Mondiali Junior Day 2: che abbuffata!

                       di Mauro Romanenghi

Benedetta Pilato

Sfoggio di inglese per Benedetta!!!

Non so quanti altri giorni potrò commentare di questi Mondiali. Le ferie si avvicinano, e io partirò per la Puglia, dove sicuramente seguirò una morigeratissima dieta a base di bombette, burrate, pastasciutte, melanzane alla parmigiana e carne alla griglia. Tutto leggerissimamente fritto nel fantastico olio pugliese. Mi aspettano quindi delle grandi mangiate, e sto allenando l’appetito. 

Un po’ come fanno i protagonisti di questi mondiali, che sto seguendo insieme a dei veri appassionati (anche di cibo, credo).

Abbuffata anche di titoli oggi: otto titoli individuali assegnati e una staffetta. Qualcuno tenta già di fare il passo più lungo della gamba, ma la gamba é quella del tavolo quindi rimane indigesta. 

E’ il caso, ad esempio, del vincitore dei 200 stile, Urlando. Urlando di felicità dopo aver bruciato lo svedese di sei centesimi (svedese favoritissimo che al mattino aveva rischiato la beffa). Urlando di rabbia dopo quindici minuti per aver malamente bucato la finale dei 100 farfalla, morendo letteralmente. Però, ragazzo, 15 minuti fra una gara e l’altra forse sono ancora troppo pochi. Ripassa fra qualche anno.

Parliamo sempre di 200 stile. Sette atleti in sette decimi di secondo. Come ai mondiali assoluti una gara, quella dei 200 stile, apertissima. 

USA sugli scudi oggi e vincitori di quattro ori con il record mondiale giovanile della mista mista (e fanno due con la stile veloce di ieri). Si issano in testa al medagliere e vanno in fuga. 

E’ ufficiale che in ungherese il cognome si dice prima del nome: é stranissimo, ma é così.

La regia ungherese é precisissima: anche nel non far vedere una premiazione. Pubblicità, commenti tecnici, telegiornale flash, ma le medaglie, comprese quelle azzurre, nisba. 

Eh sì perchè all’abbuffata di titoli contribuisce anche l’Italia. Prima Ceccon fa suoi i 100 dorso con il primato italiano Juniores, seconda prestazione ogni epoca, in 53”46. Poi Benedetta vince i 50 rana. Entrambi con un po’ di patemi, nel finale. Ma é giusto così, ogni pranzo va meritato e così anche ogni successo. 

La Pilato é anche l’unica ragazza non ungherese che abbiano fermato per un’intervista. Beh dai non se la cava male. Brava!

Osservavo l’entrata di molte ragazze. Alcune sono spavalde come se andassero a fare shopping: con stivaloni, cuffione, manca solo la borsetta o lo zainetto. Altre sembrano lì per caso, si guardano intorno e si mangiano le unghie. Fa specie pensare che la campionessa mondiale dei 100 dorso, Regan Smith, ha la loro età (beh, anche la Pilato…)

Nella gara degli 800, dove la Giulia Salin conquista il bronzo con un ottimo duello spalla a spalla, vince Lani Pallister. E chi se ne frega, direte voi. Giusto.
Solo per dire che l’australiana è la campionessa mondiale in cinque specialità individuali del salvamento nel 2018, ultima edizione dei mondiali Juniores, nonchè primatista mondiale di categoria in due di esse. Questo quindi é un successo storico, non credo sia mai avvenuto prima. Insomma, anche il salvamento voleva partecipare al banchetto.

Per fare un po’ di gossip, un mio conoscente mi fa sapere che Lani spodesta la madre dalle top50 degli 800 inserendosi al trentesimo posto. Insomma, buon sangue non mente!

Assoluti 2019 – Shampoo, interviste e lauree

di Mauro Romanenghi

Condorelli-Holmes/Darkpool

Condorelli-Holmes/Darkpool

Oggi parliamo di lavaggi. Come tutti sappiamo, l’igiene riveste un’importanza fondamentale. Bisogna lavarsi i denti prima di andare a dormire, dopo ogni pasto, e poi lavarsi il viso al mattino per cominciare bene la giornata. Per un nuotatore, lavarsi è fondamentale. I nuotatori vivono nel cloro, che fa male alla pelle. E poi si sa rovina i capelli delle ragazze, che insomma giustamente ci tengono alle loro chiome che devono sfolgorare per attirare gli ingenui maschietti nelle loro mani. Parliamo quindi di shampoo, che riveste un’importanza critica per il crine in generale ma quello femminile in particolare. Persino la divina Pellegrini ha fatto la pubblicità a una nota marca di shampoo, ma non è questo dove voglio arrivare.

E’ infatti assodato che una bella lavata di capo, oltre a far assurgere una capigliatura a un aspetto considerevole, può servire anche come aspetto educativo. Soprattutto se il detergente ha la marca toscana di Stefano Morini, il quale oggi ha espresso tutte le sue capacità di lavaggio con la sua pupilla Cusi, al secolo Ilaria. Lavaggio con balsamo ben evidenziato da Sacchi, che seppur non più aduso all’utilizzo del detergente per il cuoio capelluto ben sa riconoscere l’uso figurato dell’espressione “lavata di capo”.
Non vogliamo certo stare qua a sottilizzare sui motivi, vuoi per una gara magari non perfetta, vuoi perché la Cusi, forse per sconforto forse per incuria non si è fermata in zona mista, però insomma lo shampoo è corso a bottiglie in questo frangente, e non era il Baby shampoo senza lacrime.
Qualcuno mi ha fatto notare che insomma, fermarsi in zona mista per le interviste bisogna saperlo fare sia che le cose vadano bene sia che qualcosa non giri per il verso giusto.
Ma siccome sono giovani un pochino li perdoniamo. E comunque anche i capelli del talentuoso Ceccon sembra che questa mattina abbiano avuto bisogno di uno shampoo copioso. Non oso immaginare cosa lo abbia aspettato dopo la squalifica della 4×100 mista, autrice del record italiano assoluto.
Comunque meglio insegnare subito ai ragazzi il valore dell’igiene, così tiriamo su delle persone ben educate e rispettose. Anche i miei nipotini non vogliono mai fare la doccia, ma poi puzzano.

Detto ciò, parliamo di cento stile. Al mattino evento più unico che raro: quattro vincitori di batteria a 49”02. Ricordo a tal proposito una pole position a tre in Formula uno tanti anni fa all’ultima gara della stagione.Mi pare fosse una Ferrari e due McLaren. Qua si parla di califfi della velocità, come recita il buon Mecasacchi. Miressi, Vendrame, Condorelli, Dotto. Con Frigo subito dietro a 49”11. Premesse per un cento a tutta forza. Infatti abbiamo visto la più bella gara dei cento in Italia da anni.
Ora sperando che ciò porti a grandi risultati, parliamo di SYC. Santo Yukio Condorelli, il pio uomo dai torroncini più buoni del Canada. Un mio vecchio amico, Darkpool, le cui gesta hanno infiammato le scorse stagioni le platee di noti siti di stampa specializzata, mi fa notare la sua somiglianza con un personaggio di una certa fama, portato alla ribalta anche da Elio e le storie tese. La capigliatura e il baffo, che come sapete va di moda fra i nazionali di oggi, richiedono di certo molta cura. Ci faremo promotori della conoscenza dei prodotti da lui utilizzati per mantenere i suoi crini così morbidi.
Nel frattempo, ammiriamo il suo tempo nei 100 e il suo passaggio un filo azzardato in 22”49 ai piedi, sperando sia il preludio a un suo ritorno a immensi livelli. Nel qual caso si tenga pure i capelli come vuole.

Infine parliamo di scuola e sport. Sappiamo tutti che in Italia è dura conciliare le due cose. Tanto che chi ci riesce viene visto come una specie di mostro, uno studioso superintelligente dal corpo di Superman che può qualsiasi cosa. Infatti uno di loro è Restivo, che sicuramente è molto intelligente ma non ha di sicuro il corpo di Superman: Sacchi lo ha definito il classico fisico da ragioniere. Non avendo niente contro i ragionieri, oggi festeggiamo la laurea in Economia di Luisa Trombetti. Ce la hanno smaronata per due giorni sta cosa. Tutto molto bello, davvero. Oggi la intervistano e lei ammette candidamente che si iscriverà alla laurea magistrale. Quindi ha conseguito la laurea triennale. In otto anni. Spero che per conseguire quella magistrale ci metta meno. Nel frattempo, complimenti dottoressa!

Assoluti 2019 – Nuove specie nel nuovo millennio

di Mauro Romanenghi

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Riccione si sa è una ridente località marina, dove per undici mesi all’anno c’è abbastanza mortorio poi si scatena l’inferno estivo: i locali sfoderano i loro migliori sorrisi (che in realtà sfoderano anche nel resto dell’anno, ma nessuno lo sa) e la gente si spacca di discoteca, sole e mare (peraltro non bellissimo, ma insomma si fa quel che si può). Poi ci sono alcuni periodi, rari, in cui la bolgia si trasferisce negli impianti sportivi natatori all’interno della cittadina. Impianti che ora stanno ospitando gli assoluti di nuoto, e qui arriva mia moglie. La quale vi è giunta domenica sera, un po’ per giocare d’anticipo, un po’ per farsi un giorno di mare (e mangiare pesciolini fritti, credo). Ma torniamo a bomba alla spiaggia. Qui vanno per la maggiore i gabbiani. Uccelli predatori, ma spesso anche spazzini e opportunisti. Che in gergo positivo, significa che sanno cogliere le opportunità. Parenti stretti dei gabbiani sono gli albatros, che però navigano nell’Atlantico e sono molto, molto più grossi.
Tipico uccello invece sinonimo di dabbenaggine è il fagiano. Intanto perché preda dei cacciatori, destinato quindi a farsi impallinare. Poi si usa spesso da noi l’espressione “sei un fagiano” per indicare un tizio non particolarmente intelligente. Non è proprio offensivo ma insomma neanche un complimentone.

Leggo oggi il paragone tra Federico Burdisso e l’albatros. Ora tanto per cominciare l’albatros è un soprannome già assegnato, per cui non confondiamoci; per chi volesse ulteriori notizie, basta leggere qui https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Gro%C3%9F_(nuotatore)
Non volendo apparire offensivo, poiché c’è in giro questo nuovo modo di dire del passaggio a fagiano (che come avete capito dalla definizione di fagiano non è un complimento), non possiamo dire come fa la stampa specializzata che Burdisso si è trasformato da fagiano in albatros: anche perché insomma le dimensioni non sono proprio le stesse. Diciamo che per adesso da pulcino si sta trasformando in un gabbiano. Avremo una ulteriore mutazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Thomas Ceccon è già più simile all’albatros. Ma anche per lui la mutazione passa attraverso un miglioramento. Diciamo che le ali le ha, deve smettere le piume e trovare le penne.

Detto questo, abbiamo deciso – meglio: ha deciso mia moglie, la quale quando si mette in testa una cosa non la ferma nessuno – di intervistare insieme Ceccon e Burdisso. Di mettere insomma insieme due diverse specie di millennial birds. Il risultato non ve lo anticipo se volete sentirli dovete per forza ascoltare il nostro podcast.

Parliamo di numeri. Sette tempi limite per i mondiali conseguiti, cinque pass per eurojunior o mondiali junior. Tra di essi il più impressionante dopo il record di Burdisso è il record dei 100 rana della Pilato: 1’08”88 e primi venti in Italia. Curioso di vederla nei 100 in cui è bronzo uscente, ricordiamo.
Entra nella top ten zitto zitto dei 200 farfalla il buon Razzetti, nonostante il quarto posto.
Poi c’è una diatriba. Detti primo o secondo tempo mondiale dei 400? Insomma che la stampa specializzata si metta d’accordo. Io comunque dopo il mattino in cui sia lui che Acerenza hanno passeggiato senza usare le gambe ho profetizzato un 400 in almeno 3’44”. Per una volta il vostro scriba ci ha azzeccato.
Sempre parlando di numeri passa al settimo di sempre De Tullio.
Quadarella invece secondo la stampa specializzata ottiene il pass in scioltezza. Tanto sciolta non mi sembrava, ieri. Adesso vedremo i 1500 stile libero.

Incazzatissima invece la Cusinato ai microfoni della Caporalona nazionale, per il pass mancato. Fino ai 300 poi neanche male. Ma la chiusura da esordiente in 1’05” la vedo durissima Ilaria: non abbatterti così.
Certo che ieri il Moro ne aveva ben donde. Quattro atleti nei primi cinque dei 400, la prima dei 400 misti e la seconda degli 800. Avercene.

Nuove specie di millennial, espressioni di nuovo conio sentite in giro: inorgoglirsi diventa inorgogliosirsi, e poi abbiamo l’apoteotica vittoria di Detti. L’accademia della crusca si é già attivata per sdoganare le nuove espressioni.

Criteria 2019. In nomine patris. Parte maschile

di Mauro Romanenghi

ego_te_absolvo / Criteria2019M

ego_te_absolvo / Criteria2019M

Parlando durante il podcast con Corrado Sorrentino, che salutiamo, ci ha detto che le ragazze che ha visto si sono comportate a modo. Sperava che con i maschi fosse lo stesso. Lo speriamo anche noi, si sa che i maschi sono un po’ più turbolenti. Ma noi gli diamo il beneficio del dubbio. Per non sbagliare Luca Rasi durante l’ultima sessione femminile ricorda a tutti i maschi che non possono occupare la tribuna del pubblico ma solo quella atleti, che non possono andare in piscina e soprattutto che non possono usare gli spogliatoi!!!
Parlando invece con un mio amico mi ha detto che insomma, questi Criteria dovrebbero essere una festa ma che il clima è a volte funereo. I ragazzi vanno consolati ma non scusati o compatiti, se c’è un errore questo dopo il dispiacere va analizzato e non ci si deve abbattere. Perché a una festa il bicchiere si può rompere, ma poi ci si scusa e si capisce che ci si deve comportare meglio.

Vabbè non voglio stare qua a fare la morale che poi non sono neanche capace, divento troppo serio e non va bene.

Passiamo subito a Luca Rasi che si diverte una cifra a dare gli annunci dei cartellini persi, dei furgoni da spostare, degli occhiali da sole persi. Siamo fino a quattro macchine minacciate in contemporanea. La musica dello squalo però era un’altra cosa.

Tra l’altro al suo fianco è comparsa un’altra voce, che sembra una voce meccanizzata. O hanno preso un robospeaker per sostituirlo oppure c’è un erede. Anche perché sei giorni di Criteria non sono uno scherzo. Provate voi a dire seicento volte “tempi e classifiche confermati”.

Burdisso – Ceccon capitolo uno: i duecento farfalla. Iniziano le solite sfide Burdisso-Ceccon. Ma quest’anno si incrociano solo due volte, e tutte e due sul terreno preferito dal lombardo di stanza in Inghilterra. Si comincia con i duecento delfino. La sfida dura fino a i 100, poi si alza bandiera bianca. Certo piace vincere facile. Comunque Burdisso stacca la terza prestazione alltime, mica pizza e fichi.

A proposito di Ceccon, e poi giuro mi fermo qui, le dodici fatiche di Asterix gli assegna Burlina. Duecento farfalla, quattrocento stile (che gli ultimi cento quasi non girano le braccia fuori), duecento rana, e vabbè i facili 50 e 100 farfalla. Nei 50, tanto per gradire, quarta prestazione alltime. Che poi neanche a farlo apposta c’erano pure le matricole di Asterix il gallico.

La rana e l’Imolanuoto si sa sono un connubio facile da identificare. Ai Criteria due piccoli imolesi alla ribalta nella categoria Ragazzi maschi: Cerasuolo e Sabattani. Cento rana, of course.

Piccoli excursus sulla gestione della gara. Ma meglio così, almeno si vedono grandi recuperi, e le gare hanno più sugo. E poi questi ragazzini dovranno imparare a gestirsi, no?
Andiamo con ordine.
Primo episodio: duecento farfalla anno 2002. Protagonista Giuseppe Cerbone. Passaggio ai 100 57”14, ultimo 50 in 33”8. Ultimi metri a pezzi, sembra quella volata di ciclismo in cui il fuggiasco sta per arrivare al traguardo e il gruppo lo travolge a 70 Km all’ora. Si avventano su di lui in tre: e in tre lo passano, di un decimo. Quarto Giuseppe Cerbone. Ma noi siamo tutti con Giuseppe. Ti aspettiamo, in un’ altra occasione. Magari con un passaggio di un mezzo secondino più piano.
Secondo episodio, un po’ più fortunato: duecento rana anno 2003. Protagonista Simone Cerasuolo. Dalla vittoria dei 100, tentiamo anche i 200. Corsia laterale, come tante vittorie in questi campionati. Passaggio ai 50 in 29”2, sì avete letto bene. Già ai 100 qualche cedimento, poi chiusura in 36”9. Agevole il sorpasso di de Tullio, che vince di un secondo. Qua però ci sta un argento. Totale 1’03”- 1’13”. Il tempo in sé neanche disprezzabile. Si farà, il ragazzo: tutta esperienza.
Morale: da noi si diceva, una volta, parti a razzo, finisci… oggi si usa passaggio a fagiano. Come espressione era meglio la nostra, ma si sa diventiamo vecchi.

Burdisso – Ceccon episodio due: i 400 stile libero. Anche qui il buon veneto cerca di seguire le tattiche arrembanti dell’italico di Albione (espressione che va tradotta). Ci riesce più o meno fino ai 125. Poi molla il colpo, ma senza alzare la bandierina. Anche Burdisso però comincia a pagare le sue tattiche scriteriate. Nei grandi, i 400 si nuotano con più accortezza. Memento semper…

Insomma ancora non abbiamo parlato di Razzetti. E parliamone. Cinque vittorie su cinque gare. Non ricordo, perdonate, se ne ha fatte sei. Tre record della manifestazione. UN record italiano assoluto, il primo, ci auguriamo, della sua carriera. E tanta fame. Ne parliamo da quando era Junior e contiamo di parlarne ancora. Per cui ci fermiamo qua.

Però chiamarlo alla premiazione dei 200 farfalla quando è schierato per il via dei 200 misti, non è stata un’idea geniale. Amen, sono Criteria: alla festa, se ti chiamano su palco, anche se stai ballando con la più figa della scuola ci devi andare lo stesso.

La nuova moda: venire squalificati a podio. Si comincia con i 100 rana 2001 (Rizzo), poi con i 100 rana 2005 (vittoria, ma qui Mantegazza si rifà ampiamente: quattro ori per lui tra farfalla, rana e misti). Poi abbiamo Filadelli nei 400 misti (argento) e chiude Magrini (anno 2004 nei 200 stile). Una moda pericolosa.

Immagino che Luca de Tullio sarà il fratello di Marco de Tullio.

Se era la Polieri a perdere record nelle ragazze qui è Martinenghi: ben due. Se son rose fioriranno, visto che gli asparagi non hanno avuto successo.

Se nel comparto femminile abbiamo avuto 12 record 4 per ogni categoria, in quello maschile si sono concentrati nei Cadetti (che tra l’altro avranno gli Assoluti fra poco… quindi immagino non preparatissimi). C’è da dire che il passaggio di Ceccon, Burdisso, Martinenghi e compagnia bella negli anni scorsi ha lasciato il segno.

La categoria Cadetti ha visto sette nomi protagonisti delle prove in programma. Peggio i 2001, con soli sei vincitori. Quella più generosa i 2002, con 10 vincitori. Ebbene sì, non ho niente di meglio da fare che contare i nomi dei vincitori.
Nelle ragazze, tante a 4 vittorie. Qui il 4 non piace, il 5 e il 6 sono le cifre più amate. I soliti ingordi. Guardate che poi c’è il contrappasso, si finisce nel terzo cerchio con Ciacco.

Cose che non posso vedere.
Gente seduta sulla corsia a sbattere l’acqua.
Le squalifiche per nuotata irregolare frazione rana (che poi sarà la gambata a delfino).
Presentarsi in ritardo in camera di chiamata.
Gente che in prima batteria fa 5 secondi in più del suo record (e non sono i 1500).
Lo so ho capito: sono vecchio.

Ah, in tutto questo mia moglie mi avvisa che Florent è tornato. Passo e chiudo.

YOG 2018 – Nove podi, serietà e sobrietà… e la rivincita del fattore Kappa

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà in versione Burdisso

serietà-sobrietà in versione Burdisso

Oggi sono in forma perfetta, come Checcion nei 50 stile, come Minakov nei cento, come Bud Spencer davanti alla birra e salsicce. Per cui non ne passerà una.

Nei primi dieci minuti di telecronaca il cronista di Olympic Channel ci straccia i maroni con la storia di Kolesnikov che tenta di conquistare sei medaglie d’oro in sei gare. Lo fa così tanto che nei 100 stile vince Minakov: sei medaglie d’oro in sei gare. Fate i conti. Comunque niente paura, anche il collanato d’oro Kliment ce la fa grazie al successo nei 200 dorso..

Nella gara dei 200 farfalla succede di tutto.
Intanto il cronista italiano regala a Federico Burdisso la medaglia d’argento dei 100 farfalla, con buona pace di Minakov e Milak. Federico parte a cannone, Milak non si scompone e lo infila ai 150. Il cronista commenta così: “non ci posso credere Burdisso prova ad attaccare Milak.”
Ecco, continua a non crederci.

Nei 400 si ripropone il podio degli 800. Ovviamente lo stadio Natatorium crolla per il tifo alla Pignatiello. Se pensavate che con “Checcion” avessero raggiunto l’apice, provate a immaginare come pronunciano Pignatiello. Perdereste la scommessa.

Anja Kesely è con Minakov, Milak e Kolesnikov l’atleta che ha vinto tre ori individuali in questa edizione dei Giochi. Ecco così ho fatto anche la statistica. Notare che qua il fattore Kappa la fa da padrone.

Continuiamo e finiamo la statistica, così si vede che facciamo il sito serio. L’Italia, seppur priva praticamente del comparto femminile, con Pirovano non in formissima e Johannes (che si pronuncia Johannes e non Johan) anche lui non proprio in spolvero, conquista nove medaglie, otto individuali e una in staffetta. La fanno da padrone Russia e Ungheria, che hanno portato in pratica i pezzi da novanta (non solo giovanili). La Russia ci fa imparare a memoria il suo inno 13 volte, con 21 podi. l’Ungheria (inno un po’ più triste) ben 7. L’Italia è sesta come ori ma seconda come numero di medaglie. Fine della parte seria.

Alcuni parlano di dieci medaglie, ma non so dove le tirino fuori, forse vogliono fare un regalo come il cronista dello streaming:

https://swimswam.com/federico-burdisso-bronzo-nei-200-fa-porta-litalia-a-dieci-medaglie/

https://www.swimbiz.it/portal/la-notte-del-dieci-burdisso-bronzo-a-buenos-aires/

Il conto sta qui

https://www.olympicchannel.com/en/youth-olympic-games-2018/medals/

La notte sarà pure da Dieci ma il voto in matematica (per loro) è quattro.

Conta giusto la FIN, ma non capisco cosa voglia dire che Burdisso manda l’Italia in doppia cifra. Ai posteri l’ardua sentenza.

https://www.federnuoto.it/news-in-primo-piano/item/41000-youth-olympic.html

Serissimi gli atleti in queste Olimpiadi giovanili. Kolesnikov sul podio è concentratissimo sul suo inno. Ceccon fa scuola ad alti livelli.
Anche Milak sul podio impassibile. Così come nella sfilata dopo il podio.

Il podio dei 200 farfalla uomini entra accompagnato da Daniel Gyurta. Ragazzi non c’è paragone ne devono mangiare di pasta ancora…

La seconda argentina finalista dei 400 stile fa di nome Delfina, come la Pignatiello. Fantasia al potere.

Il sudafricano che prende a testate l’acqua riesce a riscattare la debacle dei 100 rana e conquista i 50 rana. E pure l’oro per il suo continente.

Oro che invece manca per l’America. Zero ori per gli USA, che in tutto prendono un bronzo. Questo dovrebbe dare un’idea di quanto gli Stati Uniti tengano in considerazione questa manifestazione.

Lo scherzetto finale te lo gioca la Cina. Così come nella mista donne a sorpresa hanno battuto la Russia, rifanno lo scherzetto nella mista mista. E così Kolesnikov e Minakov danno addio al settimo oro. Se ne faranno una ragione. E noi con loro.

YOG2018 – Mamma mia!

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà-parte seconda

serietà-sobrietà-parte seconda

Prima di guardare il nuoto vedo sul sito di Olympic Channel che c’è la BMX. Dico va bene, guardiamoci questa bici. Senza parole.

Seconda chance. Il video successivo è la breakdance. Avete presente Linda Blair nell’Esorcista nella scena del ragno? Ecco.

Sono in forma olimpica giovanile e ne ho per tutti. Siccome oramai sono in ballo, decido di dare una chance allo streaming in italiano anzichè guardare il canale Olympic Channel. Insomma, il commentatore ne ha da studiare un bel po’. Lo sapevate ad esempio che negli 800 non si fa la finale perchè ci sono pochi partecipanti? Così pochi che sono state fatte 4 batterie.

Nel duello medaglie tra Checcion e Burdisso (che pronunciano Burdisso) si inserisce di prepotenza il barese tascabile Marco De Tullio al terzo podio. Dopo il delfinista tascabile adesso avremo anche il mezzofondista?

Continua negli 800 la collezione di commenti alla “Vuotate il…Sacchi”, per chi rimembra la rubrica del forum di Corsia4. Il giapponese Yoshida ai 150 è nettamente primo.
“Adesso rientra nei ranghi”. Infatti prende l’argento.

Ma torniamo a De Tullio, che fa un perfetto negative split con 3’59” e 3’56”. Ultimo 50 in 27” e spicci. Insomma, meglio che nei 400. Ma meglio di lui fa il vietnamita Nguyen. Insomma, zitto zitto il ragazzo si spara un oro storico per la sua nazione, con un 7’50” che proprio schifo non fa. E si vendica del legno dei 400. Il negative dice 3’57” e 3’53”.

La perla della serata è: “I cinquanta sono però molto di più che metà dei cento”.
Ah sì?

La reazione di “Checci” la vediamo finalmente nei 50 farfalla. Quarto a tre centesimi dal primo. Piccola risata. Eh sì, i cinquanta sono molto di più che la metà dei cento. Infatti l’apnea conta molto di più, e uscire dietro è male. Due decimini in più della semi e la medaglia se ne va. Amen.

Ribadisco che una che si chiama Vaskina ha un futuro. Vedremo se è vero.

Si sprecano i soprannomi dei siti (e a questo punto della stampa) specializzata.
“Il gigante di Thiene”
“Il piccolo cannibale” (manco fosse Merckx).
“Il nuovo Phelps”
Appena coniati e subito portano male. Quarto nella finale a farfalla e fuori dalla semi dei 100 stile, dove entrava come uno dei primi tempi in assoluto.
Neanche il Furio Focolari dei tempi migliori ci riusciva così bene.

Capisco che faccia freddo all’aperto visto che lì l’inverno è appena finito, ma in piscina con i giacconi non è eccessivo? Il riscaldamento non ce l’hanno?

Invece grande successo di pubblico. Si stupivano anche i commentatori. Piscina piena ma guardavo le gare di atletica e lo stadio è pieno anche lì. E sì, lo so cosa vi state chiedendo. Era pieno anche a vedere la breakdance.

YOG2018: Checcion-Burdisso rumble for medals

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà

serietà-sobrietà

Ragazzi scusate se non ho scritto per un po’. Primo non ho potuto vedere le gare del terzo giorno per impegni personali, e poi lo streaming registrato non l’ho trovato. Ahi ahi anche negli YOG abbiamo delle mancanze eh? Così salviamo i report dei vari siti specialistici che ogni tanto vanno in fallo. Sarà l’ora tarda che induce nell’errore.

Battaglia di medaglie in questa Juniolimpiade fra Checcion e Burdisso (non sono ancora riuscito bene a capire come pronunciano il suo cognome… prometto di fare più attenzione nei prossimi giorni).

Dobbiamo però dire che Burdisso nonostante come avevo preventivato non fosse così vicino a Milak e Minakov, ha fatto un bel tempo, uno dei suoi migliori. Se lo mettiamo poi di fianco al russo (PB in 51” basso) e all’ungherese, beh tanta roba.

L’apnea di Burdisso paga metri a quella degli altri atleti. Basta vedere la semifinale con Minakov. La parte nuotata non ha nulla da invidiare a nessuno, of course. Ci lavoreremo su.

Medaglia di giornata a sorpresa per l’Italia nella staffetta 4×100 stile. Un po’ inventata, con un delfinista veloce ottimo nei 200 stile, un dorsista da 48” nei 100 stile (morticcio vero la fine della frazione) e due quattrocentisti (e anche qualcosina di più per uno Johannes Calloni). Il bronzo ci sta tutto, meglio prendere che lasciare. A onor del vero con poca concorrenza, otto staffette in tutto. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Torno indietro di un paio di giorni. Il vincitore dei 100 rana maschili è un certo Sun. Potrebbe essere un parente, ma poi leggo che è uno dei 20 cognomi più diffusi in Cina. Ciò significa che in Cina probabilmente ci sono 20 milioni di Sun. Forse non sono parenti.

Ma Checcion dove doveva scappare dopo aver vinto i 50 stile? Che fretta aveva di uscire? Abbiamo diverse ipotesi tutte poco plausibili.
Fretta di andare a sciogliersi
Impellente bisogno fisiologico
Timidezza di farsi inquadrare dopo la vittoria
Totale disinteresse della prestazione
Sul podio era felice come se gli avessero appena dimezzato la paghetta settimanale.

La scenetta si ripete nei 50 dorso. A questo punto siamo curiosi.
Intanto la disfida con Burdisso, infinita, stavolta vede in vantaggio il veneto per 5 a 2. Questo giro la vediamo dura per il lombardo.

E’ ufficiale che gli inglesi non sanno pronunciare la C dura. E così Anna Pirovano viene da Leccio. E ci prova anche nei 100 rana, come Mona Mc Sharry, a passare forte. Sia a Anna sia alla McSharry mancano però venti metri: gli ultimi.

La tecnica Efimova devono averla studiata in Russia. La Makarova vince i 100 rana con un parziale da 33”0-34”9. Speriamo impari solo i parziali e non altre cose.

E niente non lo smuove neanche il primato italiano Juniores e Cadetti dei 50 farfalla in semifinale (nonostante un arrivo così così). Mancano pochi decimi al primato italiano di Codia tra l’altro. Dietro si lascia calibri come Minakov, Milak, Markov. In finale anche Burdisso. E’ ufficiale che la commentatrice è la sua prima tifosa: quando c’è lui i suoi decibel aumentano di almeno 10 punti.

I due velocisti russi Minakov e Markov sono veramente grossi. Ma Markov se lo vedi vicino a Minakov è il doppio. Non vorrei mai averlo vicino.

Mancava solo un record mondiale Junior a nobilitare questa manifestazione. Ne arrivano due. Uno è il 24”40 con cui Kolesnikov vince i 50 dorso. Perchè lo sia resta un mistero visto che a Glasgow ha fatto il record del mondo assoluto in 24”00.

Il secondo lo fa la mista maschile della Russia, unica squadra completa in ogni reparto. Se lo prende a scapito dell’Italia. Per 7 centesimi. Amen.

Con una staffetta creativa l’Italia fa 3’45” nella mista. Ceccon mette un 1’03” e spicci, cioè 1’04” a rana. Tempo onesto ma la tecnica è da sistemare. La dimostrazione che manca ancora più di qualcosa per essere un discreto mistista. A parte quello che dicono i siti specializzati, i paragoni con Phelps lasciamoli stare al momento che è meglio. Poi si vedrà.

YOG2018: Chieccion or Ceccon?

di Mauro Romanenghi

appunti YOG2018 - Mauro Romanenghi

appunti YOG2018 – Mauro Romanenghi

I Giochi Olimpici giovanili iniziano una nuova stagione o finiscono quella vecchia???

E’ un po’ un quesito tipo “è meglio essere ricchi e felici o poveri e malati?”.
Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza, e facciamo alcune considerazioni.

Fantastica l’idea di fare nove canali dedicati. Ce n’è per tutti, potete vedere anche il futsala femminile, il pattinaggio velocità, e dei fantastici giovini sfidarsi sul campetto di basket 3X3 a breakdance (che in realtà viene chiamata dal CONI danza sportiva). Che non è una dimostrazione, è proprio una gara. Con tanto di medaglia olimpica giovanile. L’Italia ha pure i suoi rappresentanti, che sono Bad Mattia e Lexy (nomi di battaglia, a voi la scoperta dei loro nomi). Io sono vecchia scuola per cui la royal rumble della break non mi entusiasma. Ma sicuramente la breakdance, lo skateboard e il tappeto elastico sono il futuro. Tuttavia se le biglie da spiaggia arriveranno tornerò all’attività agonistica. (Mauro e Katinka, nota di mia moglie.. )

La delegazione italiana è di una ottantina di ragazzi. Ottantaquattro, per essere precisi.
Li potete trovare qui
https://www.coni.it/it/news/primo-piano/15355-davide-di-veroli-portabandiera,-84-azzurri-ai-giochi-olimpici-giovanili.html

Seppur la più numerosa di sempre, la squadra italiana di nuoto subisce il contingentamento deciso dal CIO. Che prevede, ad esempio, che per ogni sesso si possa iscrivere una sola squadra negli sport. L’Italia sceglie… la pallamano sulla spiaggia. Come darle torto, anche io sceglierei la spiaggia argentina a una sala chiusa! Ma allora, mi chiedo, il basket 3X3 maschile non è uno sport di squadra?

Sempre per il contingentamento (una parolona che significa riduzione del numero di atleti eleggibili per nazione e in generale) l’Italia ha dovuto rinunciare ad alcuni atleti nel nuoto, riducendo da otto a cinque il numero totale. Scelta non obbligata, visto che altre nazioni hanno portato gli otto atleti necessari per schierare le sei staffette, due per sesso più le due miste: vedi USA, Russia, Australia. Ma condivisa anche da altre vista la esigua partecipazione alle gare di squadra. Più spazio giustamente per tutti gli altri sport, ma un vero peccato per le staffette appunto. Amen, passiamo al nuoto nuotato.

Proprio non ce la fanno i cronisti dello streaming a pronunciare giusto Ceccon. Ci tenta un pomeriggio il rappresentante maschile, ma poiché la ragazza continua imperterrita a pronunciare Checcion lui si adegua. E quindi per noi sarà sempre Thomas Checcion, d’ora in poi. Almeno a Buenos Aires.

Dopo aver conquistato anche sul sito federale il proprio cognome corretto, De Tullio Marco dalla Puglia con furore conquista anche l’argento nei 400 stile libero, gara di apertura. Nel mio confronto con l’esimio Marco Agosti davanti al quale mi levo il cappello il mio dubbio era: la stagione è oramai iniziata, sarà record juniores o oramai è un Cadetto. Marco Agosti è tranchant: Cadetto. E tutti, anche i siti specializzati, si adeguano chinando il capo contriti. Attenzione al prof. Marco Agosti.

Ottima la gara di Marco: si deve inchinare solo allo sprint di Milak, che non sarà quattrocentista ma uno che è ungherese tu non lo devi mai sottovalutare. Difatti per buona creanza vince anche i 200.

Sarà la sbornia della medaglia, fatto sta che nei 200 stile nessuno dei due azzurri entra in finale. Un buon 1’51” per Marco, un terribile 1’55” per Burdisso. Forse la batteria dei 100 farfalla era troppo vicina?
Mah, a questi Giochi si va anche per imparare, dice mia moglie dall’altra stanza mentre riordina le magliette. E io annuisco.

Tempi di rilievo assoluto o record mondiali juniores ancora non si sono visti. Poi a ottobre è anche difficile, ci sono state mille manifestazioni. Ma stupisce che personaggi come Kolesnikov e Milak non abbiano voluto mancare. E mica per una passerella. Milak risulta iscritto a nove gare. D’altronde è ungherese, non ve lo avevo ancora detto?

Checcion entusiasma i commentatori, che si sorprendono prima del suo tempo dei 100 dorso (per nulla male, record italiano juniores questo sì e un ritorno da 27”0 che insomma non è mica pizza e fichi), poi lo danno sorprendentemente sul podio dei 200 misti. Visto che aveva un tempo di entrata di 2’00” e spicci, non è tanto sorprendente.

Invece rivedibile la sua rana, la peggiore del lotto, ma ancora peggio lo stile libero del vincitore norvegese. Si può solo migliorare.

Guardo la gara dei 100 dorso femminili e naturalmente tenendo fede al suo nome vince Daria Vaskina (anche se qui siamo in vasca lunga).

Molto interessante guardare le apnee. La migliore è quella della americana White. Come sempre, anche quando non vincono, gli statunitensi ci insegnano che per farlo bisogna avere qualcosa più degli altri.

Burdisso in finale con il secondo tempo, si favoleggia già di battere Milak. Che avrà passeggiato. Vedremo nei prossimi giorni chi avrà avuto ragione.

Incredibile la gara dei 100 rana. Il sudafricano favorito stampa un passaggio da 27”4, come ieri: e poi affoga in 34”.
Direte che ha esagerato, invece è passato esattamente come in semifinale dove ha fatto 1’00”2.

Io direi…”paura eh”? Mia moglie direbbe: “I Giochi servono anche a questo”. Coraggio Houlie, andrà meglio la prossima volta.

FuoriOnda 8 – Assoluti 2018 coach Alberto Burlina

di Redazione Podcast

 

Conduce la blogger Laura Vergani in trasferta con la prestante presenza di Enrico Spada di OA Sport e la supervisione del maestro Stefano Arcobelli. E la pungente presenza dell’incursore Giandomenico Tiseo.

In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Alberto Burlina allenatore Leosport

Accerchiato da Laura, Stefano, Enrico e Giando, l’allenatore della Leosport e di Thomas Ceccon si racconta e ci racconta la storia di questo talento che va messo in sfida e in riga. Un quarto d’ora lampo per questa puntata di alta qualità, solo su Acquastampata e OA Sport.  Tutta da ascoltare…

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix

Puntata registrata il 11/04/2018 allo Stadio del Nuoto di Riccione

Credit foto: Laura Vergani