Assoluti 2022 day 4-5: Esce lo Sgarbi d’annata

Allora!!!

di Mauro Romanenghi

Gli ultimi due giorni di Assoluti diciamocelo me li sono visti al computer, nel senso che ho letto i risultati su Internet. Avevo da fare, lo ammetto, e mi son perso queste giornate.

In piscina, poi, ho sacramentato per due giorni quindi l’umore per scrivere qualcosa e anche le forse erano ridotte. Ieri poi quasi viene giù il palazzetto perché nell’allenamento ancora vedevo una mollezza che al confronto il mio nuovo cane anziano (ha già 11 anni ma lo abbiamo adottato con grande felicità di mia moglie e, spero, anche sua) è uno sprinter di razza.
Quindi vedere i risultati su Internet non è che mi abbia rinvigorito.

Il quarto giorno cosa ho perso? Qualitativamente, poco: nessun pass per i Mondiali. Ora io mi chiedo ma è mai possibile che in venti anni dal Duemila a oggi nei 50 ai 200 stile libero noi siamo arrivati al 2022 in cui la velocista più forte è una trentenne che scende a volte sotto i 25 secondi? Nei 100 abbiamo due sotto i 55”? Nei 200 non ne parliamo. Osservate la 4×200 di società. Fior fiore di atlete nei gruppi militari che fanno questo di mestiere e abbiamo due dico due atlete sotto i due minuti lanciati. Non credo che le atlete siano felici, né che i tecnici siano felici né che la Federazione sia felice. Ma cosa importa avere delle tredicenni che fanno due minuti in corta se poi non abbiamo nessuno che fa sotto i due minuti in lunga? Perché c’è questa mollezza?
Perché sento ancora interviste con atlete che dicono che fanno fatica a recuperare la mattina con il pomeriggio?

Bene, la filippica sulla velocità femminile l’ho terminata. Passo a quella sui 200 stile uomini. Dalle staffette, mi sarei aspettato qualcosa di più sulla gara individuale. Non so, forse la mia previsione era azzardata, ma una qualifica così dura, con un Galossi fuori a 1’49” basso, mi faceva presagire di nuovo fulmini e saette come nei 100. Così non è stato, e da appassionato e tifoso ammetto un q.b. di delusione, De Tullio exception.

Così come deluso sono stato lo ammetto dal Razzo, che mi aspettavo dopo una scintillante stagione invernale a un’ulteriore conferma. Invece no, un piccolo passo indietro. Spero anzi voglio credere che sia un piccolo passo falso, e vedremo se sarà così.

Come sempre non vorrei essere frainteso e si pensi che sottovaluto il lavoro dei ragazzi. Non è così, e non conosco di tutti i possibili problemi in questa stagione. Ma mi aspettavo più conferme, ecco tutto. Soprattutto mi aspettavo che arrivassero più Galossi. Non intendo forti come lui, ma giovani con fame di battere i veterani. Perché di questo è fatto il nuoto, di Pilato e Galossi, di Bertoni e de Tullio, e di tanti coach che li pilotano fuori dalla nebbia dell’anonimato fino agli allori delle cronache. 

Sorride tantissimo la rana invece, maschile e femminile. Sei pass su otto nella rana veloce, mancano all’appello i 200 con una cronica carenza nel settore maschile (non devo certo ricordare il nostro illustre recente passato, con ori e medaglie olimpiche, mondiali ed europee) e un settore femminile che si regge su una piccola simpatica ranista toscana trapiantata in Lombardia (con tutti i fisici che abbiamo non c’è proprio nessuna che possa seguire le sue orme???)

Dice il nostro CT che non sarà il centesimo a lasciare a casa i ragazzi. Beh ricordiamoci però che basta un centesimo per vincere o perdere.

Concludo con una personale diatriba consumata in casa sulla mascotte. Lo avevo già buttato lì. I cani, a nostro parere, devono fare i cani. Poi si vedrà, ma tenere due cagnoni sotto il sole agostano di Roma, a nostro parere, potrebbe essere una pessima idea. 

Insomma questo giro vi ho stroncato abbastanza. Alla prossima.

Assoluti 2022 day 1: invecchiare fa buon sangue!

Prestazioni eccellenti…giovani e stagionate!

di Mauro Romanenghi

L’altro giorno stavo in cantina dove controllavo i miei vini da invecchiamento (qualcuno anche troppo invecchiato, sarà ora di consumare). E così mi è sovvenuto oggi, mentre guardavo le gare, che ci sono atleti che sembra più il tempo passa più appaiono forti. 

A parte l’excursus vitivinicolo, di cui parlerò, giornata di grandi duelli oggi.
A parte i 400 misti dove Sara Franceschi non ha (purtroppo) rivali, per il forfait della Cusi (perché? lo scopriremo solo vivendo), e la Quadarella come sempre (anche qui purtroppo senza storia), le altre gare non hanno avuto un esito scontato fin dall’inizio.
E per fortuna, dico io. Sai che pizza guardarsi delle gare dove sai già chi vince dal primo metro. 
E così alla fine le sfide all’OK Corral hanno portato a quattro pass anche se diciamocelo ce ne aspettavamo di più. Pass dunque per De Tullio nei 400 (55”3 di chiusura…), Quadarella (onesto 8’24” negli 800), e le due raniste Pilato e Castiglioni.

Nei 400 stile enorme qualità: consideriamo che i primi sei hanno fatto meno di 3’50”, anzi fino a 3’48”: consideriamo che finora solo dodici in Italia avevano queste prestazioni, diciamo che la cosa si fa interessante. 
Speriamo che: 
A) i primi due, De Tullio e Galossi, continuino la loro progressione sotto la guida dello Scuro Minotti (che se li sceglie tutti scuri come lui…sarà affinità elettiva?)
B) Gabriele Detti continui sulla strada del miglioramento e si riporti a quei livelli mondiali per continuare una sfida multigenerazionale. Infatti curiosità vuole che i tre siano separati da sei anni di differenza ciascuno. Ora, sono il primo, il terzo e il sesto di sempre. Gabriele ci ha dimostrato che può risorgere, un po’ come in tempo di Pasqua può capitare.
C) Galossi, che è veramente un fisico spaziale, io qui la butto, secondo me i 200 sono la sua vera gara. Minotti non è però certo uno da velocità pura. 
Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza.

Secondo spettacolare duello di giornata i 100 rana. Qui la Pilato, reduce da un categoria con quattro ori e un record italiano sfiorato, si batte con una Casti rediviva , la quale a me (e anche a mia moglie) sembra aver messo su una notevole massa muscolare, quasi come una ranista USA, sotto la nuova guida di coach Sabino.
Benny dal canto suo realizza il personale, si porta a tre centesimi dal primato Assoluto della rivale in 1’05”70 (con qualche disappunto…d’altronde se cicchi due record Assoluti in quindici giorni per pochi centesimi, un po’ di disappunto ci sta).
Zitta zitta scende sotto 1’07” la Angiolini, un’altra che come la Fangio (quarta qui ma aspettando i 200) con il tempo matura e come il Brunello di Montalcino migliora sempre più. L’annata è la stessa, devo controllare se il 95 va bene per il Brunello (forse siamo un po’ troppo stagionati, per quello).

Ultimo duello i 200 farfalla uomini. Gara scontata, con il bronzo olimpico favorito? Direi di no, Carini Giacomo da Piacenza la spunta, riconquistando quel titolo che mancava dal 2019 e soprattutto tornando sui suoi livelli dello scorso anno già ora: e sono oramai dimenticati gli anni difficili. Rendiamo merito ai “ragazzi” di Piacenza che con calma e pazienza lo hanno ricostruito: Lele Merisi e Gianni Ponzanibbio. Secondo è Razzetti, che sappiamo essere agonista vero. Burdisso delusione? Non direi, il 200 farfalla è difficile e il ventenne (ventenne, non scordiamolo) ragazzone lombardo ancora ci darà prova della sua classe. Da qui un solo rammarico: niente mondiali per nessuno. Mi aspetto grandi botti, adesso.

Ultimo lampo ce lo offre Luca Dotto. Stoccata di classe la sua, direi una flash al corpo. Torna sotto i 22”, due centesimi dal suo migliore di cinque anni fa. Come Fangio, come Angiolini, come tanti, direi più un Amarone che un Brunello.

Intanto prosegue la triste storia della velocità italiana femminile. Ieri due e sottolineo due atlete sotto i 55” lanciati. Cosa dire? 

Qualche parola, dopo gli elogi dell’invecchiamento, al vino novello. Ho visto qualche nome interessante che si era messo in luce ai categoria, con alterne fortune qui. Non vorrei dare grande risalto o cirticare eccessivamente le loro prestazioni, ma li seguirò con piacere e spero di vederli presto ai vertici. Però il compagno di Galossi, Bertoni, vince la finale B dei 400 stile. Attenzione anche a lui. E mi fermo qui, per oggi, con gli assaggi di questo Assoluto.

F/0 141 – Sven Spannekrebs: coaching the first refugee’s team – original version

Svenn Spannekrebs

di redazione podcast

Original English version:
In this episode Laura Vergani hosts Sven Spannekrebs, swimming coach of Yusra Mardini and for the olympic refugee team until 2016. Sven is a member of Sportjugend Berlin and he is now coaching Spandau 04, the well known club from Berlin.

Episode description: after four years in the making we’re proud to have Sven in our program. Sven is the coach and inventor of the swimming olympic refugee team. In this episode we have a look with him at his professional development as a coach and he tells us about his friendship with Yusra Mardini and his plans for the future.

Original Italian version:
Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione redazionale di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo il nostro Astrolifesaver di fiducia e come sempre Marco Agosti in redazione.
Traduzione di Tommaso Marconi.

Ospite di oggi: Sven Spannekrebs, allenatore del team rifugiati e di Yusra Mardini fino al 2016 e oggi membro di Sportjugend Berlin, nonché allenatore di uno dei più famosi club berlinesi, lo Spandau 04.

Oggi puntata superspeciale: dopo un lungo inseguimento durato quattro anni, siamo riusciti a intercettare Sven Spannekrebs, inventore e creatore del team rifugiati per il nuoto. Insieme a lui ripercorriamo il suo cammino come creatore e coach del team, del suo incontro con Yusra Mardini, delle sue collaborazioni passate e soprattutto dei progetti futuri.
Un’intervista tutta da ascoltare: anche perché oggi sentirete una voce nuova, anche se il suo nome lo conoscete tutti!!!
Solo su Fuorionda, che da rifugio al nuoto… ma non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 15 novembre 2021.

credit foto: Sven Spannekrebs.

Kazan 2021: Il nuovo che balza, ma il “vecio” non si scalza!

meglio umarell o campioni ??

di Mauro Romanenghi

Mi sarei aspettato da questa rassegna una cosa che invece non è avvenuta: le classiche frasi italiane quando si ritira il grande campione proferite da stampa, commentatori, nani, ballerine e anche dal passante per la strada (dato che in piscina non può entrare nessuno) del tipo “eh ma senza la Pellegrini, le gare non sono più le stesse!” oppure “questa gara è orfana della Pellegrini”, o ancora “la prima nazionale senza la Pellegrini”. Forse non ho fatto abbastanza attenzione, oppure me ne sono bellamente fregato e non ci ho badato.

D’altronde, con trentacinque podi e sette titoli europei va benissimo così. Non ricordo di aver mai visto così tanto azzurro sul podio. Sono troppi? Sono troppo pochi? Come direbbe Borghese, per un piccolo europeo di corta, ci sta: voto… dieci (anche se le pagelle non piacciono a tutti, e comunque si può intervenire da casa per ribaltare la situazione)!

I titoli arrivano da ogni età: vedi il gigante di Budrio, al secolo Marco Orsi, che ha deciso di regalarsi un’altra bella stagione invernale. Lungi dall’andare in letargo come direbbe il suo nome, si spara questo bel 100 misto in 50”95 e in semifinale si preoccupa anche della salute psicofisica di Ceccon che ha deciso di sfidare il picco di lattato facendo 50 farfalla e 100 misti nel giro di 30 secondi: contento lui.

Ma arrivano anche da Martinenghi, non più supergiovane ma comunque parte della new generation, che trova nei 100 rana finalmente la sua dimensione. Mi è piaciuto il giovane di Brebbia, interprete di quella nuova rana muscolare che tanto dispiace ai puristi. Ma se la direzione è quella dettata da Peaty, cioè di prendere a testate l’acqua con una potenza da caterpillar, allora bisogna un po’ adeguarsi. Niccolò poi è diventato veramente grosso, me lo ricordo giovane sgarzello e magrino al Nico Sapio qualche anno fa quando lo presentai a una delle ragazze che accompagnavo suscitandone la vergogna (della ragazza, non di Niccolò). Credo che da allora sia raddoppiato, come muscolatura pettorale (non dispiacerebbe, questo, sempre alla suddetta ragazza).

La rana ci regala altri due titoli da Carraro e Castiglioni, nei 100 e 50 rana. Sorpresa? Un po’ sì. Mi sarei aspettato una bella lotta fra le due nei 100 e invece in finale la gara della Martina nazionale ha la meglio non dico facilmente, però… quasi facilmente.

Arianna Castiglioni si riscuote nei 50, dove vince poco a sorpresa su una appannata Pilato che rappresenta la vera new generation. Primatista mondiale di lunga, campionessa europea, qua stecca un po’. Non è una bella stagione invernale, finora, la sua. Non so perché, ma per una sedicenne che è in continua evoluzione un attimo di assestamento ci sta. Al momento non mi preoccuperei, mangerò sereno la mia pizza serale del sabato.

Bellissimo invece il titolo di Razzetti nei 200 farfalla. Sarà che Milak non è al massimo però perdere non piace a nessuno, men che meno al campione olimpico. Ma vedere l’occhiataccia del magiaro al genovese che si invola nelle ultime due vasche fa piacere. Poi magari a Fukuoka e Roma se lo mangia a colazione, intanto toma la castagna.

Infine il bel mix del record mondiale della mista maschile veloce anzi velocissima. Guardavo Lamberti con i tre compagni leggermente più alti e un filo più grossi (Miressi non è grossissimo, in realtà… però che sia alto non possiamo negarlo). Insomma vedere i tre piloni dell’Autosole con il bravo Michele che, nonostante fosse all’esordio in azzurro, ha ben figurato migliorando il record dei 50 dorso quattro volte, mi metteva tenerezza. Starò invecchiando e divento buono, cosa vi devo dire.

Insomma tante medaglie da una nazionale che se vede arrivare tantissime nuove leve non vuole abbandonare gli anziani. Proprio ieri andavo a vedere per un cane, un labrador. Abbiamo scelto di prendere un cane di 11 anni. Il cane era molto felice, ci hanno detto che aveva ancora molto da dare. Noi ne siamo sicuri, e anche in questa nazionale ci sono atleti che a quanto pare anche oltre i trent’anni (che non è come un labrador di 11 anni, ma insomma ci siamo capiti) hanno voglia di divertirsi e vincere. Come Ilaria Bianchi, che sfida ancora i 200 farfalla con irriverenza. 

E naturalmente c’è il nostro buon Fabione, che pare aver risolto un po’ delle vicissitudini che ci ha raccontato visto che ancora raggiunge le finali della rana veloce lasciando indietro un paio dei suoi giovani eredi, i quali comunque scalpitano per passare avanti. Speriamo che non usino i vecchi mezzi medioevali tipo agguati nella foresta o il classico bicchiere di vino all’arsenico e vecchi merletti.

Medaglie giovani? Ma sì che ci sono, Alla fine Ceccon raggranella la medaglia nei 200 misti e nei 50 farfalla, dove duella all’arma bianca tipo Highlander con Rivolta, venendo sconfitto dopo che i due si sono rubati il primato italiano sette o otto volte come in una partita di rubamazzetto, il gioco di carte più brutto che ci sia. Ma qua almeno il culo non c’entra.

E poi c’è la Cocconcelli, che fa tutte le gare sui 50 tranne la rana dove, a parte che che ci sono almeno quattro-cinque in Italia che potrebbero andare in finale europea, poi non è che sia proprio il suo stile migliore: anzi. Ciò non va molto bene, perché nei misti è lì dove ha perso la medaglia individuale che, sempre come direbbe Borghese, secondo me ci stava.

Ora voi mi direte che non ho parlato di Gregorio Paltrinieri: ma neanche dell’assenza della Pellegrini, per cui ci sta. Ma il record europeo individuale, alla fine, lo fa lui. Che poi, chi vince ha sempre ragione e, come dice Conner McCloud, ottiene la ricompensa.

Tokyo2020 – day8: Bronzi, amore e fantasia

L’amore vince sempre!

di Mauro Romanenghi

Tantissimo amore oggi nella vasca olimpica. Mia moglie raggiunge il massimo della felicità con l’ingresso sul podio di Florent Manaudou, secondo nei 50 stile dietro al missile della bandana. Dieci minuti dopo la Blume si issa al bronzo, dietro alla giraffa australiana e alla Sioestroem. E qui scatta il grande bacio a bordo vasca sotto gli occhi delle telecamere, alla faccia della privacy. Grande amore anche sul podio dove Bruno Fratus appena sceso dopo un bronzo storico, inseguito per oltre dieci anni, viene sbaciucchiato dalla fidanzata. Eh va beh.

Decisamente i 50 metri stile non sono per giovani. Medaglie per Dressel, Manaudou e Fratus. Un insegnamento per tutti.

Anche le vincitrici delle medaglie dei 50 femminili non è che siano giovanissime.

Paltrinieri ci prova ma obiettivamente è difficile. Non bisogna chiedere di più a chi obiettivamente di energie ne ha ma proprio contenute. Vince Finke, che fa quello che sa fare: impallinare gli avversari nell’ultima vasca: 25”78. Eh beh.

Mi facevano notare, ieri, due medaglie Svizzera e zero Francia. Oggi siamo due a uno. Anno zero per i transalpini. Non va meglio per i tedeschi, due podi ma ringraziano la malattia di Paltrinieri e Quadarella, altrimenti la vedevo durissima.

mi facevano sempre notare come gli occhialini della Jacoby le saranno anche caduti, ma sono di una qualità che neanche quelli che vendono alle casse delle piscine dei parchi acquatici…

Si completano le ultime doppiette per la felicità degli statistici. Dressel e McKeon per i 50 e 100 stile che si nuotano a crawl ma la specialità è lo stile libero (per i precisini). Poi Finke che fa sua la storica accoppiata 800 e 1500, ovviamente per la prima volta. Curiosamente ciò avviene in campo maschile e femminile, così come per i 200 dorso. Non avviene a rana nè nei maschi, nè nelle femmine.

Tempo di bilanci: 11 a 9 il confronto USA – Australia. Onesto.

Italia 6 medaglie, con lo storico bronzo della mista maschile. Due medaglie per tutti loro, sembra incredibile ma è così. E in una Olimpiade che sembrava in salita con le punte malate, è tanta roba. 

Mia moglie che si occupa dello stile va a compilare la classifica delle mascherine. Vince lo scudetto la Cina, retrocessi gli USA con la maschera da serial killer anni 80.

Alla fine la Cina ce la fa e schiera la sua staffetta femminile preferita: Peng, Tang, Zhang e Yang. Senza grande successo, ma la aspettavamo tutti.

Il nuoto va a finire, la Gran Bretagna, la Cina e il Canada sono le nazioni che si sono imposte alle spalle delle due dominatrici. Non male l’Italia, manca secondo la stampa l’oro ma obiettivamente si è raccolto il massimo possibile. Ricordiamoci che, nelle gare, ci sono anche gli altri.

Carraro ci da la perla di saggezza: siamo venuti e abbiamo fatto esperienza. E ma l’esperienza serve a 16 anni, non a 28. A 28 serve vincere, l’esperienza la dovresti avere già fatta. Opinione strettamente personale.

Solito excursus negli altri sport. Apprendiamo la fondamentale notizia che Jessica Fox, la supercampionessa della canoa slalom, ripara la sua imbarcazione con un preservativo. 

Bella la presenza dei microfoni sulle imbarcazioni della vela, peccato che così si sentano le ovvie esclamazioni scatologiche di Ruggero Tita. Caterina Banti di certo non è una fine signorina oxfordiana, ma vi garantisco che in barca si sente di peggio. Non che gli equipaggi di lingua inglese siano meglio, intendiamoci. Per chi non sa cosa significhi scatologico, si parla di cacca eccetera.

Mai più senza BMX freestyle. Altra specialità messa, come il surf e lo skate, per vendere oggetti e far vincere gli USA. Vince l’inglese.

La Biles forse non farà neanche una gara. Ce ne faremo una ragione.

Capelli multicolor nell’atletica, ma vince i 100 la giamaicana con un colore molto sobrio. In 10”61 secondo tempo di ogni epoca. Tralascio i commenti sul tempo della Griffith-Joiner.

Ed infine l’Italia perde nella pallavolo dalla Cina eliminata: chi c’è in squadra? Ma Zhang, naturalmente!

F/O118 – FuoriOnda/Jappodcast – day6: Bronzo centrato!!!

Kōshū Mishima-goe
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione

Sesta puntata del nostro speciale. Nel ricordare che il gossip non ci interessa, che gli atleti sono atleti, che si possono fare otto Olimpiadi anche nella ginnastica, che noi tifiamo i nostri ragazzi sempre e comunque anche se non vanno in finale, festeggiamo il bronzo storico nell’arco femminile. Attenzione alla BMX che ci si può fare male e al tennistavolo: puoi vincere anche se non ti chiami Chang o Ling. Ma solo se segui Jappodcast.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della Redazione pocast.

Puntata registrata il 30 luglio 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O117 – FuoriOnda/Jappodcast – special edition: Fiorentini d’autore!

i tre moschettieri a Tokyo!
credit: instagram Rari Nantes Florentia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospiti di oggi Fabrizio Verniani e Paolo Palchetti, allenatori della Rari Nantes Florentia

Come promesso in Jappodacst numero 116, parliamo con gli allenatori di Megli, Restivo e Zazzeri, protagonisti fiorentini (uno d’adozione ma vale lo stesso) ai Giochi. In realtà parliamo solo con Fabrizio, perché Paolo è molto schivo e in più… sta allenando! Scoprite così come sono stati preparati i ragazzi e i piani futuri dei “ragazzi” di Firenze. Perché Parigi 2024 non è così lontana. Oggi quinta puntata speciale.
Jappodacst…con la nuova sigla!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

sigla: karaoke della redazione, ahivoi!

Puntata registrata il 29 luglio 2021.

credit foto: Rari Nantes Florentia (Instagram)

F/O115 – FuoriOnda/Jappodcast – day4: All’abbordaggio!

Shojin tozan
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Simone Palombi, allenatore di Federico Burdisso bronzo olimpico nei 200 farfalla.

Quarta puntata e l’oro non vuole proprio arrivare. In compenso l’Italia, nuoto compreso, macina medaglie e siamo a quota quindici!!! Gli italiani vanno tutti fortissimo, ma gli avversari tentano di abbordarci continuamente! Dove? Ma dovete sentire la puntata per scoprirlo e per ascoltare l’intervista a Palombi, il coach di Burdisso. Continuate a seguirci, Jappodcast si sta pure preparando la sigla!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 28 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O114 – FuoriOnda/Jappodcast – day3: Meglio argento che legno!!!

Kōshū Isawa no Akatsuki
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Alberto Burlina coach di Thomas Ceccon, argento olimpico in staffetta e medaglia sfiorata nei 100 dorso.

Oggi terza puntata. Meglio un quarto posto strappato con le unghie e con i denti, o comunque un bell’argento (ma va benissimo anche un bronzo)?
E’ come dire se è meglio un weekend con il sole o una settimana con la pioggia. Però noi ne parliamo lo stesso tutti insieme festeggiando le medaglie italiane, le prestazioni degli azzurri ma anche i legni raccolti.
Continuate a seguirci, perché chi non segue Jappodcast non si diverte!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 27 luglio 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day3: Concerto russo e doppiette scoppiettanti!

Medaglie d’autore, oggi!!! (credit Wikipedia)

di Mauro Romanenghi

La doppietta è quel fucile così definito perché si affiancano due canne e si sparano solo due colpi. Con questi due colpi puoi centrare due bersagli, che sono in genere grossi animali. Potrebbero essere due piattelli, come quelli della Diana Bacosi, oppure due belle medagliette olimpiche, come quelle centrate dai russi e dai britannici oggi, terza giornata di finali.
L’Europa riaffaccia la testa, con le due nazioni che l’Europa proprio non è che la considerano granché: Gran Bretagna e Russia, anzi ROC. Russia che essendo squalificata usa come inno il concerto di Čajkovskij (credo si scriva così). E la musica del dorso funziona meglio sicuramente di quella della 4×100 stile, soprattutto funzionano bene gli organi di Rylov, che a sorpresa vince e mette dietro i favoriti Kolesnikov dal tuffo a piombo e Robocop Murphy, che oggi non centra il bersaglio. 
La prima doppietta è però quella britannica, anche qui grande sorpresa (beh media sorpresa) con Dean davanti a Scott. Se ci mettiamo Guy, il compatto quartetto britannico non dovrebbe avere grossi problemi nella 4×200. Le ultime parole famose…
La terza doppietta è quella americana. E anche qui è la meno accreditata a vincere, la giovane Jacoby. Ma si sa che per gli americani giovane o vecchio non conta nulla, conta vincere. E lei ha vinto, e non è la prima che lo fa così giovane. Terza la King, che felice non è perché si ritroverà la sudafricana segretaria di Lex Luthor anche nei 200 e soprattutto non farà la finale olimpica di staffetta. 
Niente doppiette nei 100 dorso femminili, ma in una delle gare più competitive, come i 100 farfalla. A soli due centesimi dal mondiale, al quinto record dei Giochi in questa gara, la McKeown vola al successo. E se tanto mi da tanto, nei 200 non ci sarà storia. L’ho tirata anche questa, e fanno due. 

Nella finale dei 200 i giovani alla ribalta. Ma se il coreano si suicida con 49”78 ai piedi – lo chiamano ora passaggio a fagiano, noi dicevamo se passi a razzo, finisci a c….rende meglio l’idea – Popovici direi che si mangia le manine. Con il suo bel 1’44”68 è a due centesimi dalla medaglia. Questi due centesimi ricorrono, oggi. Beh dai, ci sono ancora i 100. E comunque nuotata ripeto molto scolastica, braccio piegato e allungo da Esordienti A. Stranissimo, ma bravissimo, e credo WR Junior. Ma vado a memoria.

Tra tutte le australiane, la McKeown è sicuramente le più carina. Ma è anche la più cieca. Sbaglia strada sul podio, quasi inciampa nello scendere, se ne va mentre le altre fanno le foto, torna indietro di corsa, fa disperare l’assistente al podio. Insomma, peggio di un Esordiente!

Parlavamo con la Dalla Valle nei nostri podcast di avvicinamento Tokyoisontheway della nuova rana potente e alta che a lei piace tanto. Ecco che vince la ranista americana dalla nuotata anni ’80. Come essere smentiti.

Avevamo tre raniste al bar, una se ne va mestamente a casa. La piccola Pilato non farà le staffette, d’altronde la Castiglioni è qui apposta. Comunque dobbiamo imparare a valorizzare i nostri giovani più forti e smettere di pensare che sono giovani. Gli americani lo fanno e si trovano chi fa 1’04”95 vincendo. Conta vincere!

Faccio un excursus sull’età e passo allo skateboard. Qua si vince a 13 anni. Secondo me però stiamo un po’ esagerando a portare i bambini alle Olimpiadi a giocare allo skate. Ho visto così una gara: si cadeva ogni esecuzione di esercizio, almeno un atleta su due. Io non vedo che spettacolo possa dare una cosa del genere, ma forse sono io che non capisco. Vorrei però vedere questi tredicenni fare con un atleta esperto l’arrampicata libera. Poi scopro che ci sono anche i trentenni e che cadono pure loro. A maggior ragione, direi che lo spettacolo dello skateboard non vale il prezzo pagato. Opinione personale, ovviamente.

Non parliamo poi delle cinesi tuffatrici del sincro piattaforma, 32 anni in due. Le avranno portate per fare esperienza, hanno dato solo 53 punti alle seconde classificate.

Regan Smith cicca prima la qualifica nei 200, qui la gara nei 100. Restano i 200 farfalla, che ha la bellezza di 18 partecipanti se non ho contato male. Speriamo che non sia la nuova Missy Franklin. Si sa le americane sono tanto brave a comparire quanto a sparire, con poche eccezioni. 

Una di esse è Allison Schmidt: sfiora la finale dei 200 stile, la vecchia leonessa americana. Dai Ally, resta la 4×200. 

E allora ecco la nostra Fede. Non quella Jedi, non quella cattolica, quella natatoria. Che va in finale. Ci basta? Ma no, dai. Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Anzi 32, Fede. Ma non sentirli, vola e basta.

Oggi sento: “il tocco alla piastra è il suo piatto forte” riferito a Murphy. Eh già. a Murphy piace il tocco, soprattutto alla piastra. Io preferisco la braciola, ma si sa i gusti son gusti.

La faccia di Ceccon all’uscita dice tutto, e dirgli bravo é come dare pacche sulle spalle a un leone a cui è sfuggita una gazzella dopo dieci giorni che non mangia.

E’ evidente come a Ceccon riesca meglio il recupero rispetto a Kolesnikiov (basta vedere anche gli Europei cosa successe). Ieri Ceccon tra i 100 dorso e la staffetta ha fatto due ottime prestazioni, non così Kolesnikov. Beh, diciamo che il fisico è ben diverso.

Le prestazioni sono notevolmente migliorate in questi giorni, i ragazzi si saranno abituati a questo ritmo. 
Leggevo ieri titoli come “c’era una volta il fioretto femminile”, “solo un oro dopo tre giorni lo spettro di Barcellona si avvicina”. Posto che secondo me ne vinceremo, di ori, la stampa sa sempre come farsi voler bene. E dopo si lamenta che non vogliono avere a che fare con lei. Basta vedere cosa scrivono del Coronavirus.