Europei 2021 – Pioggia d’argento!

Me la rido sotto…,la maschera!

di Mauro Romanenghi

Mi scrive un collega di cui non dico il nome e mi snocciola la sua tripletta per le prime tre finali. Vi dico solo che non gli dico no, lui lancia il dado e vince la sua scommessa. Allora mi sfida anche un altro collega, ma io memore del mio insuccesso nell’ultimo Fantanuoto in cui arrivai sonoramente ultimo alle Olimpiadi di Pechino, ho declinato. 
Ma mai avrei scommesso che, dopo le battute d’arresto dei primi due giorni, oggi l’Italia avrebbe raccolto sette medaglie sette.

Non arriva l’oro ma obiettivamente oggi era difficile. Il Tupolev di Mosca però ha dovuto sudare tutta la vodka del corpo per avere ragione del piemontese Miressi, che realizza il suo terzo record italiano qui e la sesta prestazione da 47”. Il Tupolev si arresta poi sulla pista di decollo dei 100 dorso, ma forse i razzi bisogna ricaricarli ogni tanto.

Nella gara dei 100 stile vediamo un’altra stellina brillare, quella del rumeno Popovici: 48”0, mica pizza e fichi. Anno 2004. Segnate.

La scommessa il mio amico la vince sui 1500, dove Paltrinieri si vede che non ha molta benzina: ma quella che ha la mette tutta: non basta per battere Romanchuk. Insomma il fondo…ti sfonda! Dietro arriva Acerenza primo da Potenza. Primo podio per lui nella sua storia, in una gara condotta dalle retrovie. 

Perle di saggezza di Sabbioni in zona mista, ma soprattutto zona di conflitto con la sua mascherina che proprio non gli sta. Oggi ci prova con quella ufficiale, ma la contesa è persa. 

Burdisso all’argento in un arrivo al cardiopalma: poteva esser quarto ma si getta sulla piastra e conserva il secondo posto. Mia moglie esulta e se la fa addosso quando Sacchi descrive la fantasia di virate per cui Burdisso va preso ad esempio. Soprattutto quando i bambini fanno le virate per finta…ebbene sì, sono i nostri bambini: guardatele, le virate di Burdisso.

Ma guardate anche le virate di Milak, eccezionale interprete dei 200 farfalla. Inarrivabile, unico sotto i 30” nella vasca finale. 

A proposito di Ungheria e di misti. Appare tale Kos, anno 2003 e record mondiale Juniores. Insomma l’Ungheria a stare senza un mistista non ce la fa. Però uno straccio di ranista ce lo possono anche tirare fuori.
Nel frattempo, se qualcuno potesse avvertirli che le loro mascherine fanno sembrare gli atleti dei pagliacci, sarebbe gradito. 

L’orso russo zitto zitto intanto domina il medagliere. Oggi in prima di staffetta della 4×200 schiera il vincitore dei 400. Che gira in 1’45” basso. Domani Il buon Martin farà i 200. Lo aspettiamo con ansia.

Sempre sulla 4×200, purtroppo alla premiazione non vanno sul podio, ma ricordiamo che ci sono anche quelli del mattino. Frigo e Megli (che proprio scarso sui 200 non è) ringraziano.

Finalmente ho rivisto quel ritorno che aspettavo da Berlino 2014. Arianna Castiglioni è tornata e infila le avversarie negli ultimi 15 metri. Carraro non ha la faccia delle grandi occasioni, oggi, dietro la mascherina.

Enrico Cattaneo oggi si diverte come un matto, non gli par vero di commentare tutte queste medaglie. Occhio Mecarozzi, che qua ti fanno le scarpe.

Europei 2021 – Very Fast!

Veloci sul podio!
Credit: screenshot RAIPLAY di Mauro Romanenghi

di Mauro Romanenghi

Ricordate come tempo fa la nazionale si presentava alle premiazioni con un look personalissimo: nel senso che non c’era una persona che indossasse le stesse cose di un’altra. Persino in staffetta riuscivano a non salire sul podio tutti vestiti uguali. Ieri invece in occasione della giornata per ricordare le difficoltà delle piscine, tutti con la mascherina hashtag #salviamolepiscine. 
Oggi non solo quella mascherina scompare, ma scompare anche la mascherina! Il miglior siparietto lo offre la Quadarella, che prima si presenta dalla Caporale senza mascherina, poi indossa una mascherina della nazionale, infine al terzo tentativo indossa quella con la scritta taggata (nel frattempo una mascherina è finita sul braccio). Mia moglie sta ancora ridendo, soprattutto dopo la comparsa di Sabbioni con la mascherina chirurgica offerta dall’organizzazione sul bordo vasca a tutti gli atleti alla fine di ogni gara, in mano neanche fosse un ventaglio Tutto bene, ragazzi.

Parliamo di nuoto che è meglio. Intanto Enrico Cattaneo, in prestito dalla Coppa del Mondo, si applica e al secondo giorno lo vediamo più sul pezzo. Mecasacchi sono mecasacchi, ma Enrico si riscatta nella seconda manche e infila una serie di triple da  urlo. Lo attendiamo nello schuss finale degli ultimi giorni. 

Al mattino parte nei 100 rana Emelie Fast. un nome una garanzia: non benissimo nel pomeriggio, la svedese, ma insomma si farà. Ricordiamo che le finniche rispondono schierando Mimosa Jallow, tanto per gradire. Cose nordiche.

Il mattino si consumano duelli fra italiani per entrare in semifinale. Si inizia subito con  il lanciafiamme. Pilato, 1’06”3. Carraro, 1’06”2. Castiglioni, 1’05”9. Insomma volano subito gli stracci come previsto.

Nella velocità, nessun problema per Miressi al mattino, al suo terzo 47” in due giorni, che diventano quattro nel pomeriggio con un record italiano di 47”53. Fast anche per lui, direi.

Burdisso in zona mista ammette candidamente che ha gestito la gara dei 200 farfalla, passando in 53”75. Lui vive in una dimensione tutta sua.

Rivediamo con piacere Jack Carini da Piacenza in questa gara. E con piacere saluto i suoi tecnici Lele Merisi e Gianni Ponzanibbio. Che come ben sanno, bisogna sempre avere pazienza. Un augurio anche a Matteo Giunta, al quale Jack si è affidato dopo gli Assoluti.

Un bel numero di svizzeri in giro nelle finali. Nessuno a medaglia, per ora, comunque ottima Svizzera. Forse ha sbagliato, ha visto Cattaneo e pensava di essere a Kitzbuhel.

Oggi la Ntountounaki abbiamo dovuto imparare a pronunciarla per forza. Vince e convince nei 100 farfalla, e in tempi di COVID deve pure condividere l’angusto podio (non è vero che è angusto, ma facciamo preoccupare il CTS) con la Wattel.

Per complicarci la vita, appare la Kirpichnikova negli 800 stile libero. Non c’è mai pace, fra gli ulivi.

Dopo la Quadarella che porta, a parte la mascherina in zona mista, il primo oro per l’Italia, un po’ di vacche magre. Certo che pensare che Martinenghi al suo terzo 58” in due giorni arriva quinto… chi lo direbbe? Eppure è così.

Oggi sempre più fast, troviamo con la solita appendice Kliment al nuovo record mondiale dei 50 dorso. Io non so quanto margine abbia nei 100 stile, ma se ne ha domani sfida a razzo tra il Tupolev russo e Miressi promette scintille. me lo auguro, almeno.

Sempre più fast anche Ranomi, che ritrova un bel sotto 24” nei 50 stile, e brucia la campionessa olimpica Blume. Siamo tutti Ranomi, oggi. 

Sul podio, raggiante e svettante, sempre lei: miss Freya. Che al termine della staffetta, poiché come è noto non ci vede benissimo, si alza per vedere il suo tempo, e così facendo oscura tutti i suoi compagni, maschi compresi.

In tutto questo, argento per la 4×200 stile libero mixed italiana, con record. Chiusura fast di giornata, aspettando domani.   

Europei 2021 – Piccole Freya crescono!

Venite con zia Freya, ragazze!!!
Credit foto: screenshot Mauro Romanenghi

di Mauro Romanenghi

Iniziamo male! Malissimo! Parte la prima gara e già queste giovani impertinenti si permettono di far fuori dalla finale una campionessa mondiale del calibro di Boglarka Kapas, la mia Boggie. Non c’è più rispetto. Basta con questi Millennials avventurosi alla ricerca di facili successi. Ma cosa si mettono in testa, di fare il record del mondo?

Il record lo fanno sì, e con la sfrontatezza di indossare pure la bella collanina della prima Comunione, regalo della nonna Anja. Certo la collanina adesso va stretta, perché il collo si è fatto leggermente più taurino, ma il nostro Kliment Kolesnikov oggi ha fatto subito capire che bisogna mangiarne di caviale del Volga prima di batterlo. Al mattino una Russia zero sbatta inserisce le quattro riserve della 4×100 stile, come mandare la Juventus under23 a giocare con lo Spezia, e poi spara i pezzi da novanta al pomeriggio. La collana più veloce del mondo acquatico ci serve questo bel 47”10 lanciato, e tanti saluti. Qualche minuto prima, come antipasto scodellava il record del mondo dei 50 dorso (che tanto era già suo) primo uomo al mondo sotto i 24 secondi.

C’è comunque chi detta sempre la sua religione. La religione dei 400 misti è il Katinkesimo. La prima legge di Katinka dice che tu a rana devi sempre osservare la mia gambata da almeno quattro metri di distanza. In tempo di quaresima, anche cinque. In tempi di COVID c’è il distanziamento, quindi anche sei o sette.

Mi dicevano stamattina che si vede che in Ungheria si fa nuoto nelle scuole (quattro ungheresi nelle prime cinque dei 400 misti). Beh, leggevo che si dedica all’Educazione fisica qualcosa come il 15% dell’orario scolastico. Non so se il nuoto sia effettivamente compreso. Di sicuro, i misti sono una specialità che gli ungheresi amano molto, a scuola o no.

Una cosa che amano molto gli ungheresi di sicuro è la geografia. Non si spiega altrimenti il perché debbano mettere la cartina dell’Europa con l’indicazione della nazione del vincitore durante la premiazione.

La Di Liddo ha sempre la sventura dalla sua. Una volta le marce forzate, adesso la caviglia slogata. E si lamenta pure che non si può uscire dall’hotel. Per fortuna, altrimenti chissà cosa le capitava per strada. 

Sempre sul podio ritroviamo una giovane “vecchia” conoscenza del nuoto britannico, il playmaker Freya Anderson. La squadra britannica ha sicuramente un quartetto d’insieme notevole, ma la “zia” Freya (classe 2001) da un bel passo di carica alle compagne con il suo 52”79 lanciato. La scenetta sul podio è impagabile, neanche gli Hobbit con Gandalf sembravano così piccoli.

Non c’è niente da fare, se c’è un modo per perdere state sicuri che la Heemskerk lo troverà. E così, pur con un 100 stile lanciato da 51”99 (quattro punti esclamativi) Femke si arrende di nuovo e conquista nella staffa veloce il venticinquesimo argento della sua carriera, che comunque schifo non fa (la carriera e l’argento). E Freya ringrazia.

Quattrocento stile di sofferenza, in vasca e per i tifosi: non entrava niente oggi: stavolta si rimedia un bel legnetto, ma siamo sicuri che i ragazzi sapranno rifarsi. 

Quattrocento misti al femminile e legnetto pure lì. A volte andare a braccetto non serve!

Passa mia moglie e mi ricorda che la pubblicità della Uliveto forse è meglio farla fare anche a dei ragazzi che lo sport lo stanno ancora facendo, senza nulla togliere a Fiona May, Del Piero eccetera che hanno però fatto il loro tempo. 

Oggi Miressi almeno il fiato per rispondere alle domande ce lo aveva. Me lo hanno quasi stroncato agli Assoluti in zona mista. E comunque non malaccio neanche alla fine del 100. Ah, si è pure concesso di fare il record italiano, in staffetta. Direi ripreso alla grandissima.

Prima di concludere, due parole su Pinzuti, Anzi, più che su di lui su chi lo ha scoperto, allenato e gli ha insegnato a vincere. Da un piccolo paese della Toscana è difficile tirare fuori un campione, due poi quasi impossibile. Beh: Umberto Gazzini c’è riuscito ed è anche riuscito a dirgli di partire per migliorare. Grazie, Umberto. E ora via, verso nuove emozionanti avventure.

La greca Ntountounaki metterebbe alla prova chiunque sulla pronuncia del suo cognome. Che secondo me i commentatori RAI non hanno mai azzeccato, ma non posso metterci la mano sul fuoco neppure io.

Assoluti invernali 2020: ma che ne sai dei 2000?

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Felice e vincente: Bori nei 50 stile libero!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua a parlare di competizioni, a partire dagli Assoluti invernali del 2020. Prima però una doverosa premessa. Mentre commentiamo, siamo alle prese con una situazione sanitaria, sociale e economica complessa. Che coinvolge, e lo sappiamo bene, anche il mondo delle piscine che non è solo un mondo sportivo ma anche economico. E la chiusura di moltissimi impianti si riflette comunque, di concerto, sulle prestazioni. Oltre a ciò, molti atleti si possono ammalare, o entrare in quarantena perché sono stati in contatto con malati, o presunti tali e questo più e più volte. Per cui ogni giudizio va espresso al netto della condizione generale che non per tutti è necessariamente uguale. Già non lo era prima: chi nuotava  in un centro federale, di sicuro, non aveva gli stessi spazi né le stesse possibilità di chi non lo faceva. A maggior ragione adesso.
Ma su queste considerazioni potremmo stare giorni e farne mille. Molti ragazzi se ne sono comunque resi conto, e difatti lo hanno espresso nelle loro interviste. Perché capire che si è privilegiati, potendo nuotare mentre c’è chi non può neanche uscire di casa, è già un segno.

Un campionato monco, questo, di molti campioni assenti per vari motivi, legati al COVID ma anche no. All’appello quindi non si presentano Detti, De Tullio, capitan Scozzoli, Quadarella, Megli, Panziera fra i superbig da finale mondiale, e ne dimentico di sicuro altri (tipo Pizzini, ad esempio). Butini stesso assicura per alcuni, grazie alle prestazioni ottenute al Settecolli, la presenza olimpica che va ad aggiungersi a quella che ha confermato per i qualificati di un anno fa. A situazioni eccezionali misure eccezionali: non sta a noi sindacare la decisione, per cui non lo facciamo. Ci auguriamo che i ragazzi, le cui prestazioni oggetto dell’integrazione sono indiscutibili, le confermino sul campo: così ogni polemica e dubbio sarà sgomberata. E mi fermo qui anche su questo punto. Sono stato fin troppo compunto, e anche di questi tempi quindi vado con le mie considerazioni tra il serio ed il faceto.

Intanto un punto iniziale che facevo con alcuni colleghi. Tra le poche note positive del lockdown o come diavolo volete chiamare la semiclausura imposta, c’è la mancanza di distrazioni e una vita morigerata. Non puoi far tardi la sera, non puoi andare in giro con gli amici, non puoi gozzovigliare da McDonald’s. Ciò non farà bene ai datori di gozzoviglie (per McDonald’s sinceramente fatico a dispiacermene) ma moltissimo agli atleti, giovani e meno giovani. E Sacchi, in telecronaca. conferma: non pensa che in hotel molta gente avrà fatto tardi. Lo penso anche io.

Naturalmente non possiamo prescindere dal fatto che i due tempi limite ottenuti qui sono stati realizzati dalla two thousand generation. 

Partiamo da Ceccon. Saputo che Burdisso ha ottenuto la qualificazione, il nuovo gemello diverso Tommasino spara subito la cartuccia da novanta con il primato italiano da 52”8. Il ragazzo ha ormai 19 anni, l’età giusta. Ha preso la patente (parole sue), la maturità (parole sempre sue) quindi è bello tranquillo (di nuovo, parole sue). Si allena, ha fame, non ha vinto nulla. Vince nel dorso, nel delfino, va forte a stile. Grazie a Dio (anzi al suo staff) ci hanno risparmiato un altro 200 misti alla Sette Colli con la vasca finale da 32”. Per il resto, un atleta imprescindibile per le staffette, mista e veloce.

Proseguiamo con la Pilato, la “finta sedicenne”. Intanto non è finta, è quindicenne: compirà gli anni a gennaio, quindi non li ha. Mia moglie asserisce che stare a Budapest due mesi le ha fatto un gran bene. Sono d’accordo, stranamente, con lei. Ma anche Benedetta lo è. Chi non vorrebbe starsene due mesi con i propri idoli, che puoi sfidare tutti i santi giorni, allenandoti con loro mentre fai scuola online. Poi non sono tutte rose e fiori ma mica stava in galera sull’isola Margherita dove gli hotel sono bellissimi, ve lo posso garantire. E tra l’altro la forma fisica è spettacolare, con due bicipiti e due deltoidi che fanno invidia alla migliore Hosszu – non è vero ma è quasi così. E quindi ecco che la “costruzione del 100”, come tanto piace a tutti citare, è divenuta realtà: anche questo non è proprio tutto vero, ma è quasi così. Infatti mancano buoni 15 metri a una ragazza che passa ai 50 come nessuna ragazza azzurra può fare neanche in un 50 secco, ma torna ancora più lenta delle altre: ricordiamo che Castiglioni può tornare anche in 34”, e pure la Carraro è stata in grado. Quindi, pensate a cosa può fare ancora la tarantina che ha il quarto tempo di sempre al mondo nella gara sprint ma non è neanche nelle quindici nella distanza olimpica.

Diciamola tutta: forse la rana femminile è l’unico settore in cui la nazionale in rosa sorride (sorriso a denti stretti, vista la concorrenza casalinga), insieme al mezzofondo. Il resto, purtroppo, con tutto il bene che voglio alle ragazze, non riesce a ottenere standard prestativi a livello internazionale. Che non succede nulla, sopravviviamo lo stesso, però per lo sport bene non fa. Aspettando quindi Panziera e Quadarella al momento niente di nuovo all’orizzonte. Il tutto al netto del COVID: quindi nessuna bocciata, tutto rimandato a tempi migliori. Diamo fiducia!

Fiducia sicuramente la voglio dare a Costanza Cocconcelli. Un nome, una garanzia: due personali nei 50 stile e farfalla, e quattro dico quattro argenti. Dai che ce la facciamo, basta avere…vabbè non la dico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Parlando di mezzofondo, note in chiaroscuro. Una Caramignoli che affronta una parte finale di carriera con grandi soddisfazioni, segno che si può sempre migliorare: basta crederci (e averne le qualità). Una Salin che dava grandi segni di progresso questa estate e che invece ha una grossa battuta di arresto. Ma, come abbiamo visto, può avere undici anni di tempo per rifarsi!

Sempre per il tema “non è mai troppo tardi”, ecco Roberta Piano Del Balzo. Un cognome che è un’impresa ricordarselo, ma almeno vincere un campionato nazionale aiuta! E quindi, a 22 anni, la rappresentante del Flegreo rinverdisce i fasti della Giacchetti e riporta un titolo nel club campano. Il tempo, niente di che. Ma l’importante è crederci sempre. Chissà.

Dei twothousand maschili la cui piramide è rappresentata dai nuovi gemelli diversi (che più diversi non si può) Ceccon e Burdisso possiamo dire che ci vuole tempo per vederne la crescita: ma un Cerasuolo (2003) a medaglia nei 50 rana, già dà la dimensione, senza dimenticare il titolo di Lamberti.

Una tripletta onesta quella di Nicolò. Devo dire che ci credevo, vista la sua voglia di gareggiare, ma non sempre nei 200 ci si azzecca. Quinta prestazione alltime, dopo il record nei 50, con un’ultima vasca un filo sofferente (e un 2000 dietro, Fusco da Alessandria, da scoprire dopo una bella carriera Juniores). Martinenghi morde il freno e si vede. Manca a tutti gareggiare, ma se sai che vali un podio internazionale allora l’impazienza cresce. Coraggio, possiamo farcela.

Giovani e meno giovani: e così al titolo torna Ciccarese, la pippa dei 200 dorso. Ti vogliamo bene sempre.Anzi, di più.

Due parole Razzetti le merita sempre. Anche io non ho visto la squalifica, ma a lui la fiducia la diamo a prescindere. Perché c’è sempre, e la sua prestazione la mette lì. In silenzio, lavorando, è l’unico in Italia a scendere sotto i due minuti nei 200 misti dopo anni. Basta lavorare ancora un poco, e chissà. 

Chiudiamo come sempre in ottica staffetta. Secondo me, al momento giusto sia nei 100 che 200 i ragazzi ci saranno. Miressi, Bori, Frigo, Ceccon, Zazzeri, Ciampi, Ballo, Zuin, Di Cola e compagnia bella come ama dire Morini. Sanno che chi andrà si giocherà grandi cose. I nomi ci sono, quindi, e sono parecchi. C’è anche un certo Filippo, un ragazzo di buone speranze. Non è un two thousand, questo no. Ma c’è da lavorarci su, insieme ai giovani. Se poi non ce la fa, pazienza: che ne sa, lui dei 2000: per adesso ne conosce solo i pannolini!

Settecolli 2020 – Brindo alla salute del capitano Baffo

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Alla salute!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane – ma penso si faccia ancora adesso – si brindava alla salute del Capitano Baffo, un gioco alcolico alquanto pericoloso soprattutto se poi bisognava mettersi alla guida.  Se volete vedere una short version (molto short, il gioco è ben più difficile) potete vedere qui.

Noi invece, dopo la performance di ieri, brindiamo al capitano Baffo della nazionale italiana. Non è ancora capitano, è vero. Però diciamo che oramai almeno maggiore possiamo definirlo. Di sicuro la sua prestazione di ieri è magistrale. Un quasi negative split da 7’46”-7’47”, passaggi in 29”2 costanti e un bel 25 metri inflitto al secondo, Acerenza, che comunque realizza il nuovo personale e la quarta prestazione alltime italiana (che tra l’altro era già sua). Insomma Gregorio non l’ha mandata a dire negli 800 e nei 1500 ha detto che il vecchio re è tornato e vuole di nuovo il suo regno,un po’ come Conan sul trono di Aquilonia insomma.

 

La terza giornata fa vedere un po’ di stanchezza rispetto alle prime due eppure le gare che mi interessavano non mi hanno deluso. O meglio solo in parte. Se i 200 stile femminili continuano il loro deserto dietro la Pellegrini – in un Settecolli con pochi stranieri la prima italiana dopo di lei è sesta – il 200 maschile è invece sempre più scoppiettante. E difatti dopo Ballo, ecco che compare fra i vari pretendenti Marco De Tullio, come era ovvio ma non scontato. Il suo 1’46”, quinto tempo di sempre, permette a re Tullio di vincere il trofei davanti a Detti, che continua a dire che i 200 non sono il suo obiettivo ma se avessimo 6 persone da 1’45” lanciato voglio proprio vedere se non gli interesserebbe una bella finale da medaglia per la 4×200. Perché detto per inciso ad oggi è la staffetta più competitiva per qualsiasi medaglia se i quattro in acqua si ingarellano come in Corea senza smarronarsi in pippe tonanti (non siamo in forma, siamo stanchi, la cuffia è stretta, l’acqua è fredda, eccetera eccetera).

Altro leit motif che oramai imperversa è la prestazione che ci si aspettava.
“mi aspettavo 1’48”00 e ho fatto 1’47”99 quindi ok”.
“mi aspettavo di fare sotto 50” quindi 49”97 ok”.
No perchè se faceva 50”01 faceva cagare…

Grande gara di Razzetti nei misti. Il ligure che aspettiamo al varco da un po’, spodesta i grandi della specialità, Boggiatto e Rosolino, e si issa in cima alla classifica. Deve ringraziare un Ceccon in versione sparatutto, tipo lepre degli 800 nel meeting di atletica di Helsinki quando gli chiedono di passare in 48” ai 400 e passa in 46”.
Infatti dopo la rana il veneto si accascia sulla corsia nello stile, finendo tipo Bottas nel gran premio di Silverstone a ruote bucate. Alberto invece con la sua onesta frazione a rana in 33” e uno stile onorevole straccia tutti. Bravo Alberto.

Due paroline per la Mamié che si scrive con l’accento: lo ho letto sulla cuffia. Tre gare, tre record svizzeri. E sticazzi a tutti, con buona pace delle litiganti italiane si adagia in prima posizione dopo i 50, allunga e saluta ai 150 e poi fa ciao ciao con la manina.
Nell’arrivo di casa si vede tutta la stronzaggine agonistica della Carraro, che si allunga e batte per la seconda volta in due anni agli Assoluti e per la terza in gare importanti (ricordiamo gli Europei invernali) la Fangio. Franci, unghie un po’ più lunghe e più stronzaggine, la prossima volta.

Nel citare gli stranieri ho dimenticato Marco Koch: la foca teutonica me la giura e vince i 200 rana. Tempi da dimenticare, comunque.

Insomma come si gareggia in tempi così lo abbiamo visto: si può fare, anche se un po’ di tristezza c’è. Ma ci siamo, e ritorneremo.

Settecolli 2020 – Frecce del sud

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di Mauro Romanenghi

Quest’anno il Settecolli ha scelto come sponsor il noto treno (non sempre) veloce, forse per incoraggiare l’utilizzo di questo trasporto in tempi in cui il mezzo privato la fa da padrone per le note vicende sanitarie. Si sa che comunque i mezzi pubblici, al Sud, hanno le loro pecche (e anche qui lo Stato ha delle belle responsabilità). Ci sono però delle frecce che funzionano: non certo quelle delle automobili, altro dispositivo spesso dimenticato nelle terre del nostro meridione, come ho avuto modo di sperimentare in molti anni passati in quei lidi ove mia moglie trae le sue origini. Parlo di frecce acquatiche, nella fattispecie in provincia di Taranto. Qui ha avuto i natali, si allena e domina la rana veloce la signorina Pilato Benedetta da Taranto (o Pulsano, se preferite). Ieri ha dimostrato tutta la sua potenza: e direi che starei molto attento a litigare con lei, nonostante un carattere e un sorriso smagliante – che vorrei vedere non sfoggiare a chi ha appena realizzato 29”85, nuovo record assoluto dei 50 rana, sesta prestazione mondiale e record mondiale giovanile – visti i possenti dorsali e tricipiti in aggiunta a un onesto quadricipite femorale. Mia moglie si sofferma ovviamente sulla nuova pettinatura, che sinceramente come sapete mi lascia indifferente (fosse stata la Jakabos avrei notato la differenza, forse).

Passiamo dal sorriso di una giovanissima ad altri giovanissimi, italiani e non. Dal 2001 arrivano infatti il duo promettente del nostro italico sport natatorio, Ceccon e Burdisso.Da una rapida ricerca in rete, il look selvaggio del Federico, ragazzo lombardo di Milano, deriva pare da Sean Penn; ma le apnee e l’arrembanza del 200 delfino sembrano più un Jack Sparrow prima maniera. Anche l’ultima vasca sembra quella del vascello di Jack quando entra in porto nel primo film, colando a picco. Ma siamo sicuri che il ragazzo ha in serbo per noi altre sorprese, e ieri ha potuto gareggiare solo una volta. Con i turni, le cose cambieranno.Ceccon invece sfrutta il suo ritorno per conquistare il titolo assoluto, anche se il ragazzo francese già vincitore dei 50, Tomac, anche stavolta si pone davanti a tutti. E questo 2001 speriamo sia destinato a rinverdire un po’ i fasti del dorso francese, orfano ormai di Lacourt e Stravius. Si rivede intanto Sabbioni, tornato ai vecchi lidi di allenamento: l’aria di casa fa tutto un altro effetto, pare.

Altri giovani si affacciano però, e dobbiamo parlarne: Faraci nei 200 farfalla, Lamberti nei 100 dorso, la Tarantino (anche se il tempo non è eccezionale, un podio assoluto è sempre un podio) nei 100 stile.

Ecco qua, oggi dobbiamo mettere qualche puntino sulle i (minuscole, la maiuscola non ce l’ha). Se la velocità italiana femminile, eccezioni a parte, non ride, i misti piangono la scomparsa dai radar della Cusinato. Sappiamo quanto bene io voglia agli atleti, ma qua si viaggia a 4’45” per vincere. Siamo ai tempi di Federica Biscia…(saluto Federica e la famiglia!).

Tuttavia elimino subito la tristezza e mi sposto sul mezzofondo, dove abbiamo chi vuole mettere le cose in chiaro.
Martina (Caramignoli) risponde alle critiche di non si sa chi per non si sa cosa, con il terzo tempo italiano di sempre, Giulia (Salin) al secondo record di categoria e sesto tempo di sempre, e la Romei che zitta zitta sale anche lei a ridosso della top ten italiana fanno la storia dell’800 (non il secolo, la gara di stile libero).
Ora sono proprio curioso di vedere i 200.
Anche dei maschi, che vedono Paltrinieri rispondere con i fatti al duo del Moro (che ha messo sul piatto il 400 del primo giorno) con un 800 da sballo almeno per 600 metri. E poi mettere sul piatto nell’intervista tutta la sua gioia per il modo diverso di allenarsi, di approcciarsi, eccetera eccetera. Detti chiama il baffo e il baffo risponde. Mia moglie non ha apprezzato comunque il baffo: Greg, è giusto che tu lo sappia.
Ripeto: oggi mi aspetto dei bei 200, anche se non so quanto gli atleti reggano tre giorni dopo tanto tempo in cui non si gareggia.

Qualche parola sugli ospiti stranieri: gli ungheresi con Verraszto, i francesi, qualche belga, gli svizzeri, la russa Egorova. Ecco questi ragazzi, in tempi non facili, hanno comunque scelto il Settecolli per poter gareggiare in una cornice competitiva. E anche dando lustro, vincendo con tempi da record della manifestazione.

Ricompare anche il nostro amato CT Butini. Che torna all’attacco sullo sport che è stato abbandonato, che alle elementari non si fa (ma volete sapere perché?…ascoltate questo podcast e lo scoprirete).
Abbiamo tutte le ragioni, ma vedrete che non solo non andrà meglio: con la storia degli spazi che mancano, del distanziamento e così via per qualcuno potrebbe anche andare molto, molto peggio. Noi speriamo di no.

Infine vorrei dire due parole serie. Oggi ci sono i 200 stile. La gara di Fabio. Fabio era un bravo ragazzo, prima di tutto. Ci ho parlato varie volte, quando ho avuto occasione: senza grossi grilli per la testa e consapevole che doveva darsi da fare per ottenere qualcosa. Ce la poteva fare, forse sì e forse no. Il destino ha voluto diversamente. Noi lo salutiamo così, senza troppo rumore, insieme al suo amico Gioele.

 

Settecolli 2020 – Mascherine assenti, tempi presenti

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Foro in notturna…a porte chiuse

di Mauro Romanenghi

Dopo mesi di inattività – inattività agonistica, perché non vi abbiamo mai abbandonato, purtroppo per voi, grazie ai nostri podcast (che torneranno, tranquilli…noi non siamo quasi mai in vacanza e pensiamo spesso a come assillarvi) – rieccoci qua.

E riecco anche le competizioni. La prima e ultima competizione dell’anno si svolge proprio come me lo ero immaginato.
Eccoli quindi i nostri prodi campioni, dotati di mascherina fin poco prima del via, immergersi nelle acque del nostro amato Foro che finalmente non si sente più solo.

Dotati di mascherina fino a un certo punto. Immagini di ieri mostravano le tribune (abbastanza vuote, dato le porte chiuse quindi l’assenza di pubblico) con un assembramento limitato ma esistente e una buona assenza di protezioni individuali (scrivo così per non fare ripetizioni).
Dato il periodo e la presenza di una buona dose di negletti e negazionisti, direi che  sarebbe meglio rispettare un po’ di regole e di sicurezza che rischiare una bella dose di contagiati durante questo Settecolli in epoca Covid19.

Esaurito il pippone sociale, passiamo alle competizioni vere e proprie.
Il mese circa di stop (dipende molto da chi, dove e quando) sembra non aver intaccato la preparazione dei numeri uno in molti casi.

Di sicuro i pupilli del Moro mettono giù subito le cose in chiaro, andandosi a predere un 400 stile da quasi primato personale. E così dopo i gemelli diversi abbiamo i gemelli del Covid, Gabriele e Tullio, che sfrecciano nella vasca con questo bel passaggio da sotto 1’50” ai 200 e se non si fosse vista una piccola flessioncina nel finale, un primato italiano ci stava tutto.

Marco De Tullio oramai sarà Tullio per gli amici. D’altronde, per essere Re di Roma, o sei Tullio o niente.

Giulia Salin da Venessia, ciò: veni, vidi, vici. Spinta dalla Egorova, cognome che in Russia è come Brambilla a Milano, e nello sport di fondo evoca vivaci ricordi sulla neve ai tempi di Belmondo e Di Centa, Giulietta apre il suo motore boxer Alfa Romeo e si spinge fino al suo primo titolo assoluto con il sesto tempo alltime nei 400 nonché primato italiano Cadette.
Non contenta, si issa poi al sesto tempo alltime nei 1500 a fine serata, proprio mentre caramellina Quadarella viene ciucciata da una Caramignoli in stato di grazia: terza italiana sotto i 16 minuti e ingresso nell’elite mondiale. Quadarella che, devo dire, non sembrava proprio in grandissimo spolvero ma tanto è e Martina si piglia questa gara con merito.

Insomma, una serata mica male. Note stonate? Io faticherei, in questa situazione, a definirne di tali.

Le raniste si fanno battere dalla elvetica Mamie che deve conseguire il primato personale per farlo: e in ogni caso, sono in quattro a 1’07” o meno, credo evento mai successo in Italia: E quindi prevedo gran battaglie tra Castiglioni, Carraro, Pilato e Fangio e chissà…Niente di che dalla velocità in generale, che paga però l’inattività più delle gare lunghe. Si sa, qua i particolari si affinano con il passare delle competizioni. E comunque, primato per Miressi al quinto tempo alltime nei 50 e una Di Pietro sotto i 25” nei 50 stile.
La rana maschile è tutta a ridosso del minuto, con una seconda vasca dove Martinenghi a parte si è vista la ruggine staccarsi a tocchi dalle gambe dei protagonisti e ossidare il fondo della vasca. Ciononostante riemerge dalle nebbie della Valdichiana in cui si era perso Pinzuti. Lo aspettiamo al varco, dietro al trio Martinenghi, Scozzoli e Poggio. Se pensiamo che ben nove ranisti sono scesi sotto il 1’02” e cinque sotto 1’01”, direi che non c’è nulla da lamentarsi.

Burdisso si presenta dopo i 100 farfalla con il look da boyband ma con la forma da Olimpiade. Se poi ha veramente sistemato virate e apnee come – pare – serva (così ha detto lui, noi riportiamo fedelmente) allora aspettiamoci qualcosa anche nei 200, a lui un filo più congeniali.

E mi raccomando le mascherine in tribuna, ben allacciate e mantenete le distanze di sicurezza. Insomma, come diceva Nico Cereghini: “casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza…sempre!”

 

 

A swimming dinosaur: The tail of Spinosaurus

 

di Laura Vergani

E’ notizia di oggi che la scoperta di nuove ossa di Spinosauro nel deserto del Sahara porta a pensare che questo sia l’unico dinosauro realmente acquatico attualmente conosciuto.

Le nuove ossa scoperte suggeriscono che lo Spinosauro nuotasse e si spostasse in acqua attraverso la propulsione della sua potente coda, modalità apparentemente unica nel mondo dei dinosauri!

“E’ ancora più strano di come ci aspettavamo”-  dice Nizar Ibrahim (Paleontologist, University of Detroit Mercy, USA) – “possiamo paragonarlo ai coccodrilli e ai tritoni”

Per lungo tempo i paleontologi hanno sostenuto che l’unica cosa che i dinosauri non potessero fare fosse colonizzare gli ecosistemi acquatici.

I paleontologi sapevano già che i dinosauri conquistarono dei cieli, ma adesso ci sono schiaccianti evidenze che almeno uno di loro conquistò anche il mondo acquatico.

Potrebbe essere che il caso dello Spinosauro sia unico. Oppure questa scoperta potrebbe indicare quanto ancora ci resta da imparare sui dinosauri e sul loro mondo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre il nuoto : “Aperture mentali nell’era COVID”

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L’essenza… di tabacco!

di Mauro Romanenghi

Sinceramente questo tira e molla su chi apre e chi chiude ci ha un po’ stufato, anche perché di sicuro gli esperti sanno perché una cosa è essenziale, altrimenti che ci stanno a fare?

Alcune cose mi lasciano un po’ perplesso, a dire il vero.

Intanto aprire una piscina abbiamo visto non sarà semplice. Ma io dico se apre una piscina dovrà aprire allo stesso modo per dei campioni o per dei corsi no? Forse i campioni sono immuni al virus? Che hanno fatto un corso accelerato di immunizzazione? Quindi perché aprire un impianto (tra l’altro i campioni per definizione essendo campioni sono pochi) quando non ci sono:
A) le condizioni
B) i numeri

Dopodiché certo non gestisco impianti, né federali né tantomeno privati, quindi non mi addentro in questioni burocratiche. 

Ma esulando per un attimo dal nuoto altri quesiti, in tempi come questi, mi vengono in mente. Chissà forse sono giustificati, forse no. Però senza troppo giudicare si possono esprimere.

Parto da una premessa: tra le attività essenziali sono state scelte edicole, tabaccai e rivendite di alcolici.
Se la lettura di un quotidiano credo porti un minimo di informazione (tralascio l’attendibilità di alcuni articoli che non sta a me verificare), fumare e bere a parte far passare il tempo non credo porti un gran vantaggio nei termini di salute pubblica. 

Ma per esempio, se avessimo voluto leggere, perché non potevamo andare in biblioteca? Perché devo comprare un libro su Amazon, quando abbiamo milioni di libri nelle nostre biblioteche pubbliche, tutti a disposizione, e senza neanche fatica e spese aggiuntive (cosa non da poco in questo periodo). Basta sceglierli e ritirarli a rischio zero su appuntamento, come abbiamo sempre fatto, tra l’altro: credo sia sufficiente un addetto dietro uno schermo.

Parliamo di abbigliamento. Perché non avrei potuto comprare un paio di scarpe se mi fosse servito? O della biancheria? Solo su Amazon? Ma i bambini? In due mesi non crescono? Non cambiano vestiti? O scarpe? Capisco che forse fare shopping non è essenziale. Ma andare in giro con delle mutande, forse, lo è.

Tra l’altro chi ci dice che Amazon (o tutto ciò connesso con l’acquisto virtuale) segua le regole? Chi lo controlla? Tralascio le questioni sulle tasse di Amazon eccetera. 

Sono andato, per necessità, un sabato prima di Pasqua in un supermercato vicino casa. Non amo i grandi supermercati. Non amo in generale i supermercati. Entrando vedo chiuso sbarrato il reparto vestiti. Nastrato come fosse infetto e mortale. E a coprire il tutto una parete di venti metri per due di altezza di uova di cioccolato. Le uova sono essenziali, il vestito per i bambini no. Essenziali a chi? 

Gli alunni vanno a scuola in modo virtuale, e potrebbe anche essere sufficiente. Ma i compiti vanno fatti sul quaderno. Alcuni hanno chiuso l’accesso alla cancelleria. Capisco che ci si può arrangiare con quello che hai in casa. Ma neanche una matita? Una gomma da cancellare? Ci vuole un decreto per capire queste cose o basta usare i neuroni? (Ad averceli, aggiunge mia moglie).

Ma perché i parrucchieri hanno dovuto chiudere? Cosa ci voleva ad avere un appuntamento col parrucchiere? Mica ci vai tutti i giorni dal parrucchiere. E bastava avere una mail di appuntamento per girare. Non prendiamoci in giro: se vado dal parrucchiere non infetto nessuno. Non di più che se vado a comprare le sigarette. 

Forse sarà vero. Forse siamo un popolo indisciplinato. Ma trattare come bambini le persone in genere le rende ancora più indisciplinate. Perché sentirsi dire dai nostri governanti che dobbiamo meritarci di andare al parco, o che stiamo andando troppo in giro quando milioni di italiani vanno in giro a lavorare (anche di vigili e polizia ce ne sono troppi in giro: dove erano tutti quando c’erano i furti o quando le auto entravano nella nostra pista ciclabile tutti i giorni?), o vedere che piazzano i convalescenti nelle case di riposo, mi sento di poter dire ai politici: anche voi il rispetto delle persone ve lo dovete meritare. 

Bisogna aprire anche la mente, non solo i locali, nell’epoca COVID.

 Credit FOTO: corriere.it