Categoria 2019 Capitolo 3 – Velocità a momenti, futuro incerto

di Mauro Romanenghi

Device per il dorso..

Device per il dorso..

Lo so sembro incontentabile in questi Categoria. Una lunga stagione, in cui si pretende che i ragazzi facciano: Mediterranean Cup, EYOF, Eurojunior, le Universiadi, qualcuno i Mondiali, si torna, si fanno i Categoria e poi dai andiamo a Budapest ai Mondiali Junior. Vero che non siamo in miniera, però a volte le prestazioni ne risentono. Per alcuni, per altri no.

Alberto Razzetti dopo le Universiadi in cui purtroppo ha ciccato per squalifica la sua gara, i 200 misti, si presenta a Roma in gran spolvero. Un onesto 100 farfalla, e poi rieccolo nei 200 misti. Dopo Boggiatto, Rosolino e Turrini c’è lui. E’ ancora Cadetti, quindi c’è tempo. Ma per competere servono almeno due secondi meno. Due secondi. Questo il gap con il mondo. Per vincere, tre o quattro. Incontentabile.

A memoria vedo solo un triplete, quello di Tomasi nella rana Junior. Tantissimi vincitori in queste gare, molto bene perché significa che tanti ragazzi cercano di mettersi in luce. Fare nomi è impossibile, però fa piacere vedere come a volte il miglior tempo è ottenuto dagli Junior. Vedi gli 800 stile maschi.

Annachiara Mascolo. Promettente due anni fa, poi buio, Ricompare qui, prima si aggiudica zitta zitta i 200 farfalla e poi piazza un uno due nei 200 e 400 stile. Nei 200 stile è il primo tempo della rassegna… un piccolo raggio di sole nell’uragano dei 200 stile donne, che vede un naufragio di Mizzau autrice di un 32”9 nell’ultimo 50 dei 200 dopo essere passata in testa. Incontentabile.

Nonostante quest’anno ancora si abbiano sei ragazze sotto i 2 minuti, la staffetta non decolla. Il treno sta passando e nessun Burdisso sembra salirci all’ultimo fra le donne. C’è ancora una stagione. Poi ne riparleremo fra cinque anni. Bye-Bye.

Giorgetti vince i 200 rana in 2’10”93 ed è felicissimo. Siamo contenti per lui, ma insomma meno per il livello dei 200 rana maschili. 

Se la vasca olimpica fosse di 100 metri e l’apnea permessa di soli 5 metri, la Zofkova probabilmente sarebbe campionessa olimpica. Purtroppo non è così, e i sogni olimpici al momento resteranno solo sogni.

Ieri il secondo lampo alltime è di Milli, quasi al limite dei 25 secondi e quinto di sempre in Italia. Senza device. Questo mi pone una domanda. Ma se questi device sono veramente così utili, perché di record non ne sono stati fatti a carrettate? Perché c’è chi migliora senza? Perché mi sembra una carabattola che si rompe spesso? Ma chi l’ha progettata non si vergogna? Insomma si poteva fare una pedana più intelligente, tipo un vero gradino. Dopo che l’ho vista da vicino, mi sembra un giocattolo. E costerà un occhio della testa, pure. Incontentabile.

Ai posteri l’ardua sentenza, ai Ragazzi le gare dei prossimi giorni.

FuoriOnda 70 – Speciale Gwangju 2019: gran finale!

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospiti Cristina Chiuso commentatrice TV per Eurosport e collaboratrice di OAsport con Enrico Spada, direttore di OAsport.

Eccoci con la squadra al completo a commentare questi Mondiali. Con il disturbo del Fogliani e la parte tecnica (si dice così) a cura di Mauro Romanenghi, grazie alle statisiche di Marco Agosti, ascoltiamo le opinioni di Enrico Spada e Cristina Chiuso, nostri gentili ospiti e amici di Acquastampata. Le sorprese, le grandi prestazioni, le delusioni di questa rassegna iridata in tutte le salse, azzurre e non. Senza dimenticare l’occhiio lungo verso Tokyo. Solo su Fuorionda, che saluta Gwangju e si proietta verso un altra meta: 2020, arriviamo.

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 29 luglio 2019
Credit foto: Laura Vergani/screenshot RAISport

Categoria 2019 Capitolo 2 – Siamo in attesa di …

di Mauro Romanenghi

miglioramento meteo_Roma agosto2019

siamo in attesa di un.. miglioramento meteo_Roma agosto2019

Oggi pessime condizioni atmosferiche (per il nuoto, al salvamento ne ho viste molto, molto, molto peggio). Gare ritardate, e non mi sembra di aver visto la premiazione delle squadre Juniores. Tra l’altro diversi Juniores neppure ci sono. La Gaetani, ad esempio. La Pilato (che non è Juniores…). Ceccon. Insomma, tutto va per il verso sbagliato, oggi. O no?

Sono quindi in fervente attesa che inizino le gare, e mi chiedo perché ieri lo streaming non abbia funzionato benissimo nelle prime due ore. Ma soprattutto mi chiedo chi è l’autore della playlist. Siamo in attesa di un autore con più fantasia, dato che durante le staffette va sempre la stessa canzone nello streaming da due giorni!!!

Dopo le gare del mattino, ottima prestazione della Castiglioni, quindi aspetto il pomeriggio per vedere cosa combinerà. Beh, una discreta gara per concludere degnamente la stagione. Brava Casti, siamo in attesa del prosieguo della tua ascesa. 

Ieri imperdonabile dimenticanza per Razzetti, che sfoggia la quarta prestazione alltime nei 100 farfalla. Oggi però non sfugge il lampo di Deplano: 21”85 e quarto pure lui. Insomma i velocisti abbondano ormai in casa Italia, attendiamo quello giusto da podio mondiale. Mancava poco anche al record cadetti di Orsi. Peccato, è andata.

Le inquadrature dei 50 metri di ogni gara di questo streaming sono terribili. Prima ci hanno provato dal basso avanti, poi dall’alto dietro. Niente da fare. Io proverei dall’alto avanti, forse qualcosa riusciamo a vedere di questi 50 metri.

Sento da voci sul campo che l’assenza di aperitivi a metà pomeriggio si fa sentire. C’è fervente attesa di un planner di eventi mondani anche durante i categoria di nuoto. Per eventuali proposte contattare alla voce “re” direttamente in tribuna. 

Alcune gare sono state veramente combattute. Alla virata dei 300 dei 400 stile Junior c’erano almeno sette atleti che potevano vincere. Ma anche i 50 stile Junior, con dieci atleti in cinque decimi. Anche qui supervincitori non ce n’è. Meglio così, ci si diverte di più.

Insomma anche in questo campionato, di ragazze a 54 secondi sui 100 stile non se ne vedono. Non dico 53”, ma almeno 54”. Invece un 55” (Biagioli) e altri 56”. C’è da lavorare duro. Siamo in attesa.

Siamo in  attesa di ragazze che facciano delle apnee a dorso nei 200. Cinque metri o tre gambate non sono considerate come apnea nel mio personalissimo cartellino, non da Junior in su. Non è che siamo tutti Regan Smith ma tra lei e le tre gambate c’è tutta una serie di sfumature di grigio da considerare. Come tra la Scalia e la Zofkova.

Siamo in attesa della prossima giornata. Vediamo cosa ci riserva.

Categoria 2019 Capitolo 1 – L’invasione degli ultracorpi

di Mauro Romanenghi

4x100slfemmine_20ragazze a podio

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Molti anni fa, quando ero piccolo, vedere ragazzi stranieri era un vera rarità. Mi ricordo un discorso che mi fece un parente, il quale mi disse che era veramente per lui strano girare per Milano e trovare “tutti questi ragazzi di colore” (allora si diceva negri, oggi non si usa più ma la parola era quella).
Dalle nostre parti quando si vedeva uno straniero (inteso un asiatico, o un africano) le reazioni erano di diffidenza.
Secondo me la stessa cosa succedeva in Africa quando (raramente) uno di noi andava lì a vivere.

Tutto sto preambolo per dire due cose.

La prima che dopo diversi anni abbiamo recepito il fatto che i ragazzi che si allenano qui e non sono italiani (o non lo sono ancora) possono fare i campionati se sono tesserati per una squadra italiana. E vorrei ben vedere, i calciatori vincono lo scudetto e noi non possiamo far nuotare dei ragazzini.

In secondo luogo, che si verifica l’evento che se uno di loro vince la gara individuale, non essendo italiano non vince il titolo italiano – bella scoperta direte voi – ma viene premiato lo stesso. In più oltre a lui, tutti gli italiani dal primo al terzo.

Se ricorderete in un articolo tempo fa avevo scherzato sul fatto che avremmo avuto ventiquattro premiati, perché le staffette con uno straniero erano equiparate. Beh non ci siamo andati distanti e la foto del podio della 4×100 stile Junior femmine lo dimostra. Ben venti atlete premiate, di cui dodici sul podio del bronzo. Una vera pacifica invasione, altroché! Non essendoci posto sul podio, le ragazze hanno optato per una formazione Supersayan alla Dragonball. Comunque tutto è bene quel che finisce bene e alle 22.45 la premiazione è terminata.

Aspettavo qualche reduce dalla Corea – lo so, detto così fa brutto – ma il Day 1 è stato quasi avaro. Tranne che per i 200 stile, dove gli staffettisti non hanno scherzato. Stefano Ballo approfitta del suo momento di grazia e conquista quello che a tutti gli effetti è un titolo italiano assoluto, anche se poi non lo è.

Marco de Tullio è reduce anche lui, e il suo 1’48”00 non è niente male. Soprattutto come lo ha fatto: 53”25 – 54”75. La 4×200 comincia a far gola a tutti, credo.

Zero record nella prima giornata. Ad andarci vicino vicino al staffetta dell’Insubrika, a pochi decimi dal primato italiano della 4×100 stile Cadette. Per il resto, poco da segnalare.

Di Pietro ritorna a colpire nei 50 stile. 25”3, niente di eccezionale. Ma considerato lo stop, neanche così male.

Crederci sempre, mollare mai“.
Il motto della ragazza deve essere questo. E dai e dai alla fine qualcosa viene fuori. E infatti ieri Alessia Capitanio da Trieste porta alla sua squadra il tricolore Senior dei 400 misti tenendo dietro la Trombetti allo sprint. Quarta la gemella Gaia, altrimenti sai che festa sul podio e gossip alle stelle.

Crederci sempre, mollare mai parte due.
Giovannoni Ivan, 7’59”08, primo tempo della manifestazione, meglio di De Tullio e  Acerenza, ma soprattutto tempo limite dei Mondiali Junior di Budapest.

Le gare della prima giornata si concludono con il buio (nel senso di notte). Mai credo di aver visto finire le competizioni di nuoto verso le nove. Un altro segno di avvicinamento al salvamento, dove finire alle 20,30 è un’opzione tollerabile.

Luca Rasi ufficializza la nostra percezione che le ragazze sono più concentrate. Il record dei cartellini persi, nella prima giornata, è dei maschi.

Dopo le Universiadi, in cui si è sbizzarrito nei commenti, torniamo al sobrio e più pacato “Tempi e classifiche confermati. E ora, passiamo al Day 2.”

Gwangju 2019/heat 7 – La concentrazione è donna!

di Mauro Romanenghi

4x100 medley relay_roadtotokio/collage screenshot RAI

4×100 medley relay_roadtotokio/collage screenshot RAI

Oggi giorno delle scuse. Per fortuna non le ho sentite, quelle della staffetta maschile. Né voglio sentirle. Tredicesimi fuori dalla finale e dai qualificati di diritto per Tokyo. Sempre dalla parte dei ragazzi, però 3’35”8 non ci sta. Come dice la Pellegrini: “le donne sono più resistenti e riescono a tenere la concentrazione più degli uomini”. Ha detto tutto lei. Io aggiungo: italiane.

Capitolo Vergani. Difficile rientrare così. Però la colpa è solo, soltanto e solamente sua. A ventidue anni bisogna crescere e diventare responsabili. Ha perso un mondiale, e speriamo che non ci sia altro: i Carabinieri non saranno tanto teneri, secondo me. E ora sta a lui ricostruirsi. Seguiremo gli sviluppi. 

Capitolo Dotto. Lo so, è caduto. Lo so, non è colpa sua se è caduto. Ma bisogna riconcentrarsi. Ce n’erano altri sette con lui. 

Capitolo Cusinato. Quando si fanno delle scelte, bisogna accettare le conseguenze,. Buone o cattive. Lei lo sa e lo sa ammettere. La scelta non si discute, e nemmeno le conseguenze. Qua di sicuro non bene, con la sua progressione poteva giocarsi due tranquille finali e magari qualcosina di più.
Ora vedremo anche per lei. 

Capitolo Martinenghi. Una stagione di rientro a metà. Una stagione, per tornare al top, non basta. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare. Perché il vertice è lì, a mezzo secondo. A vent’anni è presto per pensare che sia tardi. Soprattutto con questo talento.

Capitolo Sabbioni: come sopra, con tre anni in più. 

Capitolo Codia. Sfortuna(?), rimandiamo alla prossima stagione. 

Capitolo Bianchi. Arriva troppo tardi questa qualificazione. Forse, dico forse, fosse arrivata ad aprile oggi avremmo avuto dei bei duelli in più. 

E finalmente parliamo dell’ultimo giorno.

Ho scommesso con gli amici forte delle mie 5 vittorie di ieri. Ebbene, mazzuolato. Ho azzeccato solo due gare. La forma se ne è andata. Mia moglie in compenso ha centrato tutte le previsioni sulle staffette miste. Touché.

Si può sempre sbagliare in partenza. In genere, nei 50, chi parte male perde. Oggi la lezione l’hanno appresa in tre. Kolesnikov, nei 50 dorso. Pilato, nei 50 rana. Sioestroem e soprattutto Campbell nei 50 stile.

Esageriamo? Ma sì. Esageriamo. Benedetta Pilato poteva vincere. La progressione si è fermata a 10 metri dall’arrivo, ma non è così facile battere la King, soprattutto se ti guarda storto ogni bracciata (anche dall’altra parte). Alla fine ha dovuto farsi venire la vena grossa sul collo che le manca!

Ma che avranno da ridere sempre le raniste sul podio che si odiano a morte…

Nei 400 misti maschili Seto si presenta con più di tre secondi all’ultimo 100. Litherland, che sente il fiato di Trump sul collo, si lancia all’attacco. E quasi ce la fa. A onor del vero. Seto muore nell’ultimo 50, finendo in 29”66. Paura vera.

Parlando di podio, a 4’12” c’era un medaglia nei 400 misti uomini. Insomma, un tempo raggiungibile.

Si rivede di nuovo Ye Shiwen, due medaglie qui. Simpatia.

Ieri sera ragionavo con amici che forse era il caso di mettere la Smith in finale per gli USA. Che non sono stupidi infatti l’hanno fatto. Regan Smith non li ha delusi, si sa le donne restano concentrate più a lungo degli uomini, anche le statunitensi.
La staffetta statunitense femminile quindi demolisce il vecchio record di un secondo e un decimo. Un secondo è merito di Regan Smith, che fa 57”57. Passando in 27”74 ai piedi, che valeva la finale dei 50 senza problemi.

Se volete trovare i componenti delle staffette maschili USA, potete andare alla frontiera con il Messico. Hanno organizzato un Campus estivo di scuola di muratore. Kal-el Dressel sposterà i mattoni a duecento per volta, poi gli altri frazionisti li disporranno fino a 15 metri di altezza, senza farsi aiutare da lui. La malta la porterà Trump in persona, aiutato da Salvini che si sa è un grande esperto di murature. Trump conta in questo modo di risparmiare molto sui lavori di effettuazione. 

La Gran Bretagna vince una medaglia storica con il nuovo record europeo. Diamo però a Cesare quello che è di Duncan Scott: 46”14 nella frazione a stile significa che ha guadagnato un secondo e mezzo a Adrian. Terza la Russia, che perde il primato, ma se Rylov avesse trovato una buona apertura, forse forse…

Certo i cambi della Russia sono da invidia: 32 centesimi persi in totale. Il cambio Rylov Prigoda da applausi.

Penso che non imparerò mai che Manuel  è il cognome di Simone Manuel e We è il cognome di Shiwen.

Importante informazione che ora Dari darà il cambio a Suri, per i mondiali master. Dopo questa nota fondamentale, possiamo riposare tranquilli. 

Parliamo di Greg? Ma sì, parliamone. La Caporale inscena tipo un funerale: hai perso… beh ma ha vinto l’oro negli 800, un bronzo nei 1500, un argento nella staffetta in mare e qualificato nella dieci per Tokyo. Wellbrock è più forte, ma Greg ha avuto anche tanto da fare e un infortunio a maggio. Certo ci sono gli avversari, adesso, non li nascondiamo sotto il tappeto come la polvere. Ma vedremo. L’Italia c’è. Greg con lei.

Più che Crudelia Demon, con quei capelli la Pilato sembra Double Face di Batman. Gli manca solo la monetina da far saltellare… chi batto oggi?

Fino allo scorso anno nelle topten mondiali alltime c’era solo lei, Pellegrini. Oggi ci sono quattro azzurre. Pellegrini, appunto, poi Quadarella, Panziera, e Pilato. Crescete e moltiplicatevi. Per la gioia degli appassionati.

Chiudiamo con la collezione dei boschetti, mai lieti ma che l’Italia ha, essendo una nazione verde, sempre con sé: primato non invidiabile, spesso con il record italiano: tre staffette tre, tutte con record italiano. Burdisso, con record italiano. Di Liddo, con record italiano in batteria e semi e quasi in finale. E per ultima Panziera. Ricordando che le statue di bronzo sono meglio dei boschetti, ci aggiorniamo alla prossima.

Gwangju 2019/heat 6 – Se questa è crisi USA…quella del Settebello che è?

di Mauro Romanenghi

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

Allora devo chiedere scusa. Perché le parolacce non si devono dire. Lo sanno anche i miei atleti, dai quali non le voglio sentire e se mi scappano (capita) me lo fanno subito notare. L’ultima è stata al Foro Italico, pochi giorni fa, quando ho sentito “c…o” in bocca a una ragazza. Subito ripresa, una sua compagna mi ha detto: “tu lo dici sempre”. A parte che non lo dico sempre, non é una buona ragione per imitarmi, ho risposto. Insomma, cazzate non si dice. Ma rimango sulle mie posizioni. D’altronde, non sbaglia le virate pure Dressel? Eppure fa 49”6 a delfino. Non faranno così schifo. La Sioestroem ha preso un metro dalla Mcneil nei 100 farfalla in virata. Farà così schifo a virare? Bene, chiudo qui la faccenda. 

Visto che ho parlato di Foro, consentitemi una digressione a 25 anni fa. Io c’ero. Con altri 15000. Una calda serata, nella tribuna sopraelevata del Foro a Montemario, e la Spagna di Estiarte si arrese 10 a 5. Ricordo un goal da 10 metri, spettacolare:

https://www.youtube.com/watch?v=VYTvHNDrwIQ

Una bolgia. La Spagna annichilita. Era il goal del 7-2 , che ho rivisto, una bomba da lontano. Come oggi, quel 7 a 3 di Dolce, la palla che schizza sotto l’ascella di uno spagnolo. E lì capisci che tutto gira giusto. Con le prime quattro superiorità che entrano tutte, con la Spagna che sbaglia il rigore del vantaggio, che ne fa 4 su 13 in superiorità, non segna neanche sola davanti al portiere. Insomma anche oggi, 10 a 5. Giorni così, che si ripetono ogni 25 anni. 

La nazionale di nuoto che c’entra? C’entra, era lì a tifare. Scatenate Casti e Di Liddo, che quasi si scaraventa giù dalle tribune. Il telecronista impazzito che cita il 1975 e il porompompero, il famoso coro del 2006 in Germania (????). Ma oggi vale tutto. 

Ebbene festeggiata la vittoria del Settebello, che io seguo da Los Angeles 1984 (anche se di pallanuoto non capisco nulla, infatti ho fatto prendere 50.000 lire di multa a una squadra quando mi sono seduto in panchina come viceallenatore), torniamo in piscina. 

Prima però un doveroso ricordo alle vittime della sciagura nel locale notturno. Le feste non dovrebbero mai finire così.

Siparietti oggi dopo le batterie dei 50 rana dove una certa Pilato infila un 29”98 che è il nuovo primato italiano assoluto e di ogni categoria. Penso una cosa mai successa finora.
La Carraro la dipinge in tutta la sua gioventù, ma sappiamo che la Carraro vive con il cartonato della Casti da battere in camera. Dopo la semifinale e gli sguardi assassini del pomeriggio, cambierà la sagoma del cartonato. Domani prevedo scintille. 

Per inciso, la Pilato è la settima performer di ogni epoca nei 50 rana. Solo in otto sono scese sotto i 30 secondi.

Dichiaro ufficialmente chiusa la crisi USA dopo i cinque ori cinque di oggi. Anche se con il sudore della fronte, come diceva qualcuno, che impregna le bandana. Tragedia evitata anche per Ledecky, che aveva la lettera per la frontiera con il Messico già sulla scrivania di Trump. Sprint finale e lettera nel cestino. 

La Quadarella però ha sentito odore della medaglia, parole sue. A Tokyo propongo di vestire la Kationa con delle orecchie di coniglio, così Simoncina può fiutarla e andare in caccia. 

Per buona creanza, dopo la quarta prestazione alltime nei 1500, la Quadarella fa anche la quarta negli 800. Par condicio.

Il responsabile del sito FIN lancia la moda del bum bum. Ben due post nell’ultima settimana. Deve avere fra i suoi amici degli appassionati di pugilato.

Sempre dalla Caporale una paio di scenette da manuale. La Sioestroem che chiosa: “sono molto felice perché questa è la mia prima medaglia a questi campionati”. Ma come, e l’argento dei 100 farfalla e il bronzo dei 100 e 200 stile? Quelle non contano? Mi immagino la Sioestroem che arriva a casa e butta le medaglie che non sono d’oro…questa sì, questa no.

Arriva la Efimova, alla domanda cosa ne pensa di questo mondiale: “il peggior mondiale a cui abbia partecipato”. Poche parole, ma efficaci.

Arriva Miressi, ed ecco il solito discorso della stanchezza. Siamo tutti stanchi, sono gli ultimi giorni… mancherebbe ancora una mista. Bene, siamo a posto.

Arriva la Panziera, faccia da funerale. E come darle torto, arrivi con il primo tempo e perdi in cinque giorni tutte le tue certezze. E la medaglia. Una sonora e severa lezione. Ma io sono sicuro che ce la farà. Ci piaci di più senza broncio, Margherita.

Spariti dai radar Ceccon e Codia. Il primo evanescente. Mentre qua i millennials fanno furore, anche il suo alter ego Burdisso, il ragazzo dell’ultimo treno, lui è evaporato. Codia dopo un bellissimo 50 lo aspettavo nei 100. La schiena pare averlo tradito. Altro brutto allarme per la staffetta domani. Amen.

Parliamo un po’ di tecnica. Vincitrice dei 200 dorso, sbarella un po’ in giro con la testa la Smith. Forse passare in 59”45 ai piedi non le ha fatto benissimo. Infatti torna in 1’04”… l’incoscienza della gioventù.

Rylov sbarella più di lei. Ma la forza in acqua è senza pari. 

Le raniste hanno preso questo vizio di muovere la testa o inclinarla di qua e di là. La migliore è la King, che si girava ogni bracciata dei 50 rana a guardare la Atkinson. Ma che ti giri, nuota!

Gwangju 2019/heat 4 – E il quinto giorno l’Italnuoto si riposò, il Mondiale no.

di Mauro Romanenghi

Rylov_MondialiCorea2019

Rylov_MondialiCorea2019

Oggi parliamo poco di Italia. Ma perché di Italia c’è poco in questa giornata. Matteo Restivo, l’impiegato del nuoto, purtroppo non raggiunge la finale. Manca il secondo cento metri, e le sue apnee non sono state così incisive. La finale ci poteva stare, distava solo mezzo secondo dal tempo del mattino. Ma chissà cosa succede in quei momenti, quando senti che ce la puoi fare.

E quando la giornata dice che devi perdere, tu perdi. Oggi favoriti tutti in gran difficoltà, e sorprese a carrettate. Mai Mondiale ha offerto più spunti di discussione di questo.

Oramai non serve più la Caporale, piangono tutte dal cronista ufficiale della zona mista. Piange Boggie Kapas, la mia Boggie, che infila le americanine piantatissime dopo averle spaventate con un 31” di terza vasca. L’arrivo è quello che è ma il risultato è quello che conta. 

Oggi avevo battezzato il giorno degli americani. La 4×200 con la rinata Ledecky, Dressel, i 200 misti, i 200 farfalla con possibile doppietta. Nei 200 farfalla un bel suicidio assistito ha servito la vittoria all’ungherese. Ma poi arrivano le certezze. Dressel é una di queste, ma non bisogna mai fare i conti senza l’oste Chalmers. Quii Mecasacchi vedono una gara diversa. Nel secondo 50, ma soprattutto negli ultimi 10 metri, Dressel è piantatissimo e paga il suo 22”3. Chalmers arriva di gran carriera, e lo raggiunge. Quasi. Io proprio le raspate finali di Dressel non le ho viste. La bandana ti ha salvato, caro Caeleb.

I 50 dorso non sorridono a Medeiros, la donna dai bicipiti più grossi che io abbia mai visto, forse più ancora di Serena Williams. Si narra che il fratellino di Etiene stia ancora cercando i denti che sono saltati dopo un litigio da giovani. Ringrazia Olivia Smoliga, che mi ricorda tanto una mia atleta di tanti anni fa di origine dell’Est. Come la Smoliga, del resto, il cui cognome è classicamente inglese.

Siccome il tema è quello, ecco che nei 200 misti abdica anche Chase Kalisz, inguardabile nei primi 100 metri. Ne approfitta Daiya Seto. Oh, farsi intervistare da noi porta benissimo, dopo quattro anni di digiuno l’intervista al Settecolli porta l’oro nei 200 misti. Dajeeee Daiya!

Se Chupkov nuota i 200 rana con un’irriverenza spaventosa, il mondiale di Wilson fa spavento. Chupkov fa 1’02”82 nel primo 100 con 1’04”01 nel secondo. Nessuno può tornare come lui. Wilson passa in 1’00”8. Intanto si rivede il campione olimpico Balandin, dato da tutti per disperso. E la foca umana Marco Koch. E il primatista mondiale Watanabe. Tutta da seguire la finale domani.

Allora Rylov sembra scolpito da uno scultore che non ha studiato anatomia umana. Sembra metà Hulk, metà Ivan Drago e metà un adolescente russo. Fanno tre metà, appunto, lo avevo detto che non sapeva l’anatomia lo scultore.

A proposito di russi dichiarazione netta: domani prenderemo quattro ori. Ci sono cinque gare domani. Che 4×200 schiereranno?

Abbiamo tuttavia nostalgia del collanato Kolesnikov, speravamo qui di vedere il megaduello nei 200 dorso. Problemi per Kliment, il millennials russo ci aspetterà a Tokyo.

Notizie certe mi hanno confermato che la prossima sconfitta degli USA in staffetta non sarà tollerata. Il muro del Messico ha molto bisogno di manodopera e la Ledecky non potrà portare certificati medici. Tuttavia il vecchio adagio dice non c’è due senza tre, e il quattro vien da sé.

Canada sempre più sorprendente, nonostante una Ruck così così. La cura del coach Titley funziona: fanno due staffette su due a podio. Ne manca una, l’ho già detto?

Gwangju 2019/heat 3 – Quattro per quattro: non si può che vincere?

di Mauro Romanenghi

200sl ORO di Federica Pellegrini Mondiali Corea 2019 /screenshot RaiSport

200sl ORO di Federica Pellegrini Mondiali Corea 2019 /screenshot RaiSport

Oggi quarto giorno di gare. Quattro record italiani (non tutti individuali, non si può avere tutto dalla cabala: neanche lo sciamano con la sua potenza è onnipotente). Quindi una giornata a trazione integrale. Eppure… eppure… ma andiamo con ordine.

Oggi sono in lab. Partono le finali, e io rientro dalla pausa pranzo. Come non vedere le finali degli 800? E poi i 200? Arrivano i colleghi, parliamo della finale della Pellegrini. Arriva il capo che vede che stiamo vedendo le finali. “Beh! – dice imperturbabile – “questa è la dimostrazione che con le nuove metodologie l’età delle prestazioni si sta spostando sempre più in là”. Ecco perché lui è il capo, e noi no. Anche se di nuoto probabilmente non capisce niente.

Ma oggi la giornata fila via liscia come l’olio. Oro di Paltrinieri. Spettacolo. Poi oro della Pellegrini. Immenso. E allora? Ma insomma, siamo incontentabili. In un campionato così, volevamo la sfida Detti-Paltrinieri, invece Gabriele per sua stessa ammissione non è pronto per gare così vicine. C’è ancora da lavorare, manca una stagione e si sente. 

L’appetito vien mangiando, quindi noi vogliamo tutto. La finale per Miressi, ad esempio. Invece no. Ben tre centesimi lo separano dall’atto conclusivo. E così per la Cusi nei 200 farfalla, nonostante una semifinale buona resta fuori: anche lei nona. E infine gli ultimi bocconi amari. Scozzoli squalificato e poi Burdisso…

Burdisso è l’uomo del treno. Quello che ci sale su quando sta partendo, quando oramai sembrava averlo perso. Quello che arriva in ritardo all’appuntamento ma per fortuna anche la ragazza è in ritardo. Quello che entra in finale quando sembra che non ci sia più speranza e agguanta il bronzo. Non stavolta, però. Ma non per colpa sua. Ce l’ha messa tutta, ma noi tifosi avevamo fame. Anche lui adesso ce ne ha tanta. Si consola con il record dei record. Perché lui è ancora Juniores, tanta strada da fare. 

Per fare strada basta seguire anche la scia di Kristof Milak. Che spazza via Phelps passando pari ai 100 e poi con un bel 29.1 di chiusura. Lo conoscevamo già, adesso lo conoscono tutti. E lo temono.

L’ultimo 50 della Pellegrini miete la consueta vittima. Oggi a farne le spese è la nostra Sarettona Sioestrom, all’arrivo visibilmente prostrata. Ieri il mio amico Fogliani è stato buon profeta: l’ha battezzata sconfitta dopo che ha tentato di resistere in semifinale. Anche mia moglie è stata profetica, ieri, dopo aver visto la semi della Pellegrini: “Saretta è spacciata”. Perché la Pellegrini, quando è in forma, ti uccide di testa. Anche se vali 1’54” netto. Ledecky conferma.

Ricompare Fu, la cinese pazza. E riconferma la sua pazzia. Prima in 27”7 al mattino, fuori in 27”8 al pomeriggio. 

Mai più senza le mascotte dei Mondiali, due bellissime lontre il cui nome al momento mi sfugge. Hashtag #semprepeggio! (ma mia moglie se ne è già infatuata.. le vuole entrambe, sigh sigh!)

Invece no: circola già il video imperdibile in cui la mascotte robotizzata Miraitowa saluta il suo creatore. Cercatelo resterete senza parole. Purtroppo io l’ho fatto.

Ma insomma dedichiamo qualche riga all’impresa di oggi, altrimenti dicono che poi non parlo della Pellegrini. Ci sono quei giorni in cui non puoi perdere. Lo sai che puoi solo vincere. Tutto lo indica, le tue avversarie ti temono, i tuoi tempi scendono ogni giorno, le batti qualsiasi cosa tentino di fare. Questo é il giorno di Federica. Lo ha detto anche lei, lo ha detto Sacchi ieri, lo ha detto il Fogliani che a Modena lo ascoltano sempre quando dice che piove piove. L’ha detto mia moglie. Doveva vincere. E quando deve vincere, lei lo fa. Sempre. 

Gregorio invece nessuno se lo aspettava così: tranne forse lui. E infatti lo hanno lasciato andare a fare l’unica cosa che sa fare. Scappare via. E  dato che lo sa fare molto bene e che stavolta le corsie c’erano, nessuno ha potuto prenderne la scia.

Curioso come tra i finalisti (e medagliati) ci sia il francese Aubry, anche lui reduce dal fondo in particolare dalla 10 chilometri. Non so se avete notato il suo sprint finale, sembrava dover cedere a Detti e invece ti piazza questo 26”5 finale che lo porta sul podio.  #ilfondoportabene.

Naturalmente la perla della FIN non manca neanche oggi: report finale, e Miressi risulta peggiorare in semifinale. Certo non ha fatto la gara della vita, ma il suo 48”36 è meglio del mattino e a soli 3 centesimi dalla finale. Poi il ragazzo vale molto di più, lo sappiamo. Ma non smontiamolo così. E comunque confermiamo il report della FIN: in semifinale, se non passi, ti fermi in semifinale.

Gwangju 2019/heat 2 – Tre per tre: e i riccioli vanno sul podio

di Mauro Romanenghi

podio100RA_femmine_Carraro-King-Efimova

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In Italia si è scatenato un caldo pazzesco. Più di 38 gradi, sole cocente, il mio fruttivendolo voleva regalarmi tutta la verdura a un euro perché, dice lui, tanto domani la butto. Insomma è roba buona, bisogna anche saper cogliere le occasioni quindi ho preso un sacco di verdura e frutta in sconto. La roba migliore sono le pesche. Un euro una cassetta di pesche. Ma dove lo trovi uno così?
Invece a Gwangju il tempo fa schifo. Da venerdì piove, piove sempre. C’è un tifone. Questo lo dicono gli amici di mia moglie, che sono là per lavoro. Io almeno le gare le vedo con l’aria condizionata.

Anche a Gwangju è tempo di occasioni: e quando ti si presenta un’occasione così, non puoi lasciartela scappare. La campionessa mondiale, olimpica, primatista del mondo ha mal di pancia. Forse le è venuto perché ha perso i 400, forse ha perso perché le è venuto, non si sa. Ma se ha la cagarella è tempo di Quadarella. E Simona il mal di pancia non ce l’ha e si vede dai primi metri. E anche dagli ultimi. E anche da tutti quelli in mezzo.

Oggi magra magra per gli USA. Donald Trump ha già telefonato ai dorsisti dicendo che c’è un posto libero alla frontiera per il Messico per la costruzione del muro o alla peggio in dogana. Contratto di sei anni rinnovabili.

Ieri non volevo parlare di Megli, Carraro e Castiglioni e dei loro record italiani. Perché ne volevo parlare oggi. Grandissime gare, grandissime prestazioni. Anche Castiglioni, ottava ad un mondiale che fino a un mese fa non era tanto sicura di poter disputare, visti i mille travagli. Grande Carraro, che sposta i suoi riccioli finalmente su un podio mondiale. Chissà cosa succederà, ma intanto godiamoci questo bronzo e il secondo record italiano. Risate fra le tre ragazze: e insomma, se Horton non perdona, Lili King forse sì. Finché vince, e salva la giornata degli USA che ricevono la grazia da Trump. Niente muro, oggi. Murphy ringrazia.

La Efimova rispedita a casa dalla ragazza senza collo. Questo l’editoriale di oggi di “cavalli e segugi” sui 100 rana donne. 

Mi scrivono da casa se lo sbuffo di fumo serve a disinfettare gli atleti prima di entrare in vasca, visto che non possono fare la doccia. Non è così, è per adattarli al clima dall’umidità pazzesca della Corea. Siamo nella stagione dei monsoni, in più c’è il grande tifone di Mazinga (battuta che solo gli over40 possono capire).

La Cina protagonista di giornata con l’oro di Sun, quello di Xu nel dorso e il bronzo dei 1500 femminili. Ieri ho anche visto che è risorta la Ye Shiwen: penso non prendesse medaglie da quel Londra 2012, ma la mia memoria è corta, potrei sbagliarmi. Purtroppo la dorsista pazza è uscita in batteria, per me è stata la più grande delusione di questo mondiale.

Delusissima anche la Caporale, oramai non riesce più a far piangere nessuna, per un motivo o per l’altro arrivano già in lacrime. Adesso la sfida più grossa sarà trovare la domanda per farle ridere.

Parliamo di Megli. Un terzo 50 un filo più coraggioso, solo un filo, e forse adesso… ma solo forse… Dai Filippo, l’odore lo hai sentito: adesso manca il sapore.

Comunque il rush finale più veloce di tutti. Ma tanto noi non siamo la stampa specializzata, lo avranno detto già tutti.

Così come tutti avranno già detto che il ritorno di Carraro è stato più veloce di quello di Efimova: solo la King ha retto il confronto. Lo sciamano battezza Rena Aoki. Lode allo sciamano, e alle unghie di Martina.

A proposito di podio dei 200, io lo avevo detto che la FINA non gradisce come tutti i gerontocrati queste scenette sul podio. Anche perché Sun é under investigation. Quindi occhio alle sentenze fino a settembre. Per il resto, ognuno  ripeto può esprimere il suo sdegno come meglio crede. 

La battuta di Sun “io sono un vincente, e tu un perdente” è presa da un film americano degli anni 80. Era tipo Porkis o qualcosa del genere. Purtroppo ora mi sfugge. La memoria se ne va, a una certa. Comunque, non è originale.

Rapsys maledirà questo mondiale. Quarto nei 400, poi primo e squalificato per falsa nei 200. Grande Swimswam che in perfetto stile americano evidenzia in giallo il movimento del lituano sul blocco. Movimento lampante e squalifica ineccepibile.

Tre primati italiani individuali al giorno nei primi tre giorni. Le coincidenze a volte sono incredibili. Della staffetta non ne voglio parlare, ho detto!

Concludiamo la giornata con Burdisso. Riassumiamo la sua espressione con la famosa frase “felicità a momenti, e futuro incerto”. Domani si vedrà: “è un altro giorno”. 

Gwangju 2019/heat 1 – Tradimenti, boicottaggi, tonfi e trionfi

di Mauro Romanenghi

Gwangju 2019

Gwangju 2019

Ci sono nella vita momenti di difficoltà, magari anche nella vita di coppia. Sai, quando le cose non girano per il verso giusto, oppure si è un po’ stanchi. Oppure succede quel che uno magari non si aspetta. Così l’altra sera sento un rumore a notte fonda e vedo mia moglie giocare col cellulare.
Con chi starà mai messaggiando a quest’ora di notte, penso io. Chi sarà il losco figuro che la contatta alle tre, alle quattro, che ore saranno?

La luce del telefonino si illumina sempre più ed ecco la voce inconfondibile che si palesa. Un’introduzione inconfondibile, il solito panegirico infinito e poi il consueto saluto: da Tommaso Mecarozzi… e Luca Sacchi!
Nooooooooo!

Anche alle tre di notte. Ma io devo andare al lavoro! Ebbene niente da fare, ho dovuto seguire le batterie del mattino, con la Carraro che pure rincara la dose: “e quei dormiglioni che non ci seguono…no dai domani è lunedì e si lavora, poveri”. Eh già!

Due giorni di mondiale e l’Italia fa subito vedere di che pasta è fatta. Partiamo dal panino imbottito. Gabriele Detti conquista dopo un anno travagliato la medaglia dei 400 stile. Nell’intervista però si vede che è un po’ seccato, è la seconda volta che Horton lo sega allo sprint ai mondiali. Se la prende pure con la mamma. Povera, pure lei deve svegliarsi presto per vederlo. Ah no, lei è già là. Beh, povera lo stesso.

Che poi la colpa che Gabri è basso è sua, perché quando giocava in cortile arrivava sempre tardi a cena e la mamma gli tirava un tappone sulla testa. Se fosse stato puntuale…

Sempre in questi due giorni abbiamo ammirato Elena Di Liddo. Come abbia fatto a perdere la semifinale mi sembra logico. Se sei alta un metro e sessanta e le altre sono uno e ottanta, all’arrivo lungo chi avrà la meglio? Ma detto ciò tre gare sontuose. Il suo quarto posto è stato sbrigato un po’ troppo frettolosamente. Tanto per dare un’idea della sua gara, visto che la stampa specializzata non lo fa, il suo è stato il ritorno migliore dopo quello spettacolare della Macneil (che ha fatto 29”0, mica pizza e fichi). Meglio della Sjoestroem.
Che poi Elena è più simpatica da quando in perfetto accento pugliese ci spiega le sue gare e non le sue marce forzate.

Ma parliamo, visto che siamo ai 100 farfalla, di tonfi. La Sarah svedese, la sola e l’unica, soccombe all’impeto millennials di questa canadese dagli occhi a mandorla. Svezzata dalla madre a salmone affumicato, allevata dal coach canadese insieme alle altre ragazze terribili contrastando i grizzlies nelle foreste dell’Ontario, la Macneil si sbarazza di Saretta con un secondo 50 imbarazzante e soprattutto con un’apnea in uscita di virata che mangia tutto lo svantaggio che aveva. E non oso pensare alla staffetta mista, vista la Masse di oggi e la Ruck da 52” lanciato. Purtroppo fra tutte queste delicate fanciulle manca la ranista di livello per competere alla pari con gli USA. Ma attenzione, dall’Ottawa potrebbe sbucare.

Tonfo numero due è stato quello della Ledecky. Faccia da funerale mai vista: non che di solito abbia sta grande espressione di giubilo, ma dopo la finale e durante la premiazione aveva quel non so che di voler essere da tutta un’altra parte. Proprio lì invece voleva essere la Titmus, che è dell’anno? Duemila, bravi, indovinato.

La sconfitta della Kationa non mi ha lasciato grossi strascichi sentimentali per cui io abbia bisogno di trovare consolazione; invece la medaglia persa dalla Kesely sì. L’Ungheria per me resta sempre la numero uno, le sue tifose sono impareggiabili e la Jakabos é bella anche in pigiamone di flanella (non ditelo a mia moglie se no guarda le batterie anche in replica alle cinque di mattina).

E parliamo di altri italiani: per la staffetta ho litigato con tutti. Hanno detto che non ci si può lamentare di una squadra che ha fatto il record italiano dopo dieci anni.
E io mi lamento lo stesso.
Primo perché la prima frazione Condorelli l’ha condotta al suicidio, negli ultimi cinque metri non si muoveva più manco avesse gli spiriti di Peaty che lo tiravano per le dita dei piedi.
Secondo perché l’arrivo di Miressi grida vendetta. Comunque il migliore della staffetta Frigo, che ha riportato sotto l’Italia da un distacco imbarazzante. Meglio di lui solo Adrian, Rylov e Chalmers. Hai detto poco.

Mi dicono che devo parlare anche dei record italiani di Carraro, Castiglioni e Megli. Preferivo farlo dopo la finale. Ma l’ho fatto. (“L’hai fatto in maniera sbrigativa”, dice mia moglie “hanno fatto delle prestazioni incredibili!”).

Leggo sulla stampa specializzata (e non) tutta una serie di battute sugli extraterrestri, su dei scesi in Terra a nuotare la rana o la farfalla, oppure di uragani dei 1500. Sinceramente di extraterrestri non ne vedo. Se prendiamo la Ledecky é semplicemente una atleta fuori dal comune con delle masse fuori dal comune. Peaty quelle masse le ha il doppio, e fa i 100 rana. In 56”88. Bravo chi riesce a farglielo fare, e lui che ci riesce. Gli extraterrestri lasciamoli a Spielberg.

Sempre sui siti specializzati leggo della prestazione di De Tullio sui 400. Prima fa il personale. Poi il personale è anche record Cadetti.. In sostanza un ottimo De Tullio.

Sempre sui siti specializzati vedo che la Carraro è allenata a Bologna da Bastelli. Siamo rimasti un po’ indietro.

Lascio alla stampa specializzata i commenti sul boicottaggio di Horton sul podio, ricordando che queste cose ai dirigenti in genere non piacciono per niente (vedi Messico 68). Massima stima a chi manifesta, comunque. (mia moglie invece da allora lo idolatra!)

Nei 200 misti la notizia non è tanto la vittoria di Hosszu ma la squalifica della Ohashi. Vorrei tanto essere lì per vedere il commentatore giapponese in smoking che mima il motivo della squalifica della ragazza nipponica. 

Tonfo numero tre. Siamo ai mondiali. Ai mondiali un meccanismo non deve essere sperimentato, deve funzionare. Deve funzionare bene, anzi alla perfezione. Se non funziona, va buttato. O riparato. O sostituito. Anche se la Omega lo spaccia per un costosissimo attrezzo che costerà una vaccata come le alette sui blocchi.
Parlo del device per il dorso. Perché se no il tonfo poi lo fanno gli atleti. Non è la prima volta. Speriamo sia l’ultima.