Assoluti invernali 2020: ma che ne sai dei 2000?

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Felice e vincente: Bori nei 50 stile libero!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua a parlare di competizioni, a partire dagli Assoluti invernali del 2020. Prima però una doverosa premessa. Mentre commentiamo, siamo alle prese con una situazione sanitaria, sociale e economica complessa. Che coinvolge, e lo sappiamo bene, anche il mondo delle piscine che non è solo un mondo sportivo ma anche economico. E la chiusura di moltissimi impianti si riflette comunque, di concerto, sulle prestazioni. Oltre a ciò, molti atleti si possono ammalare, o entrare in quarantena perché sono stati in contatto con malati, o presunti tali e questo più e più volte. Per cui ogni giudizio va espresso al netto della condizione generale che non per tutti è necessariamente uguale. Già non lo era prima: chi nuotava  in un centro federale, di sicuro, non aveva gli stessi spazi né le stesse possibilità di chi non lo faceva. A maggior ragione adesso.
Ma su queste considerazioni potremmo stare giorni e farne mille. Molti ragazzi se ne sono comunque resi conto, e difatti lo hanno espresso nelle loro interviste. Perché capire che si è privilegiati, potendo nuotare mentre c’è chi non può neanche uscire di casa, è già un segno.

Un campionato monco, questo, di molti campioni assenti per vari motivi, legati al COVID ma anche no. All’appello quindi non si presentano Detti, De Tullio, capitan Scozzoli, Quadarella, Megli, Panziera fra i superbig da finale mondiale, e ne dimentico di sicuro altri (tipo Pizzini, ad esempio). Butini stesso assicura per alcuni, grazie alle prestazioni ottenute al Settecolli, la presenza olimpica che va ad aggiungersi a quella che ha confermato per i qualificati di un anno fa. A situazioni eccezionali misure eccezionali: non sta a noi sindacare la decisione, per cui non lo facciamo. Ci auguriamo che i ragazzi, le cui prestazioni oggetto dell’integrazione sono indiscutibili, le confermino sul campo: così ogni polemica e dubbio sarà sgomberata. E mi fermo qui anche su questo punto. Sono stato fin troppo compunto, e anche di questi tempi quindi vado con le mie considerazioni tra il serio ed il faceto.

Intanto un punto iniziale che facevo con alcuni colleghi. Tra le poche note positive del lockdown o come diavolo volete chiamare la semiclausura imposta, c’è la mancanza di distrazioni e una vita morigerata. Non puoi far tardi la sera, non puoi andare in giro con gli amici, non puoi gozzovigliare da McDonald’s. Ciò non farà bene ai datori di gozzoviglie (per McDonald’s sinceramente fatico a dispiacermene) ma moltissimo agli atleti, giovani e meno giovani. E Sacchi, in telecronaca. conferma: non pensa che in hotel molta gente avrà fatto tardi. Lo penso anche io.

Naturalmente non possiamo prescindere dal fatto che i due tempi limite ottenuti qui sono stati realizzati dalla two thousand generation. 

Partiamo da Ceccon. Saputo che Burdisso ha ottenuto la qualificazione, il nuovo gemello diverso Tommasino spara subito la cartuccia da novanta con il primato italiano da 52”8. Il ragazzo ha ormai 19 anni, l’età giusta. Ha preso la patente (parole sue), la maturità (parole sempre sue) quindi è bello tranquillo (di nuovo, parole sue). Si allena, ha fame, non ha vinto nulla. Vince nel dorso, nel delfino, va forte a stile. Grazie a Dio (anzi al suo staff) ci hanno risparmiato un altro 200 misti alla Sette Colli con la vasca finale da 32”. Per il resto, un atleta imprescindibile per le staffette, mista e veloce.

Proseguiamo con la Pilato, la “finta sedicenne”. Intanto non è finta, è quindicenne: compirà gli anni a gennaio, quindi non li ha. Mia moglie asserisce che stare a Budapest due mesi le ha fatto un gran bene. Sono d’accordo, stranamente, con lei. Ma anche Benedetta lo è. Chi non vorrebbe starsene due mesi con i propri idoli, che puoi sfidare tutti i santi giorni, allenandoti con loro mentre fai scuola online. Poi non sono tutte rose e fiori ma mica stava in galera sull’isola Margherita dove gli hotel sono bellissimi, ve lo posso garantire. E tra l’altro la forma fisica è spettacolare, con due bicipiti e due deltoidi che fanno invidia alla migliore Hosszu – non è vero ma è quasi così. E quindi ecco che la “costruzione del 100”, come tanto piace a tutti citare, è divenuta realtà: anche questo non è proprio tutto vero, ma è quasi così. Infatti mancano buoni 15 metri a una ragazza che passa ai 50 come nessuna ragazza azzurra può fare neanche in un 50 secco, ma torna ancora più lenta delle altre: ricordiamo che Castiglioni può tornare anche in 34”, e pure la Carraro è stata in grado. Quindi, pensate a cosa può fare ancora la tarantina che ha il quarto tempo di sempre al mondo nella gara sprint ma non è neanche nelle quindici nella distanza olimpica.

Diciamola tutta: forse la rana femminile è l’unico settore in cui la nazionale in rosa sorride (sorriso a denti stretti, vista la concorrenza casalinga), insieme al mezzofondo. Il resto, purtroppo, con tutto il bene che voglio alle ragazze, non riesce a ottenere standard prestativi a livello internazionale. Che non succede nulla, sopravviviamo lo stesso, però per lo sport bene non fa. Aspettando quindi Panziera e Quadarella al momento niente di nuovo all’orizzonte. Il tutto al netto del COVID: quindi nessuna bocciata, tutto rimandato a tempi migliori. Diamo fiducia!

Fiducia sicuramente la voglio dare a Costanza Cocconcelli. Un nome, una garanzia: due personali nei 50 stile e farfalla, e quattro dico quattro argenti. Dai che ce la facciamo, basta avere…vabbè non la dico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Parlando di mezzofondo, note in chiaroscuro. Una Caramignoli che affronta una parte finale di carriera con grandi soddisfazioni, segno che si può sempre migliorare: basta crederci (e averne le qualità). Una Salin che dava grandi segni di progresso questa estate e che invece ha una grossa battuta di arresto. Ma, come abbiamo visto, può avere undici anni di tempo per rifarsi!

Sempre per il tema “non è mai troppo tardi”, ecco Roberta Piano Del Balzo. Un cognome che è un’impresa ricordarselo, ma almeno vincere un campionato nazionale aiuta! E quindi, a 22 anni, la rappresentante del Flegreo rinverdisce i fasti della Giacchetti e riporta un titolo nel club campano. Il tempo, niente di che. Ma l’importante è crederci sempre. Chissà.

Dei twothousand maschili la cui piramide è rappresentata dai nuovi gemelli diversi (che più diversi non si può) Ceccon e Burdisso possiamo dire che ci vuole tempo per vederne la crescita: ma un Cerasuolo (2003) a medaglia nei 50 rana, già dà la dimensione, senza dimenticare il titolo di Lamberti.

Una tripletta onesta quella di Nicolò. Devo dire che ci credevo, vista la sua voglia di gareggiare, ma non sempre nei 200 ci si azzecca. Quinta prestazione alltime, dopo il record nei 50, con un’ultima vasca un filo sofferente (e un 2000 dietro, Fusco da Alessandria, da scoprire dopo una bella carriera Juniores). Martinenghi morde il freno e si vede. Manca a tutti gareggiare, ma se sai che vali un podio internazionale allora l’impazienza cresce. Coraggio, possiamo farcela.

Giovani e meno giovani: e così al titolo torna Ciccarese, la pippa dei 200 dorso. Ti vogliamo bene sempre.Anzi, di più.

Due parole Razzetti le merita sempre. Anche io non ho visto la squalifica, ma a lui la fiducia la diamo a prescindere. Perché c’è sempre, e la sua prestazione la mette lì. In silenzio, lavorando, è l’unico in Italia a scendere sotto i due minuti nei 200 misti dopo anni. Basta lavorare ancora un poco, e chissà. 

Chiudiamo come sempre in ottica staffetta. Secondo me, al momento giusto sia nei 100 che 200 i ragazzi ci saranno. Miressi, Bori, Frigo, Ceccon, Zazzeri, Ciampi, Ballo, Zuin, Di Cola e compagnia bella come ama dire Morini. Sanno che chi andrà si giocherà grandi cose. I nomi ci sono, quindi, e sono parecchi. C’è anche un certo Filippo, un ragazzo di buone speranze. Non è un two thousand, questo no. Ma c’è da lavorarci su, insieme ai giovani. Se poi non ce la fa, pazienza: che ne sa, lui dei 2000: per adesso ne conosce solo i pannolini!

Settecolli 2020 – Mascherine assenti, tempi presenti

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Foro in notturna…a porte chiuse

di Mauro Romanenghi

Dopo mesi di inattività – inattività agonistica, perché non vi abbiamo mai abbandonato, purtroppo per voi, grazie ai nostri podcast (che torneranno, tranquilli…noi non siamo quasi mai in vacanza e pensiamo spesso a come assillarvi) – rieccoci qua.

E riecco anche le competizioni. La prima e ultima competizione dell’anno si svolge proprio come me lo ero immaginato.
Eccoli quindi i nostri prodi campioni, dotati di mascherina fin poco prima del via, immergersi nelle acque del nostro amato Foro che finalmente non si sente più solo.

Dotati di mascherina fino a un certo punto. Immagini di ieri mostravano le tribune (abbastanza vuote, dato le porte chiuse quindi l’assenza di pubblico) con un assembramento limitato ma esistente e una buona assenza di protezioni individuali (scrivo così per non fare ripetizioni).
Dato il periodo e la presenza di una buona dose di negletti e negazionisti, direi che  sarebbe meglio rispettare un po’ di regole e di sicurezza che rischiare una bella dose di contagiati durante questo Settecolli in epoca Covid19.

Esaurito il pippone sociale, passiamo alle competizioni vere e proprie.
Il mese circa di stop (dipende molto da chi, dove e quando) sembra non aver intaccato la preparazione dei numeri uno in molti casi.

Di sicuro i pupilli del Moro mettono giù subito le cose in chiaro, andandosi a predere un 400 stile da quasi primato personale. E così dopo i gemelli diversi abbiamo i gemelli del Covid, Gabriele e Tullio, che sfrecciano nella vasca con questo bel passaggio da sotto 1’50” ai 200 e se non si fosse vista una piccola flessioncina nel finale, un primato italiano ci stava tutto.

Marco De Tullio oramai sarà Tullio per gli amici. D’altronde, per essere Re di Roma, o sei Tullio o niente.

Giulia Salin da Venessia, ciò: veni, vidi, vici. Spinta dalla Egorova, cognome che in Russia è come Brambilla a Milano, e nello sport di fondo evoca vivaci ricordi sulla neve ai tempi di Belmondo e Di Centa, Giulietta apre il suo motore boxer Alfa Romeo e si spinge fino al suo primo titolo assoluto con il sesto tempo alltime nei 400 nonché primato italiano Cadette.
Non contenta, si issa poi al sesto tempo alltime nei 1500 a fine serata, proprio mentre caramellina Quadarella viene ciucciata da una Caramignoli in stato di grazia: terza italiana sotto i 16 minuti e ingresso nell’elite mondiale. Quadarella che, devo dire, non sembrava proprio in grandissimo spolvero ma tanto è e Martina si piglia questa gara con merito.

Insomma, una serata mica male. Note stonate? Io faticherei, in questa situazione, a definirne di tali.

Le raniste si fanno battere dalla elvetica Mamie che deve conseguire il primato personale per farlo: e in ogni caso, sono in quattro a 1’07” o meno, credo evento mai successo in Italia: E quindi prevedo gran battaglie tra Castiglioni, Carraro, Pilato e Fangio e chissà…Niente di che dalla velocità in generale, che paga però l’inattività più delle gare lunghe. Si sa, qua i particolari si affinano con il passare delle competizioni. E comunque, primato per Miressi al quinto tempo alltime nei 50 e una Di Pietro sotto i 25” nei 50 stile.
La rana maschile è tutta a ridosso del minuto, con una seconda vasca dove Martinenghi a parte si è vista la ruggine staccarsi a tocchi dalle gambe dei protagonisti e ossidare il fondo della vasca. Ciononostante riemerge dalle nebbie della Valdichiana in cui si era perso Pinzuti. Lo aspettiamo al varco, dietro al trio Martinenghi, Scozzoli e Poggio. Se pensiamo che ben nove ranisti sono scesi sotto il 1’02” e cinque sotto 1’01”, direi che non c’è nulla da lamentarsi.

Burdisso si presenta dopo i 100 farfalla con il look da boyband ma con la forma da Olimpiade. Se poi ha veramente sistemato virate e apnee come – pare – serva (così ha detto lui, noi riportiamo fedelmente) allora aspettiamoci qualcosa anche nei 200, a lui un filo più congeniali.

E mi raccomando le mascherine in tribuna, ben allacciate e mantenete le distanze di sicurezza. Insomma, come diceva Nico Cereghini: “casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza…sempre!”