor del vero quello Cadetti lo condivide, da brava ragazza social del nuovo millennio, con la Casti nazionale.
La Carraro disegna il suo primato in batteria come “merito mio, delle mie scelte, di quello che ho voluto seguire“. Per essere una ragazza che vola basso, é chiarissima.

Definisce la sua una squadra di ranocchi. Magari ci sarà altro, però avere quattro in finale nei 50 rana di cui un categoria Ragazzi (Cerasuolo) che ottiene il tempo limite per gli Eurojunior non la porta tanto lontano dalla verità. E poi c’é lei. Tra parentesi, lei e Scozzoli hanno anche un cane. Tutto torna.

Anche io avevo un cane. L’anno scorso di questo tempi é morto. Aveva 18 anni. Non c’entra niente ma mi piace ricordarlo. Mi avevano anche proposto di trasformarlo in un diamante. Ho rifiutato. Anche un cane ha la sua dignità.

Certo un cane può essere importante, ma un ragazzo lo è di più. Ricordare Stefano Iacobone agli Assoluti poteva essere bello. Noi lo facciamo. Ciao Stefano.

Mi si accusa di essere filoraiano. Una razza che é partigiana della RAI. Allora posto che io non sono filonessuno, la RAI non se la prende quando li prendo un po’ in giro al contrario di tanta altra gente che é molto, molto molto più permalosa e appena fai una battuta ti scrivono. Ogni riferimento a persone o cose é puramente voluto, chi si sente preso in causa sa che é vero. Si fa per scherzare, come diceva Benigni.

E comunque, trovo grandi ispirazioni da molto altro. Per esempio, parliamo della Caramignoli. La quale ci dice che ora fa vita da caserma, non si allena più come prima, e comunque ha trovato nuovi stimoli. Buon per lei, sono contento. Per un attimo ho temuto che ci sfagiolasse anche lei con la storia delle marce forzate come la Di Liddo. Avrei chiamato Darkpool in un istante per farla punire. Io non sarei in grado, sono troppo buono e voglio troppo bene a questi ragazzi.

Così chiacchierando con la Quaglieri mi raccontava della sua estate. Giusto per esemplificare la vita dello studente atleta. Maturità scritti – Settecolli – ritorno dal Settecolli – Maturità orali – esame di accreditamento inglese – esame per l’ammissione all’università. In mezzo abbiamo l’esame della patente, mi sembra giusto.

Butini tira la mazzata quotidiana.
Domanda di Sacchi: come si fa a “rimodernare la scatola” (leggi il nuoto moderno, chiara allusione al circuito ISL)?
“Basta cambiare i telecronisti”.
Piccolo gelo. Siamo poco abituati a sentire Cesare scherzare.

Per stavolta va bene così, Mecasacchi resteranno al loro posto.

Anche ai cagnolini ogni tanto invece del biscottino bisogna dare una punizione. ma il biscottino funziona meglio.

E’ un po’ che non diamo i numeri. Ieri penultimo giorno di gare resoconto FIN, danno diciannove pass. Io ne conto diciotto, più cinque staffe, più Acerenza che purtroppo negli 800 non ci sarà essendo il terzo. Posso sbagliarmi però.

Oggi il leone non ha pesato sulle spalle di Margherita. Probabilmente inseguiva una gazzella, la Margherita si sa che non sfama molto.

Finiamo gli Assoluti in bellezza. Mando a mia moglie il cellulare di Federico Benda: c’è scritto Francesco Benda. E gli dico: “questo è il telefono di Federico”. “Ma c’è scritto Francesco”…non si è fidata, ha dovuto chiederglielo. Che razza di marito.

Assoluti 2019 – Sobrietà a momenti, sarcasmo incerto

di Mauro Romanenghi

Megli-Restivo-Zazzeri/Assoluti2019-Laura Vergani

Megli-Restivo-Zazzeri/Assoluti2019-Laura Vergani

Qualcuno mi ha detto che sono stato sobrio nel precedente. A me non pare. Poi devo dire che finché mi sembra di mantenere un profilo educato (non dico parolacce, non offendo nessuno) mi sento di poter esprimere pareri, strettamente personali e opinabili.

Oggi mi reco in quel di Riccione. Purtroppo ciò mi costerà l’abbandono della visione di Raisport, fonte di impareggiabili motivi di ispirazione, a volte positivi a volte no.

Per fortuna mi accompagna sempre Darkpool, che nel pensiero e nello scrivere mi ha dato sempre credito e del sarcasmo e della scatologia (che è la scienza delle cagate) fa la sua filosofia.

Con ciò per dire che pur non avendocela con nessuno, se c’è bisogno non le mando a dire ma voglio bene a tutti.

E iniziamo subito con Mecasacchi.
Mazzate di Mecarozzi a Sacchi quando sbaglia, ma ieri l’ha detta e poi si é giustificato. Sì, ha detto 3’47”07 come primato della 4×100 mista uomini. Ma non è grave, lo perdoniamo perché i suoi voli pindarici in cui va definire “Quadarella la nuova stella” ci accompagnano spesso nei momenti di noia che possono arrivare anche ai più appassionati.

Tra parentesi, siamo 2-0 per le sfide spareggio e il proposito di quest’anno é arrivare a 5-0 per Luca Sacchi. Meca0Sacchi5 è meglio dell’hashtag Mecasacchi a #PechinoExpress. Che poi la rotta é per Tokyo, semmai.

Ci sono dei momenti in cui bisogna essere sobri, altri no. Ieri parte la staffetta femminile, e io vedo la Panziera passare a 28”8. E mi dico questa fa già 59”. bene 58”9. E parte l’esclamazione irripetibile. Che, infatti, non ripeterò. Tuttavia dopo averla vista fare 53”8 lanciata nei 100 stile, qualche aspettativa uno se la fa.

Tra l’altro grande leone tatuato sulla schiena per Margherita. Che secondo Sacchi quando non ha il leone che ti insegue vai sul velluto. Ma se ti insegue sempre…

Parlando di tempi limite in sala stampa mia moglie discuteva con la stampa specializzata sull’opportunità di far valere i tempi in batteria. Ma se il regolamento federale prevede che si facciano in finale, allora si devono fare in finale. Faccio presente che in alcuni paesi i tempi vanno fatti in batteria, semifinale e finale. Perché alcuni paesi fanno batteria, semifinale e finale. Ognuno ha le regole che crede. In Italia evidentemente le regole non si capiscono.

Per essere sobri bisogna aver ben mangiato e ben digerito. Così pensa mia moglie e io sono d’accordo. Così gli atleti (e gli allenatori, e i giornalisti, insomma tutti) non devono ingurgitare il cibo per tornare. Così pensavo per il salvamento così penso per il nuoto.

Che poi oggi la Panziera tutti l’aspettavano al nuovo record dei 100 dorso. Si vede che stavolta il leone sulle spalle pesava parecchio!

Comunque il baffetto fa scuola. Condorelli si è subito adeguato, e anche Manuel Frigo ha il suo personale look del baffetto. Ma Restivo, fresco dominatore dei 200 dorso, resta il Re del mustacchio. Uno stile inimitabile ma che oggi non lo porta al record, per pochissimo.

Ne cito due, e non c’è due senza tre. Anche Megli in un duecento di altissimo livello sfiora il primato italiano. Si vede che sono arrivato e mi vogliono fare divertire.

Sono arrivato a Riccione e non ho fatto in tempo a starci per venti minuti che ho avuto un rapporto conflittuale con il computer. Prima l’ho dimenticato in albergo, poi è andato in corto circuito in sala stampa, poi ha deciso di spegnersi definitivamente. Sconsolato alla sera sono tornato in albergo dove è ripartito. Si vede che non ama la piscina e tenta in tutti i modi di farmelo capire.

Passano altri venti minuti in piscina da che sono entrato, e subito vengo invitato a bere dal gruppo allenatori di salvamento: si brinda al tempo degli Eurojunior. E lì la sobrietà va a farsi benedire subito. Perché va bene essere sobri, ma anche gli Assoluti sono una festa. E adesso che sono arrivato, può cominciare.

Assoluti 2019 – Shampoo, interviste e lauree

di Mauro Romanenghi

Condorelli-Holmes/Darkpool

Condorelli-Holmes/Darkpool

Oggi parliamo di lavaggi. Come tutti sappiamo, l’igiene riveste un’importanza fondamentale. Bisogna lavarsi i denti prima di andare a dormire, dopo ogni pasto, e poi lavarsi il viso al mattino per cominciare bene la giornata. Per un nuotatore, lavarsi è fondamentale. I nuotatori vivono nel cloro, che fa male alla pelle. E poi si sa rovina i capelli delle ragazze, che insomma giustamente ci tengono alle loro chiome che devono sfolgorare per attirare gli ingenui maschietti nelle loro mani. Parliamo quindi di shampoo, che riveste un’importanza critica per il crine in generale ma quello femminile in particolare. Persino la divina Pellegrini ha fatto la pubblicità a una nota marca di shampoo, ma non è questo dove voglio arrivare.

E’ infatti assodato che una bella lavata di capo, oltre a far assurgere una capigliatura a un aspetto considerevole, può servire anche come aspetto educativo. Soprattutto se il detergente ha la marca toscana di Stefano Morini, il quale oggi ha espresso tutte le sue capacità di lavaggio con la sua pupilla Cusi, al secolo Ilaria. Lavaggio con balsamo ben evidenziato da Sacchi, che seppur non più aduso all’utilizzo del detergente per il cuoio capelluto ben sa riconoscere l’uso figurato dell’espressione “lavata di capo”.
Non vogliamo certo stare qua a sottilizzare sui motivi, vuoi per una gara magari non perfetta, vuoi perché la Cusi, forse per sconforto forse per incuria non si è fermata in zona mista, però insomma lo shampoo è corso a bottiglie in questo frangente, e non era il Baby shampoo senza lacrime.
Qualcuno mi ha fatto notare che insomma, fermarsi in zona mista per le interviste bisogna saperlo fare sia che le cose vadano bene sia che qualcosa non giri per il verso giusto.
Ma siccome sono giovani un pochino li perdoniamo. E comunque anche i capelli del talentuoso Ceccon sembra che questa mattina abbiano avuto bisogno di uno shampoo copioso. Non oso immaginare cosa lo abbia aspettato dopo la squalifica della 4×100 mista, autrice del record italiano assoluto.
Comunque meglio insegnare subito ai ragazzi il valore dell’igiene, così tiriamo su delle persone ben educate e rispettose. Anche i miei nipotini non vogliono mai fare la doccia, ma poi puzzano.

Detto ciò, parliamo di cento stile. Al mattino evento più unico che raro: quattro vincitori di batteria a 49”02. Ricordo a tal proposito una pole position a tre in Formula uno tanti anni fa all’ultima gara della stagione.Mi pare fosse una Ferrari e due McLaren. Qua si parla di califfi della velocità, come recita il buon Mecasacchi. Miressi, Vendrame, Condorelli, Dotto. Con Frigo subito dietro a 49”11. Premesse per un cento a tutta forza. Infatti abbiamo visto la più bella gara dei cento in Italia da anni.
Ora sperando che ciò porti a grandi risultati, parliamo di SYC. Santo Yukio Condorelli, il pio uomo dai torroncini più buoni del Canada. Un mio vecchio amico, Darkpool, le cui gesta hanno infiammato le scorse stagioni le platee di noti siti di stampa specializzata, mi fa notare la sua somiglianza con un personaggio di una certa fama, portato alla ribalta anche da Elio e le storie tese. La capigliatura e il baffo, che come sapete va di moda fra i nazionali di oggi, richiedono di certo molta cura. Ci faremo promotori della conoscenza dei prodotti da lui utilizzati per mantenere i suoi crini così morbidi.
Nel frattempo, ammiriamo il suo tempo nei 100 e il suo passaggio un filo azzardato in 22”49 ai piedi, sperando sia il preludio a un suo ritorno a immensi livelli. Nel qual caso si tenga pure i capelli come vuole.

Infine parliamo di scuola e sport. Sappiamo tutti che in Italia è dura conciliare le due cose. Tanto che chi ci riesce viene visto come una specie di mostro, uno studioso superintelligente dal corpo di Superman che può qualsiasi cosa. Infatti uno di loro è Restivo, che sicuramente è molto intelligente ma non ha di sicuro il corpo di Superman: Sacchi lo ha definito il classico fisico da ragioniere. Non avendo niente contro i ragionieri, oggi festeggiamo la laurea in Economia di Luisa Trombetti. Ce la hanno smaronata per due giorni sta cosa. Tutto molto bello, davvero. Oggi la intervistano e lei ammette candidamente che si iscriverà alla laurea magistrale. Quindi ha conseguito la laurea triennale. In otto anni. Spero che per conseguire quella magistrale ci metta meno. Nel frattempo, complimenti dottoressa!

Assoluti 2019 – Nuove specie nel nuovo millennio

di Mauro Romanenghi

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Riccione si sa è una ridente località marina, dove per undici mesi all’anno c’è abbastanza mortorio poi si scatena l’inferno estivo: i locali sfoderano i loro migliori sorrisi (che in realtà sfoderano anche nel resto dell’anno, ma nessuno lo sa) e la gente si spacca di discoteca, sole e mare (peraltro non bellissimo, ma insomma si fa quel che si può). Poi ci sono alcuni periodi, rari, in cui la bolgia si trasferisce negli impianti sportivi natatori all’interno della cittadina. Impianti che ora stanno ospitando gli assoluti di nuoto, e qui arriva mia moglie. La quale vi è giunta domenica sera, un po’ per giocare d’anticipo, un po’ per farsi un giorno di mare (e mangiare pesciolini fritti, credo). Ma torniamo a bomba alla spiaggia. Qui vanno per la maggiore i gabbiani. Uccelli predatori, ma spesso anche spazzini e opportunisti. Che in gergo positivo, significa che sanno cogliere le opportunità. Parenti stretti dei gabbiani sono gli albatros, che però navigano nell’Atlantico e sono molto, molto più grossi.
Tipico uccello invece sinonimo di dabbenaggine è il fagiano. Intanto perché preda dei cacciatori, destinato quindi a farsi impallinare. Poi si usa spesso da noi l’espressione “sei un fagiano” per indicare un tizio non particolarmente intelligente. Non è proprio offensivo ma insomma neanche un complimentone.

Leggo oggi il paragone tra Federico Burdisso e l’albatros. Ora tanto per cominciare l’albatros è un soprannome già assegnato, per cui non confondiamoci; per chi volesse ulteriori notizie, basta leggere qui https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Gro%C3%9F_(nuotatore)
Non volendo apparire offensivo, poiché c’è in giro questo nuovo modo di dire del passaggio a fagiano (che come avete capito dalla definizione di fagiano non è un complimento), non possiamo dire come fa la stampa specializzata che Burdisso si è trasformato da fagiano in albatros: anche perché insomma le dimensioni non sono proprio le stesse. Diciamo che per adesso da pulcino si sta trasformando in un gabbiano. Avremo una ulteriore mutazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Thomas Ceccon è già più simile all’albatros. Ma anche per lui la mutazione passa attraverso un miglioramento. Diciamo che le ali le ha, deve smettere le piume e trovare le penne.

Detto questo, abbiamo deciso – meglio: ha deciso mia moglie, la quale quando si mette in testa una cosa non la ferma nessuno – di intervistare insieme Ceccon e Burdisso. Di mettere insomma insieme due diverse specie di millennial birds. Il risultato non ve lo anticipo se volete sentirli dovete per forza ascoltare il nostro podcast.

Parliamo di numeri. Sette tempi limite per i mondiali conseguiti, cinque pass per eurojunior o mondiali junior. Tra di essi il più impressionante dopo il record di Burdisso è il record dei 100 rana della Pilato: 1’08”88 e primi venti in Italia. Curioso di vederla nei 100 in cui è bronzo uscente, ricordiamo.
Entra nella top ten zitto zitto dei 200 farfalla il buon Razzetti, nonostante il quarto posto.
Poi c’è una diatriba. Detti primo o secondo tempo mondiale dei 400? Insomma che la stampa specializzata si metta d’accordo. Io comunque dopo il mattino in cui sia lui che Acerenza hanno passeggiato senza usare le gambe ho profetizzato un 400 in almeno 3’44”. Per una volta il vostro scriba ci ha azzeccato.
Sempre parlando di numeri passa al settimo di sempre De Tullio.
Quadarella invece secondo la stampa specializzata ottiene il pass in scioltezza. Tanto sciolta non mi sembrava, ieri. Adesso vedremo i 1500 stile libero.

Incazzatissima invece la Cusinato ai microfoni della Caporalona nazionale, per il pass mancato. Fino ai 300 poi neanche male. Ma la chiusura da esordiente in 1’05” la vedo durissima Ilaria: non abbatterti così.
Certo che ieri il Moro ne aveva ben donde. Quattro atleti nei primi cinque dei 400, la prima dei 400 misti e la seconda degli 800. Avercene.

Nuove specie di millennial, espressioni di nuovo conio sentite in giro: inorgoglirsi diventa inorgogliosirsi, e poi abbiamo l’apoteotica vittoria di Detti. L’accademia della crusca si é già attivata per sdoganare le nuove espressioni.

FuoriOnda 40 – The doctor is in!

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, in compagnia di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse. Come sempre in cabina di guida Marco Agosti.

Ospite Paola Contardi, psicologa dello sport.

Oggi parliamo con Paola Contardi, appassionata di sport ma soprattutto esperta nel campo della psicologia sportiva. Il suo percorso di studi, la sua poliedricità al servizio di atleti, ma non solo. Scopriamo che lo psicologo può essere utile non solo agli atleti, ma pure ai loro tecnici e ai loro genitori. Come avvengono i contatti, quando e come ci si affida allo psicologo, come può intervenire e cosa può insegnare. Un supporto, non la soluzione dei problemi e neanche una scorciatoia per vincere: quella via può venire solo da noi.
Solo su Fuorionda, l’unico podcast sul nuoto a 360 gradi…e qualcosa in più.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 7 febbraio 2019
Credit foto: Paola Contardi

Criteria 2019. In nomine patris. Parte maschile

di Mauro Romanenghi

ego_te_absolvo / Criteria2019M

ego_te_absolvo / Criteria2019M

Parlando durante il podcast con Corrado Sorrentino, che salutiamo, ci ha detto che le ragazze che ha visto si sono comportate a modo. Sperava che con i maschi fosse lo stesso. Lo speriamo anche noi, si sa che i maschi sono un po’ più turbolenti. Ma noi gli diamo il beneficio del dubbio. Per non sbagliare Luca Rasi durante l’ultima sessione femminile ricorda a tutti i maschi che non possono occupare la tribuna del pubblico ma solo quella atleti, che non possono andare in piscina e soprattutto che non possono usare gli spogliatoi!!!
Parlando invece con un mio amico mi ha detto che insomma, questi Criteria dovrebbero essere una festa ma che il clima è a volte funereo. I ragazzi vanno consolati ma non scusati o compatiti, se c’è un errore questo dopo il dispiacere va analizzato e non ci si deve abbattere. Perché a una festa il bicchiere si può rompere, ma poi ci si scusa e si capisce che ci si deve comportare meglio.

Vabbè non voglio stare qua a fare la morale che poi non sono neanche capace, divento troppo serio e non va bene.

Passiamo subito a Luca Rasi che si diverte una cifra a dare gli annunci dei cartellini persi, dei furgoni da spostare, degli occhiali da sole persi. Siamo fino a quattro macchine minacciate in contemporanea. La musica dello squalo però era un’altra cosa.

Tra l’altro al suo fianco è comparsa un’altra voce, che sembra una voce meccanizzata. O hanno preso un robospeaker per sostituirlo oppure c’è un erede. Anche perché sei giorni di Criteria non sono uno scherzo. Provate voi a dire seicento volte “tempi e classifiche confermati”.

Burdisso – Ceccon capitolo uno: i duecento farfalla. Iniziano le solite sfide Burdisso-Ceccon. Ma quest’anno si incrociano solo due volte, e tutte e due sul terreno preferito dal lombardo di stanza in Inghilterra. Si comincia con i duecento delfino. La sfida dura fino a i 100, poi si alza bandiera bianca. Certo piace vincere facile. Comunque Burdisso stacca la terza prestazione alltime, mica pizza e fichi.

A proposito di Ceccon, e poi giuro mi fermo qui, le dodici fatiche di Asterix gli assegna Burlina. Duecento farfalla, quattrocento stile (che gli ultimi cento quasi non girano le braccia fuori), duecento rana, e vabbè i facili 50 e 100 farfalla. Nei 50, tanto per gradire, quarta prestazione alltime. Che poi neanche a farlo apposta c’erano pure le matricole di Asterix il gallico.

La rana e l’Imolanuoto si sa sono un connubio facile da identificare. Ai Criteria due piccoli imolesi alla ribalta nella categoria Ragazzi maschi: Cerasuolo e Sabattani. Cento rana, of course.

Piccoli excursus sulla gestione della gara. Ma meglio così, almeno si vedono grandi recuperi, e le gare hanno più sugo. E poi questi ragazzini dovranno imparare a gestirsi, no?
Andiamo con ordine.
Primo episodio: duecento farfalla anno 2002. Protagonista Giuseppe Cerbone. Passaggio ai 100 57”14, ultimo 50 in 33”8. Ultimi metri a pezzi, sembra quella volata di ciclismo in cui il fuggiasco sta per arrivare al traguardo e il gruppo lo travolge a 70 Km all’ora. Si avventano su di lui in tre: e in tre lo passano, di un decimo. Quarto Giuseppe Cerbone. Ma noi siamo tutti con Giuseppe. Ti aspettiamo, in un’ altra occasione. Magari con un passaggio di un mezzo secondino più piano.
Secondo episodio, un po’ più fortunato: duecento rana anno 2003. Protagonista Simone Cerasuolo. Dalla vittoria dei 100, tentiamo anche i 200. Corsia laterale, come tante vittorie in questi campionati. Passaggio ai 50 in 29”2, sì avete letto bene. Già ai 100 qualche cedimento, poi chiusura in 36”9. Agevole il sorpasso di de Tullio, che vince di un secondo. Qua però ci sta un argento. Totale 1’03”- 1’13”. Il tempo in sé neanche disprezzabile. Si farà, il ragazzo: tutta esperienza.
Morale: da noi si diceva, una volta, parti a razzo, finisci… oggi si usa passaggio a fagiano. Come espressione era meglio la nostra, ma si sa diventiamo vecchi.

Burdisso – Ceccon episodio due: i 400 stile libero. Anche qui il buon veneto cerca di seguire le tattiche arrembanti dell’italico di Albione (espressione che va tradotta). Ci riesce più o meno fino ai 125. Poi molla il colpo, ma senza alzare la bandierina. Anche Burdisso però comincia a pagare le sue tattiche scriteriate. Nei grandi, i 400 si nuotano con più accortezza. Memento semper…

Insomma ancora non abbiamo parlato di Razzetti. E parliamone. Cinque vittorie su cinque gare. Non ricordo, perdonate, se ne ha fatte sei. Tre record della manifestazione. UN record italiano assoluto, il primo, ci auguriamo, della sua carriera. E tanta fame. Ne parliamo da quando era Junior e contiamo di parlarne ancora. Per cui ci fermiamo qua.

Però chiamarlo alla premiazione dei 200 farfalla quando è schierato per il via dei 200 misti, non è stata un’idea geniale. Amen, sono Criteria: alla festa, se ti chiamano su palco, anche se stai ballando con la più figa della scuola ci devi andare lo stesso.

La nuova moda: venire squalificati a podio. Si comincia con i 100 rana 2001 (Rizzo), poi con i 100 rana 2005 (vittoria, ma qui Mantegazza si rifà ampiamente: quattro ori per lui tra farfalla, rana e misti). Poi abbiamo Filadelli nei 400 misti (argento) e chiude Magrini (anno 2004 nei 200 stile). Una moda pericolosa.

Immagino che Luca de Tullio sarà il fratello di Marco de Tullio.

Se era la Polieri a perdere record nelle ragazze qui è Martinenghi: ben due. Se son rose fioriranno, visto che gli asparagi non hanno avuto successo.

Se nel comparto femminile abbiamo avuto 12 record 4 per ogni categoria, in quello maschile si sono concentrati nei Cadetti (che tra l’altro avranno gli Assoluti fra poco… quindi immagino non preparatissimi). C’è da dire che il passaggio di Ceccon, Burdisso, Martinenghi e compagnia bella negli anni scorsi ha lasciato il segno.

La categoria Cadetti ha visto sette nomi protagonisti delle prove in programma. Peggio i 2001, con soli sei vincitori. Quella più generosa i 2002, con 10 vincitori. Ebbene sì, non ho niente di meglio da fare che contare i nomi dei vincitori.
Nelle ragazze, tante a 4 vittorie. Qui il 4 non piace, il 5 e il 6 sono le cifre più amate. I soliti ingordi. Guardate che poi c’è il contrappasso, si finisce nel terzo cerchio con Ciacco.

Cose che non posso vedere.
Gente seduta sulla corsia a sbattere l’acqua.
Le squalifiche per nuotata irregolare frazione rana (che poi sarà la gambata a delfino).
Presentarsi in ritardo in camera di chiamata.
Gente che in prima batteria fa 5 secondi in più del suo record (e non sono i 1500).
Lo so ho capito: sono vecchio.

Ah, in tutto questo mia moglie mi avvisa che Florent è tornato. Passo e chiudo.

Criteria2019. Tempi e classifiche confermate. Parte femminile

di Mauro Romanenghi

INSport-RaneRosse-Criteria2019F/Vagaggini Emanuele

INSport-RaneRosse-Criteria2019F/Vagaggini Emanuele

Rieccoli! Ogni anno sempre qui a Riccione, ogni anno sempre un migliaio di ragazze e ragazzi, ogni anno la festa dei Criteria. Inutile che vi annoi con le solite storie di risultati, podi record, classifiche alltime e stagionali. Quelle le sapete meglio di me. Poi adesso ci sono un milione di siti in cui trovare i tempi limite, i personal best, e anche tutte le cose più intelligenti sul nuoto che addirittura previene la carie (forse questo non lo fa).

Io è molto tempo che non vado ai Criteria, ho preso altre strade ma secondo me la dimensione festa bisogna riprenderla. Troppa serietà, troppa tensione. Troppi piccoli campioni. Che infatti ai Criteria, essendo Criteria, non ci sono.

Ma non è che non dobbiamo parlare degli atleti, nella fattispecie delle atlete. Perché le protagoniste dei Criteria, anche se non sono campioni sono sempre loro.

Che vincono, perdono, migliorano, peggiorano, si schiantano in virata a delfino anche se son fra le 30 migliori della loro categoria, piangono se vincono, piangono se perdono, insomma piangono spesso.

Piange Benedetta Pilato, anno 2005, dopo aver fatto il record della manifestazione. Fisico notevole, talento sicuro visto che ha già medaglie assolute al collo (pure in lunga). E un bel 1’07”72 miglior tempo assoluto dei Criteria 2019 nei 100 rana. Così giusto per fare un’analisi tecnica: sette bracciate la prima vasca, dieci la seconda e la terza, tredici la quarta: per fare vedere che alle gare ci sto attento, mica coltivo asparagi durante le competizioni.

Che comunque gli asparagi essendo a marzo sta arrivando il periodo e sono buonissimi. Con le uova, soprattutto.

Per coltivare gli asparagi ci vogliono delle ottime braccia. Beh non mancano di certo a Giulia Salin, che di spalle e bicipiti ne ha da vendere. Soprattutto per fare 400 e 800 stile, gli asparagi meglio lasciarli agli altri.

Lo so, parlo sempre di cibo. Ma l’appetito vien mangiando, e per gli atleti vincendo. Così parliamo di Giulia D’Innocenzo, classe 2002. Comincia con i 50 dorso, entrando nella top ten italiana. Poi non le basta e allora entra nelle prime cinque con i 100 dorso. A mezzo secondo dal primato assoluto. Poi vince i 100 farfalla, poi nella migliore tradizione delle dorsiste moderne si cimenta anche nei 200 stile (con discreti risultati). Infine infila il poker nei 200 dorso.

A proposito di Giulia, le apnee migliori del campionato, tutte più di metà vasca. Avercene.

La Giulia nazionale mette in ombra molte altre 2002 interessanti, che qui si stanno distinguendo. E che sicuramente vedremo a Riccione, ad aprile. La Cenci che ha primeggiato nei 100 e 200 stile (vedi discorso sulle dorsiste), la Asprissi, Cocconcelli, Masciopinto… chi altre? Sicuro qualcuna me la dimentico.

Stesso discorso per la categoria Juniores dove tra l’altro ci sono state diverse atlete favorite che hanno peggiorato. Non riesco mai a capire se stanno puntando agli Assoluti dove avverranno le selezioni per le gare internazionali o se invece hanno ciccato la gara. O entrambi. Naturalmente mi attendo grandi duelli agli Assoluti. Ai posteri l’ardua sentenza.

Non che sia fondamentale ma almeno per far vedere che le gare le vedo in streaming, noto con piacere il ritorno di Veronica Montanari, un discreto 200 dorso. Ma che ci sta a fare ad Ancona che è di Como?

Ci sono quelle atlete che tu le vedi gareggiare e dici adesso le aspetto e vediamo che altre gare faranno. Per capire se è un fuoco di paglia, se invece è in forma, se sta sbocciando qualche atleta interessante. In questo campionato cerco la Sartori. Intanto perché quando nuota a delfino ha questo ondeggiamento stranissimo, che mi fa venire in mente un po’ i serpenti di mare.
Poi i tempi non sono malvagi per niente: due primati della manifestazione e quattro ori.

A proposito di Sartori, la sua squadra è la squadra in cui milita Ceccon, la Leosport. E di ragazzine ne ha schierate diverse. Intanto ha pure vinto la 4×200 e la mista Ragazze, e poi si è distinta in altre categorie come la 4×100 stile Junior. Insomma, se son rose fioriranno, visto che siamo in tema di primavera incombente. E le rose sono meglio degli asparagi, anche se non si mangiano.

Un po’ di colore: intanto ogni due per tre ci sono avvisi di spostare auto, furgoni, pullmini. Ma che è ‘sta folla che parcheggia in divieto? Forse bisognerebbe mettere le multe come nel Gestionale. Difatti la minaccia delle multe ha azzerato le corsie vuote. Grande cosa, di cui io mi sono subito accorto. Tocca l’italiano nel portafoglio, ti romperà le scatole ma ti ubbidirà sempre.

Sempre parlando di atlete che mi hanno colpito, magari fra le più giovani, ho visto questa Gorlier, 2005. Già in acqua sembra un gigante, fuori ancora di più. Vedremo, intanto il nome ve l’ho fatto. Ha vinto i 200 misti e le gare del dorso, quindi nuotare sa nuotare.

Continuiamo con le note di colore. Tornano le sorelle Cesarano e fanno doppietta nei 400 stile anno 2003: ovviamente sono gemelle (a meno che non siano riusciti nell’impresa improbabile ma non impossibile di generare due sorelle uguali a 12 mesi di distanza). Ma nuotano in maniera completamente diversa. Non c’è da stupirsi. Anche nella mia squadra ce ne sono: e anche loro nuotano in maniera completamente diversa. Naturalmente essendo gemelle, come ha notato un genitore della mia squadra, sono uguali.

E’ vero che i record sono fatti per essere battuti, ma la Polieri maledirà questa edizione. Dei dodici record battuti quattro erano suoi.

Nota di colore tre. L’emozione del debutto. Duecento dorso, batteria imprecisata, anno imprecisato. Al segnale di “a posto” la corsia sette parte e va. Dai non te la prendere, andrà meglio la prossima volta. Siamo tutti con te, corsia sette!

Quando guardo le competizioni, a me più dei super record piace lo spalla a spalla. Per me la lotta è il condimento della vittoria. Molte gare si sono risolte così. Ma la gara esemplificativa della mia preferenza sono i 100 dorso anno 2004. Ai 100 metri virano a pari merito Gaetani e Fontana, protagoniste dei campionati, in 29”59. Ai 100 metri toccano pari Gaetani e Fontana,  protagoniste di questi campionati, in 1’00”09. Non ricordo sia mai avvenuto.

Il duello si ripresenta nei 200, naturalmente sono in prima fila. La Fontana sembra andarsene ai 150, ma non è così. Alla fine ben sei centesimi le separano. La Fontana fa poker, come Sartori e D’Innocenzo. Se posso dire, apnee da rivedere per entrambe.

Sofia Morini ci ha provato fino alla fine. Poi c’è riuscita. All’ultima gara Morini Sofia ce la fa e mette il record dei campionati. E brava Sofia.

Nella categoria Ragazze a fare poker ci hanno provato in due. La Gorlier non riesce per pochi decimi, la Senatore ce la fa. 50 e 100 stile, 200 e 400 misti. Coppie inconsuete. Non tutte le uova si rompono nel modo giusto, per fare dei buoni asparagi.

Nota di colore quattro. “Alcatraz” è la matricola vincente: due detenute e la guardia giurata. Però ragazzi non è politically correct far vedere l’occhio nero alle due detenute. In compenso la guardia in stile “Village people” non è niente male.

Sempre per il piacere dei duelli. Nei 200 stile libero, la Sartori in corsia centrale alla 4 vede la 0 e la 9 con Pesenti e Lamberti al duello. La spunta la Pesenti. Roba da torcicollo.

Menzione come sempre per Luca Rasi: una macchina da guerra, classifiche, concorsi del cartellino perduto, una battuta d’arresto sui tempi alltime nella prima giornata ma poi via come un Terminator degli speaker, neanche fosse Piatek. Riesce pure a far piangere la sorella di Manuel Bortuzzo, roba che oramai non ce la fa più neanche la Caporale. Tutto questo lo lascio ai siti specializzati, però.

Tempi e classifiche confermate. Passiamo al comparto maschile.

Città di Milano 2019: bisogna avere fede

di Mauro Romanenghi

trofeo Citta di Milano 2019 - Mauro Romanenghi

trofeo Citta di Milano 2019 – Mauro Romanenghi

Bisogna avere Fede!!!

E’ finito anche questo CDM. Il Trofeo Città di Milano numero nove va in archivio, con tanti record della manifestazione, tante gare combattute e tante indicazioni per i nostri CT (che erano presenti nella tribuna superVIP dove attenta osservava le gare anche Mara Maionchi, mica pizza e fichi!).

Io e mia moglie siamo andati a questa edizione atletici e sgargianti in maglietta, vista la calura primaverile di un febbraio anomalo. Per fortuna, perché per entrare abbiamo dovuto sudare un po’. Per fortuna, tutto è bene quel che finisce bene, come diceva Rezzonico del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Il poliziotto Huber non è servito.

Lavoro duro per mettere in piedi una piscina decente, ma lo si sa già: sono parole di Roberto Del Bianco, che in realtà quando lo ospitammo in un nostro podcast anni fa non usò proprio  parole gentili riguardo alla piscina di Via Mecenate. Ma che fa schifo lo sanno tutti: l’unica cosa decente è la vasca, e forse questo non tutti lo sanno. Ma è così. La vista alla fine non era male, i paramenti hanno fatto la loro figura.
In conferenza stampa c’era mia moglie: hanno assicurato che la gara d’appalto per iniziare a decidere chi farà i lavori di ristrutturazione sta per essere fatta. Intanto a Riccione hanno coperto la vasca in due giorni. Non credo che dopo aver fatto la gara d’appalto i lavori saranno così veloci. Ma noi lo speriamo. Bisogna avere fede.

Ma insomma, passiamo al trofeo. Vita durissima per i comunicati federali, che pubblicano venerdì  “Sveltato il trofeo di Milano”. Vabbé.

Mi siedo in tribuna e aspetto speranzoso, perché già il primo giorno vedrò finalmente di nuovo da vicino, anzi da vicinissimo, la mia principessa, colei che osano chiamare Sid. La Signora dell’acciaio, la mistista delle meraviglie, insomma Katinka Hosszu: che in un italiano stentato mi ha dato appuntamento su Facebook al “scittà di milan”. Ma chissenefrega del suo italiano, a me basta vederle primeggiare i 200 farfalla e già sono contento così, potrei andare a casa. Invece no, mia moglie deve intervistare tutti entro sabato pomeriggio: quindi resto.

E per fortuna. Perché negli intermezzi del venerdì quest’anno hanno ingaggiato la ballerina di pole dance. E insomma, direi che TUTTI i maschi della piscina (allenatori, padri, mariti, fidanzati) hanno apprezzato. Io anche. Mia moglie non ha espresso giudizi, come penso molte del gentil sesso presenti.

Un po’ di confusione ha destato la gara degli 800 femminili, perché non avevo capito bene che qualcuna avrebbe fatto i 1500. Che poi erano un po’ sparpagliati. L’unica che non ha fatto confusione è stata la Quadarella, che ha preso su e al ritmo di circa 16 minuti se n’è andata a vincere questo 1500 stile. Anche il padre della Quadarella davanti a me aveva ben chiara ogni cosa. Fotocamera, videocamera per registrare la gara e smartphone su Raisport. Grande babbo.

Bisogna avere fede. Perché chi lo ha detto che a 23 anni sei finita, che non si può più migliorare? Si può, basta credere in sé stesse e avere voglia. E infatti così fa Francesca Fangio da un paio d’anni. Record personale e terza all time in Italia nei 200 rana. Bisogna avere fede.

La situazione dei 200 stile femminili, al momento, non è rosea si sa. Attendiamo al varco. Intanto dopo la Pellegrini la nostra miglior duecentista sembra la Panziera, una dorsista. E comunque vorrei ricordare che prima che arrivasse la Ledecky la miglior duecentista al mondo era la Franklin che poi era una dorsista. Ma non perdiamoci d’animo. Bisogna avere fede, qualcuna arriverà (o tornerà).

Io capisco la fede, ma iscrivere al trofeo internazionale una ragazza che fa 1’40” nei 100 farfalla mi sembra un filino esagerato. Opinione personale del tutto opinabile, naturalmente.

Trofeo di duelli all’arma bianca il CDM lo è sempre stato, ma quest’anno veramente alcune gare da paura. Così a memoria: i 100 farfalla fra Bianchi e Di Liddo. I 100 dorso fra le tre sorelle bandiera: Panziera, Zofkova e Scalia. I 100 dorso maschi fra Ceccon e Mencarini. I 50 e i 100 farfalla tra Codia, Leclos e Cseh. Insomma per dire che non c’era solo la pole dance a farmi contento!

Bisogna sempre avere fede. Soprattutto se ti chiami Laszlo e vedi il tuo avversario in leggera difficoltà ai 150 metri dei 200 farfalla. Anche se l’avversario in questione è Chad Leclos, un campione olimpico della specialità. Potresti anche vincere, con un po’ di fede e un rush finale da 30”28. Infatti.

A proposito del fatto che bisogna avere fede. Diverse medaglie sono arrivate dalla seconda serie (o più giù). Nei 200 stile maschi addirittura il vincitore, che ha chiuso l’ultimo 50 in 26”8. Stefano Ballo dei Vigili del Fuoco Modena. Rivediamolo più avanti, intanto è a poco dal personale. Bisogna avere fede. Vedi Fangio.

Il sabato ho guardato le gare con Massimo Anelli, grande esperto di statistica (anche suo figlio lo sa). Mi ha praticamente elencato la genealogia del 10% degli atleti presenti che erano figli di compagni di squadra, conoscenti, avversari. Una memoria prodigiosa. Non per niente è un grande esperto di statistica.

Ogni tanto correva un bambino portando una bandierina. Lo so che sono stordito, ma ho pensato le prime due volte che avevo già visto quella scena. Poi ho capito quando lo speaker lo ha detto: correva perché la bandierina portava scritto “record del CDM” (credo facessero così durante un mondiale di vasca corta!). Chiedo perdono, l’età avanza.

So che sono una persona difficile, ma ben tre persone in sala stampa hanno chiesto a mia moglie come fa a stare con un tipo come me. Posto che non mi sembro poi tanto male, ma questo lo devono dire gli altri, a volte me lo chiedo pure io. Ma bisogna avere fede. (Ah, mia moglie dice che è perché mi ama.. mah..).

A proposito di mia moglie, il sabato pomeriggio con l’affermazione “io me ne vado visto che state parlando di cose che non capisco” mi ha lasciato in tribuna con Anelli alle 15. L’ho rivista alle 18.30. Ignoro cosa abbia fatto ma è tornata piena di interviste ai campioni. Massima stima e ammirazione.

Sempre sabato in pausa pranzo ho annoiato con racconti di nuoto i ragazzi di “Nuoto: uno stile di vita”. Però il pranzo lo hanno apprezzato, soprattutto il conto di soli 9 euro.

Sul piano vasca, a un certo punto, Federica Pellegrini provoca un’invasione di piccoli tifosi in delirio alla ricerca di un suo autografo. Se fosse rimasta lì, starebbe firmando autografi ancora adesso. E anche le gare sarebbero ancora a quel punto. Non c’è niente da fare, quando c’è lei il tifo sale di 50 decibel e lo stadio trema. La morale è che bisogna avere Fede… ma anche Katinka, Chad, Laszlo, Gabriele e gli altri. E allora ci si diverte.

E al CDM c’erano tutti. Thanks, Nuotatori Milanesi!

Categoria invernali di salvamento: ho visto un re…anzi tre!

di Mauro Romanenghi

tifo made in Millenials/Riccione2019-Mauro Romanenghi

tifo made in Millenials/Riccione2019-Mauro Romanenghi

Si ricomincia.

Solite cose: tanti atleti, tanti amici, comunicati FIN sbagliati, aperitivi, fritti misti, cose così insomma. Vi dirò tutto, ma andiamo con ordine.

Nota iniziale uno: l’articolo serio sui risultati dei campionati non è qui, ma su OAsport. Cercatelo.
Nota iniziale due: il podcast parlerà di tutti i protagonisti, anche in ambito giovanile. Lo troverete nei prossimi giorni.

La novità vera è che quest’anno c’è il Gestionale.
Non è una nuova figura lavorativa, che gestisce tutto e tutti. Non è neanche un team. Non è l’ufficio che organizza l’evento.
No, è il fantomatico programma che tutti odiano ma a cui finalmente si può dare la colpa senza che nessuno rischi brutte figure, impicci, il posto di lavoro.
Manca un atleta nella starting list? E’ il Gestionale. Le iscrizioni sono chiuse? Chiedi al Gestionale. Ho pagato troppo? Ha incamerato la tassa il Gestionale. Le uova sono troppo fritte? Sarà stato il Gestionale.
Il problema è che il Gestionale non parla, qualcuno le deve dire queste cose. E allora i vaffa se li prende l’ambasciatore del Gestionale in campo gara.

Quest’anno il Gestionale gestisce anche le multe per le assenze non date. La svolta è epocale. Ti dimentichi? Settantacinque euro così, sfilate che neanche il miglior borseggiatore sulla linea rossa della metro di Milano, a ogni gara!
Banco di prova, il Salvamento. Teste fumantissime in segreteria, e non solo lì. Immagino ai Criteria. Provate ora a dire “mah stamattina i 1500 stile libero magari non li faccio”.

Ci sono state anche delle gare. Orari umani, stavolta. Sono stato molto felice di non aver dovuto ingoiare la colazione ogni giorno.
Il merito va anche all’anticipo di mezza giornata, che ha scisso completamente la prima parte dalla seconda. La mancanza della tonnara del torpedo non si è fatta sentire, e nessun Esordiente A è stato maltrattato in questi campionati durante il riscaldamento.

Al bar con i miei amici siamo ormai un’istituzione. Contano i minuti per quando verrà aperta la bottiglia successiva, e con cosa sarà accompagnato. E’ un vero flashmob, tempo dieci minuti: c’è chi ha mancato l’appuntamento per tre volte consecutive. Aspetto ancora la genzianella. Per Roma ci conto.

FIN sugli scudi, come sempre. Lo so stavolta non dovrei parlare perché ho sbagliato pure io, ma lo faccio lo stesso. Nota dopo la prima parte, tre titoli italiani assegnati a Vivalda. Compreso il superlife Ragazzi. Che ha vinto Marchetti: ma il peggio è che Vivalda manco lo ha fatto. Meglio la seconda parte, dove si è ignorato solo il record italiano della staffetta Cadetti maschi. Vita dura per i comunicati federali.

SIC (salvamento in cifre) batte ILS due a zero. Guardo la gara del torpedo Cadette, record mondiale giovanile della Cappai. Controllo sui miei dati: c’è. Passa un minuto e mi chiedono è record? Sì, è record. Sfiducia nella ILS? Beh visto che mette ancora il record del mondo della Fabretti a 50”78, sì, c’è sfiducia. Stessa scena per il trasporto Cadette. Fa piacere quando si fa qualcosa di utile.

Arrivo in piscina credo mercoledì o giovedì. Stanno lavorando alacremente in vasca esterna da 50 con trapani ecc. Penso “va che stanno facendo manutenzione”.
Torno nel pomeriggio e ci sono tanti piccoli gommoncini bianchi.
Il giorno dopo c’è una tensostruttura montata e la piscina coperta. Vedete che in Italia se si vuole fare una cosa in tre giorni si fa. Chapeau.

Tensostruttura / Riccione 2019 Giorgiana Emili

Tensostruttura / Riccione 2019 Giorgiana Emili

Il Gestionale esige di iscrivere le staffette con i nomi già inseriti. Peccato che non ti faccia mettere il tempo, quindi devi presentarti in campo gara per darlo. Poiché credo di non avere mantenuto una formazione di quelle che avevo iscritto, ho passato molto tempo in giuria. La giudice sta avendo gli incubi ancora adesso.

Allora nel mio gruppo di amici abbiamo vari re, a seconda del titolo che ogni tanto per avventura qualche atleta riesce a vincere. L’unico che mantiene il titolo di re degli ostacoli è Fabio Tadini, la cui staffetta ostacoli femminile vince un titolo ininterrottamente dal 1917.
Ha anche provato a vincere il titolo di trasporto con un atleta: subito altri due allenatori del nostro gruppo hanno vinto un titolo. Per ribadire che di re ne basta uno, ma io ne ho visti tre in un giorno.

C’è da dire che manca la regina al nostro gruppo. Io un’idea ce l’avrei, però devo sottoporla al Senato del gruppo. Essendo io senza titolo nobiliare, non ho diritto di voto.

Scena. Sono sulle tribune a guardare trasporto. Sapete che io mi muovo agilmente nel mucchio delle tribune per seguire tutti gli atleti più interessanti. Allora mi guardo i 50 manichino Cadette. Vince la Fiori. Dopo circa venti minuti, durante i Cadetti maschi, la vedo passare per le scale in costume e piedi nudi. Quattro volte. L’ultima volta le spiego che la stanno aspettando nel sottopassaggio per l’antidoping: che sta a metà piscina, a circa venti metri da noi. Credo ci sia arrivata.

Gare Esordienti. Staffetta trasporto. La prima frazionista di una squadra della prima serie (si dice il peccato ma non il peccatore) segue la compagna per dieci metri! Quando si dice l’aiuto psicologico!!!

Mi si chiede in tribuna se quest’ultima azione è consentita dal regolamento. Non lo so. Esso dice che l’atleta deve tornare nella zona di cambio. Non dice quando. La bimba lo ha fatto.

Seguo la gara del superlifesaver Ragazze. Mi aspetto un dominio. Invece è la gara di superlifesaver più bella dei campionati. E due tempi di tutto rispetto, da podio fino alla categoria Cadette. Ovviamente, entrambe sotto il vecchio record italiano. Dibellonia e Di Fazio, se interessano i nomi.

A proposito di superlifesaver, secondo me tre ore di superlifesaver sono troppe. Lo dico contro i miei interessi e con tutto il rispetto per chi lo fa, ma forse è ora di ridurre un po’ i partecipanti. O iniziare un po’ prima quando c’è.

Prima della staffetta Ragazzi maschi trasporto, ultima gara dei campionati, tifo abnorme sugli spalti. Ho seriamente temuto per l’incolumità delle tribune e anche di chi ci stava sopra. Esame superato, le tribune torneranno anche per i Criteria. Anche i bambini, tutti salvi a casa.

Ultima gara dei campionati, invece, il percorso misto. Se ti chiami Ippolito e fai 25”8 al passaggio e un’apnea di 9”, potresti fare un bel tempo, e anche il record italiano assoluto. E far piangere la tua allenatrice. O tutte e tre le cose. Fatte.

Alla prossima, e tutti allegri bisogna stare che se no i re diventan tristi se noi piangiam.