Europei di Roma 2022 – Final countdown

di Mauro Romanenghi

Tre, due, uno….vittoria!!!

Il Campionato Europeo in piscina è finito. Come cantavano gli Europe negli anni ‘80, inizia il conto alla rovescia verso la fine di questi campionati. Continuano i tuffi, il nuoto in acque libere (forse, se il mare lo consentirà), le grandi altezze (se il vento lo consentirà). Insomma, il tempo è stato bello per otto mesi e ora rompe le scatole. Ma la pioggia serve, Giove Pluvio non si può contrastare.

Il countdown finale delle gare in piscina l’ultimo giorno prevede nove finali, con l’apoteosi della 4×100 mista che l’Italia vuole vincere. 

E allora io al pomeriggio invito il mio amico per cenare insieme: per festeggiare il Ferragosto che lui ha fatto lavorando. E dico: possiamo arrivare a quattordici ori, ma tutto deve andare come deve. 

Cominciano i 50 stile. Leo Aereodeplano decolla verso la medaglia e il primato personale in 21”60. Proud ha un pochino di paura, ma proprio poca. E Zazzeri s’incazza non poco (anche se non lo può dire, ma noi sì) perché la doppietta ci stava tutta. 

Benedetta Pilato ci prova in tutti i modi ma Ruta è troppo forte in questi Europei. Ciò non contribuisce a riscoprire la Ruta del Sol: la faccia sul podio è un pochino più felice del solito, ma neanche poi tanto. Sacchi battezza la gara di Arianna Castiglioni con tre male. Diciamo che benissimo non è andata, tre male sono forse eccessivi. 

Dopo due finali perse dagli azzurri per pochi centesimi, arriva l’oro di Ceccon. Silenzio: parla Thomas. Oggi non ce n’è per nessuno, e anche l’intervista è quasi standard (quasi): “Ho guardato a sinistra, e ho pensato che mi frega anche stavolta”. E invece…

Tocca a Cusinato e ormai l’onda azzurra è inarrestabile: bronzo per lei, primato personale e terzo tempo di sempre in Italia. A questo punto ho pensato che in nessuna finale potesse mancare la medaglia. Naturalmente essendo un pessimo fautore di pronostici, ho perso.

Intanto sono d’argento Razzetti (azz che razz dice mia moglie) e Quadarella e qui ho fatto un conto: quattro argento con meno di nove decimi di distanza in totale dai quattro ori, addirittura 24 centesimi nei primi tre argenti. Ma nulla può arrestare il mio buonumore neanche il terzo legno nelle staffette femminili su tre gare. Razzetti tra l’altro fa tripletta: oro argento e bronzo così ha un bel ricordo di questa competizione, non manca nessun souvenir. 

Quadarella manca il terzo tris consecutivo. Ma i 400 sl non sono esattamente la sua gara. Troppe poche vasche, ci voleva un 450 oggi!

E arriva la staffetta finale. Certo non sono i Mondiali, ma qua la concorrenza è sbaragliata. Ceccon è già primo, Martinenghi cambia volando e ancora un po’ che sta in aria si aggrappa alle bandierine, Rivolta rischia una virata al limite dei quindici metri ed è fatta. Apoteosi, Foro in delirio e grandi feste. Il conto alla rovescia è a zero…anzi a tredici!!!

…vittoria schiacciante!

Ma l’ultimo giorno di Europeo non è tutto qui. 

E’ anche nei due ori della Germania nei 400: attenzione perché l’orso tedesco si sta risvegliando dal lungo letargo.  

A proposito di 400 chissà dove è finito Popovici dopo le batterie, dove sembrava aver passeggiato. 

Lana “vado in fuga” Pudar scappa via alla partenza nei 200 farfalla e infila il primo storico oro per la Bosnia, con un enorme miglioramento dagli Eurojunior (ricordiamo, anno 2006 per lei). Pubblico bosniaco in tripudio (due persone, ma in tripudio lo stesso!)

Questi Europei saranno ricordati anche per la comparsa (o scomparsa?) di Belmonte e Hosszu. Di certo a queste condizioni non ne sentivamo la mancanza.

Matteo Rivolta è oro a dieci anni di distanza nella stessa gara. Non so se Pellegrini a parte, sia mai successo.

Infine un saluto ai due cagnoloni. Scusate se vi abbiamo disturbato, ora potete tornare a godervi il fresco. E grazie di tutto, ragazze e ragazzi.

Europei di Roma 2022 – Una serie di fortunati eventi

Dai Sarah diamogliela sta cuffia!

di Mauro Romanenghi

Nel penultimo giorno di gare, mentre arriva una serie di ori da ogni campo di gara (ciclismo, tuffi) si approssima il momento del nuoto. Io ho dato per certo il raggiungimento oggi delle dieci medaglie d’oro, e spero nel triplete. Così arrivo dal lavoro, faccio la spesa e porto fuori il nostro cane nonostante lui dimostri tutta la sua ritrosia nell’uscire con un certo caldo. Dandogli ragione ma essendo obbligato a uscire, riduciamo al minimo l’incombenza e ci approssimiamo alle gare. 

Niente triplete oggi. Martinenghi conferma il suo momento dorato e stabilisce il primato italiano con a fianco Cerasuolo. E’ il turno dei 1500 stile libero e tutti pensano già a Paltrinieri ma hanno fatto i conti senza l’oste ucraino. Che battezza Gregorio e lo passa verso il terzo di gara. Ed è finita così. 

Infatti entra la Panziera che quando è in forma riesce a cogliere qualsiasi possibilità le si offre. Ed ecco che nonostante le avversarie abbiano dimostrato di poter andare più forte, nonostante non creda in questi 100 metri, nonostante non sia in grado di passare forte ai 50, negli ultimi metri Margherita viaggia e butta il cuore oltre l’ostacolo e la mano sulla piastra. Io proprio io Margherita Panziera sono la bicampionessa europea del dorso. Insomma quando tutto gira per il verso giusto, la vittoria non può sfuggire: una serie di fortunati eventi. 

Oggi si nuota la 4×200 stile mista. Per la serie una medaglia non si nega a nessuno ma bisogna sempre sudarsela, le ragazze italiane fanno i loro tempi migliori e difendono con le unghie il bronzo che rappresenta il massimo possibile (per adesso).

Con il suo palmares non possiamo più sbagliare: Sjoestroem si scrive così.
Oggi quindicesimo oro europeo per lei. E facciamolo questo regalo al fan: seicento chilometri valgono bene una cuffia.

Razzetti fa il Milak oggi (beh…quasi…Milak ha fatto 1’52”0). Batterie dei 200 misti, poi finale dei 200 farfalla poi semifinale dei 200 misti. Ottimo. Chiederemo una brandina nel tunnel del Foro anche per lui.

Non sono arrivati gli alpini allo Stadio del Nuoto, tranquilli: è uno dei cappellini dello sponsor!

Tamberi ci prova da Monaco a spingere Greg con un bel cartello: non basta, ma grazie lo stesso!

Martinenghi grande umiltà: “ho fatto anche il mio migliore, oggi”. Psssttt…il tuo migliore è il record italiano, ma non lo dire in giro!

E naturalmente Ceccon: “volevo la corsia gialla perché si vede meglio, ma ho sbagliato i conti: e quindi niente corsia gialla”. Dai che è di fianco e si vede lo stesso!!!

Anche noi salutiamo Pocci, oggi.

E per finire mia moglie vuole che dica due parole su Marcel: grande Jacobs!

Europei di Roma 2022 – Ferragosto pancia mia fatti capanna

Costine al sangue…le vorrà così anche Popovici o preferirà i peperoni grigliati?

di Mauro Romanenghi

Quando scrivo non è più Ferragosto, però parliamo sempre degli eventi del 15.

Insomma lo abbiamo detto, che il periodo è questo, e bisogna prepararsi alle grigliate, ai pranzi in spiaggia o sui prati. Ricordo addirittura a un mondiale che gli americani si facevano il barbecue: chi potrebbe contraddire gli americani, che se va male vincono un terzo degli ori di ogni rassegna iridata? Me lo vedo Lochte con il grembiule da cuoco che salta una bella costata di brontosauro alla Flinstone, prima della semifinale dei 200 misti.
Ovviamente anche io mi sono prodigato per la riuscita della grigliata (vedi foto), e ho pure trovato il tempo per andare in malga a recuperare un pezzo di formaggio per il mio amico, avendoglielo promesso.

Naturalmente alle ore 18 ero pronto per la visione delle finali, dove ormai i nostri appetiti (perché di quello si tratta, fame di successi!!!) ci hanno abituati a piatti succulenti. E anche ieri quattro medaglie, con il totale degli ori che è a un passo dall’obiettivo dieci.
La gara regina sono i 1500 stile, in cui Simona Quadarella, che cerca il terzo tris consecutivo, si è involata da subito. Viktor-Viktoria, la nostra ungherese di fiducia che noi chiamiamo amichevolmente così (anche perché con il cognome finiamo lo spazio per il post), non è riuscita a tenere il passo. E al bronzo va la Caramignoli, che prima di ritirarsi (se mai lo farà) dovrà spiegarci la pronuncia esatta del suo cognome.

Pronuncia che per Popovici è Popovic, ho controllato e anche Google rumeno me la dà così.
Di certo c’è che il nostro conte ha un passo inarrivabile. Ieri ha chiuso l’ultimo cinquanta in 26”01, più veloce di tutti gli altri e di chiunque altro. Niente da fare per gli italiani, con De Tullio che ieri lasciava ben sperare: ma poi la finale si sa non sempre è tutta rose e fiori, anche in questo Europeo stellare.

Anche la Carraro lo sa, ma questo argento per lei vale tanto oro quanto pesa perché nelle altre distanze è stata chiusa dalla concorrenza interna. Qui trova la svizzera Mamie che ha un sussulto e si ricorda del Settecolli di due anni fa dove si infilò fra le azzurre. E anche qui lo fa. D’altronde un po’ d’Italia c’è anche per lei, essendo la Mamie spesso a Torino ad allenarsi.

Ceccon è secondo nei 50 dorso ma primo per distacco nelle interviste post gara, dove inanella una serie di interventi spettacolari, della serie: “Ho preparato l’arrivo…male”.
Aspetto sempre Ceccon alle interviste perché ogni sua perla mi ravviva la giornata!

Insomma il Ferragosto si chiude così, con un pizzico di amaro per la medaglia di legno della staffetta 4×100 stile mista. E’ vero che alla fine un amaro ci sta sempre, ma di certo gli azzurri e soprattutto le azzurre un dolcino magari lo preferivano.

Europei di Roma 2022 – Poker d’assi!

Oggi non si può dire “non dire quattro se non l’hai nel sacco”!!!

di Mauro Romanenghi

Sai quelle giornate dove dici che oggi sarà una giornata che tutto fila liscio. Oggi faccio presto e parto per la montagna così vado a prendere il fresco, e mi guardo le gare in poltrona per cambiare. In genere però c’è sempre qualcosa che vuole rovinare quella fantastica sensazione. E allora iniziamo dal giorno prima quando vado a ritirare un referto medico e scopro alle 15,30 che l’ufficio chiude alle 15. Decido quindi di tornare il giorno dopo, tanto è vicino al lavoro e ci metto dieci minuti: cioè oggi. Comunque partirò presto, verso le cinque e un quarto, decido. Bene. Partenza alle ore sei causa mancata sveglia, auto lanciata a media velocità (la prudenza prima di tutto) e si accende la spia della pressione delle gomme. Nel contempo si accende anche la spia della mia pressione arteriosa. Arrivo al lavoro e scopro che devo fare una riunione alle nove. Inizio le faccende e le finisco alle 8.59 e 59 secondi. Faccio la riunione, esco e agguanto un panino al bar lanciato dalla barista che mi mette nel sacchetto anche una Coca (che io non bevo mai, non so perché me la dia) e dispero ormai di poter partire. Da lì tutto è in discesa: ritiro il referto nel tempo record di due minuti (mai fatta una cosa così breve) e felice vado dal gommista che mi annuncia che le gomme sono a posto. Fantastico. Posso partire. Un’ora e quaranta e sono in montagna, e lì devo sorbirmi tre ore di sincro (che come noto, non è proprio il mio sport preferito). Ma niente oggi può fermare la mia buona sensazione: oggi sarà una grande giornata. 

Infatti è così. La Panziera parte che sembra un razzo (anche se non è così ma sembra lo stesso), Ceccon vince i 50 farfalla e stavolta non rallenta fino alla fine. E poi Martinenghi azzera la concorrenza tranne quella di Federico Poggio, che dopo una stagione di tribolazioni trova un guizzo vincente, secondo italiano di sempre. E infine la Quadarella sfianca ogni resistenza e vince la sua settima medaglia d’oro di fila nelle sue distanze dal 2018. A questo punto credevo nella vittoria della 4×100 mista mixed, ma diciamolo che anche le giornate fantastiche devono avere un minimo di realismo e l’Olanda ci riporta con i piedi per terra. Ma va bene così: calcolando le tre medaglie del sincro, sono nove medaglie di giornata, mai visto. E non è finita qui.

La mia previsione di dieci medaglie d’oro nel nuoto è già a metà strada. Il mio collega è rimasto senza parole. Persino il mio capo, oggi, mi ha chiesto se sto seguendo le gare. Ho risposto che sì è appena iniziato. Intanto ci si porta avanti e oggi sulle otto semifinali sei sono i finalisti per domani, più gli ottocentisti e le mististe. E la staffetta veloce femminile, che batte i colpi con Di Pietro, Tarantino e una rediviva Cocconcelli che ritorna dopo il serio infortunio e conquista la semi dei 50 farfalla. Prove di rientro.

Ci sono stati anche i 100 stile donne. Dove Freja Anderson si dimostra all’altezza: infatti dall’ultimo gradino del podio, svetta con il suo sorriso e il suo metro e novanta. 

Chiara Tarantino l’abbiamo già nominata? Ah sì, ma ci tengo a rinominarla. Mi è piaciuto anche lo spirito con il quale si è presentata in zona mista: sembrava in dubbio se essere più soddisfatta per aver conquistato il suo primo quarto posto europeo oppure se essere più infastidita per essere arrivata solo al quarto posto europeo. Così si fa. Mai accontentarsi. 

Diciamo che è abbastanza evidente ormai che la Gran Bretagna ha dato tutto ai Giochi del Commonwealth e qui è venuta perchè è giusto così: a Roma bisogna venirci sempre. Grazie per esserci!!!

Anche Arno Kamminga non è proprio in splendida forma. Ma diciamolo, se gli italiani sono andati forte a Budapest e anche qui (beh magari non proprio tutti ma quasi) allora siamo bravi a farlo, se vogliamo.

Alle gare assiste anche mia madre che mi dice candidamente “però il dorso del vincitore di ieri (Razzetti NDR) non è proprio il massimo, potrebbero migliorarlo. Anche se ieri alla fine non ha perso tanto”. Già.

MI chiedono notizie anche della Turchia, che compare infatti nelle sue gare favorite: il fondo. E infatti è duello per il bronzo fra le due giovani Tuncel (dominatrice degli Eurojunior) e Ertan. Attenzione alla Ertan, dal finale travolgente. 

Allora non lo so se voglio saperlo veramente, ma perché Ceccon si è depilato solo una parte del petto? No, non voglio saperlo. 

Mettiamoci il cuore in pace: il TG2 sta lì e non si smuove, sotto elezioni men che meno. Ma abbiamo tre canali di Raiplay. Potrebbero accorgersene?

E mettiamoci sempre il cuore in pace: c’è il fantanuoto quindi prepariamoci ai saluti a Paolo, alla piccionaia, e all’aumento improvviso dei matrimoni fra gli atleti.
Ma voglio vedere chi ha il coraggio di entrare con i braccioli. 

Budapest 2022 day 3 – Cinquantamila motivi per vincere!

Screenshot (332)
50,000 ragioni per vincere

di Mauro Romanenghi

Oggi ho cambiato auto. Aveva nove anni e aveva fatto duecentomila chilometri (200,000).
Era il momento giusto, e poi mi aveva accompagnato in tanti posti. In uno in particolare però, e c’è un bell’adesivo dietro a dimostrarlo. È stata, è vero, per dieci giorni circa nel parcheggio della Duna Arena, però fino a Budapest c’è andata nel 2017. Lì dove ho fatto volare la sedia per le scale, dove ho urlato come un pazzo quando la Pellegrini vinse quel 200 dopo anni di buio, lei c’era. Oggi l’ho parcheggiata lì, nel piazzale del concessionario.
Anche la squadra azzurra si è rinnovata. La Pellegrini si è parcheggiata pure lei, i suoi chilometri li ha fatti. E quindi basta con sta storia della prima volta senza la Pellegrini. Anzi speriamo che ogni volta che sia la prima senza qualcuno, sia così. 

Ieri lo avevo detto, vediamo che succede, ma come dice qualcuno che ne sa, c’è chi le cose le pensa e chi le fa. Ceccon le fa: nel bene e nel male. Ma stavolta il record del mondo non lo tiene più e da il via  a tutta una serie di sproloqui che noi gli perdoniamo. Avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, anche che si candidava a zar di tutte le Russie. Invece si limita a dire che non sa come si dice in italiano “achievement” (risultato, non è difficile dai), e che non è questo l’obiettivo. Bene, basta che lo sai tu, l’obiettivo, a noi va benissimo.

La faccia di Ceccon quando gli mettono in mano l’assegnone poi è impagabile. Ma mai quella di quando glielo tolgono. Tranquillo Thomas non è quello vero, i soldi sono già in banca.

Non passa un quarto d’ora e la mia voce si azzera definitivamente. Dopo un anno difficile, dopo un’Olimpiade che se fossi stato in lei avrei detto “da schifo”, Benedetta Pilato da Taranto si impone di forza nel 100 rana più scarso degli ultimi anni. Ma sinceramente, come diceva Martinenghi, a volte basta vincere. E quindi visto che il motto di oggi è “se puoi farlo, fallo”, Benedetta lo ha fatto. 

Le pagelle non mi piacciono. Ma voto zero alla RAI per aver tolto il collegamento un secondo dopo la vittoria della Pilato.

Entra con modo felpato il conte (e non il principe) rumeno. Lontano bisnipote di sessantesimo grado di Vlad l’impalatore, David Popovici saluta tutti ai 150 e se ne va. Ora devo dire che nuota veramente bene. E quindi A) Dressel è avvisato ma non penso abbia gran paura B) per i miei amici giocare Popovici vincente nei 100 potrebbe essere una buona carta C) attenzione anche a Hwang per il prossimo futuro 

Un piccolo incoraggiamento a Simoncina, son cose che capitano. Ricorda la cagarella di Ledecky nel 2019. Dai, ce la facciamo.

Anche oggi le canadesi a mettere paura nei 100 dorso con la Masse…dai e dai vedrai che a furia di legnate ce la fanno pure loro.

CREDIT photo Raisport

F/O120 – FuoriOnda/JAPpodcast – day8: Ragazzi terribili agli inferi e ritorno!

Tōto sundai
wikipedia in CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Citazioni storiche e letterarie, statistiche sulle finali per commentare due ori storici, quello dell’alto maschile con Tamberi e quello di Marcell – Marcello – Jacobs, primo italiano finalista nei 100 metri e oro olimpico in 9”80. Ma il nuoto ha portato intanto un’altra medaglia, la sesta, anche questa storica. Da anni cercavamo l’ingresso in una finale della mista e finalmente questa ha portato una medaglia. Restate con Jappodcast, il programma che vi porta in apnea dentro le finali olimpiche e fra le bellezze dei Giochi.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 1 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O114 – FuoriOnda/Jappodcast – day3: Meglio argento che legno!!!

Kōshū Isawa no Akatsuki
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Alberto Burlina coach di Thomas Ceccon, argento olimpico in staffetta e medaglia sfiorata nei 100 dorso.

Oggi terza puntata. Meglio un quarto posto strappato con le unghie e con i denti, o comunque un bell’argento (ma va benissimo anche un bronzo)?
E’ come dire se è meglio un weekend con il sole o una settimana con la pioggia. Però noi ne parliamo lo stesso tutti insieme festeggiando le medaglie italiane, le prestazioni degli azzurri ma anche i legni raccolti.
Continuate a seguirci, perché chi non segue Jappodcast non si diverte!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 27 luglio 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day3: Concerto russo e doppiette scoppiettanti!

Medaglie d’autore, oggi!!! (credit Wikipedia)

di Mauro Romanenghi

La doppietta è quel fucile così definito perché si affiancano due canne e si sparano solo due colpi. Con questi due colpi puoi centrare due bersagli, che sono in genere grossi animali. Potrebbero essere due piattelli, come quelli della Diana Bacosi, oppure due belle medagliette olimpiche, come quelle centrate dai russi e dai britannici oggi, terza giornata di finali.
L’Europa riaffaccia la testa, con le due nazioni che l’Europa proprio non è che la considerano granché: Gran Bretagna e Russia, anzi ROC. Russia che essendo squalificata usa come inno il concerto di Čajkovskij (credo si scriva così). E la musica del dorso funziona meglio sicuramente di quella della 4×100 stile, soprattutto funzionano bene gli organi di Rylov, che a sorpresa vince e mette dietro i favoriti Kolesnikov dal tuffo a piombo e Robocop Murphy, che oggi non centra il bersaglio. 
La prima doppietta è però quella britannica, anche qui grande sorpresa (beh media sorpresa) con Dean davanti a Scott. Se ci mettiamo Guy, il compatto quartetto britannico non dovrebbe avere grossi problemi nella 4×200. Le ultime parole famose…
La terza doppietta è quella americana. E anche qui è la meno accreditata a vincere, la giovane Jacoby. Ma si sa che per gli americani giovane o vecchio non conta nulla, conta vincere. E lei ha vinto, e non è la prima che lo fa così giovane. Terza la King, che felice non è perché si ritroverà la sudafricana segretaria di Lex Luthor anche nei 200 e soprattutto non farà la finale olimpica di staffetta. 
Niente doppiette nei 100 dorso femminili, ma in una delle gare più competitive, come i 100 farfalla. A soli due centesimi dal mondiale, al quinto record dei Giochi in questa gara, la McKeown vola al successo. E se tanto mi da tanto, nei 200 non ci sarà storia. L’ho tirata anche questa, e fanno due. 

Nella finale dei 200 i giovani alla ribalta. Ma se il coreano si suicida con 49”78 ai piedi – lo chiamano ora passaggio a fagiano, noi dicevamo se passi a razzo, finisci a c….rende meglio l’idea – Popovici direi che si mangia le manine. Con il suo bel 1’44”68 è a due centesimi dalla medaglia. Questi due centesimi ricorrono, oggi. Beh dai, ci sono ancora i 100. E comunque nuotata ripeto molto scolastica, braccio piegato e allungo da Esordienti A. Stranissimo, ma bravissimo, e credo WR Junior. Ma vado a memoria.

Tra tutte le australiane, la McKeown è sicuramente le più carina. Ma è anche la più cieca. Sbaglia strada sul podio, quasi inciampa nello scendere, se ne va mentre le altre fanno le foto, torna indietro di corsa, fa disperare l’assistente al podio. Insomma, peggio di un Esordiente!

Parlavamo con la Dalla Valle nei nostri podcast di avvicinamento Tokyoisontheway della nuova rana potente e alta che a lei piace tanto. Ecco che vince la ranista americana dalla nuotata anni ’80. Come essere smentiti.

Avevamo tre raniste al bar, una se ne va mestamente a casa. La piccola Pilato non farà le staffette, d’altronde la Castiglioni è qui apposta. Comunque dobbiamo imparare a valorizzare i nostri giovani più forti e smettere di pensare che sono giovani. Gli americani lo fanno e si trovano chi fa 1’04”95 vincendo. Conta vincere!

Faccio un excursus sull’età e passo allo skateboard. Qua si vince a 13 anni. Secondo me però stiamo un po’ esagerando a portare i bambini alle Olimpiadi a giocare allo skate. Ho visto così una gara: si cadeva ogni esecuzione di esercizio, almeno un atleta su due. Io non vedo che spettacolo possa dare una cosa del genere, ma forse sono io che non capisco. Vorrei però vedere questi tredicenni fare con un atleta esperto l’arrampicata libera. Poi scopro che ci sono anche i trentenni e che cadono pure loro. A maggior ragione, direi che lo spettacolo dello skateboard non vale il prezzo pagato. Opinione personale, ovviamente.

Non parliamo poi delle cinesi tuffatrici del sincro piattaforma, 32 anni in due. Le avranno portate per fare esperienza, hanno dato solo 53 punti alle seconde classificate.

Regan Smith cicca prima la qualifica nei 200, qui la gara nei 100. Restano i 200 farfalla, che ha la bellezza di 18 partecipanti se non ho contato male. Speriamo che non sia la nuova Missy Franklin. Si sa le americane sono tanto brave a comparire quanto a sparire, con poche eccezioni. 

Una di esse è Allison Schmidt: sfiora la finale dei 200 stile, la vecchia leonessa americana. Dai Ally, resta la 4×200. 

E allora ecco la nostra Fede. Non quella Jedi, non quella cattolica, quella natatoria. Che va in finale. Ci basta? Ma no, dai. Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Anzi 32, Fede. Ma non sentirli, vola e basta.

Oggi sento: “il tocco alla piastra è il suo piatto forte” riferito a Murphy. Eh già. a Murphy piace il tocco, soprattutto alla piastra. Io preferisco la braciola, ma si sa i gusti son gusti.

La faccia di Ceccon all’uscita dice tutto, e dirgli bravo é come dare pacche sulle spalle a un leone a cui è sfuggita una gazzella dopo dieci giorni che non mangia.

E’ evidente come a Ceccon riesca meglio il recupero rispetto a Kolesnikiov (basta vedere anche gli Europei cosa successe). Ieri Ceccon tra i 100 dorso e la staffetta ha fatto due ottime prestazioni, non così Kolesnikov. Beh, diciamo che il fisico è ben diverso.

Le prestazioni sono notevolmente migliorate in questi giorni, i ragazzi si saranno abituati a questo ritmo. 
Leggevo ieri titoli come “c’era una volta il fioretto femminile”, “solo un oro dopo tre giorni lo spettro di Barcellona si avvicina”. Posto che secondo me ne vinceremo, di ori, la stampa sa sempre come farsi voler bene. E dopo si lamenta che non vogliono avere a che fare con lei. Basta vedere cosa scrivono del Coronavirus. 

Europei 2021 – Le scommesse del Chupa Chups

Europei 2021 – Chupa chps per il bravo ragazzo russo! E Razzetti canta “fly me to the moon” !!

pat pat.. Bravo ragazzo!
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

di Mauro Romanenghi

E niente ci sono cascato pure io e oggi ho scommesso. Io non scommetto soldi, in genere, ma generi di conforto (alimentari). C’era in ballo una birra con un torinese, che scommetteva sulla sconfitta della Pellegrini. Io avevo dato vincenti lei, poi la mia grande, immensa e sfolgorante Boglarka nei 200 farfalla e Chupkov, che come è noto in Russia dà nome al lecca lecca russo più apprezzato al gusto batrace del Volga. Ovviamente ho perso la birra, mi consola che il mio avversario aveva dato vincente Freya.

Freya Anderson si inserisce nel duello delle più accecate nuotatrici della storia, lei e la Pellegrini credo non si vedano neanche stando di fronte. Quindi in mezzo a loro si infila la ceca dal nome di pornostar, Barbora Seemanova, che incredula vince. Naufraga invece per l’ennesima volta la Bonnet, in testa per 150 metri.

Oggi partire in testa non fa bene e così anche il finlandese nei 200 rana porta tutti fino a 150, un po’ come le lepri keniane nei meeting anni 90, poi viene uccellato dal lecca lecca russo, Anton Chupkov, che nuota 160 metri come un normale duecentista e poi straccia il costumone si trasforma nel fratello brutto di Peaty, prende a testate l’acqua per venti bracciate e vince. La lezione però la stanno imparando perché così fa anche Arno Kamminga, che non è uno scioglilingua brianzolo ma il ranista olandese già argento nei 100 in un non disprezzabile 58”10.

La mia Boggie torna a risplendere, e vince d’autorità i 200 farfalla. Non devo aggiungere altro.

Parliamo di misti. Torna a risplendere la stella dei misti italiani. Merito di Razzetti, che grazie alla sua rana modello Rosolino 2000 turbo sprint vola al bronzo nel totale disinteresse del mondo, perché oggi ha vinto l’argento la Pellegrini.

Dice mia moglie che la mista mista è oggetto di diatribe fra il telecronista RAI Cattaneo e Sacchi, che non ci si raccapezzano. Ma stiamo sereni che essendo specialità olimpica la dobbiamo capire per forza, se vogliamo farla e anche bene.
A parte ciò giova ricordare l’apporto di Sabbioni e Di Pietro in mattinata.

Oggi Megli, ieri dato per spacciato e escluso dalla 4×200, oggi migliore degli italiani in batteria. Poi è uscito in semi, ma aver l’imbarazzo della scelta nella 4×200 è meglio che non avere scelte, secondo me. Vedi rana femminile.

A proposito di rana femminile, mi ricordano di avvisare Cattaneo che la Fangio non ha, purtroppo per lei, 21 anni già da un po’.

Nel dorso maschi purtroppo niente dolcetto per Ceccon. Nella finale più ravvicinata della storia, arrivare sesto a 14 centesimi dal primo non fa certo bene. Ma non fa bene neanche passare in 25”98. Leccarsi le ferite al posto del chupa-chups e passare oltre.

Assoluti invernali 2020: ma che ne sai dei 2000?

Cattura di schermata (980)

Felice e vincente: Bori nei 50 stile libero!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua a parlare di competizioni, a partire dagli Assoluti invernali del 2020. Prima però una doverosa premessa. Mentre commentiamo, siamo alle prese con una situazione sanitaria, sociale e economica complessa. Che coinvolge, e lo sappiamo bene, anche il mondo delle piscine che non è solo un mondo sportivo ma anche economico. E la chiusura di moltissimi impianti si riflette comunque, di concerto, sulle prestazioni. Oltre a ciò, molti atleti si possono ammalare, o entrare in quarantena perché sono stati in contatto con malati, o presunti tali e questo più e più volte. Per cui ogni giudizio va espresso al netto della condizione generale che non per tutti è necessariamente uguale. Già non lo era prima: chi nuotava  in un centro federale, di sicuro, non aveva gli stessi spazi né le stesse possibilità di chi non lo faceva. A maggior ragione adesso.
Ma su queste considerazioni potremmo stare giorni e farne mille. Molti ragazzi se ne sono comunque resi conto, e difatti lo hanno espresso nelle loro interviste. Perché capire che si è privilegiati, potendo nuotare mentre c’è chi non può neanche uscire di casa, è già un segno.

Un campionato monco, questo, di molti campioni assenti per vari motivi, legati al COVID ma anche no. All’appello quindi non si presentano Detti, De Tullio, capitan Scozzoli, Quadarella, Megli, Panziera fra i superbig da finale mondiale, e ne dimentico di sicuro altri (tipo Pizzini, ad esempio). Butini stesso assicura per alcuni, grazie alle prestazioni ottenute al Settecolli, la presenza olimpica che va ad aggiungersi a quella che ha confermato per i qualificati di un anno fa. A situazioni eccezionali misure eccezionali: non sta a noi sindacare la decisione, per cui non lo facciamo. Ci auguriamo che i ragazzi, le cui prestazioni oggetto dell’integrazione sono indiscutibili, le confermino sul campo: così ogni polemica e dubbio sarà sgomberata. E mi fermo qui anche su questo punto. Sono stato fin troppo compunto, e anche di questi tempi quindi vado con le mie considerazioni tra il serio ed il faceto.

Intanto un punto iniziale che facevo con alcuni colleghi. Tra le poche note positive del lockdown o come diavolo volete chiamare la semiclausura imposta, c’è la mancanza di distrazioni e una vita morigerata. Non puoi far tardi la sera, non puoi andare in giro con gli amici, non puoi gozzovigliare da McDonald’s. Ciò non farà bene ai datori di gozzoviglie (per McDonald’s sinceramente fatico a dispiacermene) ma moltissimo agli atleti, giovani e meno giovani. E Sacchi, in telecronaca. conferma: non pensa che in hotel molta gente avrà fatto tardi. Lo penso anche io.

Naturalmente non possiamo prescindere dal fatto che i due tempi limite ottenuti qui sono stati realizzati dalla two thousand generation. 

Partiamo da Ceccon. Saputo che Burdisso ha ottenuto la qualificazione, il nuovo gemello diverso Tommasino spara subito la cartuccia da novanta con il primato italiano da 52”8. Il ragazzo ha ormai 19 anni, l’età giusta. Ha preso la patente (parole sue), la maturità (parole sempre sue) quindi è bello tranquillo (di nuovo, parole sue). Si allena, ha fame, non ha vinto nulla. Vince nel dorso, nel delfino, va forte a stile. Grazie a Dio (anzi al suo staff) ci hanno risparmiato un altro 200 misti alla Sette Colli con la vasca finale da 32”. Per il resto, un atleta imprescindibile per le staffette, mista e veloce.

Proseguiamo con la Pilato, la “finta sedicenne”. Intanto non è finta, è quindicenne: compirà gli anni a gennaio, quindi non li ha. Mia moglie asserisce che stare a Budapest due mesi le ha fatto un gran bene. Sono d’accordo, stranamente, con lei. Ma anche Benedetta lo è. Chi non vorrebbe starsene due mesi con i propri idoli, che puoi sfidare tutti i santi giorni, allenandoti con loro mentre fai scuola online. Poi non sono tutte rose e fiori ma mica stava in galera sull’isola Margherita dove gli hotel sono bellissimi, ve lo posso garantire. E tra l’altro la forma fisica è spettacolare, con due bicipiti e due deltoidi che fanno invidia alla migliore Hosszu – non è vero ma è quasi così. E quindi ecco che la “costruzione del 100”, come tanto piace a tutti citare, è divenuta realtà: anche questo non è proprio tutto vero, ma è quasi così. Infatti mancano buoni 15 metri a una ragazza che passa ai 50 come nessuna ragazza azzurra può fare neanche in un 50 secco, ma torna ancora più lenta delle altre: ricordiamo che Castiglioni può tornare anche in 34”, e pure la Carraro è stata in grado. Quindi, pensate a cosa può fare ancora la tarantina che ha il quarto tempo di sempre al mondo nella gara sprint ma non è neanche nelle quindici nella distanza olimpica.

Diciamola tutta: forse la rana femminile è l’unico settore in cui la nazionale in rosa sorride (sorriso a denti stretti, vista la concorrenza casalinga), insieme al mezzofondo. Il resto, purtroppo, con tutto il bene che voglio alle ragazze, non riesce a ottenere standard prestativi a livello internazionale. Che non succede nulla, sopravviviamo lo stesso, però per lo sport bene non fa. Aspettando quindi Panziera e Quadarella al momento niente di nuovo all’orizzonte. Il tutto al netto del COVID: quindi nessuna bocciata, tutto rimandato a tempi migliori. Diamo fiducia!

Fiducia sicuramente la voglio dare a Costanza Cocconcelli. Un nome, una garanzia: due personali nei 50 stile e farfalla, e quattro dico quattro argenti. Dai che ce la facciamo, basta avere…vabbè non la dico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Parlando di mezzofondo, note in chiaroscuro. Una Caramignoli che affronta una parte finale di carriera con grandi soddisfazioni, segno che si può sempre migliorare: basta crederci (e averne le qualità). Una Salin che dava grandi segni di progresso questa estate e che invece ha una grossa battuta di arresto. Ma, come abbiamo visto, può avere undici anni di tempo per rifarsi!

Sempre per il tema “non è mai troppo tardi”, ecco Roberta Piano Del Balzo. Un cognome che è un’impresa ricordarselo, ma almeno vincere un campionato nazionale aiuta! E quindi, a 22 anni, la rappresentante del Flegreo rinverdisce i fasti della Giacchetti e riporta un titolo nel club campano. Il tempo, niente di che. Ma l’importante è crederci sempre. Chissà.

Dei twothousand maschili la cui piramide è rappresentata dai nuovi gemelli diversi (che più diversi non si può) Ceccon e Burdisso possiamo dire che ci vuole tempo per vederne la crescita: ma un Cerasuolo (2003) a medaglia nei 50 rana, già dà la dimensione, senza dimenticare il titolo di Lamberti.

Una tripletta onesta quella di Nicolò. Devo dire che ci credevo, vista la sua voglia di gareggiare, ma non sempre nei 200 ci si azzecca. Quinta prestazione alltime, dopo il record nei 50, con un’ultima vasca un filo sofferente (e un 2000 dietro, Fusco da Alessandria, da scoprire dopo una bella carriera Juniores). Martinenghi morde il freno e si vede. Manca a tutti gareggiare, ma se sai che vali un podio internazionale allora l’impazienza cresce. Coraggio, possiamo farcela.

Giovani e meno giovani: e così al titolo torna Ciccarese, la pippa dei 200 dorso. Ti vogliamo bene sempre.Anzi, di più.

Due parole Razzetti le merita sempre. Anche io non ho visto la squalifica, ma a lui la fiducia la diamo a prescindere. Perché c’è sempre, e la sua prestazione la mette lì. In silenzio, lavorando, è l’unico in Italia a scendere sotto i due minuti nei 200 misti dopo anni. Basta lavorare ancora un poco, e chissà. 

Chiudiamo come sempre in ottica staffetta. Secondo me, al momento giusto sia nei 100 che 200 i ragazzi ci saranno. Miressi, Bori, Frigo, Ceccon, Zazzeri, Ciampi, Ballo, Zuin, Di Cola e compagnia bella come ama dire Morini. Sanno che chi andrà si giocherà grandi cose. I nomi ci sono, quindi, e sono parecchi. C’è anche un certo Filippo, un ragazzo di buone speranze. Non è un two thousand, questo no. Ma c’è da lavorarci su, insieme ai giovani. Se poi non ce la fa, pazienza: che ne sa, lui dei 2000: per adesso ne conosce solo i pannolini!