Europei di salvamento 2021 – Le ragazze Oceaniche!!!

Cornelia Rigatti, prestazione Oceanica!!! (credit photo: Rachel Guerard)

Alla fine chi la dura la vince, e il Campionato Europeo è stato portato a compimento!
Gli spagnoli hanno dovuto fare certo i conti con diverse rinunce, prime fra tutti quelle degli inglesi e irlandesi, che hanno certamente abbassato la qualità di questo campionato soprattutto nelle Oceaniche. Nonostante tutto le nazioni sono state quattordici, anche se molte non schieravano atleti in tutte le gare. Infatti è capitato che tutti gli atleti iscritti prendevano punti. Rispetto a Riccione entra solo la Grecia, ma comunque da venti squadre si scende di un bel numero: quindi niente crescita, ma ce lo si poteva aspettare. 
Tuttavia quello che non capisco è perché non venire a gareggiare: ad esempio visto che in Gran Bretagna si giocano partite con migliaia di persone nello stadio, e si ha paura di venire in spiaggia a Castellon de Plana praticamente senza pubblico. Sono scelte, naturalmente: non so se sanitarie o economiche, ma scelte. Tante sono le decisioni strane in questo periodo, devo dire la verità, ma qua si parla di salvamento e allora…vamos!

La vittoria arride alla Francia in campo assoluto, e alla Spagna, bravissima, in campo Youth. 
Il podio assoluto di Riccione si ripete con Francia, Italia e Germania, ma l’Italia vede più azzurro di quello che dice la classifica, grazie a due ragazze…Oceaniche e a qualche altra sorpresa sabbiosa.
Zero primati in campo Assoluto, cosa molto strana ma devo dire che ce lo si poteva aspettare in una gara dove le pause sono molto limitate, le gare concentrate e soprattutto oramai i livelli raggiunti sono elevatissimi. Non è facile inoltre riadattarsi a questi ritmi gara con così tante specialità, tante giornate e pochi atleti, quindi pause ridottissime: vorrei vedere voi fare un record del mondo se devi fare otto gare in tre giorni con staffette, gare individuali, batterie e finali. Questo è purtroppo l’annoso  e irrisolvibile dilemma del salvamento, per cui la gara a squadre va a inficiare sulle prestazioni individuali. Dilemma di facile soluzione in realtà, se si potessero iscrivere i migliori due atleti per ogni gara come si fa nel nuoto: ma la sordità della Federazione internazionale su questo argomento continua, e ciò è causa di problemi come sappiamo per la crescita a livello olimpico.

Altra questione è vedere o meglio seguire le gare e ottenere i risultati. Mettiamola così: pulire la stalle di Augia per Ercole non era uno scherzo, ma se ci fosse stata mia suocera  lo avrebbe pure sgridato per la sua lentezza. Vorrei che mia suocera fosse stata presente nel comitato organizzatore per redarguire la bassa efficienza delle prestazioni su due versanti.
Primo: lo streaming c’è stato, dobbiamo dirlo, ma le gare vanno anche seguite con una certa professionalità. Due commentatori la cui massima capacità di descrivere la gara è: primo l’italiano, secondo il francese e terzo il tedesco va bene per raccontare le  barzellette di quando ero piccolo ma non per un campionato Europeo. L’assenza di un cronometro sullo schermo, le inquadrature che non fanno vedere tutte le corsie, le persone che passano davanti alla telecamera (mancava solo il saluto alla mamma come si faceva a Novantesimo minuto negli anni 90) sono indice di bassa considerazione, secondo me. Ma soprattutto se vedi il tabellone dei tempi, almeno dare le prestazioni e i nomi dei vincitori non sarebbe male. Invece abbiamo conosciuto benissimo tutti gli elementi della squadra spagnola, descritti perfettamente dai due speakers che seguivano ogni passo dei loro beniamini.
Speravo inoltre di vedere qualche gara registrata, ma sono state messe col contagocce, sempre in ritardo e non tutte le giornate. Insomma, nel 2021 ancora trattiamo questo sport con poco rispetto.
Lo sforzo poteva essere buono per le gare oceaniche, ma anche qua non ci siamo. Spesso al traguardo neanche i due commentatori capivano chi arrivasse (chissà dove erano, forse al bar dello stabilimento balneare?) e il traguardo era inquadrato come se il regista stesse vagando per la spiaggia in cerca di ragazze in bikini.
Secondo: i risultati? Il tempo reale, una mera utopia illusione d’amor.
Se va bene, al massimo a sessione finita in piscina. Per la parte marina invece tranquilli, alla sera ci stava tutto. Classifiche per nazioni? Non scherziamo, non vorrete sapere tutto. Insomma per gli amici della playa di Gurugù sembra proprio un nome da barzelletta come l’informativa di questo campionato. E per fortuna che avevo chiesto un accredito per seguire le gare.

Prima di parlare dei big, due parole sui giovani. Abbiamo imparato a conoscere la nobile spagnola che ha vinto quattro gare in piscina realizzando due record Youth: il mondiale del torpedo in 58”99 e l’europeo del superlife in 2’23”28, demolendo il recente record di Gioia Mazzi. Un nome che neanche la corte spagnola di Madrid si può permettere, neanche Zorro poteva fare meglio: Maria Rodriguez Rodriguez de la Sierra. Olé!
La promettente spagnola ha tutte le carte in regola per competere già ora con le Senior, e ancora un anno di categoria davanti. Più di cento punti, contando anche le sue gare oceaniche, la Spagna li deve a lei sui 999 della vittoria.

Riguardo ai nostri azzurrini, i sette ori di Simone Locchi non erano dico certi ma preventivati. Il ragazzo ha il fisico e le capacità, nuota bene e quindi ha tutto per diventare un ottimo salvamentista nelle gare senza pinne, seppur non sfigurando anche nella gare di specialità dove però lo sappiamo occorre un lavoro specifico a una certa età. 
Negli Youth altri due ori arrivano dal duo del Nichelino Vetrano e Dibellonia, vincitrici di ostacoli e misto. La squadra piemontese, di cui costituisco un personale fan club (nel senso che sono socio fondatore, membro unico e sostenitore non economicamente partecipante viste le mie sacrse se non nulle disponibilità economiche), non finisce mai di stupire e sono veramente contento per loro e soprattutto per Giulia, la cui stagione è una specie di sogno ma neanche poi tanto, visti risultati. Di sicuro sembrerà strano passare dai Giochi Olimpici al Campionato Europeo giovanile di nuoto e di salvamento Youth. Ma d’altra parte, chi se ne frega: prendiamoci quello che viene, cara Giulia.
Non possiamo non citare gli ultimi due record mondiali Youth: la 4×50 ostacoli maschile e la 4×50 lifesaver mixed sono saldamente nelle mani della nazionale italiana giovanile guidata dal buon Gianni Anselmetti.

Passiamo al discorso sugli Assoluti. Dicevo che il livello raggiunto è veramente elevato, anche se lo vediamo per ora solo per quanto riguarda i podi: c’è purtroppo un enorme divario tra gli atleti di vertice e gli altri, e questo secondo me continua a essere un altro indice del basso potenziale di questo sport per potersi promuovere al di fuori della stretta cerchia di conoscitori. Solo per fare due esempi un podio femminile in 34 secondi nei 50 trasporto non è cosa comune, né avere due atlete sotto 1’10” nel misto. Sempre ricordando che nonostante l’aumento di un giorno della durata delle gare in piscina, i ritmi sono veramente serrati e i partecipanti devono praticamente fare molte discipline. 

Anche per questo, i tempi di Francesco Ippolito, il nostro superman con 11 medaglie conquistate 8 delle quali in vasca (uno per ogni gara disputata) non sono diprezzabili.
Al goriziano dominatore di misto con 58″51 e trasporto con 28″67 sfuggono a livello individuale gli ostacoli e il super, conquistato a sorpresa da un Niciarelli che oramai da diverso tempo inserisce questa specialità fra le sue favorite. D’altronde bere sempre lo stesso cocktail alla lunga può stufare, perché non assaggiare qualche altro alcolico (con moderazione, naturalmente!!!).
Degli altri ori azzurri, uno per uno per Lanzilotti, Cristetti e Volpini nelle loro specialità del super, misto e torpedo in cui sono primatiste mondiali. Federica Volpini ha avuto vita più o meno agiata, non certo come la nobile Rodriguez eccetera eccetera che nella reggia di Spagna avrà ancelle una per ogni cognome. Paola e Francesca che non sono le coriste degli 883 ma Lanzilotti e Cristetti hanno dovuto sudare le loro sette camicie e forse anche qualche altra.

Però adesso devo fare i complimenti alle nostre ragazze oceaniche, nelle gare e nelle prestazioni. Mancava qualche nazione, ma le nostre due mermeidi, le canottiere del salvamento, hanno pagaiato e remato con forza e determinazione, portando quattro ori nel carniere azzurro se contiamo anche la staffetta Ocean, altro successo storico. La federazione ha dato fiducia a Cornelia Rigatti e Vittoria Borgnino, che hanno girato l’Europa e il Mondo per gareggiare. D’altronde le sirene girano per il mare senza casa per trovare il loro bersaglio, e per fortuna che sono solo medaglie e non i poveri marinai. Il canto quindi che intonano è quello degli Italiani, il nostro inno, sul podio.

E che dire della fiducia concessa al corridore Davide Facchielli storico argento nello sprint e della staffetta sprint maschile, sempre argento? 

Ecco quindi la domanda? Ma perché con tutti questi successi non è tornato in patria il titolo europeo? Ce lo siamo chiesti qui in redazione. La risposta è semplice. Non bastano due-tre atleti per fare la differenza, se c’è dietro poco. Senza vedere il carniere mezzo vuoto, perché non lo è, per vincere in mare bisogna fare la differenza. La Francia, per esempio, nel sesto giorno ha vinto 5 gare su 8 piazzando quasi tutti i suoi atleti sul podio. Non è mai uscita dal podio delle staffette in mare, vincendone 5 su 9. L’Italia, che si vanta di dominare le prove in piscina, non ha vinto neanche una prova di staffetta in vasca dove sono emerse nazioni come la Polonia che non avendo velleità di classifica si concentra su singole competizioni: importante ad esempio il successo nella staffetta manichino maschile con un considerevole 1’05”25!.

E allora godiamoci questo record di 67 medaglie complessive tra Assoluti e Youth, un terzo delle quali ottenute sulla spiaggia di Gurugù: che alla fine, non è tanto una barzelletta.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri – 2

L’Olimpiade non inizia a scuola

di Mauro Romanenghi

Quaranta medaglie. Ora non ci importa più nulla di quello che si diceva all’inizio dei Giochi: noi siamo sportivi, facciamo del nostro meglio e sappiamo che può andare bene o male. Male significa semplicemente, per noi, non vincere. Per lo sportivo, non vincere è una delusione enorme. Anni di sforzi, lavoro, allenamenti, scelte possono concludersi con un nulla di fatto. Anzi, per la maggior parte è così.
Ma arriva anche la vittoria, o la medaglia. E’ rarissimo, ma arriva, ed è la gioia massima. Può essere un podio agli italiani giovanili, agli Assoluti, all’Europeo, o nell’Olimpiade. Lì c’è la massima gioia. Una gioia che penso indescrivibile, io ho visto il viso di tanti ragazzi con quell’espressione. 


Questo è lo sport. Lo sport che in Italia, lo devo dire, subisce delusioni cocenti dai due ambiti che lo dovrebbero supportare e promuovere. Ne subisce continuamente, e inesorabilmente. 
Sono la scuola e la politica, che entrano nello sport e lo influenzano pesantemente, in genere in modo negativo.

La scuola osteggia gli sportivi in ogni sua componente. Gli orari, sempre più pesanti e lunghi. I compiti a casa, che dovrebbero supplire a mancanze nel programma e nell’orario scolastico. Lo studio di decine e decine di pagine per ore e ore. Lavoretti da fare spesso inutili (esiste ancora chi fa fare l’albo delle foglie…). La componente docente, allevata dalla seconda guerra mondiale con l’odio per lo sport considerato la propaganda del regime fascista, viene ancora spesso tenuta all’oscuro della pratica sportiva dai propri allievi. 
Ora se è riuscita a superare questa fase la Germania, possiamo farcela anche noi. Ma la scuola in Italia non è e non sarà mai la promotrice del mondo sportivo. Dovrebbe però essere almeno quella che aiuta e certifica i talenti concedendo loro qualcosa. Perché il talento, quando c’è, va aiutato. Se abbiamo uno dotato in fisica, deve essere spinto a fare fisica. Se ha orecchio musicale, deve fare musica. Se è un ragazzo di due metri che salta due e venti nell’alto a quattordici anni, non sta perdendo il suo tempo. Ma questo, i professori, non lo hanno ancora capito.

La politica ha dimostrato in questo lungo periodo cosa sia fondamentale e cosa no. Sui giornali i dibattiti politici tra come andare in spiaggia d’estate e stare seduti a tavola era imperante. Tenere aperti o no i negozi, le tavole calde, i bar era fondamentale. I luoghi di sport? Ricordo ancora la frase “per tenersi in forma, una corsetta all’aperto ma distanziati dovrà bastare”. Detta dal capo del nostro governo, suona di un’idiozia tale quanto chi mi ha detto che mangia l’ananas perché brucia i grassi.
Non c’è nessun interesse verso un campo che il governo crede poco utile a fare soldi, l’unico problema evidente per tenere aperte le attività. 
Che poi non sia vero che i soldi non si facciano, questo è un discorso che scopriranno o stanno scoprendo. 
Ma naturalmente, nella persona ad esempio della Vezzali, sono i primi a farsi vedere. O a chiamare atleti di cui neanche sapevano l’esistenza perché il politico medio è, come tutti gli italiani anzi forse peggio, completamente ignorante in fatto di sport, tolto forse la conoscenza della formazione della propria squadra di calcio preferita. 
Piscine fatiscenti, velodromi inesistenti,  campi di atletica vecchi quanto mio nonno: il CONI di Roma, se lo andate a vedere, capite benissimo quando lo hanno costruito e non dico altro.

Lo sportivo è deluso da queste due istituzioni e non ne fa mistero. Non siamo amici, né compagni. Ci tolleriamo, come il Vate si sopportava con Mussoli (scusate il paragone storico un po’ forzato), come Zenigata con Lupin III, come la pizza senza mozzarella, il cellulare a tavola o la carbonara vegetariana. E questo, vi fa capire, non aiuta né aiuterà lo sport italiano. 

Spigoli olimpici 5 -Mi piace: dieci!!!

Febbre a quaranta

di Mauro Romanenghi

E quindi arriva la quarantesima medaglia per l’Italia, con la tripla cifra tonda: dieci-dieci-venti. Posizione nel medagliere: dieci!
Ogni giorno una medaglia. Inutile che ricordi qui i primi giorni di delusione fomentati dalla stampa che poco sa di sport. Tanto l’Italia è il paese dei dimenticoni. 

Lotta, pugilato scherma, tiro, karate portano dieci delle medaglie: torna la cifra tonda. Ma ricordiamo che la scherma, tanto vituperata, porta cinque medaglie (la metà di dieci). Naturalmente non va bene, perché manca l’oro. Adesso al rientro processi militari anzi meglio fucilazioni sommarie. Chiameremo Diana Bacosi per svolgere la sentenza, così non ci saranno errori.

Atletica quante medaglie? Cinque, tutti ori. Dalle stalle alle stelle, dopo lo zero di Rio e di Berlino 2018. Adesso tutti parlano di Jacobs e della marcia, fino a settembre. Poi tutti penseranno di criticare il green pass per andare in palestra che sarà il nuovo sport dell’italiano medio, in cui tutti sono almeno campioni europei.

USA che sfruttano gli ori dell’ultima giornata e vanno in testa al medagliere completando la rimonta nell’ultima giornata. Tre vittorie di squadra: basket con maschi e femmine e lo storico oro della pallavolo femminile, in cui incredibilmente non avevano mai vinto. Kirali dopo due ori da atleta nel volley e uno nel beach, lo conquista da coach. E bravo il nostro Karch, che ricordiamo in Italia negli anni 90 vincere la Coppa Campioni. Nove allori internazionali per lui, ma per noi sei da dieci. Mitico!!!

Francia che come gli USA rimonta grazie agli sport di squadra, passa Italia e Germania ed è ottava con dieci medaglie d’oro. Ma non ce la fa a battere l’Olanda che è settima nel medagliere grazie all’argento nell’ultima giornata. Bravi tulipani, miglior risultato di sempre, era stata ottava nel 1928 e nel 2000.

ROC perde il duello con GB per il quarto posto nel medagliere: venti ori, terza per numero di podi. Cifra tonda anche per i russi, quindi. Speriamo che torni l’inno russo, e che si lotti per lo sport pulito anche con la loro collaborazione.

Nella pallamano femminile la Francia vince alla grande, appunto. Miglior giocatrice, il portiere (è maschile, è un ruolo, non si dice la portiere), che si chiama Darleux: Cleopatre Darleux! Allez le bleus con Cleopatre, che ricordiamo aveva chiesto la testa del re dei Galli a Cesare.

Chiudo con la tipica esemplificazione della cultura sportiva. Vince la marcia la Palmisano, è il quarto oro azzurro nell’atletica e una mia collega chiosa: “Ma si sono drogati?”. La guardo molto storto, dicendo che sono cose che non si dicono. E lei: “no, vabbè era per dire”. Le spiego che uno sportivo non ama sentire queste cose, soprattutto da chi non fa sport. Lei peggiora la situazione: “Intendevo che cosa gli hanno dato, in questo giorni”. Non ce la può fare, e lei tenta un’ultima difesa: “Nell’atletica non abbiamo mai vinto niente, finora, rispetto al nuoto”. 
L’atletica italiana è il terzo sport di sempre per l’Italia come medaglie alle Olimpiadi, le spiego.
“Sono proprio ignorante, allora”.
Esatto ma vi perdono, anche se non vi sopporto più.
Per fortuna le Olimpiadi sono finite, e i nostri 60 milioni di allenatori olimpici vanno in vacanza e si preparano per il fantacalcio di settembre. 

F/O122 – FuoriOnda/JAPpodcast – day10: Vele d’oro, scontri in pista e aste che volano!!!

Gaifū kaisei
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione

Quinto oro per l’Italia, annunciato ma che fa sempre piacere. Ma intanto il nuoto artistico ci porta in finale, insieme ai triplisti, al lancio del peso, al 470 della vela maschile, alla pista dove avvengono scontri dell’iperspazio a 70 km orari!!!
Commenti su tutti gli sport possibili e immaginabili, persino i ragni di parete. E attenzione, torna lo skate. Dove? Ma su Jappodcast! “IL” podcast delle Olimpiadi!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 3 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O121 – FuoriOnda/JAPpodcast – day9: Inizia il nuoto artistico…e intanto diluvia!!!

Shimo-Meguro
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di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Finisce il nuoto, con malinconia, ma abbiamo l’atletica, il ciclismo che fa impazzire il Fogliani, la vela con Mauro…e il nuoto sincronizzato!!! (che lo commenta Longobardo). Tra badmington e racchette perdute, argenti della ginnastica storici e finali sotto il diluvio giapponese, continua l’avventura nipponica. Solo con Jappodcast, l’unica trasmissione per cui vi sembrerà di essere là, anche se non siamo là nemmeno noi.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla musica di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 2 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Spigoli olimpici 1 – Un pochino sì

Siamo forti? Un pochino sì

di Mauro Romanenghi

Un pochino sì: è la risposta tipica di mia madre.
Un giorno lavò la cerata di mio padre per la barca a vela (la cerata ha un certo valore, aggiungo io). Sulla cerata c’è stampigliato bene un’avvertenza che dice: NON STRIZZARE.
Ovviamente mia madre, da brava massaia strizzò la cerata che si rovinò. Alla rimostranza di mio padre (devo dire giusta ma fatta senza troppo fervore) che chiedeva se fosse giusto strizzarla se c’era scritto di non farlo, mia madre obiettò con la sua consueta uscita: “un pochino sì”. 
Un pochino sì è la giusta replica se vuoi metterti nel giusto ma senza offendere. 
Ma fa proprio schifo questo vestito? “Un pochino sì”.
Tutto questo per dire che a me non piacciono le pagelle, perché ho sempre odiato i voti. Per me le cose si imparano o non si imparano. Poi chi le impara meglio avrà maggior successo, chi le impara peggio probabilmente non è dotato per quello. Infatti non amo gli sport con i voti, non ne ho mai fatto mistero. Attenzione, non significa che non li considero sport, tutt’altro, ma mancano di quel criterio oggettivo che porta alla vittoria o alla sconfitta.
Ma sto uscendo dal seminato. Parlando di pagelle, finito il nuoto ecco che tutti i siti si sono dati alla pazza gioia per assegnare un voto ai ragazzi della nazionale azzurra. Ripeto di nuovo: da noi c’è un solo giudice: il cronometro. Che ti dice se la tua preparazione è andata a buon fine o no. Non è detto sia colpa tua, o del tuo allenatore. Potresti esserti ammalato due mesi prima. Potresti avere problemi con la vasca di colore verde. Può starti sulle palle il tuo compagno di stanza e non riesci a dormire. Oppure no e spacchi il mondo.
Quindi non mi piacciono i voti, sia che siano mezzo e mezzo, tutti negativi o tutti positivi. Non siamo qua a giudicare, siamo qua a cronometrare. Se una cosa è andata male, non bisogna demonizzare la prestazione, cosa in cui siamo bravissimi con i nostri bambini fin dalla più tenera età. Ma se è andata proprio male, bisogna dirlo all’atleta? L’atleta non è stupido, e dirgli che è stato bravissimo se non è vero è una bella presa per i fondelli. Forse non tanto, ma un pochino sì.

Non faccio mistero di non amare particolarmente due nazioni: Francia e USA. Lo so, non si dovrebbe, ma un pochino sì. Intendiamoci, conosco sia dei francesi che degli statunitensi e non ho niente contro di loro. Tuttavia la spocchia dei primi e l’arroganza dei secondi a volte trascende la mia capacità di sopportazione del genere umano.
Lo dimostrano tre esternazioni in poche ore fatte da atleti o giornalisti a stelle e strisce che dovrebbero pensare (già di per sé un fatto straordinario per alcuni soggetti umani) prima di parlare.
Sia Murphy che la King infatti non nascondono i loro dubbi sugli atleti russi, tra l’altro senza fare nomi ma con allusioni: se tiri il sasso, non nascondere la mano.
E poi la stampa non digerisce la sconfitta dei 100 piani, e invece di festeggiare il nuovo campione eccoli fare le solite frasi allusive.
Beh obietto io, e Finke da dove lo avete c****o fuori, allora? La Jaboby? La Grimes? Non dovrei essere sospettoso, ma un pochino sì.

Non vorrei tediare troppo con l’articolo di oggi, per cui la chiudo con il siparietto fra Tamberi e Barshim.
Arriva il giudice che in perfetto stile Pazzaglia (per chi non sa chi sia, si studi Wikipedia) chiede se vogliono fare uno spareggio per assegnare l’oro oppure no. Mi sembra lapalissiano come chiedere a uno se preferisce ricevere la vincita di 100 euro o riscommettere per vincere 20 euro. O chiedere se preferisce una vita ricca e felice o una povera e malata. 
Non è stata una domanda stupida, in fondo. Ma un pochino sì. E comunque è il regolamento, baby.

F/O120 – FuoriOnda/JAPpodcast – day8: Ragazzi terribili agli inferi e ritorno!

Tōto sundai
wikipedia in CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Citazioni storiche e letterarie, statistiche sulle finali per commentare due ori storici, quello dell’alto maschile con Tamberi e quello di Marcell – Marcello – Jacobs, primo italiano finalista nei 100 metri e oro olimpico in 9”80. Ma il nuoto ha portato intanto un’altra medaglia, la sesta, anche questa storica. Da anni cercavamo l’ingresso in una finale della mista e finalmente questa ha portato una medaglia. Restate con Jappodcast, il programma che vi porta in apnea dentro le finali olimpiche e fra le bellezze dei Giochi.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 1 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O106 – FuoriOnda/Tokyoisontheway 13- Giallombardo e il nuovo…nuoto artistico

Selfie!
Giorgio Scala/DeepBlueMedia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Patrizia Giallombardo, CT della nazionale nuoto artistico.

Torna con noi Patrizia Giallombardo e ci spiega l’origine del nuovo nome del sincro…che per noi resta sincro. Ci facciamo raccontare la qualifica olimpica, le difficoltà incontrate nell’ultimo periodo e anche nella pandemia, che hanno però permesso di trovare nuove strade e nuovi metodi. Tokyo sta arrivando, molto più veloce di quello che pensiamo. Anzi è già qua. Ma dove? Ma su Fuorionda TIOTW.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 12 luglio 2021.

credit foto: Giorgio Scala – DeepBlueMedia

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri

Che ci faccio adesso???
(screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Leggo che il CIO spende parole sul benessere psicofisico degli atleti eccetera eccetera. 
Facciamo qualche considerazione generale. 
Lo sport dovrebbe fare bene, tenere in salute la gente e aiutare il sistema sanitario. Ma sport significa attività fisica di un certo tipo, fatta a un certo livello e che porta beneficio agli atleti. 
Qui siamo alle Olimpiadi, e alle Olimpiadi conta una e una sola cosa: vincere. 
Per vincere bisogna allenarsi e soffrire, soffrire e soffrire. Che è tutto il contrario di stare bene. Quindi se volete vincere, dovete fare una scelta, ricordatelo.

Il CIO stesso parla bene ma razzola male: vende il nuoto con le finali al mattino, che sono l’antitesi della migliore prestazione, per soldi. Vuole i multimedagliati, e inserisce sempre più gare per avere il grande protagonista per vendere l’evento. Ecco allora i Phelps, le Biles, i Dressel, i Bolt. Ma vincere tanto non deve essere un accumulo di titoli come i soldi di Paperone nel deposito. Deve essere il risultato del fatto che gareggi con piacere. Questo, come si vede, non viene fatto.

Qualificarsi è spesso difficile, e in alcune gare qualificarsi ti da quasi la possibilità di concorrere a una medaglia. Pensate alla scherma a squadre: basta passare un turno e si entra in zona podio. 
Nel mondo moderno se perdi sei un nessuno, uno sfigato, uno che non ha ottenuto niente. Se ti qualifichi in finale con il primo tempo e poi arrivi quarto hai sbagliato, non hai retto la pressione, non sei capace di gestire le emozioni. Ma sei quarto al Mondo, non bisogna scordarlo.

Forse. O forse no. Semplicemente oggi viviamo nell’era degli esperti in nulla. 
Se prima c’erano in Italia sessanta milioni di CT di calcio, tutti incapaci nel 90% dei casi di tirare un pallone con precisione persino attraverso la porta di casa, oggi esistono milioni di esperti di nuoto, vela, taekwondo, bocce, curling, atletica che probabilmente non hanno mai nuotato più di una vasca di fila a stile, o anche se lo hanno fatto non hanno la vaga idea di cosa sia nuotare dieci chilometri al giorno perché non li fanno a piedi neanche in una settimana. 
Viviamo in un’epoca globalizzata, nell’epoca in cui le critiche ti arrivano da ogni dove. Io ho ricevuto una volta degli insulti dicendo che avrebbero espresso tramite social il disappunto nei miei confronti. Ovviamente non è mai successo, perché poi bisogna rendere conto di ciò che si dice. 

Gli atleti non sono macchine: leggono, sentono, ascoltano, interpretano, sono sottoposti a questo bombardamento mediatico che gli arriva dappertutto ed è amplificato dalla stampa e da mille siti che pur di avere qualche clic in più amplificano ogni errore, ogni comportamento, ogni parola, ogni pensiero. 
Gli atleti non sono sempre sorridenti, non sono sempre simpatici, non sono sempre disponibili. Ma se non vanno a un evento allora sono spocchiosi, se ci vanno devono pensare ad allenarsi. Ricorderete la Pellegrini che fa il giudice a un talent: ma se fa il giudice allora perde il tempo per allenarsi. Neanche ci pensano che sono tutte cose preregistrate, che si fanno più puntate alla volta, che non è vero tutto quello che si vede. Questi reality, questi talent, sono spesso tutto tranne dimostrazioni di realtà, spesso non sono neanche dal vivo ma registrati, con la possibilità di rifare infinite volte la stessa scena, fino a renderla perfetta.

Alle Olimpiadi invece è tutto live: non puoi sbagliare, non puoi rifare la battuta, non puoi tagliare la parolaccia in diretta. Gli atleti sono veri, non sono attori. E sono umani.
E la verità spesso fa male. Quando si dice a uno che fa schifo, quando si ripete a un campione che non vale nulla perché anziché l’oro ha vinto il bronzo, oppure è arrivato quarto, questo si ripercuote sul suo spirito e poi sul suo corpo. 
Ho visto tantissime facce da funerale questi Giochi. La faccia di Katie Ledecky, pluricampionessa olimpica, dopo il quinto posto dei 200, sembrava quella di una rimasta senza famiglia. Una ragazza che ha vinto, in questa edizione, due ori e un argento e ha nella sua saccoccia qualcosa come sette ori ai Giochi.

A noi piace scherzare, io stesso sdrammatizzo nei miei articoli le situazioni di tensione che vivo al di dentro, perché mi trovo a contatto con giovani atleti di ogni livello. Ma scherzare non significa insultare o banalizzare. Io conosco bene il sacrificio che viene fatto o non viene fatto da certe persone. E se so che quella tale persona non si impegna, non lesino critiche anche severe su questo. Ma se questo è il suo modo di intendere lo sport, mi adeguo; l’importante è che lui non abbia come obiettivo la vittoria assoluta, perché quello richiede come presupposto ciò che ho scritto nel primo paragrafo. Ovvero lacrime e sangue.

Lo sport con più pressioni sembra essere la ginnastica artistica, dove soprattutto le ragazze, spesso giovanissime, vengono portate lontano da casa per anni (e non solo in italia, ma ovunque)  o per sempre, entrando nei corpi militari e quindi hanno dei doveri anche istituzionali, essendo poi pagate da noi attraverso lo Stato e quindi sono obbligate ad avere certe performance. Ricordo ancora la statunitense obbligata a saltare al volteggio con la caviglia rotta per far vincere l’oro agli USA.

Riflettiamo bene quindi quando sulla tastiera, o nei nostri vocali, o parlando, ricordiamo quanto schifo facciano questi ragazzi, a cui però ci attacchiamo come semidei per cinque minuti quando ci portano un oro olimpico.

Il mestiere italico, tra l’altro, è quello di non esser mai contenti. Se vinciamo cento medaglie ma nessuna d’oro, siamo dei poveracci. Certo, è meglio vincere un oro, ma se non si vince non morirà nessuno. Meglio facce di bronzo felici, che facce tristi con un oro in tasca.

F/O119 – FuoriOnda/JAPpodcast – day7: Frecce d’argento!

Soshū umezawanoshō
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite Gianni Leoni, allenatore della primatista italiana dei 100 rana Arianna Castiglioni.

E siamo arrivati a sette. Oggi quattro medaglie per l’Italia che sta diventando la nazione di bronzo. Ventiquattro medaglie, tantissime, ma l’oro non arriva neanche oggi. Ci prova l’arciere , ci provano le sciabolatrici, ci prova il pesista ma niente, Ma noi continuiamo a sostenere la nazionale anche con la nostra sigla, che si presenta pure in doppia veste. Continuiamo con Jappdcast, il programma che sfata tutte le sfortune…ma solo se ci seguite ogni giorno!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” KARAOKE a cura della redazione su musica dei Maneskin che ringraziamo.

Puntata registrata il 31 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro