Settecolli 2020 – Brindo alla salute del capitano Baffo

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Alla salute!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane – ma penso si faccia ancora adesso – si brindava alla salute del Capitano Baffo, un gioco alcolico alquanto pericoloso soprattutto se poi bisognava mettersi alla guida.  Se volete vedere una short version (molto short, il gioco è ben più difficile) potete vedere qui.

Noi invece, dopo la performance di ieri, brindiamo al capitano Baffo della nazionale italiana. Non è ancora capitano, è vero. Però diciamo che oramai almeno maggiore possiamo definirlo. Di sicuro la sua prestazione di ieri è magistrale. Un quasi negative split da 7’46”-7’47”, passaggi in 29”2 costanti e un bel 25 metri inflitto al secondo, Acerenza, che comunque realizza il nuovo personale e la quarta prestazione alltime italiana (che tra l’altro era già sua). Insomma Gregorio non l’ha mandata a dire negli 800 e nei 1500 ha detto che il vecchio re è tornato e vuole di nuovo il suo regno,un po’ come Conan sul trono di Aquilonia insomma.

 

La terza giornata fa vedere un po’ di stanchezza rispetto alle prime due eppure le gare che mi interessavano non mi hanno deluso. O meglio solo in parte. Se i 200 stile femminili continuano il loro deserto dietro la Pellegrini – in un Settecolli con pochi stranieri la prima italiana dopo di lei è sesta – il 200 maschile è invece sempre più scoppiettante. E difatti dopo Ballo, ecco che compare fra i vari pretendenti Marco De Tullio, come era ovvio ma non scontato. Il suo 1’46”, quinto tempo di sempre, permette a re Tullio di vincere il trofei davanti a Detti, che continua a dire che i 200 non sono il suo obiettivo ma se avessimo 6 persone da 1’45” lanciato voglio proprio vedere se non gli interesserebbe una bella finale da medaglia per la 4×200. Perché detto per inciso ad oggi è la staffetta più competitiva per qualsiasi medaglia se i quattro in acqua si ingarellano come in Corea senza smarronarsi in pippe tonanti (non siamo in forma, siamo stanchi, la cuffia è stretta, l’acqua è fredda, eccetera eccetera).

Altro leit motif che oramai imperversa è la prestazione che ci si aspettava.
“mi aspettavo 1’48”00 e ho fatto 1’47”99 quindi ok”.
“mi aspettavo di fare sotto 50” quindi 49”97 ok”.
No perchè se faceva 50”01 faceva cagare…

Grande gara di Razzetti nei misti. Il ligure che aspettiamo al varco da un po’, spodesta i grandi della specialità, Boggiatto e Rosolino, e si issa in cima alla classifica. Deve ringraziare un Ceccon in versione sparatutto, tipo lepre degli 800 nel meeting di atletica di Helsinki quando gli chiedono di passare in 48” ai 400 e passa in 46”.
Infatti dopo la rana il veneto si accascia sulla corsia nello stile, finendo tipo Bottas nel gran premio di Silverstone a ruote bucate. Alberto invece con la sua onesta frazione a rana in 33” e uno stile onorevole straccia tutti. Bravo Alberto.

Due paroline per la Mamié che si scrive con l’accento: lo ho letto sulla cuffia. Tre gare, tre record svizzeri. E sticazzi a tutti, con buona pace delle litiganti italiane si adagia in prima posizione dopo i 50, allunga e saluta ai 150 e poi fa ciao ciao con la manina.
Nell’arrivo di casa si vede tutta la stronzaggine agonistica della Carraro, che si allunga e batte per la seconda volta in due anni agli Assoluti e per la terza in gare importanti (ricordiamo gli Europei invernali) la Fangio. Franci, unghie un po’ più lunghe e più stronzaggine, la prossima volta.

Nel citare gli stranieri ho dimenticato Marco Koch: la foca teutonica me la giura e vince i 200 rana. Tempi da dimenticare, comunque.

Insomma come si gareggia in tempi così lo abbiamo visto: si può fare, anche se un po’ di tristezza c’è. Ma ci siamo, e ritorneremo.

Settecolli 2020 – Mascherine assenti, tempi presenti

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Foro in notturna…a porte chiuse

di Mauro Romanenghi

Dopo mesi di inattività – inattività agonistica, perché non vi abbiamo mai abbandonato, purtroppo per voi, grazie ai nostri podcast (che torneranno, tranquilli…noi non siamo quasi mai in vacanza e pensiamo spesso a come assillarvi) – rieccoci qua.

E riecco anche le competizioni. La prima e ultima competizione dell’anno si svolge proprio come me lo ero immaginato.
Eccoli quindi i nostri prodi campioni, dotati di mascherina fin poco prima del via, immergersi nelle acque del nostro amato Foro che finalmente non si sente più solo.

Dotati di mascherina fino a un certo punto. Immagini di ieri mostravano le tribune (abbastanza vuote, dato le porte chiuse quindi l’assenza di pubblico) con un assembramento limitato ma esistente e una buona assenza di protezioni individuali (scrivo così per non fare ripetizioni).
Dato il periodo e la presenza di una buona dose di negletti e negazionisti, direi che  sarebbe meglio rispettare un po’ di regole e di sicurezza che rischiare una bella dose di contagiati durante questo Settecolli in epoca Covid19.

Esaurito il pippone sociale, passiamo alle competizioni vere e proprie.
Il mese circa di stop (dipende molto da chi, dove e quando) sembra non aver intaccato la preparazione dei numeri uno in molti casi.

Di sicuro i pupilli del Moro mettono giù subito le cose in chiaro, andandosi a predere un 400 stile da quasi primato personale. E così dopo i gemelli diversi abbiamo i gemelli del Covid, Gabriele e Tullio, che sfrecciano nella vasca con questo bel passaggio da sotto 1’50” ai 200 e se non si fosse vista una piccola flessioncina nel finale, un primato italiano ci stava tutto.

Marco De Tullio oramai sarà Tullio per gli amici. D’altronde, per essere Re di Roma, o sei Tullio o niente.

Giulia Salin da Venessia, ciò: veni, vidi, vici. Spinta dalla Egorova, cognome che in Russia è come Brambilla a Milano, e nello sport di fondo evoca vivaci ricordi sulla neve ai tempi di Belmondo e Di Centa, Giulietta apre il suo motore boxer Alfa Romeo e si spinge fino al suo primo titolo assoluto con il sesto tempo alltime nei 400 nonché primato italiano Cadette.
Non contenta, si issa poi al sesto tempo alltime nei 1500 a fine serata, proprio mentre caramellina Quadarella viene ciucciata da una Caramignoli in stato di grazia: terza italiana sotto i 16 minuti e ingresso nell’elite mondiale. Quadarella che, devo dire, non sembrava proprio in grandissimo spolvero ma tanto è e Martina si piglia questa gara con merito.

Insomma, una serata mica male. Note stonate? Io faticherei, in questa situazione, a definirne di tali.

Le raniste si fanno battere dalla elvetica Mamie che deve conseguire il primato personale per farlo: e in ogni caso, sono in quattro a 1’07” o meno, credo evento mai successo in Italia: E quindi prevedo gran battaglie tra Castiglioni, Carraro, Pilato e Fangio e chissà…Niente di che dalla velocità in generale, che paga però l’inattività più delle gare lunghe. Si sa, qua i particolari si affinano con il passare delle competizioni. E comunque, primato per Miressi al quinto tempo alltime nei 50 e una Di Pietro sotto i 25” nei 50 stile.
La rana maschile è tutta a ridosso del minuto, con una seconda vasca dove Martinenghi a parte si è vista la ruggine staccarsi a tocchi dalle gambe dei protagonisti e ossidare il fondo della vasca. Ciononostante riemerge dalle nebbie della Valdichiana in cui si era perso Pinzuti. Lo aspettiamo al varco, dietro al trio Martinenghi, Scozzoli e Poggio. Se pensiamo che ben nove ranisti sono scesi sotto il 1’02” e cinque sotto 1’01”, direi che non c’è nulla da lamentarsi.

Burdisso si presenta dopo i 100 farfalla con il look da boyband ma con la forma da Olimpiade. Se poi ha veramente sistemato virate e apnee come – pare – serva (così ha detto lui, noi riportiamo fedelmente) allora aspettiamoci qualcosa anche nei 200, a lui un filo più congeniali.

E mi raccomando le mascherine in tribuna, ben allacciate e mantenete le distanze di sicurezza. Insomma, come diceva Nico Cereghini: “casco ben allacciato, luci accese anche di giorno, e prudenza…sempre!”