Piscine chiuse, governanti di gesso e bambini al plutonio

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Corsie virtuali al Monumentale – Fonte adnkronos

di Mauro Romanenghi

Tempi difficili per tutti. Tempi difficili anche per lo sport. Difficile per noi qui su Acquastampata affrontare con verve una stagione che dovrebbe accompagnarci fino a Tokyo ma che in realtà non sappiamo ancora bene cosa porterà.
Nel frattempo vorremmo fare insieme delle considerazioni che sono scaturite dalle nostre discussioni. 
Sappiamo bene come in questo momento difficile, molte attività sono state sacrificate: ristorazione, tempo libero, cultura e sport hanno subito questa sorte in primis sia in primavera e così pure in questo periodo che ci ostiniamo a definire seconda ondata o rebound ma che in realtà non è che il susseguirsi dell’epidemia in atto che nessuno può e riesce ad arrestare.
Mi astengo dalle previsioni future, non essendo Nostradamus il quale peraltro si è dimostrato fallace pure lui. Ho certo dei pensieri, che tuttavia non sono positivi, e ritengo comunque non essere questo il luogo ove esternarli.
Mi limito quindi alle considerazioni sul presente.

Come detto, dalle discussioni interne sono emerse alcune perplessità. Noi non crediamo che il governo si diverta a chiudere le attività, e a danneggiare i cittadini e le loro imprese o la loro possibilità di svolgere ciò che in tempi normali è non solo concesso, ma un diritto inalienabile.
Crediamo quindi che alcune problematiche sollevate non siano state  poste sotto un’ottica corretta, né da una parte né dall’altra. 
La recente chiusura degli impianti sportivi, infatti, ha creato malumori in quanto solo una settimana prima si erano sollevate questioni sulla regolarità degli impianti stessi poi fugate dai controlli effettuati.
Ora ripetiamo società, siti Internet specializzati, atleti e vari interessati del settore hanno fatto levata di scudi sulla chiusura. Ma non possiamo discutere sul fatto che se un Governo vuole limitare la circolazione allora ha la responsabilità di agire e bloccare ciò che ritiene giusto bloccare, e non è che mettersi in regola con la normativa vigente esclude dalla chiusura: le persone continuano a circolare anche se l’impianto, il ristorante, il negozio si è messo in regola. Quindi queste proteste sono giustificate sì ma per il merito, non per le ragioni.
Do atto anche che il Governo ha errato nella sua comunicazione, creando perciò questa aspettativa di “punizione” che si è avverata, dopo una settimana di controlli, creando false speranze: mentre il tutto era condizionato non dalla regolarità degli piscine ma dal progresso del contagio.
Io non ho soluzioni, perché ritengo che soluzioni non ve ne siano se non la scomparsa dell’epidemia. 

Però invito tutti a diverse riflessioni.
I gestori sono invitati a pensare a cosa hanno voluto fosse lo sport, in particolare il nuoto in Italia. Leggevo proprio qualche giorno fa un post di Arcobelli che qui linko, dove si parla di imprese sportive, però la maggior parte degli operatori sportivi sono trattati come dilettanti e come tali pagati. C’è quindi da stupirsi se il Governo colpisce prima un’attività come lo sport, che da noi stessi è definita dilettantistica quindi non un lavoro, quindi non essenziale?
Se chiude le scuole, che in Francia invece restano aperte, perchè dovrebbe tenere aperti cinema, teatri, discoteche, piscine, palestre?
Io sono solidale con lo sport, è parte della mia vita e del mio tessuto sociale. Ma non posso giustificare un mondo che si ricorda di sé stesso e dei suoi operatori solo nelle difficoltà.
ll nostro Governo, invece pensi alle sue carenze manca nell’ambito della comunicazione e della pianificazione del futuro. Io stesso, leggendo varie riviste scientifiche, avevo trovato i vari scenari che comprendevano la possibilità di mini chiusure. Ma che ci fosse un bisogno di terapie intensive lo si sapeva da marzo: è un fatto che sono aumentate pochissimo. Così come i trasporti pubblici, nonostante le grandi promesse fatte, sono rimasti quelli che erano: scarsi e mal organizzati.
E tutto ciò soprattutto in Lombardia, epicentro dell’epidemia in Italia, all’inizio e adesso.
Ma anche le infelici uscite dei nostri governanti e politici non aiutano. Inutile incitare all’unione e alla collaborazione, facendo poi le simpatiche dichiarazioni sui bambini al plutonio come il nostro amico De Luca (scelto comunque dai campani a larga maggioranza, ricordiamo) sa fare con grande maestria dimostrandosi un gran punitore ma dotato di assai scarsa empatia. 
E di certo non meglio sa fare Conte, quando dice che al posto di piscine e palestre possiamo sempre fare una corsetta nel parco: lo dica pure ai nostri campioni, di allenarsi con una corsetta nel parco, quando ai Giochi di Tokyo (se ci saranno) le medaglie scarseggeranno.

Essere a capo della nazione non significa essere di gesso: bisogna saper cogliere il cuore della gente. Sono sicuro che Sandro Pertini, in questo momento, sarebbe tra la gente a parlare e rischiare sé stesso, incitando a resistere insieme a lui. Purtroppo, non sempre, i grandi personaggi nascono quando ce n’è bisogno. Facciamocene una ragione, come del fatto che il virus è qui per restare, e non è chiudendo una piscina che se ne andrà.
Ma neanche un ristorante o una discoteca: oggi come oggi il  mal comune mezzo gaudio non piace più a nessuno.

Settecolli 2020 – Brindo alla salute del capitano Baffo

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Alla salute!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane – ma penso si faccia ancora adesso – si brindava alla salute del Capitano Baffo, un gioco alcolico alquanto pericoloso soprattutto se poi bisognava mettersi alla guida.  Se volete vedere una short version (molto short, il gioco è ben più difficile) potete vedere qui.

Noi invece, dopo la performance di ieri, brindiamo al capitano Baffo della nazionale italiana. Non è ancora capitano, è vero. Però diciamo che oramai almeno maggiore possiamo definirlo. Di sicuro la sua prestazione di ieri è magistrale. Un quasi negative split da 7’46”-7’47”, passaggi in 29”2 costanti e un bel 25 metri inflitto al secondo, Acerenza, che comunque realizza il nuovo personale e la quarta prestazione alltime italiana (che tra l’altro era già sua). Insomma Gregorio non l’ha mandata a dire negli 800 e nei 1500 ha detto che il vecchio re è tornato e vuole di nuovo il suo regno,un po’ come Conan sul trono di Aquilonia insomma.

 

La terza giornata fa vedere un po’ di stanchezza rispetto alle prime due eppure le gare che mi interessavano non mi hanno deluso. O meglio solo in parte. Se i 200 stile femminili continuano il loro deserto dietro la Pellegrini – in un Settecolli con pochi stranieri la prima italiana dopo di lei è sesta – il 200 maschile è invece sempre più scoppiettante. E difatti dopo Ballo, ecco che compare fra i vari pretendenti Marco De Tullio, come era ovvio ma non scontato. Il suo 1’46”, quinto tempo di sempre, permette a re Tullio di vincere il trofei davanti a Detti, che continua a dire che i 200 non sono il suo obiettivo ma se avessimo 6 persone da 1’45” lanciato voglio proprio vedere se non gli interesserebbe una bella finale da medaglia per la 4×200. Perché detto per inciso ad oggi è la staffetta più competitiva per qualsiasi medaglia se i quattro in acqua si ingarellano come in Corea senza smarronarsi in pippe tonanti (non siamo in forma, siamo stanchi, la cuffia è stretta, l’acqua è fredda, eccetera eccetera).

Altro leit motif che oramai imperversa è la prestazione che ci si aspettava.
“mi aspettavo 1’48”00 e ho fatto 1’47”99 quindi ok”.
“mi aspettavo di fare sotto 50” quindi 49”97 ok”.
No perchè se faceva 50”01 faceva cagare…

Grande gara di Razzetti nei misti. Il ligure che aspettiamo al varco da un po’, spodesta i grandi della specialità, Boggiatto e Rosolino, e si issa in cima alla classifica. Deve ringraziare un Ceccon in versione sparatutto, tipo lepre degli 800 nel meeting di atletica di Helsinki quando gli chiedono di passare in 48” ai 400 e passa in 46”.
Infatti dopo la rana il veneto si accascia sulla corsia nello stile, finendo tipo Bottas nel gran premio di Silverstone a ruote bucate. Alberto invece con la sua onesta frazione a rana in 33” e uno stile onorevole straccia tutti. Bravo Alberto.

Due paroline per la Mamié che si scrive con l’accento: lo ho letto sulla cuffia. Tre gare, tre record svizzeri. E sticazzi a tutti, con buona pace delle litiganti italiane si adagia in prima posizione dopo i 50, allunga e saluta ai 150 e poi fa ciao ciao con la manina.
Nell’arrivo di casa si vede tutta la stronzaggine agonistica della Carraro, che si allunga e batte per la seconda volta in due anni agli Assoluti e per la terza in gare importanti (ricordiamo gli Europei invernali) la Fangio. Franci, unghie un po’ più lunghe e più stronzaggine, la prossima volta.

Nel citare gli stranieri ho dimenticato Marco Koch: la foca teutonica me la giura e vince i 200 rana. Tempi da dimenticare, comunque.

Insomma come si gareggia in tempi così lo abbiamo visto: si può fare, anche se un po’ di tristezza c’è. Ma ci siamo, e ritorneremo.

Settecolli 2020 – Frecce del sud

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di Mauro Romanenghi

Quest’anno il Settecolli ha scelto come sponsor il noto treno (non sempre) veloce, forse per incoraggiare l’utilizzo di questo trasporto in tempi in cui il mezzo privato la fa da padrone per le note vicende sanitarie. Si sa che comunque i mezzi pubblici, al Sud, hanno le loro pecche (e anche qui lo Stato ha delle belle responsabilità). Ci sono però delle frecce che funzionano: non certo quelle delle automobili, altro dispositivo spesso dimenticato nelle terre del nostro meridione, come ho avuto modo di sperimentare in molti anni passati in quei lidi ove mia moglie trae le sue origini. Parlo di frecce acquatiche, nella fattispecie in provincia di Taranto. Qui ha avuto i natali, si allena e domina la rana veloce la signorina Pilato Benedetta da Taranto (o Pulsano, se preferite). Ieri ha dimostrato tutta la sua potenza: e direi che starei molto attento a litigare con lei, nonostante un carattere e un sorriso smagliante – che vorrei vedere non sfoggiare a chi ha appena realizzato 29”85, nuovo record assoluto dei 50 rana, sesta prestazione mondiale e record mondiale giovanile – visti i possenti dorsali e tricipiti in aggiunta a un onesto quadricipite femorale. Mia moglie si sofferma ovviamente sulla nuova pettinatura, che sinceramente come sapete mi lascia indifferente (fosse stata la Jakabos avrei notato la differenza, forse).

Passiamo dal sorriso di una giovanissima ad altri giovanissimi, italiani e non. Dal 2001 arrivano infatti il duo promettente del nostro italico sport natatorio, Ceccon e Burdisso.Da una rapida ricerca in rete, il look selvaggio del Federico, ragazzo lombardo di Milano, deriva pare da Sean Penn; ma le apnee e l’arrembanza del 200 delfino sembrano più un Jack Sparrow prima maniera. Anche l’ultima vasca sembra quella del vascello di Jack quando entra in porto nel primo film, colando a picco. Ma siamo sicuri che il ragazzo ha in serbo per noi altre sorprese, e ieri ha potuto gareggiare solo una volta. Con i turni, le cose cambieranno.Ceccon invece sfrutta il suo ritorno per conquistare il titolo assoluto, anche se il ragazzo francese già vincitore dei 50, Tomac, anche stavolta si pone davanti a tutti. E questo 2001 speriamo sia destinato a rinverdire un po’ i fasti del dorso francese, orfano ormai di Lacourt e Stravius. Si rivede intanto Sabbioni, tornato ai vecchi lidi di allenamento: l’aria di casa fa tutto un altro effetto, pare.

Altri giovani si affacciano però, e dobbiamo parlarne: Faraci nei 200 farfalla, Lamberti nei 100 dorso, la Tarantino (anche se il tempo non è eccezionale, un podio assoluto è sempre un podio) nei 100 stile.

Ecco qua, oggi dobbiamo mettere qualche puntino sulle i (minuscole, la maiuscola non ce l’ha). Se la velocità italiana femminile, eccezioni a parte, non ride, i misti piangono la scomparsa dai radar della Cusinato. Sappiamo quanto bene io voglia agli atleti, ma qua si viaggia a 4’45” per vincere. Siamo ai tempi di Federica Biscia…(saluto Federica e la famiglia!).

Tuttavia elimino subito la tristezza e mi sposto sul mezzofondo, dove abbiamo chi vuole mettere le cose in chiaro.
Martina (Caramignoli) risponde alle critiche di non si sa chi per non si sa cosa, con il terzo tempo italiano di sempre, Giulia (Salin) al secondo record di categoria e sesto tempo di sempre, e la Romei che zitta zitta sale anche lei a ridosso della top ten italiana fanno la storia dell’800 (non il secolo, la gara di stile libero).
Ora sono proprio curioso di vedere i 200.
Anche dei maschi, che vedono Paltrinieri rispondere con i fatti al duo del Moro (che ha messo sul piatto il 400 del primo giorno) con un 800 da sballo almeno per 600 metri. E poi mettere sul piatto nell’intervista tutta la sua gioia per il modo diverso di allenarsi, di approcciarsi, eccetera eccetera. Detti chiama il baffo e il baffo risponde. Mia moglie non ha apprezzato comunque il baffo: Greg, è giusto che tu lo sappia.
Ripeto: oggi mi aspetto dei bei 200, anche se non so quanto gli atleti reggano tre giorni dopo tanto tempo in cui non si gareggia.

Qualche parola sugli ospiti stranieri: gli ungheresi con Verraszto, i francesi, qualche belga, gli svizzeri, la russa Egorova. Ecco questi ragazzi, in tempi non facili, hanno comunque scelto il Settecolli per poter gareggiare in una cornice competitiva. E anche dando lustro, vincendo con tempi da record della manifestazione.

Ricompare anche il nostro amato CT Butini. Che torna all’attacco sullo sport che è stato abbandonato, che alle elementari non si fa (ma volete sapere perché?…ascoltate questo podcast e lo scoprirete).
Abbiamo tutte le ragioni, ma vedrete che non solo non andrà meglio: con la storia degli spazi che mancano, del distanziamento e così via per qualcuno potrebbe anche andare molto, molto peggio. Noi speriamo di no.

Infine vorrei dire due parole serie. Oggi ci sono i 200 stile. La gara di Fabio. Fabio era un bravo ragazzo, prima di tutto. Ci ho parlato varie volte, quando ho avuto occasione: senza grossi grilli per la testa e consapevole che doveva darsi da fare per ottenere qualcosa. Ce la poteva fare, forse sì e forse no. Il destino ha voluto diversamente. Noi lo salutiamo così, senza troppo rumore, insieme al suo amico Gioele.

 

Settecolli 2020 – Mascherine assenti, tempi presenti

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Foro in notturna…a porte chiuse

di Mauro Romanenghi

Dopo mesi di inattività – inattività agonistica, perché non vi abbiamo mai abbandonato, purtroppo per voi, grazie ai nostri podcast (che torneranno, tranquilli…noi non siamo quasi mai in vacanza e pensiamo spesso a come assillarvi) – rieccoci qua.

E riecco anche le competizioni. La prima e ultima competizione dell’anno si svolge proprio come me lo ero immaginato.
Eccoli quindi i nostri prodi campioni, dotati di mascherina fin poco prima del via, immergersi nelle acque del nostro amato Foro che finalmente non si sente più solo.

Dotati di mascherina fino a un certo punto. Immagini di ieri mostravano le tribune (abbastanza vuote, dato le porte chiuse quindi l’assenza di pubblico) con un assembramento limitato ma esistente e una buona assenza di protezioni individuali (scrivo così per non fare ripetizioni).
Dato il periodo e la presenza di una buona dose di negletti e negazionisti, direi che  sarebbe meglio rispettare un po’ di regole e di sicurezza che rischiare una bella dose di contagiati durante questo Settecolli in epoca Covid19.

Esaurito il pippone sociale, passiamo alle competizioni vere e proprie.
Il mese circa di stop (dipende molto da chi, dove e quando) sembra non aver intaccato la preparazione dei numeri uno in molti casi.

Di sicuro i pupilli del Moro mettono giù subito le cose in chiaro, andandosi a predere un 400 stile da quasi primato personale. E così dopo i gemelli diversi abbiamo i gemelli del Covid, Gabriele e Tullio, che sfrecciano nella vasca con questo bel passaggio da sotto 1’50” ai 200 e se non si fosse vista una piccola flessioncina nel finale, un primato italiano ci stava tutto.

Marco De Tullio oramai sarà Tullio per gli amici. D’altronde, per essere Re di Roma, o sei Tullio o niente.

Giulia Salin da Venessia, ciò: veni, vidi, vici. Spinta dalla Egorova, cognome che in Russia è come Brambilla a Milano, e nello sport di fondo evoca vivaci ricordi sulla neve ai tempi di Belmondo e Di Centa, Giulietta apre il suo motore boxer Alfa Romeo e si spinge fino al suo primo titolo assoluto con il sesto tempo alltime nei 400 nonché primato italiano Cadette.
Non contenta, si issa poi al sesto tempo alltime nei 1500 a fine serata, proprio mentre caramellina Quadarella viene ciucciata da una Caramignoli in stato di grazia: terza italiana sotto i 16 minuti e ingresso nell’elite mondiale. Quadarella che, devo dire, non sembrava proprio in grandissimo spolvero ma tanto è e Martina si piglia questa gara con merito.

Insomma, una serata mica male. Note stonate? Io faticherei, in questa situazione, a definirne di tali.

Le raniste si fanno battere dalla elvetica Mamie che deve conseguire il primato personale per farlo: e in ogni caso, sono in quattro a 1’07” o meno, credo evento mai successo in Italia: E quindi prevedo gran battaglie tra Castiglioni, Carraro, Pilato e Fangio e chissà…Niente di che dalla velocità in generale, che paga però l’inattività più delle gare lunghe. Si sa, qua i particolari si affinano con il passare delle competizioni. E comunque, primato per Miressi al quinto tempo alltime nei 50 e una Di Pietro sotto i 25” nei 50 stile.
La rana maschile è tutta a ridosso del minuto, con una seconda vasca dove Martinenghi a parte si è vista la ruggine staccarsi a tocchi dalle gambe dei protagonisti e ossidare il fondo della vasca. Ciononostante riemerge dalle nebbie della Valdichiana in cui si era perso Pinzuti. Lo aspettiamo al varco, dietro al trio Martinenghi, Scozzoli e Poggio. Se pensiamo che ben nove ranisti sono scesi sotto il 1’02” e cinque sotto 1’01”, direi che non c’è nulla da lamentarsi.

Burdisso si presenta dopo i 100 farfalla con il look da boyband ma con la forma da Olimpiade. Se poi ha veramente sistemato virate e apnee come – pare – serva (così ha detto lui, noi riportiamo fedelmente) allora aspettiamoci qualcosa anche nei 200, a lui un filo più congeniali.

E mi raccomando le mascherine in tribuna, ben allacciate e mantenete le distanze di sicurezza. Insomma, come diceva Nico Cereghini: “casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza…sempre!”

 

 

FuoriOnda 87 – Ratko Rudic: la leggenda della pallanuoto mondiale

di Redazione Podcast

Ratko Rudic

Ratko Rudic

Puntata 87 – Ratko Rudic: la leggenda della pallanuoto mondiale

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti

Ospite Ratko Rudic, allenatore del Settebello campione olimpico, mondiale ed europeo negli anni Novanta.

Quando la passione si sente da ogni frase, è un piacere ascoltare. E così ecco in questa puntata speciale una persona che ha fatto della pallanuoto la sua vita: Ratko Rudic, la leggenda della pallanuoto mondiale. Racconta i suoi esordi, i suoi studi di architettura e di arte, i Giochi di Monaco con la nazionale jugoslava, i rimpianti per un oro perso per una partita di calcetto che lo portano a fare poi l’allenatore. La sua filosofia di gioco, di squadra e i suoi pensieri sparsi sul mondo che lo ha visto protagonista per cinquant’anni e cinquanta podi… con un cuore che è rimasto in Italia, anche per la sua cucina!
Tutto questo su FuoriOnda, l’unico podcast che vi accompagna fra le leggende del mondo acquatico, in una puntata che è veramente tutta da ascoltare!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 15 maggio 2020
Credit foto: Ratko Rudic via wa

 

FuoriOnda 86 – coach Sabino: la potenza della mente

di Redazione Podcast

Andrea Sabino

Andrea Sabino

Puntata 86 – coach Sabino: la potenza della mente

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Andrea Sabino, tecnico della TimeLimit Caserta.

La puntata di oggi ci porta a Caserta, dove incontriamo (virtualmente) Andrea Sabino: che alla Marzullo si fa una domanda e si da una risposta. Da dove vengo, dove sono e dove voglio arrivare. Come ha costruito una squadra di tutto rispetto quasi dal nulla, con uno staff completo che si coordina in maniera perfetta. Il tutto non male, per uno che non amava nuotare perché l’acqua era troppo fredda!
Tutto questo su Fuorionda, l’unico podcast che segue il nuoto italiano… anche quando è fermo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata l’8 maggio 2020
Credit foto: Andrea Sabino

FuoriOnda 85 – Stefano Ballo: allenamenti col sorriso

di Redazione Podcast

Stefano Ballo - photo: TeamBomber

Stefano Ballo – photo: TeamBomber

 

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Stefano Ballo, primatista italiano della 4×200 con la nazionale italiana.

Oggi dopo un lungo inseguimento abbiamo con noi Stefano Ballo, con il quale affrontiamo un lungo percorso: temporale e spaziale. Partiamo dall’inizio della sua carriera da dieci e più anni fa a Bolzano fino a… Caserta! Con una lunga serie di aneddoti ci spiega come sia lavorare dopo aver nuotato alle 5 di mattina, cosa vuol dire la ricerca della perfezione, perché è importante avere un gruppo intorno e un allenatore che ci crede.
E nuotare sempre col sorriso.
Tutto questo su FuoriOnda, l’unico podcast che segue il nuoto italiano… da nord a sud!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 30 aprile 2020.
credit foto: TeamBomber

Il nuoto nell’era COVID – Take your…mask!

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Gareggiare in sicurezza!

di Mauro Romanenghi

Finora, volutamente, non ho parlato di competizioni e dell’alto livello. Ho fatto solo accenno alla normale attività di piscina perché molti leggono sui giornali di quello che sta accadendo. Quindi non mi soffermerò su quando i nostri beniamini torneranno in acqua, poiché leggendo la rassegna stampa federale ci sono almeno 18 articoli giornalieri che ci dicono che torneranno il 4 maggio, anzi forse il 18 maggio, anzi forse non si sa. 

Un’altra breve parentesi che faccio è per precisare che non voglio offendere nessuno  né cercare di far apparire ridicole le misure che si stanno attuando per difenderci in una futura ripresa. Solo che questo è il nostro modo di fare informazione. Ognuno è libero di leggerci o no, come #Zerocalcare insegna. 

Premesso questo, proviamo a disegnare una ipotetica competizione in epoca COVID. Teniamo presente che qualora si capisse che siamo liberi dal virus tutto ciò rimarrà una ipotetica visione, risparmiandoci tutto ciò. Non posso prendere in esame tanti aspetti, altrimenti terrei banco giorni e giorni.

Ma intanto partirei da quelle belle competizioni di provincia, con 400 bambini belli ammassati sulle tribune. Poiché non voglio immaginare l’orrore provocato, immaginiamo che questo bambini siano… “solo” 200. Tutti con mascherina, chiaro, e magari un bel paio di guantini di lattice.
Al momento del riscaldamento, tutti ligi alla regola, si mettono in fila e si preparano ad entrare. Per fare: 100 metri. Già perché se devono entrare in 7 per corsia, magari a corsie alternate, ora che tocca a loro e che devono lasciare il posto ad altri bambini l’ora di riscaldamento è bella che finita.
Però potremmo anche immaginare che i bambini occupino tutta la tribuna destinata al pubblico dei genitori, portando così il numero a quello originario; i genitori invece si accomodano con gentilezza fuori dall’impianto.
Perché tutto si svolge a porte chiuse, in estrema sicurezza. Intanto i gentili accompagnatori possono passare il loro tempo in interminabili file lunghissime davanti all’unico bar esterno della piscina, che serve caffè con la cannuccia in sterili bicchieri usa e getta che alimentano le spazzature di tutto il mondo. Se piove o in inverno, beh non c’è altro da fare. O si torna a casa, sciroppandosi altri 50 Km, oppure si fa un bel trasporto comune con altri genitori (mantenendo le distanze, of course), che a un momento indefinito partiranno per recuperare i pargoli.
Naturalmente lo streaming aiuterà nella definizione dei tempi gara, aumentando tuttavia i costi delle competizioni. Altrimenti, il buon vecchio telefono ci verrà in soccorso.
Ciò però risolverà il problema dei parcheggi, soprattutto dove sono sottodimensionati rispetto all’impianto. E, magari, avremo meno macchine in giro. Chissà.
Immagino intanto le chat dello streaming con una serie infinita di commenti di ogni tipo: “ecco lo sapevo, la solita virata!”…”ma come squalificato ho rivisto lo streaming 74 volte e si vede benissimo che tocca con due mani!”

Una parola sui podi: come fare salire una staffetta restando a due metri uno dall’altro? Mentre gentili vallette sacrificali appoggeranno le medaglie per terra disinfettandole con una soluzione di glicerolo e alcool, gli atleti saliranno sul podio delle dimensioni di un bilocale e si metteranno al collo le agognate effigi di latta.

Non oso pensare alla pre-chiamata. Neanche il salone della reggia di Caserta basterebbe a tenere i 50 bambini partecipanti ai 200 rana. E se un allenatore dovesse avvicinarsi per ventura verrebbe fulminato all’istante dall’addetto al distanziamento, come faceva la mia prof di latino quando mi distraevo: “senza mascherina… fuori!”

Così un lampo mi attraversa la mente: la trasferta. Organizzare un pullman di 50 atleti per andare ovunque. Quanti pullman servirebbero? Due? Tre? Forse meglio prenotare due o tre vagoni ferroviari o un treno merci adattato che porta tutte le squadre insieme, tipo volo charter!

E arriviamo alle manifestazioni importanti. Ecco i Criteria, svolti nella piscina di Riccione, finalmente riadattata per l’emergenza: atleti ammessi solo il giorno della competizione con eventuale pass, misura febbre, tampone preventivo, esame sierologico, guanti, mascherina, tuta della squadra, tuta spaziale, trasformazione tipo Power Rangers… svestizione: avanti. D’altronde “manifestazione di alto livello richiede precauzioni di alto livello” (V. Boskov).
I coach in vasca non si presentano neanche: streaming di alto livello anche qui, dalle camere di hotel, dove giungono urla strazianti in caso di vittoria del proprio atleta che fanno preoccupare gli inservienti, o imprecazioni in venti diversi dialetti regionali in caso di grave errore del proprio pupillo (o pupilla).
La vittoria si potrà celebrare senza abbracci, senza sputacchiare acqua, senza avvicinarsi alla corsia avversa (meno di due metri: achtung!), senza togliersi la cuffia (metti che sbatta contro un altro). Si uscirà rigorosamente in fila, a due metri. Avanti marsc’!
Naturalmente arrivo e partenza dalla piscina, rigorosamente a piedi: a meno di passaggi ottenuti dai familiari o da congiunti, per risparmiarsi ben quindici minuti di cammino dal proprio alloggio.
Già perché a Riccione bisognerà pure arrivarci: salire in 5 in macchina con il proprio coach? O sul pullmino della società? Vie-ta-tis-si-mo dal decreto legge numero quattromilacentoseibarrasettecommaunoter.

Ma ce la faremo anche questa… dopotutto, andrà tutto bene…o no?

FOTO: dottorgadget.it

Il nuoto nell’era COVID – “Scusi, un’informazione?”

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Prego desidera?

di Mauro Romanenghi

Mi si dice che la piscina non è solo la vasca. Ed è proprio vero.

Quando entriamo in piscina siamo accolti dalla reception, che da piscina a piscina è sempre diversa. Ora che siamo in piena era COVID, la reception ci apparirà come un ufficio delle poste. Non so avete presente lo schermo di plexiglass che vi trovate agli sportelli postali e che ora avete imparato a vedere nei supermercati e vedrete, penso, nei bar, ristoranti e in molti altri posti. Forse  in piscina ci potremo pagare anche le bollette e gli F24, così intanto risparmiamo tempo visto che ne avremo veramente poco. 

Immagino la/il receptionist che tipo hostess/steward vi invita con gesti sicuri ma decisi a seguire il percorso obbligato delle freccine per terra, per non incrociare anche solo distrattamente le mamme in uscita (vietatissimo entrare nello spogliatoio, dove potreste spargere i vostri capsidi virali se per caso la mascherina, che deve essere ben fissata e guai a perderla visto il costo di zero punto cinquanta euro, vi scivolasse via). 

Le stesse freccine vi portano a un altro punto nevralgico: lo spogliatoio. Luogo come detto riservatissimo e pulitissimo, dove addetti della NASA gireranno pulendo ogni superficie in modo maniacale, che neanche vostra suocera può mettere in atto quando passa la cera o toglie la polvere dal mobile del 1870 eredità del nonno. Ogni angolo della piscina sarà disinfettato ogni 5 minuti, tipo i resort egiziani di Sharm el-Sheikh quando andate in bagno. I server in silicio della Microsoft potranno essere conservati negli spogliatoi delle piscine, e attenzione a non permanere troppo nei locali o verrete degermizzati anche voi e i vostri abiti.
Guanti e mascherine saranno la norma, e naturalmente non verrete assolutamente capiti quando chiederete informazioni per cui finirete vestiti nel bagno anziché nei camerini a rotazione, assolutamente necessari: spogliarsi all’esterno, col rischio di uno starnuto che sparga ulteriori capsidi virali mentre voi vi cambiate, potrebbe costarvi l’immediata espulsione e la segnalazione all’ISS, OMS, ONU, NATO e al consiglio di sicurezza della Federazione della Galassia Unita con conseguente inseguimento del capitano Picard.
Mi rimane il dubbio della doccia. Come separare i bravi nuotatori al termine della loro attività? Eliminare questo rito? Anche qui installare delle barriere plasticose a separare i secretori di particelle virali? Vedremo cosa i protocolli ci suggeriranno, la fantasia ai nostri esperti non mancherà.

Di bar neanche se ne parla. Sedersi a parlare con un altro corsista, con un genitore? Abominio! Un caffè veloce da asporto e veloce fuga all’esterno, evitando ogni contatto sociale potenzialmente mortale.

Purtroppo ci saranno dei problemi oggettivi. Niente tribuna (anche perché quante persone potranno stare in un posto dove bisogna collocarsi in 5-7 metri quadrati?
Dove stare ad attendere la prole che sfida la sorte nell’impianto? Si potrebbe attrezzare uno spiazzo antistante, dove i genitori tutti in coda rigorosamente a 2 metri uno dall’altro e in mascherina attendono sotto i rigori del tempo il termine della lezione. Alternativamente ci si colloca al sicuro dell’abitacolo della propria vettura, ove si farà indigestione di Internet o si potrà telefonare alla propria amica distante alcune vetture nel parcheggio vicino.
Diciamo che per alcuni ciò sarà un vantaggio: nessun genitore farà più il suo ingresso trionfale in vasca tutto vestito a chiedere notizie del proprio figlio al responsabile.
Di contro i bambini dovranno darsi da fare. A 3 anni dovranno essere in grado di vestirsi, lavarsi, asciugarsi, senza perdere nulla. Beh, forse qualcosa lo perderanno: ma chi non lo farà, nella nuova era COVID?

Credit foto: Incronaca.unibo.it

FuoriOnda 84 – Franco Del Campo e la “nuova” comunicazione

di Redazione Podcast

Franco Del Campo

Franco Del Campo

Puntata 84 – Franco Del Campo e la “nuova” comunicazione

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e a Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Franco Del Campo, filosofo e direttore tecnico del centro federale di Trieste.

Con piacere ritroviamo Franco Del Campo, che ci parla in questa puntata
del “comunicare”. Comunicare è importante a livello pedagogico, sociale, culturale, politico… e sportivo!
E allora ne parliamo con il professor Del Campo, che ci da’ più di qualche spunto di riflessione su questo argomento in ogni ambito trattato, soprattutto in questo periodo un po’ particolare: gli errori, le nuove abitudini, l’affollamento mediatico. Con un occhio sempre allo sport. Una puntata da ascoltare per riflettere, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e gli anziani!
Sempre su FuoriOnda, l’unico podcast italiano sul mondo del nuoto… e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 24 aprile 2020.
Credit foto: internet