Budapest 2022 day 8 – Un uomo solo al comando

di Mauro Romanenghi

Io proprio io Gregorio Paltrinieri

Ci sono giornate che si sente quando tutto va per il verso giusto- Ti svegli al mattino, e l’aria è fresca. Poi fai colazione, una bella brioche fresca. Fai la spesa, prepari da mangiare, ti riposi. Insomma, tutto fila liscio. Persino la moglie che ti manda a prendere il prosciutto per la suocera a cinque minuti dall’inizio delle finali dell’ultima giornata non ti disturba. Quindi tutto deve andare bene per forza.

Le gare dell’ultima giornata iniziano con il record di medaglie già in tasca, grazie ai successi del nuoto artistico. Sono già cinque gli ori degli azzurri, che devono ancora affrontare le discipline di fondo, tuffi e pallanuoto. Quindi parte Ceccon e arriva quarto. Tutto preventivato. Invece no, il campione del mondo è squalificato, ed ecco apparire un bronzo dal nulla. Ceccon sale sul podio insieme all’americano dalle orecchie alla Dumbo e dal nome che è tutto un programma: Hunter. Ma dico io, come fai a chiamare tuo figlio Hunter? Ti sta bene che poi cresce ed ha le orecchie come Dumbo. Se fossi in lui darei fuoco alla tua casa. 

Naturalmente gli americani non ci stanno e guarda caso vincono l’unico caso di revoca di squalifica di tutto il mondiale. Così Hunter diventa cornuto e mazziato in casa propria: il primo atleta ad essere estromesso da un titolo mondiale dai propri allenatori. Veramente geniale.

In mattinata la frase ancora più geniale di tutte le interviste. La Di Pietro a un mondiale definisce l’appuntamento più importante gli Europei di Roma. Detto al Mondiale più vincente di sempre, stona proprio. Ora andremo a Roma: ma chi cerca rivincite, farebbe bene a preparare gli appuntamenti che contano. Perché una medaglia nella mista mista ci stava, e se invece di pensare a Roma si pensasse a Budapest, forse ora Panziera, Di Liddo  e Di Pietro avrebbero al collo quella medaglia mondiale che, forse, non vinceranno mai.

Quotato a 26 dai bookmaker un uomo solo al comando ci porta in cima al mondo con lui. Già ai 500 metri si capisce che Gregorio non scherza. Ai 1000 ovviamente si capisce che ha vinto, e io mi aspetto il record del mondo. Ricordo male l’ultimo 100 di Sun Yang, e Gregorio non ne ha proprio più. E’ di nuovo record europeo, l’americano sprinta per l’argento perché come ho sempre detto, puoi avere anche l’ultimo 50 da 25” ma se sei a mezza vasca, resti a mezza vasca. Gregorio lo scorso anno è stato sfortunato, perché senza la mononucleosi non ci sarebbe stata storia e Finkè avrà vita Bobby dovrà ringraziare il virus di Epstein Barr.

Cara Benny, il tuo sorriso ci piace un sacco: meglio della musona lituana, la cui felicità è pari a quella di una gallina che sta per essere lessata. Però diciamolo che questa doppietta un po’ sul gozzo (per restare in tema) ci sta.

Sul podio dei 50 dorso prima della pantomima abbiamo il sosia di Battiato,  le orecchie importanti di Armstrong e i baffetti di Ceccon. Una bella tripletta.

Nei 400 misti scoppola della canadese a tutti quanti. A quindici anni due ori e un argento mondiale. Non dite che non l’avevo detto. La ragazzina che mangia mele d’estate (questa battuta la capiamo solo io e mia moglie) detta legge dall’inizio. Forse un passaggio più accorto, la prossima volta, cara Summer.

Quarta la Hosszu! Finisce la carriera con un legno. Grazie mia Katinka, e tanti auguri! 

Allenatori USA non proprio felici dopo la 4×100 mista maschile

La faccia degli allenatori USA alla fine della mista maschile dice tutto. Nell’edizione dove hanno vinto più medaglie perdono la gara impossibile da perdere. Dentro però c’era Andrew, noto perdente cronico. L’avvisaglia c’era tutta. Poi i ragazzi azzurri ci hanno messo del loro, diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Martinenghi esprime con parole forbite la sua soddisfazione per la vittoria. Un bel minchia, quando ci vuole, ci vuole.

E così, mentre anche sotto il mio balcone sfuma la Monza Resegone, nota gara podistica, finisce questo mondiale in vasca. Ma c’è Roma, ragazzi, non preoccupatevi.

Budapest 2022 day 6 – Feste di fine estate

Alla fine un temporale ci sta…con qualche lampo azzurro!

di Mauro Romanenghi

Ieri sesto giorno di gare, Italia presente con la sola Chicca Fangio. Scrivo stamattina presto, ieri ero impegnato con la festa della squadra. Festa dove hanno portato ciascuno bibite e cibo per il numero di persone presenti: risultato il frigo della piscina ha dentro due tiramisu, due insalate di pasta per venti persone, bibite gassate che possono creare il buco nell’ozono, tartine, pasticcini, patatine eccetera eccetera eccetera.
Io alla festa ho portato un vino bianco che imbottiglio personalmente, e un rosso che qualcuno si è portato a casa (si vede che era piaciuto). Il cavatappi, che solitamente mi viene sottratto agilmente, stavolta l’ho riportato a casa.
Era un po’ che non facevamo questa festa, ovviamente. E ieri, puntuale come il Natale al 25 dicembre, arriva il temporale estivo. Non solo uno, ma ben due, dopo mesi di siccità.
Quindi festa sotto il tendone, con afa spaventosa, ma insomma bisogna saperla prendere con filosofia, alla fine il temporale estivo ci sta.

Con filosofia la prende Chicca Fangio, finalista (unica di giornata) per l’Italia nei 200 rana. Il tempo non è granché, la gara nemmeno lo è stata. Ha vinto la King che si rifà della mazzata sui 100, da cui non è uscita felicissima. Io sono del parere che le occasioni bisogna coglierle. Con il record italiano o vicino, si lottava per la medaglia. Poi con i se e con i ma la storia non si fa.

La Di Liddo ci ricorda che lei a giugno non gareggia al meglio. Ci tiene a ribadirlo, quindi arrivederci agli Europei. Ieri alla festa, ho tuonato che se agli Europei vedrò fuoco e fiamme, le farò pure io facendo scendere fiumi di lava su tutti.

Capitolo Panziera. Ora, capisco che se una fa 2’08” la sua condizione non è ottimale: ma augurarsi che qualcuno si faccia male per prendere la medaglia, non è bello dai!!! Piuttosto sbattiamoci un minimo, che non è detto che tutti migliorino in finale. Se poi partiamo con questi presupposti, siamo a cavallo. 

Non ho ancora sentito la scusa “siamo stanchi è il sesto giorno di gare”. Bene.

In compenso arriva Codia che ci racconta che l’età si fa sentire. Dopo aver gareggiato due dico due volte. Siamo a posto.

Ma poi ci pensa Burdisso, che comunque il suo 51”4 lo fa che non è malvagio, praticamente il suo record. E dice la sacrosanta verità: che senza Dressel, si può vincere. Se puoi pensarlo, puoi farlo. Non è che la King ha ringraziato la sua avversaria che mancava, dopo che ha vinto i 200.

Insomma oggi giornata Australia-USA. Molly O’Callaghan ci delizia con il suo ritorno nei 100 stile e fa fessa per la millesima volta la Sjoestroem che proprio, in questa gara, non ce la fa a vincere. Sjoestroem fulminata, insomma!

Il capitano Stubblety-Cook, che sembra il nome di un commodoro inglese invece è il ranista più forte del mondo nei 200, ci delizia con la sua solita tattica alla Chupkov (ma oramai possiamo chiamarla alla Cook), con un 200 rana in pratica in negative split (come la Molly nei 100 stile…certo che gli australiani li trovano con il lanternino i cognomi dei loro campioni). 

Delusione invece per McKee. Già pregustavo una bella medaglia per l’Islanda.

Il mio amico ha giocato la 4×200 USA vincente. Doveva recuperare i 15 centesimi della 4×200 femminile, è andato sul sicuro. Non male neanche Dean, che hanno dato fuori forma, 1’43” lanciato vorrei averne un paio per l’Italia fuori forma così. Invece ci accomodiamo, stavolta, fuori dalla finale. Sesto giorno di piccolo deserto, con il lampo azzurro (per rimanere in tema di feste estive) di Zazzeri nei 50 stile. Vedremo.

CREDIT photo: http://www.yumpu.com

Budapest 2022 day 5 – Canadesi alla riscossa!

Come Rufus: Canadesi spaccatutto!!!

di Mauro Romanenghi

Ogni giorno entro in vasca ad allenare e c’è il solito giro di scommesse sui vincitori, piazzati e medaglie. Io che nel 2008 ho perso il fantanuoto arrivando ultimo su cinquanta iscritti dietro anche a Sports Illustrated (notoriamente scarsissimo a livello di pronostici) vengo quindi interpellato per capire su chi puntare i 15 centesimi della giornata.  
Ieri ho dato vincenti sicuri McIntosh nei 200 farfalla e Marchand nei 200 misti e così sono stato ascoltato. Poi mi hanno chiesto lumi sulla 4×200. Ho detto Canada o Cina. Poi se le cinesi decidono di suicidarsi, non è colpa mia. In ogni caso niente di grave, quindici centesimi si possono spendere.

Le canadesi finalmente dai e dai ottengono le vittorie tanto agognate: addirittura due. E’ un po’ come Rufus Roughcut con la sua spaccatutto: triturare gli avversari finché si vince per demolizione. Per chi non conoscesse Rufus, tipico esponente dei taglialegna canadesi, può vedere qui.
Era comunque solo questione di giorni.
La notizia di giornata quindi è la vittoria del Macbookpro da parte di Summer, grazie al successo nei 200 farfalla. Summer vince grazie alla sua costanza, il futuro è suo e dei suoi Mac. Se poi facciamo meglio qualche apnea magari si va anche più sicure. 
ll secondo successo è della Masse. Beh un nome una garanzia. Intanto Summer inserisce nel suo Mac la seconda vittoria candese.

Deserto italiano il mercoledì e purtroppo, viste le premesse, deserto anche il giovedì. Miressi purtroppo non ci da soddisfazioni, la faccia triste c’è e si vede. Non tutte le ciambelle riescono col buco e vedremo quindi nella mista se il nostro gigante ci darà soddisfazione. Altrimenti, sarà per la prossima. 
Si salva, nel deserto del Sahara, Chicca Fangio che centra la prima finale mondiale. Siamo a posto: manca solo quella europea e poi il filotto è completo. Il resto va tutto benissimo.

Allons enfant de la patrie, le jour de gloire est arrivé. Non solo Marchand ma anche il velocista Grousset che ci prova fino all’ultimo a guastare la festa del conte Popovici (ho controllato: si pronuncia Popovic). Il francese rischia la giugulare (si sa, contrariare i conti transilvani non è un bel mestiere) ma alla fine non serve nessuna sortita notturna di vendetta. L’oro va a David e siamo tutti contenti così. Salva la faccia anche il Canada maschile con il bronzo, per tenere vivo almeno l’orgoglio.

Finale atipica nei 200 rana quella che si disputerà dato che, a parte il campione olimpico senza rivali (segnate) vede tutti molto vicini. Certo vedere che Islanda, Svezia e Finlandia hanno un finalista e l’Italia non ha neanche partecipato, fa specie. 

Budapest 2022 day 4 – Alla morra cinese!

Bim bum…

Una volta si giocava in cortile, la sera, dopo aver mangiato. Non tanto, magari finchè faceva un po’ buio. Fino alle nove e mezza, però, ci stava. Magari a nascondino (nel buio delle ombre, difficile essere scoperti). 
Per stare sotto, si faceva la conta. Bim Bum Bom, la morra cinese, le filastrocche, e via si partiva con lo sfigato che doveva farsi tutti gli androni delle scale. 

Oggi gli italiani ci hanno preso gusto e anche loro si fanno la morra cinese per decidere la finale. Una morra cinese che premia gli avversari di Zazzeri e Scalia. Si vede che i nostri, da piccoli, a nascondino non ci hanno mai giocato

Diciamocelo: c’eravamo fatti la bocca buona, e quindi pregustavamo il successo di Martinenghi nei 50. Niente da fare, stavolta Fink fa il colpo vincente. Oggi è il giorno di Fink.
Infatti un altro Fink, stavolta con una E in più, si fa riportare in carrozza fino ai 50 finali degli 800…Finké non li frega tutti. Questa me la ero segnata da Tokyo dello scorso anno. Scusatemi. Non lo farò più.

Mica male Milak. L’ungherese che mi fa venire in mente la marca delle tavolette di cioccolato dalla mucca viola, vola invece in vasca senza avversari. Manco la scia riescono a prendere. Record mondiale stracciato e la soglia del 1’50” che si avvicina pericolosamente. Tutti a incartare le tavolette di cioccolato, adesso!

Anche la soglia dei 47” si avvicina per il conte David (che la FIN ha già chiamato con tre nomi diversi: si chiama Popovici e credo, anche, con l’accento sulla I finale, ma non ci giurerei). Dressel intanto, per non saper leggere né scrivere, quatto quatto da forfait. Problemi per l’asso USA? Vedremo nei prossimi giorni.

Oggi fra i miei favoriti c’era Marchand, nei 200 farfalla. Domani sicuro oro nei 200 misti. Sicuro. 

I francesi continuano nel loro percorso di rinascita, con i 100 di Grousset on 47”54.

E qui mi butto e do per sicuro l’oro della McIntosh, che ha bisogno del Macbookpro. O qui, o con i 400 misti, lo zio glielo regala se vince. Ma secondo me, già qui.

Staffetta mista mista stregata per gli azzurri. Diciamo che il lancio poteva essere migliore, diciamo anche che Ceccon è alla sua nona uscita in quattro giorni. Va bene così, però brucia. 

Esistono anche le cinesi alte. Che vincono i 200 stile libero. Dove non c’è più la Pellegrini, così l’ho detto pure io e non ci penso più. 

Budapest 2022 day 3 – Cinquantamila motivi per vincere!

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50,000 ragioni per vincere

di Mauro Romanenghi

Oggi ho cambiato auto. Aveva nove anni e aveva fatto duecentomila chilometri (200,000).
Era il momento giusto, e poi mi aveva accompagnato in tanti posti. In uno in particolare però, e c’è un bell’adesivo dietro a dimostrarlo. È stata, è vero, per dieci giorni circa nel parcheggio della Duna Arena, però fino a Budapest c’è andata nel 2017. Lì dove ho fatto volare la sedia per le scale, dove ho urlato come un pazzo quando la Pellegrini vinse quel 200 dopo anni di buio, lei c’era. Oggi l’ho parcheggiata lì, nel piazzale del concessionario.
Anche la squadra azzurra si è rinnovata. La Pellegrini si è parcheggiata pure lei, i suoi chilometri li ha fatti. E quindi basta con sta storia della prima volta senza la Pellegrini. Anzi speriamo che ogni volta che sia la prima senza qualcuno, sia così. 

Ieri lo avevo detto, vediamo che succede, ma come dice qualcuno che ne sa, c’è chi le cose le pensa e chi le fa. Ceccon le fa: nel bene e nel male. Ma stavolta il record del mondo non lo tiene più e da il via  a tutta una serie di sproloqui che noi gli perdoniamo. Avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, anche che si candidava a zar di tutte le Russie. Invece si limita a dire che non sa come si dice in italiano “achievement” (risultato, non è difficile dai), e che non è questo l’obiettivo. Bene, basta che lo sai tu, l’obiettivo, a noi va benissimo.

La faccia di Ceccon quando gli mettono in mano l’assegnone poi è impagabile. Ma mai quella di quando glielo tolgono. Tranquillo Thomas non è quello vero, i soldi sono già in banca.

Non passa un quarto d’ora e la mia voce si azzera definitivamente. Dopo un anno difficile, dopo un’Olimpiade che se fossi stato in lei avrei detto “da schifo”, Benedetta Pilato da Taranto si impone di forza nel 100 rana più scarso degli ultimi anni. Ma sinceramente, come diceva Martinenghi, a volte basta vincere. E quindi visto che il motto di oggi è “se puoi farlo, fallo”, Benedetta lo ha fatto. 

Le pagelle non mi piacciono. Ma voto zero alla RAI per aver tolto il collegamento un secondo dopo la vittoria della Pilato.

Entra con modo felpato il conte (e non il principe) rumeno. Lontano bisnipote di sessantesimo grado di Vlad l’impalatore, David Popovici saluta tutti ai 150 e se ne va. Ora devo dire che nuota veramente bene. E quindi A) Dressel è avvisato ma non penso abbia gran paura B) per i miei amici giocare Popovici vincente nei 100 potrebbe essere una buona carta C) attenzione anche a Hwang per il prossimo futuro 

Un piccolo incoraggiamento a Simoncina, son cose che capitano. Ricorda la cagarella di Ledecky nel 2019. Dai, ce la facciamo.

Anche oggi le canadesi a mettere paura nei 100 dorso con la Masse…dai e dai vedrai che a furia di legnate ce la fanno pure loro.

CREDIT photo Raisport

Budapest 2022 day 1 – Baffetti e pigiamini

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Baffetto alla Mark per il nostro Thomas

di Mauro Romanenghi

Come sempre quando iniziano i Mondiali mi scrivono: aspettano i miei commenti. 
Io oggi pensavo di andare allo Street festival del mio paese a vedere lo spettacolo di danza del ventre, con la ragazza un po’ incapace ma direi giustamente figa che si dimena, bevendo una birretta. Lo ho anche fatto, incontrando nel frattempo tre master, due agonisti, un genitore di un atleta che non ho ben identificato ma che ho salutato per educazione, e facendo cadere una birra a un signore per accarezzare il suo cane labrador (la birra l’ho ripagata). Con me avevo i nipotini (beh, adesso nipotoni, uno è bello grosso) che nel pomeriggio avevano visto con falso entusiasmo qualche gara di nuoto, commentando la vittoria degli americani nella staffetta (“gli americani devono stare sempre in cima al podio”). 
Insomma lungi da me dallo scrivere. Invece arrivo a casa ed eccomi sulla tastiera, come neanche Woodward e Bernstein nel caso Watergate (di cui ricorre il cinquantenario in questi giorni, così si fa cultura generale).

I Mondiali li fanno a Budapest, che si sa è il refugium peccatorum delle manifestazioni. Non sai dove andare per fare il campionato assiro? Ti è scaduta la rata dell’impianto e non sai dove fare il criterium del vicinato? Il Bahrein ha rinunciato ai Giochi mondiali del deserto? Vai a Budapest, che lì di sicuro te lo fanno fare e ci viene pure la gente, con le ragazze fighe molto meglio della danzatrice del ventre di stasera.

E dai, come primo giorno non c’è malaccio. Un bel 3’41”22 in apertura nei 400 stile, a un secondino dal mondiale di Biedermann, per l’australiano Winnington, che con un cognome così non può che essere un vincente (come Washington poteva essere un tipo molto pulito, insomma). Il giovane emergente tedesco Martens non emerge abbastanza e si ritrova secondo.

Comincia la solita sequela di scuse italiane, con De Tullio al quinto posto che ha dato il massimo, che si sente indurito eccetera. Come vedremo proseguiremo su questa linea. Io qui ve lo giuro se a Roma  questi ragazzi fanno due secondi meno io lancio la fatwa contro la excusatio non petita e manderò i kamikaze contro i nuotatori scusazionisti, che sono peggio dei novax e dei negazionisti del COVID.

Mentre Martinenghi e Ceccon raggiungono agevolmente la finale, non tanto agevolmente ma comunque vincente torna la Ledecky nei 400: anche se la principale avversaria non c’è. 
C’è invece la canadese McIntosh, che per la vittoria dell’argento avrà in dono un Minimac dallo zio d’America MacIntosh. Se avesse vinto, un Macbookpro  non glielo toglieva nessuno. Ma essendo del 2006 avrà altre occasioni, credo. 

Chiudo con gli italiani e l’homo scusozoides grazie alla Di Liddo, che fra le tante cose afferma che lei gareggia meglio nel mese di agosto. Chiedo alla FINA di tenerne conto per la prossima edizione. L’Olimpiade di Parigi, comunque, sarà verso fine luglio. Prepariamoci. 

Si rivede la Hosszu, che agguanta la finale. Chissà se un tollino per chiudere una dignitosa carriera, in casa, lo prenderà. Difficile ma possibile, per la lady di ferro (che non è la Tatcher, tornando a fare cultura generale).

Ceccon si presenta con questo baffetto un po’ da poliziotto anni 70. Anzi, diciamo che il baffetto è tipico di un certo americano di Monaco di Baviera 1972. Forse per darsi un tono più adulto, non so.
Ceccon si presenta alla premiazione della 4×100 stile (bronzo acquisito in stile italico con grande sofferenza) con le braghette corte. Insomma, decidiamoci.
Ceccon, ma questa volta non è colpa sua, sfoggia anche la felpa stile pigiamino della squadra azzurra. Deve essere uno stile di moda, perché anche gli statunitensi hanno optato per la tuta pigiamino. 

Il numero di giornata lo fa il francese Marchand, Dopo anni in cui i francesi stavano mangiando le suole degli italiani, ecco sbucare l’oro che non ti aspetti (troppo). Con questo tempo, il secondo di sempre e record europeo, Phelps trema: il suo ultimo record individuale forse ha i giorni contati. 

Il numero azzurro di giornata è Lorenzo Zazzeri, che da vero artista si inventa la rimonta della staffetta azzurra passando al secondo posto con un ottimo lanciato.

Dei 32 staffettisti ben tre stanno sotto i 47”, quindici sotto i 48”. Poche le note stonate tra cui Bouhs che affossa la staffetta ungherese con 49”0: bouhhh…sss!!!

Le australiane oramai hanno imposto la legge per cui la 4×100 stile femmine deve venire vinta dalle cangurine. Chiunque sia schierato, deve vincere. Diciamo anche che se schieri quattro che fanno 52”8 di media, difficile perdere. 

Finiamo con le braciole canadesi. A parte che solo in Canada puoi trovare una staffetta con due alte 160 e due 180 centimetri, la cura a base di nuotate in risalita nei torrenti e di lotte a mani nude con i grizzlies funziona. Ora attendiamo le foglie d’acero nelle gare individuali.

CREDIT photo screenshot RAISPORT

Mondiali v25 2021 day 5 – Quarant’anni e non sentirli!

Campioni senza tempo in questa rassegna!

di Mauro Romanenghi

Lo so che vengo dagli anni Ottanta, lo so che sono della generazione vintage, lo so. 
Non c’è bisogno di ricordarmelo, che ho una certa età.
Però in quegli anni c’era una bella pubblicità dell’olio Cuore (ma sì diciamolo, mica mi pagano) dove Dino Zoff saltava la sua bella staccionata a 40 anni suonati: per dire che si può andare forte a qualsiasi età, più o meno, senza esagerare.
Non ha bisogno dell’olio Cuore (o forse sì, chi può dirlo) Nicholas Santos, classe 1980, e guarda un po’ in che anni andiamo a finire e poi non dite che l’ho fatto apposta. Primatista mondiale, campione mondiale in vasca corta e argento di vasca lunga più volte nei 50 farfalla. Se esistessero alle Olimpiadi, di sicuro un podio lo avrebbe tirato fuori perché raramente ha fallito un appuntamento. Io di ragazzoni di quaranta anni di un certo livello ne ho visti, anche vincere un oro olimpico: andatevi a rivedere la staffetta del fondo di Lillehammer 1994. Grazie Santos, procediamo e rimettiamo indietro il film di una giornata. 

Ieri non sono riuscito a vedere le gare, perché sono andato a produrre i salami fatti in casa. Chi se ne frega, direte voi. Beh, se li aggiaste, non lo direste. Qualcuno dei miei lettori lo ha fatto, e non è rimasto deluso.
Naturalmente so della staffetta azzurra d’oro, che mi sono rivisto in un video. Bravi nell’insieme, ma l’ultimo cambio di Miressi è d’alta scuola, diamo a Cesare quel che di Cesare e a MIre quel che è di Mire. Che poi ce ne vuole di pelo sullo stomaco, a rischiare.

Non ho visto invece la 4×200 e mi dispiace, è tra le gare che preferisco e l’Italia è stata protagonista. Ottimo l’insieme, naturalmente ha pesato l’assenza di qualche specialista (vedi Detti) ma abbiamo scoperto un altro possibile adepto di questa staffetta che potrebbe assurgere al ruolo di protagonista. Razzetti ha espresso una grande ultima frazione, vero é che in vasca corta la storia è diversa. Da rivedere. Comunque l’Italia fa il record della 4×200 che mica è cosa da ridere, soprattutto con una frazione da 1’44” che non è proprio il massimo.

Mora pesca invece il grande jolly. Quando dal mazzo si pesca il jolly, bisogna sempre sfruttarlo. E quindi l’argento è giusto così.

Mancava invece l’oro individuale per il nostro portatore di collane preferito, il russo Kliment Kolesnikov. Rimedia subito vincendo in un’oretta 100 misti e 50 dorso. 

La Gorbenko, noto cognome israeliano, vince i 100 misti e si porta anche lei fra i duplici vincitori. Così fa anche la Li, nei 400 stile, con la sua nuotata lunga e sciolta (non è vero, che è sciolta…). Insomma, per ora il detto non c’è due senza tre non si è verificato. Vediamo domani, ultimo giorno, in cui però ben poco potrò vedere, essendo impegnato con i ragazzi. Male male la collocazione di questi Mondiali, gente.

Torniamo a oggi. Nella girandola di staffette da 50, l’Italia torna sul podio nella mista maschile. Oro sfiorato, ma non è sempre domenica: infatti oggi è lunedì, per cui anche un bronzo ci può stare.

Piccolo excursus sulle squalifiche a rana. Oggi a farne le spese il turco Sakci, già squalificato nei 100. Un po’ il gemello della Castiglioni. Mia moglie chiede come mai succede. Ebbene, quando entri in questo loop tecnico spesso non ti accorgi dell’errore. Ma il giudice sì, e diventi l’osservato speciale. In genere, con pessime conseguenze.

E’ il Canada il mattatore di giornata: Macneil vola sott’acqua nei 50 dorso manco fosse una lontra nell’acqua gelata e stabilisce il record del mondo: la Masse si accontenta del terzo argento su tre gare battuta da tre persone diverse. Oggi dicono che si sfogasse della sconfitta battendo a birra e salsicce i suoi colleghi maschi, i quali tanto stanno combinando ben poco a questa rassegna. La Pickrem invece vince i 200 misti, e infine le quattro spaccalegna in camicia di flanella sfiorano il record del mondo della 4×200.

Abbiamo iniziato con Santos, chiudiamo con la Tang che nei suoi 17 anni di emozione della Z-Generation non sa cosa dire e allora ringrazia tutti per la sua vittoria al fotofinish nei 100 rana. Per che cosa non si sa. Ma ti vogliamo bene, Tang, come a Santos.

Mondiali v25 2021 day 2 – Miracoli nel deserto

Non è la stessa Siobhan Bernadette, ma di miracoli ne ha fatti lo stesso.

di Mauro Romanenghi

Ieri ero preso dalla bellezza dell’impianto e dal pensiero del caldo, contrapposto a qui dove addirittura c’è freddo pure nelle piscine (sarà la crisi del metano…), ma del record del mondo della Haughey non me ne sono occupato. Non che poi sia una sorpresona, questo record, inseguito per tutta la ISL dalla medaglia d’argento olimpica. Il nome mi pareva strano per un’asiatica, infatti sono andato a vedere ed è di origine irlandesi: che poi tanto strano non è visto che è di Hong Kong, ex colonia britannica. Solo una che si chiama Siobhan Bernadette comunque poteva fare il miracolo di portare a Hong Kong il successo mondiale (NDR: il suo nome significa Grazia di Dio, su Bernadette fatevi le ricerche del caso).
Ma in acqua di miracoli se ne fanno pochi e il talento asiatico guidato da Michael Fasching (almeno così pare) sa il fatto suo con una gara regolare che porta a distanziare la canadese Smith di due secondi circa: sarà di grande ispirazione per gli altri nuotatori della nazione (che immagino non siano molti, comunque), dice il suo allenatore.

Parlando di canadesi, ieri successo nei 400 misti abbastanza a sorpresa della impronunciabile (per noi) Cieplucha. Con le due staffette di ieri e oggi il Canada si porta a tre ori, merito soprattutto delle taglialegna a foglia d’acero orfane però qui della Penny nazionale, che si è fatta un po’ male alla schiena – si sa portare tronchi di castagno da sola non fa benissimo. 
Tra le altre canadesi, qui in dieci (poche ma buone, come dice il loro coach Ben Titley che avrà il suo bel daffare a tenerle a bada) oggi alla Masse sfugge il titolo dei 100 dorso per soli due centesimi dalla Hansson.

Super Hansson oggi alla Ethiad

La svedese è la protagonista di giornata, come ieri lo è stato Razzetti. Prima apre la staffetta mista svedese con un 25”91 di tutto rispetto, asfaltando la concorrenza e poi si prende il lusso di vincere i 100 dorso, appunto. La staffetta 4×50 mista a un certo punto sembrava da sola in vasca, anche perché la Saretta nazionale, reduce dai festeggiamenti per il ritiro della Pellegrini, sfoggia questo bel 23”9 a farfalla e per la Coleman basta salire sulla carrozza a stile per arrivare fino al traguardo. E poi se fosse arrivata un po’ meglio senza fermarsi all’ultima bracciata, secondo me il record mondiale non lo eguagliavano soltanto. In ogni caso, per dirla alla Mortal Kombat, vittoria sfolgorante.

E l’Italia? L’Italia è rana, oggi. Non solo, intendiamoci. Sto infatti tacendo tutta una serie di ottime prestazioni. Quella di De Tullio ieri, nei 400 con un bel rush finale. Ma anche oggi c’erano diversi finalisti, la giovane anziana Cusinato che torna nei 200 farfalla, i 200 stile di Ciampi in 1’42” nella finale vinta dalla sorpresa di giornata, il coreano 2003 che ha il fisico così stretto in vita che potrebbe passare dalle sbarre di una prigione di massima sicurezza.
C’era pure Mora, che forse con un passaggio più convinto avrebbe detto la sua in una finale dei 100 dorso in cui in 7 decimi sono arrivati tutti.
Ma c’erano soprattutto Pilato e Martinenghi. Corsia due per entrambi, entrambi non al top. Ma se c’è la classe e tutto funziona, allora qualcosa viene fuori. Agli Europei di Kazan gli Azzurri ci hanno abituato a vincere tanti argenti, e allora raccattiamo due argenti anche qui. Certo Benny sembrava potercela fare, ma viste le premesse poteva andare peggio: si sa che gli italiani amano piangersi addosso, non è il caso di questa nazionale. A lei, le lacrime non si addicono.

Tokyo 2020 – day6: La rivincita delle segretarie

Licenziata? Ma no, oro olimpico!!!

di Mauro Romanenghi

Avete presente quelle ragazze carine, bella presenza, però non troppo appariscenti che siedono fuori degli uffici dei grandi capi (ma anche dei capi medi). Quelle che insomma sono magari superintelligenti però devono sempre dire “no è impegnato”, “no al momento non c’è” o la classica “ha un’importante riunione” (magari con un’altra segretaria).
Insomma la tipica segretaria, orecchini, gonna a mezza altezza, giacca elegante, capelli raccolti. Che poi se li sciolgono e si trasformano in bellezze stratosferiche.
La Schoenmaker no. Lei i capelli non se li scioglie, li mette sotto la cuffia. E ci tira fuori due begli orecchini da segretaria. E ci tira fuori anche il record del mondo, il primo e finora unico di questa rassegna.
Viva le segretarie e viva i 200 rana della Schoenmaker.
Lili King, da par suo, fatica ad abdicare. Dopo il terzo posto dei 100, che la costringe a non disputare la staffetta mista in finale come da legge non scritta degli americani, la ragazza delle Crocs (che tirerebbe in testa volentieri alle avversarie) credeva nei 200 ma un presagio la tormentava. Le segretarie si sa sono traditrici. E infatti anche i 200 sono andati. E’ un po’ il regno delle facce. La stessa faccia oggi si ripresenta più volte. Murphy, Scott, tutti arrivati all’argento ma che nell’oro ci credevano e speravano.

Non basta ad Eugeniia la sua doppia i. Quarta lo stesso nei 200 rana. Provaci ancora, Eugeniia. 

Murphy di cattivo gusto in conferenza stampa, facendo illazioni sulla gara poco pulita a cui hai partecipato. Gli USA ricordino che la loro stella Simone Biles prende i farmaci per la sindrome da attenzione, farmaci che una che fa il triplo salto carpiato avvitato su una trave di 20 cm di larghezza secondo me non dovrebbe prendere, al di là dell’esenzione che le venne concessa. E il caso Balco, di sicuro, non era scoppiato in Russia. 

E niente i giornalisti se non parlano di gossip non sono contenti e così tirano fuori la storia delle arciere cicciottelle e della omosessualità del bronzo olimpico dell’arco Boari. O che la Pellegrini si fidanza con Giunta (che poi bastava guardarli lo capivano anche le strisce in fondo alla vasca). Guardate per me possono anche fidanzarsi con un babbuino basta che mi portino una medaglia.

Ogni mattina la civetta di fronte a casa mia mi saluta con il suo verso, non so come si chiama il verso della civetta. Ma mi fa piacere che non sono solo, a vedere le gare!!!

Michael Andrews devo capire come con quello stile libero possa fare 1’55” nei misti, soprattutto con quella condotta di gara. Eppure c’è riuscito, una volta!

Di tutti gli argenti tristi di oggi ce ne sta una sorridente. E’ la Haughey, che dopo i 200 fa sul anche quello dei 100. Massimo raggiungibile e soddisfazione massima.

Dopo lo skate, lo sport con la percentuale maggiore di cadute è il BMX. Tutti sport americani, ovviamente, a cui cadere piace tanto evidentemente. Tra l’altro qui ci si fa veramente male!

Polemiche sui CT: scherma, ciclismo, tutto sui giornali e smentite varie. Della serie i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo la sbronza della Ohashi magra per i giappi: i 200 rana niente e niente per Hagino e Seto. Si rifanno con la spada maschile a squadre. Basta accontentarsi. 

Diciotto finali per gli azzurri finora. Secondo me la migliore spedizione da questo punto di vista per gli azzurri. Marco Agosti, aspetto conferme.

Oggi ristorante vietnamita con compagnia interessante. Nuovi spunti e nuove storie: poco cibo, ma buono. Serata voto 8, cibo 7, quantità 4,5.

Tokyo2020 – day2: Cinesi d’autore, cinesi del Canada e Leoni d’Europa!

Motoscafi in azione!!! (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ieri, durante il nostro podcast, mi si fa notare come l’Europa è praticamente assente nella prima giornata. USA, Australia, Giappone, persino la Tunisia. Anche oggi, seconda giornata, il vecchio continente non sembra essere all’altezza. Ecco che allora ci vuole la rana per la riscossa: il ruggito del leone inglese scuote i girini d’Europa per una tripletta che dice Peaty, Kamminga e Martinenghi. 
Ma la giornata numero due parte come al solito, con una differenza: la cinese Zhang alla corsia quattro dei 100 farfalla, grande favorita, non è la cinese che vince. Dalla corsia sette esce infatti la “cinese” del Canada McNeil che batte nella gara più veloce della storia Zhang e McKeon. Con 55”73 si resta fuori dal podio, e la nostra cara Sarah aveva visto giusto ma ci ha provato lo stesso.
Nicolò invece sembra il gemello di Kamminga, girano insieme per la vasca tutti felici come se avessero vinto loro. In effetti, dopo re Adam, sono i primi terrestri a mettere i piedi sul podio giapponese dal vecchio continente.

Non sembra la mattinata giusta per gli USA, che prendono il quarto posto anche nei 100 rana con Andrews, che molti ricorderanno per le sue bizzarre preparazioni della stagione. 
Non lo sembra neanche alla Ledecky, che prova a scappare nei 400 ma la Titmus conosce la musica e la danza a memoria. Sembra il copione già visto del 2019, anche se qui l’uragano americano non ha nessun virus, nè il COVID nè nessun altro, come due anni fa.
E allora Ariarne, l’australiana dal nome scioglilingua, si prende di nuovo la vittoria. E ora, chi la ferma più?

Nella semifinale dei 100 rana femminili si ritrovano insieme la Yefimova e la Efimova. Era destino, prima o poi. 
Sempre nella semifinale dei 100 rana, la piccola americana Jacoby (piccola si fa per dire) avanza con la sua rana stile anni 80. Avanza ancora di più la Schoenmaker, cognome teutonico che ricorda l’assistente di Lex Luthor in “Superman” ma che in realtà è molto efficiente. L’eredità di Penny Heyns è dunque giunta? Lo scopriremo domani.

Semifinali dei 200 che non sorridono a Stefano Ballo, troppo lento nella prima parte. Sorride invece la 4×200, Ballo c’è e Di Cola lo accompagna. Non disperate, tifosi di poca fede.

Ieri un po’ in ombra, oggi il Robocop del dorso statunitense batte un colpo. Chi sei? “Sono Ryan Murphy, signore”. 
Vivo o morto, tu verrai con me sul podio!

Non se le mandano a dire neanche nei 100 dorso femmine. Dopo lo smacco di ieri, oggi le americane rispondono con la Smith e la canadese Masse (un nome che è tutto un programma) le ribatte di nuovo da par suo. La Kaylee McKeown, cognome utilizzato per confondersi con la delfinista McKeon, le va dietro.  

Della serie la tocco piano: Titmus 1’58”1 al passaggio, 1’58”5 al ritorno.

La serie continua con Chalmers, 46”4 in frazione di staffetta.

Sempre della serie la tocco piano, hanno visto un po’ di sofferenza in Dressel, che ha aperto la staffetta USA in 47”26. Proprio proprio sofferente non direi.

Non solo Peaty, ma anche altri vecchi leoni ruggiscono: Brent Hayden, classe 1983, apre la staffetta del Canada in 47”99. Non basta per la squadra, però aiuta!!!

Come dice Cristina Chiuso, composta l’esultazione (o esultanza, più corretto) dell’allenatore della Titmus in tribuna che sembra Tarzan il re della jungla e diciamo ne ha tutto il diritto: il fisico glielo consente, come direbbe mia moglie.

Se l’Italia contende (quasi) fino all’ultimo l’oro della staffetta veloce agli Stati Uniti e vince un fantastico argento, chi scompare come una noce di burro nel soffritto? Esatto, la Russia. Vabbé.