Mondiali Junior Day 2: che abbuffata!

                       di Mauro Romanenghi

Benedetta Pilato

Sfoggio di inglese per Benedetta!!!

Non so quanti altri giorni potrò commentare di questi Mondiali. Le ferie si avvicinano, e io partirò per la Puglia, dove sicuramente seguirò una morigeratissima dieta a base di bombette, burrate, pastasciutte, melanzane alla parmigiana e carne alla griglia. Tutto leggerissimamente fritto nel fantastico olio pugliese. Mi aspettano quindi delle grandi mangiate, e sto allenando l’appetito. 

Un po’ come fanno i protagonisti di questi mondiali, che sto seguendo insieme a dei veri appassionati (anche di cibo, credo).

Abbuffata anche di titoli oggi: otto titoli individuali assegnati e una staffetta. Qualcuno tenta già di fare il passo più lungo della gamba, ma la gamba é quella del tavolo quindi rimane indigesta. 

E’ il caso, ad esempio, del vincitore dei 200 stile, Urlando. Urlando di felicità dopo aver bruciato lo svedese di sei centesimi (svedese favoritissimo che al mattino aveva rischiato la beffa). Urlando di rabbia dopo quindici minuti per aver malamente bucato la finale dei 100 farfalla, morendo letteralmente. Però, ragazzo, 15 minuti fra una gara e l’altra forse sono ancora troppo pochi. Ripassa fra qualche anno.

Parliamo sempre di 200 stile. Sette atleti in sette decimi di secondo. Come ai mondiali assoluti una gara, quella dei 200 stile, apertissima. 

USA sugli scudi oggi e vincitori di quattro ori con il record mondiale giovanile della mista mista (e fanno due con la stile veloce di ieri). Si issano in testa al medagliere e vanno in fuga. 

E’ ufficiale che in ungherese il cognome si dice prima del nome: é stranissimo, ma é così.

La regia ungherese é precisissima: anche nel non far vedere una premiazione. Pubblicità, commenti tecnici, telegiornale flash, ma le medaglie, comprese quelle azzurre, nisba. 

Eh sì perchè all’abbuffata di titoli contribuisce anche l’Italia. Prima Ceccon fa suoi i 100 dorso con il primato italiano Juniores, seconda prestazione ogni epoca, in 53”46. Poi Benedetta vince i 50 rana. Entrambi con un po’ di patemi, nel finale. Ma é giusto così, ogni pranzo va meritato e così anche ogni successo. 

La Pilato é anche l’unica ragazza non ungherese che abbiano fermato per un’intervista. Beh dai non se la cava male. Brava!

Osservavo l’entrata di molte ragazze. Alcune sono spavalde come se andassero a fare shopping: con stivaloni, cuffione, manca solo la borsetta o lo zainetto. Altre sembrano lì per caso, si guardano intorno e si mangiano le unghie. Fa specie pensare che la campionessa mondiale dei 100 dorso, Regan Smith, ha la loro età (beh, anche la Pilato…)

Nella gara degli 800, dove la Giulia Salin conquista il bronzo con un ottimo duello spalla a spalla, vince Lani Pallister. E chi se ne frega, direte voi. Giusto.
Solo per dire che l’australiana è la campionessa mondiale in cinque specialità individuali del salvamento nel 2018, ultima edizione dei mondiali Juniores, nonchè primatista mondiale di categoria in due di esse. Questo quindi é un successo storico, non credo sia mai avvenuto prima. Insomma, anche il salvamento voleva partecipare al banchetto.

Per fare un po’ di gossip, un mio conoscente mi fa sapere che Lani spodesta la madre dalle top50 degli 800 inserendosi al trentesimo posto. Insomma, buon sangue non mente!

FuoriOnda 70 – Speciale Gwangju 2019: gran finale!

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospiti Cristina Chiuso commentatrice TV per Eurosport e collaboratrice di OAsport con Enrico Spada, direttore di OAsport.

Eccoci con la squadra al completo a commentare questi Mondiali. Con il disturbo del Fogliani e la parte tecnica (si dice così) a cura di Mauro Romanenghi, grazie alle statisiche di Marco Agosti, ascoltiamo le opinioni di Enrico Spada e Cristina Chiuso, nostri gentili ospiti e amici di Acquastampata. Le sorprese, le grandi prestazioni, le delusioni di questa rassegna iridata in tutte le salse, azzurre e non. Senza dimenticare l’occhiio lungo verso Tokyo. Solo su Fuorionda, che saluta Gwangju e si proietta verso un altra meta: 2020, arriviamo.

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 29 luglio 2019
Credit foto: Laura Vergani/screenshot RAISport

FuoriOnda 69 – Speciale Gwangju 2019: Fabio Scozzoli: il Capitano

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Fabio Scozzoli, primatista italiano dei 50 rana e Capitano della nazionale.

Uno è il capitano sempre il capitano. Un vecchio adagio che si adatta a Fabio Scozzoli, il più esperto (non si dice anziano): un “motivatore”, un “responsabile”, una piccola “guida” per i meno esperti. Insomma non deve fare nulla ma può fare molto. Per i compagni, gli amici, o la fidanzata. Ci racconta il suo ruolo ma anche le sue gare e le sue sensazioni solo qui su Fuorionda, il podcast mondiale che vi accompagna come se foste in Corea.

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 27 luglio 2019
Credit foto: pagina instagram di Jaked.

Gwangju 2019/heat 7 – La concentrazione è donna!

di Mauro Romanenghi

4x100 medley relay_roadtotokio/collage screenshot RAI

4×100 medley relay_roadtotokio/collage screenshot RAI

Oggi giorno delle scuse. Per fortuna non le ho sentite, quelle della staffetta maschile. Né voglio sentirle. Tredicesimi fuori dalla finale e dai qualificati di diritto per Tokyo. Sempre dalla parte dei ragazzi, però 3’35”8 non ci sta. Come dice la Pellegrini: “le donne sono più resistenti e riescono a tenere la concentrazione più degli uomini”. Ha detto tutto lei. Io aggiungo: italiane.

Capitolo Vergani. Difficile rientrare così. Però la colpa è solo, soltanto e solamente sua. A ventidue anni bisogna crescere e diventare responsabili. Ha perso un mondiale, e speriamo che non ci sia altro: i Carabinieri non saranno tanto teneri, secondo me. E ora sta a lui ricostruirsi. Seguiremo gli sviluppi. 

Capitolo Dotto. Lo so, è caduto. Lo so, non è colpa sua se è caduto. Ma bisogna riconcentrarsi. Ce n’erano altri sette con lui. 

Capitolo Cusinato. Quando si fanno delle scelte, bisogna accettare le conseguenze,. Buone o cattive. Lei lo sa e lo sa ammettere. La scelta non si discute, e nemmeno le conseguenze. Qua di sicuro non bene, con la sua progressione poteva giocarsi due tranquille finali e magari qualcosina di più.
Ora vedremo anche per lei. 

Capitolo Martinenghi. Una stagione di rientro a metà. Una stagione, per tornare al top, non basta. Bisogna lavorare, lavorare, lavorare. Perché il vertice è lì, a mezzo secondo. A vent’anni è presto per pensare che sia tardi. Soprattutto con questo talento.

Capitolo Sabbioni: come sopra, con tre anni in più. 

Capitolo Codia. Sfortuna(?), rimandiamo alla prossima stagione. 

Capitolo Bianchi. Arriva troppo tardi questa qualificazione. Forse, dico forse, fosse arrivata ad aprile oggi avremmo avuto dei bei duelli in più. 

E finalmente parliamo dell’ultimo giorno.

Ho scommesso con gli amici forte delle mie 5 vittorie di ieri. Ebbene, mazzuolato. Ho azzeccato solo due gare. La forma se ne è andata. Mia moglie in compenso ha centrato tutte le previsioni sulle staffette miste. Touché.

Si può sempre sbagliare in partenza. In genere, nei 50, chi parte male perde. Oggi la lezione l’hanno appresa in tre. Kolesnikov, nei 50 dorso. Pilato, nei 50 rana. Sioestroem e soprattutto Campbell nei 50 stile.

Esageriamo? Ma sì. Esageriamo. Benedetta Pilato poteva vincere. La progressione si è fermata a 10 metri dall’arrivo, ma non è così facile battere la King, soprattutto se ti guarda storto ogni bracciata (anche dall’altra parte). Alla fine ha dovuto farsi venire la vena grossa sul collo che le manca!

Ma che avranno da ridere sempre le raniste sul podio che si odiano a morte…

Nei 400 misti maschili Seto si presenta con più di tre secondi all’ultimo 100. Litherland, che sente il fiato di Trump sul collo, si lancia all’attacco. E quasi ce la fa. A onor del vero. Seto muore nell’ultimo 50, finendo in 29”66. Paura vera.

Parlando di podio, a 4’12” c’era un medaglia nei 400 misti uomini. Insomma, un tempo raggiungibile.

Si rivede di nuovo Ye Shiwen, due medaglie qui. Simpatia.

Ieri sera ragionavo con amici che forse era il caso di mettere la Smith in finale per gli USA. Che non sono stupidi infatti l’hanno fatto. Regan Smith non li ha delusi, si sa le donne restano concentrate più a lungo degli uomini, anche le statunitensi.
La staffetta statunitense femminile quindi demolisce il vecchio record di un secondo e un decimo. Un secondo è merito di Regan Smith, che fa 57”57. Passando in 27”74 ai piedi, che valeva la finale dei 50 senza problemi.

Se volete trovare i componenti delle staffette maschili USA, potete andare alla frontiera con il Messico. Hanno organizzato un Campus estivo di scuola di muratore. Kal-el Dressel sposterà i mattoni a duecento per volta, poi gli altri frazionisti li disporranno fino a 15 metri di altezza, senza farsi aiutare da lui. La malta la porterà Trump in persona, aiutato da Salvini che si sa è un grande esperto di murature. Trump conta in questo modo di risparmiare molto sui lavori di effettuazione. 

La Gran Bretagna vince una medaglia storica con il nuovo record europeo. Diamo però a Cesare quello che è di Duncan Scott: 46”14 nella frazione a stile significa che ha guadagnato un secondo e mezzo a Adrian. Terza la Russia, che perde il primato, ma se Rylov avesse trovato una buona apertura, forse forse…

Certo i cambi della Russia sono da invidia: 32 centesimi persi in totale. Il cambio Rylov Prigoda da applausi.

Penso che non imparerò mai che Manuel  è il cognome di Simone Manuel e We è il cognome di Shiwen.

Importante informazione che ora Dari darà il cambio a Suri, per i mondiali master. Dopo questa nota fondamentale, possiamo riposare tranquilli. 

Parliamo di Greg? Ma sì, parliamone. La Caporale inscena tipo un funerale: hai perso… beh ma ha vinto l’oro negli 800, un bronzo nei 1500, un argento nella staffetta in mare e qualificato nella dieci per Tokyo. Wellbrock è più forte, ma Greg ha avuto anche tanto da fare e un infortunio a maggio. Certo ci sono gli avversari, adesso, non li nascondiamo sotto il tappeto come la polvere. Ma vedremo. L’Italia c’è. Greg con lei.

Più che Crudelia Demon, con quei capelli la Pilato sembra Double Face di Batman. Gli manca solo la monetina da far saltellare… chi batto oggi?

Fino allo scorso anno nelle topten mondiali alltime c’era solo lei, Pellegrini. Oggi ci sono quattro azzurre. Pellegrini, appunto, poi Quadarella, Panziera, e Pilato. Crescete e moltiplicatevi. Per la gioia degli appassionati.

Chiudiamo con la collezione dei boschetti, mai lieti ma che l’Italia ha, essendo una nazione verde, sempre con sé: primato non invidiabile, spesso con il record italiano: tre staffette tre, tutte con record italiano. Burdisso, con record italiano. Di Liddo, con record italiano in batteria e semi e quasi in finale. E per ultima Panziera. Ricordando che le statue di bronzo sono meglio dei boschetti, ci aggiorniamo alla prossima.

Gwangju 2019/heat 6 – Se questa è crisi USA…quella del Settebello che è?

di Mauro Romanenghi

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

7bello_campionedelmondo_Corea2019/screenshot instagram andrea staccioli

Allora devo chiedere scusa. Perché le parolacce non si devono dire. Lo sanno anche i miei atleti, dai quali non le voglio sentire e se mi scappano (capita) me lo fanno subito notare. L’ultima è stata al Foro Italico, pochi giorni fa, quando ho sentito “c…o” in bocca a una ragazza. Subito ripresa, una sua compagna mi ha detto: “tu lo dici sempre”. A parte che non lo dico sempre, non é una buona ragione per imitarmi, ho risposto. Insomma, cazzate non si dice. Ma rimango sulle mie posizioni. D’altronde, non sbaglia le virate pure Dressel? Eppure fa 49”6 a delfino. Non faranno così schifo. La Sioestroem ha preso un metro dalla Mcneil nei 100 farfalla in virata. Farà così schifo a virare? Bene, chiudo qui la faccenda. 

Visto che ho parlato di Foro, consentitemi una digressione a 25 anni fa. Io c’ero. Con altri 15000. Una calda serata, nella tribuna sopraelevata del Foro a Montemario, e la Spagna di Estiarte si arrese 10 a 5. Ricordo un goal da 10 metri, spettacolare:

https://www.youtube.com/watch?v=VYTvHNDrwIQ

Una bolgia. La Spagna annichilita. Era il goal del 7-2 , che ho rivisto, una bomba da lontano. Come oggi, quel 7 a 3 di Dolce, la palla che schizza sotto l’ascella di uno spagnolo. E lì capisci che tutto gira giusto. Con le prime quattro superiorità che entrano tutte, con la Spagna che sbaglia il rigore del vantaggio, che ne fa 4 su 13 in superiorità, non segna neanche sola davanti al portiere. Insomma anche oggi, 10 a 5. Giorni così, che si ripetono ogni 25 anni. 

La nazionale di nuoto che c’entra? C’entra, era lì a tifare. Scatenate Casti e Di Liddo, che quasi si scaraventa giù dalle tribune. Il telecronista impazzito che cita il 1975 e il porompompero, il famoso coro del 2006 in Germania (????). Ma oggi vale tutto. 

Ebbene festeggiata la vittoria del Settebello, che io seguo da Los Angeles 1984 (anche se di pallanuoto non capisco nulla, infatti ho fatto prendere 50.000 lire di multa a una squadra quando mi sono seduto in panchina come viceallenatore), torniamo in piscina. 

Prima però un doveroso ricordo alle vittime della sciagura nel locale notturno. Le feste non dovrebbero mai finire così.

Siparietti oggi dopo le batterie dei 50 rana dove una certa Pilato infila un 29”98 che è il nuovo primato italiano assoluto e di ogni categoria. Penso una cosa mai successa finora.
La Carraro la dipinge in tutta la sua gioventù, ma sappiamo che la Carraro vive con il cartonato della Casti da battere in camera. Dopo la semifinale e gli sguardi assassini del pomeriggio, cambierà la sagoma del cartonato. Domani prevedo scintille. 

Per inciso, la Pilato è la settima performer di ogni epoca nei 50 rana. Solo in otto sono scese sotto i 30 secondi.

Dichiaro ufficialmente chiusa la crisi USA dopo i cinque ori cinque di oggi. Anche se con il sudore della fronte, come diceva qualcuno, che impregna le bandana. Tragedia evitata anche per Ledecky, che aveva la lettera per la frontiera con il Messico già sulla scrivania di Trump. Sprint finale e lettera nel cestino. 

La Quadarella però ha sentito odore della medaglia, parole sue. A Tokyo propongo di vestire la Kationa con delle orecchie di coniglio, così Simoncina può fiutarla e andare in caccia. 

Per buona creanza, dopo la quarta prestazione alltime nei 1500, la Quadarella fa anche la quarta negli 800. Par condicio.

Il responsabile del sito FIN lancia la moda del bum bum. Ben due post nell’ultima settimana. Deve avere fra i suoi amici degli appassionati di pugilato.

Sempre dalla Caporale una paio di scenette da manuale. La Sioestroem che chiosa: “sono molto felice perché questa è la mia prima medaglia a questi campionati”. Ma come, e l’argento dei 100 farfalla e il bronzo dei 100 e 200 stile? Quelle non contano? Mi immagino la Sioestroem che arriva a casa e butta le medaglie che non sono d’oro…questa sì, questa no.

Arriva la Efimova, alla domanda cosa ne pensa di questo mondiale: “il peggior mondiale a cui abbia partecipato”. Poche parole, ma efficaci.

Arriva Miressi, ed ecco il solito discorso della stanchezza. Siamo tutti stanchi, sono gli ultimi giorni… mancherebbe ancora una mista. Bene, siamo a posto.

Arriva la Panziera, faccia da funerale. E come darle torto, arrivi con il primo tempo e perdi in cinque giorni tutte le tue certezze. E la medaglia. Una sonora e severa lezione. Ma io sono sicuro che ce la farà. Ci piaci di più senza broncio, Margherita.

Spariti dai radar Ceccon e Codia. Il primo evanescente. Mentre qua i millennials fanno furore, anche il suo alter ego Burdisso, il ragazzo dell’ultimo treno, lui è evaporato. Codia dopo un bellissimo 50 lo aspettavo nei 100. La schiena pare averlo tradito. Altro brutto allarme per la staffetta domani. Amen.

Parliamo un po’ di tecnica. Vincitrice dei 200 dorso, sbarella un po’ in giro con la testa la Smith. Forse passare in 59”45 ai piedi non le ha fatto benissimo. Infatti torna in 1’04”… l’incoscienza della gioventù.

Rylov sbarella più di lei. Ma la forza in acqua è senza pari. 

Le raniste hanno preso questo vizio di muovere la testa o inclinarla di qua e di là. La migliore è la King, che si girava ogni bracciata dei 50 rana a guardare la Atkinson. Ma che ti giri, nuota!

FuoriOnda 68 – Speciale Gwangju 2019: Martina Carraro, una rana di bronzo

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Martina Carraro, bronzo mondiale dei 100 rana e neoprimatista italiana di questa distanza.

Sempre dalla Corea arriva l’intervista a Martina Carraro, bronzo mondiale! La sua gara, i suoi timori ma anche le sue certezze, insomma tutto quello che vorreste sapere come se foste sul posto. E noi ve lo diamo con Fuorionda, il podcast mondiale! Restate con noi!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 26 luglio 2019
Credit foto: Laura Vergani/screenshot RaiSport 

 

 

Gwangju 2019/heat 5 – Mai vendere la pelle dell’orso…soprattutto russo!

di Mauro Romanenghi

4x200 sl stellare / collage screenshot RAI

4×200 sl stellare / collage screenshot RAI

Un bel tacer non fu mai scritto, diceva sempre mio padre. Certo non è che non bisogna dire nulla, ma a volte, di sicuro, si parla così, perchè bisogna fare sensazionalismo a tutti i costi. E così ecco tutti a parlare della crisi statunitense, che certo non ha vinto tutti gli ori che si aspettavano, e qualcuno rischia di sicuro di finire al lavoro a metter su mattoni al confine, ma così male non va. Perché gli USA qualche asso ce l’hanno sempre, a volte nascosto, a volte no. Uno di sicuro non lo nascondono, ed è Caeleb Remel Dressel, che più che un nome sembra uno scioglilingua. Ma il suo vero nome è Kal-el, e chi mastica di comics sa di chi parlo. E d’ora in avanti sarà così, per me.
Poi ci sono quelli seminascosti. Perché Regan Smith, per molti una sorpresa, non lo è proprio. Certo, nessuno si aspettava questo 2’03”55. Ma siamo proprio sicuro di parlare di una ragazzina fenomeno improvviso? Forse non ricorda nessuno quanti anni aveva Missy Franklin (chi?) quando stabilì il record precedente? O quanti anni aveva la Ledecky? E comunque improvviso un ciuffolo: Regan Smith l’ho vista con i miei occhi gareggiare in finale a Budapest e stabilire il record mondiale Junior. E l’anno scorso è arrivata sul podio ai Panpac in 2’06” e spicci. Scusate ma è progredita di più la Panziera che è molto meno giovane. E comunque detiene il record mondiale Junior dei 100 in 58”45, scusate se fa schifo. Peccato che le selezioni gli USA le facciano un anno prima, se no questa chissà che ti combinava. Vediamo se le fanno fare almeno le batterie della mista. Insomma, di ragazze prodigio (Katie Hoff, Amanda Beard, Dara Torres e ne dimentico di sicuro) gli USA ne hanno sfornato a carretti. Per questo, la crisi loro proprio non ce l’hanno.

Fine del discorso serio. L’orso russo ieri parlava di quattro ori. Beh, c’è andato vicino ma ha dovuto vendere cara la pelle. D’altronde, mai vendere la pelle dell’orso prima di avercelo. Soprattutto se è russo.

Continuo a sostenere che Rylov sia l’anello di congiunzione tra l’uomo verde e il resto dell’umanità. Ma oggi non era così devastante. Mi aspetto un record del mondo, prima o poi.

Efimova certo tenta di fare un ritorno veloce, ma Chupkov non ha eguali. Oggi ragionavo che il suo è un vero negative split. Con 1’02”2 e 1’03”9, calcolando il tempo per girarsi ai 100 e il tuffo, la seconda parte è nettamente più veloce della prima. Qualcuno ha asserito che finalmente qualcuno ha capito come si nuotano i 200 rana, ed è russo. Più probabilmente, è solo Chupkov. 

Io lo avevo detto che ne vedevamo delle belle nei 200 rana. Poi non dite che non vi avverto.

Leggo su Internet la battuta di Chupkov e “Amici miei”. Bella, la farei direttamente a Chupkov e Rylov. Voglio vedere se la apprezzano. Ricordiamoci che come gli orsi, anche i russi non hanno un gran senso dell’umorismo.

Leggo anche di Vaskina. Battuta che ho già fatto in anni e anni di suoi Eurojunior. Ora ha preso medaglia anche qui nei 50 dorso. Chiamatela Vaskona (ma senza farglielo sapere, è sempre russa).

Kal-el passa ai 50 in un tempo che se la giocava per la medaglia nei 50 farfalla secchi. Insomma, 49”50, è un tempo che aspettavamo io e il mio amico. E’ arrivato. Adesso vediamo che succede.

E finalmente rivediamo la Panziera, con espressioni a corrente alternata. Certo venire per vincere e vedersi un treno passare di fianco non è mai bello. Ma non tutto il male vien per nuocere. Coraggio Marghe, le medaglie sono tre e nessuno le ha prese. 

Stefano Ballo il giramondo. Da Bolzano a Caserta, uno dei pochi migranti al contrario. Alla faccia di Salvini. Bravo Stefano.

4×200, quattro per un quarto. Di nuovo. Ma senza recriminare ‘sto giro. Qualcuno parla di virate, di cambi lenti. Cazzate. Che dovrebbero dire la Gran Bretagna, o l’Australia allora. Cosa possiamo dire, a persone che facevano 1’47”-1’48” fino allo scorso anno? Stiamo parlando di una staffetta da 1’45”5 di media. La realtà è che con questo tempo alle ultime edizioni di Olimpiadi e Mondiali si andava a podio agili. La realtà è che oggi va così. Ma, speriamo, non sempre.

FuoriOnda 67 – Speciale Gwangju 2019: Filippo Megli, un 200 nella storia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani in solitaria. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Filippo Megli, neoprimatista italiano dei 200 stile.

Intervistiamo direttamente dal campo gara Filippo Megli, che ci descrive il suo avvicinamento alla gara dei 200 nella stagione e quello che succede in campo gara. E dopo la bellissima prestazione, un occhio al domani e alla staffetta 4×200. Solo su Fuorionda, il podcast mondiale, che è come se fosse in Corea!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 25 luglio 2019.
Credit foto: Laura Vergani/screenshot da RaiSport

FuoriOnda 66 – Speciale Gwangju 2019: Massimo Giuliani

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani insieme a Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse (così dice lui), in redazione come sempre Marco Agosti. Fabrizio Fogliani, ammaestratore di VapodiCloro risulta rapito dagli alieni.

Ospite Massimo Giuliani, CT dell’Italnuoto di fondo.

Oggi parliamo con Massimo Giuliani, mitico CT dell’Italfondo. Con lui analizziamo in profondità le competizioni, le sedi di gara, il comportamento degli azzurri esordienti e non, i risultati, con un occhio a un appuntamento sempre più vicino: Tokyo 2020.
E un occhio all’ambiente.

Solo su Fuorionda, il podcast mondiale.

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 23 luglio 2019
Credit foto: Massimo Giuliani via wa

Gwangju 2019/heat 4 – E il quinto giorno l’Italnuoto si riposò, il Mondiale no.

di Mauro Romanenghi

Rylov_MondialiCorea2019

Rylov_MondialiCorea2019

Oggi parliamo poco di Italia. Ma perché di Italia c’è poco in questa giornata. Matteo Restivo, l’impiegato del nuoto, purtroppo non raggiunge la finale. Manca il secondo cento metri, e le sue apnee non sono state così incisive. La finale ci poteva stare, distava solo mezzo secondo dal tempo del mattino. Ma chissà cosa succede in quei momenti, quando senti che ce la puoi fare.

E quando la giornata dice che devi perdere, tu perdi. Oggi favoriti tutti in gran difficoltà, e sorprese a carrettate. Mai Mondiale ha offerto più spunti di discussione di questo.

Oramai non serve più la Caporale, piangono tutte dal cronista ufficiale della zona mista. Piange Boggie Kapas, la mia Boggie, che infila le americanine piantatissime dopo averle spaventate con un 31” di terza vasca. L’arrivo è quello che è ma il risultato è quello che conta. 

Oggi avevo battezzato il giorno degli americani. La 4×200 con la rinata Ledecky, Dressel, i 200 misti, i 200 farfalla con possibile doppietta. Nei 200 farfalla un bel suicidio assistito ha servito la vittoria all’ungherese. Ma poi arrivano le certezze. Dressel é una di queste, ma non bisogna mai fare i conti senza l’oste Chalmers. Quii Mecasacchi vedono una gara diversa. Nel secondo 50, ma soprattutto negli ultimi 10 metri, Dressel è piantatissimo e paga il suo 22”3. Chalmers arriva di gran carriera, e lo raggiunge. Quasi. Io proprio le raspate finali di Dressel non le ho viste. La bandana ti ha salvato, caro Caeleb.

I 50 dorso non sorridono a Medeiros, la donna dai bicipiti più grossi che io abbia mai visto, forse più ancora di Serena Williams. Si narra che il fratellino di Etiene stia ancora cercando i denti che sono saltati dopo un litigio da giovani. Ringrazia Olivia Smoliga, che mi ricorda tanto una mia atleta di tanti anni fa di origine dell’Est. Come la Smoliga, del resto, il cui cognome è classicamente inglese.

Siccome il tema è quello, ecco che nei 200 misti abdica anche Chase Kalisz, inguardabile nei primi 100 metri. Ne approfitta Daiya Seto. Oh, farsi intervistare da noi porta benissimo, dopo quattro anni di digiuno l’intervista al Settecolli porta l’oro nei 200 misti. Dajeeee Daiya!

Se Chupkov nuota i 200 rana con un’irriverenza spaventosa, il mondiale di Wilson fa spavento. Chupkov fa 1’02”82 nel primo 100 con 1’04”01 nel secondo. Nessuno può tornare come lui. Wilson passa in 1’00”8. Intanto si rivede il campione olimpico Balandin, dato da tutti per disperso. E la foca umana Marco Koch. E il primatista mondiale Watanabe. Tutta da seguire la finale domani.

Allora Rylov sembra scolpito da uno scultore che non ha studiato anatomia umana. Sembra metà Hulk, metà Ivan Drago e metà un adolescente russo. Fanno tre metà, appunto, lo avevo detto che non sapeva l’anatomia lo scultore.

A proposito di russi dichiarazione netta: domani prenderemo quattro ori. Ci sono cinque gare domani. Che 4×200 schiereranno?

Abbiamo tuttavia nostalgia del collanato Kolesnikov, speravamo qui di vedere il megaduello nei 200 dorso. Problemi per Kliment, il millennials russo ci aspetterà a Tokyo.

Notizie certe mi hanno confermato che la prossima sconfitta degli USA in staffetta non sarà tollerata. Il muro del Messico ha molto bisogno di manodopera e la Ledecky non potrà portare certificati medici. Tuttavia il vecchio adagio dice non c’è due senza tre, e il quattro vien da sé.

Canada sempre più sorprendente, nonostante una Ruck così così. La cura del coach Titley funziona: fanno due staffette su due a podio. Ne manca una, l’ho già detto?