Settecolli 2020 – Brindo alla salute del capitano Baffo

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Alla salute!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane – ma penso si faccia ancora adesso – si brindava alla salute del Capitano Baffo, un gioco alcolico alquanto pericoloso soprattutto se poi bisognava mettersi alla guida.  Se volete vedere una short version (molto short, il gioco è ben più difficile) potete vedere qui.

Noi invece, dopo la performance di ieri, brindiamo al capitano Baffo della nazionale italiana. Non è ancora capitano, è vero. Però diciamo che oramai almeno maggiore possiamo definirlo. Di sicuro la sua prestazione di ieri è magistrale. Un quasi negative split da 7’46”-7’47”, passaggi in 29”2 costanti e un bel 25 metri inflitto al secondo, Acerenza, che comunque realizza il nuovo personale e la quarta prestazione alltime italiana (che tra l’altro era già sua). Insomma Gregorio non l’ha mandata a dire negli 800 e nei 1500 ha detto che il vecchio re è tornato e vuole di nuovo il suo regno,un po’ come Conan sul trono di Aquilonia insomma.

 

La terza giornata fa vedere un po’ di stanchezza rispetto alle prime due eppure le gare che mi interessavano non mi hanno deluso. O meglio solo in parte. Se i 200 stile femminili continuano il loro deserto dietro la Pellegrini – in un Settecolli con pochi stranieri la prima italiana dopo di lei è sesta – il 200 maschile è invece sempre più scoppiettante. E difatti dopo Ballo, ecco che compare fra i vari pretendenti Marco De Tullio, come era ovvio ma non scontato. Il suo 1’46”, quinto tempo di sempre, permette a re Tullio di vincere il trofei davanti a Detti, che continua a dire che i 200 non sono il suo obiettivo ma se avessimo 6 persone da 1’45” lanciato voglio proprio vedere se non gli interesserebbe una bella finale da medaglia per la 4×200. Perché detto per inciso ad oggi è la staffetta più competitiva per qualsiasi medaglia se i quattro in acqua si ingarellano come in Corea senza smarronarsi in pippe tonanti (non siamo in forma, siamo stanchi, la cuffia è stretta, l’acqua è fredda, eccetera eccetera).

Altro leit motif che oramai imperversa è la prestazione che ci si aspettava.
“mi aspettavo 1’48”00 e ho fatto 1’47”99 quindi ok”.
“mi aspettavo di fare sotto 50” quindi 49”97 ok”.
No perchè se faceva 50”01 faceva cagare…

Grande gara di Razzetti nei misti. Il ligure che aspettiamo al varco da un po’, spodesta i grandi della specialità, Boggiatto e Rosolino, e si issa in cima alla classifica. Deve ringraziare un Ceccon in versione sparatutto, tipo lepre degli 800 nel meeting di atletica di Helsinki quando gli chiedono di passare in 48” ai 400 e passa in 46”.
Infatti dopo la rana il veneto si accascia sulla corsia nello stile, finendo tipo Bottas nel gran premio di Silverstone a ruote bucate. Alberto invece con la sua onesta frazione a rana in 33” e uno stile onorevole straccia tutti. Bravo Alberto.

Due paroline per la Mamié che si scrive con l’accento: lo ho letto sulla cuffia. Tre gare, tre record svizzeri. E sticazzi a tutti, con buona pace delle litiganti italiane si adagia in prima posizione dopo i 50, allunga e saluta ai 150 e poi fa ciao ciao con la manina.
Nell’arrivo di casa si vede tutta la stronzaggine agonistica della Carraro, che si allunga e batte per la seconda volta in due anni agli Assoluti e per la terza in gare importanti (ricordiamo gli Europei invernali) la Fangio. Franci, unghie un po’ più lunghe e più stronzaggine, la prossima volta.

Nel citare gli stranieri ho dimenticato Marco Koch: la foca teutonica me la giura e vince i 200 rana. Tempi da dimenticare, comunque.

Insomma come si gareggia in tempi così lo abbiamo visto: si può fare, anche se un po’ di tristezza c’è. Ma ci siamo, e ritorneremo.

Settecolli 2020 – Frecce del sud

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di Mauro Romanenghi

Quest’anno il Settecolli ha scelto come sponsor il noto treno (non sempre) veloce, forse per incoraggiare l’utilizzo di questo trasporto in tempi in cui il mezzo privato la fa da padrone per le note vicende sanitarie. Si sa che comunque i mezzi pubblici, al Sud, hanno le loro pecche (e anche qui lo Stato ha delle belle responsabilità). Ci sono però delle frecce che funzionano: non certo quelle delle automobili, altro dispositivo spesso dimenticato nelle terre del nostro meridione, come ho avuto modo di sperimentare in molti anni passati in quei lidi ove mia moglie trae le sue origini. Parlo di frecce acquatiche, nella fattispecie in provincia di Taranto. Qui ha avuto i natali, si allena e domina la rana veloce la signorina Pilato Benedetta da Taranto (o Pulsano, se preferite). Ieri ha dimostrato tutta la sua potenza: e direi che starei molto attento a litigare con lei, nonostante un carattere e un sorriso smagliante – che vorrei vedere non sfoggiare a chi ha appena realizzato 29”85, nuovo record assoluto dei 50 rana, sesta prestazione mondiale e record mondiale giovanile – visti i possenti dorsali e tricipiti in aggiunta a un onesto quadricipite femorale. Mia moglie si sofferma ovviamente sulla nuova pettinatura, che sinceramente come sapete mi lascia indifferente (fosse stata la Jakabos avrei notato la differenza, forse).

Passiamo dal sorriso di una giovanissima ad altri giovanissimi, italiani e non. Dal 2001 arrivano infatti il duo promettente del nostro italico sport natatorio, Ceccon e Burdisso.Da una rapida ricerca in rete, il look selvaggio del Federico, ragazzo lombardo di Milano, deriva pare da Sean Penn; ma le apnee e l’arrembanza del 200 delfino sembrano più un Jack Sparrow prima maniera. Anche l’ultima vasca sembra quella del vascello di Jack quando entra in porto nel primo film, colando a picco. Ma siamo sicuri che il ragazzo ha in serbo per noi altre sorprese, e ieri ha potuto gareggiare solo una volta. Con i turni, le cose cambieranno.Ceccon invece sfrutta il suo ritorno per conquistare il titolo assoluto, anche se il ragazzo francese già vincitore dei 50, Tomac, anche stavolta si pone davanti a tutti. E questo 2001 speriamo sia destinato a rinverdire un po’ i fasti del dorso francese, orfano ormai di Lacourt e Stravius. Si rivede intanto Sabbioni, tornato ai vecchi lidi di allenamento: l’aria di casa fa tutto un altro effetto, pare.

Altri giovani si affacciano però, e dobbiamo parlarne: Faraci nei 200 farfalla, Lamberti nei 100 dorso, la Tarantino (anche se il tempo non è eccezionale, un podio assoluto è sempre un podio) nei 100 stile.

Ecco qua, oggi dobbiamo mettere qualche puntino sulle i (minuscole, la maiuscola non ce l’ha). Se la velocità italiana femminile, eccezioni a parte, non ride, i misti piangono la scomparsa dai radar della Cusinato. Sappiamo quanto bene io voglia agli atleti, ma qua si viaggia a 4’45” per vincere. Siamo ai tempi di Federica Biscia…(saluto Federica e la famiglia!).

Tuttavia elimino subito la tristezza e mi sposto sul mezzofondo, dove abbiamo chi vuole mettere le cose in chiaro.
Martina (Caramignoli) risponde alle critiche di non si sa chi per non si sa cosa, con il terzo tempo italiano di sempre, Giulia (Salin) al secondo record di categoria e sesto tempo di sempre, e la Romei che zitta zitta sale anche lei a ridosso della top ten italiana fanno la storia dell’800 (non il secolo, la gara di stile libero).
Ora sono proprio curioso di vedere i 200.
Anche dei maschi, che vedono Paltrinieri rispondere con i fatti al duo del Moro (che ha messo sul piatto il 400 del primo giorno) con un 800 da sballo almeno per 600 metri. E poi mettere sul piatto nell’intervista tutta la sua gioia per il modo diverso di allenarsi, di approcciarsi, eccetera eccetera. Detti chiama il baffo e il baffo risponde. Mia moglie non ha apprezzato comunque il baffo: Greg, è giusto che tu lo sappia.
Ripeto: oggi mi aspetto dei bei 200, anche se non so quanto gli atleti reggano tre giorni dopo tanto tempo in cui non si gareggia.

Qualche parola sugli ospiti stranieri: gli ungheresi con Verraszto, i francesi, qualche belga, gli svizzeri, la russa Egorova. Ecco questi ragazzi, in tempi non facili, hanno comunque scelto il Settecolli per poter gareggiare in una cornice competitiva. E anche dando lustro, vincendo con tempi da record della manifestazione.

Ricompare anche il nostro amato CT Butini. Che torna all’attacco sullo sport che è stato abbandonato, che alle elementari non si fa (ma volete sapere perché?…ascoltate questo podcast e lo scoprirete).
Abbiamo tutte le ragioni, ma vedrete che non solo non andrà meglio: con la storia degli spazi che mancano, del distanziamento e così via per qualcuno potrebbe anche andare molto, molto peggio. Noi speriamo di no.

Infine vorrei dire due parole serie. Oggi ci sono i 200 stile. La gara di Fabio. Fabio era un bravo ragazzo, prima di tutto. Ci ho parlato varie volte, quando ho avuto occasione: senza grossi grilli per la testa e consapevole che doveva darsi da fare per ottenere qualcosa. Ce la poteva fare, forse sì e forse no. Il destino ha voluto diversamente. Noi lo salutiamo così, senza troppo rumore, insieme al suo amico Gioele.

 

Settecolli 2020 – Mascherine assenti, tempi presenti

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Foro in notturna…a porte chiuse

di Mauro Romanenghi

Dopo mesi di inattività – inattività agonistica, perché non vi abbiamo mai abbandonato, purtroppo per voi, grazie ai nostri podcast (che torneranno, tranquilli…noi non siamo quasi mai in vacanza e pensiamo spesso a come assillarvi) – rieccoci qua.

E riecco anche le competizioni. La prima e ultima competizione dell’anno si svolge proprio come me lo ero immaginato.
Eccoli quindi i nostri prodi campioni, dotati di mascherina fin poco prima del via, immergersi nelle acque del nostro amato Foro che finalmente non si sente più solo.

Dotati di mascherina fino a un certo punto. Immagini di ieri mostravano le tribune (abbastanza vuote, dato le porte chiuse quindi l’assenza di pubblico) con un assembramento limitato ma esistente e una buona assenza di protezioni individuali (scrivo così per non fare ripetizioni).
Dato il periodo e la presenza di una buona dose di negletti e negazionisti, direi che  sarebbe meglio rispettare un po’ di regole e di sicurezza che rischiare una bella dose di contagiati durante questo Settecolli in epoca Covid19.

Esaurito il pippone sociale, passiamo alle competizioni vere e proprie.
Il mese circa di stop (dipende molto da chi, dove e quando) sembra non aver intaccato la preparazione dei numeri uno in molti casi.

Di sicuro i pupilli del Moro mettono giù subito le cose in chiaro, andandosi a predere un 400 stile da quasi primato personale. E così dopo i gemelli diversi abbiamo i gemelli del Covid, Gabriele e Tullio, che sfrecciano nella vasca con questo bel passaggio da sotto 1’50” ai 200 e se non si fosse vista una piccola flessioncina nel finale, un primato italiano ci stava tutto.

Marco De Tullio oramai sarà Tullio per gli amici. D’altronde, per essere Re di Roma, o sei Tullio o niente.

Giulia Salin da Venessia, ciò: veni, vidi, vici. Spinta dalla Egorova, cognome che in Russia è come Brambilla a Milano, e nello sport di fondo evoca vivaci ricordi sulla neve ai tempi di Belmondo e Di Centa, Giulietta apre il suo motore boxer Alfa Romeo e si spinge fino al suo primo titolo assoluto con il sesto tempo alltime nei 400 nonché primato italiano Cadette.
Non contenta, si issa poi al sesto tempo alltime nei 1500 a fine serata, proprio mentre caramellina Quadarella viene ciucciata da una Caramignoli in stato di grazia: terza italiana sotto i 16 minuti e ingresso nell’elite mondiale. Quadarella che, devo dire, non sembrava proprio in grandissimo spolvero ma tanto è e Martina si piglia questa gara con merito.

Insomma, una serata mica male. Note stonate? Io faticherei, in questa situazione, a definirne di tali.

Le raniste si fanno battere dalla elvetica Mamie che deve conseguire il primato personale per farlo: e in ogni caso, sono in quattro a 1’07” o meno, credo evento mai successo in Italia: E quindi prevedo gran battaglie tra Castiglioni, Carraro, Pilato e Fangio e chissà…Niente di che dalla velocità in generale, che paga però l’inattività più delle gare lunghe. Si sa, qua i particolari si affinano con il passare delle competizioni. E comunque, primato per Miressi al quinto tempo alltime nei 50 e una Di Pietro sotto i 25” nei 50 stile.
La rana maschile è tutta a ridosso del minuto, con una seconda vasca dove Martinenghi a parte si è vista la ruggine staccarsi a tocchi dalle gambe dei protagonisti e ossidare il fondo della vasca. Ciononostante riemerge dalle nebbie della Valdichiana in cui si era perso Pinzuti. Lo aspettiamo al varco, dietro al trio Martinenghi, Scozzoli e Poggio. Se pensiamo che ben nove ranisti sono scesi sotto il 1’02” e cinque sotto 1’01”, direi che non c’è nulla da lamentarsi.

Burdisso si presenta dopo i 100 farfalla con il look da boyband ma con la forma da Olimpiade. Se poi ha veramente sistemato virate e apnee come – pare – serva (così ha detto lui, noi riportiamo fedelmente) allora aspettiamoci qualcosa anche nei 200, a lui un filo più congeniali.

E mi raccomando le mascherine in tribuna, ben allacciate e mantenete le distanze di sicurezza. Insomma, come diceva Nico Cereghini: “casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza…sempre!”

 

 

IPC 2019: Squilli di trombe, rulli di tamburi…

di Mauro Romanenghi

Mondiali IPC 2019

Chiamata alla premiazione…in stile british

…l’Italia dei ventidue é sul tetto del Mondo.
Salire su un tetto é difficile, bisogna stare attenti perché le tegole sono traditrici. Già si possono staccare e venire in testa quando cammini per strada…la classica tegola, chi non la conosce? – oggi vado di metafore, é così.
Comunque dicevo, salire é complesso. Soprattutto quando la crescita é stata così vertiginosa come quella dell’Italia: terza due anni fa in Messico, poi protagonistia lo scorso anno agli Europei e ora vincente.

Ci é arrivata facendo un po’ la spericolata, veloce veloce, da quando qualche anno fa ha chiesto e ottenuto la partenza di questo progetto.
Ci é salita come una squadra di calcio (una volta erano ventidue, come allo storico Mundial di Zoff, Gentile, Cabrini nel 1982).
Ci é salita con venti ori, cinquanta podi, con più della metà degli atleti (sedici) a medaglia individuale.
Ci é salita in un campionato con quaranta record mondiali battuti, gare di livello eccelso, dove spesso si é vinto o perso di pochi centesimi (e non é così usuale in questa categoria).
Dove i protagonisti cominciano a essere tanti, dove si vince dall’Islanda al Cile – vado sempre per metafore, visto che non possiamo dire dal Manzanarre al Reno: così prevengo i soliti che diranno che Islanda e Cile non hanno vinto un bel niente, a parte un paio di bronzetti.

In una squadra ci sono però anche quelli che possiamo citare. Non me ne vogliano chi non lo sarà, ma tutti non ce la faccio. E come Dumas aveva i suoi preferiti, noi abbiamo i nostri tre Moschettieri: Raimondi, Barlaam e Morlacchi. Che poi, se ci aggiungiamo Fantin, il guascone di Bibione, diventano quattro e chiudiamo il bel romanzo della staffetta veloce che più veloce non si può. Ci starebbe pure il cardinale, con Bicelli, ma gli facciamo fare la figura del cattivo: magari a lui facciamo fare il duca di Buckingham.

Mondiali IPC 2019

I quattro moschettieri…un po’ provati!

 

Stefano Raimondi, quell’incrocio un po’ Vieri un po’ Tomba; ci aspettiamo da un momento all’altro che ci dica: “non son più carabiniere”…ma poi si commuove per il record del mondo della staffetta. Sue otto delle cinquanta medaglie, nessuno ha vinto tanto quanto lui.

La foto simbolo dei Mondiali: quella dei nuovi gemelli diversi. Il nuoto ha Greg e Gabri, il nuoto paralimpico ha Simone Barlaam e Federico Morlacchi. Sdraiati sulla corsia, belli e vincenti nel loro 100 farfalla, come i due fondisti a Rio 2016. Paragone pesante, forse un’iperbole. Diciamo che a vederli fuori dall’acqua, sembrano più Danny Devito e Arnold Schwarzenegger. Ma in acqua, tutta un’altra storia!

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I gemelli diversi sul tetto del mondo

Superba, superlativa, ma soprattutto super, Arianna Talamona supera anche la Caporale e riesce a far piangere compagne e avversarie, come neanche la migliore Elisabetta in forma olimpica. La sua amica Giulia Ghiretti sta ancora in lacrime per i complimenti ricevuti. Per lei é tutto super. Superprestazione, supergara, supercontenta, superfelice.
Insomma, un supermondiale.

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Arjola Trimi: massima fiducia!

Un essere superiore viene invece definita Arjola Trimi. Promessa sposa fra poco – senza stare lì a sbaraccarlo come la supercampionessa Jessica Long vincitrice di ottomila ori olimpici  e che si presenta qui poco in forma perché sta preparando il matrimonio e ci tiene a farlo sapere: a noi ce ne frega poco o zero, sinceramente – Arjola si da da fare in ogni stile e distanza, dai 50 dorso ai 150 misti. Il suo fidanzato aspetterà, il girl power mica può aspettare e quindi prima i Mondiali poi le giuste nozze. 

Se la Talamona é super, la terminator vivente della parola é senza dubbio Carlotta Gilli. Con un accento piemontese degno della pubblicità del cioccolato Novi, se le fate una domanda dovrete pazientemente aspettare che finisca la risposta: la progressione terminerà dopo circa 45 secondi, 375 parole con dodici congiuntivi, sette condizionali e nemmeno un errore di pronuncia. Così non si può dire del suo arrivo nei 100 farfalla, ma ci ha promesso che non lo farà più. Ma come non perdonarla.

E come non intenerirsi davanti alla commozione della Scortechini, il cui cognome già é tutto un programma. Una rimonta spaziale la sua nei 100 farfalla, una rimonta come se ne sono viste tante in questo mondiale coronate da successo oppure no. La sua le porta l’argento, l’unica medaglia individuale. Ma rimane quel sorriso timido come il suo cognome.

Xenia Palazzo sembra Rolando del trio di Maidiregoal: lo ricordate? “Non – ci – posso – credeeeeeere!”
Uguale. Come se nuotassi, sprintassi nei 200 farfalla e battessi Phelps. Lei lo ha fatto con Jessica Long nei 400. Che anche se prepara il matrimonio, schifo non fa. 

Che poi di questi mondiali ce ne sarebbero di cose da dire. Ma diventerei lungo, e anche le migliori poesie devono finire altrimenti poi diventano noiose. E così anche le squadre: impossibile citare tutti. Ma sappia chi legge che nessuno é stato scordato, anche chi non ha vinto nessuna medaglia come il portabandiera, Vincenzo Boni. Forse la bandiera porta male: Vincé, la prossima volta porta un cornetto e l’asta mollala a qualcun altro (come diceva un grande comico…”si fa per scherzare, Dio…”).

Mediterraneo mon amour!

di Mauro Romanenghi

Imagen aérea del Anillo Mediterráneo de Campclar, con el Palau d_Esports a la izquierda y la piscina, a la derecha. FOTO Tarragona 2018

Imagen aérea del Anillo Mediterráneo de Campclar, con el Palau d’Esports a la izquierda y la piscina, a la derecha. FOTO Tarragona 2018

Questi Giochi del Mediterraneo mi sanno un po’ di grande meeting internazionale, tipo quello  svolto nella piscina di Mecenate a Milano a marzo: solo che è d’estate.

Avete presente? Tribune un po’ in cemento un po’ in acciaio/alluminio, belle bollenti sotto il sole di Tarragona. Dietro, una vecchia palazzina con i mattoni rossi… e un bell’impianto all’aperto in barba a tutte le nuove regole internazionali che prevedono impianti chiusi.
Ma si sa c’è la spending review un po’ ovunque quindi bisogna accontentarsi. Alla fine si sono impegnati, un po’ come a Milano: mettiamo una bella vasca in mezzo alla campagna, sopra la ghiaia un bel tappetino azzurro cielo ed è fatta. Facciamo i Giochi del Mediterraneo.

Nel frattempo Milano deve aver visto che anche Tarragona si è data da fare di più e allora ecco che fa l’ennesima promessa. Vedremo cosa succederà: https://www.facebook.com/fincrl/posts/1273203516149079

Ma non divaghiamo. Atmosfera da grande meeting molto rilassata, dicevo.

In tribuna stiamo pure col bikini, che tanto fa bene un po’ di sole della Costa Daurada. La Galizi si fa pure il cappellino con la bandiera italiana, la Quaglieri si infila invece la bandierina a mo’ di matita fermacapelli.

Sul podio saliamo a piedi nudi, o con le ciabattine infradito (Panziera style!).

C’è uno speaker in catalano, d’altronde siamo in Catalunya, qua tira aria di secessione e lo fanno capire: la Spagna non ci piace e non si fa piacere…però se vincono gli spagnoli festeggiamo lo stesso, che diamine. D’altronde lo sponsor è la birra Estrella, oltre alla benzina Repsol (e la Toyota, che non c’entra niente ma i giapponesi sono dovunque e comunque sono sponsor dello IOC).

Birra Estrella che viene assunta a fiumi, secondo me.

Di sicuro non si tira indietro lo speaker di Olympic Channel. Onore al merito a Olympic Channel per le sue cronache, ma complice l’atmosfera da festa e un po’ di alcol tiriamo fuori alcune perle.

Secondo giorno. Lo speaker, sempre ingarellatissimo (ogni gara sembra sempre tirata allo spasimo anche quando il primo oramai si avvia a vincere con 3 metri di vantaggio) continua a enumerare i successi azzurri in perfetto inglese (tra l’altro comprensibilissimo per me notoriamente una capra nella lingua di Albione). Peccato che non azzecchi una cifra manco a pagarla.

Poi non so dove fosse a guardare le gare: vero è che non c’era uno straccio di grafica ad aiutarlo ma perdiana se uno esulta avrà pure visto sul tabellone che ha vinto! Usa ‘sto sito dei Giochi e guarda la classifica!!!

 

Probabilmente la Estrella Damm ha fatto il suo effetto anche sull’organizzazione verso il terzo giorno. Premiazione dei 400 stile libero. Manca il cerimoniere, mancano i pupazzini, manca tutto!
Ma le ragazze non si perdono d’animo. Dopo 5 minuti, si premiano da sé. E allora arriva una persona a caso, finisce la  premiazione e butta lì i pupazzini. Bene, tutti a casa? No, perchè bisogne decidere sulla squalifica di una staffetta maschile. Quella italiana. Tre quarti d’ora con tutti i giudici e i tecnici a conciliabolo per la nuotata irregolare di Sabbioni. Cosa avrà mai fatto Simoncino? Forse qualche peccato in virata. Forse una birra di troppo in tribuna… per lui o per i giudici? Non si sa.

E ora le considerazioni sparse.

I tappetini blu vanno per la maggiore. Coprono tutte le magagne. In alternativa, verdi.

Bau. Ottava corsia dei 400 stile libero. Speriamo non nuoti da cani.

Commentatore allegrone come detto. Gli strafalcioni in inglese sui nomi italiani ci stanno. Polleri, Scozzòli, Berlinchioni…ma perdiana se lo speaker spagnolo dice Scortechini e ripete Scortechini si dirà Scortechini: no, niente da fare.. Scortecini era e Scortecini è rimasta.

Scambio di battute fra due esperti via wattsap. Commento davanti allo streaming. “La Quadarella in ogni virata prende un metro. Si spinge zero” dice l‘esperto A.
Innominabile la definizione della virata data dall’esperto B.

Alcune prestazioni che non capisco. Miressi in ultima frazione di staffetta stile fa 47”1. In finale 48”5. La Castiglioni fa 1’07”9. In staffetta 1’06”1. O si lanciano benissimo o partono malissimo. Comunque li aspettiamo in Scozia, dove tra l’altro la birra non è malvagia.

Mai denigrare i nomi altrui. Vedi Khalafalla nei 50 stile. Ma che nome è? Bronzo nei 50 stile impallinando Dotto e Vergani. Mica devi chiamarti con un bel nome per vincere.

La Belmonte fa buon viso a cattivo gioco. Bastonata da Simona Quadarella nei 400 e negli 800 sorride e fa la piaciona. A Glasgow.

Cose serie. Si è vista la resurrezione di una 4×200 a 7’11”86 con nomi nuovi. Mancano 4-5 secondi per essere competitivi veramente. Birra ragazzi!


Cose serie 2: primato italiano della 4×100 mista femminile. Senza Bianchi e Pellegrini. Onore a chi c’è ma per me l’Italia vale 3’56”. Se si trova la ranista da 1’05” lanciato, con 59” a dorso e 56” a farfalla si può fare. Birra anche per le ragazze.

Cose serie 3: alcuni primati personali, che spero sia un preludio a un buon Europeo (soprattutto per chi ci va). Vedi Acerenza in ascesa nei 1500, un 400 discreto per Paltrinieri in 3’46” (nettamente primato, di due secondi), la Di Liddo che ci abitua a queste cose poi va alle manifestazioni e si sgonfia, Quadarella nei 400 (con virate da Esordiente B, dove inizia a nuotare ai 4 metri), una Pirovano a medaglia nei 200 misti.

Io faccio sempre il tifo per gli azzurri, ma ragazzi il 2020 è vicino e i tempi vanno fatti quando contano! Birra Tennent’s per tutti!