Mondiali 2021 v25 day 6 – Antipasti misti a Natale

Abbuffata per l’Italia!!! – Credit Giallozafferano

Se fossimo Oronzo Canà lo chiameremmo schema 5-5-6, oppure visto il congruo numero di medaglie che arriva dalle staffette miste e dai misti (ben cinque) un bell’antipasto misto di Natale. Sedici medaglie ben distribuite, undici primati italiani di cui quattro nelle staffette olimpiche, terzo posto nel medagliere. Soprattutto un cambio di pensiero fra i ragazzi: speriamo sia finita l’epoca del “ho dato tutto ma più di così era impossibile”, “avevo preparato il meeting della Montagna Russa e quindi qui non ero in forma”, “il mio obiettivo erano gli Europei e i Mondiali erano un premio aggiuntivo”. Certo, qui c’erano ragazzi che rispetto a Kazan non erano la brutta copia ma neanche sprizzavano fuochi d’artificio come a Capodanno. Faccio solo un esempio, con il Lamberti di Kazan a qualche tolla in più preziosa si poteva ambire. Ma non bisogna recriminare, altrimenti torniamo allo schema “non capisco cosa sia successo”: semplicemente ci sono tante gare e non sempre si può essere splendidi. Questo vale tanto di più per il prossimo anno con quaranta fantastiche manifestazioni tutte belle e smaglianti ma che bisogna scegliere: non si possono fare Mondiali, Europei, Universiadi, Mediterranei, Mondiali militari, World Games, Giochi della Fratellanza e tutte le altre gare italiane. Mia moglie continua a ripetere che fare la ISL, dove bisogna gareggiare, gareggiare e poi dopo gareggiare (modello americano) ha aiutato. ha sicuramente ragione, come tutte le mogli. 

Ieri si aggiungono al club del doppio oro anche la MacNeil (avevo dimenticato Seto!!!) e Nic Fink vincitore ahinoi dei 50 rana su Martinenghi. Il ragazzo varesino sembra farcela, ma poi si vede come Fink si avventi meglio sulla piastra. Avventarsi sulla piastra ieri era lo sport nazionale, che in genere riesce bene agli americani: infatti è la Escobedo a lanciarsi meglio al tocco dei 200 rana e regalare così l’oro numero nove agli USA.  Se guardate l’arrivo, la russa era nettamente avanti ma se arrivi sbagliato, in un arrivo con tre in un decimo, cara grazia che sei a medaglia. Un plauso a Francesca Fangio in questa finale: se raccogliamo i centesimi che la separano in ogni gara che fa sui 200 dal record italiano forse per fare un secondo bisogna sommare venti gare.

Se abbiamo imparato qualcosa forse è gettarsi sugli arrivi. Lo fa benissimo Miressi, che così ha raccattato due ori. Quello di ieri vale tantissimo, perché dopo 50 metri nessuno avrebbe scommesso un nichelino (gli americani sì, tanto vale poco) sulla sua vittoria. Il piemontese si emoziona il giusto davanti alle telecamere, diciamo che nella classifica dell’assenza di emozioni dopo Terminator e Robocop sul podio c’è Miressi. Anzi forse Terminator negli ultimi film mostrava qualche empatia.

Arriva il record mondiale anche nell’ultimo giorno sui 1500 stile. Lo aveva detto Paltrinieri, forse sperava di farlo lui: lo fa Wellbrock, ed è giusto così. Ma non è finita qui. E occhio ad Hafnaoui: qui mi fermo. 

La mista maschile invece è la compattezza. La compattezza e la resistenza: torniamo al motto “siamo stanchi all’ultimo giorno” come se fosse l’ultimo solo per noi. Certo non si chiede di fare una prestazione monstre all’ultimo giorno, ma mantenendo un onesto standard prestativo (leggi rifare più o meno i propri tempi) qualcosa di buono si ottiene. E difatti continua il trend di Tokyo e stavolta arriva l’oro perché gli USA non sono proprio gli USA di Tokyo. Ma a noi ce ne frega il giusto e quindi i ragazzi vanno a raccattare il giusto. Il record mondiale è a poco, quasi tutto il distacco preso nel dorso. Ma vuoi rimproverare Mora, tre finali individuali e un argento? Ma dai!!! Comunque abbiamo scoperto che è basso al microfono della Caporale. Scenetta epica.

La scenetta epica si ripete con la staffetta mista femminile che scopre di avere fatto il record italiano, e sciorina l’unica serie di lamentele sentite fin qui. Mitica la Di Liddo: “per me è difficile stare tanto fuori di casa”. Mitica! 

Kawecky e la sindrome del redivivo: al mattino rischia di brutto dopo una gara da narcolessia. Al pomeriggio sembra continuare la crisi narcolettica ma è tutta una tattica e grazie alle sue sub da 15 metri e alla corsia otto dove nessuno lo caga vince. Mora studia da Kawecky ma non è ancora Kawecky: quarto e record italiano.

Non ho parlato mai dei Mecasacchi, ma non posso non farlo dopo il voto della tartaruga mascotte. Alla richiesta di Mecarozzi, Luca risponde sicuro: “Dieci!”. Neanche Borghese può fare meglio. Grazie Sacchi e grazie Dana la tartaruga.

Mondiali v25 2021 day 5 – Quarant’anni e non sentirli!

Campioni senza tempo in questa rassegna!

di Mauro Romanenghi

Lo so che vengo dagli anni Ottanta, lo so che sono della generazione vintage, lo so. 
Non c’è bisogno di ricordarmelo, che ho una certa età.
Però in quegli anni c’era una bella pubblicità dell’olio Cuore (ma sì diciamolo, mica mi pagano) dove Dino Zoff saltava la sua bella staccionata a 40 anni suonati: per dire che si può andare forte a qualsiasi età, più o meno, senza esagerare.
Non ha bisogno dell’olio Cuore (o forse sì, chi può dirlo) Nicholas Santos, classe 1980, e guarda un po’ in che anni andiamo a finire e poi non dite che l’ho fatto apposta. Primatista mondiale, campione mondiale in vasca corta e argento di vasca lunga più volte nei 50 farfalla. Se esistessero alle Olimpiadi, di sicuro un podio lo avrebbe tirato fuori perché raramente ha fallito un appuntamento. Io di ragazzoni di quaranta anni di un certo livello ne ho visti, anche vincere un oro olimpico: andatevi a rivedere la staffetta del fondo di Lillehammer 1994. Grazie Santos, procediamo e rimettiamo indietro il film di una giornata. 

Ieri non sono riuscito a vedere le gare, perché sono andato a produrre i salami fatti in casa. Chi se ne frega, direte voi. Beh, se li aggiaste, non lo direste. Qualcuno dei miei lettori lo ha fatto, e non è rimasto deluso.
Naturalmente so della staffetta azzurra d’oro, che mi sono rivisto in un video. Bravi nell’insieme, ma l’ultimo cambio di Miressi è d’alta scuola, diamo a Cesare quel che di Cesare e a MIre quel che è di Mire. Che poi ce ne vuole di pelo sullo stomaco, a rischiare.

Non ho visto invece la 4×200 e mi dispiace, è tra le gare che preferisco e l’Italia è stata protagonista. Ottimo l’insieme, naturalmente ha pesato l’assenza di qualche specialista (vedi Detti) ma abbiamo scoperto un altro possibile adepto di questa staffetta che potrebbe assurgere al ruolo di protagonista. Razzetti ha espresso una grande ultima frazione, vero é che in vasca corta la storia è diversa. Da rivedere. Comunque l’Italia fa il record della 4×200 che mica è cosa da ridere, soprattutto con una frazione da 1’44” che non è proprio il massimo.

Mora pesca invece il grande jolly. Quando dal mazzo si pesca il jolly, bisogna sempre sfruttarlo. E quindi l’argento è giusto così.

Mancava invece l’oro individuale per il nostro portatore di collane preferito, il russo Kliment Kolesnikov. Rimedia subito vincendo in un’oretta 100 misti e 50 dorso. 

La Gorbenko, noto cognome israeliano, vince i 100 misti e si porta anche lei fra i duplici vincitori. Così fa anche la Li, nei 400 stile, con la sua nuotata lunga e sciolta (non è vero, che è sciolta…). Insomma, per ora il detto non c’è due senza tre non si è verificato. Vediamo domani, ultimo giorno, in cui però ben poco potrò vedere, essendo impegnato con i ragazzi. Male male la collocazione di questi Mondiali, gente.

Torniamo a oggi. Nella girandola di staffette da 50, l’Italia torna sul podio nella mista maschile. Oro sfiorato, ma non è sempre domenica: infatti oggi è lunedì, per cui anche un bronzo ci può stare.

Piccolo excursus sulle squalifiche a rana. Oggi a farne le spese il turco Sakci, già squalificato nei 100. Un po’ il gemello della Castiglioni. Mia moglie chiede come mai succede. Ebbene, quando entri in questo loop tecnico spesso non ti accorgi dell’errore. Ma il giudice sì, e diventi l’osservato speciale. In genere, con pessime conseguenze.

E’ il Canada il mattatore di giornata: Macneil vola sott’acqua nei 50 dorso manco fosse una lontra nell’acqua gelata e stabilisce il record del mondo: la Masse si accontenta del terzo argento su tre gare battuta da tre persone diverse. Oggi dicono che si sfogasse della sconfitta battendo a birra e salsicce i suoi colleghi maschi, i quali tanto stanno combinando ben poco a questa rassegna. La Pickrem invece vince i 200 misti, e infine le quattro spaccalegna in camicia di flanella sfiorano il record del mondo della 4×200.

Abbiamo iniziato con Santos, chiudiamo con la Tang che nei suoi 17 anni di emozione della Z-Generation non sa cosa dire e allora ringrazia tutti per la sua vittoria al fotofinish nei 100 rana. Per che cosa non si sa. Ma ti vogliamo bene, Tang, come a Santos.

Mondiali v25 2021 day 3 – Non bisogna pensarci troppo!

Uhm… (credit foto: Wikipedia)

di Mauro Romanenghi

Un mio amico mi raccontava una volta di un suo collega che conobbe una ragazza. I due si innamorarono e poi si sposarono. Il collega, durante il periodo di fidanzamento, ebbe modo di esprimere – a modo suo – l’apprezzamento per questa ragazza. Di lei disse appunto a questo mio amico: “chista è pericolosa, amico mio: chista, legge!!!”.
Ognuno naturalmente tragga le sue conclusioni, ma questo aneddoto lo traslo alla storia di oggi. Perché ad esempio anche pensare troppo, a volte, è pericoloso.
Abbiamo parlato tante volte di Matteo Rivolta, un ragazzo che si è rivelato nei primi anni del decennio ma poi non è mai riuscito a esplodere veramente. Ha peregrinato qui e là, e ora è approdato da Pedoja. Potremmo definirlo il delfinista pensatore, per la sua troppa serietà. Ma nel nuoto forse non bisogna stare troppo a filosofeggiare. Ecco, prendo come spunto la storiella iniziale per dire che forse Matteo, pensa. Troppo. E questo non lo dico io, ma i suoi allenatori. 
Ecco forse oggi non ci ha pensato tanto e ha solo buttato il cuore oltre l’ostacolo, conscio del suo valore e di un 48”64 realizzato nella ISL. Perché non è che ha battuto proprio degli scarsi, con due dei primi cinque della topten assoluta (tre, contando lui).
Spiace non aver potuto vedere qui, così come non abbiamo visto Cerasuolo, Stefanì, causa tempo limite realizzato troppo tardi. Chissà, magari avremo avuto un altro atleta in finale a giocarsela. Inutile pensarci troppo.

Lampi d’azzurro oggi ovunque, con semifinali superate praticamente da tutti. Tre medaglie conquistate, la nazione forse più in vista dopo gli USA che naturalmente dopo due giorni così così infilano due podi oro bronzo e una staffetta in chiusura. Tanto per chiarire che Dressel o non Dressel, Ledecky o non Ledecky, le stelle e le strisce ci sono sempre. 

Anche Nic Fink c’è sempre, oggi. L’ho notato un po’ per caso. Prima si fa i 100 misti e i 200 rana in batteria, poi si spara la staffetta mista mista, poi eccolo in finale nei 200 rana vincerli d’autorità in 2’02”28, poi una bella semifinale dei 100 misti per sciogliersi e infine argento nella mista mista finale. Di certo non è uno che ci sta troppo a pensare su, se c’è da gareggiare.

La Masse secondo argento in due giorni. Dicono che si sfoghi spezzando le pietre del deserto a mani nude, non essendoci qui le querce.

Torniamo a bomba sugli azzurri. Intanto argento e primato personale per Simona Quadarella, che agli Europei aveva preso una sonora scoppola dalla Kirpichnikova, l’unica russa di cui è più facile scrivere il nome che pronunciarlo. Qui viene battuta di nuovo ma per poco. E’ la cinese Li che però mette d’accordo tutte con un bel 8’02”90. Tra l’altro, senza pensarci, partono tutte alla garibaldina con un bel passaggio a 57” nel primo 100. Alla faccia della gara tattica.
In chiusura, l’Italia conquista anche un bronzo insperato nella mista mista. La Di Pietro è molto felice di questa medaglia, e saltella qui e là dietro Martinenghi. Alla fine, una medaglia mondiale non è mica da tutti i giorni. Certo con il tempo degli Europei era argento, ma pensarci non serve.

Guardando la finale dei 200 rana, il fatto che non ci fossero italiani (ma nemmeno in batteria) è stato un po’ sorvolato. Certo non si mette un bell’accento come se fossero i 200 stile della Pellegrini. Eppure non è che nel recente passato non avessimo avuto discreti rappresentanti. Così a caso vengono in mente Fioravanti, Rummolo, Bossini, Giorgetti, Facci. Medaglie olimpiche o mondiali non di cento anni fa. Come per i 200 stile e la velocità donne, i ranisti ci facciano un pensierino. Ma non troppo.

Mondiali v25 2021 day 2 – Miracoli nel deserto

Non è la stessa Siobhan Bernadette, ma di miracoli ne ha fatti lo stesso.

di Mauro Romanenghi

Ieri ero preso dalla bellezza dell’impianto e dal pensiero del caldo, contrapposto a qui dove addirittura c’è freddo pure nelle piscine (sarà la crisi del metano…), ma del record del mondo della Haughey non me ne sono occupato. Non che poi sia una sorpresona, questo record, inseguito per tutta la ISL dalla medaglia d’argento olimpica. Il nome mi pareva strano per un’asiatica, infatti sono andato a vedere ed è di origine irlandesi: che poi tanto strano non è visto che è di Hong Kong, ex colonia britannica. Solo una che si chiama Siobhan Bernadette comunque poteva fare il miracolo di portare a Hong Kong il successo mondiale (NDR: il suo nome significa Grazia di Dio, su Bernadette fatevi le ricerche del caso).
Ma in acqua di miracoli se ne fanno pochi e il talento asiatico guidato da Michael Fasching (almeno così pare) sa il fatto suo con una gara regolare che porta a distanziare la canadese Smith di due secondi circa: sarà di grande ispirazione per gli altri nuotatori della nazione (che immagino non siano molti, comunque), dice il suo allenatore.

Parlando di canadesi, ieri successo nei 400 misti abbastanza a sorpresa della impronunciabile (per noi) Cieplucha. Con le due staffette di ieri e oggi il Canada si porta a tre ori, merito soprattutto delle taglialegna a foglia d’acero orfane però qui della Penny nazionale, che si è fatta un po’ male alla schiena – si sa portare tronchi di castagno da sola non fa benissimo. 
Tra le altre canadesi, qui in dieci (poche ma buone, come dice il loro coach Ben Titley che avrà il suo bel daffare a tenerle a bada) oggi alla Masse sfugge il titolo dei 100 dorso per soli due centesimi dalla Hansson.

Super Hansson oggi alla Ethiad

La svedese è la protagonista di giornata, come ieri lo è stato Razzetti. Prima apre la staffetta mista svedese con un 25”91 di tutto rispetto, asfaltando la concorrenza e poi si prende il lusso di vincere i 100 dorso, appunto. La staffetta 4×50 mista a un certo punto sembrava da sola in vasca, anche perché la Saretta nazionale, reduce dai festeggiamenti per il ritiro della Pellegrini, sfoggia questo bel 23”9 a farfalla e per la Coleman basta salire sulla carrozza a stile per arrivare fino al traguardo. E poi se fosse arrivata un po’ meglio senza fermarsi all’ultima bracciata, secondo me il record mondiale non lo eguagliavano soltanto. In ogni caso, per dirla alla Mortal Kombat, vittoria sfolgorante.

E l’Italia? L’Italia è rana, oggi. Non solo, intendiamoci. Sto infatti tacendo tutta una serie di ottime prestazioni. Quella di De Tullio ieri, nei 400 con un bel rush finale. Ma anche oggi c’erano diversi finalisti, la giovane anziana Cusinato che torna nei 200 farfalla, i 200 stile di Ciampi in 1’42” nella finale vinta dalla sorpresa di giornata, il coreano 2003 che ha il fisico così stretto in vita che potrebbe passare dalle sbarre di una prigione di massima sicurezza.
C’era pure Mora, che forse con un passaggio più convinto avrebbe detto la sua in una finale dei 100 dorso in cui in 7 decimi sono arrivati tutti.
Ma c’erano soprattutto Pilato e Martinenghi. Corsia due per entrambi, entrambi non al top. Ma se c’è la classe e tutto funziona, allora qualcosa viene fuori. Agli Europei di Kazan gli Azzurri ci hanno abituato a vincere tanti argenti, e allora raccattiamo due argenti anche qui. Certo Benny sembrava potercela fare, ma viste le premesse poteva andare peggio: si sa che gli italiani amano piangersi addosso, non è il caso di questa nazionale. A lei, le lacrime non si addicono.

Assoluti invernali di salvamento – World Games a inseguimento!

Mettiamoci anche le gare sprint!!!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane, c’era una battuta che girava spesso. Si chiedeva a chi era solito complicarsi la vita se per caso lavorava per l’UCAS, che non significava lavorare per George Lucas nella saga di Guerre Stellari ma per l’Ufficio Complicazioni Affari Semplici. 
Gli italiani infatti sono in grado benissimo di rendere complesse alcune facili questioni grazie a tutta una serie di leggi, leggine, regoline, commi ter e quater che sono benissimo riassunti in un bel film, “Le dodici fatiche di Asterix”, che vi consiglio caldamente di vedere.
Probabilmente i dirigenti della ILS, la federazione internazionale del salvamento, devono essere i discendenti dei latini inventori di questa burocrazia e quindi dell’UCAS, perché hanno creato questa incredibile selezione per i World Games che si basa sui ranking delle staffette presenti alla manifestazione. 
E così è un anno che la nazionale sfrutta ogni manifestazione possibile per schierare due-tre staffette per fare i tempi. 
Perché attenzione, chi fa queste staffette e le fa qualificare con il miglior tempo (e quindi porta la nazione ai World Games) poi le staffette le deve fare anche ai World Games suddetti. 
Ma non è finita qui! Questi atleti qualificati poi devono farsi anche le cinque gare individuali che ci sono a questi Giochi (non tutte, ovviamente), misto escluso perché, non si sa come, questa gara non si fa.
Tutto qua? Ma va là, non penserete che all’UCAS lavorino gratis. Devono pur guadagnarsi la pagnotta, e allora l’hanno pensata bella. Con questo metodo di qualifica delle staffette potrebbe darsi che qualche atleta di qualche nazione che non ha delle staffette molto forti ma a livello individuale invece  primeggia, potrebbe rimanere escluso. E allora che si fa? Si invita a livello personale (tipo ospite speciale del ballo delle debuttanti) uno o più atleti che sono primi nel ranking di quella specialità. Ma attenzione, questo vale per tutti, sia che una nazione si sia qualificata con il sistema delle staffette oppure no. Tutto chiaro? Direi di no, che dite?


Dopo avervi fatto venire il mal di testa, potrei affermare con una certa sicumera che l’Italia, con le sue prestazioni in questa annata 2021 (questi Assoluti invernali svoltisi a Milano sono l’ultima chance di qualifica) ha conquistato l’accesso ai World Games. Con quali atleti? Bella domanda. Presto lo sapremo, ma le prestazioni ottenute in questa manifestazione mi fanno pensare che le chances migliori ce le hanno coloro che hanno disputato le staffette qui.
Quindi le neoprimatiste italiane della mista i 1’38”99 saranno qualificate? Beh ragazzi parliamo di Giovanelli (primatista italiana di trasporto), Fabretti (che non serve certo presentare o vi devo ricordare il suo 49”33 a pinne?), Meschiari di ritorno dalla sua maternità e vincente a superlife in questi campionati e Volpini primatista mondiale di torpedo. Insomma già solo queste, basterebbero. Pochi cambi nelle altre due staffette dove è stata schierata Francesca Pasquino con Cristina Leanza. Calcolando che la primatista mondiale del superlife Lanzilotti e quella del misto Cristetti non sono state schierate, che Giulia Vetrano ha fatto il record europeo degli ostacoli agli ultimi Assoluti, indovinate un po’ chi potrebbe essere invitato ai World Games al ballo di fine estate di Birmingham (che non sta in Inghilterra ma nei campi di cotone dell’Alabama, credo)?
Sui maschi, forse qui qualche dubbio si potrebbe avere al di fuori delle staffette. Intanto il primato italiano di Ferro, Locchi Ippolito e Marchese negli ostacoli in 1’37”42 pone le prime basi. Poi abbiamo una staffetta manichino da 1’05”73 co Pezzotti al posto di Marchese che proprio schifo non fa, e una mista che arriva a 3 decimi dal primato nazionale con Marchese, Pezzotti, Locchi e Ippolito. Eccoli lì i sei nomi. 

Mi direte che ci sono state anche le gare. Vi dirò che le ho viste ben poco. 
Intanto comincio a dichiarare la mia crescente avversione per le prove speciali, che mi hanno spiegato a cosa servono ma che sinceramente non trovo molto attraenti – parere ovviamente personale e non cedibile – poi vi dico che sono andato al primo segmento mattutino e ho fatto in tempo a vedere l’infortunio dell’atleta che alleno con il torpedo (si sa, il torpedo è foriero di qualche problema). Quindi so degli ostacoli che ha vinto la Vetrano (ma guarda un po’), e dei successi di Volpini a torpedo e pinne. Purtroppo mi sono perso il duello Meschiari-Lanzilotti nel superlife, dove Silvia ha staccato il suo personale in 2’21”14! A lei ho giusto fatto ciao ciao con la manina, e così a tanti altri a cui mi dispiace non aver potuto dare la giusta considerazione, e farmi una birra assieme: ringrazio perciò il noto re degli ostacoli Fabio Tadini per l’invito giuntomi alle 21,45 del sabato ma proprio non ce l’ho fatta. E mi sono perso Nina Holt, che pronosticavamo diventare grande due anni fa e che sta mantenendo le promesse: 33”44 nel trasporto. Lo so, è tedesca e non ha vinto il titolo, ma che ci posso fare se mi piace vedere andare forte?
Nei maschi Ippolito vince torpedo, trasporto e misto, Pezzotti le pinne e udite udite si rivede il buon Gilardi nel superlife: un onesto 2’06” per lui. Nelle staffette non c’è. Basterà? Ci saranno altre occasioni o la casta dell’UCAS dichiarerà chiusa la tenzone per la qualificazione?

Assoluti invernali 2021 – Addii, lacrime, baci e abbracci

La Divina e le damigelle d’onore di gran lusso (screenshot Raisport)

Come sapete bisogna vaccinarsi con la terza dose. Dico bisogna perché ce lo dice la scienza, mica pizza e fichi. Ebbene io l’ho fatto, e diciamo che prima o poi doveva capitare, non sono stato benissimo. Niente di che, un po’ di fiacchezza, e se magari il centro vaccinale non fosse stato a 3 gradi centigradi di temperatura, magari sarei stato anche meglio.

Comunque il giorno del vaccino mi sono visto gli Assoluti (non tutti, solo un pezzo del pomeriggio, prima stavo a letto cercando di scaldarmi e leggendo la raccolta di fiabe della Carter, che consiglio), con una bella tazza di tisana in mano. Non amo le tisane, in genere, ma in questo caso un po’ di caldo non guasta mai. 

Che ti vedo in streaming? Ma l’addio della Pellegrini, addirittura in diretta nazionale con spostamento della sua gara al pomeriggio. 

La gara è stata abbastanza scontata, ma comunque la Pellegrini si è impegnata. 

Il dopogara è durato quasi quanto la diretta (esagero, ma è quasi così). Invitate come damigelle d’onore tipo matrimonio – e non è escluso che lo rifaranno veramente quando ci sarà quello ufficiale – campionesse che la Pellegrini ha battuto e non; in questo è stata imparziale. Infatti c’era la Potec, che la infilò ad Atene grazie alla miopia e alla sua respirazione monolaterale, così come la Heemskerk che per vincere una gara ha dovuto sudare sette camicie: penso a memoria sia un mondiale di corta, vasca che la Fede ha amato quanto lasciare Verona per andare in Francia a nuotare o i mesi passati con Morini. C’era pure Alice Mizzau, che non ho capito bene tra le varie campionesse a che titolo ha disputato il final fight: ma chi sono io per discutere le scelte della padrona di casa?
Una cosa, però, la posso dire alla fine: le orecchie fuori dalla cuffia nelle interviste le può osare solo lei…capisco lo sponsor, però come style è rivedibile. Ma ti perdoniamo!
A parte gli scherzi tra Sjoestroem, Verraszto, eccetera hanno “gareggiato” per 50 metri (sguazzato, direi), tipo Laszlo Cseh a Budapest poche settimane fa. Dopo, fiori e opere di bene. Del discorso non ho capito nulla, ma non importa. L’importante è che non abbiamo perso Malagò cercando di farlo uscire dalla testata della vasca (non si fa, lo sanno tutti) e che ora siamo rimasti senza la staffettista per la 4×100 mista mista che non era male e nemmeno per la mista femminile. La 4×200 la do per persa fino a nuovo ordine e quindi ora, sotto a chi tocca.

Se ne va anche un pezzo di velocità femminile. LA staffettista della 4×100 veloce è lei: Erika Ferraioli, la velocista sobria, quella che dopo le gare individuali aveva sempre un’espressione indecifrabile, e poi in staffetta ci stupiva. Studiosa e diligente, mai appariscente, la abbracciamo da lontano e ci ripromettiamo di sentirci per raccontarci una bellissima carriera. Al momento in cerca di eredi.

Ultimo addio in punta di piedi per Laura Letrari, che ricordiamo anche lei come velocista di razza. Lascia con l’ultimo titolo nei misti, gareggerà ancora ma il palcoscenico lo chiude qui. Uno dei nostri primi podcast, tra l’altro, che ricordo con grande piacere.

Riguardo agli Assoluti, che dire. Troppe gare nel periodo, troppi appuntamenti per nuotare e quindi agonisticamente come tempi si è visto molto poco. Alcuni personaggi però meritano la nostra attenzione. Su questi vorrei scommettere per un’entrata in pianta stabile in un prossimo futuro nel panorama azzurro di vertice.

Il primo, chiamiamolo Simone One, lo abbiamo seguito grazie alle nostre puntate a Imola abbastanza frequenti e i cui progressi ci sono continuamente additati: tale Simone Cerasuolo vincitore di 50 e 100 rana con i nuovi mondiali giovanili di corta. L’ingresso nella topfive di sempre in queste gare lo pone all’attenzione generale: da rivedere nella vasca da 50.

Il Simone Two è Stefanì, nome nuovo che nel delfino sta trovando la sua dimensione sotto la guida di Andrea Sabino, sempre nostra vecchia conoscenza. Prodotto pugliese in trasferta, oseremmo dire, Simone ci delizia con il secondo tempo alltime nei 100 farfalla e adesso lo aspetta il palcoscenico mondiale. Tra l’altro ottime le sue gare anche nei 50 stile, 100 dorso e nei 50 farfalla dove ottiene il suo primo titolo, prima della gara exploit dei 100. 

Nascosto all’ombra del suo compare di allenamento, ma neanche poi tanto, cresce Matteo Lamberti, classe 99 allenato da Morini. Sostituisce De Tullio nel binomio degli atleti del Moro: si vede che la scaramanzia prevede due atleti di vertice per il coach livornese, tra l’altro tornato a casa dopo anni ad Ostia. Vince i 1500 stile libero migliora ancora il suo personale dopo il Sapio, entra nei top ten dei 400 e dei 1500. C’è chi mi dice, fra le mie conoscenze, che in allenamento da del filo da torcere al buon Gabriele, che dal canto suo ama le sfide e ancora non è pronto per la pensione. C’è un’ultima scommessa da vincere, e Tokyo ancora brucia al buon Detti che ad ogni annata si ritrova una sfiga diversa sul groppone. Ricordiamo infatti gli infortuni che lo hanno spesso segato dalla manifestazione importante: non ultima l’infezione virale della scorsa stagione, anche se non è finita su tutti i giornali come la mononucleosi di Paltrinieri, i suoi effetti li ha avuti lo stesso.

Ma torniamo al buon Matteo, che sta venendo fuori e speriamo che con il fratello, purtroppo qui assente per malattia (i virus imperversano) ci dia altre carte da giocare per il nostro mezzofondo…non che non ne abbiamo, sia chiaro.

Visto che siamo a discutere da anni della penuria dei 200 rana, allora se dobbiamo fare una scommessa facciamola su Alessandro Fusco. Se lo cercate su Google, la prima cosa che viene fuori è che è il fidanzato della Quadarella. D’altronde sappiamo che Magnini era il fidanzato della Pellegrini, Marin era il fidanzato della Manaudou… agli italiani piace così. A noi invece piace il 2’05”28 dei 200 rana agli Assoluti, secondo tempo di sempre in Italia. Prodotto del vivaio di Alessandria, squadra che conosco bene ma più per il salvamento, Alessandro ha pagato qualche anno di scotto dopo le ottime prestazioni Juniores. Adesso più che mai c’è spazio per lui, la distanza è un prato da seminare e da irrigare.
D’altronde l’esperienza dei 400 misti con il Turrini degli ultimi anni insegna: il trono del vecchio re va insidiato altrimenti l’erba del regno diventa sterile. 

Volevo inserire nelle mie scommesse anche un nome femminile nuovo. Due nomi mi vengono in mente, devo dire a livello cronometrico niente di eccezionale, ma se devo puntare qualche vecchio rublo russo, moneta che va sempre di moda fra i collezionisti, allora cerchiamolo nelle terre d’Emilia. La Cocconcelli continua il suo miglioramento, distribuito nella velocità fra stile, misti e vari cinquanta. Sulla soglia dei 52” a stile, può essere uno stimolo per altre giovani a emergere. Stimolo che può dare la D’Innocenzo a dorso, con un bel 100 visto a questi Assoluti. Un nome che merita qualche kopeko, senza tanto spendere. Sulle ragazze purtroppo al momento ho poco da spendere, siamo in ristrettezze. Ma siamo fiduciosi e attendiamo, se non un erede, almeno una sfumatura di ciò che è stato. 

E quindi baci e abbracci da Riccione…ma attenzione, il virus è sempre in agguato e da quello che ho visto, troppa pienezza nelle tribune e troppa disinvoltura. Ma alla fine, bisogna pur vivere.

Kazan 2021: Il nuovo che balza, ma il “vecio” non si scalza!

meglio umarell o campioni ??

di Mauro Romanenghi

Mi sarei aspettato da questa rassegna una cosa che invece non è avvenuta: le classiche frasi italiane quando si ritira il grande campione proferite da stampa, commentatori, nani, ballerine e anche dal passante per la strada (dato che in piscina non può entrare nessuno) del tipo “eh ma senza la Pellegrini, le gare non sono più le stesse!” oppure “questa gara è orfana della Pellegrini”, o ancora “la prima nazionale senza la Pellegrini”. Forse non ho fatto abbastanza attenzione, oppure me ne sono bellamente fregato e non ci ho badato.

D’altronde, con trentacinque podi e sette titoli europei va benissimo così. Non ricordo di aver mai visto così tanto azzurro sul podio. Sono troppi? Sono troppo pochi? Come direbbe Borghese, per un piccolo europeo di corta, ci sta: voto… dieci (anche se le pagelle non piacciono a tutti, e comunque si può intervenire da casa per ribaltare la situazione)!

I titoli arrivano da ogni età: vedi il gigante di Budrio, al secolo Marco Orsi, che ha deciso di regalarsi un’altra bella stagione invernale. Lungi dall’andare in letargo come direbbe il suo nome, si spara questo bel 100 misto in 50”95 e in semifinale si preoccupa anche della salute psicofisica di Ceccon che ha deciso di sfidare il picco di lattato facendo 50 farfalla e 100 misti nel giro di 30 secondi: contento lui.

Ma arrivano anche da Martinenghi, non più supergiovane ma comunque parte della new generation, che trova nei 100 rana finalmente la sua dimensione. Mi è piaciuto il giovane di Brebbia, interprete di quella nuova rana muscolare che tanto dispiace ai puristi. Ma se la direzione è quella dettata da Peaty, cioè di prendere a testate l’acqua con una potenza da caterpillar, allora bisogna un po’ adeguarsi. Niccolò poi è diventato veramente grosso, me lo ricordo giovane sgarzello e magrino al Nico Sapio qualche anno fa quando lo presentai a una delle ragazze che accompagnavo suscitandone la vergogna (della ragazza, non di Niccolò). Credo che da allora sia raddoppiato, come muscolatura pettorale (non dispiacerebbe, questo, sempre alla suddetta ragazza).

La rana ci regala altri due titoli da Carraro e Castiglioni, nei 100 e 50 rana. Sorpresa? Un po’ sì. Mi sarei aspettato una bella lotta fra le due nei 100 e invece in finale la gara della Martina nazionale ha la meglio non dico facilmente, però… quasi facilmente.

Arianna Castiglioni si riscuote nei 50, dove vince poco a sorpresa su una appannata Pilato che rappresenta la vera new generation. Primatista mondiale di lunga, campionessa europea, qua stecca un po’. Non è una bella stagione invernale, finora, la sua. Non so perché, ma per una sedicenne che è in continua evoluzione un attimo di assestamento ci sta. Al momento non mi preoccuperei, mangerò sereno la mia pizza serale del sabato.

Bellissimo invece il titolo di Razzetti nei 200 farfalla. Sarà che Milak non è al massimo però perdere non piace a nessuno, men che meno al campione olimpico. Ma vedere l’occhiataccia del magiaro al genovese che si invola nelle ultime due vasche fa piacere. Poi magari a Fukuoka e Roma se lo mangia a colazione, intanto toma la castagna.

Infine il bel mix del record mondiale della mista maschile veloce anzi velocissima. Guardavo Lamberti con i tre compagni leggermente più alti e un filo più grossi (Miressi non è grossissimo, in realtà… però che sia alto non possiamo negarlo). Insomma vedere i tre piloni dell’Autosole con il bravo Michele che, nonostante fosse all’esordio in azzurro, ha ben figurato migliorando il record dei 50 dorso quattro volte, mi metteva tenerezza. Starò invecchiando e divento buono, cosa vi devo dire.

Insomma tante medaglie da una nazionale che se vede arrivare tantissime nuove leve non vuole abbandonare gli anziani. Proprio ieri andavo a vedere per un cane, un labrador. Abbiamo scelto di prendere un cane di 11 anni. Il cane era molto felice, ci hanno detto che aveva ancora molto da dare. Noi ne siamo sicuri, e anche in questa nazionale ci sono atleti che a quanto pare anche oltre i trent’anni (che non è come un labrador di 11 anni, ma insomma ci siamo capiti) hanno voglia di divertirsi e vincere. Come Ilaria Bianchi, che sfida ancora i 200 farfalla con irriverenza. 

E naturalmente c’è il nostro buon Fabione, che pare aver risolto un po’ delle vicissitudini che ci ha raccontato visto che ancora raggiunge le finali della rana veloce lasciando indietro un paio dei suoi giovani eredi, i quali comunque scalpitano per passare avanti. Speriamo che non usino i vecchi mezzi medioevali tipo agguati nella foresta o il classico bicchiere di vino all’arsenico e vecchi merletti.

Medaglie giovani? Ma sì che ci sono, Alla fine Ceccon raggranella la medaglia nei 200 misti e nei 50 farfalla, dove duella all’arma bianca tipo Highlander con Rivolta, venendo sconfitto dopo che i due si sono rubati il primato italiano sette o otto volte come in una partita di rubamazzetto, il gioco di carte più brutto che ci sia. Ma qua almeno il culo non c’entra.

E poi c’è la Cocconcelli, che fa tutte le gare sui 50 tranne la rana dove, a parte che che ci sono almeno quattro-cinque in Italia che potrebbero andare in finale europea, poi non è che sia proprio il suo stile migliore: anzi. Ciò non va molto bene, perché nei misti è lì dove ha perso la medaglia individuale che, sempre come direbbe Borghese, secondo me ci stava.

Ora voi mi direte che non ho parlato di Gregorio Paltrinieri: ma neanche dell’assenza della Pellegrini, per cui ci sta. Ma il record europeo individuale, alla fine, lo fa lui. Che poi, chi vince ha sempre ragione e, come dice Conner McCloud, ottiene la ricompensa.

Europei di salvamento 2021 – Le ragazze Oceaniche!!!

Cornelia Rigatti, prestazione Oceanica!!! (credit photo: Rachel Guerard)

Alla fine chi la dura la vince, e il Campionato Europeo è stato portato a compimento!
Gli spagnoli hanno dovuto fare certo i conti con diverse rinunce, prime fra tutti quelle degli inglesi e irlandesi, che hanno certamente abbassato la qualità di questo campionato soprattutto nelle Oceaniche. Nonostante tutto le nazioni sono state quattordici, anche se molte non schieravano atleti in tutte le gare. Infatti è capitato che tutti gli atleti iscritti prendevano punti. Rispetto a Riccione entra solo la Grecia, ma comunque da venti squadre si scende di un bel numero: quindi niente crescita, ma ce lo si poteva aspettare. 
Tuttavia quello che non capisco è perché non venire a gareggiare: ad esempio visto che in Gran Bretagna si giocano partite con migliaia di persone nello stadio, e si ha paura di venire in spiaggia a Castellon de Plana praticamente senza pubblico. Sono scelte, naturalmente: non so se sanitarie o economiche, ma scelte. Tante sono le decisioni strane in questo periodo, devo dire la verità, ma qua si parla di salvamento e allora…vamos!

La vittoria arride alla Francia in campo assoluto, e alla Spagna, bravissima, in campo Youth. 
Il podio assoluto di Riccione si ripete con Francia, Italia e Germania, ma l’Italia vede più azzurro di quello che dice la classifica, grazie a due ragazze…Oceaniche e a qualche altra sorpresa sabbiosa.
Zero primati in campo Assoluto, cosa molto strana ma devo dire che ce lo si poteva aspettare in una gara dove le pause sono molto limitate, le gare concentrate e soprattutto oramai i livelli raggiunti sono elevatissimi. Non è facile inoltre riadattarsi a questi ritmi gara con così tante specialità, tante giornate e pochi atleti, quindi pause ridottissime: vorrei vedere voi fare un record del mondo se devi fare otto gare in tre giorni con staffette, gare individuali, batterie e finali. Questo è purtroppo l’annoso  e irrisolvibile dilemma del salvamento, per cui la gara a squadre va a inficiare sulle prestazioni individuali. Dilemma di facile soluzione in realtà, se si potessero iscrivere i migliori due atleti per ogni gara come si fa nel nuoto: ma la sordità della Federazione internazionale su questo argomento continua, e ciò è causa di problemi come sappiamo per la crescita a livello olimpico.

Altra questione è vedere o meglio seguire le gare e ottenere i risultati. Mettiamola così: pulire la stalle di Augia per Ercole non era uno scherzo, ma se ci fosse stata mia suocera  lo avrebbe pure sgridato per la sua lentezza. Vorrei che mia suocera fosse stata presente nel comitato organizzatore per redarguire la bassa efficienza delle prestazioni su due versanti.
Primo: lo streaming c’è stato, dobbiamo dirlo, ma le gare vanno anche seguite con una certa professionalità. Due commentatori la cui massima capacità di descrivere la gara è: primo l’italiano, secondo il francese e terzo il tedesco va bene per raccontare le  barzellette di quando ero piccolo ma non per un campionato Europeo. L’assenza di un cronometro sullo schermo, le inquadrature che non fanno vedere tutte le corsie, le persone che passano davanti alla telecamera (mancava solo il saluto alla mamma come si faceva a Novantesimo minuto negli anni 90) sono indice di bassa considerazione, secondo me. Ma soprattutto se vedi il tabellone dei tempi, almeno dare le prestazioni e i nomi dei vincitori non sarebbe male. Invece abbiamo conosciuto benissimo tutti gli elementi della squadra spagnola, descritti perfettamente dai due speakers che seguivano ogni passo dei loro beniamini.
Speravo inoltre di vedere qualche gara registrata, ma sono state messe col contagocce, sempre in ritardo e non tutte le giornate. Insomma, nel 2021 ancora trattiamo questo sport con poco rispetto.
Lo sforzo poteva essere buono per le gare oceaniche, ma anche qua non ci siamo. Spesso al traguardo neanche i due commentatori capivano chi arrivasse (chissà dove erano, forse al bar dello stabilimento balneare?) e il traguardo era inquadrato come se il regista stesse vagando per la spiaggia in cerca di ragazze in bikini.
Secondo: i risultati? Il tempo reale, una mera utopia illusione d’amor.
Se va bene, al massimo a sessione finita in piscina. Per la parte marina invece tranquilli, alla sera ci stava tutto. Classifiche per nazioni? Non scherziamo, non vorrete sapere tutto. Insomma per gli amici della playa di Gurugù sembra proprio un nome da barzelletta come l’informativa di questo campionato. E per fortuna che avevo chiesto un accredito per seguire le gare.

Prima di parlare dei big, due parole sui giovani. Abbiamo imparato a conoscere la nobile spagnola che ha vinto quattro gare in piscina realizzando due record Youth: il mondiale del torpedo in 58”99 e l’europeo del superlife in 2’23”28, demolendo il recente record di Gioia Mazzi. Un nome che neanche la corte spagnola di Madrid si può permettere, neanche Zorro poteva fare meglio: Maria Rodriguez Rodriguez de la Sierra. Olé!
La promettente spagnola ha tutte le carte in regola per competere già ora con le Senior, e ancora un anno di categoria davanti. Più di cento punti, contando anche le sue gare oceaniche, la Spagna li deve a lei sui 999 della vittoria.

Riguardo ai nostri azzurrini, i sette ori di Simone Locchi non erano dico certi ma preventivati. Il ragazzo ha il fisico e le capacità, nuota bene e quindi ha tutto per diventare un ottimo salvamentista nelle gare senza pinne, seppur non sfigurando anche nella gare di specialità dove però lo sappiamo occorre un lavoro specifico a una certa età. 
Negli Youth altri due ori arrivano dal duo del Nichelino Vetrano e Dibellonia, vincitrici di ostacoli e misto. La squadra piemontese, di cui costituisco un personale fan club (nel senso che sono socio fondatore, membro unico e sostenitore non economicamente partecipante viste le mie sacrse se non nulle disponibilità economiche), non finisce mai di stupire e sono veramente contento per loro e soprattutto per Giulia, la cui stagione è una specie di sogno ma neanche poi tanto, visti risultati. Di sicuro sembrerà strano passare dai Giochi Olimpici al Campionato Europeo giovanile di nuoto e di salvamento Youth. Ma d’altra parte, chi se ne frega: prendiamoci quello che viene, cara Giulia.
Non possiamo non citare gli ultimi due record mondiali Youth: la 4×50 ostacoli maschile e la 4×50 lifesaver mixed sono saldamente nelle mani della nazionale italiana giovanile guidata dal buon Gianni Anselmetti.

Passiamo al discorso sugli Assoluti. Dicevo che il livello raggiunto è veramente elevato, anche se lo vediamo per ora solo per quanto riguarda i podi: c’è purtroppo un enorme divario tra gli atleti di vertice e gli altri, e questo secondo me continua a essere un altro indice del basso potenziale di questo sport per potersi promuovere al di fuori della stretta cerchia di conoscitori. Solo per fare due esempi un podio femminile in 34 secondi nei 50 trasporto non è cosa comune, né avere due atlete sotto 1’10” nel misto. Sempre ricordando che nonostante l’aumento di un giorno della durata delle gare in piscina, i ritmi sono veramente serrati e i partecipanti devono praticamente fare molte discipline. 

Anche per questo, i tempi di Francesco Ippolito, il nostro superman con 11 medaglie conquistate 8 delle quali in vasca (uno per ogni gara disputata) non sono diprezzabili.
Al goriziano dominatore di misto con 58″51 e trasporto con 28″67 sfuggono a livello individuale gli ostacoli e il super, conquistato a sorpresa da un Niciarelli che oramai da diverso tempo inserisce questa specialità fra le sue favorite. D’altronde bere sempre lo stesso cocktail alla lunga può stufare, perché non assaggiare qualche altro alcolico (con moderazione, naturalmente!!!).
Degli altri ori azzurri, uno per uno per Lanzilotti, Cristetti e Volpini nelle loro specialità del super, misto e torpedo in cui sono primatiste mondiali. Federica Volpini ha avuto vita più o meno agiata, non certo come la nobile Rodriguez eccetera eccetera che nella reggia di Spagna avrà ancelle una per ogni cognome. Paola e Francesca che non sono le coriste degli 883 ma Lanzilotti e Cristetti hanno dovuto sudare le loro sette camicie e forse anche qualche altra.

Però adesso devo fare i complimenti alle nostre ragazze oceaniche, nelle gare e nelle prestazioni. Mancava qualche nazione, ma le nostre due mermeidi, le canottiere del salvamento, hanno pagaiato e remato con forza e determinazione, portando quattro ori nel carniere azzurro se contiamo anche la staffetta Ocean, altro successo storico. La federazione ha dato fiducia a Cornelia Rigatti e Vittoria Borgnino, che hanno girato l’Europa e il Mondo per gareggiare. D’altronde le sirene girano per il mare senza casa per trovare il loro bersaglio, e per fortuna che sono solo medaglie e non i poveri marinai. Il canto quindi che intonano è quello degli Italiani, il nostro inno, sul podio.

E che dire della fiducia concessa al corridore Davide Facchielli storico argento nello sprint e della staffetta sprint maschile, sempre argento? 

Ecco quindi la domanda? Ma perché con tutti questi successi non è tornato in patria il titolo europeo? Ce lo siamo chiesti qui in redazione. La risposta è semplice. Non bastano due-tre atleti per fare la differenza, se c’è dietro poco. Senza vedere il carniere mezzo vuoto, perché non lo è, per vincere in mare bisogna fare la differenza. La Francia, per esempio, nel sesto giorno ha vinto 5 gare su 8 piazzando quasi tutti i suoi atleti sul podio. Non è mai uscita dal podio delle staffette in mare, vincendone 5 su 9. L’Italia, che si vanta di dominare le prove in piscina, non ha vinto neanche una prova di staffetta in vasca dove sono emerse nazioni come la Polonia che non avendo velleità di classifica si concentra su singole competizioni: importante ad esempio il successo nella staffetta manichino maschile con un considerevole 1’05”25!.

E allora godiamoci questo record di 67 medaglie complessive tra Assoluti e Youth, un terzo delle quali ottenute sulla spiaggia di Gurugù: che alla fine, non è tanto una barzelletta.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri – 2

L’Olimpiade non inizia a scuola

di Mauro Romanenghi

Quaranta medaglie. Ora non ci importa più nulla di quello che si diceva all’inizio dei Giochi: noi siamo sportivi, facciamo del nostro meglio e sappiamo che può andare bene o male. Male significa semplicemente, per noi, non vincere. Per lo sportivo, non vincere è una delusione enorme. Anni di sforzi, lavoro, allenamenti, scelte possono concludersi con un nulla di fatto. Anzi, per la maggior parte è così.
Ma arriva anche la vittoria, o la medaglia. E’ rarissimo, ma arriva, ed è la gioia massima. Può essere un podio agli italiani giovanili, agli Assoluti, all’Europeo, o nell’Olimpiade. Lì c’è la massima gioia. Una gioia che penso indescrivibile, io ho visto il viso di tanti ragazzi con quell’espressione. 


Questo è lo sport. Lo sport che in Italia, lo devo dire, subisce delusioni cocenti dai due ambiti che lo dovrebbero supportare e promuovere. Ne subisce continuamente, e inesorabilmente. 
Sono la scuola e la politica, che entrano nello sport e lo influenzano pesantemente, in genere in modo negativo.

La scuola osteggia gli sportivi in ogni sua componente. Gli orari, sempre più pesanti e lunghi. I compiti a casa, che dovrebbero supplire a mancanze nel programma e nell’orario scolastico. Lo studio di decine e decine di pagine per ore e ore. Lavoretti da fare spesso inutili (esiste ancora chi fa fare l’albo delle foglie…). La componente docente, allevata dalla seconda guerra mondiale con l’odio per lo sport considerato la propaganda del regime fascista, viene ancora spesso tenuta all’oscuro della pratica sportiva dai propri allievi. 
Ora se è riuscita a superare questa fase la Germania, possiamo farcela anche noi. Ma la scuola in Italia non è e non sarà mai la promotrice del mondo sportivo. Dovrebbe però essere almeno quella che aiuta e certifica i talenti concedendo loro qualcosa. Perché il talento, quando c’è, va aiutato. Se abbiamo uno dotato in fisica, deve essere spinto a fare fisica. Se ha orecchio musicale, deve fare musica. Se è un ragazzo di due metri che salta due e venti nell’alto a quattordici anni, non sta perdendo il suo tempo. Ma questo, i professori, non lo hanno ancora capito.

La politica ha dimostrato in questo lungo periodo cosa sia fondamentale e cosa no. Sui giornali i dibattiti politici tra come andare in spiaggia d’estate e stare seduti a tavola era imperante. Tenere aperti o no i negozi, le tavole calde, i bar era fondamentale. I luoghi di sport? Ricordo ancora la frase “per tenersi in forma, una corsetta all’aperto ma distanziati dovrà bastare”. Detta dal capo del nostro governo, suona di un’idiozia tale quanto chi mi ha detto che mangia l’ananas perché brucia i grassi.
Non c’è nessun interesse verso un campo che il governo crede poco utile a fare soldi, l’unico problema evidente per tenere aperte le attività. 
Che poi non sia vero che i soldi non si facciano, questo è un discorso che scopriranno o stanno scoprendo. 
Ma naturalmente, nella persona ad esempio della Vezzali, sono i primi a farsi vedere. O a chiamare atleti di cui neanche sapevano l’esistenza perché il politico medio è, come tutti gli italiani anzi forse peggio, completamente ignorante in fatto di sport, tolto forse la conoscenza della formazione della propria squadra di calcio preferita. 
Piscine fatiscenti, velodromi inesistenti,  campi di atletica vecchi quanto mio nonno: il CONI di Roma, se lo andate a vedere, capite benissimo quando lo hanno costruito e non dico altro.

Lo sportivo è deluso da queste due istituzioni e non ne fa mistero. Non siamo amici, né compagni. Ci tolleriamo, come il Vate si sopportava con Mussoli (scusate il paragone storico un po’ forzato), come Zenigata con Lupin III, come la pizza senza mozzarella, il cellulare a tavola o la carbonara vegetariana. E questo, vi fa capire, non aiuta né aiuterà lo sport italiano. 

Spigoli olimpici 5 -Mi piace: dieci!!!

Febbre a quaranta

di Mauro Romanenghi

E quindi arriva la quarantesima medaglia per l’Italia, con la tripla cifra tonda: dieci-dieci-venti. Posizione nel medagliere: dieci!
Ogni giorno una medaglia. Inutile che ricordi qui i primi giorni di delusione fomentati dalla stampa che poco sa di sport. Tanto l’Italia è il paese dei dimenticoni. 

Lotta, pugilato scherma, tiro, karate portano dieci delle medaglie: torna la cifra tonda. Ma ricordiamo che la scherma, tanto vituperata, porta cinque medaglie (la metà di dieci). Naturalmente non va bene, perché manca l’oro. Adesso al rientro processi militari anzi meglio fucilazioni sommarie. Chiameremo Diana Bacosi per svolgere la sentenza, così non ci saranno errori.

Atletica quante medaglie? Cinque, tutti ori. Dalle stalle alle stelle, dopo lo zero di Rio e di Berlino 2018. Adesso tutti parlano di Jacobs e della marcia, fino a settembre. Poi tutti penseranno di criticare il green pass per andare in palestra che sarà il nuovo sport dell’italiano medio, in cui tutti sono almeno campioni europei.

USA che sfruttano gli ori dell’ultima giornata e vanno in testa al medagliere completando la rimonta nell’ultima giornata. Tre vittorie di squadra: basket con maschi e femmine e lo storico oro della pallavolo femminile, in cui incredibilmente non avevano mai vinto. Kirali dopo due ori da atleta nel volley e uno nel beach, lo conquista da coach. E bravo il nostro Karch, che ricordiamo in Italia negli anni 90 vincere la Coppa Campioni. Nove allori internazionali per lui, ma per noi sei da dieci. Mitico!!!

Francia che come gli USA rimonta grazie agli sport di squadra, passa Italia e Germania ed è ottava con dieci medaglie d’oro. Ma non ce la fa a battere l’Olanda che è settima nel medagliere grazie all’argento nell’ultima giornata. Bravi tulipani, miglior risultato di sempre, era stata ottava nel 1928 e nel 2000.

ROC perde il duello con GB per il quarto posto nel medagliere: venti ori, terza per numero di podi. Cifra tonda anche per i russi, quindi. Speriamo che torni l’inno russo, e che si lotti per lo sport pulito anche con la loro collaborazione.

Nella pallamano femminile la Francia vince alla grande, appunto. Miglior giocatrice, il portiere (è maschile, è un ruolo, non si dice la portiere), che si chiama Darleux: Cleopatre Darleux! Allez le bleus con Cleopatre, che ricordiamo aveva chiesto la testa del re dei Galli a Cesare.

Chiudo con la tipica esemplificazione della cultura sportiva. Vince la marcia la Palmisano, è il quarto oro azzurro nell’atletica e una mia collega chiosa: “Ma si sono drogati?”. La guardo molto storto, dicendo che sono cose che non si dicono. E lei: “no, vabbè era per dire”. Le spiego che uno sportivo non ama sentire queste cose, soprattutto da chi non fa sport. Lei peggiora la situazione: “Intendevo che cosa gli hanno dato, in questo giorni”. Non ce la può fare, e lei tenta un’ultima difesa: “Nell’atletica non abbiamo mai vinto niente, finora, rispetto al nuoto”. 
L’atletica italiana è il terzo sport di sempre per l’Italia come medaglie alle Olimpiadi, le spiego.
“Sono proprio ignorante, allora”.
Esatto ma vi perdono, anche se non vi sopporto più.
Per fortuna le Olimpiadi sono finite, e i nostri 60 milioni di allenatori olimpici vanno in vacanza e si preparano per il fantacalcio di settembre.