Mondiali lifesaving 2018 – 3/Tutti al freddo!!!

di Mauro Romanenghi

mondiali salvamento 3 - Scaldiamoci!

mondiali salvamento 3 – Scaldiamoci!

Maritaggio terminato. Il nostro Fogliani si da al turismo, ma i miei Crocodile Dundee australiani sono sulle sue tracce e mi dicono che da Sidney potrebbe comparire d’improvviso negli specchi d’acqua di Adelaide. Attenzione lifesaver, i Vaporidicloro sono pericolosi!

Ieri l’intervistatore si aggirava come un falco predatore per cogliere le impressioni dei protagonisti della gara di pinne.
Alla fine, dopo alcuni vani tentativi, comprende che forse dopo una gara di 50 secondi di cui circa 30 in apnea non è il caso di insistere.

Oggi invece iniziano le gare in mare. Fa freddo. Piove. L’acqua è gelata. Lui si avvicina a un atleta e chiede: “fa molto freddo oggi vero?”. Bella domanda da fare a uno che deve stare in costume a 15 gradi. E poi conclude: “Benvenuti in Australia”. Ma vai a quel paese va!

Detto questo oggi sarà il freddo, sarà che giocano fuori casa, i neozelandesi commettono un po’ troppi pasticci. Perdono la staffetta torpedo inciampando sull’ultimo metro, le due staffette sprint perdendo il testimone, e a mio modo di vedere anche il mondiale a squadre. Sento profumo di titolo per l’Australia, ma potrei sbagliarmi. Comunque dai calcoli di Longobardo, effettuati rigorosamente a mano con l’abaco del 1914, sono avanti.

L’Italia compie un’impresa storica, con la prima medaglia nella staffetta torpedo maschile (a memoria di Longobardo, quindi sguinzaglierò i miei C.D. InvestigAlligators per confermare).

La gara me la gusto tutta in diretta, e ci spero un po’ anche per l’oro. Ma anche un bronzo va benissimo: purtroppo non posso urlare troppo, mia moglie dorme ancora e potrebbe morire d’infarto e/o uccidermi.

Oggi è un giorno d’Egitto. Che poi con un freddo così, è un controsenso. Eppure vincono il frangente, grazie a un inciampo dell’irlandese Cahill ma anche al fatto che il lifesaver egiziano era lì in agguato: anche in Egitto, vi ricordo, ci sono i coccodrilli.

Poi non contenti vincono anche la staffetta sprint. Insomma, non ci sono solo Nuova Zelanda e Australia.

Altro sgarro alle due superpotenze arriva dalla canoa maschile è uno dei fratelli Notten a vincere, battendo in volata Bevilacqua. Chissà di che origini è questo australiano.

Modalità seria attivata. Arriva la Eaton alla fine dello sprint femminile, vinto anche qui al fotofinish. E scoppia in lacrime. La dedica va al papà scomparso a settembre. Ciao anche da parte nostra, un abbraccio!

Considerazioni ambientali. La spiaggia è piena di alghe, marroncina e il mare marroncino. Insomma, mi ero immaginato diversa la spiaggia dei Mondiali.

Due parole le meritano anche gli Junior. Primo giorno e quattro record del mondo. I due individuali tra l’altro strappati a Nigris (misto donne) e Ippolito (ostacoli uomini). Nella corda impressionanti i due sudafricani. Il ragazzo del lancio ha fatto credo 5 tirate e il compagno era già lì: in 9”17. Il compagno credo che abbia avuto paura di finire spiaccicato contro la parete. Tanto per dire, i vincitori della corda avrebbero vinto anche tra i senior e la Palister, vincitrice tra le ragazze, sarebbe stata argento dietro la Williams. Speriamo per loro in un futuro radioso

Esordiscono anche le nostre due portacolori. Lucrezia Fabretti è bronzo nel misto, a Francesca il torpedo si incastra in mezzo alle pinne. Il piatto forte arriva domani. Vedremo.

Mondiali lifesaving 2018 – 2/Cambi e ricambi, sudore e lacrime

di Mauro Romanenghi

Mondiali salvamento 2 - Vive la France

Mondiali salvamento 2 – Vive la France!

Ieri mi sono arrivate le foto del matriaggio. Il Fogliani sembrava una via di mezzo tra il nonno del telefilm de “I mostri” e un modello di Tom Ford. Elegantissimo. La figlia, ovviamente, il massimo dello splendore. Foto privatissime, già vendute alle migliori riviste del Sud Australia tra le quali Walkabout Creek Magazine.

Ieri ci sono cascato, lo ammetto. Ho scritto per la stampa specializzata che la staffetta lifesaver era Piroddi, Paragallo, Ferrari, Leanza. Ma intanto si vedeva benissimo che l’ultima era la Volpini (si vede entrare anche nel video). Poi sul podio c’è Musso. Ma nè la FIN nè la stampa specializzata nè nessun altro sito se ne è accorto. Non muore nessuno, comunque diamo a Cesare quello che è di Cesare.

Oggi in ben due persone mi hanno spiegato quello che un po’ immaginavo.
Il gesto del triplete è la vittoria europea, mondiale e dei World Games (che sono i Giochi non olimpici: oh, il salvamento ha questi).

Sempre i miei Crocodile Dundee sguinzagliati mi dicono che anche Gilardi ha sbagliato l’ultimo ostacolo dei 200, per quello era più lento. Non me ne sono accorto, cospargo il capo di costine avanzate dal barbecue di Fogliani.

E diciamolo: le gare individuali di Nigris e Paragallo non lasceranno il segno nella storia di questo mondiale. Mi spiace per i due bravi ragazzi: si rifaranno.

Non è purtroppo neanche il mondiale di Daniele Sanna. Ieri così così, oggi c’era il superlife. Che poi è anche il nuovo nome della nostra trasmissione. E la gara più bella. Ma non bisogna sbagliare niente. Soprattutto la vestizione, che questa volta non va. E da lì è tutta in salita. Quarto Daniele, ma noi ti vogliamo bene lo stesso.

Chi non sbaglia sono il Gilardi e Silvietta. Gila se la lega al dito da ieri. Silvia non può finire così. E ricamano due superlife da incorniciare, anche con dei tempi non proprio eccelsi. Ma in una rassegna iridata dove nulla è scontato, dove si vince per pochissimo, nulla si può regalare. E Silvia ci da la sua perla: apnea alla Barbati ai 100 metri dopo la vestizione, prende quei due metri sulla Rousseau e via. Come dice il telecronista, non la prendono più.

Silvia che spiccica almeno due parole in inglese. Ragazzi qua un bel corso di inglese per sportivi bisogna farlo. Ma proprio tutti: i giapponesi non riescono nemmeno a tradurre la parola  “arigatou” (grazie). Male male. Chi non ha bisogno di corsi sono i tedeschi, soprattutto le tedesche e soprattutto non hanno più bisogno di lezioni di cambi di staffetta. Il ricambio per Elena Prelle è arrivato, e anche il successo nella gara più ambita: la staffetta trasporto. Secondo me la più difficile e la più bella delle staffette del salvamento.

Nelle staffette trasporto femminili, festival degli e(o)rrori. Mai viste cose così. Manichini persi (anche il primo cambio italiano non esente da errori), sbagli al muro, lentezza esasperante. Persino la Francia che era in testa perde il manichino nell’ultimo passaggio. E la Germania ringrazia e va.

Quel che la sorte toglie, la sorte dà. Staffetta mista femminile. L’Australia è la squadra più forte. Ma la terza staffettista decide di perdere la bretella. A quel punto rientrano tutte e cambiano in cinque sulla stessa linea. Parte la Weyders come una furia. Si buttano Francia e Australia sulla piastra. Prima Australia, ma io ho visto la Weyders davanti. Il tempo della Francia non c’è. Poi compare: sono tre centesimi di vantaggio per le transalpine. Neanche Wes Craven poteva fare un thriller così. Lacrime finali per tutti.

Magali Rousseau: cinque finali in un pomeriggio. Non è come il magico 2014, ma la classe è quella. Seconda nelle pinne, quarta a super, finale a trasporto, seconda nella staffetta trasporto. Alla fine ce la fa. Oro. A tutti gli atleti che si lamentano che fanno troppe gare, andate a portare fuori il cane: quello è il vostro sport, come dice un mio amico. Lo sport fatelo fare a quelli come Magali.

Da ultimo, menzione alle nostre brave Juniores che si cimentano un po’ in mare. Poco poco, nel frangente e sono nelle dieci, e nella staffetta tavola, e sono seste. Le nazioni presenti sono pochine, una dozzina. Triste, lo so. Ma mai quanto le tribune del centro natatorio di Adelaide, che sono a mio avviso desolatamente vuote.

Glenelg Beach, complice forse il mare mosso e il molto vento, mi sembra una spiaggia sporchina, piena di alghe e il mare è bello marroncino. In questo mare come potete vedere in questo video i francesi vincono in modo spettacolare l’unica gara che non è stata appannaggio di Australia e Nuova Zelanda. Dopo l’intervista i due ragazzi sono stati fatti sparire perché il governo australiano ha messo una taglia sulla loro testa, come nemici del popolo.

BBQ4all!

Mondiali Lifesaving 2018 – 1/Mr Crocodile Dundee in azione

di Mauro Romanenghi

Jacopo Musso - Mondiali salvamento, Adelaide 2018

Jacopo Musso – Mondiali salvamento, Adelaide 2018 (Mauro Romanenghi)

Insomma un po’ lo invidio ilFogliani, scritto tutto attaccato come ai bei tempi del forum.
Là al sole australiano, a farsi aperitivi in spiaggia mentre aspetta il solenne matriaggio della figlia e un bel barbecue finale! 

E io qui, a sorbirmi ‘sti mondiali… ma dai che sto scherzando!

Si comincia. E si comincia con luci e ombre al primo giorno. Ma che, dico dico, Silvia mi combini? Guardo lo streaming e sei in finale B degli ostacoli, tu la regina del sottopassaggio. E pure nel misto. Bah, indagherò ma la cosa mi puzza. Nel frattempo mi godo le apnee fantastiche della Zhang che fa la festa alla Gillett, una mia vecchia conoscenza. Che gli ostacoli non se li è scordati, e il suo 2’06” lo sa ancora fare. Brava la mia Chelsea, tengo ancora la sua cuffia.

Ostacoli che non sorridono a Federico. Maddai, non puoi farti fregare da Kent così all’ultima apnea, oramai era fatta. Urlo di disperazione ma va così. Resta il superlife, ma questa occasione andava sfruttata! Comunque sempre meglio del cinese Ling che mentre è al comando delle operazioni si schianta contro la sesta barriera ai 150 metri. Son ragazzi, si rifaranno!

Polonia stellare nella 4×50 ostacoli femminile. Dopo Scuola di polizia, Scuola di ladri e Monster University, il prossimo è il film polacco Lezioni di sottopasso. Secondo me il re degli ostacoli Fabio Tadini della Nuotatori Milanesi è stato in Polonia questa estate, non in Australia.

Lo streaming della manifestazione è bellissimo, e c’è pure l’intervista a bordo vasca. Mi dico che prima o poi arriverà il momento degli azzurri. Che infatti arriva con la Volpini. L’intervistatore già fa il primo errore: va a bordo vasca alla fine di una gara di pinne, dove gli atleti sono mezzi morti. E poi fa la fatidica domanda (in inglese) come è stata la gara. Risposta di Federica: carina (nice). Ma come carina!!!! Hai fatto il record del mondo e hai vinto un mondiale, dovresti esplodere. Vabbé ci toccherà invitare Federica a Superlife, ho capito.

Musso 1: già Musso lo intervistiamo dopo la gara, con calma. Un po’ meglio, ma c’è da lavorarci un po’ su sulle interviste. La prossima puntata di Superlife, domande in inglese di Andrea astrolifesaver Longobardo. Promessa e minaccia!

Musso 2: mostra il tre a fine gara, e ripetutamente. Adesso che va di moda il triplete, dobbiamo capire a cosa si riferisce. Manderò ad indagare sul posto il mio Mr Crocodile Dundee.

Vincitori dell’intervista di giornata la staffetta mista argentina, superbamente condotta dalla sua rappresentante femminile. Exciting (anche la rappresentante…).

Continuano le luci e le ombre. Le staffette ostacoli non brillano di certo, anche se non sono mai state supercompetitive in generale. Ma poi guardo le apnee maschili degli azzurri. Eh no, senza la delfinata, ragazzi, non ci siamo. Da rivedere.

Io dico che il line throw a me piace un sacco. E che con 14-15 secondi si fanno i punti. Noi siamo fuori dai punti maschili e con due punti femminili. Se ce la fa Hong Kong secondo me ce la possiamo fare pure noi.

Samantha Ferrari, prima della superba frazione a pinne, esplode negli ultimi quindici metri del torpedo femminile. Era in lotta per l’argento, e giunge settima. E’ ancora seduta a bordo vasca a capire cosa sia successo, in quegli ultimi maledetti sporchi quindici metri.

Se non è squalifica quella della Weyders nel torpedo, allora non so quando può esserci una squalifica. Secondo me il manichino era ben oltre i 5 metri. Il giudice forse guardava la staffettista argentina.

Alla fine della giornata mi chiama Andrea Longobardo e mi da la classifica parziale delle nazionali Senior e Youth. Che non c’è da nessuna parte. L’ha calcolata a mente. Mi fa un po’ paura questa cosa.

Compresa la SERC, abbiamo dieci nazioni vincitrici delle prime dodici gare. Con tre continenti rappresentati. Più competitivo di così il salvamento come lo volete? Alle Olimpiadi, dice mia moglie!!

 

Mussi Lombardi Femiano 2018 – trofeo supersprint!

di Mauro Romanenghi

Scalia-Panziera/RAISport

Scalia-Panziera/RAISport

Un Mussi-Lombardi-Femiano sprint che più sprint non si può. Un’ora e mezza di gare una via l’altra, a Livorno. Per esigenze televisive si viaggia velocissimi senza premiazioni, senza fiato e senza pausa. Pure le interviste devono essere sprint: quindi assistiamo a botta e risposta fra ragazzi e ragazze ansimanti e una Caporale in splendida forma.

Prima di iniziare i commenti entro in modalità seria. Vari atleti ricordano Amelia Sorrentino, figlia di Corrado e Rossana. Lo facciamo anche noi di acquastampata. Va bene scherzare, ma su alcune cose purtroppo non si può. Ciao Amelia, e un abbraccio a Corrado e Rosanna.

Rientro in modalità commento.

Nobilita la gara il nostro amico Chad Leclos. Che dà lezioni a tutti sulle apnee. Soprattutto nell’ultima dei 200, dove saluta Ciampi con la manina e si invola. Io l’ho visto dal vivo. Quando uno è di un altro livello si vede sempre. Anche a novembre a Livorno. Un 100 farfalla spaziale, da 49”5. Ma le sue magagne se le porta sempre dietro. L’arrivo dei 50 farfalla è tutt’altro che perfetto, e i suoi schianti in virata sono proverbiali tanto quanto le sue sub. Ma noi Chad ti vogliamo bene lo stesso.

Allora.. la stampa specializzata non si avventura in grandi voli pindarici sui convocati… paura eh? Invece io mi butto. Intanto fanno il tempo qui Carraro, al personale, nei 50 rana. Orsi, nei 100 misti. Rivolta, nei 100 farfalla. Zazzeri nei 100 stile. Poi chi altri verrà portato?
Molti parlano di 4×200 femmine, altri di completare le 4×200 e 4×100 stile maschi. Altri della convocazioni del buon Martinenghi. Insomma, al mio calcolatore sicuri sono 28. Vediamo cosa succederà.

Nella 4×200 femminile sarei curioso di capire chi la stampa specializzata pensa di portare insieme alla Pellegrini. Considerato che qui ha vinto la Letrari, nota duecentista, aspetterei ancora un po’ per vedere i progressi delle specialiste. Poi se ne può anche parlare. Prima magari averne 4-5 da 1’55” in corta non sarebbe male.

Noto sulla stampa specializzata che l’uso del fattore X prende piede. Adesso siamo al fattore C dei misti. A voi scoprire chi sono. La fantasia al potere, sempre.

Vi aiuto. Parliamo del talentuoso Ceccon, che lui stesso nella sua intervista post gara si definisce un bel babbo. Infatti non solo rallenta ma come dice Sacchi con il suo arrivo panoramico si gioca un record italiano assoluto, il primo tra l’altro. Ma ammette candidamente che sarà per un’altra volta. Come a dire tanto miglioro di sicuro e quindi se miglioro, il record lo faccio. E devo dire che non posso che dargli ragione.

Guardavo ieri sempre Thomas Ceccon e non so… non sembra mostruosamente simile a Martinenghi? Così…per dire.

Cusinato: lavori duri per lei. Duecento stile, duecento misti, quattrocento stile. Più altre gare mattutine. Bell’allenamento. Per festeggiare il compleanno del Moro. Come dice Detti, se non le spari va avanti sempre. Beh, non spariamole.

Ottime cose anche dal dorso. Matteo Milli il mattatore qui, sfiora il tempo sui 50. Veramente bellissime le apnee del ragazzo di Roma. Ma le apnee ancora più efficaci sono quelle della Scalia, che stacca il primato italiano sui 50, che cercava da due settimane ed era maturo come i cachi sull’albero nel giardinetto sotto casa mia. Quasi ride la Silvia, che Luca Sacchi da in superpompa, qualsiasi cosa significhi. Il tempo limite non c’è, però insomma la via è tracciata. E mandiamolo sto bacio al fidanzato della Scalia, perbacco. Per una volta che si lascia andare.

Di fianco alla Scalia, la Panziera. Che si permette di paragonarsi alla Hosszù con tre gare in un pomeriggio. Margherita ti voglio bene ma non scherziamo col fuoco.

Rivolta, il Casper della farfalla, torna a sorridere dopo una buia estate. Lui ai Mondiali ci va sicuro, e il duello con Codia si perpetua.

Oggi parlo solo di ragazze, ma va così. La Carraro stacca anche lei il biglietto per la Cina. Ma non di un centesimo, cara Martina. Comunque la rana è cambiata, ha ragione. E hai ragione Martina, nuoti sempre benissimo. Ma nei 50 per ora meglio. Ma dai, un bel 1’06” non si butta via.

Si rivede la Pirozzi, che le sue peregrinazioni hanno portato a Trieste. La lince Pirozzi passa dalle Piramidi alle Alpi, dal Manzanarre al Reno. Alla ricerca di cosa non si sa. Speriamo che lei lo sappia, perchè oramai ha girato dappertutto. E intanto il tempo passa e le occasioni pure.

A volte in questi meeting troviamo atleti non di primissima fila ma che insomma si danno da fare e qualche soddisfazione se la tolgono, Qui Nicoletta Ruberti va al personale e al nono tempo alltime nei 50 stile. E diciamolo che noi guardiamo tutti!

Diamo conto degli ultimi due ragazzi che hanno fatto il tempo.

Marco Orsi vince i misti con un ottimo tempo, e stacca anche lui il tempo limite. Nei 50 vuole la vittoria su Bocchia e la ottiene. Pollice verso per Nerone-Orsi verso Spartaco-Bocchia. Ma nonostante le previsioni dello sciamano MecaSacchi, nessun segno di questa diatriba sulla stampa specializzata.
Anche Lorenzo Zazzeri fa un’ottima prestazione nei 100, rendendo la vita difficile al nostro amico Chad. Non è il personale, ma poco ci manca. Insomma, se uno così non è papabile, allora chi lo è? 

FuoriOnda 34 – Stefano Morini: la stagione preolimpica alle porte

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, coadiuvata da Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e da Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Stefano Morini, che ormai è di casa!

Siamo in onda con Stefano Morini, tecnico di Detti, Paltrinieri, Cusinato, Acerenza, Zuin, e come scopriremo, anche di qualche altro nome noto e meno noto.
Insieme ci addentriamo nelle imprese di Glasgow e scopriremo i programmi di questa stagione. Come sempre idee chiare, palla al centro… (ah no quello è il calcio)…palette, pull e pinnette e andare!
Verso la Cina e la Corea. Passando per? Lo scoprirete solo ascoltando la chiacchierata in FuoriOnda numero 34, il primo vero podcast sul mondo del nuoto e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.
Puntata registrata il 25 ottobre 2018
Credit foto: Laura Vergani/Glasgow2018

 

SuperLife 4 – Eurojunior alla lente d’ingrandimento

di Redazione Podcast

Conduce l’astrolifesaver Andrea Longobardo, astronomo, ricercatore nonché responsabile del salvamento master in Italia. Commento tecnico di Mauro Romanenghi allenatore, almeno così dice lui, della IN Sport Rane Rosse; disturbo tecnologico del Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti con le sue classifiche.

Ospiti Gianni Anselmetti responsabile tecnico della nazionali giovanili e coach dei Nuotatori Canavesani e Daniele Bearzotti, assistente tecnico e coach della Orizzonti Udine .

Vacanze finite, per qualcuno mai iniziate e per qualcuno passate a preparare gli Europei Juniores. Dove, al freddo e al gelo, i nostri ospiti hanno accompagnato la nazionale Juniores per il loro campionato europeo di categoria. Addentriamoci quindi nell’analisi delle prestazioni, nella disamina del campo gara, nella critica all’organizzazione… insomma scopriamo come è andata la campagna dell’Italia agli Eurojunior irlandesi insieme al responsabile tecnico Gianni Anselmetti e al suo assistente Daniele Bearzotti. Tra ori, record e squalifiche, ma senza streaming.
Solo su Superlife, l’unico podcast sul salvamento in Italia.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.

Sigla “Let me go” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 15/10/2018

credit foto Mauro Romanenghi (Gianni Anselmetti e Daniele Bearzotti via wa)

Nico Sapio 2018 – Trofei di novembre: chi ha detto che non si può andare forte?

di Mauro Romanenghi

Simona Quadarella ai microfoni RAISport

Nico Sapio 2018 – Simona Quadarella ai microfoni RAISport (RAISport)

Quest’anno la società in cui alleno ha preso alcuni nuotatori di livello abbastanza elevato. Mi sono detto sarà il caso di scrivere qualcosa sul nuoto che poi magari mi tocca pure di prenderli in giro?
Poi mi sono ricordato che con il salvamento lo faccio sempre e allora ogni remora è scomparsa. Se mai ce ne fosse stata una. Non mi sono mai piaciute le remore, sono pesci veramente brutti con quella ventosa sulla testa.

Di remore non ne ha avute al Nico Sapio Erika Musso. Una delle artefici della ascesa e della caduta della 4×200 stile donne. Come diceva il grande Maestro, solo chi cade può risorgere. La resurrezione di Erika Musso passa per il trofeo di casa… che poi non è di casa perché lei non è di Genova, ma fa niente. Sfiorando la barriera dei 4 minuti nei 400, batte la Quadarella e stacca il biglietto per la rassegna iridata in vasca corta.

Vasca corta che non è uno sport per tutti (che non è la federazione UISP, ma uno spot per indicare che se le virate non le sai fare, non le sai fare). Le virate non sono amiche di Simoncina Quadarella. Proprio no. Ogni ripartenza costa alla mezzofondista nostrana più fatica di un passo di Messner sull’Hannapurna.

Tuttavia Simoncina riesce ad obbedire negli 800 e nei 400 alla legge di Morini, per la quale la prestazione iniziale in corta sta alla prestazione finale in lunga come la forma finale sta alla forma iniziale. Che per i suoi, è sempre ottima.
Detti con un perfetto negative split si avvicina ai suoi personali nei 400, la spalla non fa male, lo spirito è alto, le parolacce escono a valanga e le battutacce pure. La Caporale non ha ancora capito che oramai cazzo lo dicono anche dalla scuola della prima infanzia fino a Radio24. Che poi non sta bene ma se vuoi intervistare i nuotatori te la metti via così.

Se Detti ride la Cusi non piange. Due gare sui misti di spessore. La rana continua a essere la frazione che fa la differenza. Il delfino la frazione da sistemare. Ma per una che sa il cinese, non credo siano problemi insormontabili. Ancora mi devo spiegare perché gareggia con la cuffia di Detti. Ma lei, una sua non ce l’ha?

Il trio RAI comincia subito alla grandissima. Prima la Caporale viene inquadrata mentre si sventaglia nel caldo della Sciorba (alla Sciorba, ve lo posso garantire, a volte fa molto caldo), poi la Musso viene definita papabile per i mondiali (papabile un fico, ha fatto il tempo di un secondo!), infine chiedono a Orsi come mai ha peggiorato il tempo del mattino. Candido e piacione, Marco spiega che la mattino non hanno gareggiato. C’era la finale diretta. A posto.

Carraro e la forza dell’umiltà:
“devo migliorare in alcune cose, nuotare vabbè nuoto bene”.

Se Simona Quadarella sopperisce con grinta alla sua carenza viratoria, la Zofkova non sopperisce alla sua carenza di voglia o forma o qualsiasi cosa l’abbia colta nella finale dei 200 dorso. Per fortuna che il suo allenatore è il re della calma olimpica, altrimenti per lei tempi durissimi!

La notizia del Sapio doveva essere il ritorno della Pellegrini nei 200 stile. Che poi che li avesse abbandonati non ci credeva nessuno, neanche lei.

Ma le migliori al Sapio come sempre le americane. Sempre in giro in costume e accappatoio, disputano una gara via l’altra a ritmi spaziali. E così senza colpo ferire Kelsi Worrell stampa la seconda prestazione mondiale di sempre nei 100 farfalla (o almeno lo sarebbe stata se non la avesse già fatta ad ottobre in World Cup, come mi ricorda Marco Agosti).

YOG 2018 – Nove podi, serietà e sobrietà… e la rivincita del fattore Kappa

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà in versione Burdisso

serietà-sobrietà in versione Burdisso

Oggi sono in forma perfetta, come Checcion nei 50 stile, come Minakov nei cento, come Bud Spencer davanti alla birra e salsicce. Per cui non ne passerà una.

Nei primi dieci minuti di telecronaca il cronista di Olympic Channel ci straccia i maroni con la storia di Kolesnikov che tenta di conquistare sei medaglie d’oro in sei gare. Lo fa così tanto che nei 100 stile vince Minakov: sei medaglie d’oro in sei gare. Fate i conti. Comunque niente paura, anche il collanato d’oro Kliment ce la fa grazie al successo nei 200 dorso..

Nella gara dei 200 farfalla succede di tutto.
Intanto il cronista italiano regala a Federico Burdisso la medaglia d’argento dei 100 farfalla, con buona pace di Minakov e Milak. Federico parte a cannone, Milak non si scompone e lo infila ai 150. Il cronista commenta così: “non ci posso credere Burdisso prova ad attaccare Milak.”
Ecco, continua a non crederci.

Nei 400 si ripropone il podio degli 800. Ovviamente lo stadio Natatorium crolla per il tifo alla Pignatiello. Se pensavate che con “Checcion” avessero raggiunto l’apice, provate a immaginare come pronunciano Pignatiello. Perdereste la scommessa.

Anja Kesely è con Minakov, Milak e Kolesnikov l’atleta che ha vinto tre ori individuali in questa edizione dei Giochi. Ecco così ho fatto anche la statistica. Notare che qua il fattore Kappa la fa da padrone.

Continuiamo e finiamo la statistica, così si vede che facciamo il sito serio. L’Italia, seppur priva praticamente del comparto femminile, con Pirovano non in formissima e Johannes (che si pronuncia Johannes e non Johan) anche lui non proprio in spolvero, conquista nove medaglie, otto individuali e una in staffetta. La fanno da padrone Russia e Ungheria, che hanno portato in pratica i pezzi da novanta (non solo giovanili). La Russia ci fa imparare a memoria il suo inno 13 volte, con 21 podi. l’Ungheria (inno un po’ più triste) ben 7. L’Italia è sesta come ori ma seconda come numero di medaglie. Fine della parte seria.

Alcuni parlano di dieci medaglie, ma non so dove le tirino fuori, forse vogliono fare un regalo come il cronista dello streaming:

https://swimswam.com/federico-burdisso-bronzo-nei-200-fa-porta-litalia-a-dieci-medaglie/

https://www.swimbiz.it/portal/la-notte-del-dieci-burdisso-bronzo-a-buenos-aires/

Il conto sta qui

https://www.olympicchannel.com/en/youth-olympic-games-2018/medals/

La notte sarà pure da Dieci ma il voto in matematica (per loro) è quattro.

Conta giusto la FIN, ma non capisco cosa voglia dire che Burdisso manda l’Italia in doppia cifra. Ai posteri l’ardua sentenza.

https://www.federnuoto.it/news-in-primo-piano/item/41000-youth-olympic.html

Serissimi gli atleti in queste Olimpiadi giovanili. Kolesnikov sul podio è concentratissimo sul suo inno. Ceccon fa scuola ad alti livelli.
Anche Milak sul podio impassibile. Così come nella sfilata dopo il podio.

Il podio dei 200 farfalla uomini entra accompagnato da Daniel Gyurta. Ragazzi non c’è paragone ne devono mangiare di pasta ancora…

La seconda argentina finalista dei 400 stile fa di nome Delfina, come la Pignatiello. Fantasia al potere.

Il sudafricano che prende a testate l’acqua riesce a riscattare la debacle dei 100 rana e conquista i 50 rana. E pure l’oro per il suo continente.

Oro che invece manca per l’America. Zero ori per gli USA, che in tutto prendono un bronzo. Questo dovrebbe dare un’idea di quanto gli Stati Uniti tengano in considerazione questa manifestazione.

Lo scherzetto finale te lo gioca la Cina. Così come nella mista donne a sorpresa hanno battuto la Russia, rifanno lo scherzetto nella mista mista. E così Kolesnikov e Minakov danno addio al settimo oro. Se ne faranno una ragione. E noi con loro.

FuoriOnda 33 – Davide Cassani: un mondiale, un libro, tante salite!

di redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani coadiuvata da Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse. In redazione come sempre Marco Agosti e con lui oggi Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro.

Ospite della nuova puntata Davide Cassani, CT della nazionale azzurra di ciclismo.

Avevamo parlato di Davide Cassani? Eccoci qua. Folgorati dalla sua disponibilità a Glasgow (Laura Vergani è ancora convinta di aver contribuito alla vittoria) parliamo con il CT del Mondiale. Una squadra con le punte un po’ in forma ambigua non hanno agevolato la tattica azzurra, ma il futuro è con loro. Cassani lucidissimo ci spiega tutto sia sulle tappe di avvicinamento dei nostri capitani sia degli avversari e dei momenti topici della gara.
Ma ci delizia anche con la poesia della salita e ci illustra come l’ha descritta nel suo ultimo libro, “Le salite più belle d’Italia”. Insomma, una puntata tutta da ascoltare e un libro tutto da leggere.
E sempre su Fuorionda, il podcast che non parla sempre e solo di nuoto ma che non lo perde mai di vista.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT .

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 9 ottobre 2018

Credit foto: Wikipedia

YOG2018 – Mamma mia!

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà-parte seconda

serietà-sobrietà-parte seconda

Prima di guardare il nuoto vedo sul sito di Olympic Channel che c’è la BMX. Dico va bene, guardiamoci questa bici. Senza parole.

Seconda chance. Il video successivo è la breakdance. Avete presente Linda Blair nell’Esorcista nella scena del ragno? Ecco.

Sono in forma olimpica giovanile e ne ho per tutti. Siccome oramai sono in ballo, decido di dare una chance allo streaming in italiano anzichè guardare il canale Olympic Channel. Insomma, il commentatore ne ha da studiare un bel po’. Lo sapevate ad esempio che negli 800 non si fa la finale perchè ci sono pochi partecipanti? Così pochi che sono state fatte 4 batterie.

Nel duello medaglie tra Checcion e Burdisso (che pronunciano Burdisso) si inserisce di prepotenza il barese tascabile Marco De Tullio al terzo podio. Dopo il delfinista tascabile adesso avremo anche il mezzofondista?

Continua negli 800 la collezione di commenti alla “Vuotate il…Sacchi”, per chi rimembra la rubrica del forum di Corsia4. Il giapponese Yoshida ai 150 è nettamente primo.
“Adesso rientra nei ranghi”. Infatti prende l’argento.

Ma torniamo a De Tullio, che fa un perfetto negative split con 3’59” e 3’56”. Ultimo 50 in 27” e spicci. Insomma, meglio che nei 400. Ma meglio di lui fa il vietnamita Nguyen. Insomma, zitto zitto il ragazzo si spara un oro storico per la sua nazione, con un 7’50” che proprio schifo non fa. E si vendica del legno dei 400. Il negative dice 3’57” e 3’53”.

La perla della serata è: “I cinquanta sono però molto di più che metà dei cento”.
Ah sì?

La reazione di “Checci” la vediamo finalmente nei 50 farfalla. Quarto a tre centesimi dal primo. Piccola risata. Eh sì, i cinquanta sono molto di più che la metà dei cento. Infatti l’apnea conta molto di più, e uscire dietro è male. Due decimini in più della semi e la medaglia se ne va. Amen.

Ribadisco che una che si chiama Vaskina ha un futuro. Vedremo se è vero.

Si sprecano i soprannomi dei siti (e a questo punto della stampa) specializzata.
“Il gigante di Thiene”
“Il piccolo cannibale” (manco fosse Merckx).
“Il nuovo Phelps”
Appena coniati e subito portano male. Quarto nella finale a farfalla e fuori dalla semi dei 100 stile, dove entrava come uno dei primi tempi in assoluto.
Neanche il Furio Focolari dei tempi migliori ci riusciva così bene.

Capisco che faccia freddo all’aperto visto che lì l’inverno è appena finito, ma in piscina con i giacconi non è eccessivo? Il riscaldamento non ce l’hanno?

Invece grande successo di pubblico. Si stupivano anche i commentatori. Piscina piena ma guardavo le gare di atletica e lo stadio è pieno anche lì. E sì, lo so cosa vi state chiedendo. Era pieno anche a vedere la breakdance.