F/O97 – FuoriOnda/Tokyoisontheway 3- Rachele Bruni, la ragazza giusta nel posto giusto

RacheleBruni – Europei2021 – AndreaStaccioli-Inside/DeepBlueMedia
RacheleBruni – Europei2021 – AndreaStaccioli-Inside/DeepBlueMedia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione in contumacia di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite Rachele Bruni, argento olimpico della 10 Km di Rio 2016.

Riparliamo di fondo ma con un personaggio ancora in attività: Rachele Bruni. Ci avviciniamo alla sua gara facendo un viaggio nella sua carriera. Dagli esordi agli ultimi successi, parliamo degli inizi dove si perdono cuffia e occhialini – ottimo per il fondo – ai Mondiali di Roma disputati giovanissima, arrivando fino ai grandi successi internazionali. E poi soddisfa la curiosità numero uno sul fondo: ma come cavolo si fa a fare 10 Km al giorno tutti giorni???? Scopriamolo su Fuorionda TIOTW: vi portiamo in Giappone, con i grandi del nuoto…e non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 29 giugno 2021

credit foto: Andrea Staccioli – Inside/Deepbluemedia

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro.

Europei 2021 – i tuffi e il trionfo della normalità

Normali aiuti nel nuoto di fondo
credit: Andrea Staccioli Insidefoto/Deepbluemedia

di Mauro Romanenghi

Chi può definire chi è normale e chi non lo è?
Quando si dice a qualcuno che non è normale perché si butta in acqua e percorre almeno 25 Km in circa 5 ore, beh ci sono persone che passano 12 ore in laboratorio a cercare di scoprire qualcosa che magari non vedranno mai. Oppure c’è a chi piace camminare al Polo Sud. Oppure scalare montagne a mani nude senza assicurarsi alle corde.
Oppure stare ore e ore a meditare in silenzio. Oppure passare un pomeriggio all’IKEA.
Essere normali invece è portare i figli a scuola (o alla gara di nuoto) e lasciarli a un metro dalla porta di ingresso con il vostro simpatico SUV, strombazzando poi se non vi fanno andare via quattro secondi dopo che il figlio adorato ha fatto il suo ingresso? 

Gli atleti (parlo dei nuotatori) in genere non vengono visti come persone normali. L’addominale scolpito, le spalle larghe e possenti, le gambe tornite, l’altezza spesso (non sempre) non indifferente non lascia indifferenti neanche gli spettatori “normali”. Soprattutto le spettatrici, dice mia moglie.
I pallanuotisti, queste montagne umane, svettano scendendo dal pullman come novelli Hulk della Marvel.
Le sincronette (o nuotatrici artistiche, se vogliamo) truccatissime, altissime e lunghissime.
Poi vai nella vasca posteriore della Duna Arena. Arrivano questi ragazzi e ragazze, altezze quasi normali, a volte un po’ morbidi, addominali diversamente scolpiti, fianchi torniti, insomma: una persona come me e mia moglie. 
Io non amo gli sport con i voti, si sa. Lasciano troppo spazio al nome, alla simpatia. Gli scandali non si contano fra gli sport con i voti, con giudici che vanno in vacanza grazie alle gare elargite con dovizia e agli scambi di favori.
Ma i tuffatori ci portano alla realtà. Li vedo e sono persone come noi: quelli che li incontri al lavoro, il tuo amico che sì bravo però la sua pancetta se la porta onorevolmente e gareggia con la tua, senza esagerare. Certo non sono tutti così, ma una bella percentuale sì. E con tutto questo fanno il tre e mezzo avanti raggruppato con due avvitamenti e un quarto partendo dalla verticale a 10 metri di altezza.
Quindi poi tanto normali non sono: ma chi può dire chi è normale e chi non lo è?

E quindi vediamoli questi tuffatori. Come Chiara Pellacani, di cui parlammo con il nostro CT Bertone qualche tempo fa. Che si porta a casa una bella collezione di medaglie, tra cui il titolo continentale del misto sincro dal trampolino con Matteo Santoro, quattordici anni di simpatia. Abbracci e saltelli di gioia, per due ragazzi venuti certo a competere e che non sono tanto male, se hanno vinto il loro primo titolo europeo. Per Chiara alla fine cinque gare con cinque podi: altri tre argenti e un bronzo per lei!

Dai tuffi sono arrivate quindi tante tante medaglie, più di quelle che ricordassi in ogni altra competizione precedente. Oro della Bertone dal metro, argento nel team event, bronzo per Tocci dal metro. Credo che il nostro CT sarà soddisfatto. Sentiremo presto che ne pensa.

Tocci potremmo definirlo il tuffatore triste. La sua espressione malinconica, mai felice anche quando sta per vincere il bronzo, nemmeno dopo averlo vinto. Un vero eroe solitario.

Ma io mi domando: ma se ci sono sette giudici, perché devono eliminare tutti ‘sti voti alla fine di ogni giudizio? Povero giudice, che si vede sempre scartare il proprio operato. Come se ogni esperimento lo facessimo in cinque in laboratorio, e ne scartassero tre. Insomma, se fossi un giudice sarei sconfortato. Chi glielo fa fare a questi giudici? Secondo me non sono normali, ma chi può dirlo? Non certo io.

Passiamo al fondo, direi che fare le gare nel laghetto divertimenti di Budapest non era male come idea. Peccato che non possa andarci nessuno, penso causa pandemia – o forse perché è ancora presto e la stagione non è ancora iniziata? 
Fantastico anche il galeone dei pirati, che compare spesso sullo sfondo. Peccato che nuotando per 3-4 ore nel freddo del bacino Lupa queste cose non si apprezzino di certo.

Freddo che aumenta la solidarietà. E così la Bruni aiuta la vincitrice Van Rouwendaal, mostro sacro del fondo, a rialzarsi dopo la 10 Km.

La 25 Km di 24 Km non è male. Ma d’altronde creare un circuito in un laghetto dei divertimenti non sarà stato facile.

La 25 Km che mia moglie, mentre indossa lo scialle per il freddo, definisce inutile. Una gara per criceti, dove girano girano in tondo per ore. Certo una gara così, dove non ci sono rotte da seguire, dove non ci sono imprevisti, correnti, squali, meduse, polpi giganti o Godzilla che esce dal mare si definisce l’ultima mezz’ora. Bisogna trovare una soluzione.

Naturalmente per l’Italia re assoluto Gregorio, con tre successi.
E naturalmente viene eletto ambasciatore delle piscine in difficoltà: i poveri bambini senza piscina ringraziano, ma ci vuole ben altro che dichiarazioni di solidarietà per aprire impianti che non vedono la luce con continuità dal febbraio del 2020. Febbraio 2020: significa quindici mesi. Altro che ristoranti, altro che parrucchieri, altro che centri benessere e le terme. In piscina ci vogliono anni per creare dei nuotatori, perché bisogna insegnare a nuotare. Da quindici mesi non si fa. Buoni Europei a tutti. 

Glasgow2018 – Europei Day6: Spigolature varie e un mea culpa.

di Mauro Romanenghi

Stadio Celtic Football Club 1888 - Glasgow Laura Vergani

Stadio Celtic Football Club 1888 – Glasgow Laura Vergani

Oggi mi sento in forma come Sacchi e la Caporale. Quindi do il mio contributo alle critiche generali.

Dalle intervista di mia moglie (che potrete sentire nei Podcast dei prossimi giorni) scopro che agli scozzesi piace di più il vino, soprattutto il barolo. Scozzesi sempre più in alto nella classifica.

Non chiamateli inglesi ma londinesi. Come si chiameranno quelli di Manchester?

Vado sui siti di nuoto specializzati. Ed ecco la storia della Zoffa. Un po’ come la storia del film Pretty Princess. Solo che qua non diventa regina ma nuotatrice. E c’è da faticare un po’ di più, non basta salutare con la manina. Anche se sei contessa. Le spalle larghe le ha, la voglia di sicuro. A noi le lacrime non piacciono, preferiamo il duro lavoro, quello che predica il suo coach. E i risultati si vedono, anche se l’apnea continua a mancare. Ma se a Peaty manca la fase subacquea, perchè alla Zoffa no? Forse hanno pensato questo (con i dovuti distinguo). Ora manca solo la nonnina della Zoffa (che non penso sia Julie Andrews).

Non di solo nuoto vive l’uomo. E anche la donna. Così mia moglie ieri si avventurava al velodromo per vedere il keirin. E poi allo stadio per comprare i biglietti della Champions per il Celtic. Perchè non il Ranger, non so. (“Perché i premilimari di Champions prevedevano Celtic – AEK Athens“)

Dopo la vittoria di Peaty, si è scatenata una bagarre con dei conoscenti sulla sua gambata. Io non mi sono avventurato più di tanto, ho solo detto che secondo me va più di braccia. E che l’apnea è migliorata ma continua a non essere il suo punto di forza. Di sicuro una gara a gambe rana con Peaty non la farei (neanche a braccia).

Inizia il nuoto di fondo. Muta obbligatoria per i ragazzi. Non ci sono notizie di esseri preistorici nel lago quindi tutto dovrebbe filare liscio. Certo nuotare in queste acque da una certa inquietudine. Ma la Bruni non si fa spaventare e arriva al bronzo.


Mi domando perché dal pontone delle gare di fondo qualcuno si butta di testa e qualcuno di piedi. Rimarrò con questo dubbio.

Nei duelli fratricidi della mattina, un evento più unico che raro. Le due decime classificate dei 50 farfalla sono le svedesi Hansson e Junevik. Che spareggiano per essere la seconda svedese. A mia memoria, la prima volta che capita.

Questi campionati europei multisport sono veramente molto compressi. Un vero allenamento per un regista che deve passare da una parte all’altra con maestria. Vorrei però fare presente ai commentatori che quando vanno live sui canali internazionali, si sente tutto quello che dicono anche fuorionda. Così, giusto per avvisarli…

La Caporale insiste con i Bip sulle parolacce dei ragazzi. Ma è inutile, oramai cazzo è sdoganato…ops!

Mi avvertiva un ragazzo che la nuotata di Paltrinieri è molto cambiata rispetto allo scorso anno. Oggi ribadisce che si vedeva chiaramente fino a metà gara. Sentiamo cosa ne pensa Sacchi.

Dalla regia mi dicono che la Zofkova ha asfaltato la Hosszu. La quale si sa è un po’ a mezzo servizio, quindi incassa, prende e via pedalare. Ricordiamo invece quando qualcosa non va quello che dicono le nostre atlete, tipo:
Oggi è mattina
Oggi è sera
E’ il settimo giorno” (manco fossero il creatore).
Non mi sento come ieri
Non mi sento come oggi

Mattina che si conclude così…con un 30”30 della Castiglioni che non sembra neanche felice. Del record italiano.

Qualcuno può avvertire il regista di ogni gara internazionale di nuoto che la partenza la devi fare vedere tutta da fuori? Poi dopo fai tutti i replay che vuoi: da sopra, sotto, dietro. altrimenti non si capisce nulla di come uno entra in acqua e dove esce dall’apnea. Mandategli un commentatore tecnico.

Mecasacchi: si chiama Freya Anderson. Freya, non Frida. La nuova emergenza pronuncia della velocità europea.

La Sioestrom continua a mostrare la sua debolezza nelle finali dei 100 spalla a spalla. E la Blume secondo me oggi si mangia il rossetto.

Arrivo perfetto, calcolato a tre bracciate dalla fine. Trent’anni, e stavolta si sentono tutti: la voce dell’esperienza. Fabio Scozzoli.

Con un nome così, una nuotata così, attenzione all’uragano ungherese domani nei 200 dorso. Katalin Burian. Un robot del dorso.

Ho letto sui siti specializzati tanti elogi a tante apnee. Ma quella di Rylov, signori, spazza ogni avversario.

Vediamo se i siti specializzati si accorgono che Proud ha fatto il WR in tessuto (“naturalmente, la notizia è stata fatta circolare!“. Mentre il velocista tascabile Vergani ci fa sognare (i Vergani non sono in generale molto alti, per mia esperienza. “Cosa vorresti dire?!?).

Restivo come Spitz: i baffetti sono utili per le apnee, lo sanno tutti. Quindi ecco il segreto. Spitz lo sapeva già nel 1972. Matteo: ebbene sì avevi ragione, si può fare. Noi lo sappiamo.

Ilaria Kusinato. Da adesso la chiameremo così. K come Katinka, K come Kusinato. E facciamole crescere ‘ste unghie gialle, perdiana.

Cinque volte campione. Lo voleva e lo ha fatto. Perdonami mia Iron Lady per avere dubitato di te. Non lo farò più, lo giuro.