Gwangju 2019/heat 3 – Quattro per quattro: non si può che vincere?

di Mauro Romanenghi

200sl ORO di Federica Pellegrini Mondiali Corea 2019 /screenshot RaiSport

200sl ORO di Federica Pellegrini Mondiali Corea 2019 /screenshot RaiSport

Oggi quarto giorno di gare. Quattro record italiani (non tutti individuali, non si può avere tutto dalla cabala: neanche lo sciamano con la sua potenza è onnipotente). Quindi una giornata a trazione integrale. Eppure… eppure… ma andiamo con ordine.

Oggi sono in lab. Partono le finali, e io rientro dalla pausa pranzo. Come non vedere le finali degli 800? E poi i 200? Arrivano i colleghi, parliamo della finale della Pellegrini. Arriva il capo che vede che stiamo vedendo le finali. “Beh! – dice imperturbabile – “questa è la dimostrazione che con le nuove metodologie l’età delle prestazioni si sta spostando sempre più in là”. Ecco perché lui è il capo, e noi no. Anche se di nuoto probabilmente non capisce niente.

Ma oggi la giornata fila via liscia come l’olio. Oro di Paltrinieri. Spettacolo. Poi oro della Pellegrini. Immenso. E allora? Ma insomma, siamo incontentabili. In un campionato così, volevamo la sfida Detti-Paltrinieri, invece Gabriele per sua stessa ammissione non è pronto per gare così vicine. C’è ancora da lavorare, manca una stagione e si sente. 

L’appetito vien mangiando, quindi noi vogliamo tutto. La finale per Miressi, ad esempio. Invece no. Ben tre centesimi lo separano dall’atto conclusivo. E così per la Cusi nei 200 farfalla, nonostante una semifinale buona resta fuori: anche lei nona. E infine gli ultimi bocconi amari. Scozzoli squalificato e poi Burdisso…

Burdisso è l’uomo del treno. Quello che ci sale su quando sta partendo, quando oramai sembrava averlo perso. Quello che arriva in ritardo all’appuntamento ma per fortuna anche la ragazza è in ritardo. Quello che entra in finale quando sembra che non ci sia più speranza e agguanta il bronzo. Non stavolta, però. Ma non per colpa sua. Ce l’ha messa tutta, ma noi tifosi avevamo fame. Anche lui adesso ce ne ha tanta. Si consola con il record dei record. Perché lui è ancora Juniores, tanta strada da fare. 

Per fare strada basta seguire anche la scia di Kristof Milak. Che spazza via Phelps passando pari ai 100 e poi con un bel 29.1 di chiusura. Lo conoscevamo già, adesso lo conoscono tutti. E lo temono.

L’ultimo 50 della Pellegrini miete la consueta vittima. Oggi a farne le spese è la nostra Sarettona Sioestrom, all’arrivo visibilmente prostrata. Ieri il mio amico Fogliani è stato buon profeta: l’ha battezzata sconfitta dopo che ha tentato di resistere in semifinale. Anche mia moglie è stata profetica, ieri, dopo aver visto la semi della Pellegrini: “Saretta è spacciata”. Perché la Pellegrini, quando è in forma, ti uccide di testa. Anche se vali 1’54” netto. Ledecky conferma.

Ricompare Fu, la cinese pazza. E riconferma la sua pazzia. Prima in 27”7 al mattino, fuori in 27”8 al pomeriggio. 

Mai più senza le mascotte dei Mondiali, due bellissime lontre il cui nome al momento mi sfugge. Hashtag #semprepeggio! (ma mia moglie se ne è già infatuata.. le vuole entrambe, sigh sigh!)

Invece no: circola già il video imperdibile in cui la mascotte robotizzata Miraitowa saluta il suo creatore. Cercatelo resterete senza parole. Purtroppo io l’ho fatto.

Ma insomma dedichiamo qualche riga all’impresa di oggi, altrimenti dicono che poi non parlo della Pellegrini. Ci sono quei giorni in cui non puoi perdere. Lo sai che puoi solo vincere. Tutto lo indica, le tue avversarie ti temono, i tuoi tempi scendono ogni giorno, le batti qualsiasi cosa tentino di fare. Questo é il giorno di Federica. Lo ha detto anche lei, lo ha detto Sacchi ieri, lo ha detto il Fogliani che a Modena lo ascoltano sempre quando dice che piove piove. L’ha detto mia moglie. Doveva vincere. E quando deve vincere, lei lo fa. Sempre. 

Gregorio invece nessuno se lo aspettava così: tranne forse lui. E infatti lo hanno lasciato andare a fare l’unica cosa che sa fare. Scappare via. E  dato che lo sa fare molto bene e che stavolta le corsie c’erano, nessuno ha potuto prenderne la scia.

Curioso come tra i finalisti (e medagliati) ci sia il francese Aubry, anche lui reduce dal fondo in particolare dalla 10 chilometri. Non so se avete notato il suo sprint finale, sembrava dover cedere a Detti e invece ti piazza questo 26”5 finale che lo porta sul podio.  #ilfondoportabene.

Naturalmente la perla della FIN non manca neanche oggi: report finale, e Miressi risulta peggiorare in semifinale. Certo non ha fatto la gara della vita, ma il suo 48”36 è meglio del mattino e a soli 3 centesimi dalla finale. Poi il ragazzo vale molto di più, lo sappiamo. Ma non smontiamolo così. E comunque confermiamo il report della FIN: in semifinale, se non passi, ti fermi in semifinale.

Gwangju 2019/heat 1 – Tradimenti, boicottaggi, tonfi e trionfi

di Mauro Romanenghi

Gwangju 2019

Gwangju 2019

Ci sono nella vita momenti di difficoltà, magari anche nella vita di coppia. Sai, quando le cose non girano per il verso giusto, oppure si è un po’ stanchi. Oppure succede quel che uno magari non si aspetta. Così l’altra sera sento un rumore a notte fonda e vedo mia moglie giocare col cellulare.
Con chi starà mai messaggiando a quest’ora di notte, penso io. Chi sarà il losco figuro che la contatta alle tre, alle quattro, che ore saranno?

La luce del telefonino si illumina sempre più ed ecco la voce inconfondibile che si palesa. Un’introduzione inconfondibile, il solito panegirico infinito e poi il consueto saluto: da Tommaso Mecarozzi… e Luca Sacchi!
Nooooooooo!

Anche alle tre di notte. Ma io devo andare al lavoro! Ebbene niente da fare, ho dovuto seguire le batterie del mattino, con la Carraro che pure rincara la dose: “e quei dormiglioni che non ci seguono…no dai domani è lunedì e si lavora, poveri”. Eh già!

Due giorni di mondiale e l’Italia fa subito vedere di che pasta è fatta. Partiamo dal panino imbottito. Gabriele Detti conquista dopo un anno travagliato la medaglia dei 400 stile. Nell’intervista però si vede che è un po’ seccato, è la seconda volta che Horton lo sega allo sprint ai mondiali. Se la prende pure con la mamma. Povera, pure lei deve svegliarsi presto per vederlo. Ah no, lei è già là. Beh, povera lo stesso.

Che poi la colpa che Gabri è basso è sua, perché quando giocava in cortile arrivava sempre tardi a cena e la mamma gli tirava un tappone sulla testa. Se fosse stato puntuale…

Sempre in questi due giorni abbiamo ammirato Elena Di Liddo. Come abbia fatto a perdere la semifinale mi sembra logico. Se sei alta un metro e sessanta e le altre sono uno e ottanta, all’arrivo lungo chi avrà la meglio? Ma detto ciò tre gare sontuose. Il suo quarto posto è stato sbrigato un po’ troppo frettolosamente. Tanto per dare un’idea della sua gara, visto che la stampa specializzata non lo fa, il suo è stato il ritorno migliore dopo quello spettacolare della Macneil (che ha fatto 29”0, mica pizza e fichi). Meglio della Sjoestroem.
Che poi Elena è più simpatica da quando in perfetto accento pugliese ci spiega le sue gare e non le sue marce forzate.

Ma parliamo, visto che siamo ai 100 farfalla, di tonfi. La Sarah svedese, la sola e l’unica, soccombe all’impeto millennials di questa canadese dagli occhi a mandorla. Svezzata dalla madre a salmone affumicato, allevata dal coach canadese insieme alle altre ragazze terribili contrastando i grizzlies nelle foreste dell’Ontario, la Macneil si sbarazza di Saretta con un secondo 50 imbarazzante e soprattutto con un’apnea in uscita di virata che mangia tutto lo svantaggio che aveva. E non oso pensare alla staffetta mista, vista la Masse di oggi e la Ruck da 52” lanciato. Purtroppo fra tutte queste delicate fanciulle manca la ranista di livello per competere alla pari con gli USA. Ma attenzione, dall’Ottawa potrebbe sbucare.

Tonfo numero due è stato quello della Ledecky. Faccia da funerale mai vista: non che di solito abbia sta grande espressione di giubilo, ma dopo la finale e durante la premiazione aveva quel non so che di voler essere da tutta un’altra parte. Proprio lì invece voleva essere la Titmus, che è dell’anno? Duemila, bravi, indovinato.

La sconfitta della Kationa non mi ha lasciato grossi strascichi sentimentali per cui io abbia bisogno di trovare consolazione; invece la medaglia persa dalla Kesely sì. L’Ungheria per me resta sempre la numero uno, le sue tifose sono impareggiabili e la Jakabos é bella anche in pigiamone di flanella (non ditelo a mia moglie se no guarda le batterie anche in replica alle cinque di mattina).

E parliamo di altri italiani: per la staffetta ho litigato con tutti. Hanno detto che non ci si può lamentare di una squadra che ha fatto il record italiano dopo dieci anni.
E io mi lamento lo stesso.
Primo perché la prima frazione Condorelli l’ha condotta al suicidio, negli ultimi cinque metri non si muoveva più manco avesse gli spiriti di Peaty che lo tiravano per le dita dei piedi.
Secondo perché l’arrivo di Miressi grida vendetta. Comunque il migliore della staffetta Frigo, che ha riportato sotto l’Italia da un distacco imbarazzante. Meglio di lui solo Adrian, Rylov e Chalmers. Hai detto poco.

Mi dicono che devo parlare anche dei record italiani di Carraro, Castiglioni e Megli. Preferivo farlo dopo la finale. Ma l’ho fatto. (“L’hai fatto in maniera sbrigativa”, dice mia moglie “hanno fatto delle prestazioni incredibili!”).

Leggo sulla stampa specializzata (e non) tutta una serie di battute sugli extraterrestri, su dei scesi in Terra a nuotare la rana o la farfalla, oppure di uragani dei 1500. Sinceramente di extraterrestri non ne vedo. Se prendiamo la Ledecky é semplicemente una atleta fuori dal comune con delle masse fuori dal comune. Peaty quelle masse le ha il doppio, e fa i 100 rana. In 56”88. Bravo chi riesce a farglielo fare, e lui che ci riesce. Gli extraterrestri lasciamoli a Spielberg.

Sempre sui siti specializzati leggo della prestazione di De Tullio sui 400. Prima fa il personale. Poi il personale è anche record Cadetti.. In sostanza un ottimo De Tullio.

Sempre sui siti specializzati vedo che la Carraro è allenata a Bologna da Bastelli. Siamo rimasti un po’ indietro.

Lascio alla stampa specializzata i commenti sul boicottaggio di Horton sul podio, ricordando che queste cose ai dirigenti in genere non piacciono per niente (vedi Messico 68). Massima stima a chi manifesta, comunque. (mia moglie invece da allora lo idolatra!)

Nei 200 misti la notizia non è tanto la vittoria di Hosszu ma la squalifica della Ohashi. Vorrei tanto essere lì per vedere il commentatore giapponese in smoking che mima il motivo della squalifica della ragazza nipponica. 

Tonfo numero tre. Siamo ai mondiali. Ai mondiali un meccanismo non deve essere sperimentato, deve funzionare. Deve funzionare bene, anzi alla perfezione. Se non funziona, va buttato. O riparato. O sostituito. Anche se la Omega lo spaccia per un costosissimo attrezzo che costerà una vaccata come le alette sui blocchi.
Parlo del device per il dorso. Perché se no il tonfo poi lo fanno gli atleti. Non è la prima volta. Speriamo sia l’ultima.

 

 

Assoluti 2019 – Sobrietà a momenti, sarcasmo incerto

di Mauro Romanenghi

Megli-Restivo-Zazzeri/Assoluti2019-Laura Vergani

Megli-Restivo-Zazzeri/Assoluti2019-Laura Vergani

Qualcuno mi ha detto che sono stato sobrio nel precedente. A me non pare. Poi devo dire che finché mi sembra di mantenere un profilo educato (non dico parolacce, non offendo nessuno) mi sento di poter esprimere pareri, strettamente personali e opinabili.

Oggi mi reco in quel di Riccione. Purtroppo ciò mi costerà l’abbandono della visione di Raisport, fonte di impareggiabili motivi di ispirazione, a volte positivi a volte no.

Per fortuna mi accompagna sempre Darkpool, che nel pensiero e nello scrivere mi ha dato sempre credito e del sarcasmo e della scatologia (che è la scienza delle cagate) fa la sua filosofia.

Con ciò per dire che pur non avendocela con nessuno, se c’è bisogno non le mando a dire ma voglio bene a tutti.

E iniziamo subito con Mecasacchi.
Mazzate di Mecarozzi a Sacchi quando sbaglia, ma ieri l’ha detta e poi si é giustificato. Sì, ha detto 3’47”07 come primato della 4×100 mista uomini. Ma non è grave, lo perdoniamo perché i suoi voli pindarici in cui va definire “Quadarella la nuova stella” ci accompagnano spesso nei momenti di noia che possono arrivare anche ai più appassionati.

Tra parentesi, siamo 2-0 per le sfide spareggio e il proposito di quest’anno é arrivare a 5-0 per Luca Sacchi. Meca0Sacchi5 è meglio dell’hashtag Mecasacchi a #PechinoExpress. Che poi la rotta é per Tokyo, semmai.

Ci sono dei momenti in cui bisogna essere sobri, altri no. Ieri parte la staffetta femminile, e io vedo la Panziera passare a 28”8. E mi dico questa fa già 59”. bene 58”9. E parte l’esclamazione irripetibile. Che, infatti, non ripeterò. Tuttavia dopo averla vista fare 53”8 lanciata nei 100 stile, qualche aspettativa uno se la fa.

Tra l’altro grande leone tatuato sulla schiena per Margherita. Che secondo Sacchi quando non ha il leone che ti insegue vai sul velluto. Ma se ti insegue sempre…

Parlando di tempi limite in sala stampa mia moglie discuteva con la stampa specializzata sull’opportunità di far valere i tempi in batteria. Ma se il regolamento federale prevede che si facciano in finale, allora si devono fare in finale. Faccio presente che in alcuni paesi i tempi vanno fatti in batteria, semifinale e finale. Perché alcuni paesi fanno batteria, semifinale e finale. Ognuno ha le regole che crede. In Italia evidentemente le regole non si capiscono.

Per essere sobri bisogna aver ben mangiato e ben digerito. Così pensa mia moglie e io sono d’accordo. Così gli atleti (e gli allenatori, e i giornalisti, insomma tutti) non devono ingurgitare il cibo per tornare. Così pensavo per il salvamento così penso per il nuoto.

Che poi oggi la Panziera tutti l’aspettavano al nuovo record dei 100 dorso. Si vede che stavolta il leone sulle spalle pesava parecchio!

Comunque il baffetto fa scuola. Condorelli si è subito adeguato, e anche Manuel Frigo ha il suo personale look del baffetto. Ma Restivo, fresco dominatore dei 200 dorso, resta il Re del mustacchio. Uno stile inimitabile ma che oggi non lo porta al record, per pochissimo.

Ne cito due, e non c’è due senza tre. Anche Megli in un duecento di altissimo livello sfiora il primato italiano. Si vede che sono arrivato e mi vogliono fare divertire.

Sono arrivato a Riccione e non ho fatto in tempo a starci per venti minuti che ho avuto un rapporto conflittuale con il computer. Prima l’ho dimenticato in albergo, poi è andato in corto circuito in sala stampa, poi ha deciso di spegnersi definitivamente. Sconsolato alla sera sono tornato in albergo dove è ripartito. Si vede che non ama la piscina e tenta in tutti i modi di farmelo capire.

Passano altri venti minuti in piscina da che sono entrato, e subito vengo invitato a bere dal gruppo allenatori di salvamento: si brinda al tempo degli Eurojunior. E lì la sobrietà va a farsi benedire subito. Perché va bene essere sobri, ma anche gli Assoluti sono una festa. E adesso che sono arrivato, può cominciare.

WSC-25m – day 1/Per l’Italia un bel boschetto con l’effigie di bronzo

di Mauro Romanenghi

WSC-sc-1-Wang

Quale Wang? – RAI sport

L’Italia arriva in Cina a questi Mondiali e le notizie arrivano dal Morini social, che pubblica le foto del palazzetto, le foto della riunione atleti, le foto degli atleti che si scaldano. Insomma per essere un allenatore tipo generale Lee è molto moderno. Come dice Borghese, questo social, mi piace: Dieci!

Naturalmente la prima cosa per mia moglie è la forma degli atleti e la moda.

Sulla forma degli atleti non si pronuncia fino a VDB, al secolo Cameron van der Burgh, che lei trova un po’ ingrassato dopo il matrimonio… si sa, il benessere…
Poi andiamo sulla moda: abito delle hostess delle premiazioni, bocciato. Poi è viola…brrr.

E allora parliamo di queste premiazioni. Che vedono subito protagonista il gemello Gabriele. Ma l’importante è la megascritta che annuncia che stanno arrivando le premiazioni, in doppia fila: impossibile sbagliarsi.

Parliamo anche di prestazioni. Rapsys vince il 400 sparando questo 1’45” nel primo duecento. Non lo segue nessuno. E lui ringrazia.

La collezione del boschetto di oggi inizia con la Pellegrini, continua con la Cusinato e finisce con la 4×100 stile. Ma quando bisogna dirlo bisogna dirlo. Un boschetto di legno pregiato, con prestazioni maiuscole condite da un record personale (Cusi), un record italiano (staffa veloce) e dal personale stagionale (Pellegrini). Come diceva la pubblicità, che volete dal cavalier Condorelli, il sangue?

Staffa veloce italiana aperta da Santo eccetera Condorelli. Appunto. Un filo osato il passaggio, a un decimo da Dressel (mica l’ultimo dei pirla). Un po’ duretto il finale ma insomma un 46”7 non disprezzabile. E non buttiamo tutta la croce sempre addosso all’ultimo: Zazzeri è stato il miglior lanciato della compagnia e ha sparato un 46 netto. Solo che ha trovato un brasiliano da 45”6. Touchè. Mia moglie mi ricorda che oggi è il compleanno di Marco Orsi. Ecco, Marco: ci piace che tu lo abbia festeggiato dando del filo da torcere ai brasileros in acqua!!

Non male comunque una staffetta dove la prima fa il record del mondo (USA) e la seconda il record europeo (la Russia). Non abbiamo controllato se il Brasile ha fatto il suo primato nazionale, che poi sarebbe record del Sudamerica… per quello che vale. Non sappiamo se la stampa specializzata se ne sia accorta. In ogni caso, la quarta (cioè l’Italia) il record nazionale lo ha fatto abbondantemente. Immensi, ragazzi.

E allora abbiamo trovato il nome di Condorelli: SYC, come dice mia moglie. Per chi collabora con NIC e SIC, direi che è la giusta chiosa. E Marco Agosti ringrazia. Noi come al solito ci prendiamo la paternità, poi ognuno farà quello che vuole.

Se non ho visto male Condorelli ha un po’ di ciuffi che sbordano dalla sua cuffia. E ora chi lo tiene più Ceccon? Già la vedo la staffetta di capelloni italiani schierata in finale olimpica. Altro che il Monza di Berlusconi senza tatuaggi e capelli corti.

I brasiliani si vede come sempre che la vasca corta la amano moltissimo. Io invece amo le inquadrature sulla squadra brasiliana soprattutto nel comparto femminile, che ha sempre il suo perché (no comment, dice mia moglie).

Sempre su Ceccon, al mattino c’è scritto sulla stampa specializzata che ha patito le fatiche del dorso e non si è qualificato. La Hosszù invece non patisce nessuna fatica e prima vince i 400 misti poi centellina le forze e entra in finale nei 100 dorso. Ultima apnea spaziale. Bentornata Ironlady (mi rifiuto di chiamarla Sid). Forse bisogna imparare da lei: speriamo.

Oh insomma la coppia della rana la dobbiamo citare. Scozzoli primo tempo nei 100 e Carraro che fa due record italiani: prima in batteria e poi in semi scende sotto i 30” e bene, in 29”79. Siccome non può abbracciare Scozzoli abbraccia la Casti… che invece è contentissima del suo tempo in semifinale visto che ha peggiorato. Buon viso a cattiva sorte.

Parlando nel podcast con gli amici di OAsport, ci chiedevamo quale cinese sarebbe spiccato. Enrico Spada ha scommesso su Wang. Ha vinto. Bravo Enrico come premio un salame felino che ovviamente essendo a dieta non potrai consumare. Ti aiuteremo noi.

La giapponese Akase se si arrampica ancora un po’ sul dispositivo del dorso esce dal blocco di partenza: guardava in faccia il giudice. Forse un filo altina, eh.

Le novità di questo mondiale: le fotine prima della gara. Carine. Il migliore il ranista SCHWINGENSCHLOGL: l’unico che per scriverlo qui devo fare copia e incolla dai risultati. La sua barba alla Over the Top come dice Mecasacchi è impagabile.

Luca Sacchi che la tira in tutti i modi agli USA: i quali infatti rischiano di perdere sia la staffetta veloce femminile sia la maschile. L’ultimo frazionista della 4×100 stile esulta come un bambino ma non tanto perché hanno vinto, quanto perché Dressel gli ha detto cosa gli sarebbe successo se si fosse fatto battere da Kolesnikov. Non posso scriverlo qui perché ci sono anche stomaci delicati.

Vabbè: la mascotte mi fa cagare anche qua. Non ci posso fare niente. Pure il nome fa cagare. Do ragione allo sciamano Sacchi stavolta.

La cosa più impressionante comunque sono i deltoidi di Wang, dopo i 200 misti. Over the top!