Europei 2021 – Le scommesse del Chupa Chups

Europei 2021 – Chupa chps per il bravo ragazzo russo! E Razzetti canta “fly me to the moon” !!

pat pat.. Bravo ragazzo!
Photo Giorgio Scala / Deepbluemedia / Insidefoto

di Mauro Romanenghi

E niente ci sono cascato pure io e oggi ho scommesso. Io non scommetto soldi, in genere, ma generi di conforto (alimentari). C’era in ballo una birra con un torinese, che scommetteva sulla sconfitta della Pellegrini. Io avevo dato vincenti lei, poi la mia grande, immensa e sfolgorante Boglarka nei 200 farfalla e Chupkov, che come è noto in Russia dà nome al lecca lecca russo più apprezzato al gusto batrace del Volga. Ovviamente ho perso la birra, mi consola che il mio avversario aveva dato vincente Freya.

Freya Anderson si inserisce nel duello delle più accecate nuotatrici della storia, lei e la Pellegrini credo non si vedano neanche stando di fronte. Quindi in mezzo a loro si infila la ceca dal nome di pornostar, Barbora Seemanova, che incredula vince. Naufraga invece per l’ennesima volta la Bonnet, in testa per 150 metri.

Oggi partire in testa non fa bene e così anche il finlandese nei 200 rana porta tutti fino a 150, un po’ come le lepri keniane nei meeting anni 90, poi viene uccellato dal lecca lecca russo, Anton Chupkov, che nuota 160 metri come un normale duecentista e poi straccia il costumone si trasforma nel fratello brutto di Peaty, prende a testate l’acqua per venti bracciate e vince. La lezione però la stanno imparando perché così fa anche Arno Kamminga, che non è uno scioglilingua brianzolo ma il ranista olandese già argento nei 100 in un non disprezzabile 58”10.

La mia Boggie torna a risplendere, e vince d’autorità i 200 farfalla. Non devo aggiungere altro.

Parliamo di misti. Torna a risplendere la stella dei misti italiani. Merito di Razzetti, che grazie alla sua rana modello Rosolino 2000 turbo sprint vola al bronzo nel totale disinteresse del mondo, perché oggi ha vinto l’argento la Pellegrini.

Dice mia moglie che la mista mista è oggetto di diatribe fra il telecronista RAI Cattaneo e Sacchi, che non ci si raccapezzano. Ma stiamo sereni che essendo specialità olimpica la dobbiamo capire per forza, se vogliamo farla e anche bene.
A parte ciò giova ricordare l’apporto di Sabbioni e Di Pietro in mattinata.

Oggi Megli, ieri dato per spacciato e escluso dalla 4×200, oggi migliore degli italiani in batteria. Poi è uscito in semi, ma aver l’imbarazzo della scelta nella 4×200 è meglio che non avere scelte, secondo me. Vedi rana femminile.

A proposito di rana femminile, mi ricordano di avvisare Cattaneo che la Fangio non ha, purtroppo per lei, 21 anni già da un po’.

Nel dorso maschi purtroppo niente dolcetto per Ceccon. Nella finale più ravvicinata della storia, arrivare sesto a 14 centesimi dal primo non fa certo bene. Ma non fa bene neanche passare in 25”98. Leccarsi le ferite al posto del chupa-chups e passare oltre.

Assoluti invernali 2020: ma che ne sai dei 2000?

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Felice e vincente: Bori nei 50 stile libero!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua a parlare di competizioni, a partire dagli Assoluti invernali del 2020. Prima però una doverosa premessa. Mentre commentiamo, siamo alle prese con una situazione sanitaria, sociale e economica complessa. Che coinvolge, e lo sappiamo bene, anche il mondo delle piscine che non è solo un mondo sportivo ma anche economico. E la chiusura di moltissimi impianti si riflette comunque, di concerto, sulle prestazioni. Oltre a ciò, molti atleti si possono ammalare, o entrare in quarantena perché sono stati in contatto con malati, o presunti tali e questo più e più volte. Per cui ogni giudizio va espresso al netto della condizione generale che non per tutti è necessariamente uguale. Già non lo era prima: chi nuotava  in un centro federale, di sicuro, non aveva gli stessi spazi né le stesse possibilità di chi non lo faceva. A maggior ragione adesso.
Ma su queste considerazioni potremmo stare giorni e farne mille. Molti ragazzi se ne sono comunque resi conto, e difatti lo hanno espresso nelle loro interviste. Perché capire che si è privilegiati, potendo nuotare mentre c’è chi non può neanche uscire di casa, è già un segno.

Un campionato monco, questo, di molti campioni assenti per vari motivi, legati al COVID ma anche no. All’appello quindi non si presentano Detti, De Tullio, capitan Scozzoli, Quadarella, Megli, Panziera fra i superbig da finale mondiale, e ne dimentico di sicuro altri (tipo Pizzini, ad esempio). Butini stesso assicura per alcuni, grazie alle prestazioni ottenute al Settecolli, la presenza olimpica che va ad aggiungersi a quella che ha confermato per i qualificati di un anno fa. A situazioni eccezionali misure eccezionali: non sta a noi sindacare la decisione, per cui non lo facciamo. Ci auguriamo che i ragazzi, le cui prestazioni oggetto dell’integrazione sono indiscutibili, le confermino sul campo: così ogni polemica e dubbio sarà sgomberata. E mi fermo qui anche su questo punto. Sono stato fin troppo compunto, e anche di questi tempi quindi vado con le mie considerazioni tra il serio ed il faceto.

Intanto un punto iniziale che facevo con alcuni colleghi. Tra le poche note positive del lockdown o come diavolo volete chiamare la semiclausura imposta, c’è la mancanza di distrazioni e una vita morigerata. Non puoi far tardi la sera, non puoi andare in giro con gli amici, non puoi gozzovigliare da McDonald’s. Ciò non farà bene ai datori di gozzoviglie (per McDonald’s sinceramente fatico a dispiacermene) ma moltissimo agli atleti, giovani e meno giovani. E Sacchi, in telecronaca. conferma: non pensa che in hotel molta gente avrà fatto tardi. Lo penso anche io.

Naturalmente non possiamo prescindere dal fatto che i due tempi limite ottenuti qui sono stati realizzati dalla two thousand generation. 

Partiamo da Ceccon. Saputo che Burdisso ha ottenuto la qualificazione, il nuovo gemello diverso Tommasino spara subito la cartuccia da novanta con il primato italiano da 52”8. Il ragazzo ha ormai 19 anni, l’età giusta. Ha preso la patente (parole sue), la maturità (parole sempre sue) quindi è bello tranquillo (di nuovo, parole sue). Si allena, ha fame, non ha vinto nulla. Vince nel dorso, nel delfino, va forte a stile. Grazie a Dio (anzi al suo staff) ci hanno risparmiato un altro 200 misti alla Sette Colli con la vasca finale da 32”. Per il resto, un atleta imprescindibile per le staffette, mista e veloce.

Proseguiamo con la Pilato, la “finta sedicenne”. Intanto non è finta, è quindicenne: compirà gli anni a gennaio, quindi non li ha. Mia moglie asserisce che stare a Budapest due mesi le ha fatto un gran bene. Sono d’accordo, stranamente, con lei. Ma anche Benedetta lo è. Chi non vorrebbe starsene due mesi con i propri idoli, che puoi sfidare tutti i santi giorni, allenandoti con loro mentre fai scuola online. Poi non sono tutte rose e fiori ma mica stava in galera sull’isola Margherita dove gli hotel sono bellissimi, ve lo posso garantire. E tra l’altro la forma fisica è spettacolare, con due bicipiti e due deltoidi che fanno invidia alla migliore Hosszu – non è vero ma è quasi così. E quindi ecco che la “costruzione del 100”, come tanto piace a tutti citare, è divenuta realtà: anche questo non è proprio tutto vero, ma è quasi così. Infatti mancano buoni 15 metri a una ragazza che passa ai 50 come nessuna ragazza azzurra può fare neanche in un 50 secco, ma torna ancora più lenta delle altre: ricordiamo che Castiglioni può tornare anche in 34”, e pure la Carraro è stata in grado. Quindi, pensate a cosa può fare ancora la tarantina che ha il quarto tempo di sempre al mondo nella gara sprint ma non è neanche nelle quindici nella distanza olimpica.

Diciamola tutta: forse la rana femminile è l’unico settore in cui la nazionale in rosa sorride (sorriso a denti stretti, vista la concorrenza casalinga), insieme al mezzofondo. Il resto, purtroppo, con tutto il bene che voglio alle ragazze, non riesce a ottenere standard prestativi a livello internazionale. Che non succede nulla, sopravviviamo lo stesso, però per lo sport bene non fa. Aspettando quindi Panziera e Quadarella al momento niente di nuovo all’orizzonte. Il tutto al netto del COVID: quindi nessuna bocciata, tutto rimandato a tempi migliori. Diamo fiducia!

Fiducia sicuramente la voglio dare a Costanza Cocconcelli. Un nome, una garanzia: due personali nei 50 stile e farfalla, e quattro dico quattro argenti. Dai che ce la facciamo, basta avere…vabbè non la dico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Parlando di mezzofondo, note in chiaroscuro. Una Caramignoli che affronta una parte finale di carriera con grandi soddisfazioni, segno che si può sempre migliorare: basta crederci (e averne le qualità). Una Salin che dava grandi segni di progresso questa estate e che invece ha una grossa battuta di arresto. Ma, come abbiamo visto, può avere undici anni di tempo per rifarsi!

Sempre per il tema “non è mai troppo tardi”, ecco Roberta Piano Del Balzo. Un cognome che è un’impresa ricordarselo, ma almeno vincere un campionato nazionale aiuta! E quindi, a 22 anni, la rappresentante del Flegreo rinverdisce i fasti della Giacchetti e riporta un titolo nel club campano. Il tempo, niente di che. Ma l’importante è crederci sempre. Chissà.

Dei twothousand maschili la cui piramide è rappresentata dai nuovi gemelli diversi (che più diversi non si può) Ceccon e Burdisso possiamo dire che ci vuole tempo per vederne la crescita: ma un Cerasuolo (2003) a medaglia nei 50 rana, già dà la dimensione, senza dimenticare il titolo di Lamberti.

Una tripletta onesta quella di Nicolò. Devo dire che ci credevo, vista la sua voglia di gareggiare, ma non sempre nei 200 ci si azzecca. Quinta prestazione alltime, dopo il record nei 50, con un’ultima vasca un filo sofferente (e un 2000 dietro, Fusco da Alessandria, da scoprire dopo una bella carriera Juniores). Martinenghi morde il freno e si vede. Manca a tutti gareggiare, ma se sai che vali un podio internazionale allora l’impazienza cresce. Coraggio, possiamo farcela.

Giovani e meno giovani: e così al titolo torna Ciccarese, la pippa dei 200 dorso. Ti vogliamo bene sempre.Anzi, di più.

Due parole Razzetti le merita sempre. Anche io non ho visto la squalifica, ma a lui la fiducia la diamo a prescindere. Perché c’è sempre, e la sua prestazione la mette lì. In silenzio, lavorando, è l’unico in Italia a scendere sotto i due minuti nei 200 misti dopo anni. Basta lavorare ancora un poco, e chissà. 

Chiudiamo come sempre in ottica staffetta. Secondo me, al momento giusto sia nei 100 che 200 i ragazzi ci saranno. Miressi, Bori, Frigo, Ceccon, Zazzeri, Ciampi, Ballo, Zuin, Di Cola e compagnia bella come ama dire Morini. Sanno che chi andrà si giocherà grandi cose. I nomi ci sono, quindi, e sono parecchi. C’è anche un certo Filippo, un ragazzo di buone speranze. Non è un two thousand, questo no. Ma c’è da lavorarci su, insieme ai giovani. Se poi non ce la fa, pazienza: che ne sa, lui dei 2000: per adesso ne conosce solo i pannolini!

Settecolli 2020 – Frecce del sud

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di Mauro Romanenghi

Quest’anno il Settecolli ha scelto come sponsor il noto treno (non sempre) veloce, forse per incoraggiare l’utilizzo di questo trasporto in tempi in cui il mezzo privato la fa da padrone per le note vicende sanitarie. Si sa che comunque i mezzi pubblici, al Sud, hanno le loro pecche (e anche qui lo Stato ha delle belle responsabilità). Ci sono però delle frecce che funzionano: non certo quelle delle automobili, altro dispositivo spesso dimenticato nelle terre del nostro meridione, come ho avuto modo di sperimentare in molti anni passati in quei lidi ove mia moglie trae le sue origini. Parlo di frecce acquatiche, nella fattispecie in provincia di Taranto. Qui ha avuto i natali, si allena e domina la rana veloce la signorina Pilato Benedetta da Taranto (o Pulsano, se preferite). Ieri ha dimostrato tutta la sua potenza: e direi che starei molto attento a litigare con lei, nonostante un carattere e un sorriso smagliante – che vorrei vedere non sfoggiare a chi ha appena realizzato 29”85, nuovo record assoluto dei 50 rana, sesta prestazione mondiale e record mondiale giovanile – visti i possenti dorsali e tricipiti in aggiunta a un onesto quadricipite femorale. Mia moglie si sofferma ovviamente sulla nuova pettinatura, che sinceramente come sapete mi lascia indifferente (fosse stata la Jakabos avrei notato la differenza, forse).

Passiamo dal sorriso di una giovanissima ad altri giovanissimi, italiani e non. Dal 2001 arrivano infatti il duo promettente del nostro italico sport natatorio, Ceccon e Burdisso.Da una rapida ricerca in rete, il look selvaggio del Federico, ragazzo lombardo di Milano, deriva pare da Sean Penn; ma le apnee e l’arrembanza del 200 delfino sembrano più un Jack Sparrow prima maniera. Anche l’ultima vasca sembra quella del vascello di Jack quando entra in porto nel primo film, colando a picco. Ma siamo sicuri che il ragazzo ha in serbo per noi altre sorprese, e ieri ha potuto gareggiare solo una volta. Con i turni, le cose cambieranno.Ceccon invece sfrutta il suo ritorno per conquistare il titolo assoluto, anche se il ragazzo francese già vincitore dei 50, Tomac, anche stavolta si pone davanti a tutti. E questo 2001 speriamo sia destinato a rinverdire un po’ i fasti del dorso francese, orfano ormai di Lacourt e Stravius. Si rivede intanto Sabbioni, tornato ai vecchi lidi di allenamento: l’aria di casa fa tutto un altro effetto, pare.

Altri giovani si affacciano però, e dobbiamo parlarne: Faraci nei 200 farfalla, Lamberti nei 100 dorso, la Tarantino (anche se il tempo non è eccezionale, un podio assoluto è sempre un podio) nei 100 stile.

Ecco qua, oggi dobbiamo mettere qualche puntino sulle i (minuscole, la maiuscola non ce l’ha). Se la velocità italiana femminile, eccezioni a parte, non ride, i misti piangono la scomparsa dai radar della Cusinato. Sappiamo quanto bene io voglia agli atleti, ma qua si viaggia a 4’45” per vincere. Siamo ai tempi di Federica Biscia…(saluto Federica e la famiglia!).

Tuttavia elimino subito la tristezza e mi sposto sul mezzofondo, dove abbiamo chi vuole mettere le cose in chiaro.
Martina (Caramignoli) risponde alle critiche di non si sa chi per non si sa cosa, con il terzo tempo italiano di sempre, Giulia (Salin) al secondo record di categoria e sesto tempo di sempre, e la Romei che zitta zitta sale anche lei a ridosso della top ten italiana fanno la storia dell’800 (non il secolo, la gara di stile libero).
Ora sono proprio curioso di vedere i 200.
Anche dei maschi, che vedono Paltrinieri rispondere con i fatti al duo del Moro (che ha messo sul piatto il 400 del primo giorno) con un 800 da sballo almeno per 600 metri. E poi mettere sul piatto nell’intervista tutta la sua gioia per il modo diverso di allenarsi, di approcciarsi, eccetera eccetera. Detti chiama il baffo e il baffo risponde. Mia moglie non ha apprezzato comunque il baffo: Greg, è giusto che tu lo sappia.
Ripeto: oggi mi aspetto dei bei 200, anche se non so quanto gli atleti reggano tre giorni dopo tanto tempo in cui non si gareggia.

Qualche parola sugli ospiti stranieri: gli ungheresi con Verraszto, i francesi, qualche belga, gli svizzeri, la russa Egorova. Ecco questi ragazzi, in tempi non facili, hanno comunque scelto il Settecolli per poter gareggiare in una cornice competitiva. E anche dando lustro, vincendo con tempi da record della manifestazione.

Ricompare anche il nostro amato CT Butini. Che torna all’attacco sullo sport che è stato abbandonato, che alle elementari non si fa (ma volete sapere perché?…ascoltate questo podcast e lo scoprirete).
Abbiamo tutte le ragioni, ma vedrete che non solo non andrà meglio: con la storia degli spazi che mancano, del distanziamento e così via per qualcuno potrebbe anche andare molto, molto peggio. Noi speriamo di no.

Infine vorrei dire due parole serie. Oggi ci sono i 200 stile. La gara di Fabio. Fabio era un bravo ragazzo, prima di tutto. Ci ho parlato varie volte, quando ho avuto occasione: senza grossi grilli per la testa e consapevole che doveva darsi da fare per ottenere qualcosa. Ce la poteva fare, forse sì e forse no. Il destino ha voluto diversamente. Noi lo salutiamo così, senza troppo rumore, insieme al suo amico Gioele.

 

Mondiali Junior Day 2: che abbuffata!

                       di Mauro Romanenghi

Benedetta Pilato

Sfoggio di inglese per Benedetta!!!

Non so quanti altri giorni potrò commentare di questi Mondiali. Le ferie si avvicinano, e io partirò per la Puglia, dove sicuramente seguirò una morigeratissima dieta a base di bombette, burrate, pastasciutte, melanzane alla parmigiana e carne alla griglia. Tutto leggerissimamente fritto nel fantastico olio pugliese. Mi aspettano quindi delle grandi mangiate, e sto allenando l’appetito. 

Un po’ come fanno i protagonisti di questi mondiali, che sto seguendo insieme a dei veri appassionati (anche di cibo, credo).

Abbuffata anche di titoli oggi: otto titoli individuali assegnati e una staffetta. Qualcuno tenta già di fare il passo più lungo della gamba, ma la gamba é quella del tavolo quindi rimane indigesta. 

E’ il caso, ad esempio, del vincitore dei 200 stile, Urlando. Urlando di felicità dopo aver bruciato lo svedese di sei centesimi (svedese favoritissimo che al mattino aveva rischiato la beffa). Urlando di rabbia dopo quindici minuti per aver malamente bucato la finale dei 100 farfalla, morendo letteralmente. Però, ragazzo, 15 minuti fra una gara e l’altra forse sono ancora troppo pochi. Ripassa fra qualche anno.

Parliamo sempre di 200 stile. Sette atleti in sette decimi di secondo. Come ai mondiali assoluti una gara, quella dei 200 stile, apertissima. 

USA sugli scudi oggi e vincitori di quattro ori con il record mondiale giovanile della mista mista (e fanno due con la stile veloce di ieri). Si issano in testa al medagliere e vanno in fuga. 

E’ ufficiale che in ungherese il cognome si dice prima del nome: é stranissimo, ma é così.

La regia ungherese é precisissima: anche nel non far vedere una premiazione. Pubblicità, commenti tecnici, telegiornale flash, ma le medaglie, comprese quelle azzurre, nisba. 

Eh sì perchè all’abbuffata di titoli contribuisce anche l’Italia. Prima Ceccon fa suoi i 100 dorso con il primato italiano Juniores, seconda prestazione ogni epoca, in 53”46. Poi Benedetta vince i 50 rana. Entrambi con un po’ di patemi, nel finale. Ma é giusto così, ogni pranzo va meritato e così anche ogni successo. 

La Pilato é anche l’unica ragazza non ungherese che abbiano fermato per un’intervista. Beh dai non se la cava male. Brava!

Osservavo l’entrata di molte ragazze. Alcune sono spavalde come se andassero a fare shopping: con stivaloni, cuffione, manca solo la borsetta o lo zainetto. Altre sembrano lì per caso, si guardano intorno e si mangiano le unghie. Fa specie pensare che la campionessa mondiale dei 100 dorso, Regan Smith, ha la loro età (beh, anche la Pilato…)

Nella gara degli 800, dove la Giulia Salin conquista il bronzo con un ottimo duello spalla a spalla, vince Lani Pallister. E chi se ne frega, direte voi. Giusto.
Solo per dire che l’australiana è la campionessa mondiale in cinque specialità individuali del salvamento nel 2018, ultima edizione dei mondiali Juniores, nonchè primatista mondiale di categoria in due di esse. Questo quindi é un successo storico, non credo sia mai avvenuto prima. Insomma, anche il salvamento voleva partecipare al banchetto.

Per fare un po’ di gossip, un mio conoscente mi fa sapere che Lani spodesta la madre dalle top50 degli 800 inserendosi al trentesimo posto. Insomma, buon sangue non mente!

Assoluti 2019 – Shampoo, interviste e lauree

di Mauro Romanenghi

Condorelli-Holmes/Darkpool

Condorelli-Holmes/Darkpool

Oggi parliamo di lavaggi. Come tutti sappiamo, l’igiene riveste un’importanza fondamentale. Bisogna lavarsi i denti prima di andare a dormire, dopo ogni pasto, e poi lavarsi il viso al mattino per cominciare bene la giornata. Per un nuotatore, lavarsi è fondamentale. I nuotatori vivono nel cloro, che fa male alla pelle. E poi si sa rovina i capelli delle ragazze, che insomma giustamente ci tengono alle loro chiome che devono sfolgorare per attirare gli ingenui maschietti nelle loro mani. Parliamo quindi di shampoo, che riveste un’importanza critica per il crine in generale ma quello femminile in particolare. Persino la divina Pellegrini ha fatto la pubblicità a una nota marca di shampoo, ma non è questo dove voglio arrivare.

E’ infatti assodato che una bella lavata di capo, oltre a far assurgere una capigliatura a un aspetto considerevole, può servire anche come aspetto educativo. Soprattutto se il detergente ha la marca toscana di Stefano Morini, il quale oggi ha espresso tutte le sue capacità di lavaggio con la sua pupilla Cusi, al secolo Ilaria. Lavaggio con balsamo ben evidenziato da Sacchi, che seppur non più aduso all’utilizzo del detergente per il cuoio capelluto ben sa riconoscere l’uso figurato dell’espressione “lavata di capo”.
Non vogliamo certo stare qua a sottilizzare sui motivi, vuoi per una gara magari non perfetta, vuoi perché la Cusi, forse per sconforto forse per incuria non si è fermata in zona mista, però insomma lo shampoo è corso a bottiglie in questo frangente, e non era il Baby shampoo senza lacrime.
Qualcuno mi ha fatto notare che insomma, fermarsi in zona mista per le interviste bisogna saperlo fare sia che le cose vadano bene sia che qualcosa non giri per il verso giusto.
Ma siccome sono giovani un pochino li perdoniamo. E comunque anche i capelli del talentuoso Ceccon sembra che questa mattina abbiano avuto bisogno di uno shampoo copioso. Non oso immaginare cosa lo abbia aspettato dopo la squalifica della 4×100 mista, autrice del record italiano assoluto.
Comunque meglio insegnare subito ai ragazzi il valore dell’igiene, così tiriamo su delle persone ben educate e rispettose. Anche i miei nipotini non vogliono mai fare la doccia, ma poi puzzano.

Detto ciò, parliamo di cento stile. Al mattino evento più unico che raro: quattro vincitori di batteria a 49”02. Ricordo a tal proposito una pole position a tre in Formula uno tanti anni fa all’ultima gara della stagione.Mi pare fosse una Ferrari e due McLaren. Qua si parla di califfi della velocità, come recita il buon Mecasacchi. Miressi, Vendrame, Condorelli, Dotto. Con Frigo subito dietro a 49”11. Premesse per un cento a tutta forza. Infatti abbiamo visto la più bella gara dei cento in Italia da anni.
Ora sperando che ciò porti a grandi risultati, parliamo di SYC. Santo Yukio Condorelli, il pio uomo dai torroncini più buoni del Canada. Un mio vecchio amico, Darkpool, le cui gesta hanno infiammato le scorse stagioni le platee di noti siti di stampa specializzata, mi fa notare la sua somiglianza con un personaggio di una certa fama, portato alla ribalta anche da Elio e le storie tese. La capigliatura e il baffo, che come sapete va di moda fra i nazionali di oggi, richiedono di certo molta cura. Ci faremo promotori della conoscenza dei prodotti da lui utilizzati per mantenere i suoi crini così morbidi.
Nel frattempo, ammiriamo il suo tempo nei 100 e il suo passaggio un filo azzardato in 22”49 ai piedi, sperando sia il preludio a un suo ritorno a immensi livelli. Nel qual caso si tenga pure i capelli come vuole.

Infine parliamo di scuola e sport. Sappiamo tutti che in Italia è dura conciliare le due cose. Tanto che chi ci riesce viene visto come una specie di mostro, uno studioso superintelligente dal corpo di Superman che può qualsiasi cosa. Infatti uno di loro è Restivo, che sicuramente è molto intelligente ma non ha di sicuro il corpo di Superman: Sacchi lo ha definito il classico fisico da ragioniere. Non avendo niente contro i ragionieri, oggi festeggiamo la laurea in Economia di Luisa Trombetti. Ce la hanno smaronata per due giorni sta cosa. Tutto molto bello, davvero. Oggi la intervistano e lei ammette candidamente che si iscriverà alla laurea magistrale. Quindi ha conseguito la laurea triennale. In otto anni. Spero che per conseguire quella magistrale ci metta meno. Nel frattempo, complimenti dottoressa!

Assoluti 2019 – Nuove specie nel nuovo millennio

di Mauro Romanenghi

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Detti-DeTullio-Acerenza/Assoluti2019-Laura Vergani

Riccione si sa è una ridente località marina, dove per undici mesi all’anno c’è abbastanza mortorio poi si scatena l’inferno estivo: i locali sfoderano i loro migliori sorrisi (che in realtà sfoderano anche nel resto dell’anno, ma nessuno lo sa) e la gente si spacca di discoteca, sole e mare (peraltro non bellissimo, ma insomma si fa quel che si può). Poi ci sono alcuni periodi, rari, in cui la bolgia si trasferisce negli impianti sportivi natatori all’interno della cittadina. Impianti che ora stanno ospitando gli assoluti di nuoto, e qui arriva mia moglie. La quale vi è giunta domenica sera, un po’ per giocare d’anticipo, un po’ per farsi un giorno di mare (e mangiare pesciolini fritti, credo). Ma torniamo a bomba alla spiaggia. Qui vanno per la maggiore i gabbiani. Uccelli predatori, ma spesso anche spazzini e opportunisti. Che in gergo positivo, significa che sanno cogliere le opportunità. Parenti stretti dei gabbiani sono gli albatros, che però navigano nell’Atlantico e sono molto, molto più grossi.
Tipico uccello invece sinonimo di dabbenaggine è il fagiano. Intanto perché preda dei cacciatori, destinato quindi a farsi impallinare. Poi si usa spesso da noi l’espressione “sei un fagiano” per indicare un tizio non particolarmente intelligente. Non è proprio offensivo ma insomma neanche un complimentone.

Leggo oggi il paragone tra Federico Burdisso e l’albatros. Ora tanto per cominciare l’albatros è un soprannome già assegnato, per cui non confondiamoci; per chi volesse ulteriori notizie, basta leggere qui https://it.wikipedia.org/wiki/Michael_Gro%C3%9F_(nuotatore)
Non volendo apparire offensivo, poiché c’è in giro questo nuovo modo di dire del passaggio a fagiano (che come avete capito dalla definizione di fagiano non è un complimento), non possiamo dire come fa la stampa specializzata che Burdisso si è trasformato da fagiano in albatros: anche perché insomma le dimensioni non sono proprio le stesse. Diciamo che per adesso da pulcino si sta trasformando in un gabbiano. Avremo una ulteriore mutazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

Thomas Ceccon è già più simile all’albatros. Ma anche per lui la mutazione passa attraverso un miglioramento. Diciamo che le ali le ha, deve smettere le piume e trovare le penne.

Detto questo, abbiamo deciso – meglio: ha deciso mia moglie, la quale quando si mette in testa una cosa non la ferma nessuno – di intervistare insieme Ceccon e Burdisso. Di mettere insomma insieme due diverse specie di millennial birds. Il risultato non ve lo anticipo se volete sentirli dovete per forza ascoltare il nostro podcast.

Parliamo di numeri. Sette tempi limite per i mondiali conseguiti, cinque pass per eurojunior o mondiali junior. Tra di essi il più impressionante dopo il record di Burdisso è il record dei 100 rana della Pilato: 1’08”88 e primi venti in Italia. Curioso di vederla nei 100 in cui è bronzo uscente, ricordiamo.
Entra nella top ten zitto zitto dei 200 farfalla il buon Razzetti, nonostante il quarto posto.
Poi c’è una diatriba. Detti primo o secondo tempo mondiale dei 400? Insomma che la stampa specializzata si metta d’accordo. Io comunque dopo il mattino in cui sia lui che Acerenza hanno passeggiato senza usare le gambe ho profetizzato un 400 in almeno 3’44”. Per una volta il vostro scriba ci ha azzeccato.
Sempre parlando di numeri passa al settimo di sempre De Tullio.
Quadarella invece secondo la stampa specializzata ottiene il pass in scioltezza. Tanto sciolta non mi sembrava, ieri. Adesso vedremo i 1500 stile libero.

Incazzatissima invece la Cusinato ai microfoni della Caporalona nazionale, per il pass mancato. Fino ai 300 poi neanche male. Ma la chiusura da esordiente in 1’05” la vedo durissima Ilaria: non abbatterti così.
Certo che ieri il Moro ne aveva ben donde. Quattro atleti nei primi cinque dei 400, la prima dei 400 misti e la seconda degli 800. Avercene.

Nuove specie di millennial, espressioni di nuovo conio sentite in giro: inorgoglirsi diventa inorgogliosirsi, e poi abbiamo l’apoteotica vittoria di Detti. L’accademia della crusca si é già attivata per sdoganare le nuove espressioni.

Criteria 2019. In nomine patris. Parte maschile

di Mauro Romanenghi

ego_te_absolvo / Criteria2019M

ego_te_absolvo / Criteria2019M

Parlando durante il podcast con Corrado Sorrentino, che salutiamo, ci ha detto che le ragazze che ha visto si sono comportate a modo. Sperava che con i maschi fosse lo stesso. Lo speriamo anche noi, si sa che i maschi sono un po’ più turbolenti. Ma noi gli diamo il beneficio del dubbio. Per non sbagliare Luca Rasi durante l’ultima sessione femminile ricorda a tutti i maschi che non possono occupare la tribuna del pubblico ma solo quella atleti, che non possono andare in piscina e soprattutto che non possono usare gli spogliatoi!!!
Parlando invece con un mio amico mi ha detto che insomma, questi Criteria dovrebbero essere una festa ma che il clima è a volte funereo. I ragazzi vanno consolati ma non scusati o compatiti, se c’è un errore questo dopo il dispiacere va analizzato e non ci si deve abbattere. Perché a una festa il bicchiere si può rompere, ma poi ci si scusa e si capisce che ci si deve comportare meglio.

Vabbè non voglio stare qua a fare la morale che poi non sono neanche capace, divento troppo serio e non va bene.

Passiamo subito a Luca Rasi che si diverte una cifra a dare gli annunci dei cartellini persi, dei furgoni da spostare, degli occhiali da sole persi. Siamo fino a quattro macchine minacciate in contemporanea. La musica dello squalo però era un’altra cosa.

Tra l’altro al suo fianco è comparsa un’altra voce, che sembra una voce meccanizzata. O hanno preso un robospeaker per sostituirlo oppure c’è un erede. Anche perché sei giorni di Criteria non sono uno scherzo. Provate voi a dire seicento volte “tempi e classifiche confermati”.

Burdisso – Ceccon capitolo uno: i duecento farfalla. Iniziano le solite sfide Burdisso-Ceccon. Ma quest’anno si incrociano solo due volte, e tutte e due sul terreno preferito dal lombardo di stanza in Inghilterra. Si comincia con i duecento delfino. La sfida dura fino a i 100, poi si alza bandiera bianca. Certo piace vincere facile. Comunque Burdisso stacca la terza prestazione alltime, mica pizza e fichi.

A proposito di Ceccon, e poi giuro mi fermo qui, le dodici fatiche di Asterix gli assegna Burlina. Duecento farfalla, quattrocento stile (che gli ultimi cento quasi non girano le braccia fuori), duecento rana, e vabbè i facili 50 e 100 farfalla. Nei 50, tanto per gradire, quarta prestazione alltime. Che poi neanche a farlo apposta c’erano pure le matricole di Asterix il gallico.

La rana e l’Imolanuoto si sa sono un connubio facile da identificare. Ai Criteria due piccoli imolesi alla ribalta nella categoria Ragazzi maschi: Cerasuolo e Sabattani. Cento rana, of course.

Piccoli excursus sulla gestione della gara. Ma meglio così, almeno si vedono grandi recuperi, e le gare hanno più sugo. E poi questi ragazzini dovranno imparare a gestirsi, no?
Andiamo con ordine.
Primo episodio: duecento farfalla anno 2002. Protagonista Giuseppe Cerbone. Passaggio ai 100 57”14, ultimo 50 in 33”8. Ultimi metri a pezzi, sembra quella volata di ciclismo in cui il fuggiasco sta per arrivare al traguardo e il gruppo lo travolge a 70 Km all’ora. Si avventano su di lui in tre: e in tre lo passano, di un decimo. Quarto Giuseppe Cerbone. Ma noi siamo tutti con Giuseppe. Ti aspettiamo, in un’ altra occasione. Magari con un passaggio di un mezzo secondino più piano.
Secondo episodio, un po’ più fortunato: duecento rana anno 2003. Protagonista Simone Cerasuolo. Dalla vittoria dei 100, tentiamo anche i 200. Corsia laterale, come tante vittorie in questi campionati. Passaggio ai 50 in 29”2, sì avete letto bene. Già ai 100 qualche cedimento, poi chiusura in 36”9. Agevole il sorpasso di de Tullio, che vince di un secondo. Qua però ci sta un argento. Totale 1’03”- 1’13”. Il tempo in sé neanche disprezzabile. Si farà, il ragazzo: tutta esperienza.
Morale: da noi si diceva, una volta, parti a razzo, finisci… oggi si usa passaggio a fagiano. Come espressione era meglio la nostra, ma si sa diventiamo vecchi.

Burdisso – Ceccon episodio due: i 400 stile libero. Anche qui il buon veneto cerca di seguire le tattiche arrembanti dell’italico di Albione (espressione che va tradotta). Ci riesce più o meno fino ai 125. Poi molla il colpo, ma senza alzare la bandierina. Anche Burdisso però comincia a pagare le sue tattiche scriteriate. Nei grandi, i 400 si nuotano con più accortezza. Memento semper…

Insomma ancora non abbiamo parlato di Razzetti. E parliamone. Cinque vittorie su cinque gare. Non ricordo, perdonate, se ne ha fatte sei. Tre record della manifestazione. UN record italiano assoluto, il primo, ci auguriamo, della sua carriera. E tanta fame. Ne parliamo da quando era Junior e contiamo di parlarne ancora. Per cui ci fermiamo qua.

Però chiamarlo alla premiazione dei 200 farfalla quando è schierato per il via dei 200 misti, non è stata un’idea geniale. Amen, sono Criteria: alla festa, se ti chiamano su palco, anche se stai ballando con la più figa della scuola ci devi andare lo stesso.

La nuova moda: venire squalificati a podio. Si comincia con i 100 rana 2001 (Rizzo), poi con i 100 rana 2005 (vittoria, ma qui Mantegazza si rifà ampiamente: quattro ori per lui tra farfalla, rana e misti). Poi abbiamo Filadelli nei 400 misti (argento) e chiude Magrini (anno 2004 nei 200 stile). Una moda pericolosa.

Immagino che Luca de Tullio sarà il fratello di Marco de Tullio.

Se era la Polieri a perdere record nelle ragazze qui è Martinenghi: ben due. Se son rose fioriranno, visto che gli asparagi non hanno avuto successo.

Se nel comparto femminile abbiamo avuto 12 record 4 per ogni categoria, in quello maschile si sono concentrati nei Cadetti (che tra l’altro avranno gli Assoluti fra poco… quindi immagino non preparatissimi). C’è da dire che il passaggio di Ceccon, Burdisso, Martinenghi e compagnia bella negli anni scorsi ha lasciato il segno.

La categoria Cadetti ha visto sette nomi protagonisti delle prove in programma. Peggio i 2001, con soli sei vincitori. Quella più generosa i 2002, con 10 vincitori. Ebbene sì, non ho niente di meglio da fare che contare i nomi dei vincitori.
Nelle ragazze, tante a 4 vittorie. Qui il 4 non piace, il 5 e il 6 sono le cifre più amate. I soliti ingordi. Guardate che poi c’è il contrappasso, si finisce nel terzo cerchio con Ciacco.

Cose che non posso vedere.
Gente seduta sulla corsia a sbattere l’acqua.
Le squalifiche per nuotata irregolare frazione rana (che poi sarà la gambata a delfino).
Presentarsi in ritardo in camera di chiamata.
Gente che in prima batteria fa 5 secondi in più del suo record (e non sono i 1500).
Lo so ho capito: sono vecchio.

Ah, in tutto questo mia moglie mi avvisa che Florent è tornato. Passo e chiudo.

YOG 2018 – Nove podi, serietà e sobrietà… e la rivincita del fattore Kappa

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà in versione Burdisso

serietà-sobrietà in versione Burdisso

Oggi sono in forma perfetta, come Checcion nei 50 stile, come Minakov nei cento, come Bud Spencer davanti alla birra e salsicce. Per cui non ne passerà una.

Nei primi dieci minuti di telecronaca il cronista di Olympic Channel ci straccia i maroni con la storia di Kolesnikov che tenta di conquistare sei medaglie d’oro in sei gare. Lo fa così tanto che nei 100 stile vince Minakov: sei medaglie d’oro in sei gare. Fate i conti. Comunque niente paura, anche il collanato d’oro Kliment ce la fa grazie al successo nei 200 dorso..

Nella gara dei 200 farfalla succede di tutto.
Intanto il cronista italiano regala a Federico Burdisso la medaglia d’argento dei 100 farfalla, con buona pace di Minakov e Milak. Federico parte a cannone, Milak non si scompone e lo infila ai 150. Il cronista commenta così: “non ci posso credere Burdisso prova ad attaccare Milak.”
Ecco, continua a non crederci.

Nei 400 si ripropone il podio degli 800. Ovviamente lo stadio Natatorium crolla per il tifo alla Pignatiello. Se pensavate che con “Checcion” avessero raggiunto l’apice, provate a immaginare come pronunciano Pignatiello. Perdereste la scommessa.

Anja Kesely è con Minakov, Milak e Kolesnikov l’atleta che ha vinto tre ori individuali in questa edizione dei Giochi. Ecco così ho fatto anche la statistica. Notare che qua il fattore Kappa la fa da padrone.

Continuiamo e finiamo la statistica, così si vede che facciamo il sito serio. L’Italia, seppur priva praticamente del comparto femminile, con Pirovano non in formissima e Johannes (che si pronuncia Johannes e non Johan) anche lui non proprio in spolvero, conquista nove medaglie, otto individuali e una in staffetta. La fanno da padrone Russia e Ungheria, che hanno portato in pratica i pezzi da novanta (non solo giovanili). La Russia ci fa imparare a memoria il suo inno 13 volte, con 21 podi. l’Ungheria (inno un po’ più triste) ben 7. L’Italia è sesta come ori ma seconda come numero di medaglie. Fine della parte seria.

Alcuni parlano di dieci medaglie, ma non so dove le tirino fuori, forse vogliono fare un regalo come il cronista dello streaming:

https://swimswam.com/federico-burdisso-bronzo-nei-200-fa-porta-litalia-a-dieci-medaglie/

https://www.swimbiz.it/portal/la-notte-del-dieci-burdisso-bronzo-a-buenos-aires/

Il conto sta qui

https://www.olympicchannel.com/en/youth-olympic-games-2018/medals/

La notte sarà pure da Dieci ma il voto in matematica (per loro) è quattro.

Conta giusto la FIN, ma non capisco cosa voglia dire che Burdisso manda l’Italia in doppia cifra. Ai posteri l’ardua sentenza.

https://www.federnuoto.it/news-in-primo-piano/item/41000-youth-olympic.html

Serissimi gli atleti in queste Olimpiadi giovanili. Kolesnikov sul podio è concentratissimo sul suo inno. Ceccon fa scuola ad alti livelli.
Anche Milak sul podio impassibile. Così come nella sfilata dopo il podio.

Il podio dei 200 farfalla uomini entra accompagnato da Daniel Gyurta. Ragazzi non c’è paragone ne devono mangiare di pasta ancora…

La seconda argentina finalista dei 400 stile fa di nome Delfina, come la Pignatiello. Fantasia al potere.

Il sudafricano che prende a testate l’acqua riesce a riscattare la debacle dei 100 rana e conquista i 50 rana. E pure l’oro per il suo continente.

Oro che invece manca per l’America. Zero ori per gli USA, che in tutto prendono un bronzo. Questo dovrebbe dare un’idea di quanto gli Stati Uniti tengano in considerazione questa manifestazione.

Lo scherzetto finale te lo gioca la Cina. Così come nella mista donne a sorpresa hanno battuto la Russia, rifanno lo scherzetto nella mista mista. E così Kolesnikov e Minakov danno addio al settimo oro. Se ne faranno una ragione. E noi con loro.

YOG2018 – Mamma mia!

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà-parte seconda

serietà-sobrietà-parte seconda

Prima di guardare il nuoto vedo sul sito di Olympic Channel che c’è la BMX. Dico va bene, guardiamoci questa bici. Senza parole.

Seconda chance. Il video successivo è la breakdance. Avete presente Linda Blair nell’Esorcista nella scena del ragno? Ecco.

Sono in forma olimpica giovanile e ne ho per tutti. Siccome oramai sono in ballo, decido di dare una chance allo streaming in italiano anzichè guardare il canale Olympic Channel. Insomma, il commentatore ne ha da studiare un bel po’. Lo sapevate ad esempio che negli 800 non si fa la finale perchè ci sono pochi partecipanti? Così pochi che sono state fatte 4 batterie.

Nel duello medaglie tra Checcion e Burdisso (che pronunciano Burdisso) si inserisce di prepotenza il barese tascabile Marco De Tullio al terzo podio. Dopo il delfinista tascabile adesso avremo anche il mezzofondista?

Continua negli 800 la collezione di commenti alla “Vuotate il…Sacchi”, per chi rimembra la rubrica del forum di Corsia4. Il giapponese Yoshida ai 150 è nettamente primo.
“Adesso rientra nei ranghi”. Infatti prende l’argento.

Ma torniamo a De Tullio, che fa un perfetto negative split con 3’59” e 3’56”. Ultimo 50 in 27” e spicci. Insomma, meglio che nei 400. Ma meglio di lui fa il vietnamita Nguyen. Insomma, zitto zitto il ragazzo si spara un oro storico per la sua nazione, con un 7’50” che proprio schifo non fa. E si vendica del legno dei 400. Il negative dice 3’57” e 3’53”.

La perla della serata è: “I cinquanta sono però molto di più che metà dei cento”.
Ah sì?

La reazione di “Checci” la vediamo finalmente nei 50 farfalla. Quarto a tre centesimi dal primo. Piccola risata. Eh sì, i cinquanta sono molto di più che la metà dei cento. Infatti l’apnea conta molto di più, e uscire dietro è male. Due decimini in più della semi e la medaglia se ne va. Amen.

Ribadisco che una che si chiama Vaskina ha un futuro. Vedremo se è vero.

Si sprecano i soprannomi dei siti (e a questo punto della stampa) specializzata.
“Il gigante di Thiene”
“Il piccolo cannibale” (manco fosse Merckx).
“Il nuovo Phelps”
Appena coniati e subito portano male. Quarto nella finale a farfalla e fuori dalla semi dei 100 stile, dove entrava come uno dei primi tempi in assoluto.
Neanche il Furio Focolari dei tempi migliori ci riusciva così bene.

Capisco che faccia freddo all’aperto visto che lì l’inverno è appena finito, ma in piscina con i giacconi non è eccessivo? Il riscaldamento non ce l’hanno?

Invece grande successo di pubblico. Si stupivano anche i commentatori. Piscina piena ma guardavo le gare di atletica e lo stadio è pieno anche lì. E sì, lo so cosa vi state chiedendo. Era pieno anche a vedere la breakdance.

YOG2018: Checcion-Burdisso rumble for medals

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà

serietà-sobrietà

Ragazzi scusate se non ho scritto per un po’. Primo non ho potuto vedere le gare del terzo giorno per impegni personali, e poi lo streaming registrato non l’ho trovato. Ahi ahi anche negli YOG abbiamo delle mancanze eh? Così salviamo i report dei vari siti specialistici che ogni tanto vanno in fallo. Sarà l’ora tarda che induce nell’errore.

Battaglia di medaglie in questa Juniolimpiade fra Checcion e Burdisso (non sono ancora riuscito bene a capire come pronunciano il suo cognome… prometto di fare più attenzione nei prossimi giorni).

Dobbiamo però dire che Burdisso nonostante come avevo preventivato non fosse così vicino a Milak e Minakov, ha fatto un bel tempo, uno dei suoi migliori. Se lo mettiamo poi di fianco al russo (PB in 51” basso) e all’ungherese, beh tanta roba.

L’apnea di Burdisso paga metri a quella degli altri atleti. Basta vedere la semifinale con Minakov. La parte nuotata non ha nulla da invidiare a nessuno, of course. Ci lavoreremo su.

Medaglia di giornata a sorpresa per l’Italia nella staffetta 4×100 stile. Un po’ inventata, con un delfinista veloce ottimo nei 200 stile, un dorsista da 48” nei 100 stile (morticcio vero la fine della frazione) e due quattrocentisti (e anche qualcosina di più per uno Johannes Calloni). Il bronzo ci sta tutto, meglio prendere che lasciare. A onor del vero con poca concorrenza, otto staffette in tutto. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Torno indietro di un paio di giorni. Il vincitore dei 100 rana maschili è un certo Sun. Potrebbe essere un parente, ma poi leggo che è uno dei 20 cognomi più diffusi in Cina. Ciò significa che in Cina probabilmente ci sono 20 milioni di Sun. Forse non sono parenti.

Ma Checcion dove doveva scappare dopo aver vinto i 50 stile? Che fretta aveva di uscire? Abbiamo diverse ipotesi tutte poco plausibili.
Fretta di andare a sciogliersi
Impellente bisogno fisiologico
Timidezza di farsi inquadrare dopo la vittoria
Totale disinteresse della prestazione
Sul podio era felice come se gli avessero appena dimezzato la paghetta settimanale.

La scenetta si ripete nei 50 dorso. A questo punto siamo curiosi.
Intanto la disfida con Burdisso, infinita, stavolta vede in vantaggio il veneto per 5 a 2. Questo giro la vediamo dura per il lombardo.

E’ ufficiale che gli inglesi non sanno pronunciare la C dura. E così Anna Pirovano viene da Leccio. E ci prova anche nei 100 rana, come Mona Mc Sharry, a passare forte. Sia a Anna sia alla McSharry mancano però venti metri: gli ultimi.

La tecnica Efimova devono averla studiata in Russia. La Makarova vince i 100 rana con un parziale da 33”0-34”9. Speriamo impari solo i parziali e non altre cose.

E niente non lo smuove neanche il primato italiano Juniores e Cadetti dei 50 farfalla in semifinale (nonostante un arrivo così così). Mancano pochi decimi al primato italiano di Codia tra l’altro. Dietro si lascia calibri come Minakov, Milak, Markov. In finale anche Burdisso. E’ ufficiale che la commentatrice è la sua prima tifosa: quando c’è lui i suoi decibel aumentano di almeno 10 punti.

I due velocisti russi Minakov e Markov sono veramente grossi. Ma Markov se lo vedi vicino a Minakov è il doppio. Non vorrei mai averlo vicino.

Mancava solo un record mondiale Junior a nobilitare questa manifestazione. Ne arrivano due. Uno è il 24”40 con cui Kolesnikov vince i 50 dorso. Perchè lo sia resta un mistero visto che a Glasgow ha fatto il record del mondo assoluto in 24”00.

Il secondo lo fa la mista maschile della Russia, unica squadra completa in ogni reparto. Se lo prende a scapito dell’Italia. Per 7 centesimi. Amen.

Con una staffetta creativa l’Italia fa 3’45” nella mista. Ceccon mette un 1’03” e spicci, cioè 1’04” a rana. Tempo onesto ma la tecnica è da sistemare. La dimostrazione che manca ancora più di qualcosa per essere un discreto mistista. A parte quello che dicono i siti specializzati, i paragoni con Phelps lasciamoli stare al momento che è meglio. Poi si vedrà.