Glasgow2018 – Europei Day2: Siamo in Scozia

di Mauro Romanenghi

AdamPeaty e il WR! Glasgow2018 Laura Vergani

AdamPeaty e il WR! Glasgow2018 Laura Vergani

Siamo in Scozia. Si vede da molti particolari. La pioggia fine, la birra che scorre a fiumi ovunque. La presenza di negozi di kilt (dove altro potreste trovarli?), le ragazze con la treccia e i capelli rossi. Tutti stereotipi che trovate in Scozia insieme agli hotel vecchi e ai fantasmi.

Alle premiazioni, ragazze in perfetta tenuta scottish tipo studentesse di college. Tipico fisico scozzese, quindi scordiamoci ragazze esili e alte. In compenso uomini in kilt elegante anche di una certa età, appena giunti dal pub. Siamo in Scozia, dopotutto.

Assistevo alla premiazione del nuoto sincronizzato, e alla fine ho capito cosa mancava: il podio. Insomma, o nel nuoto o nel sincro. Siamo in Scozia, alla fine.

Ieri ho un po’ tralasciato di parlare di alcuni ragazzi. Tipo Ceccon, che centra una semifinale nei 50 dorso a 17 anni. O Pinzuti, zero timore reverenziale e al personale nella semifinale dei 100 rana. Portato quasi per caso, arriva al dodicesimo posto in Europa. Crescete bene e ripasseremo.

Oro perso o argento guadagnato? Atroce dilemma. La Cusinato ha perso l’oro nella frazione rana, dove non è stata così incisiva come a Roma, prendendo quasi un secondo. Ma per vincere occorreva il record italiano. Forse era solo il giorno della Lesaffre.
La staffetta paga un Dotto non entusiasmante negli ultimi 15 metri e la mancanza di frazionisti a 47”. Miressi a parte, of course (siamo in Scozia).

Dai 100 della mattina si evince che Vendrame non c’è. A parte l’incidente di Zazzeri, mai nella staffetta veloce riusciamo a beccare i quattro atleti in forma nella singola manifestazione.

Titolo del film: mattina fratricida. Nei 100 stile Morozov viene estirpato dalla semifinale come terzo russo, con 48”75. A questo punto penso che essere arrivati a solo 7 decimi da loro in staffetta sia stato un vero miracolo.

Nei 200 farfalla, quattro ungheresi al via. Vittima eccellente Cseh. Stavolta i siti specializzati non potranno esaltarne le qualità della testa rasata. Onore a Cseh ma Kenderesi e Milak un’altra pasta. Gli ungheresi al primi cinque posti dei 200 farfalla. Facciamoci delle domande.

Secondo titolo di oggi: la notte dei morti viventi. Protagonisti Dotto, Zazzeri e la Pirozzi che si aggiravano spettrali nei corridoi in preda a dolori intestinali sconosciuti e rimanendo l’ombra di se stessi al mattino.

Medaglia europea triangolare. Che come tutti voi sapete ha l’area più piccola del cerchio, essendo inscrivibile in esso (e qui mi beccherò del saccente da mia moglie .. “infatti” N.d.Moglie). Inutile che vi dica che si risparmia metallo. Dove, se non in Scozia?

Ma parliamo di nuoto!

Siamo in vena pronostici al mattino. Io dico Quadarella senza problemi. Non so che gara abbiano visto gli altri, ma non c’è stata storia dai 400 metri. Dietro, la Kesely, una nostra vecchia conoscenza.

Peaty non sembra in grande forma a questi Campionati, dicono. Per fortuna. La sua allenatrice mi dicono che cerca ancora i Calippos ma qui in Scozia non ci sono.

Coraggioso Scozzoli, il miglior partente del mondo. Ma non basta. Trent’anni si sentono, ma noi ti vogliamo bene, Fabio.

La Caporale si impegna e trova nel duo Scalia-Zofkova la via del pianto che si era smarrita da tempo. La Scalia parla a bocca chiusa: non so come facciano a uscire le parole dalla sua bocca. Sembra un robot senza emozioni. Dovrebbe piangere lei e invece la precede la Zofkova. Come in gara. E al RI.

Parlando di tecnica, è ufficiale che la Zofkova, che sarà 1 metro e 85, paga un metro e mezzo da tutte in partenza. Non posso che censurare il commento.

Intervista con Di Liddo, che finalmente riesce quasi a sorridere per la prima volta in vita sua (e ti credo!). Dietro c’è la Bianchi, ignorata perché arriva Peaty. Ubi maior…

La Caporale in forma olimpica: anche la Di Liddo parte in un pianto dirotto dopo la premiazione. Sarà galvanizzata dal premio per le 10 edizioni degli Europei seguite come giornalista?

La collana dagli occhi di ghiaccio. Nuovo record mondiale dei 50 dorso. Il suo nome è Kolesnikov, Kliment Kolesnikov.

Intervista alla Caporale. Far piangere Kolesnikov è ovviamente impossibile, ma anche evitare di ridere. La sua voce è un misto fra Paperino e Qui Quo Qua. Forse sono i tre nipotini nascosti sotto la tuta del russo.

Sioestrom e l’importanza di essere più lunghe! E la Blume sorridente incassa. Aspettiamo i 100 metri.

Debutto 4×200 stile mista: mi chiedono l’ennesimo pronostico e dico Ungheria. Intanto diciamo che la gara è veramente un doppione inutile così come la 4×100 stile mista e solo un modo per far fare tanti più ori agli USA che non credo ne abbiano bisogno.

A domani. Un piccolo saluto. Siamo in Scozia.

FuoriOnda 20 – EC2018 il dietro le quinte con .. Giorgio Scala

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani in trasferta nella terra dei kilt. La conduttrice è coadiuvata abilmente da Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse (così dice lui), Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Giorgio Scala, fondatore e fotografo di DeepBlueMedia, fotografo e membro del comitato organizzatore della LEN .

Oggi la nostra conduttrice è in trasferta: per questa settimana seguirà i Campionati Europei e soprattutto i dietro le quinte della manifestazione. Iniziamo quindi con Giorgio Scala, fotografo di Deepblumedia e cane da pastore della LEN. Con lui sveliamo l’organizzazione della manifestazione, la programmazione, le questioni da risolvere e tutto quello che si nasconde dietro un grande evento. Insomma la polvere sotto il tappeto.
Tutto questo solo nello speciale di Glasgow di Fuorionda, l’unico podcast con il gonnellino!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì di Lifesavinginitaly.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 3 agosto 2018 presso il Toolcross International Swimming Centre .

credit foto: Laura Vergani

Glasgow2018 – Europei Day1: Giochi senza frontiere?

di Mauro Romanenghi

Annaffiatura_Glasgow2018-day1_LauraVergani

Annaffiatura_Glasgow2018-day1_LauraVergani

Eh sì, si comincia! Dieci giorni di Campionati europei, che non sono i Giochi Europei (che gran confusione!).

Cinque discipline nobili, le più nobili delle Olimpiadi, si consorziano per offrirci un po’ di spettacolo. Io le ho sempre seguite un po’ tutte, fin da bambino. Tranne la ginnastica, che come sapete è uno sport coi voti e io gli sport coi voti, con tutto il rispetto che ho per gli atleti che le praticano, proprio non ce la faccio!

A questi Europei io non ci sono. Ma la mia famiglia, la famiglia di Acquastampata, sì.
Mia moglie è lì. Mi dice che sul suolo scozzese (per carità, non chiamateli britannici!!), si sente a casa.. la gentilezza la succhiano con il latte. Ammesso che gli scozzesi bevano mai latte, avendo a disposizione birre e whisky di qualità superiori a qualsiasi media!!
Mia moglie mi manda foto di negozi di kilt (che non metterò) e abiti da sposa (segnali che non capisco). Naturalmente il tutto avvolti nel clima da mostro di Lochness: non so se mi spiego.

In mancanza del nuoto, guardavo le qualifiche dell’inseguimento a squadre del ciclismo. Pancani e Martinello sono i MecaSacchi del pedale. Li seguo al Tour e al Giro, ma qui stanno dando il meglio di sé.

C’è da dire che nelle gare di ciclismo bisogna passare ore e ore dove non succede mai nulla. Poi ore di trasferimenti… insomma, c’è grande affiatamento fra i due. Martinello ogni tanto si dà all’amarcord ricordando la sua vittoria del 1985 in questa gara ma anche varie sconfitte… insomma ogni tanto si perdono. Parte il quartetto lituano, e Pancaldi lo da con grosso distacco dalle compagini precedenti. Arrivo del quartetto: primi di quattro secondi.

Martinello esalta il grande tempo dei britannici a Rio 2016 come record mondiale sui 4 Km. Salvo, dopo mezz’ora di elogi, affermare che il tempo dei britannici è stato battuto a marzo di quest’anno dall’Australia ai Giochi del Commonwealth. Non tutti hanno il nostro Marco Agosti: ci vorrebbe CIC (Ciclismoincifre!)

Abbandoniamo il ciclismo, e torniamo al nuoto. Come sempre la RAI tempista. La Di Liddo va in gara in batteria nei 100 farfalla. Cosa di meglio se non ritrasmettere le fondamentali dichiarazioni della Raco registrate poco prima?

Piscina che mi descrivono così dalla regia muliebre (tralascio il capitolo WiFi):

“Avete presenti gli stadi inglesi, dove sembra di stare in campo con l’allenatore? Ecco, lo stile è lo stesso. Piscina piccola e raccolta, si vedono benissimo anche tutte le subacquee, è la felicità di ogni allenatore di nuoto, gli amanti dei particolari…Mio marito potrebbe finalmente valutare le subacquee di Adam Peaty in tutto il loro splendore .. per venire incontro alle esigenze di tutti, è stato messo perfino un volontario (molto giovane…) che con l’annaffiatoio riempie le vaschette che gli atleti usano per bagnarsi prima della gara.. vuoi mai che si inginocchino sul bordo vasca!?! Chiaramente nella pausa pranzo la piscina viene ripulita di tutto punto.. li assumerei a casa, i ragazzi che si occupano del ripristino (ci sono già io, N.d.R.!!) Insomma, eccellenza scozzese” (vedi al capitolo birra&whisky).

Ho già capito che qua c’è un flirt con i bevitori scozzesi. Comunque, tutto minimal: siamo in Scozia, dopotutto.

Sono contento di essere qui in tutte le sue varianti è la frase preferita dei debuttanti e di chi in genere non entra in finale. Ma ci sono  eccezioni.

Pellegrini: “Non è che non volevo parlare, è che non avevo niente di nuovo da dire, e poi tutti fanno sempre le solite domande mi sono stufata di rispondere”
Caporale: “Non ce l’avrai mica con me!”
Pellegrini: “Noooo”
Caporale: “Beh parliamo dei tuoi trent’anni”
Touchée.

Parentesi uno dal nuoto sincronizzato. Continuo a chiedermi a cosa serva tutta quella serie di gesti che fanno le atlete prima di entrare in acqua. Fin dalla camminata di arrivo. Mi rifiuto di pensare che ti diano dei punti in meno se non lo fai.

Parentesi due dal sincro: il podio più triste. Gli italiani perché si sentono defraudati dalla medaglia. I russi perché sanno di aver sbagliato e non capiscono perché sono primi.
Poi non dite che non capisco gli sport coi voti. L’unica che ride, la spagnola Ferreras. Ah, quattro squadre iscritte. Tristezza.

Fiamme di presentazione: va bene che il clima è rigidino, però attenzione a non infiammare le tute in triacetato. Legge sulla sicurezza al limite.

Ballo pem pem…secondo me c’è altro in ballo: ho paura di scoprirlo. Cusinato con le sue unghie gialle da arpione arraffa l’argento: temo un suo abbraccio. La francese…Saffre ma vince (questa me l’ero preparata dal mattino).

Kolesnikov 24”25…sfida all’ok Corrall per il Glinta nei 50 dorso.

Al mattino mentre la maestà Peaty troneggia, gli altri nerds inglesi si sfidano per il secondo posto. La spunta Wilby in 59”12: per Murdoch, come abdicare dall’argento europeo in 59”14.

Capitolo Kolesnikov. Se l’Italia deve santificare Miressi che in 46”99 porta l’Italia all’argento, la Russia non può prescindere dal ragazzo con la collanina: il suo 47”23 non fa proprio schifo.

Comincia il gioco aperitivo e Luca Sacchi subito pescato a barare. Dopo un inizio veramente grigio cominciano le battutacce. Quindi adesso nel proseguio dei campionati cerchiamo il Clyde per la mascotte Bonnie la foca.

Correre è la risposta

Ci sono momenti in cui mi sento come se fossi sott’acqua, circondata dal buio più completo. Come se non riuscissi a respirare, nemmeno quando risalgo a prendere una boccata d’aria (..). Ogni tanto respiravo, poi giù, immersa in un mare senza fine. (..). Su per poter scorgere una barca che mi riportasse sulla riva. Più di una volta i miei progetti, le mie imprese (..) sono stati la mia barca. (..)

correre-e-la-rispostta-LauraVergani

Scendo dal camper e mi incammino sotto la pioggia verso dove è fissata la partenza. (..) Per i prossimi giorni non sarò più mamma, né moglie, né figlia. Sarò Ivy. E farò la cosa che più mi piace al mondo: CORRERE. Mi guardo i piedi e penso a quanti passi dovrò fare in questi tredici giorni: se la mia cadenza è di novanta passi al minuto, ogni dieci minuti ne farò novecento, ovvero cinquemilaquattrocento passi all’ora. A rifletterci sono davvero tanti. (..)

di Laura Vergani

Ad essere sincera, non conoscevo le imprese di Ivana di Martino prima di leggere il suo libro.

“Correre è la risposta” è la storia della vita di una donna, Ivana di Martino appunto, narrata in prima persona. Sembra banale, detta così. Ma non lo è, perché il libro è allo stesso tempo il racconto della vita decisamente straordinaria di una donna incredibile e la storia della vita incredibilmente consueta di una donna comune (per quanto possa mai essere consueta la vita di una donna).

Decisamente straordinaria perché Ivana di Martino ha compiuto imprese stupefacenti, grazie alla corsa e ad una tenacia inossidabile (e ad una squadra fantastica, of course!). La storia delle sue gesta ricorda molto da vicino i racconti di avventura, solo che in questo caso le avventure narrate sono indubbiamente reali. Maratona dopo maratona, spesso a scopo benefico e molte volte in solitaria, il racconto di Ivana mostra che davvero nulla è impossibile, se lo si desidera veramente e se si è disposti a lavorare seriamente per ottenerlo. Sembra la personificazione di una storia zen, ma con il pregio di essere alla portata di tutte le persone che hanno un sogno e lo vogliono realizzare. Provare per credere.

Incredibilmente consueta perché gli ostacoli principali che Ivana ha incontrato sulla sua strada non sono stati, come si potrebbe pensare le fatiche (fisiche e mentali) derivanti dalle sue imprese spesso estreme, ma sono quelli con i quali si scontrano quotidianamente le donne di tutto il mondo: la lacerante scelta tra il lavoro per il quale si è studiato duramente e il desiderio di veder crescere i propri figli, la mancanza di rispetto in quanto donna, le attenzioni indesiderate e spesso imposte violentemente da parte di uomini che definire tali è difficile, il dolore per la perdita di una persona cara, il rapporto con i limiti del proprio corpo che cambiano con l’età. Familiari, non trovate?

A unire le due anime di Ivana di Martino, le sue strabilianti capacità che emergono pagina dopo pagina e che mi hanno tenuta avvinta al racconto. La capacità di organizzare la vita familiare riuscendo a mantenere del tempo per sé, quella di credere nei propri sogni, coltivarli e realizzarli a dispetto del disfattismo di molti, quella di mettersi sempre in gioco, di ascoltare il corpo, di verificare i limiti per spostarli un po’ oltre, di trovare le risposte che si cercano, di reinventarsi in nuovi ruoli, di coinvolgere le persone creando relazioni profonde, di resistere quando la situazione si fa difficile, di “combattere insieme fino alla fine“.

Capacità trasversali, maturate macinando chilometri su chilometri. E messe su carta dalla sensibilità di Luca Borreca. Uomo a sua volta incredibile, dalle molte abilità, tra le quali spiccano a mio parere l’essere allenatore di nuoto per la la Canottieri Milano unito alla sua formazione in coaching. Per citare Ivana, Luca è la persona che  “ha trasferito in parole il mio racconto e la mia vita, con delicatezza, semplicità ed energia“.

Le parole di Luca, che è possibile ascoltare nell’intervista qui sotto, possono spiegare meglio la storia di questa avventura che è diventata il libro di oggi.

Montaggio Tommaso Marconi di RCT

Sigla “Happy rock” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix
Puntata registrata il giorno 13/07/2018 in Canottieri Milano

credit foto: Laura Vergani/acquastampata

Campionati italiani estivi di categoria di salvamento 2018

di Mauro Romanenghi

spettatore misterioso - CampionatiCategoriaEstiviSalvamento 2018 - Mauro Romanenghi

spettatore misterioso – CampionatiCategoriaEstiviSalvamento 2018 – Mauro Romanenghi

Un lifesaver poco misterioso… racconta i campionati estivi 2018.

Purtroppo devo dare le dimissioni da Lifesaver Misterioso. Sarebbe come se Darkpool, l’antieroe del nuoto di Corsia4, rivelasse la sua identità. Come se Peter Parker spifferasse di essere l’Uomo Ragno. Come se Batman andasse dal commissario Gordon senza la maschera. Come se Ironman si rivelasse come Tony Stark (ah no quello è successo).
Vabbè mi tocca farlo, il quieto vivere è più importante del salvamento.

Il… Forno italico. Così possiamo chiamare lo Stadio del Nuoto nei giorni dei campionati italiani estivi di salvamento. La nuova denominazione ha nome e cognome ma qua siamo una setta quindi la spia non si fa. Un caldo pazzesco, tanto che i gazebo si sono lamentati per non riuscire a trovare refrigerio.

Ben 24 record italiani. Il primo a stabilirlo, subito alla prima gara, una Esordiente A. Che vorrebbe salire sulla corsia per festeggiare. Ma poi, fortunatamente, non lo fa. Meglio così, brava. Spero ci salirà un’altra volta, da più grande, senza correre via dalla corsia verso le tribune come Forrest Gump.

Questa cosa degli stranieri mi sfugge di mano. Adesso basta che ci sia uno straniero anche da Esordiente A e bisogna premiare quattro/sei atleti e/o sedici/venti staffettisti. Per fortuna che la squadra si premia lo stesso, se no sai quante coppe bisognerebbe prendere. Se la cosa prendesse piede nel calcio, la prima squadra la devono prendere in serie C1.

Prova Esordienti A a pinne: pronti via e la pinna rimane sul blocco. Una sola pinna. Ferma lì, a testimonianza che tutto può succedere. Io però mi ricordo di averne viste perdere, sempre sul blocco, tutte e due. Anche l’impossibile, per quanto improbabile, può accadere. Coraggio.

Se sei sfortunata la sfortuna ti perseguita. Stessa atleta della pinna smarrita, vince il trasporto manichino: con il nuovo record italiano. Peccato che non sia record, perchè è stato già battuto l’anno prima. Cose che succedono.

Non so come inseriscano i record nelle classifiche elettroniche, ma i primi due giorni hanno richiesto un po’ di rodaggio. Poi tutto è filato via (quasi) liscio.

Scena: due allenatori parlano dell’alimentazione corretta. Arriva l’atleta.
“Mi dai dei soldi per andare al bar?”
“Cosa devi comprare?”

“Il magnum”
Bene.
Dopo pochi minuti arrivano due gioiose ragazze col caffèzero.
Si dice il peccato, non il peccatore.

Scena: due allenatori guardano il manichino con pinne. Parte la gara e i due vogliono vedere cosa succederà all’atleta che troverà il suo manichino perfettamente orizzontale e parallelo alla testata dei 50 metri. Non si scompone, lo prende e va.

Domanda: “Ma perchè non ti fermi?”
Risposta: “E farmi un altro 50 sotto?”
Beata gioventù.

I manichini si spostano da soli al Foro, è ufficiale. Durante la gara di misto, alcune correnti marine portavano i manichini anche verso i 45° rispetto alla corretta direzione. Anche qui, nessuno si scompone. Oh se uno sta morendo mica lo si vuole salvare nella posizione corretta.

Da un’analisi biomeccanica eseguita in tempo reale è stato stabilito che la staffetta della Nuotatori Milanesi Junior femmine per stabilire il nuovo record italiano ha percorso in subacquea il 43,7% della competizione. Il coach conferma i dati in nostro possesso.

Le premiazioni delle gare hanno una durata infinita. Devono contemplare: ingresso dei tre o più atleti (sessantaquattro in caso di staffette con stranieri dentro), presentazione, salita con scritta sul tabellone e stretta di mano a tutti gli altri, foto sul podio, foto vicini sul primo gradino del podio. Infine, immancabile, selfie. Poi si esce. E solo dopo, entrano gli altri. Bello eh, ma un po’ lunghetto.

Scena finale. Il giudice arbitro (Ciao, Jerry!) raccomanda ben due giorni di fila di mantenere il manichino in posizione corretta di galleggiamento durante il superlife già dalla partenza.

Raccomandazione recepita e trasmessa agli atleti e agli aiutanti. Prima serie al via della giornata. L’aiutante tiene il manichino con la faccia rivolta verso gli atleti in partenza. Perfetto. Scripta manent, verba volant.

Alla prossima.

FuoriOnda 19 – Morini al centro… federale!

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani. Si ricompatta di nuovo la squadra di FuoriOnda come la Croazia ai Mondiali. La conduttrice è coadiuvata abilmente da Mauro Romanenghi, ex portiere e ora tecnico della IN Sport Rane Rosse (così dice lui), Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro all’ala sinistra anche se più a suo agio in bici e in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Stefano Morini, che non ha bisogno di presentazioni ma noi le facciamo lo stesso: tecnico federale responsabile del polo di Ostia, nonché allenatore di Paltrinieri, Detti, Cusinato, Glessi, Acerenza e Zuin.

Ronaldo o Detti? Paltrinieri o Romanchuk? Ma che c’entrano questi accostamenti? E cosa c’entra la Blume con il due pezzi? E la maturità da 100 con la Cusinato? Tutto questo e molto altro in mezz’oretta di chiacchiere sui ragazzi di Stefano Morini, in vista degli Europei di Glasgow. E forza Inter!
Tutto su Fuorionda, il podcast sul nuoto italiano migliore che c’è.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 9 luglio 2018

credit foto: Assoluti2018 – Laura Vergani

FuoriOnda 18 – Carlotta Gilli, un’atleta tutto d’un fiato

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, oggi in totale autonomia al Settecolli di Roma 2018. In redazione come sempre Marco Agosti. Supporto morale di Mauro Romanenghi e Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro.

Ospite Carlotta Gilli, atleta della Rari Nantes Torino e delle Fiamme Oro pluricampionessa mondiale del nuoto paralimpico, atleta di nuoto e nuoto per salvamento.

Come una macchinetta Carlotta Gilli ci spiega la sua situazione attuale, la sua partecipazione al Settecolli e la sua sorpresa per i tempi ottenuti. E poi sempre spedita verso gli Europei di luglio, a Dublino. Come per il nuoto, patria della birra.
Attendiamoci da questa macchina da guerra delle belle soddisfazioni. E siamo sicuri di ritrovarci più avanti: sempre su FuoriOnda, l’unico podcast sul nuoto italiano e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT .

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 1 luglio 2018 allo Stadio del Nuoto di Roma durante la 55° edizione del Settecolli.

credit foto: Laura Vergani/acquastampata

FuoriOnda 17 – Piscine Castiglione… piscine olimpiche ma non solo dal 1961!

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, oggi in totale autonomia con l’avallo del marito e del Fogliani di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospiti tutti al femminile: Annalisa Colletto, Elisabetta Ferrari e Leda Uggeri.

Oggi puntata rosa. Insieme a quattro donne (ci teniamo a farlo notare: puntata di sole donne, oggi, siamo meglio delle quote rosa dei 5stelle) facciamo un giro nella sede di Piscine Castiglione ovvero Myrtha Pools come molti di voi li conoscono. Ci hanno invitato proprio lo scorso anno a Budapest, dove ci siamo conosciuti rischiando la fucilazione sulla piattaforma dei tuffi dalle grandi altezze.
Partendo dal 1961 e passando da Roma 1994 sul centralino del Foro Italico con piscine temporanee e piscine per il sincro alle piscine permanenti fino ai parchi acquatici, parliamo di vasche a tutto tondo.
Dove sono? Quali sono? Beh mi dispiace ma se vi interessa come si fanno le piscine, dove sono e dove saranno, come si fanno, che fine fanno, dovete ascoltarvi la puntata numero 17. Noi non crediamo alla sfortuna quindi ci rivediamo alla prossima puntata di FuoriOnda, l’unico podcast in Italia sul mondo del nuoto… e non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 24 maggio 2018 presso la sede di Piscine Castiglione.

credit foto: Laura Vergani/acquastampata

EJ Helsinki 2018 – EuroGiunior: e chiamatele Anastasia!

di Mauro Romanenghi

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Roberta Circi a podio – credit: Mauro Romanenghi/LEN

Lo avevo detto che da quello visto sabato pomeriggio mi aspettavo delle belle cose l’ultimo giorno. E insomma non sono stato smentito.

Se volete avere una campionessa di nuoto, deve nascere Anastasia. Oggi il bottino è di due ori e due argenti (più uno perso per squalifica). In totale sette finaliste, ben tre nei 50 farfalla. Chiamatela coincidenza… o Anastasia.

Trombe del giudizio e luci psichedeliche. Le prime quelle dei tifosi, forse non tanti come dicevo ma rumorosissimi. Le seconde quelle sotto i blocchi di partenza, rosso acceso. Per i non udenti (ce la avevano tutti, a prescindere). Giusto così, clima da disco, musica e luci per tutti.

Anche oggi magiari e russi sugli scudi. D’altronde hanno dominato il medagliere (30 ori sui 44 disponibili).

Derby russo nei 100 dorso femminili fra Vaskina (ok) e Avdeeva (nome: Anastasia). Vince la prima. Vaskina che è del 2002, e fa 59”90. Non sfigura la D’Innocenzo che stabilisce con 1’01”08 il nuovo primato italiano Junior e va sul podio. Avesse fatto qualcosa di simile ieri in staffa mista forse un argento in più ci stava. Ma del senno di poi son piene le fosse.

Fusco e il riscatto della convinzione. Che era solo una giornata storta. Forse l’oro più certo della trasferta. Ma va bene così.

Nei 400 misti gli ultimi 10 metri del russo Stupin un calvario, ma ce la fa lo stesso.
Nella finale c’era Sarpe. Che fa 4’28”, sei secondi più del personale. Ma soprattutto 1’20” a rana. Non sarà contento, Pietro Paolo. Neanche noi, ma meno.

Nei 100 rana segnaliamo che vince una lituana, come Ruta, e che la seconda si chiama… indovinate? Bravi.

Duecento metri stile speravo nei fuochi d’artificio, purtroppo siamo all’ultimo giorno e forse le energie si stanno spegnendo. Vince quindi chi si spegne meno: Milak, chiusura in 26”29 e oro in 1’47”19. Argento a Loktev, già autore di un 1’47” nella 4×200. Poi si gioca a chi non muore e nella lotta la spunta uno svedese… e qua ci prendono gusto e vanno a vincere i 50 stile con Seeliger. Bella Svezia all’ultimo giorno. Ricorda qualcosa?

Thomas Dean, 1’47”6 in semifinale, 1’49”9 in finale: quando la faccia dice tutto.

Seconda gara a chi peggiora meno. Stesso ragionamento dei maschi. Duecento misti donne. Prima Anastasia, seconda Anastasia, terza una certa Circi Roberta dalla otto. Che fa la sua gara, e pur non migliorandosi arriva sul podio seconda per squalifica di Anastasia. Podio su cui sale tutta arruffata come se passasse per caso di lì e l’avessero chiamata. Anche la virata dorso-rana è un po’ a caso: entro terza esco sesta. Rivedibile, ma un punto di più al suo voto per avere battuto la Kesely all’arrivo: mica pizza e fichi.

La prima dei 200 misti, tal Anastasiia Sorokina, è del 2004 e ha fatto 2’14”. Niente di eccezionale, vediamo tra qualche annetto.

Non per essere pedante, ma la vincitrice bielorussa dei 50 farfalla si chiama Anastasiya Shkurdai. Giuro che ho finito. Ah no, c’erano due bielorusse in finale con lo stesso nome.

Per chi avesse dei dubbi che siamo in Finlandia le vallette sono tutte bionde tranne una, la più lontana dal podio. Un segnale?

Non ho capito gli accoppiamenti delle premiazioni. Una signora bassa e piccolina con uno stangone. Ho le foto, per chi non ci crede.

Mi chiedevo se Burdisso, come Ceccon, non fosse tanto in forma. Poi se uno fa 52”88 alla fine qualcosina ne ha. Sballottato qui e là…

Le gare degli 800 sempre più emozionanti: anche quando sono le 4×200. Oggi 4 staffette protagoniste fino alla fine. Stavolta la legge Kesely è rispettata, e arriva il quinto oro dopo la sconfitta dei 200 stile. V for Vendetta.

Un bilancino finale semiserio ci sta. Italia è decima nel medagliere. Risultato un po’ bugiardo. Come numero sono quarti, anche più dei britannici terzi nel medagliere. A punti terzi, di pochissimo ma dietro alla Gran Bretagna. E’ vero, molti giovani. Ma anche la Russia. Poche scuse. L’inno ci è mancato. Ma vi voglio bene lo stesso, anche se Jason vi mozzerà le mani.

Alla prossima.

EJ Helsinki 2018 – EuroGiunior: faccia di bronzo

di Mauro Romanenghi

45th European Junior Swimming Championships, Podium

Podio 800sl M – credit: LEN – Deepbluemedia/Andrea Masini

Arriva il giorno quattro.
Stavolta le gare le ho viste tutte. Non ho ancora parlato del tifo pauroso che si scatena in vasca: non ho capito se c’è tantissima gente o se chi c’è fa un casino pazzesco. Poi sembra che ci siano delle rock star: grida esasperate, soprattutto di ragazze. Non è che si sta formando una boy band? Anche in considerazione della musica figa che mettono.

Poche medaglie per l’Italia. Ce lo si aspettava, però tante tante finali per ragazzi spesso dell’anno piccolo. Medaglie buttate ce ne sono, ma confido che succeda qualcosa domani. da quello che ho visto oggi.

Mi hanno chiesto delle prestazioni di Ceccon. E io che ne so come sta Ceccon? Formulo tre ipotesi.

Ipotesi uno: sta male.
Ipotesi due: sta preparando gli Europei assoluti.

Se l’ipotesi due vale anche per Milak e Kolesnikov, beh attenzione ai record mondiali delle loro gare.

Freya Anderson sembra passeggiare nei 50. Solo Popov aveva una frequenza così. Mi perdoni lo zar. Ma basta per vincere anche i 50 stile: per ora.
Notizia del giorno: Kesely perde allo sprint nei 200. Essere piccoli ha anche degli svantaggi.

Masciopinto migliora ogni turno, un po’ come il vino in botte. Arriva fino a 25”80 e al sesto posto. Considerando che ci è arrivata spareggiando al mattino quindi dopo 4 da 50, non male.

Se ti chiami Anastasia, il tuo futuro è assicurato. Anche se si scrive Anastasiya. E allora partiamo a tuono in 27”0 nei 100 delfino e che la zarina russa me la mandi buona. Oro a pari merito con l’inglese. Per correttezza, Anastasiya Shkurdai è bielorussa.

Faccia di bronzo e fanno tre, Ma stavolta sudatissima. Il finale a 5 non regala nulla, infatti l’argento francese Beaugrand fino a 100 metri dalla fine era quinto. Calloni non è finissuer, ribadisco. Ma stavolta di grinta mette la mano e salva il bronzo pur essendo il più lento dei cinque. La tattica di seguire il vincitore ai 300 metri ha pagato. E così dopo 400 e 1500 anche gli 800. Purtroppo unica medaglia oggi.

Mista mista: vedo la formazione, e mi convinco che a questo punto il CT Walter “Jason” Bolognani stia facendo girare un po’ tutte. Difatti entra la D’Innocenzo, a questo punto. Una staffetta che nonostante la corsia 8 ritengo da podio. E lo è fino a 10 metri dalla fine. Quando tutto gira per il verso sbagliato.

Voi mi dite e l’ipotesi tre di Ceccon? Ah allora vi siete accorti che ne manca una.

Un abbraccio a tutti i ragazzi.