Tokyo 2020 – day6: La rivincita delle segretarie

Licenziata? Ma no, oro olimpico!!!

di Mauro Romanenghi

Avete presente quelle ragazze carine, bella presenza, però non troppo appariscenti che siedono fuori degli uffici dei grandi capi (ma anche dei capi medi). Quelle che insomma sono magari superintelligenti però devono sempre dire “no è impegnato”, “no al momento non c’è” o la classica “ha un’importante riunione” (magari con un’altra segretaria).
Insomma la tipica segretaria, orecchini, gonna a mezza altezza, giacca elegante, capelli raccolti. Che poi se li sciolgono e si trasformano in bellezze stratosferiche.
La Schoenmaker no. Lei i capelli non se li scioglie, li mette sotto la cuffia. E ci tira fuori due begli orecchini da segretaria. E ci tira fuori anche il record del mondo, il primo e finora unico di questa rassegna.
Viva le segretarie e viva i 200 rana della Schoenmaker.
Lili King, da par suo, fatica ad abdicare. Dopo il terzo posto dei 100, che la costringe a non disputare la staffetta mista in finale come da legge non scritta degli americani, la ragazza delle Crocs (che tirerebbe in testa volentieri alle avversarie) credeva nei 200 ma un presagio la tormentava. Le segretarie si sa sono traditrici. E infatti anche i 200 sono andati. E’ un po’ il regno delle facce. La stessa faccia oggi si ripresenta più volte. Murphy, Scott, tutti arrivati all’argento ma che nell’oro ci credevano e speravano.

Non basta ad Eugeniia la sua doppia i. Quarta lo stesso nei 200 rana. Provaci ancora, Eugeniia. 

Murphy di cattivo gusto in conferenza stampa, facendo illazioni sulla gara poco pulita a cui hai partecipato. Gli USA ricordino che la loro stella Simone Biles prende i farmaci per la sindrome da attenzione, farmaci che una che fa il triplo salto carpiato avvitato su una trave di 20 cm di larghezza secondo me non dovrebbe prendere, al di là dell’esenzione che le venne concessa. E il caso Balco, di sicuro, non era scoppiato in Russia. 

E niente i giornalisti se non parlano di gossip non sono contenti e così tirano fuori la storia delle arciere cicciottelle e della omosessualità del bronzo olimpico dell’arco Boari. O che la Pellegrini si fidanza con Giunta (che poi bastava guardarli lo capivano anche le strisce in fondo alla vasca). Guardate per me possono anche fidanzarsi con un babbuino basta che mi portino una medaglia.

Ogni mattina la civetta di fronte a casa mia mi saluta con il suo verso, non so come si chiama il verso della civetta. Ma mi fa piacere che non sono solo, a vedere le gare!!!

Michael Andrews devo capire come con quello stile libero possa fare 1’55” nei misti, soprattutto con quella condotta di gara. Eppure c’è riuscito, una volta!

Di tutti gli argenti tristi di oggi ce ne sta una sorridente. E’ la Haughey, che dopo i 200 fa sul anche quello dei 100. Massimo raggiungibile e soddisfazione massima.

Dopo lo skate, lo sport con la percentuale maggiore di cadute è il BMX. Tutti sport americani, ovviamente, a cui cadere piace tanto evidentemente. Tra l’altro qui ci si fa veramente male!

Polemiche sui CT: scherma, ciclismo, tutto sui giornali e smentite varie. Della serie i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo la sbronza della Ohashi magra per i giappi: i 200 rana niente e niente per Hagino e Seto. Si rifanno con la spada maschile a squadre. Basta accontentarsi. 

Diciotto finali per gli azzurri finora. Secondo me la migliore spedizione da questo punto di vista per gli azzurri. Marco Agosti, aspetto conferme.

Oggi ristorante vietnamita con compagnia interessante. Nuovi spunti e nuove storie: poco cibo, ma buono. Serata voto 8, cibo 7, quantità 4,5.

Tokyo2020 – day2: Cinesi d’autore, cinesi del Canada e Leoni d’Europa!

Motoscafi in azione!!! (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ieri, durante il nostro podcast, mi si fa notare come l’Europa è praticamente assente nella prima giornata. USA, Australia, Giappone, persino la Tunisia. Anche oggi, seconda giornata, il vecchio continente non sembra essere all’altezza. Ecco che allora ci vuole la rana per la riscossa: il ruggito del leone inglese scuote i girini d’Europa per una tripletta che dice Peaty, Kamminga e Martinenghi. 
Ma la giornata numero due parte come al solito, con una differenza: la cinese Zhang alla corsia quattro dei 100 farfalla, grande favorita, non è la cinese che vince. Dalla corsia sette esce infatti la “cinese” del Canada McNeil che batte nella gara più veloce della storia Zhang e McKeon. Con 55”73 si resta fuori dal podio, e la nostra cara Sarah aveva visto giusto ma ci ha provato lo stesso.
Nicolò invece sembra il gemello di Kamminga, girano insieme per la vasca tutti felici come se avessero vinto loro. In effetti, dopo re Adam, sono i primi terrestri a mettere i piedi sul podio giapponese dal vecchio continente.

Non sembra la mattinata giusta per gli USA, che prendono il quarto posto anche nei 100 rana con Andrews, che molti ricorderanno per le sue bizzarre preparazioni della stagione. 
Non lo sembra neanche alla Ledecky, che prova a scappare nei 400 ma la Titmus conosce la musica e la danza a memoria. Sembra il copione già visto del 2019, anche se qui l’uragano americano non ha nessun virus, nè il COVID nè nessun altro, come due anni fa.
E allora Ariarne, l’australiana dal nome scioglilingua, si prende di nuovo la vittoria. E ora, chi la ferma più?

Nella semifinale dei 100 rana femminili si ritrovano insieme la Yefimova e la Efimova. Era destino, prima o poi. 
Sempre nella semifinale dei 100 rana, la piccola americana Jacoby (piccola si fa per dire) avanza con la sua rana stile anni 80. Avanza ancora di più la Schoenmaker, cognome teutonico che ricorda l’assistente di Lex Luthor in “Superman” ma che in realtà è molto efficiente. L’eredità di Penny Heyns è dunque giunta? Lo scopriremo domani.

Semifinali dei 200 che non sorridono a Stefano Ballo, troppo lento nella prima parte. Sorride invece la 4×200, Ballo c’è e Di Cola lo accompagna. Non disperate, tifosi di poca fede.

Ieri un po’ in ombra, oggi il Robocop del dorso statunitense batte un colpo. Chi sei? “Sono Ryan Murphy, signore”. 
Vivo o morto, tu verrai con me sul podio!

Non se le mandano a dire neanche nei 100 dorso femmine. Dopo lo smacco di ieri, oggi le americane rispondono con la Smith e la canadese Masse (un nome che è tutto un programma) le ribatte di nuovo da par suo. La Kaylee McKeown, cognome utilizzato per confondersi con la delfinista McKeon, le va dietro.  

Della serie la tocco piano: Titmus 1’58”1 al passaggio, 1’58”5 al ritorno.

La serie continua con Chalmers, 46”4 in frazione di staffetta.

Sempre della serie la tocco piano, hanno visto un po’ di sofferenza in Dressel, che ha aperto la staffetta USA in 47”26. Proprio proprio sofferente non direi.

Non solo Peaty, ma anche altri vecchi leoni ruggiscono: Brent Hayden, classe 1983, apre la staffetta del Canada in 47”99. Non basta per la squadra, però aiuta!!!

Come dice Cristina Chiuso, composta l’esultazione (o esultanza, più corretto) dell’allenatore della Titmus in tribuna che sembra Tarzan il re della jungla e diciamo ne ha tutto il diritto: il fisico glielo consente, come direbbe mia moglie.

Se l’Italia contende (quasi) fino all’ultimo l’oro della staffetta veloce agli Stati Uniti e vince un fantastico argento, chi scompare come una noce di burro nel soffritto? Esatto, la Russia. Vabbé.

Tokyoisontheway1 – 10 days to go!

10 days to to – Tokyo2020

Welcome to Japan, Onda Azzurra!

Ilaria Bianchi, Martina Rita Caramignoli, Martina Carraro, Arianna Castiglioni, Ilaria Cusinato, Elena Di Liddo, Francesca Fangio, Sara Franceschi, Anna Chiara Mascolo, Margherita Panziera, Federica Pellegrini, Benedetta Pilato, Stefania Pirozzi, Simona Quadarella, Giulia Vetrano.

Domenico Acerenza, Stefano Ballo, Federico Burdisso, Giacomo Carini, Thomas Ceccon, Matteo Ciampi, Santo Condorelli, Gabriele Detti, Marco De Tullio, Stefano Di Cola, Manuel Frigo, Nicolo’ Martinenghi, Pier Andrea Matteazzi, Filippo Megli, Alessandro Miressi, Gregorio Paltrinieri, Federico Poggio, Alberto Razzetti, Matteo Restivo, Simone Sabbioni, Lorenzo Zazzeri.

Goooooooooooooooooo !!!!!

Come musica per le mie orecchie!

Anche il nuoto è per le pari opportunità

Non è che ami particolarmente il musical. Anzi, diciamo che non sopporto i film in cui ogni due per tre una canzone o un balletto interrompono il film.
Ad esempio, non sopportavo i film della Disney animati (e anche non) fino agli anni 80, in cui c’era una canzone ogni 5 minuti. Ma poi canzoni indegne, tipo “Tutti insieme appassionatamente”.
Roba inguardabile. Poi se le traducono in italiano, peggio ancora.
Ci sono le dovute eccezioni, naturalmente. Grease, per esempio, è un musical. Chi non apprezza Grease, non può godere di una certa considerazione (anche chi non ama Guerre Stellari, ma stiamo divagando). Ci sono dei musical che posso arrivare fino alla fine a vedere: perché la storia è simpatica, perché le canzoni alla fine sono godibili, insomma l’insieme lo rende un prodotto a cui si può assistere.

L’altro giorno riguardavo i qualificati individuali per le Olimpiadi. Più li guardavo più non ci potevo credere. Sette maschi e sette femmine. Mi sembrava impossibile, e più ci pensavo più mi veniva in mente il film americano degli anni 50. 
Più accoppiati di così, mi sembrava impossibile. Tre mezzofondisti a stile con tre mezzofondiste. Dorso, una bella coppia così come i misti (che si sono qualificati proprio a marzo, tra l’altro). Solo la rana li separa, con due raniste contro un ranista e un delfinista. Sempre stili artistici, tuttavia.
Ovviamente nessun inciucio sentimentale…qua il gossip non c’entra per nulla. Tutto rigorosamente tecnico!

Le combinazioni non finiscono lì. Dove i maschi hanno qualificato le staffette, non lo hanno fatto le ragazze, a cui mancano le due staffette a stile libero.

La Federnuoto ci descrive tutti i qualificati e ci illustra le ultime tappe di qualifica olimpica, perché diciamocelo non crediamo che sia finita qui. Non so cosa sia l’upgrade, ma siamo in epoca digitale, i ragazzi lo capiranno. Insomma appuntamento a Budapest o al Settecolli.
Di posti liberi ce ne sono tanti, e se è vero che siamo in pandemia e quindi meno gente c’è meglio è, questo non vale in ambito olimpico: più siamo più ci divertiamo (ma non tutti insieme…per adesso)!
Certo non sarà facile qualificarsi, ma anche per i sette fratelli conquistarsi il cuore delle belle fanciulle non è stato facile. Non dovranno di certo spaccare la legna, nè spalare la neve, e neppure cacciare sulle montagne. 
Tocca provarci e farsi trovare pronti all’appuntamento: d’altronde, come disse l’homo scusozoico, il mammut era lì, ma non ero preparato a prenderlo, ed è scappato.

ISL e record: un po’ di chiarezza!

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Record o no?

di Mauro Romanenghi

Leggo in questi giorni dei record fatti durante i meeting della lega ISL e della loro possibile omologazione.
Ora non voglio entrare nei particolari della querelle ISL- FINA di cui sinceramente non mi interessa, né se la ISL sia o no un’alternativa interessante rispetto alla World Cup, alle FINA Series, né sui fattori economici che la hanno creata.
Né mi interessano i fattori di spettacolo, per cui la ISL decide che i tempi contano meno e i piazzamenti sono il sugo di questa competizione.
Tutto può essere condivisibile o meno, fortunatamente ognuno guarda ciò che più gli piace: il tempo darà il suo verdetto.

Parliamo qui di regole: opinabili, discutibili, ma sempre regole sono.
La ISL ha le sue regole: ad esempio, puoi partecipare se non sei mai stato positivo a un controllo: altrimenti, non puoi partecipare.
La FINA ha le sue regole: ad esempio, per omologare un record, devi sottoporti a un controllo antidoping.

Come si fa a omologare un record? Sta scritto qui al paragrafo 12 del regolamento. Anche la LEN ha i suoi parametri, basta cercarli. In ogni caso, per fare un record devi essere in una manifestazione approvata dalla FINA (o dalla LEN) e che stia nel suo calendario.In questa bella pagina della FINA trovate tutto sul doping: liste proibite, TUE – cosa é? leggete!procedimenti contro gli atleti, casistiche.
Non sta alla ISL decidere o meno se fare un controllo antidoping, che comunque può essere eseguito (vado a memoria) fino a 24 ore dopo. Vi dico che ho visto fare controlli antidoping a manifestazioni molto meno importanti: il meeting di Ginevra, per dirne uno (con tutto il rispetto per questo meeting). Al Settecolli a Roma ci sono i controlli, di sicuro.
Riassumendo quindi: richiesta di calendario e controllo antidoping.
Se la ISL – in chiaro contrasto con la FINA, ma qui entriamo in un campo minato – non  abbia ritenuto di dover fare mettere le sue manifestazioni in calendario non é colpa della FINA, e nemmeno della ISL. Ognuno fa le sue scelte. Ma chi ci dice che i giudici fossero quelli della FINA? Chi ci dice che le vasche siano della lunghezza giusta? Chi ci dice che i costumi siano omologati? Sono tutte regole da seguire. E’ altrettanto ovvio che lo siano: infatti le ultime manifestazioni sono state approvate nel calendario. Non le prime, per le quali di vari record non resterà traccia.

Ma passiamo alla FIN. In un paragrafo molto chiaro del regolamento qui si spiega come si acquisiscono i tempi all’estero. E’ molto semplice, sono tre paginette che vi riassumo in una semplice frase: se volete che i vostri tempi valgano, dovete avvisare che fate una gara all’estero a meno che non ci andiate come nazionale.
Ergo, se nessuno avvisa, non valgono. Dubito fortemente che la nostra Aqua Centurions, tra l’altro assimilabile a una rappresentativa e quindi non a una società come noi la intendiamo abbia fatto questo… (e penso anche la squadra reale di appartenenza dei nostri nuotatori) il tempo semplicemente quindi non sarebbe esistito per le graduatorie.
Ovviamente si sarà mosso a posteriori qualcosa, ed essendo l’ultima manifestazione di Londra regolarmente nel calendario internazionale si é provveduto all’acquisizione. I termini di questo processo mi sono ignoti ma neppure mi interessano.

Per farvi un esempio, per Napoli (manifestazione ISL non autorizzata) i risultati non verranno acquisiti. E il record della staffetta mista maschile realizzato da Aqua Centurions – omologabile per conto di chi? non sono una società, né una nazionale – non sarà quindi mai riconosciuto. Ribadisco che neppure serve un esame antidoping per decretare un primato nazionale.

Per questo tutte le questioni che leggo mi sembrano inutili. Non pretendo che gli atleti sappiano tutte le procedure ma chi si occupa di nuoto sì. E che quindi non si resti sorpresi di fronte a certe notizie. Basta fare chiarezza…e rispettare i regolamenti.

 

Mondiali Junior Day 4: Zomborigabor per tutti!

di Mauro Romanenghi

Lani Pallister

Lani Pallister: non ci credo, ma facciamoci un tatuaggio lo stesso!

Ogni giorno la regia ungherese esordisce con la telecronaca della vittoria di Zombori Gabor nei 400 stile. La prima (e finora unica) medaglia d’oro dei padroni di casa. Zomborigabor é oramai divenuto sinonimo di qualsiasi cosa, un po’ come supercalifragilistichespiralidoso in Mary Poppins. Quindi si sente ogni cinque minuti in telecronaca. E fra gli appassionati ha preso oramai piede. Anche perchè Zomborigabor (lo scriviamo così) fa ogni gara, dai 50 dorso ai 200 rana (e neanche male, 2’15” non lo butterei via).

Parliamo di USA. Perchè siamo già a 12 ori, record della manifestazione, e quindi si avviano verso i 18-20 ori agilmente. Impossibile dite voi? Come ieri che avevo detto che sarebbe stato un 100 rana femmine esplosivo? Certo, come al solito ho sbagliato cavallo vincente, ma 1’06” ho detto e 1’06” hanno fatto. 

Ma torniamo agli atleti a stelle e strisce. I coach oggi avevano questa partita di trasferelli simboleggianti la bandiera USA che ovviamente nessuno voleva (i trasferelli sono quelle specie di tatuaggi finti: da bambino li chiamavamo così). Ebbene hanno fatto circolare la voce che solo chi aveva il trasferello avrebbe potuto prendere la medaglia. Al mattino, corsa a prendersi i trasferelli che sono stati messi dappertutto: in faccia, sul petto, sulle braccia.
Alcuni si sono letteralmente trasformati: la Stege si migliora di due secondi in finale nei 400 e prende il bronzo, Matheny va a vincere l’oro dei 200 rana con il record dei campionati contro quella che sembrava la prima medaglia d’oro sicura per il Giappone, la Huske sorprende tutti e anche se stessa e vince i 50 farfalla contro la favorita bielorussa.
Insomma, i trasferelli hanno trasformato i ragazzi. Coach soddisfatti e magazzino svuotato. 

E’ chiaro comunque che i ragazzi statunitensi hanno finalizzato questa manifestazione e nessun altra. Migliorano sempre nel corso dei turni: e poi sparano tutto e spesso tirano giù secondi nella finale. Anche chi non fa il personale. Trump molto soddisfatto.

L’unica che non si fa spaventare dai trasferelli é Lani Pallister. Che nei 400, dopo 200 metri saluta tutti e se ne va. Comunque, per non saper nè leggere nè scrivere, un tatuaggino a forma di Australia sulla guancia se lo é fatto pure lei.

Anche la coppettazione, oggi, andava di moda. Ad Anastasia Shkurdai però é servito a poco nei 50 farfalla, la forza del trasferello ha vinto.

Resta un mistero sulla sorte di Namba, argento degli 800 e oggi triste ultima nei 400 dopo essere entrata con il secondo tempo. Il morso del Namba non c’é stato, stavolta.

Zomborigabor (che sarebbe “accidenti”) che ultimi 15 metri ha fatto la Chikunova nei 100 rana. Ieri però in semi il secondo 50 é stato meglio di quello di oggi. Comunque infila la Dobler che pensava di aver vinto. Piallata invece la mia favorita, la britannica. Vabbè, mi rifarò.

Due paroline sugli italiani devo farle. Continua la crisi di identità di Ceccon che oggi va su Burdisso.  Insomma mette la cuffia di chi non gareggia, si é capito. Ma non ci capisce molto lui, che viene infilato dal ceco a sorpresa. Il ceco che si chiama…Cejka: ma allora lo fanno apposta. Bronzo per Ceccon, comunque.

Bene la Pilato, che va al record italiano Ragazze di un centesimo. Malino il ritorno, tutto da sistemare l’ultimo 15 metri. Da terza a sesta. Per ora va così, ma 37” non va bene. 

Biasibetti

Massima concentrazione!

Fino alla gara dei 50 farfalla donne l’Italia aveva un ruolino di marcia che recitava finale uguale medaglia. Biasibetti e Cocconcelli hanno rotto l’incantesimo. Ma gli vogliamo bene lo stesso, Mattarella poi non é come Trump e di sicuro non le manderà a Lampedusa.

Siccome oggi di vincere da favoriti non se ne parla, anche l’americano Curtiss si fa infilare nei 50 stile da Bukhov. Giusto così. 

E con questo, vi saluto. Le ferie sono arrivate, seguirò le imprese dei ragazzi e sicuramente avremo altri successi. Che verranno raccontati come meritano.
Zomborigabor, ragazzi!

Mondiali Junior Day 3: ognuno ha i suoi problemi!

di Mauro Romanenghi

Ceccon

Grossi problemi di cuffie per Thomas…

In generale, la mia giornata inizia molto presto, verso le cinque. A quell’ora faccio colazione. Per me, pranzare presto è vitale. Ma posso saltare il pranzo (non spesso). La cena però è fondamentale, il pasto più prezioso della giornata. E’ un grosso problema non cenare. Per il mio umore e per la salute psicofisica di chi mi sta vicino. Lo so, non è un problema fondamentale. Ce ne sono di peggiori, ne convengo, ma ognuno ha i suoi.

Nessun problema per Franko Grgic, invece. Purtroppo causa cena all’aperto (ma guarda un po’) non sono riuscito a vederlo. Ma chi lo ha fatto mi ha detto che veramente è un gran talento. Gara negative split sugli 800 e record mondiale sfiorato (giovanile, off course).

Nessun problema per Andrei Minakov. Il russo di professione minatore (così dice mia moglie, nel senso che lavora in miniera), si aggiudica i suoi 200 farfalla in agilità. Dietro di lui Burdisso, che entra alla gara di finale a piedi nudi e maglietta. Problemi con le ciabatte, forse. 

La faccia di Burdisso sembra veramente quella di un manga. Più lo guardo e più mi aspetto che si trasformi in un Cavaliere dello Zodiaco.

Le ragazze italiane si danno da fare, anche se finora le ho citate poco. La Cocconcelli e la Tarantino hanno perso ieri il loro momento per la squalifica della mista mista, ma hanno già disputato la semi dei 100. E oggi si aggiudicano il bronzo nella mista stile. Poi abbiamo la Biasibetti, al personale e nono tempo di sempre in Italia nei 50 farfalla, che entra in finale con Costanza (di nome e di fatto). E oggi si riscatta anche la Gaetani. Dopo una prova che di sicuro non l’ha soddisfatta nei 100, nei 200 dorso battezza l’avversaria e la segue fino al bronzo in 2’10”52. Niente personale, ma va benissimo così. Per stavolta. 

Nessun problema nemmeno per la Walsh. Discutevo con gli appassionati su questa ragazzina: altissima, purissima, ma magrissima! Con questa bracciata a zampa di ragno, arriva a 53”75 nei 100 stile. E’ del 2003. Forse è per questo che gli americani non hanno problemi con le staffette (quasi sempre…)
L’unico suo problema è il nome… ma dico io, con tutti i nomi bellissimi che ci sono, come si fa a chiamare una ragazzina Gretchen. Peggio ancora di Michaella.

Problemi grossi per Zuev in partenza nei 50 dorso. Ciononostante, finale per lui. Se sistema la cosa, domani son dolori per tutti. 

Problemi nel finale per Jade Hannah. La dorsista canadese mette subito in chiaro che se fa 59”6 nei 100 dorso nei 200 la padrona è lei. Ma nel secondo 100 qualcuno le ricorda che non sempre partire fortissimo è un bene. Seconda metà percorsa in 1’07”5: la Gaetani ha fatto 1’06”, fate voi. Comunque gran bel talento e gran belle apnee. Regan Smith a parte…

Continuano imperterrite le interviste in zona mista alle atlete in lacrime. Niente, incalzate dal microfono devono rispondere e nonostante il volto rigato dai mocciconi che scendono copiosi sulle gote queste parlano a macchinetta. Ma a loro la Caporale gli fa un baffo. 

Problemi grossissimi di identità per Ceccon. Ha già gareggiato con la cuffia di Burdisso e Pilato. Oppure ha perso la cuffia e per punizione la deve chiedere in prestito. Anche io faccio così, con i ragazzi. 

Gli USA zero problemi in staffetta. Quattro staffette, quattro ori, tre record. Trump ha già mandato le loro foto a quelli della squadra assoluta di Gwangju. I want them, c’è scritto.

Domani prevedo scintille nella gara dei 100 rana donne. Il mio cavallo è britannico. Nessun problema, comunque: accetto tutte le puntate.

Mondiali Junior Day 2: che abbuffata!

                       di Mauro Romanenghi

Benedetta Pilato

Sfoggio di inglese per Benedetta!!!

Non so quanti altri giorni potrò commentare di questi Mondiali. Le ferie si avvicinano, e io partirò per la Puglia, dove sicuramente seguirò una morigeratissima dieta a base di bombette, burrate, pastasciutte, melanzane alla parmigiana e carne alla griglia. Tutto leggerissimamente fritto nel fantastico olio pugliese. Mi aspettano quindi delle grandi mangiate, e sto allenando l’appetito. 

Un po’ come fanno i protagonisti di questi mondiali, che sto seguendo insieme a dei veri appassionati (anche di cibo, credo).

Abbuffata anche di titoli oggi: otto titoli individuali assegnati e una staffetta. Qualcuno tenta già di fare il passo più lungo della gamba, ma la gamba é quella del tavolo quindi rimane indigesta. 

E’ il caso, ad esempio, del vincitore dei 200 stile, Urlando. Urlando di felicità dopo aver bruciato lo svedese di sei centesimi (svedese favoritissimo che al mattino aveva rischiato la beffa). Urlando di rabbia dopo quindici minuti per aver malamente bucato la finale dei 100 farfalla, morendo letteralmente. Però, ragazzo, 15 minuti fra una gara e l’altra forse sono ancora troppo pochi. Ripassa fra qualche anno.

Parliamo sempre di 200 stile. Sette atleti in sette decimi di secondo. Come ai mondiali assoluti una gara, quella dei 200 stile, apertissima. 

USA sugli scudi oggi e vincitori di quattro ori con il record mondiale giovanile della mista mista (e fanno due con la stile veloce di ieri). Si issano in testa al medagliere e vanno in fuga. 

E’ ufficiale che in ungherese il cognome si dice prima del nome: é stranissimo, ma é così.

La regia ungherese é precisissima: anche nel non far vedere una premiazione. Pubblicità, commenti tecnici, telegiornale flash, ma le medaglie, comprese quelle azzurre, nisba. 

Eh sì perchè all’abbuffata di titoli contribuisce anche l’Italia. Prima Ceccon fa suoi i 100 dorso con il primato italiano Juniores, seconda prestazione ogni epoca, in 53”46. Poi Benedetta vince i 50 rana. Entrambi con un po’ di patemi, nel finale. Ma é giusto così, ogni pranzo va meritato e così anche ogni successo. 

La Pilato é anche l’unica ragazza non ungherese che abbiano fermato per un’intervista. Beh dai non se la cava male. Brava!

Osservavo l’entrata di molte ragazze. Alcune sono spavalde come se andassero a fare shopping: con stivaloni, cuffione, manca solo la borsetta o lo zainetto. Altre sembrano lì per caso, si guardano intorno e si mangiano le unghie. Fa specie pensare che la campionessa mondiale dei 100 dorso, Regan Smith, ha la loro età (beh, anche la Pilato…)

Nella gara degli 800, dove la Giulia Salin conquista il bronzo con un ottimo duello spalla a spalla, vince Lani Pallister. E chi se ne frega, direte voi. Giusto.
Solo per dire che l’australiana è la campionessa mondiale in cinque specialità individuali del salvamento nel 2018, ultima edizione dei mondiali Juniores, nonchè primatista mondiale di categoria in due di esse. Questo quindi é un successo storico, non credo sia mai avvenuto prima. Insomma, anche il salvamento voleva partecipare al banchetto.

Per fare un po’ di gossip, un mio conoscente mi fa sapere che Lani spodesta la madre dalle top50 degli 800 inserendosi al trentesimo posto. Insomma, buon sangue non mente!

Gwangju 2019/heat 6 – Se questa è crisi USA…quella del Settebello che è?

di Mauro Romanenghi

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

Allora devo chiedere scusa. Perché le parolacce non si devono dire. Lo sanno anche i miei atleti, dai quali non le voglio sentire e se mi scappano (capita) me lo fanno subito notare. L’ultima è stata al Foro Italico, pochi giorni fa, quando ho sentito “c…o” in bocca a una ragazza. Subito ripresa, una sua compagna mi ha detto: “tu lo dici sempre”. A parte che non lo dico sempre, non é una buona ragione per imitarmi, ho risposto. Insomma, cazzate non si dice. Ma rimango sulle mie posizioni. D’altronde, non sbaglia le virate pure Dressel? Eppure fa 49”6 a delfino. Non faranno così schifo. La Sioestroem ha preso un metro dalla Mcneil nei 100 farfalla in virata. Farà così schifo a virare? Bene, chiudo qui la faccenda. 

Visto che ho parlato di Foro, consentitemi una digressione a 25 anni fa. Io c’ero. Con altri 15000. Una calda serata, nella tribuna sopraelevata del Foro a Montemario, e la Spagna di Estiarte si arrese 10 a 5. Ricordo un goal da 10 metri, spettacolare:

https://www.youtube.com/watch?v=VYTvHNDrwIQ

Una bolgia. La Spagna annichilita. Era il goal del 7-2 , che ho rivisto, una bomba da lontano. Come oggi, quel 7 a 3 di Dolce, la palla che schizza sotto l’ascella di uno spagnolo. E lì capisci che tutto gira giusto. Con le prime quattro superiorità che entrano tutte, con la Spagna che sbaglia il rigore del vantaggio, che ne fa 4 su 13 in superiorità, non segna neanche sola davanti al portiere. Insomma anche oggi, 10 a 5. Giorni così, che si ripetono ogni 25 anni. 

La nazionale di nuoto che c’entra? C’entra, era lì a tifare. Scatenate Casti e Di Liddo, che quasi si scaraventa giù dalle tribune. Il telecronista impazzito che cita il 1975 e il porompompero, il famoso coro del 2006 in Germania (????). Ma oggi vale tutto. 

Ebbene festeggiata la vittoria del Settebello, che io seguo da Los Angeles 1984 (anche se di pallanuoto non capisco nulla, infatti ho fatto prendere 50.000 lire di multa a una squadra quando mi sono seduto in panchina come viceallenatore), torniamo in piscina. 

Prima però un doveroso ricordo alle vittime della sciagura nel locale notturno. Le feste non dovrebbero mai finire così.

Siparietti oggi dopo le batterie dei 50 rana dove una certa Pilato infila un 29”98 che è il nuovo primato italiano assoluto e di ogni categoria. Penso una cosa mai successa finora.
La Carraro la dipinge in tutta la sua gioventù, ma sappiamo che la Carraro vive con il cartonato della Casti da battere in camera. Dopo la semifinale e gli sguardi assassini del pomeriggio, cambierà la sagoma del cartonato. Domani prevedo scintille. 

Per inciso, la Pilato è la settima performer di ogni epoca nei 50 rana. Solo in otto sono scese sotto i 30 secondi.

Dichiaro ufficialmente chiusa la crisi USA dopo i cinque ori cinque di oggi. Anche se con il sudore della fronte, come diceva qualcuno, che impregna le bandana. Tragedia evitata anche per Ledecky, che aveva la lettera per la frontiera con il Messico già sulla scrivania di Trump. Sprint finale e lettera nel cestino. 

La Quadarella però ha sentito odore della medaglia, parole sue. A Tokyo propongo di vestire la Kationa con delle orecchie di coniglio, così Simoncina può fiutarla e andare in caccia. 

Per buona creanza, dopo la quarta prestazione alltime nei 1500, la Quadarella fa anche la quarta negli 800. Par condicio.

Il responsabile del sito FIN lancia la moda del bum bum. Ben due post nell’ultima settimana. Deve avere fra i suoi amici degli appassionati di pugilato.

Sempre dalla Caporale una paio di scenette da manuale. La Sioestroem che chiosa: “sono molto felice perché questa è la mia prima medaglia a questi campionati”. Ma come, e l’argento dei 100 farfalla e il bronzo dei 100 e 200 stile? Quelle non contano? Mi immagino la Sioestroem che arriva a casa e butta le medaglie che non sono d’oro…questa sì, questa no.

Arriva la Efimova, alla domanda cosa ne pensa di questo mondiale: “il peggior mondiale a cui abbia partecipato”. Poche parole, ma efficaci.

Arriva Miressi, ed ecco il solito discorso della stanchezza. Siamo tutti stanchi, sono gli ultimi giorni… mancherebbe ancora una mista. Bene, siamo a posto.

Arriva la Panziera, faccia da funerale. E come darle torto, arrivi con il primo tempo e perdi in cinque giorni tutte le tue certezze. E la medaglia. Una sonora e severa lezione. Ma io sono sicuro che ce la farà. Ci piaci di più senza broncio, Margherita.

Spariti dai radar Ceccon e Codia. Il primo evanescente. Mentre qua i millennials fanno furore, anche il suo alter ego Burdisso, il ragazzo dell’ultimo treno, lui è evaporato. Codia dopo un bellissimo 50 lo aspettavo nei 100. La schiena pare averlo tradito. Altro brutto allarme per la staffetta domani. Amen.

Parliamo un po’ di tecnica. Vincitrice dei 200 dorso, sbarella un po’ in giro con la testa la Smith. Forse passare in 59”45 ai piedi non le ha fatto benissimo. Infatti torna in 1’04”… l’incoscienza della gioventù.

Rylov sbarella più di lei. Ma la forza in acqua è senza pari. 

Le raniste hanno preso questo vizio di muovere la testa o inclinarla di qua e di là. La migliore è la King, che si girava ogni bracciata dei 50 rana a guardare la Atkinson. Ma che ti giri, nuota!

Gwangju 2019/heat 4 – E il quinto giorno l’Italnuoto si riposò, il Mondiale no.

di Mauro Romanenghi

Rylov_MondialiCorea2019

Rylov_MondialiCorea2019

Oggi parliamo poco di Italia. Ma perché di Italia c’è poco in questa giornata. Matteo Restivo, l’impiegato del nuoto, purtroppo non raggiunge la finale. Manca il secondo cento metri, e le sue apnee non sono state così incisive. La finale ci poteva stare, distava solo mezzo secondo dal tempo del mattino. Ma chissà cosa succede in quei momenti, quando senti che ce la puoi fare.

E quando la giornata dice che devi perdere, tu perdi. Oggi favoriti tutti in gran difficoltà, e sorprese a carrettate. Mai Mondiale ha offerto più spunti di discussione di questo.

Oramai non serve più la Caporale, piangono tutte dal cronista ufficiale della zona mista. Piange Boggie Kapas, la mia Boggie, che infila le americanine piantatissime dopo averle spaventate con un 31” di terza vasca. L’arrivo è quello che è ma il risultato è quello che conta. 

Oggi avevo battezzato il giorno degli americani. La 4×200 con la rinata Ledecky, Dressel, i 200 misti, i 200 farfalla con possibile doppietta. Nei 200 farfalla un bel suicidio assistito ha servito la vittoria all’ungherese. Ma poi arrivano le certezze. Dressel é una di queste, ma non bisogna mai fare i conti senza l’oste Chalmers. Quii Mecasacchi vedono una gara diversa. Nel secondo 50, ma soprattutto negli ultimi 10 metri, Dressel è piantatissimo e paga il suo 22”3. Chalmers arriva di gran carriera, e lo raggiunge. Quasi. Io proprio le raspate finali di Dressel non le ho viste. La bandana ti ha salvato, caro Caeleb.

I 50 dorso non sorridono a Medeiros, la donna dai bicipiti più grossi che io abbia mai visto, forse più ancora di Serena Williams. Si narra che il fratellino di Etiene stia ancora cercando i denti che sono saltati dopo un litigio da giovani. Ringrazia Olivia Smoliga, che mi ricorda tanto una mia atleta di tanti anni fa di origine dell’Est. Come la Smoliga, del resto, il cui cognome è classicamente inglese.

Siccome il tema è quello, ecco che nei 200 misti abdica anche Chase Kalisz, inguardabile nei primi 100 metri. Ne approfitta Daiya Seto. Oh, farsi intervistare da noi porta benissimo, dopo quattro anni di digiuno l’intervista al Settecolli porta l’oro nei 200 misti. Dajeeee Daiya!

Se Chupkov nuota i 200 rana con un’irriverenza spaventosa, il mondiale di Wilson fa spavento. Chupkov fa 1’02”82 nel primo 100 con 1’04”01 nel secondo. Nessuno può tornare come lui. Wilson passa in 1’00”8. Intanto si rivede il campione olimpico Balandin, dato da tutti per disperso. E la foca umana Marco Koch. E il primatista mondiale Watanabe. Tutta da seguire la finale domani.

Allora Rylov sembra scolpito da uno scultore che non ha studiato anatomia umana. Sembra metà Hulk, metà Ivan Drago e metà un adolescente russo. Fanno tre metà, appunto, lo avevo detto che non sapeva l’anatomia lo scultore.

A proposito di russi dichiarazione netta: domani prenderemo quattro ori. Ci sono cinque gare domani. Che 4×200 schiereranno?

Abbiamo tuttavia nostalgia del collanato Kolesnikov, speravamo qui di vedere il megaduello nei 200 dorso. Problemi per Kliment, il millennials russo ci aspetterà a Tokyo.

Notizie certe mi hanno confermato che la prossima sconfitta degli USA in staffetta non sarà tollerata. Il muro del Messico ha molto bisogno di manodopera e la Ledecky non potrà portare certificati medici. Tuttavia il vecchio adagio dice non c’è due senza tre, e il quattro vien da sé.

Canada sempre più sorprendente, nonostante una Ruck così così. La cura del coach Titley funziona: fanno due staffette su due a podio. Ne manca una, l’ho già detto?