Acquastampata

Io, l’acqua e i libri.. la mia vita è custodita in queste tre parole. E’ grazie a loro che acquastampata ha preso forma. Passando dal prezioso sostegno di persone speciali: lo Scienziato, il Filologo e il Creativo.

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ISL e record: un po’ di chiarezza!

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Record o no?

di Mauro Romanenghi

Leggo in questi giorni dei record fatti durante i meeting della lega ISL e della loro possibile omologazione.
Ora non voglio entrare nei particolari della querelle ISL- FINA di cui sinceramente non mi interessa, né se la ISL sia o no un’alternativa interessante rispetto alla World Cup, alle FINA Series, né sui fattori economici che la hanno creata.
Né mi interessano i fattori di spettacolo, per cui la ISL decide che i tempi contano meno e i piazzamenti sono il sugo di questa competizione.
Tutto può essere condivisibile o meno, fortunatamente ognuno guarda ciò che più gli piace: il tempo darà il suo verdetto.

Parliamo qui di regole: opinabili, discutibili, ma sempre regole sono.
La ISL ha le sue regole: ad esempio, puoi partecipare se non sei mai stato positivo a un controllo: altrimenti, non puoi partecipare.
La FINA ha le sue regole: ad esempio, per omologare un record, devi sottoporti a un controllo antidoping.

Come si fa a omologare un record? Sta scritto qui al paragrafo 12 del regolamento. Anche la LEN ha i suoi parametri, basta cercarli. In ogni caso, per fare un record devi essere in una manifestazione approvata dalla FINA (o dalla LEN) e che stia nel suo calendario.In questa bella pagina della FINA trovate tutto sul doping: liste proibite, TUE – cosa é? leggete!procedimenti contro gli atleti, casistiche.
Non sta alla ISL decidere o meno se fare un controllo antidoping, che comunque può essere eseguito (vado a memoria) fino a 24 ore dopo. Vi dico che ho visto fare controlli antidoping a manifestazioni molto meno importanti: il meeting di Ginevra, per dirne uno (con tutto il rispetto per questo meeting). Al Settecolli a Roma ci sono i controlli, di sicuro.
Riassumendo quindi: richiesta di calendario e controllo antidoping.
Se la ISL – in chiaro contrasto con la FINA, ma qui entriamo in un campo minato – non  abbia ritenuto di dover fare mettere le sue manifestazioni in calendario non é colpa della FINA, e nemmeno della ISL. Ognuno fa le sue scelte. Ma chi ci dice che i giudici fossero quelli della FINA? Chi ci dice che le vasche siano della lunghezza giusta? Chi ci dice che i costumi siano omologati? Sono tutte regole da seguire. E’ altrettanto ovvio che lo siano: infatti le ultime manifestazioni sono state approvate nel calendario. Non le prime, per le quali di vari record non resterà traccia.

Ma passiamo alla FIN. In un paragrafo molto chiaro del regolamento qui si spiega come si acquisiscono i tempi all’estero. E’ molto semplice, sono tre paginette che vi riassumo in una semplice frase: se volete che i vostri tempi valgano, dovete avvisare che fate una gara all’estero a meno che non ci andiate come nazionale.
Ergo, se nessuno avvisa, non valgono. Dubito fortemente che la nostra Aqua Centurions, tra l’altro assimilabile a una rappresentativa e quindi non a una società come noi la intendiamo abbia fatto questo… (e penso anche la squadra reale di appartenenza dei nostri nuotatori) il tempo semplicemente quindi non sarebbe esistito per le graduatorie.
Ovviamente si sarà mosso a posteriori qualcosa, ed essendo l’ultima manifestazione di Londra regolarmente nel calendario internazionale si é provveduto all’acquisizione. I termini di questo processo mi sono ignoti ma neppure mi interessano.

Per farvi un esempio, per Napoli (manifestazione ISL non autorizzata) i risultati non verranno acquisiti. E il record della staffetta mista maschile realizzato da Aqua Centurions – omologabile per conto di chi? non sono una società, né una nazionale – non sarà quindi mai riconosciuto. Ribadisco che neppure serve un esame antidoping per decretare un primato nazionale.

Per questo tutte le questioni che leggo mi sembrano inutili. Non pretendo che gli atleti sappiano tutte le procedure ma chi si occupa di nuoto sì. E che quindi non si resti sorpresi di fronte a certe notizie. Basta fare chiarezza…e rispettare i regolamenti.

 

Trofei internazionali: il salvamento inizia a spingere!

German Cup 2019

German Cup 2019 grandi primati!!!

di Mauro Romanenghi

 

Ebbene sì, la nuova stagione é ufficialmente iniziata.

La vecchia sembra appena finita, e in realtà é così: il campionato Europeo si é concluso un mese e mezzo fa, ma già si scalpita per gareggiare: prima però un paio di considerazioni vanno fatte.

Sembrava fosse in atto una mezza rivoluzione con la fine delle gare a squadre e l’avvento delle gare a medagliere, ma in realtà non sarà così. Ha vinto il vecchio, quindi il salvamento resterà uno sport di squadra come prima. Con tutte le storture che questo comporta, e qui esprimo la mia opinione: finché questo sarà lo status quo, difficilmente il salvamento in qualsiasi sua forma sarà sport olimpico. Badate bene che ai World Games il salvamento si fa con le gare in piscina, con il medagliere come classifica “ufficiale”.
Mi chiedo come possa venire ammesso alle Olimpiadi uno sport dove magari il vero campione mondiale neanche partecipa. Si parla di Ocean ai Giochi: come facciamo a dire che il vero campione mondiale di lifesaver é quello che fa Ocean? Ma soprattutto chi dice che il campione mondiale di Ocean sia il più forte al mondo, visto che potrebbe non essere convocato se qualcuno (difficile, ma possibile) a canoa e tavola va più forte di lui?

Bene, dopo avervi lasciato con questa mia opinabile ma non infondata problematica, passiamo a noi. Dopo aver ponderato a lungo (un po’ per la fine ritardata dell’anno sportivo, un po’ per i vari congressi internazionali in cui si doveva decidere il nostro futuro o non deciderlo, visto che tutto é rimasto uguale) é uscito il regolamento nazionale. Poche novità, se non per la qualificazione della nazionale. Lascio a voi scoprirlo, ma si invoglia a gareggiare in mare se non altro per il fatto che alcune accoppiate di titoli potrebbero consentire la chiamata in nazionale di diritto: per dirla una, sprint e bandierine.

Recepiamo anche alcune regole internazionali tra cui l’aggancio a torpedo entro i 10 metri e l’abolizione del trasporto face-up (la regola dei 90 gradi simile al dorso). Insomma, si tende a semplificare le norme per una maggiore fruibilità. Ecco propagandare prima queste novità sarebbe stata una buona cosa, ma tanto é queste regole verranno recepite ai prossimi Assoluti. Tra l’altro sarebbe gradito, quando questi cambiamenti avvengono, una piccola nota dove si invita a prendere visione delle nuove norme usando i molteplici mezzi di comunicazione che la modernità ci offre.

Passiamo alla competizioni. Otto nazioni, quindi un bel gruppetto internazionale, si sono date battaglia alla German Cup, che precede ora la Orange nel calendario.

L’Australia non scherza una cippa. Vero é che per loro siamo in un momento magico della stagione, cioé primavera inoltrata, ma il livello della nazionale schierata a Warendorf é di tutto rispetto. Lo provano i due record mondiali degli ostacoli di Woodward in 1’53″16 e della Davies nel superlife in 2’20″05.

Parlando del comparto femminile, non scopriamo qui il talento di Lani Pallister, anno 2002 e oro nel misto con il nuovo mondiale Youth di 1’10″15 e argento nel super anche qui con il nuovo limite Youth di 2’22″32. Considerando che é un’atleta che alla pari della Gillett viene dal nuoto (1’58″09 nei 200 e tre titoli mondiali Juniores dai 400 ai 1500) consideriamola già una probabile protagonista ai prossimi mondiali Assoluti di Riccione.
Qui il record del super e le due belle interviste alle atlete, nonché un consiglio su come si fanno gli streaming magari da archiviare per Riccione 2020.
Da notare come le parti tecniche di vestizione e aggancio siano, per così dire, perfettibili: chi ha voglia cronometro alla mano può vedere l’ultimo 50 di Lani percorso in circa 30″.
Le nostre ragazze non stanno a guardare: l’unico titolo sfuggito alle Aussies nelle prove a squadre é la corda femminile vinta da Lanzillotti e Meschiari. Certo un non entusiasmante 17″99, ma meglio di niente. Per il resto, nulla da segnalare ed é giusto così.

Pure nei maschi gran spolvero dei canguri. Detto del primato del mondo, parliamo anche della staffetta ostacoli maschile che realizza la seconda prestazione mondiale dopo quella dei cinesi ai Mondiali militari 2019 (qui la Cina ha stracciato il record del Giappone realizzando 1’34″80, per intenderci un passo da sotto 24″ per tutti). Woodward, Davis e Koch sono l’ossatura portante, e soprattutto sono del 1996-1998, quindi in grande crescita.

Solo tre vittorie individuali sono sfuggite alla squadra australe: il trasporto femminile e le gare a pinne. Qui continua a brillare la stellina tedesca Nina Holt, campionessa europea nelle pinne e nel trasporto e primatista del mondo in staffetta manichino. Il suo tempo é arrivato a 52″46. Insomma, aspettando la Orange Cup (che storicamente é di un livello minore pur nella sua importanza) il salvamento fa vedere alla nazionale italiana che il panorama si muove e che la piscina non garantirà più così facilmente quella fucina di successi. Forse, e dico forse, un’occhiata fuori dalle vasche bisogna darla. Siamo avvisati.

Nella foto Johanna Schreiber (Foto: Daniel-André Reinelt – DLRG)

 

 

 

 

I have a dream – la FINP va a Tokyo passando dal Quirinale

di Laura Vergani

la FINP al Quirinale (credit foto Quirinale)

la FINP al Quirinale (credit foto Quirinale)

Avete dato un grande contributo con questi risultati, avete fatto risuonare tante volte l’inno nazionale ma il contributo che date alla vita quotidiana è altrettanto importante:il nostro paese cresce insieme a voi. Trasmettete un grande messaggio a tutta l’Italia, grazie per le vostre attività e per il vostro impegno: siete una magnifica rappresentazione dell’Italia.
Queste le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso dell’udienza al Quirinale con la Nazionale italiana di nuoto paralimpico che ha vinto il medagliere agli ultimi Mondiali di Londra conquistando 50 medaglie.

Insieme a loro, nello sfarzo del salotto degli italiani, anche i ragazzi della nazionale giovanile, gli atleti che quest’anno hanno partecipato ai Campionati europei di nuoto giovanili in Finlandia, riservato ai ragazzi sotto i 18 anni, vincendo 23 medaglie.

Insomma, il Quirinale è stato impreziosito dalla presenza di una parte della meglio gioventù italiana, ragazzi e ragazze fonte di ispirazione sia a livello sportivo sia, cosa ancora più importante, nella vita di tutti i giorni, come ha sottolineato il Presidente stesso.

Atleti e persone straordinarie, guidati da un altrettanto straordinario gruppo di tecnici.
Tecnici e atleti che giovedì hanno coronato un sogno iniziato 10 anni fa, come ci ha raccontato il CT Riccardo Vernole.

Un sogno dicevamo. Un sogno costruito caparbiamente giorno per giorno che ha portato l’Italia a volare sul tetto del mondo, vincendo il medagliere a Londra. Un sogno reso possibile da una profusione pressoché infinita di impegno, una fiera determinazione e una volontà ferrea. Un sogno corale. Dove TUTTE le persone coinvolte hanno dato il loro contributo e hanno fatto la differenza. Un sogno frutto del lavoro di squadra, più che delle prestazioni seppur magnifiche dei singoli atleti. Un sogno che dona speranza per il suo valore trasversale, uscendo dall’ambito prettamente sportivo per travasarsi nella vita quotidiana degli italiani.

Riporto le parole di Federico Morlacchi, che meglio di tutto rendono l’idea del significato della realizzazione di questo sogno.

“Signor presidente, il valore delle nostre imprese sportive va al di là delle medaglie e dei record. Io credo che noi come atleti paralimpici portiamo anche un messaggio sociale per diffondere i valori dell’eguaglianza, il rispetto delle diversità, l’accettazione dell’altro. Lo sport diventa un modo di fare cultura, per aiutare la società a comprendere che disabilità non è una parola negativa. Per questo, per i valori di cui siamo portatori, spero che questa cultura sportiva possa avere sempre più attenzione, come ha fatto lei onorandoci con questo invito al Quirinale per festeggiare le nostre vittorie.

Certo, gli sguardi e l’impegno di tutti sono ormai proiettati a Tokyo2020, ai prossimi Giochi olimpici. E a questo proposito citiamo Roberto Valori, Presidente della FINP “Presidente Mattarella, ricevere il Suo invito al Quirinale ci riempie di orgoglio e ci dà una nuova, importantissima spinta per continuare il percorso intrapreso. La Sua vicinanza, il Suo sostegno è per noi fondamentale, un segno indelebile, una bellissima pennellata che va ad arricchire il nostro grande quadro sportivo.”

Dunque congratulazioni e in bocca al lupo. Con l’augurio che Londra sia stato un gradino per salire verso l’Olimpo.

 

FuoriOnda 73 – La stagione di #Tokyo2020 con Cesare Butini

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Cesare Butini, DT della nazionale azzurra di nuoto.

E’ con grande piacere che torna con noi Cesare Butini, il DT della nazionale di nuoto. Una nazionale che dovrà affrontare questa stagione con un grande obiettivo, il massimo raggiungibile: l’Olimpiade. Si tornerà a Tokyo, dopo 56 anni, e qui l’Italia cercherà di confermare e anzi migliorare tutto ciò che é stato visto nella scorsa stagione.
Con Cesare ci addentriamo nel regolamento per qualificarsi, indaghiamo sulle tappe di avvicinamento, su quello che verrà richiesto ai ragazzi e ai loro allenatori, sulle aspettative e le speranze.
Fuorionda non si fa pregare e sfodera tutte le sue domande soprattutto sulle staffette e con una postilla anche sul convegno allenatori di fine novembre!
Perché a noi la squadra piace, difatti siamo la squadra di Fuorionda, l’unico podcast a tutto tondo sul nuoto italiano… e non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix
Puntata registrata il 4 novembre 2019
Credit foto: Laura Vergani

Eurolifesaving 2019 – Campioni…o no?

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Campioni!

di Mauro Romanenghi

Molti anni fa a Lignano, quando i Campionati si disputavano ancora su tre giorni (tutte le categorie insieme, si iniziava venerdì mattina e si finiva domenica mattina con la gara superlifesaver) vidi gareggiare una giovane atleta laziale il cui campionato non era stato così entusiasmante nonostante fosse molto promettente. Tra l’altro era parte di una squadra nostra rivale con cui eravamo in grande competizione. Quel giorno, poi, era stato peggio del peggio. Alla vestizione del super la pinna si era rotta, finendo nella buca dei tuffi…ricordo che all’uscita dall’impianto camminava a testa bassa, penso seguita dalla mamma. Quel giorno le dissi che il suo momento sarebbe arrivato. Sono passati credo più di dieci anni.
Ieri é arrivato quel momento, il momento di partire con una tavola sotto braccio, non mollare un centimetro e dare il cambio alla sua compagna in canoa. Il cognome é tutto un programma, Ferrari. Il suo nome Samantha. E vincere con il suo vecchio compagno di club al Ronciglione, Niciarelli, dopo che lui e Piroddi avevano vinto da poco l’oro storico nella staffetta torpedo, non può che fare un immenso piacere.

Finito il momento amarcord, che dovevo fare ieri perché al momento della vittoria dell’Italia é uscito un urlo da stadio, passiamo alle cose meno felici. L’Italia ha perso il titolo europeo, in casa, contro la Francia, che prima della parte oceanica  aveva più di 140 punti di distacco e circa 90 prima dell’ultimo giorno. Un giorno di gloria per i francesi, al loro primo titolo europeo. Perdere così, di 18 punti, un secondo posto, é difficile. Però la Francia a mare ha realizzato più di 400 punti, é la nazione leader davanti anche a Gran Bretagna e Spagna, che ne hanno fatti circa 360 e 330. Tutte le prime nazioni hanno realizzato più di 300 punti. L’Italia realizza 251 punti, che la mettono davanti al solo Belgio fra le prime sette nazioni della classifica. La realtà é tutta qui, in queste cifre.

Passiamo alle cose positive, almeno in campo europeo, sul mare. Pur non essendo una specialista, Samantha Ferrari si é difesa in tavola, e così Gilardi. Nella canoa Vittoria ha dimostrato di poter primeggiare, anche se non ho visto come mai alla boa del rientro pur essendo fra le prime poi é rimasta dietro. Bene anche nell’Ocean Silvia Meschiari, fra le prime sei. Ho tralasciato ovviamente il frangente, del quale sappiamo tutti le sorti, e la spiaggia che non ci ha mai dato fra gli Open particolari soddisfazioni (e senza un vero corridore, mai ce ne darà).

Ho parlato un po’ in giro: se l’orientamento sarà il medagliere, che senso avrà portare qualcuno per fare sei finali e zero medaglie? Si punterà alle staffette oceaniche, a quel punto, portando invece più specialisti possibile in piscina per fare più medaglie perchè quelle conteranno, la classifica a punti varrà meno di zero.

Altra cosa positiva, il ritorno al titolo della nazionale Youth. Era una cosa che il nostro responsabile tecnico – non chiamatelo CT che sennò vi spenna – voleva assolutamente. E’ successo, e con due atlete allenate da lui. E ben tre atleti selezionati per il mare, più Francesca Pasquino che proprio scarsa scarsa in alcune prove non é. In questo caso, la sentenza é emessa.

Finita la disamina tecnica, eccoci qua ai soliti pensieri a ruota libera.

Non ce la possiamo fare a inquadrare il traguardo per più di due arrivi. Poi la telecamera stacca e inquadra in campo lungo, o la gente che nuota in mare, Ieri nell’Ocean si sono visti tre arrivi tre a far tanto: uno deve immaginare quanto sia arrivato l’atleta della sua nazionale, o possiamo farlo vedere questo arrivo intero?
Tre i punti chiave.
Una postazione sopraelevata vicino agli arrivi della spiaggia, non sulle tribune lontane (ottima posizione invece per le gare nell’arena). Da pensarci.
Un uso migliore della telecamera in mare, magari ai passaggi delle boe.
Un cronista che conosca gli atleti e faccia il cronista: i francesi insegnano. Lo speaker non può fare il cronista: e che gli atleti stanno finendo la frazione e iniziano la frazione dell’Ocean a tavola (e non a canoa, come lo speaker ripete più volte) lo vediamo già.
E infine delle sovrimpressioni che danno il risultato finale anche del mare, una volta saputa la classifica.
Sarebbe stato bellissimo avere la classifica gara per gara, e non credo fosse impossibile. E’ un conteggio su computer. Ma, forse, non servirà più.

La scelta delle gare in contemporanea ha velocizzato la manifestazione (e quando hai bandierine ciò é fondamentale, visto che sono durate due ore!!!) ma ha penalizzato la visione delle gare Youth. Pazienza, abbiamo utilizzato il nostro gruppo allenatori per un uso alternativo che non fosse invitarci per l’aperitivo (che tra l’altro qualcuno dovrà pagare salato, visti gli enormi successi).

Bandierine che hanno entusiasmato Giorgio Scala. E’ la gara migliore anche per fare le foto, sembra un’arena di gladiatori, Inutile dire che é la MIA gara. Alcuni episodi che la classificano.
Il volo di Belcastro che si ribalta per cercare di togliere la bandierina allo spagnolo.
La sfida spalla a spalla fra la Colmont, che non é solo veloce ma anche potente, e la spagnola Rodriguez che deve soccombere allo spalla a spalla.
La velocità di Chris Parry, contro la quale nulla può l’olandese.

Nelle bandierine non occorre solo essere veloci ma girarsi rapidissimi. Qualità che, devo dire, manca alla nostra campionessa Pasquino. Almeno in confronto alle altre.

La frazione finale della Borgnino nella mixed lifesaver a canoa, fatta dopo un giorno di gare, mi fa notare il mio amico Fogliani che é stata spettacolare. Nell’ultimo lato Josefa Idem ha mandato un wattsapp di complimenti e se ci fosse stato Giampiero Galeazzi forse lo dovevano rianimare, ma tanto nessun problema: siamo a una gara di salvamento.

Probabilmente la Fiori é stata scongelata perché ha contribuito alle due medaglie della Youth in staffetta. La Findus perde un ottimo prodotto ma la nazionale azzurra ringrazia.

Daniele Sanna sicuramente giocava nei cavalloni e sa saltare sulle onde. La sua frazione a frangente nella mixed é stata fondamentale.

Nina Holt, la ricordate? Prima a frangente, bronzo a superlife, sesta a tavola. Insomma…

Rosewell e Cahill si sono allegramente presi a sportellate per tutte le gare in mare. Il risultato é 2 a 1 per l’irlandese, ma poteva succedere di tutto.

In quanto a sportellate, non le manda a dire neanche Niciarelli. Nello sprint finale della mixed, c’è scritto chiaramente “qui non si passa”, sulla schiena del Nicio. Detto, fatto.

L’anno scorso chiesi come mai la Tortello non aveva fatto alcune prove in mare. I due tecnici all’unisono mi dissero che era per non farle fare troppo. Quest’anno ha saltato solo frangente fra le gare individuali, e ha partecipato a tutte le staffette tranne la torpedo che va all’oro. Poteva essere la beffa per lei, ma la medaglia arriva nella Ocean relay  in un trilling per squalifica della Gran Bretagna. E io non posso che essere contento, per Carlotta.

In serata, diatriba feroce sull’ultima vittoria all’Europeo della nazionale Youth. Abbiamo convenuto fosse Svezia 2012. Pronti a essere smentiti, naturalmente. Fatevi sotto, ma non vi lascerò passare tanto facilmente.

Eurolifesaving 2019 – Immidiatly!

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Che coppia!

di Mauro Romanenghi

L’altro giorno sono andato come detto a vedere il campo gara delle competizioni in mare. Intanto ricordavo che era verso Misano, però oramai navighiamo nell’era tecnologica e imposto il navigatore dicendo “bagno 7, Riccione”. Mi porta al bagno 130, alle porte di Rimini. Molto seccante. Si sa, la tecnologia é fantastica, quando funziona. Spengo il navigatore, mi accingo a salire in macchina, e poi la mia formazione vintage mi fa avvicinare un signore a cui chiedo informazioni. Ebbene sì, il bagno 7 é dove lo ricordavo io. Bene, faccio tutto il lungomare, e arrivo esattamente dove pensavo che fosse. C’è tutto: cartellone, eccetera. Fuori, un’insegna nel baretto della spiaggia: bagno12. Ma poiché sicuramente mi sta sfuggendo  qualcosa, lascio perdere. 

 

Ieri ero stanco e non vedevo l’ora di tornare a casa. Quindi ho pubblicato l’articolo e mi sono detto: manca qualcosa.
Oggi lo leggo e mi accorgo che non ho detto neanche mezza parola sul record del mondo di Lucrezia Fabretti. Ottimo, rimedio oggi.
Come se non bastasse scendere sotto i 50”, la ragazza si prende il lusso di battere il record e non di poco, arrivando a 49”33. Il trasporto a delfino sembra fatto come se non avesse un manichino al fianco. Qualcuno mi ha anche detto che negli ultimi metri ha ceduto, se no poteva fare 48”. Vorrei vedere voi, fare 50 metri in 30” con un manichino al fianco. 

Quando ci sono le premiazioni, bisogna essere in orario. Non puoi passare il tuo tempo chiacchierando con la bionda che hai visto in tribuna o la svedesina nella vasca di scioglimento. Né bullarti coi tuoi compagni del tuo nuovo personal best. Né tantomeno andare con mamma a comprare la maglietta dei campionati. No. Devi andare alla premiazione con cortese sollecitudine. In inglese questa cosa si dice immediately, o come pronunciato ieri, immidiatly. Questa parola deve essere piaciuta un casino agli speakers, che hanno deciso di farne un mantra che perdurerà nei secoli. 

Tempo da lupi oggi a Riccione. Però le gare sono state tutte disputate. Che non fosse proprio il massimo la temperatura lo si vedeva dalle facce delle giovani atlete. Arriva la vincitrice dello sprint femminile, e ha un’espressione come se la avessero appena sbattuta in mezzo alla strada. Inconsolabile. Ma le migliori sono state quelle uscite dal frangente femminile. Come avessero attraversato il Mar glaciale Artico. A un certo punto é uscita la Fiori. Pensavo la surgelassero così e la portassero allo stabilimento della Findus.

Gran cosa lo streaming, anche se qualche appunto c’è da fare. Prendiamo il traguardo. IN genere, all’arrivo delle gare, la telecamera si fissa all’arrivo e fa vedere…l’arrivo. Qui, no.
Preso da un’improvvisa euforia, il cameraman decideva di inquadrare qualsiasi cosa: il vincitore che si accasciava, il mare, un gabbiano che pescava le ultime vongole di stagione, poi di nuovo il traguardo quando anche il sedicesimo era già al bar. E soprattutto, la linea di arrivo si inquadra tutta. 

Medaglie trovate, medaglie sfiorate. L’altro giorno Vittoria Borgnino e Carlotta Tortello provavano le partenze in tavola (dopo aver giustamente preso un po’ di sole). Oggi Vittoria e Carlotta si sono cimentate (d’altronde le hanno portate per quello) in un tot di gare. Canoa, sprint, staffetta sprint, staffetta tavola per la giovane ligure, poco meno per Vittoria. Carlotta gliela fa e rischiando di abbattere le transenne si lancia terza sul traguardo del salvataggio tavola con Francesca Pasquino che guadagna l’ennesima medaglia di questi campionati. Per Vittoria, il quarto posto con una grande frazione a tavola. Manca ancora qualcosa però nel motore azzurro, lo si vede bene nel ritorno in coppia. Ma insomma, qualcosa si muove. 

Un suggerimento. Io, dei video di tutte le gare degli azzurri, gliele farei. L’altro giorno vedevo che gli svedesi usavano un I-Pad montato su un supporto tipo telecamera. Le inventano tutte.

A proposito di svedesi, le migliori di questo campionato. Magari non come prestazioni, però il loro perché ce l’hanno. 

Torniamo alle gare. Quando ero bambino io, si giocava a fare i tuffi nei cavalloni, oppure a saltare le onde. Passavamo il pomeriggio al mare a fare i tuffi nei cavalloni. Oggi quando spiego “devi fare così, come quando fai i tuffi nei cavalloni”, mi guardano come gli avessi detto di gettarsi contro un equino. Forse le madri di oggi non fanno fare i tuffi nei cavalloni ai loro figli. Così purtroppo inciampiamo sulla spiaggia. Giovanni Caserta e Francesca Pasquino forse non hanno fatto i tuffi nei cavalloni. O forse sì. Però entrambi inciampano all’arrivo, e in volata passa l’avversario. Che ci sta. Però facciamoli fare, i tuffi nei cavalloni, ai nostri figli (non da soli, stiamo lì anche noi: sono divertenti e poi li controlliamo).

Meschiari e Sanna, quando il frangente é una sicurezza. Silvia poi si incolla alle caviglie della Fabre, che sfugge solo su un’onda. Eterna. 

Cattivissimo oggi lo speaker,che voleva il campo di gara liberissimo per la staffetta sprint. E lo voleva, pensate un po’, immidiatly!

Eurolifesaving 2019 – Che figata!

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Che figata ragazzi!

di Mauro Romanenghi

Oggi parliamo anche un po’ di gare. 

Ieri sono impazzito per cercare di fare le foto, scrivere, vedere le gare, ci mancava solo che mi dessero le chiavi sistemavo il bordo vasca e chiudevo. Oggi allora mi sono detto che devo stare più sul pezzo quindi sono rimasto a scrivere durante le batterie del mattino, dopo una bella colazione. Non c’è niente come una bella colazione per iniziare bene la giornata. Che figata!

Ieri sempre una bella giornata di sole. Nell’intervallo delle batterie e finale vado a vedere il campo gara al bagno 12. Tutto bellissimo, campo gara transennato di 130 metri, tendoni per squadre e giuria, maxischermo da cinema e ragazzi a fare allenamento, sole e cozze aperte sulla spiaggia. Forse qualcuno si é fatto un’impepata in alto mare. Sarei rimasto lì tutto il giorno, ma le gare mi hanno richiamato all’ordine come i polpi nei vasi, le aragoste nelle nasse e i merluzzi nelle reti sono cascato in piscina. 

Insomma tutti questi pesci mi hanno messo fame, e quindi domenica sono andato a mangiare una bella grigliata di pesce con il Fogliani. Che dopo due milioni di podcast, abbiamo conosciuto dal vivo. Una figata pazzesca.

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Fritto da re

 

Vedere le gare dal vivo é molto entusiasmante. Direte voi che le ho sempre viste dal vivo. Vabbè, ma dal vivo un Europeo no. Poi certo conoscere un po’ tutti é sempre come essere a casa.

Allora parliamo di gare. Sette gare consecutive vinte all’esordio di un Europeo non é facile, si poteva fare otto con la staffetta ostacoli ma anche se i ragazzi della Senior ce l’hanno messa tutta con un record italiano é arrivato solo l’argento. Siamo incontentabili.

Anche oggi un po’ di marachelle negli agganci del super. Ci sta, sono ragazzi. Così se ne va il titolo Youth femminile che era già nelle tasche della Pasquino, e la vena del CT si gonfia in maniera irripetibile. 

Tra l’altro si rovina un poker memorabile con un aggancio sciagurato in 10 secondi. Infatti l’Italia ha vinto con Meschiari, Gilardi, Caserta le gare assolute e Youth di ostacoli e super. La Pasquino é seconda dopo il trionfo a ostacoli. Peccato, sarebbe stata una figata pazzesca.

Mauro Ferro si arrabatta in tutti i modi per battere Danny Wieck. Mancano quindici centesimi. Ma ci siamo quasi. 

Ippolito invece schizza fuori dalla presa del misto e va a vincere con 59”99. Ci siamo quasi per il record anche qui, ci siamo promessi che ci riproviamo agli Interclub.

Eterna sfida fra due eterne rivali. Magali e Silvia. Una vince misto con il nuovo record europeo, più corda, più staffetta manichino. L’altra ostacoli, super, staffetta ostacoli. Un duello infinito. 

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La sfida infinita Meschiari Rousseau

 

Segnatevi questo nome. Nina Holt. Trasporto con una flemma olimpica, sia pinne che manichino. Anno 2003, ancora due anni di categoria, fisico tipico da tedesca, bassa e tozza come potete immaginare.

Gilardi anche lui doppietta ostacoli e super come Silvia Meschiari. Sfiorato il record del mondo di super. Con Sanna, esperienza e certezza della nazionale.

Record storico battuto dalla staffetta trasporto maschile, quello della staffetta Rane Rosse di Montpellier, che fu record del mondo. Bravi ragazzi, una figata.

E con questo non potete dire che le gare non le ho seguite.

Eurolifesaving 2019 – Vita durissima per i re

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Belle, felici e vincenti: le campionesse europee della staffetta ostacoli

di Mauro Romanenghi

Siamo ai primi di agosto, finiscono tutte le gare di nuoto, salvamento, tuffo dalla scogliera ecc. e quindi non ci sono più competizioni da guardare. Sto parlando con mia moglie la quale mi fa notare che potrei andare a vedere almeno un paio di giorni dei Campionati Europei di salvamento dato che si svolgono a Riccione, così si vede un po’ l’aria che tira. Mauro Romanenghi si sa é un nota decisionista, che in tre minuti coglie la palla al balzo e va.
Così all’alba del 5 settembre chiedo l’accredito (dalle vacanze) e prenoto l’albergo il 15 di settembre. Fossi stato alle Olimpiadi, probabilmente sarei rimasto a casa. Invece per gli Europei di salvamento tutto ok: accredito accettato, albergo prenotato, partenza organizzata in sette minuti lanciando nello zaino la maglietta dei World Games del 2009.
Venerdì 20 settembre parto e telefono al re. Il re ormai lo sapete e se non lo sapete ve lo dico é Fabio Tadini. Ormai lo chiamano tutti re. O IL re. Così, in amicizia.
Lui parte in treno, da Milano. Io, in auto, dal lavoro. Partiamo insieme e ci sentiamo al telefono.
Si sa, il treno é un filo più veloce. Seguo il suo viaggio ma arrivo a Riccione, lui mi manda un wattsapp: sono a Bologna. Non pensavo esistessero ancora quei treni a vapore dei film western anni ‘70. Invece sì. 

 

Arrivo a Riccione in piscina, entro dove avevo vista segnalata la sala accrediti (è l’ingresso della piscina). Chiedo e una gentile signorina mi dice: “non c’è nessuno”. Cominciamo bene. Un’altra gentile signorina si offre di darmi però il mio accredito, che c’è. Ottimo, penso io.
Poi chiedo informazioni: “sono tutti al mare, con i Master”. Giusto, siamo a Riccione, dove vuoi che sia l’ufficio stampa: al mare con i Master. E’ giusto, fa bello, lo sarei anche io, ma c’è la SERC. Quindi sono qua. Mi guardo la SERC: un’oretta di gare, la Francia super, la Spagna molto bene. l’Italia veloce con qualche intoppo finale ma l’impressione non é male. Mi dice Daniele Sanna “sembra sempre così ma in realtà poi qualche cagata salta fuori sempre”. Terzi. Stavolta se c’era la cagata non era così grave.

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Capitan Borgnino guida la SERC italiana in azione!

Alla fine della SERC, accompagnato dal suo capo allenatore, arriva il re. Lo aveva promesso alla ragazza che allena. Si sa, un re mantiene sempre le promesse.

Nel giro di un paio di ore ricevo un paio di apprezzamenti per gli articoli su Acquastampata e Lifesavinginitaly. Fa sempre piacere ricevere complimenti al posto dei soliti commenti negativi. Naturalmente tutti gli amici del salvamento volevano solo sapere se ho portato il vino. Arrivo al bar della piscina, chiedo un caffé e le titolari mi fanno: “e il prosecco?”…quando li abitui bene, poi la gente ti apprezza.
Stavolta tocca al re però. Che essendo re non ci ha pensato…noblesse oblige.

Al mattino si sa vita durissima. Per cui occorre un’ottima colazione, se poi il cappuccino si presenta così meglio ancora.

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Il buongiorno é sempre gradito

Ora io sono sempre dalla parte degli atleti, ma secondo me schierare una ragazza che fa 4’08” nei 200 ostacoli (avete letto bene quattro minuti e otto secondi) mi sembra un filino esagerato. Tanto quanto schierare chi non finisce un Ocean o lo finisce facendosi dare il giro dagli altri. Chi ha orecchie per intendere…
Però diciamolo che il Portogallo fa notizia anche per i successi. Storico l’argento nella gara del line throw…certo il tempo non é eccezionale, ma un argento é un argento.

In mattinata quattro ragazze decidono che é il momento giusto per dire fine al primato del mondo Youth della staffetta ostacoli. Insomma, quando ci vuole ci vuole. Mettiamo quindi una bella foto delle quattro staffettiste. Non gli ho chiesto io di mettersi in ordine di altezza, sono loro che vanno in giro così.

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Le sorelle Dalton al record del mondo! Manca solo Lucky Luke

Gare Youth, per la serie quando le cose vanno male possono anche andare peggio. Manichino pinne e torpedo. Per la serie quando le cose devono andare male lo fanno fino in fondo.Davide Belcastro non parte. Suona il via ma non parte. Dopo due-tre secondi decide di andare: recupera tutti, é secondo ai cinquanta, ma si sa quando le cose decidono di andare male lo fanno fino in fondo. Aggancia storto e il manichino si mette di traverso. Risultato fuori dalla finale.
Pomeriggio. finale line throw. Femmine lanciano così così e sono quinte, ma ci sta. Lancio dei maschi benissimo, quarti di un soffio, Il lanciatore saltella qua e là come tarantolato. Risultato squalifica per fuori settore. La vena del CT comincia a gonfiarsi.
Passano poche decine di minuti e la staffetta pool lifesaver lanciata verso il nuovo recored del mondo perde il manichino. Tranquilli, il CT sta bene e i ragazzi anche. Dopotutto, so’ ragazzi…

Per la serie se qualcosa può andare male, sicuramente lo farà. Ferrari arriva contro la corsia, il torpedo non si trova, l’aggancio non viene e il torpedo schizza via. Qua si rimedia con l’esperienza (e anche perché, diciamolo, i rivali sono pochi). Piccoli incidenti che capitano. Arriva la finale pomeridiana. Stavolta l’aggancio c’è, è il manichino che si mette di traverso. Niente da fare. Quando il pomeriggio va così, meglio stare sotto le coperte e leggere. 

Il line throw é l’unica gara al mondo dove i tifosi esultano due volte: la prima se la corda arriva al compagno che deve essere salvato, poi se si vince. Ma urli da stadio eh…robe solo del salvamento, queste. 

Mi sbagliavo, anche nel torpedo succede così dopo l’aggancio.

L’Italia realizza un’impresa con due medaglie nella SERC. Giornali specializzati e siti a dare la notizia. Notizia identica in tutto e per tutto, con la foto, a quella della FIN. Per forza…nessun sito, nessun giornale, è qui. Ci sono io, e io soltanto. E qualche fotografo. Infatti la SERC è stata premiata il giorno dopo la notizia. 

Prima della solita tiritera che non parlo mai dei successi azzurri, ricordo che su OAsport trovate tutti gli articoli sugli Europei. Prevenire é meglio che curare.

Dodici ori per l’Italia nel primo giorno di gare. Ottimo. Continuo a ricordare che le corsie non hanno fatto nulla e quindi se evitiamo di salirci magari non si rompono, che costano. Molto più importante é rimanere fermi nella gara del line throw. Rimanere fermi, nel mondo moderno, é sempre più difficile.

IPC 2019: Squilli di trombe, rulli di tamburi…

di Mauro Romanenghi

Mondiali IPC 2019

Chiamata alla premiazione…in stile british

…l’Italia dei ventidue é sul tetto del Mondo.
Salire su un tetto é difficile, bisogna stare attenti perché le tegole sono traditrici. Già si possono staccare e venire in testa quando cammini per strada…la classica tegola, chi non la conosce? – oggi vado di metafore, é così.
Comunque dicevo, salire é complesso. Soprattutto quando la crescita é stata così vertiginosa come quella dell’Italia: terza due anni fa in Messico, poi protagonistia lo scorso anno agli Europei e ora vincente.

Ci é arrivata facendo un po’ la spericolata, veloce veloce, da quando qualche anno fa ha chiesto e ottenuto la partenza di questo progetto.
Ci é salita come una squadra di calcio (una volta erano ventidue, come allo storico Mundial di Zoff, Gentile, Cabrini nel 1982).
Ci é salita con venti ori, cinquanta podi, con più della metà degli atleti (sedici) a medaglia individuale.
Ci é salita in un campionato con quaranta record mondiali battuti, gare di livello eccelso, dove spesso si é vinto o perso di pochi centesimi (e non é così usuale in questa categoria).
Dove i protagonisti cominciano a essere tanti, dove si vince dall’Islanda al Cile – vado sempre per metafore, visto che non possiamo dire dal Manzanarre al Reno: così prevengo i soliti che diranno che Islanda e Cile non hanno vinto un bel niente, a parte un paio di bronzetti.

In una squadra ci sono però anche quelli che possiamo citare. Non me ne vogliano chi non lo sarà, ma tutti non ce la faccio. E come Dumas aveva i suoi preferiti, noi abbiamo i nostri tre Moschettieri: Raimondi, Barlaam e Morlacchi. Che poi, se ci aggiungiamo Fantin, il guascone di Bibione, diventano quattro e chiudiamo il bel romanzo della staffetta veloce che più veloce non si può. Ci starebbe pure il cardinale, con Bicelli, ma gli facciamo fare la figura del cattivo: magari a lui facciamo fare il duca di Buckingham.

Mondiali IPC 2019

I quattro moschettieri…un po’ provati!

 

Stefano Raimondi, quell’incrocio un po’ Vieri un po’ Tomba; ci aspettiamo da un momento all’altro che ci dica: “non son più carabiniere”…ma poi si commuove per il record del mondo della staffetta. Sue otto delle cinquanta medaglie, nessuno ha vinto tanto quanto lui.

La foto simbolo dei Mondiali: quella dei nuovi gemelli diversi. Il nuoto ha Greg e Gabri, il nuoto paralimpico ha Simone Barlaam e Federico Morlacchi. Sdraiati sulla corsia, belli e vincenti nel loro 100 farfalla, come i due fondisti a Rio 2016. Paragone pesante, forse un’iperbole. Diciamo che a vederli fuori dall’acqua, sembrano più Danny Devito e Arnold Schwarzenegger. Ma in acqua, tutta un’altra storia!

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I gemelli diversi sul tetto del mondo

Superba, superlativa, ma soprattutto super, Arianna Talamona supera anche la Caporale e riesce a far piangere compagne e avversarie, come neanche la migliore Elisabetta in forma olimpica. La sua amica Giulia Ghiretti sta ancora in lacrime per i complimenti ricevuti. Per lei é tutto super. Superprestazione, supergara, supercontenta, superfelice.
Insomma, un supermondiale.

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Arjola Trimi: massima fiducia!

Un essere superiore viene invece definita Arjola Trimi. Promessa sposa fra poco – senza stare lì a sbaraccarlo come la supercampionessa Jessica Long vincitrice di ottomila ori olimpici  e che si presenta qui poco in forma perché sta preparando il matrimonio e ci tiene a farlo sapere: a noi ce ne frega poco o zero, sinceramente – Arjola si da da fare in ogni stile e distanza, dai 50 dorso ai 150 misti. Il suo fidanzato aspetterà, il girl power mica può aspettare e quindi prima i Mondiali poi le giuste nozze. 

Se la Talamona é super, la terminator vivente della parola é senza dubbio Carlotta Gilli. Con un accento piemontese degno della pubblicità del cioccolato Novi, se le fate una domanda dovrete pazientemente aspettare che finisca la risposta: la progressione terminerà dopo circa 45 secondi, 375 parole con dodici congiuntivi, sette condizionali e nemmeno un errore di pronuncia. Così non si può dire del suo arrivo nei 100 farfalla, ma ci ha promesso che non lo farà più. Ma come non perdonarla.

E come non intenerirsi davanti alla commozione della Scortechini, il cui cognome già é tutto un programma. Una rimonta spaziale la sua nei 100 farfalla, una rimonta come se ne sono viste tante in questo mondiale coronate da successo oppure no. La sua le porta l’argento, l’unica medaglia individuale. Ma rimane quel sorriso timido come il suo cognome.

Xenia Palazzo sembra Rolando del trio di Maidiregoal: lo ricordate? “Non – ci – posso – credeeeeeere!”
Uguale. Come se nuotassi, sprintassi nei 200 farfalla e battessi Phelps. Lei lo ha fatto con Jessica Long nei 400. Che anche se prepara il matrimonio, schifo non fa. 

Che poi di questi mondiali ce ne sarebbero di cose da dire. Ma diventerei lungo, e anche le migliori poesie devono finire altrimenti poi diventano noiose. E così anche le squadre: impossibile citare tutti. Ma sappia chi legge che nessuno é stato scordato, anche chi non ha vinto nessuna medaglia come il portabandiera, Vincenzo Boni. Forse la bandiera porta male: Vincé, la prossima volta porta un cornetto e l’asta mollala a qualcun altro (come diceva un grande comico…”si fa per scherzare, Dio…”).