FuoriOnda 84 – Franco Del Campo e la “nuova” comunicazione

di Redazione Podcast

Franco Del Campo

Franco Del Campo

Puntata 84 – Franco Del Campo e la “nuova” comunicazione

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e a Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Franco Del Campo, filosofo e direttore tecnico del centro federale di Trieste.

Con piacere ritroviamo Franco Del Campo, che ci parla in questa puntata
del “comunicare”. Comunicare è importante a livello pedagogico, sociale, culturale, politico… e sportivo!
E allora ne parliamo con il professor Del Campo, che ci da’ più di qualche spunto di riflessione su questo argomento in ogni ambito trattato, soprattutto in questo periodo un po’ particolare: gli errori, le nuove abitudini, l’affollamento mediatico. Con un occhio sempre allo sport. Una puntata da ascoltare per riflettere, soprattutto per quanto riguarda la comunicazione e gli anziani!
Sempre su FuoriOnda, l’unico podcast italiano sul mondo del nuoto… e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 24 aprile 2020.
Credit foto: internet

 

Lezioni di nuoto nell’era COVID

troppo vicini!!!!

Troppo vicini!!!

di Mauro Romanenghi

In queste settimane di forzata inattività di allenamento, abbiamo avuto modo di attendere la ripartenza mentre si prospettavano mille difficoltà. Tralascio quello che abbiamo approfondito nelle tante interviste fatte ai CT, a dottori, psicologi e che ancora faremo sulle difficoltà incontrate nello stop, sui problemi degli atleti fermi, sui tecnici senza paga, sugli impianti chiusi. Non è che non sono importanti, semplicemente al momento volevo parlare d’altro.

Intanto l’apertura. Leggo su molti giornali e non che si aprirà il 4 maggio per gli atleti elite e il 18 maggio per lo sport di base.
Al di là che non ho mai trovato traccia di questa ultima fantomatica scadenza, come confermato in seguito, mi chiedevo se veramente gli impianti saranno in grado di essere pronti per quella data. Perché? 

Ho visto le proposte di protocollo, tra l’altro pubbliche, che la FIN ha fatto al governo. Proposte che tra l’altro non mi é chiaro se il governo ha recepito, visto che è tutt’altro che scontato che siano confermate.
Se lo saranno, mi domando come alcune di esse verranno messe in pratica.
Non mi addentro nelle problematiche già complesse di entrata, spogliatoio, dispositivi da indossare e sanificazione da effettuare. Passiamo direttamente a quello che ci interessa e ipotizziamo di essere riusciti finalmente ad accedere al piano vasca.

Pensiamo al distanziamento sociale. Immaginate un corso di nuoto, con massimo 6-7 bambini, distribuiti in 25 metri. Come farsi sentire, da questi bambini, tenuti distanti 2 metri l’uno dall’altra? Magari indossando una mascherina, che mi auguro l’istruttore si possa togliere per sgolarsi fino in fondo alla vasca e far sì che la flebile voce, distrutta da due ore di urli, arrivi fin là.
Non parliamo dei corsi di ambientamento, in cui i bambini dovranno stare vicino al bordo, distanziati di 2 metri… ovvero distribuiti per quasi tutta la lunghezza della corsia. Come farà l’eroico istruttore a tenerli tutti sotto controllo senza che nessuno prenda l’iniziativa di lasciarsi sfuggire il bordo e avventurarsi in mezzo alla vasca, più o meno consapevolmente?
Scrivere gli esercizi? Può essere un’idea. Spiegare a uno a uno ai bambini? può darsi. Ma questo significa fare una spiegazione ogni 10 minuti. Tirarli fuori? Per metterli dove? I bordi delle piscine non sono certo una piazza d’armi.
Insomma, sarà veramente complesso anche perché, diciamocelo, un conto è parlare e scrivere un bel protocollo, che va tanto bene per gli esperimenti in laboratorio e tanto mal si adatta a lavorare con i bambini e le persone più in generale: che non sono cellule, né farmaci, né sostanze.
Ma soprattutto non teniamo conto della regola principale: tenere il distanziamento sociale? Credo ci vorrà un corso di nuoto solo per quello. A pagamento, si intende.

Niente è ben chiaro invece il destino dei corsi prescolari, cioè dei bambini di 3-5 anni: che in genere si svolgono in vaschetta. Si specifica che debbono esserci solo persone autosufficienti, perché i genitori non possono entrare in spogliatoio né, ovviamente, assistere alle lezioni (dove poi staranno questi genitori per 45 minuti se piove o tira vento, visto che in piscina non ci sarà posto per loro e devono stare ad almeno 2 metri uno dall’altro). Ma voi li vedete bambini di 3 anni entrare da soli in spogliatoio, cambiarsi, non farsi la doccia e rivestirsi e tornare a casa? Ma soprattutto entrare in vaschetta da soli, con il maestro che li sospinge col bastone didattico e li salva dai continui tentativi di ribaltamento? Dovremo avere sicuramente dei bambini che si evolvano in pochissime settimane in provetti organismi acquatici.
Ovviamente esclusa ogni interazione fisica con gli istruttori, i bambini dovranno vestirsi da soli con il loro accappatoio senza aiuti. Insomma alla Sparta, lanciati in una sorte di rupe Tarpea natatoria della sopravvivenza. Di certo un bel modo di rientrare da uno shock come la pandemia.

Passerei alle attrezzature, da sanificare ad ogni uso. Sanificare decine e decine di pull, tavolette, cerchietti, palline, orsetti, spugnette, tappetini. Ore e ore di sanificazione, con alcool e detergenti (che se non fanno male non è che facciano benissimo). E poi diciamo di Trump che vuole sanificarci con una bella iniezione di candeggina o una bella irradiazione di raggi UV (efficacissimi, tra l’altro, contro il virus: ve lo posso garantire… purtroppo anche contro di noi).

Forse è il caso che ognuno se le compri da sé? 

Non mi esprimo sui corsi neonatali, neanche sfiorati dalla normativa: non credo che sia nemmeno contemplato il loro svolgimento.
Insomma, vedremo un nuovo nuoto nell’era COVID, un’era che non sappiamo per quanto ci accoglierà. Alla prossima.

Credit foto: caffè.tv

FuoriOnda 83 – Cesare Butini: di nuovo la parola al CT

di Redazione Podcast

Cesare Butini DT Italnuoto

Cesare Butini DT Italnuoto

Puntata 83 – Cesare Butini: di nuovo la parola al CT

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Cesare Butini, CT della nazionale di nuoto.

Ed eccoci alla disciplina principe con il suo Commissario tecnico. E torna infatti a Fuorionda Cesare Butini, e con lui affrontiamo di nuovo le tematiche dei problemi di atleti, tecnici, impianti, della preparazione fisica e dei risvolti anche psicologici dello stop prolungato. E di tutto quello che potremo e dovremo fare per superare questo periodo e affrontare, speriamo, le prossime stagioni.
Continuate a seguire i nostri podcast su Fuorionda, la trasmissione che vi porta dentro il vostro sport preferito…e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 21 aprile 2020.
Credit foto: Cesare Butini

FuoriOnda 80 – Massimo Giuliani: Covid19… a fondo!

di Redazione Podcast

Massimo Giuliani

Puntata 80 – Massimo Giuliani: Covid19… a fondo!

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti

Ospite Massimo Giuliani, direttore tecnico della nazionale azzura di fondo.

Per la cifra tonda delle 80 puntate di Fuorionda ritroviamo Massimo Giuliani, oramai ct veterano della nazionale di fondo. Come nelle ultime puntate cerchiamo di ipotizzare il futuro delle possibili (a questo punto diciamo così) riprese delle competizioni, di come si vive adesso e di alcune ingegnose… soluzioni di allenamento.
E già che ci siamo approfittiamo di lui per capire come dovrà necessariamente cambiare la concezione dello sport, dei lavoratori ad esso collegati, e soprattutto della gestione di impianti.
Fuorionda, andiamo a… fondo anche di questa specialità. Puntata numero 80, da non perdere!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.
Puntata registrata il 11 aprile 2020
Credit foto: Massimo Giuliani

 

FuoriOnda 78 – Oscar Bertone e i tuffi in quarantena

di Redazione Podcast

Oscar Bertone DT Italtuffi

Oscar Bertone DT Italtuffi

Puntata 78 – Oscar Bertone e i tuffi in quarantena

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Oscar Bertone, direttore tecnico dell’Italtuffi.

Oggi abbiamo con noi nel primo di una serie di incontri con i direttori tecnici delle varie nazionali Oscar Bertone, DT della nazionale italiana tuffi. Con lui iniziamo a capire le conseguenze di questo stop prolungato, dell’incertezza e della inattività. Ma anche studiare una possibile road map di uscita, per quello che è dato pianificare. E anche come si configura il futuro prossimo dell’Italia dei tuffi.
Come sempre con la squadra di Fuorionda, che si … tuffa nella ripresa: o almeno speriamo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 4 aprile 2020.
Credit foto: Oscar Bertone

FuoriOnda 77 – Paola Contardi: la gestione dell’emergenza!

di Redazione Podcast

Paola  Contardi: psicoterapeuta e psicologa dello sport

Paola Contardi: psicoterapeuta e psicologa dello sport

Puntata 77 – Paola Contardi psicoterapauta e psicologa dello sport

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Paola Contardi, psicoterapeuta e psicologa dello sport.

In questo periodo difficile sentiamo il parere di Paola Contardi, già nostra ospite lo scorso anno in queste frequenze.
Con lei affrontiamo le domande che molti si fanno in questo periodo: come reagire a uno stop forzato, a chi chiedere aiuto, il ruolo della famiglia, il ruolo della società e degli allenatori. E anche come ripartire, con qualche strategia… su come passare le nostre giornate. Il tutto in un’ottica non solo per atleti di alto livello ma per tutti, anche i più giovani. Perché il virus come dice Paola… è democratico: non parteggia per nessuno.
Solo su Fuorionda, l’unico podcast sul nuoto italiano… e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 3 aprile 2020
Credit foto: Paola Contardi

FuoriOnda 75 – Road to Tokyo: E’ con noi Elena Diliddo

di Redazione Podcast

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Puntata 75 – Elena Diliddo

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti

Ospite Elena Di Liddo, primatista italiana dei 100 farfalla.

Un’atleta che sicuramente reagisce alle difficoltà e alle avversità. Oggi facciamo una lunga chiacchierata con Elena Di Liddo, la prima rappresentante di alto livello giunta dalla Puglia ai massimi vertici del nuoto italiano. Che ci rivela gli inizi della sua carriera agonistica, gli aneddoti…di gioventù, le difficoltà che si incontrano nella sua regione per continuare l’attività giunti al bivio universitario, ma anche il suo rapporto con lo studio (e gli insegnanti), con lo sport, con il suo allenatore…e anche i suoi sogni e speranze…non solo nell’acqua.
Ma non le sue superstizioni: infatti, non ne ha!
Tutto questo solo con Fuorionda l’unico podcast sulle attività natatorie…e non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 20 febbraio 2020.
Credit foto: Laura Vergani

Italiani salvamento invernali 2020…cose che capitano!

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Calabria Swim Race: Esordienti felici…e vincenti!!!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua. Numeri sempre più alti, giornate sempre più lunghe, grande fatica ma anche grandi prestazioni. I numeri dicono più di 1400 (millequattrocento) atleti per 87 società: altissimi, da quando qualche anno fa abbiamo sfondato quota mille.

Che siamo in tanti lo sappiamo perché, un paio di anni fa, hanno deciso di montare la tribuna mobile e separarci dal pubblico: decisione oltremodo saggia che andrebbe presa anche a Roma (non certo per motivi di spazio) dico io.

Su quattro giorni di gare ben due volte si é concluso dopo le 20,30 (premiazioni comprese). Non abbiamo raggiunto i record delle 21 e passa di alcuni anni fa, ma il protrarsi degli orari é sotto gli occhi di tutti. Ovviamente ciò riguarda chi partecipa alle ultime specialità (le staffette ostacoli, ad esempio) per cui per molti la fine ritardata non é un grosso dramma. Per le squadre numerose, costrette a muoversi insieme, lo é certo di più. Dalle mie parti si dice “bagai gross, guai gross”.

Si parlava con un allenatore di sparizioni…improvvise. Mi ricordava che l’anno scorso a Roma erano sparite un paio di pinne. Facciamo quindi una foto, a fine giornata, con gli Esordienti. Una nostra allenatrice appoggia la felpa per fare la foto. Si gira, la felpa non c’è più. Cose che capitano.

Come ogni anno, anche se ho molto da fare, mi piace buttare un occhio sui vari protagonisti. Ho notato una grande varietà di nomi fra i vincitori….ma i soliti noti ci sono sempre e la loro messe di vittorie la mettono lì. Quello che ho notato é stato che i record stabiliti sono stati pochissimi anche se di valore enorme. Cose che capitano.

Tra i soliti noti il nome di Simone Locchi non può passare inosservato. Tre record individuali e uno sfiorato in staffetta, ma soprattutto di un livello assoluto: 48”00 a pinne, ma in special modo 1’02”70 a misto ha impressionato ed é a ridosso della topten assoluta alltime.

Spicca anche la totale assenza di record nelle categorie intermedie di Junior e Cadetti. Vero é che la stagione é talmente lunga, e gli obiettivi talmente lontani, che mi aspetto dei valori ben diversi a maggio e luglio. Vedremo. Intanto ho notato che una squadra come il Nichelino é arrivata in queste categorie a ranghi ridotti ma con le idee ben chiare. Soprattutto Elisa Dibellonia, tre titoli e tanti saluti.

Il bravo allenatore sa far fronte alla difficoltà. Quando la difficoltà é che siete in 100 persone (avete letto bene, #centopersone) muoversi, spostarsi, arrivare, sistemarsi non é facile. Non ho perso nessuno, é già una vittoria.

Naturalmente non si é esenti da errori. Così, ho scordato di cambiare un nome nella staffetta mista iscritta in precedenza. Dopo diverse convocazioni del giudice arbitro arriva anche quella in cui mi si intima di far partire il nome iscritto e non quello che si é presentato. Giusto, chi sbaglia paga. Cose che capitano.

Facciamo però ammenda su alcune questioni. Il gestionale é un mezzo utilissimo. Allora perché dobbiamo iscrivere le staffette dieci giorni prima, con tutti i nomi, senza tempo, e poi sprecare degli inutili fogliettini minuscoli che tra parentesi possono anche venire persi tra segreteria e giuria per rifare tutto da capo? A questo punto metteteci un bel PC dove possiamo fare tutti i cambi che vogliamo fino a mezz’ora prima. Gli alberi e i coach ringraziano.

L’apnea del super…utile o moda crescente?
Stiamo parlando di apnee del terzo cinquanta con torpedo. Utile secondo me. Ho visto da chi la sa fare dei bei recuperi. Certo consuma energie e va usata con intelligenza. Barbati la ha mostrata oramai tempo fa e ora io credo che non se ne farà a meno. Migliore interprete vista agli Italiani Lucrezia Fabretti, d’altronde se non ne sa qualcosa lei.

Torniamo a parlare di squadre. Poiché non posso citare tutti, dico le tre diciamo novità che poi tanto novità non sono ma i cui miglioramenti stanno balzando ai miei occhi.
Calabria Swim Race del notissimo Vanni Celano coadiuvato da Germana Critelli. Vincono gli Esordienti a mani basse, qualche buona individualità e un Caserta in discreta forma.
Padovanuoto, presente in ogni classifica con tante prestazioni fra i primi e anche qualche titolo italiano.
E la Virtus Buonconvento, che oramai assorbita l’Interamnia si affaccia nelle zone alte delle classifiche.

Mi chiedo perché…quando stai andando veloce esci dall’apnea del torpedo. Ma non riesco a darmi una risposta. Neanche la mia atleta riesce. Cose che capitano.

La famiglia Pasquino torna a casa da questi campionati con cinque ori quindi nelle statistiche familiari é la più vittoriosa. Il derby lo vince Francesca (categoria Cadette) con tre titoli contro Valentina (categoria Juniores) due titoli. Curiosamente, dei cinque titoli nessuno é stato conquistato nella stessa specialità. Cose che capitano.

Parlando di record, non possiamo che inchinarci al record di Francesca Cristetti, prima donna in Italia a sfondare il muro del 1’10” e detentrice del nuovo record europeo. Un trasporto fantastico.

Parliamo di superlifesaver. La mia atleta non aggancia. Sono quasi otto anni che facciamo super. Abbiamo sempre agganciato, bene o male. Dopo dieci tentativi, mi guarda, io la guardo, aggancia e torna. Cose che capitano.
Arriva da me arrabbiata come mai l’ho vista dicendo che il torpedo era al limite, che anche altre si sono lamentate con gli addetti e la risposta é stata : “se qualcosa fosse sbagliato, ce ne saremmo accorti”.
Visto che io ho sbagliato e non me ne sono accorto, visto che mi hanno perso un cartellino di una staffetta che poi ha vinto e non se ne sono accorti, forse non sempre ci si accorge delle cose e una controllata si può dare. E comunque rispondere più educatamente agli atleti.

Ora un’ultima domanda: ho parlato con varie squadre che vogliono fare i Mondiali: visto lo strepitoso successo della partecipazione di squadre italiane agli Europei, qualcosa cambierà? Io non credo, ma forse una riflessione poteva essere fatta, per le squadre italiane.
Per il resto, va tutto benissimo. Cose che capitano.

Credit Foto: Facebook Germana Critelli

ISL e record: un po’ di chiarezza!

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Record o no?

di Mauro Romanenghi

Leggo in questi giorni dei record fatti durante i meeting della lega ISL e della loro possibile omologazione.
Ora non voglio entrare nei particolari della querelle ISL- FINA di cui sinceramente non mi interessa, né se la ISL sia o no un’alternativa interessante rispetto alla World Cup, alle FINA Series, né sui fattori economici che la hanno creata.
Né mi interessano i fattori di spettacolo, per cui la ISL decide che i tempi contano meno e i piazzamenti sono il sugo di questa competizione.
Tutto può essere condivisibile o meno, fortunatamente ognuno guarda ciò che più gli piace: il tempo darà il suo verdetto.

Parliamo qui di regole: opinabili, discutibili, ma sempre regole sono.
La ISL ha le sue regole: ad esempio, puoi partecipare se non sei mai stato positivo a un controllo: altrimenti, non puoi partecipare.
La FINA ha le sue regole: ad esempio, per omologare un record, devi sottoporti a un controllo antidoping.

Come si fa a omologare un record? Sta scritto qui al paragrafo 12 del regolamento. Anche la LEN ha i suoi parametri, basta cercarli. In ogni caso, per fare un record devi essere in una manifestazione approvata dalla FINA (o dalla LEN) e che stia nel suo calendario.In questa bella pagina della FINA trovate tutto sul doping: liste proibite, TUE – cosa é? leggete!procedimenti contro gli atleti, casistiche.
Non sta alla ISL decidere o meno se fare un controllo antidoping, che comunque può essere eseguito (vado a memoria) fino a 24 ore dopo. Vi dico che ho visto fare controlli antidoping a manifestazioni molto meno importanti: il meeting di Ginevra, per dirne uno (con tutto il rispetto per questo meeting). Al Settecolli a Roma ci sono i controlli, di sicuro.
Riassumendo quindi: richiesta di calendario e controllo antidoping.
Se la ISL – in chiaro contrasto con la FINA, ma qui entriamo in un campo minato – non  abbia ritenuto di dover fare mettere le sue manifestazioni in calendario non é colpa della FINA, e nemmeno della ISL. Ognuno fa le sue scelte. Ma chi ci dice che i giudici fossero quelli della FINA? Chi ci dice che le vasche siano della lunghezza giusta? Chi ci dice che i costumi siano omologati? Sono tutte regole da seguire. E’ altrettanto ovvio che lo siano: infatti le ultime manifestazioni sono state approvate nel calendario. Non le prime, per le quali di vari record non resterà traccia.

Ma passiamo alla FIN. In un paragrafo molto chiaro del regolamento qui si spiega come si acquisiscono i tempi all’estero. E’ molto semplice, sono tre paginette che vi riassumo in una semplice frase: se volete che i vostri tempi valgano, dovete avvisare che fate una gara all’estero a meno che non ci andiate come nazionale.
Ergo, se nessuno avvisa, non valgono. Dubito fortemente che la nostra Aqua Centurions, tra l’altro assimilabile a una rappresentativa e quindi non a una società come noi la intendiamo abbia fatto questo… (e penso anche la squadra reale di appartenenza dei nostri nuotatori) il tempo semplicemente quindi non sarebbe esistito per le graduatorie.
Ovviamente si sarà mosso a posteriori qualcosa, ed essendo l’ultima manifestazione di Londra regolarmente nel calendario internazionale si é provveduto all’acquisizione. I termini di questo processo mi sono ignoti ma neppure mi interessano.

Per farvi un esempio, per Napoli (manifestazione ISL non autorizzata) i risultati non verranno acquisiti. E il record della staffetta mista maschile realizzato da Aqua Centurions – omologabile per conto di chi? non sono una società, né una nazionale – non sarà quindi mai riconosciuto. Ribadisco che neppure serve un esame antidoping per decretare un primato nazionale.

Per questo tutte le questioni che leggo mi sembrano inutili. Non pretendo che gli atleti sappiano tutte le procedure ma chi si occupa di nuoto sì. E che quindi non si resti sorpresi di fronte a certe notizie. Basta fare chiarezza…e rispettare i regolamenti.

 

Trofei internazionali: il salvamento inizia a spingere!

German Cup 2019

German Cup 2019 grandi primati!!!

di Mauro Romanenghi

 

Ebbene sì, la nuova stagione é ufficialmente iniziata.

La vecchia sembra appena finita, e in realtà é così: il campionato Europeo si é concluso un mese e mezzo fa, ma già si scalpita per gareggiare: prima però un paio di considerazioni vanno fatte.

Sembrava fosse in atto una mezza rivoluzione con la fine delle gare a squadre e l’avvento delle gare a medagliere, ma in realtà non sarà così. Ha vinto il vecchio, quindi il salvamento resterà uno sport di squadra come prima. Con tutte le storture che questo comporta, e qui esprimo la mia opinione: finché questo sarà lo status quo, difficilmente il salvamento in qualsiasi sua forma sarà sport olimpico. Badate bene che ai World Games il salvamento si fa con le gare in piscina, con il medagliere come classifica “ufficiale”.
Mi chiedo come possa venire ammesso alle Olimpiadi uno sport dove magari il vero campione mondiale neanche partecipa. Si parla di Ocean ai Giochi: come facciamo a dire che il vero campione mondiale di lifesaver é quello che fa Ocean? Ma soprattutto chi dice che il campione mondiale di Ocean sia il più forte al mondo, visto che potrebbe non essere convocato se qualcuno (difficile, ma possibile) a canoa e tavola va più forte di lui?

Bene, dopo avervi lasciato con questa mia opinabile ma non infondata problematica, passiamo a noi. Dopo aver ponderato a lungo (un po’ per la fine ritardata dell’anno sportivo, un po’ per i vari congressi internazionali in cui si doveva decidere il nostro futuro o non deciderlo, visto che tutto é rimasto uguale) é uscito il regolamento nazionale. Poche novità, se non per la qualificazione della nazionale. Lascio a voi scoprirlo, ma si invoglia a gareggiare in mare se non altro per il fatto che alcune accoppiate di titoli potrebbero consentire la chiamata in nazionale di diritto: per dirla una, sprint e bandierine.

Recepiamo anche alcune regole internazionali tra cui l’aggancio a torpedo entro i 10 metri e l’abolizione del trasporto face-up (la regola dei 90 gradi simile al dorso). Insomma, si tende a semplificare le norme per una maggiore fruibilità. Ecco propagandare prima queste novità sarebbe stata una buona cosa, ma tanto é queste regole verranno recepite ai prossimi Assoluti. Tra l’altro sarebbe gradito, quando questi cambiamenti avvengono, una piccola nota dove si invita a prendere visione delle nuove norme usando i molteplici mezzi di comunicazione che la modernità ci offre.

Passiamo alla competizioni. Otto nazioni, quindi un bel gruppetto internazionale, si sono date battaglia alla German Cup, che precede ora la Orange nel calendario.

L’Australia non scherza una cippa. Vero é che per loro siamo in un momento magico della stagione, cioé primavera inoltrata, ma il livello della nazionale schierata a Warendorf é di tutto rispetto. Lo provano i due record mondiali degli ostacoli di Woodward in 1’53″16 e della Davies nel superlife in 2’20″05.

Parlando del comparto femminile, non scopriamo qui il talento di Lani Pallister, anno 2002 e oro nel misto con il nuovo mondiale Youth di 1’10″15 e argento nel super anche qui con il nuovo limite Youth di 2’22″32. Considerando che é un’atleta che alla pari della Gillett viene dal nuoto (1’58″09 nei 200 e tre titoli mondiali Juniores dai 400 ai 1500) consideriamola già una probabile protagonista ai prossimi mondiali Assoluti di Riccione.
Qui il record del super e le due belle interviste alle atlete, nonché un consiglio su come si fanno gli streaming magari da archiviare per Riccione 2020.
Da notare come le parti tecniche di vestizione e aggancio siano, per così dire, perfettibili: chi ha voglia cronometro alla mano può vedere l’ultimo 50 di Lani percorso in circa 30″.
Le nostre ragazze non stanno a guardare: l’unico titolo sfuggito alle Aussies nelle prove a squadre é la corda femminile vinta da Lanzillotti e Meschiari. Certo un non entusiasmante 17″99, ma meglio di niente. Per il resto, nulla da segnalare ed é giusto così.

Pure nei maschi gran spolvero dei canguri. Detto del primato del mondo, parliamo anche della staffetta ostacoli maschile che realizza la seconda prestazione mondiale dopo quella dei cinesi ai Mondiali militari 2019 (qui la Cina ha stracciato il record del Giappone realizzando 1’34″80, per intenderci un passo da sotto 24″ per tutti). Woodward, Davis e Koch sono l’ossatura portante, e soprattutto sono del 1996-1998, quindi in grande crescita.

Solo tre vittorie individuali sono sfuggite alla squadra australe: il trasporto femminile e le gare a pinne. Qui continua a brillare la stellina tedesca Nina Holt, campionessa europea nelle pinne e nel trasporto e primatista del mondo in staffetta manichino. Il suo tempo é arrivato a 52″46. Insomma, aspettando la Orange Cup (che storicamente é di un livello minore pur nella sua importanza) il salvamento fa vedere alla nazionale italiana che il panorama si muove e che la piscina non garantirà più così facilmente quella fucina di successi. Forse, e dico forse, un’occhiata fuori dalle vasche bisogna darla. Siamo avvisati.

Nella foto Johanna Schreiber (Foto: Daniel-André Reinelt – DLRG)