Mondiali lifesaving 2018 – 3/Tutti al freddo!!!

di Mauro Romanenghi

mondiali salvamento 3 - Scaldiamoci!

mondiali salvamento 3 – Scaldiamoci!

Maritaggio terminato. Il nostro Fogliani si da al turismo, ma i miei Crocodile Dundee australiani sono sulle sue tracce e mi dicono che da Sidney potrebbe comparire d’improvviso negli specchi d’acqua di Adelaide. Attenzione lifesaver, i Vaporidicloro sono pericolosi!

Ieri l’intervistatore si aggirava come un falco predatore per cogliere le impressioni dei protagonisti della gara di pinne.
Alla fine, dopo alcuni vani tentativi, comprende che forse dopo una gara di 50 secondi di cui circa 30 in apnea non è il caso di insistere.

Oggi invece iniziano le gare in mare. Fa freddo. Piove. L’acqua è gelata. Lui si avvicina a un atleta e chiede: “fa molto freddo oggi vero?”. Bella domanda da fare a uno che deve stare in costume a 15 gradi. E poi conclude: “Benvenuti in Australia”. Ma vai a quel paese va!

Detto questo oggi sarà il freddo, sarà che giocano fuori casa, i neozelandesi commettono un po’ troppi pasticci. Perdono la staffetta torpedo inciampando sull’ultimo metro, le due staffette sprint perdendo il testimone, e a mio modo di vedere anche il mondiale a squadre. Sento profumo di titolo per l’Australia, ma potrei sbagliarmi. Comunque dai calcoli di Longobardo, effettuati rigorosamente a mano con l’abaco del 1914, sono avanti.

L’Italia compie un’impresa storica, con la prima medaglia nella staffetta torpedo maschile (a memoria di Longobardo, quindi sguinzaglierò i miei C.D. InvestigAlligators per confermare).

La gara me la gusto tutta in diretta, e ci spero un po’ anche per l’oro. Ma anche un bronzo va benissimo: purtroppo non posso urlare troppo, mia moglie dorme ancora e potrebbe morire d’infarto e/o uccidermi.

Oggi è un giorno d’Egitto. Che poi con un freddo così, è un controsenso. Eppure vincono il frangente, grazie a un inciampo dell’irlandese Cahill ma anche al fatto che il lifesaver egiziano era lì in agguato: anche in Egitto, vi ricordo, ci sono i coccodrilli.

Poi non contenti vincono anche la staffetta sprint. Insomma, non ci sono solo Nuova Zelanda e Australia.

Altro sgarro alle due superpotenze arriva dalla canoa maschile è uno dei fratelli Notten a vincere, battendo in volata Bevilacqua. Chissà di che origini è questo australiano.

Modalità seria attivata. Arriva la Eaton alla fine dello sprint femminile, vinto anche qui al fotofinish. E scoppia in lacrime. La dedica va al papà scomparso a settembre. Ciao anche da parte nostra, un abbraccio!

Considerazioni ambientali. La spiaggia è piena di alghe, marroncina e il mare marroncino. Insomma, mi ero immaginato diversa la spiaggia dei Mondiali.

Due parole le meritano anche gli Junior. Primo giorno e quattro record del mondo. I due individuali tra l’altro strappati a Nigris (misto donne) e Ippolito (ostacoli uomini). Nella corda impressionanti i due sudafricani. Il ragazzo del lancio ha fatto credo 5 tirate e il compagno era già lì: in 9”17. Il compagno credo che abbia avuto paura di finire spiaccicato contro la parete. Tanto per dire, i vincitori della corda avrebbero vinto anche tra i senior e la Palister, vincitrice tra le ragazze, sarebbe stata argento dietro la Williams. Speriamo per loro in un futuro radioso

Esordiscono anche le nostre due portacolori. Lucrezia Fabretti è bronzo nel misto, a Francesca il torpedo si incastra in mezzo alle pinne. Il piatto forte arriva domani. Vedremo.

Mondiali lifesaving 2018 – 2/Cambi e ricambi, sudore e lacrime

di Mauro Romanenghi

Mondiali salvamento 2 - Vive la France

Mondiali salvamento 2 – Vive la France!

Ieri mi sono arrivate le foto del matriaggio. Il Fogliani sembrava una via di mezzo tra il nonno del telefilm de “I mostri” e un modello di Tom Ford. Elegantissimo. La figlia, ovviamente, il massimo dello splendore. Foto privatissime, già vendute alle migliori riviste del Sud Australia tra le quali Walkabout Creek Magazine.

Ieri ci sono cascato, lo ammetto. Ho scritto per la stampa specializzata che la staffetta lifesaver era Piroddi, Paragallo, Ferrari, Leanza. Ma intanto si vedeva benissimo che l’ultima era la Volpini (si vede entrare anche nel video). Poi sul podio c’è Musso. Ma nè la FIN nè la stampa specializzata nè nessun altro sito se ne è accorto. Non muore nessuno, comunque diamo a Cesare quello che è di Cesare.

Oggi in ben due persone mi hanno spiegato quello che un po’ immaginavo.
Il gesto del triplete è la vittoria europea, mondiale e dei World Games (che sono i Giochi non olimpici: oh, il salvamento ha questi).

Sempre i miei Crocodile Dundee sguinzagliati mi dicono che anche Gilardi ha sbagliato l’ultimo ostacolo dei 200, per quello era più lento. Non me ne sono accorto, cospargo il capo di costine avanzate dal barbecue di Fogliani.

E diciamolo: le gare individuali di Nigris e Paragallo non lasceranno il segno nella storia di questo mondiale. Mi spiace per i due bravi ragazzi: si rifaranno.

Non è purtroppo neanche il mondiale di Daniele Sanna. Ieri così così, oggi c’era il superlife. Che poi è anche il nuovo nome della nostra trasmissione. E la gara più bella. Ma non bisogna sbagliare niente. Soprattutto la vestizione, che questa volta non va. E da lì è tutta in salita. Quarto Daniele, ma noi ti vogliamo bene lo stesso.

Chi non sbaglia sono il Gilardi e Silvietta. Gila se la lega al dito da ieri. Silvia non può finire così. E ricamano due superlife da incorniciare, anche con dei tempi non proprio eccelsi. Ma in una rassegna iridata dove nulla è scontato, dove si vince per pochissimo, nulla si può regalare. E Silvia ci da la sua perla: apnea alla Barbati ai 100 metri dopo la vestizione, prende quei due metri sulla Rousseau e via. Come dice il telecronista, non la prendono più.

Silvia che spiccica almeno due parole in inglese. Ragazzi qua un bel corso di inglese per sportivi bisogna farlo. Ma proprio tutti: i giapponesi non riescono nemmeno a tradurre la parola  “arigatou” (grazie). Male male. Chi non ha bisogno di corsi sono i tedeschi, soprattutto le tedesche e soprattutto non hanno più bisogno di lezioni di cambi di staffetta. Il ricambio per Elena Prelle è arrivato, e anche il successo nella gara più ambita: la staffetta trasporto. Secondo me la più difficile e la più bella delle staffette del salvamento.

Nelle staffette trasporto femminili, festival degli e(o)rrori. Mai viste cose così. Manichini persi (anche il primo cambio italiano non esente da errori), sbagli al muro, lentezza esasperante. Persino la Francia che era in testa perde il manichino nell’ultimo passaggio. E la Germania ringrazia e va.

Quel che la sorte toglie, la sorte dà. Staffetta mista femminile. L’Australia è la squadra più forte. Ma la terza staffettista decide di perdere la bretella. A quel punto rientrano tutte e cambiano in cinque sulla stessa linea. Parte la Weyders come una furia. Si buttano Francia e Australia sulla piastra. Prima Australia, ma io ho visto la Weyders davanti. Il tempo della Francia non c’è. Poi compare: sono tre centesimi di vantaggio per le transalpine. Neanche Wes Craven poteva fare un thriller così. Lacrime finali per tutti.

Magali Rousseau: cinque finali in un pomeriggio. Non è come il magico 2014, ma la classe è quella. Seconda nelle pinne, quarta a super, finale a trasporto, seconda nella staffetta trasporto. Alla fine ce la fa. Oro. A tutti gli atleti che si lamentano che fanno troppe gare, andate a portare fuori il cane: quello è il vostro sport, come dice un mio amico. Lo sport fatelo fare a quelli come Magali.

Da ultimo, menzione alle nostre brave Juniores che si cimentano un po’ in mare. Poco poco, nel frangente e sono nelle dieci, e nella staffetta tavola, e sono seste. Le nazioni presenti sono pochine, una dozzina. Triste, lo so. Ma mai quanto le tribune del centro natatorio di Adelaide, che sono a mio avviso desolatamente vuote.

Glenelg Beach, complice forse il mare mosso e il molto vento, mi sembra una spiaggia sporchina, piena di alghe e il mare è bello marroncino. In questo mare come potete vedere in questo video i francesi vincono in modo spettacolare l’unica gara che non è stata appannaggio di Australia e Nuova Zelanda. Dopo l’intervista i due ragazzi sono stati fatti sparire perché il governo australiano ha messo una taglia sulla loro testa, come nemici del popolo.

BBQ4all!

Mondiali Lifesaving 2018 – 1/Mr Crocodile Dundee in azione

di Mauro Romanenghi

Jacopo Musso - Mondiali salvamento, Adelaide 2018

Jacopo Musso – Mondiali salvamento, Adelaide 2018 (Mauro Romanenghi)

Insomma un po’ lo invidio ilFogliani, scritto tutto attaccato come ai bei tempi del forum.
Là al sole australiano, a farsi aperitivi in spiaggia mentre aspetta il solenne matriaggio della figlia e un bel barbecue finale! 

E io qui, a sorbirmi ‘sti mondiali… ma dai che sto scherzando!

Si comincia. E si comincia con luci e ombre al primo giorno. Ma che, dico dico, Silvia mi combini? Guardo lo streaming e sei in finale B degli ostacoli, tu la regina del sottopassaggio. E pure nel misto. Bah, indagherò ma la cosa mi puzza. Nel frattempo mi godo le apnee fantastiche della Zhang che fa la festa alla Gillett, una mia vecchia conoscenza. Che gli ostacoli non se li è scordati, e il suo 2’06” lo sa ancora fare. Brava la mia Chelsea, tengo ancora la sua cuffia.

Ostacoli che non sorridono a Federico. Maddai, non puoi farti fregare da Kent così all’ultima apnea, oramai era fatta. Urlo di disperazione ma va così. Resta il superlife, ma questa occasione andava sfruttata! Comunque sempre meglio del cinese Ling che mentre è al comando delle operazioni si schianta contro la sesta barriera ai 150 metri. Son ragazzi, si rifaranno!

Polonia stellare nella 4×50 ostacoli femminile. Dopo Scuola di polizia, Scuola di ladri e Monster University, il prossimo è il film polacco Lezioni di sottopasso. Secondo me il re degli ostacoli Fabio Tadini della Nuotatori Milanesi è stato in Polonia questa estate, non in Australia.

Lo streaming della manifestazione è bellissimo, e c’è pure l’intervista a bordo vasca. Mi dico che prima o poi arriverà il momento degli azzurri. Che infatti arriva con la Volpini. L’intervistatore già fa il primo errore: va a bordo vasca alla fine di una gara di pinne, dove gli atleti sono mezzi morti. E poi fa la fatidica domanda (in inglese) come è stata la gara. Risposta di Federica: carina (nice). Ma come carina!!!! Hai fatto il record del mondo e hai vinto un mondiale, dovresti esplodere. Vabbé ci toccherà invitare Federica a Superlife, ho capito.

Musso 1: già Musso lo intervistiamo dopo la gara, con calma. Un po’ meglio, ma c’è da lavorarci un po’ su sulle interviste. La prossima puntata di Superlife, domande in inglese di Andrea astrolifesaver Longobardo. Promessa e minaccia!

Musso 2: mostra il tre a fine gara, e ripetutamente. Adesso che va di moda il triplete, dobbiamo capire a cosa si riferisce. Manderò ad indagare sul posto il mio Mr Crocodile Dundee.

Vincitori dell’intervista di giornata la staffetta mista argentina, superbamente condotta dalla sua rappresentante femminile. Exciting (anche la rappresentante…).

Continuano le luci e le ombre. Le staffette ostacoli non brillano di certo, anche se non sono mai state supercompetitive in generale. Ma poi guardo le apnee maschili degli azzurri. Eh no, senza la delfinata, ragazzi, non ci siamo. Da rivedere.

Io dico che il line throw a me piace un sacco. E che con 14-15 secondi si fanno i punti. Noi siamo fuori dai punti maschili e con due punti femminili. Se ce la fa Hong Kong secondo me ce la possiamo fare pure noi.

Samantha Ferrari, prima della superba frazione a pinne, esplode negli ultimi quindici metri del torpedo femminile. Era in lotta per l’argento, e giunge settima. E’ ancora seduta a bordo vasca a capire cosa sia successo, in quegli ultimi maledetti sporchi quindici metri.

Se non è squalifica quella della Weyders nel torpedo, allora non so quando può esserci una squalifica. Secondo me il manichino era ben oltre i 5 metri. Il giudice forse guardava la staffettista argentina.

Alla fine della giornata mi chiama Andrea Longobardo e mi da la classifica parziale delle nazionali Senior e Youth. Che non c’è da nessuna parte. L’ha calcolata a mente. Mi fa un po’ paura questa cosa.

Compresa la SERC, abbiamo dieci nazioni vincitrici delle prime dodici gare. Con tre continenti rappresentati. Più competitivo di così il salvamento come lo volete? Alle Olimpiadi, dice mia moglie!!

 

Mussi Lombardi Femiano 2018 – trofeo supersprint!

di Mauro Romanenghi

Scalia-Panziera/RAISport

Scalia-Panziera/RAISport

Un Mussi-Lombardi-Femiano sprint che più sprint non si può. Un’ora e mezza di gare una via l’altra, a Livorno. Per esigenze televisive si viaggia velocissimi senza premiazioni, senza fiato e senza pausa. Pure le interviste devono essere sprint: quindi assistiamo a botta e risposta fra ragazzi e ragazze ansimanti e una Caporale in splendida forma.

Prima di iniziare i commenti entro in modalità seria. Vari atleti ricordano Amelia Sorrentino, figlia di Corrado e Rossana. Lo facciamo anche noi di acquastampata. Va bene scherzare, ma su alcune cose purtroppo non si può. Ciao Amelia, e un abbraccio a Corrado e Rosanna.

Rientro in modalità commento.

Nobilita la gara il nostro amico Chad Leclos. Che dà lezioni a tutti sulle apnee. Soprattutto nell’ultima dei 200, dove saluta Ciampi con la manina e si invola. Io l’ho visto dal vivo. Quando uno è di un altro livello si vede sempre. Anche a novembre a Livorno. Un 100 farfalla spaziale, da 49”5. Ma le sue magagne se le porta sempre dietro. L’arrivo dei 50 farfalla è tutt’altro che perfetto, e i suoi schianti in virata sono proverbiali tanto quanto le sue sub. Ma noi Chad ti vogliamo bene lo stesso.

Allora.. la stampa specializzata non si avventura in grandi voli pindarici sui convocati… paura eh? Invece io mi butto. Intanto fanno il tempo qui Carraro, al personale, nei 50 rana. Orsi, nei 100 misti. Rivolta, nei 100 farfalla. Zazzeri nei 100 stile. Poi chi altri verrà portato?
Molti parlano di 4×200 femmine, altri di completare le 4×200 e 4×100 stile maschi. Altri della convocazioni del buon Martinenghi. Insomma, al mio calcolatore sicuri sono 28. Vediamo cosa succederà.

Nella 4×200 femminile sarei curioso di capire chi la stampa specializzata pensa di portare insieme alla Pellegrini. Considerato che qui ha vinto la Letrari, nota duecentista, aspetterei ancora un po’ per vedere i progressi delle specialiste. Poi se ne può anche parlare. Prima magari averne 4-5 da 1’55” in corta non sarebbe male.

Noto sulla stampa specializzata che l’uso del fattore X prende piede. Adesso siamo al fattore C dei misti. A voi scoprire chi sono. La fantasia al potere, sempre.

Vi aiuto. Parliamo del talentuoso Ceccon, che lui stesso nella sua intervista post gara si definisce un bel babbo. Infatti non solo rallenta ma come dice Sacchi con il suo arrivo panoramico si gioca un record italiano assoluto, il primo tra l’altro. Ma ammette candidamente che sarà per un’altra volta. Come a dire tanto miglioro di sicuro e quindi se miglioro, il record lo faccio. E devo dire che non posso che dargli ragione.

Guardavo ieri sempre Thomas Ceccon e non so… non sembra mostruosamente simile a Martinenghi? Così…per dire.

Cusinato: lavori duri per lei. Duecento stile, duecento misti, quattrocento stile. Più altre gare mattutine. Bell’allenamento. Per festeggiare il compleanno del Moro. Come dice Detti, se non le spari va avanti sempre. Beh, non spariamole.

Ottime cose anche dal dorso. Matteo Milli il mattatore qui, sfiora il tempo sui 50. Veramente bellissime le apnee del ragazzo di Roma. Ma le apnee ancora più efficaci sono quelle della Scalia, che stacca il primato italiano sui 50, che cercava da due settimane ed era maturo come i cachi sull’albero nel giardinetto sotto casa mia. Quasi ride la Silvia, che Luca Sacchi da in superpompa, qualsiasi cosa significhi. Il tempo limite non c’è, però insomma la via è tracciata. E mandiamolo sto bacio al fidanzato della Scalia, perbacco. Per una volta che si lascia andare.

Di fianco alla Scalia, la Panziera. Che si permette di paragonarsi alla Hosszù con tre gare in un pomeriggio. Margherita ti voglio bene ma non scherziamo col fuoco.

Rivolta, il Casper della farfalla, torna a sorridere dopo una buia estate. Lui ai Mondiali ci va sicuro, e il duello con Codia si perpetua.

Oggi parlo solo di ragazze, ma va così. La Carraro stacca anche lei il biglietto per la Cina. Ma non di un centesimo, cara Martina. Comunque la rana è cambiata, ha ragione. E hai ragione Martina, nuoti sempre benissimo. Ma nei 50 per ora meglio. Ma dai, un bel 1’06” non si butta via.

Si rivede la Pirozzi, che le sue peregrinazioni hanno portato a Trieste. La lince Pirozzi passa dalle Piramidi alle Alpi, dal Manzanarre al Reno. Alla ricerca di cosa non si sa. Speriamo che lei lo sappia, perchè oramai ha girato dappertutto. E intanto il tempo passa e le occasioni pure.

A volte in questi meeting troviamo atleti non di primissima fila ma che insomma si danno da fare e qualche soddisfazione se la tolgono, Qui Nicoletta Ruberti va al personale e al nono tempo alltime nei 50 stile. E diciamolo che noi guardiamo tutti!

Diamo conto degli ultimi due ragazzi che hanno fatto il tempo.

Marco Orsi vince i misti con un ottimo tempo, e stacca anche lui il tempo limite. Nei 50 vuole la vittoria su Bocchia e la ottiene. Pollice verso per Nerone-Orsi verso Spartaco-Bocchia. Ma nonostante le previsioni dello sciamano MecaSacchi, nessun segno di questa diatriba sulla stampa specializzata.
Anche Lorenzo Zazzeri fa un’ottima prestazione nei 100, rendendo la vita difficile al nostro amico Chad. Non è il personale, ma poco ci manca. Insomma, se uno così non è papabile, allora chi lo è? 

FuoriOnda 34 – Stefano Morini: la stagione preolimpica alle porte

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, coadiuvata da Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e da Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Stefano Morini, che ormai è di casa!

Siamo in onda con Stefano Morini, tecnico di Detti, Paltrinieri, Cusinato, Acerenza, Zuin, e come scopriremo, anche di qualche altro nome noto e meno noto.
Insieme ci addentriamo nelle imprese di Glasgow e scopriremo i programmi di questa stagione. Come sempre idee chiare, palla al centro… (ah no quello è il calcio)…palette, pull e pinnette e andare!
Verso la Cina e la Corea. Passando per? Lo scoprirete solo ascoltando la chiacchierata in FuoriOnda numero 34, il primo vero podcast sul mondo del nuoto e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.
Puntata registrata il 25 ottobre 2018
Credit foto: Laura Vergani/Glasgow2018

 

YOG 2018 – Nove podi, serietà e sobrietà… e la rivincita del fattore Kappa

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà in versione Burdisso

serietà-sobrietà in versione Burdisso

Oggi sono in forma perfetta, come Checcion nei 50 stile, come Minakov nei cento, come Bud Spencer davanti alla birra e salsicce. Per cui non ne passerà una.

Nei primi dieci minuti di telecronaca il cronista di Olympic Channel ci straccia i maroni con la storia di Kolesnikov che tenta di conquistare sei medaglie d’oro in sei gare. Lo fa così tanto che nei 100 stile vince Minakov: sei medaglie d’oro in sei gare. Fate i conti. Comunque niente paura, anche il collanato d’oro Kliment ce la fa grazie al successo nei 200 dorso..

Nella gara dei 200 farfalla succede di tutto.
Intanto il cronista italiano regala a Federico Burdisso la medaglia d’argento dei 100 farfalla, con buona pace di Minakov e Milak. Federico parte a cannone, Milak non si scompone e lo infila ai 150. Il cronista commenta così: “non ci posso credere Burdisso prova ad attaccare Milak.”
Ecco, continua a non crederci.

Nei 400 si ripropone il podio degli 800. Ovviamente lo stadio Natatorium crolla per il tifo alla Pignatiello. Se pensavate che con “Checcion” avessero raggiunto l’apice, provate a immaginare come pronunciano Pignatiello. Perdereste la scommessa.

Anja Kesely è con Minakov, Milak e Kolesnikov l’atleta che ha vinto tre ori individuali in questa edizione dei Giochi. Ecco così ho fatto anche la statistica. Notare che qua il fattore Kappa la fa da padrone.

Continuiamo e finiamo la statistica, così si vede che facciamo il sito serio. L’Italia, seppur priva praticamente del comparto femminile, con Pirovano non in formissima e Johannes (che si pronuncia Johannes e non Johan) anche lui non proprio in spolvero, conquista nove medaglie, otto individuali e una in staffetta. La fanno da padrone Russia e Ungheria, che hanno portato in pratica i pezzi da novanta (non solo giovanili). La Russia ci fa imparare a memoria il suo inno 13 volte, con 21 podi. l’Ungheria (inno un po’ più triste) ben 7. L’Italia è sesta come ori ma seconda come numero di medaglie. Fine della parte seria.

Alcuni parlano di dieci medaglie, ma non so dove le tirino fuori, forse vogliono fare un regalo come il cronista dello streaming:

https://swimswam.com/federico-burdisso-bronzo-nei-200-fa-porta-litalia-a-dieci-medaglie/

https://www.swimbiz.it/portal/la-notte-del-dieci-burdisso-bronzo-a-buenos-aires/

Il conto sta qui

https://www.olympicchannel.com/en/youth-olympic-games-2018/medals/

La notte sarà pure da Dieci ma il voto in matematica (per loro) è quattro.

Conta giusto la FIN, ma non capisco cosa voglia dire che Burdisso manda l’Italia in doppia cifra. Ai posteri l’ardua sentenza.

https://www.federnuoto.it/news-in-primo-piano/item/41000-youth-olympic.html

Serissimi gli atleti in queste Olimpiadi giovanili. Kolesnikov sul podio è concentratissimo sul suo inno. Ceccon fa scuola ad alti livelli.
Anche Milak sul podio impassibile. Così come nella sfilata dopo il podio.

Il podio dei 200 farfalla uomini entra accompagnato da Daniel Gyurta. Ragazzi non c’è paragone ne devono mangiare di pasta ancora…

La seconda argentina finalista dei 400 stile fa di nome Delfina, come la Pignatiello. Fantasia al potere.

Il sudafricano che prende a testate l’acqua riesce a riscattare la debacle dei 100 rana e conquista i 50 rana. E pure l’oro per il suo continente.

Oro che invece manca per l’America. Zero ori per gli USA, che in tutto prendono un bronzo. Questo dovrebbe dare un’idea di quanto gli Stati Uniti tengano in considerazione questa manifestazione.

Lo scherzetto finale te lo gioca la Cina. Così come nella mista donne a sorpresa hanno battuto la Russia, rifanno lo scherzetto nella mista mista. E così Kolesnikov e Minakov danno addio al settimo oro. Se ne faranno una ragione. E noi con loro.

YOG2018 – Mamma mia!

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà-parte seconda

serietà-sobrietà-parte seconda

Prima di guardare il nuoto vedo sul sito di Olympic Channel che c’è la BMX. Dico va bene, guardiamoci questa bici. Senza parole.

Seconda chance. Il video successivo è la breakdance. Avete presente Linda Blair nell’Esorcista nella scena del ragno? Ecco.

Sono in forma olimpica giovanile e ne ho per tutti. Siccome oramai sono in ballo, decido di dare una chance allo streaming in italiano anzichè guardare il canale Olympic Channel. Insomma, il commentatore ne ha da studiare un bel po’. Lo sapevate ad esempio che negli 800 non si fa la finale perchè ci sono pochi partecipanti? Così pochi che sono state fatte 4 batterie.

Nel duello medaglie tra Checcion e Burdisso (che pronunciano Burdisso) si inserisce di prepotenza il barese tascabile Marco De Tullio al terzo podio. Dopo il delfinista tascabile adesso avremo anche il mezzofondista?

Continua negli 800 la collezione di commenti alla “Vuotate il…Sacchi”, per chi rimembra la rubrica del forum di Corsia4. Il giapponese Yoshida ai 150 è nettamente primo.
“Adesso rientra nei ranghi”. Infatti prende l’argento.

Ma torniamo a De Tullio, che fa un perfetto negative split con 3’59” e 3’56”. Ultimo 50 in 27” e spicci. Insomma, meglio che nei 400. Ma meglio di lui fa il vietnamita Nguyen. Insomma, zitto zitto il ragazzo si spara un oro storico per la sua nazione, con un 7’50” che proprio schifo non fa. E si vendica del legno dei 400. Il negative dice 3’57” e 3’53”.

La perla della serata è: “I cinquanta sono però molto di più che metà dei cento”.
Ah sì?

La reazione di “Checci” la vediamo finalmente nei 50 farfalla. Quarto a tre centesimi dal primo. Piccola risata. Eh sì, i cinquanta sono molto di più che la metà dei cento. Infatti l’apnea conta molto di più, e uscire dietro è male. Due decimini in più della semi e la medaglia se ne va. Amen.

Ribadisco che una che si chiama Vaskina ha un futuro. Vedremo se è vero.

Si sprecano i soprannomi dei siti (e a questo punto della stampa) specializzata.
“Il gigante di Thiene”
“Il piccolo cannibale” (manco fosse Merckx).
“Il nuovo Phelps”
Appena coniati e subito portano male. Quarto nella finale a farfalla e fuori dalla semi dei 100 stile, dove entrava come uno dei primi tempi in assoluto.
Neanche il Furio Focolari dei tempi migliori ci riusciva così bene.

Capisco che faccia freddo all’aperto visto che lì l’inverno è appena finito, ma in piscina con i giacconi non è eccessivo? Il riscaldamento non ce l’hanno?

Invece grande successo di pubblico. Si stupivano anche i commentatori. Piscina piena ma guardavo le gare di atletica e lo stadio è pieno anche lì. E sì, lo so cosa vi state chiedendo. Era pieno anche a vedere la breakdance.

YOG2018: Checcion-Burdisso rumble for medals

di Mauro Romanenghi

serietà-sobrietà

serietà-sobrietà

Ragazzi scusate se non ho scritto per un po’. Primo non ho potuto vedere le gare del terzo giorno per impegni personali, e poi lo streaming registrato non l’ho trovato. Ahi ahi anche negli YOG abbiamo delle mancanze eh? Così salviamo i report dei vari siti specialistici che ogni tanto vanno in fallo. Sarà l’ora tarda che induce nell’errore.

Battaglia di medaglie in questa Juniolimpiade fra Checcion e Burdisso (non sono ancora riuscito bene a capire come pronunciano il suo cognome… prometto di fare più attenzione nei prossimi giorni).

Dobbiamo però dire che Burdisso nonostante come avevo preventivato non fosse così vicino a Milak e Minakov, ha fatto un bel tempo, uno dei suoi migliori. Se lo mettiamo poi di fianco al russo (PB in 51” basso) e all’ungherese, beh tanta roba.

L’apnea di Burdisso paga metri a quella degli altri atleti. Basta vedere la semifinale con Minakov. La parte nuotata non ha nulla da invidiare a nessuno, of course. Ci lavoreremo su.

Medaglia di giornata a sorpresa per l’Italia nella staffetta 4×100 stile. Un po’ inventata, con un delfinista veloce ottimo nei 200 stile, un dorsista da 48” nei 100 stile (morticcio vero la fine della frazione) e due quattrocentisti (e anche qualcosina di più per uno Johannes Calloni). Il bronzo ci sta tutto, meglio prendere che lasciare. A onor del vero con poca concorrenza, otto staffette in tutto. Chi c’è c’è, chi non c’è non c’è.

Torno indietro di un paio di giorni. Il vincitore dei 100 rana maschili è un certo Sun. Potrebbe essere un parente, ma poi leggo che è uno dei 20 cognomi più diffusi in Cina. Ciò significa che in Cina probabilmente ci sono 20 milioni di Sun. Forse non sono parenti.

Ma Checcion dove doveva scappare dopo aver vinto i 50 stile? Che fretta aveva di uscire? Abbiamo diverse ipotesi tutte poco plausibili.
Fretta di andare a sciogliersi
Impellente bisogno fisiologico
Timidezza di farsi inquadrare dopo la vittoria
Totale disinteresse della prestazione
Sul podio era felice come se gli avessero appena dimezzato la paghetta settimanale.

La scenetta si ripete nei 50 dorso. A questo punto siamo curiosi.
Intanto la disfida con Burdisso, infinita, stavolta vede in vantaggio il veneto per 5 a 2. Questo giro la vediamo dura per il lombardo.

E’ ufficiale che gli inglesi non sanno pronunciare la C dura. E così Anna Pirovano viene da Leccio. E ci prova anche nei 100 rana, come Mona Mc Sharry, a passare forte. Sia a Anna sia alla McSharry mancano però venti metri: gli ultimi.

La tecnica Efimova devono averla studiata in Russia. La Makarova vince i 100 rana con un parziale da 33”0-34”9. Speriamo impari solo i parziali e non altre cose.

E niente non lo smuove neanche il primato italiano Juniores e Cadetti dei 50 farfalla in semifinale (nonostante un arrivo così così). Mancano pochi decimi al primato italiano di Codia tra l’altro. Dietro si lascia calibri come Minakov, Milak, Markov. In finale anche Burdisso. E’ ufficiale che la commentatrice è la sua prima tifosa: quando c’è lui i suoi decibel aumentano di almeno 10 punti.

I due velocisti russi Minakov e Markov sono veramente grossi. Ma Markov se lo vedi vicino a Minakov è il doppio. Non vorrei mai averlo vicino.

Mancava solo un record mondiale Junior a nobilitare questa manifestazione. Ne arrivano due. Uno è il 24”40 con cui Kolesnikov vince i 50 dorso. Perchè lo sia resta un mistero visto che a Glasgow ha fatto il record del mondo assoluto in 24”00.

Il secondo lo fa la mista maschile della Russia, unica squadra completa in ogni reparto. Se lo prende a scapito dell’Italia. Per 7 centesimi. Amen.

Con una staffetta creativa l’Italia fa 3’45” nella mista. Ceccon mette un 1’03” e spicci, cioè 1’04” a rana. Tempo onesto ma la tecnica è da sistemare. La dimostrazione che manca ancora più di qualcosa per essere un discreto mistista. A parte quello che dicono i siti specializzati, i paragoni con Phelps lasciamoli stare al momento che è meglio. Poi si vedrà.

YOG2018: Chieccion or Ceccon?

di Mauro Romanenghi

appunti YOG2018 - Mauro Romanenghi

appunti YOG2018 – Mauro Romanenghi

I Giochi Olimpici giovanili iniziano una nuova stagione o finiscono quella vecchia???

E’ un po’ un quesito tipo “è meglio essere ricchi e felici o poveri e malati?”.
Lasciamo ai posteri l’ardua sentenza, e facciamo alcune considerazioni.

Fantastica l’idea di fare nove canali dedicati. Ce n’è per tutti, potete vedere anche il futsala femminile, il pattinaggio velocità, e dei fantastici giovini sfidarsi sul campetto di basket 3X3 a breakdance (che in realtà viene chiamata dal CONI danza sportiva). Che non è una dimostrazione, è proprio una gara. Con tanto di medaglia olimpica giovanile. L’Italia ha pure i suoi rappresentanti, che sono Bad Mattia e Lexy (nomi di battaglia, a voi la scoperta dei loro nomi). Io sono vecchia scuola per cui la royal rumble della break non mi entusiasma. Ma sicuramente la breakdance, lo skateboard e il tappeto elastico sono il futuro. Tuttavia se le biglie da spiaggia arriveranno tornerò all’attività agonistica. (Mauro e Katinka, nota di mia moglie.. )

La delegazione italiana è di una ottantina di ragazzi. Ottantaquattro, per essere precisi.
Li potete trovare qui
https://www.coni.it/it/news/primo-piano/15355-davide-di-veroli-portabandiera,-84-azzurri-ai-giochi-olimpici-giovanili.html

Seppur la più numerosa di sempre, la squadra italiana di nuoto subisce il contingentamento deciso dal CIO. Che prevede, ad esempio, che per ogni sesso si possa iscrivere una sola squadra negli sport. L’Italia sceglie… la pallamano sulla spiaggia. Come darle torto, anche io sceglierei la spiaggia argentina a una sala chiusa! Ma allora, mi chiedo, il basket 3X3 maschile non è uno sport di squadra?

Sempre per il contingentamento (una parolona che significa riduzione del numero di atleti eleggibili per nazione e in generale) l’Italia ha dovuto rinunciare ad alcuni atleti nel nuoto, riducendo da otto a cinque il numero totale. Scelta non obbligata, visto che altre nazioni hanno portato gli otto atleti necessari per schierare le sei staffette, due per sesso più le due miste: vedi USA, Russia, Australia. Ma condivisa anche da altre vista la esigua partecipazione alle gare di squadra. Più spazio giustamente per tutti gli altri sport, ma un vero peccato per le staffette appunto. Amen, passiamo al nuoto nuotato.

Proprio non ce la fanno i cronisti dello streaming a pronunciare giusto Ceccon. Ci tenta un pomeriggio il rappresentante maschile, ma poiché la ragazza continua imperterrita a pronunciare Checcion lui si adegua. E quindi per noi sarà sempre Thomas Checcion, d’ora in poi. Almeno a Buenos Aires.

Dopo aver conquistato anche sul sito federale il proprio cognome corretto, De Tullio Marco dalla Puglia con furore conquista anche l’argento nei 400 stile libero, gara di apertura. Nel mio confronto con l’esimio Marco Agosti davanti al quale mi levo il cappello il mio dubbio era: la stagione è oramai iniziata, sarà record juniores o oramai è un Cadetto. Marco Agosti è tranchant: Cadetto. E tutti, anche i siti specializzati, si adeguano chinando il capo contriti. Attenzione al prof. Marco Agosti.

Ottima la gara di Marco: si deve inchinare solo allo sprint di Milak, che non sarà quattrocentista ma uno che è ungherese tu non lo devi mai sottovalutare. Difatti per buona creanza vince anche i 200.

Sarà la sbornia della medaglia, fatto sta che nei 200 stile nessuno dei due azzurri entra in finale. Un buon 1’51” per Marco, un terribile 1’55” per Burdisso. Forse la batteria dei 100 farfalla era troppo vicina?
Mah, a questi Giochi si va anche per imparare, dice mia moglie dall’altra stanza mentre riordina le magliette. E io annuisco.

Tempi di rilievo assoluto o record mondiali juniores ancora non si sono visti. Poi a ottobre è anche difficile, ci sono state mille manifestazioni. Ma stupisce che personaggi come Kolesnikov e Milak non abbiano voluto mancare. E mica per una passerella. Milak risulta iscritto a nove gare. D’altronde è ungherese, non ve lo avevo ancora detto?

Checcion entusiasma i commentatori, che si sorprendono prima del suo tempo dei 100 dorso (per nulla male, record italiano juniores questo sì e un ritorno da 27”0 che insomma non è mica pizza e fichi), poi lo danno sorprendentemente sul podio dei 200 misti. Visto che aveva un tempo di entrata di 2’00” e spicci, non è tanto sorprendente.

Invece rivedibile la sua rana, la peggiore del lotto, ma ancora peggio lo stile libero del vincitore norvegese. Si può solo migliorare.

Guardo la gara dei 100 dorso femminili e naturalmente tenendo fede al suo nome vince Daria Vaskina (anche se qui siamo in vasca lunga).

Molto interessante guardare le apnee. La migliore è quella della americana White. Come sempre, anche quando non vincono, gli statunitensi ci insegnano che per farlo bisogna avere qualcosa più degli altri.

Burdisso in finale con il secondo tempo, si favoleggia già di battere Milak. Che avrà passeggiato. Vedremo nei prossimi giorni chi avrà avuto ragione.

Incredibile la gara dei 100 rana. Il sudafricano favorito stampa un passaggio da 27”4, come ieri: e poi affoga in 34”.
Direte che ha esagerato, invece è passato esattamente come in semifinale dove ha fatto 1’00”2.

Io direi…”paura eh”? Mia moglie direbbe: “I Giochi servono anche a questo”. Coraggio Houlie, andrà meglio la prossima volta.

FuoriOnda 30 – speciale Categoria 2018

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, amabilmente coadiuvata da Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse (così dice lui), Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite di oggi Corrado Sorrentino di Swimming Channel, intrusione in zona Cesarini di Daniele Belluzzo tecnico della Larus Nuoto e conduttore di Nuotocaffè.

Torniamo alla squadra completa: Mauro Romanenghi, in forma olimpica come i nostri ragazzi, e Fabrizio Fogliani, pronto alle sue intrusioni a gamba tesa. E tornano Corrado Sorrentino e Daniele Belluzzo, che ci aiutano ad analizzare e sviscerare i temi di questi campionati. Opinioni diverse, ma tutte condivisibili. E voi, che ne pensate? Ascoltate la trasmissione di Fuorionda sui Categoria estivi, perchè noi non ci fermiamo mai!!! Neanche a Ferragosto (beh, un pochino sì).

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 14 agosto 2018

credit foto: Alessandro Bacchi