FuoriOnda 3 – Il canto di Natale

di Redazione Podcast

 

 

Conduce la blogger Laura Vergani, con le possenti spalle di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e di Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite il DT della nazionale italiana di nuoto Cesare Butini.

Tre argomenti tre per il nuovo anno: e come nel racconto di Charles Dickens abbiamo il passato con Budapest, il presente con gli appena trascorsi Europei di corta di Copenhagen, il futuro con la prospettiva Glasgow. Ma noi non abbiamo fantasmi da sconfiggere, solo temi da sviscerare, campioni da celebrare, da ritrovare, da scoprire.
Spine nel fianco a parte, molti gli aspetti positivi messi in risalto dal nostro Direttore Tecnico che ci spiega come sono stati gli avvicinamenti agli appuntamenti del 2017, come si sono svolte le manifestazioni, come giudica i criteri di selezione, come si svolgerà la preparazione nella stagione corrente. E mandiamo anche noi un abbraccio ai tecnici, Butini vi aspetta!!!
Tutto questo sempre e soltanto su FuoriOnda, il nuovo, unico e speciale Podcast sul nuoto italiano e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su http://audionautix.com/

Credit foto: Andrea Staccioli INSIDEFOTO/Deepbluemedia.

Puntata registrata il 11/01/2018

Copenaghen 2017/5 – tris di primi

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

foto: Giorgio Scala/Deepbluemedia

Visto che siamo vicini a Natale, partiamo così. Tre ori tre per l’Italia nella giornata conclusiva, tre ori tre per Saretta Sioestroem che cancella lo zero dalla casella ori e ne incamera a valanga, cedendo il primo dei 100 farfalla alla bimba di cera numero due. Tranquillizzo tutti e anche mia moglie che la bimba di Peaty è viva, oggi aveva la medaglia al sicuro addosso.

I fan della Saretta svedese hanno avuto la grande pensata… come Zor El /Supergirl Sarah si rivela al mondo, e tutti indossano la maglietta gialla di SuperSarah. Salvaci dalle controprestazioni e porta la staffetta sul podio!
Oggi non sbaglia nulla, la svedesona. Prima oro nei 100 farfalla, poi rinvincita su Kromoorangina nei 50 stile, poi frazione in agilitè da 24”2 in staffetta a farfalla. Et voilà. Primo tris servito.

Secondo tris vestito d’azzurro. Finale dei califfi, mica pizza e fichi. C’è Timmers, argento olimpico. Duncan Scott, finalista. Dotto, campione europeo. Nandor Nemeth, campione europeo e mondiale junior e bronzo mondiale in staffetta. Partenza fulminea a 0.56, 22 netto al passaggio, controllo terza vasca, apro il gas 46”11. Primo oro incamerato.

Entra Orsi. Incazzato nero. Malino nei 100, fuori podio nei 50, forma così così. Gran delfino, bel passaggio a dorso, a rana tiene Fesikov che si prende male, parte a stile agli 85 è davanti, il russo si impalla e oro due. Record italiano, ca va sans dire. E felicità a mille di mia moglie che ha trovato il suo nuovo idolo dopo Ryan Lochte.

Sabbioni. Dichiarazione: per l’oro ci vuole il record italiano. Fatto. Partenza spettacolare ho temuto per un secondo oltre i 15. E lì sta il 90% della vittoria. Tiene Simone, fino alla fine, 23”05.

Kliment dalla collana è dietro, per la prima volta in questa rassegna. La giura, lui voleva i cinque ori. Mezz’ora dopo va sotto i 23”. Troppo tardi per il suo oro, ma se hai due campioni europei e due medaglie d’argento e parti così, che altro puoi fare? E’ record mondiale Russia, Morozov deve solo fare 20”2 lanciato, una bazzecola. Kliment Kolesnikov, quattro ori e un argento, è il personaggio dei campionati. Tre record mondiali giovanili, uno assoluto, un futuro radioso. Speriamo, con la Russia non si può mai dire.

Sfida stellare anche nei 50 stile donne. Prima vasca Ranomi, seconda Sarah. Non è pareggio, vince la Svezia. Oggi è il suo giorno.

Bottino di medaglie anche per i danesi. Nei 100 farfalla donne la Beckmann, dove la Bianchi non ha quella brillantezza sotto dei 200. Peccato, perché bastava poco per arrivare al podio. Ma ci voleva il record italiano, e il passaggio a 26”5 è troppo alto per farlo. Una bracciata di troppo, ogni vasca, per Ilaria. Ma non ci scoraggiamo.

Sempre Danimarca nei 200 rana, con la Pedersen, afflitta dalla sindrome Hemskerk, cioè della sconfitta cercata. La danese perde anche quando deve solo vincere. E così la Vall Montero, 30 anni quasi, una vita da mediano, tira fuori la prestazione della vita. Questo 2’18”41, personale, la vale il suo primo successo. Non che sia una carneade, la ragazza, ma non aveva mai vinto. Ora sì. Brava Jessica.

Ancora Danimarca con Blume, bronzo nei 50 stile. Sempre un piacere vedere Pernille Blume.

Kharlanov invece ci delizia con le sue apnee, ho quasi temuto di doverlo andare a recuperare nell’ultima, invece dai 15 metri di emersione mancavano solo 5 bracciate a delfino e ce l’ha fatta da solo. Chiusura in 30”, ma per l’oro dei 200 farfalla  e per raggiungere il bordo bastano. Bravo.

Siccome poi dicono che l’Ungheria è solo Kati, ci pensa Boggie a smentire, con un onesto 3’58”15 personale alltime. Nuotata perfetta, bel passaggio in 1’58” ritorno in 1’59”. Stavolta la tedesca è dietro. Grande sorpresa, bronzo al Liechtenstein – che ho fatto fatica a scriverlo – figurarsi a pronunciarlo. Dopo i gemelli Hanni e Andreas Wenzel dello sci  io pensavo che il principato alpino fosse stato inglobato in un universo parallelo. Invece c’è ancora e sfoggia questa ragazzona che abbraccia per fortuna la tedesca Koehler medaglia d’argento e non la Kapas. Altrimenti la uccideva. La sua gioia si sente attraverso il teleschermo, urla per cinque minuti. Brava alla Hassler.


Dopo un grazie allo streaming LEN, premio sfiducia alla RAI. Nel miglior giorno degli azzurri, le gare le facciamo vedere alle 22.45. Voto zero. Solo vergogna. Nothing else.

Copenaghen 2017/1 – vasca corta vista lunga

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

SCOZZOLI Fabio ITA Gold Medal 50m Men Breaststroke Final Copenhagen 13-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Libero finalmente da obblighi di report e valutazioni statistiche posso guardare le gare come sempre ho fatto. Da appassionato e fan, senza scrivermi tempi, statistiche, record, podi, corse contro il tempo e contro la mia salute fisica e mentale.

Quello che mi appare in Danimarca è un bel palazzetto freddino, dove gli atleti ma anche il pubblico indossano dei simpatici parka. Persino la Bianchi, la quale ci ha raccontato che lei in pre-chiamata indossa le ciabatte, è arrivata con dei begli stivali in pelicciotto – hanno pure un nome ma al momento mi sfugge. E io mi domando come si possa progettare un’entrata impervia come quella dello stadio del nuoto di questi Europei. Come dice Sacchi, “una pippata di antiasmatico Froome se la sarebbe fatta su questa salita”. Tra l’altro diversi atleti salgono con uno stile tutto loro, ciondolando come ubriachi. Ma sarà pure scivoloso, questo scivolo?

Primo personaggio di questi campionati è la sorpresa non sorpresa. Kliment Kolesnikov, che abbiamo avuto modo di ammirare in tutta la scorsa stagione come uno dei terribili Millennials.

Non vedo cosa ci sia di sorprendente nel quarto classificato ai Mondiali, detentore di un 1’55”14, che ha un dorso fantastico. Subito ho visto il vezzo della collanina, peraltro istantaneamente  beccata dai miei ispiratori Sacchi e Mecarozzi. La partenza lascia ancora molto a desiderare, ma la forza di un diciassettenne non può certo competere con quella dei più forti specialisti. Tuttavia chiudere a 27”3, unico del lotto, denota una freschezza che altri non hanno: primo fra tutti Kawecki, che ha pagato le lunghe apnee dei primi 100.
Già due ori per lui il primo giorno, pure il compito di aprire la 4×50 stile in un onesto 21”24 che guarda un po’ è record mondiale juniores. Tutti ‘sti botti di record Juniores che come dice Sacchi “non contano un c…o ma la dicono lunga se un ragazzo è promettente o no”.

La Russia si presenta qui carica di voglie di rivalsa e carica di maschi. Donne ben poco si è visto nei primi due giorni. Strano, visto il carico da novanta mostrato agli ultimi Europei e Mondiali Juniores. Ma per loro c’è ancora tempo?

Nei 400 calano l’asso Krasnykh, dall’andatura saltellante. Vederlo nelle inquadrature da vicino mi fa venire il mal di mare ma sull’efficacia niente da dire. Un passo da 27”1-27”2 sul ritmo da record della manifestazione. Comunque si presentava con quel tempo: in assenza dei più titolati, la botta gliela da su e si aggiudica questa gara.

La 4×50 come detto aperta dal collanato Kliment passa per Morozov e Fesikov, e poi l’impronunciabile Vekovishchev – secondo solo a Schwingenschloegl,  il tedesco ranista – respinge al mittente le credenziali azzurre aperte da un Dotto dalla partenza spettacolare. Dice che ci ha lavorato su, vediamo nella gara individuale.

Ricompaiono i francesi, anzi le francesi. Niente di spettacolare, però Grangeon e Lesaffre non sono certo la gioventù che avanza nei 400 misti. Anche qui, aspettiamo a parlare di nuovelle vague transalpina quindi. Però abbiamo anche una velocista di onesta fattura, la Wattel, 1997 e 52” basso con la Bonnet a 51” alto. Se son rose, fioriranno, se son bleu, allez!

Infine dobbiamo per forza parlare dei 50 rana. Dobbiamo? Ma sì che dobbiamo. In una finale dove i particolari contano, l’arrivo di Scozzoli è da manuale. La gara non l’ha certo vinta lì, ma lì non l’ha persa. In tre sotto il suo vecchio record europeo, Peaty che dimostra come il goblin della subacquea dorma sempre con lui, Prigoda che non si arrende fino all’ultimo e un quasi trentenne che dimostra come la tecnica, il lavoro, la tenacia e la serenità siano fondamentali. Perché come lui stesso mi ha detto, bisogna sempre essere contenti, la vita va vissuta con serenità. Certo, dopo una gara andata male essere molto contenti è difficile, ma poi si prosegue: e arrivano momenti come questo. Un grazie a Mattia Dall’Aglio non si deve negare. Ciao Mattia.