IPC 2019: Squilli di trombe, rulli di tamburi…

di Mauro Romanenghi

Mondiali IPC 2019

Chiamata alla premiazione…in stile british

…l’Italia dei ventidue é sul tetto del Mondo.
Salire su un tetto é difficile, bisogna stare attenti perché le tegole sono traditrici. Già si possono staccare e venire in testa quando cammini per strada…la classica tegola, chi non la conosce? – oggi vado di metafore, é così.
Comunque dicevo, salire é complesso. Soprattutto quando la crescita é stata così vertiginosa come quella dell’Italia: terza due anni fa in Messico, poi protagonistia lo scorso anno agli Europei e ora vincente.

Ci é arrivata facendo un po’ la spericolata, veloce veloce, da quando qualche anno fa ha chiesto e ottenuto la partenza di questo progetto.
Ci é salita come una squadra di calcio (una volta erano ventidue, come allo storico Mundial di Zoff, Gentile, Cabrini nel 1982).
Ci é salita con venti ori, cinquanta podi, con più della metà degli atleti (sedici) a medaglia individuale.
Ci é salita in un campionato con quaranta record mondiali battuti, gare di livello eccelso, dove spesso si é vinto o perso di pochi centesimi (e non é così usuale in questa categoria).
Dove i protagonisti cominciano a essere tanti, dove si vince dall’Islanda al Cile – vado sempre per metafore, visto che non possiamo dire dal Manzanarre al Reno: così prevengo i soliti che diranno che Islanda e Cile non hanno vinto un bel niente, a parte un paio di bronzetti.

In una squadra ci sono però anche quelli che possiamo citare. Non me ne vogliano chi non lo sarà, ma tutti non ce la faccio. E come Dumas aveva i suoi preferiti, noi abbiamo i nostri tre Moschettieri: Raimondi, Barlaam e Morlacchi. Che poi, se ci aggiungiamo Fantin, il guascone di Bibione, diventano quattro e chiudiamo il bel romanzo della staffetta veloce che più veloce non si può. Ci starebbe pure il cardinale, con Bicelli, ma gli facciamo fare la figura del cattivo: magari a lui facciamo fare il duca di Buckingham.

Mondiali IPC 2019

I quattro moschettieri…un po’ provati!

 

Stefano Raimondi, quell’incrocio un po’ Vieri un po’ Tomba; ci aspettiamo da un momento all’altro che ci dica: “non son più carabiniere”…ma poi si commuove per il record del mondo della staffetta. Sue otto delle cinquanta medaglie, nessuno ha vinto tanto quanto lui.

La foto simbolo dei Mondiali: quella dei nuovi gemelli diversi. Il nuoto ha Greg e Gabri, il nuoto paralimpico ha Simone Barlaam e Federico Morlacchi. Sdraiati sulla corsia, belli e vincenti nel loro 100 farfalla, come i due fondisti a Rio 2016. Paragone pesante, forse un’iperbole. Diciamo che a vederli fuori dall’acqua, sembrano più Danny Devito e Arnold Schwarzenegger. Ma in acqua, tutta un’altra storia!

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I gemelli diversi sul tetto del mondo

Superba, superlativa, ma soprattutto super, Arianna Talamona supera anche la Caporale e riesce a far piangere compagne e avversarie, come neanche la migliore Elisabetta in forma olimpica. La sua amica Giulia Ghiretti sta ancora in lacrime per i complimenti ricevuti. Per lei é tutto super. Superprestazione, supergara, supercontenta, superfelice.
Insomma, un supermondiale.

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Arjola Trimi: massima fiducia!

Un essere superiore viene invece definita Arjola Trimi. Promessa sposa fra poco – senza stare lì a sbaraccarlo come la supercampionessa Jessica Long vincitrice di ottomila ori olimpici  e che si presenta qui poco in forma perché sta preparando il matrimonio e ci tiene a farlo sapere: a noi ce ne frega poco o zero, sinceramente – Arjola si da da fare in ogni stile e distanza, dai 50 dorso ai 150 misti. Il suo fidanzato aspetterà, il girl power mica può aspettare e quindi prima i Mondiali poi le giuste nozze. 

Se la Talamona é super, la terminator vivente della parola é senza dubbio Carlotta Gilli. Con un accento piemontese degno della pubblicità del cioccolato Novi, se le fate una domanda dovrete pazientemente aspettare che finisca la risposta: la progressione terminerà dopo circa 45 secondi, 375 parole con dodici congiuntivi, sette condizionali e nemmeno un errore di pronuncia. Così non si può dire del suo arrivo nei 100 farfalla, ma ci ha promesso che non lo farà più. Ma come non perdonarla.

E come non intenerirsi davanti alla commozione della Scortechini, il cui cognome già é tutto un programma. Una rimonta spaziale la sua nei 100 farfalla, una rimonta come se ne sono viste tante in questo mondiale coronate da successo oppure no. La sua le porta l’argento, l’unica medaglia individuale. Ma rimane quel sorriso timido come il suo cognome.

Xenia Palazzo sembra Rolando del trio di Maidiregoal: lo ricordate? “Non – ci – posso – credeeeeeere!”
Uguale. Come se nuotassi, sprintassi nei 200 farfalla e battessi Phelps. Lei lo ha fatto con Jessica Long nei 400. Che anche se prepara il matrimonio, schifo non fa. 

Che poi di questi mondiali ce ne sarebbero di cose da dire. Ma diventerei lungo, e anche le migliori poesie devono finire altrimenti poi diventano noiose. E così anche le squadre: impossibile citare tutti. Ma sappia chi legge che nessuno é stato scordato, anche chi non ha vinto nessuna medaglia come il portabandiera, Vincenzo Boni. Forse la bandiera porta male: Vincé, la prossima volta porta un cornetto e l’asta mollala a qualcun altro (come diceva un grande comico…”si fa per scherzare, Dio…”).

FuoriOnda 18 – Carlotta Gilli, un’atleta tutto d’un fiato

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani, oggi in totale autonomia al Settecolli di Roma 2018. In redazione come sempre Marco Agosti. Supporto morale di Mauro Romanenghi e Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro.

Ospite Carlotta Gilli, atleta della Rari Nantes Torino e delle Fiamme Oro pluricampionessa mondiale del nuoto paralimpico, atleta di nuoto e nuoto per salvamento.

Come una macchinetta Carlotta Gilli ci spiega la sua situazione attuale, la sua partecipazione al Settecolli e la sua sorpresa per i tempi ottenuti. E poi sempre spedita verso gli Europei di luglio, a Dublino. Come per il nuoto, patria della birra.
Attendiamoci da questa macchina da guerra delle belle soddisfazioni. E siamo sicuri di ritrovarci più avanti: sempre su FuoriOnda, l’unico podcast sul nuoto italiano e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT .

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 1 luglio 2018 allo Stadio del Nuoto di Roma durante la 55° edizione del Settecolli.

credit foto: Laura Vergani/acquastampata

Settecolli Fiftyfive – day 3: ieri salsicce, oggi Calippo!

di Mauro Romanenghi

Nuota come un cane - Settecolli 2018 Laura Vergani

nuota come un cane – Settecolli2018 Laura Vergani

Ultima mattina del Settecolli.

Stamattina hanno tentato di far arrivare i rifornimenti e rifocillare il duo in piccionaia; per fortuna ci hanno pensato i ragazzi del supporto tecnico!

Oggi è il giorno dei 200. Manca la Pellegrini, lo diranno cento volte. Ce ne faremo una ragione.

Tutto come nei giorni precedenti al mattino, eccezioni escluse: vedi giorno uno e due.

Note di colore da Roma.

Ieri erano presenti in tribuna tutti gli allenatori danesi. Oggi nessuno: forse un po’ di crema solare protezione totale in più non guasterebbe.

Gli allenatori britannici invece scoprono il Calippo. C’è da più di trent’anni, forse con la Brexit qualcosa si è mosso e anche loro si sono modernizzati. Anche l’allenatrice di Peaty era in caccia di Calippo in sala stampa. Calippo rules per tutti.

La Caporale ha oramai esaurito tutte le persone a cui chiedere se questo Settecolli è una gara fantastica. Mancano i cronometristi, i giudici e Marco Agosti. E niente ‘sto ballo pem pem dobbiamo sorbircelo prima o poi.

Discorso mattutino di Butini. Le sentenze.
Condorelli: “ce li mangiamo tutti a Natale penso, quindi le origini italiane non si discutono”
Pellegrini, se vuole fare i 200 a Glasgow: “la iscrivo”.

Siccome siamo all’ultimo giorno sentiamo anche Morini.

E lui lancia la frecciata: “la rana, Cusinato la fa meglio di Luca Sacchi”. Mica tanto falso.

I 400 servono a chiudere bene i 1500.

Il 3 settembre partirà il nuovo progetto per Detti e Paltrinieri. Pronti?

Una battuta anche per Acerenza: anche lui ha le sue buche, sono Detti e Paltrinieri. Deve essere un grosso problema a Roma ‘sta storia delle buche…

Poi la domanda sugli stranieri a Ostia: alza gli occhi al cielo… “sono un diversivo per i ragazzi che così affinano le lingue”. Intanto le chiavi sono già tutte nella sua camera.

Ieri la Filippi era venuta a controllare la situazione. Presagio?

 

Pomeriggio

Guardavo la foto della FINP: molto meglio, rende giustizia alla Gilli e ai suoi tre record del mondo (avete letto bene: tre WR in tre giorni).

Se la Quadarella è la nostra miglior duecentista, c’è molto da fare.

C’è chi giura che l’allenatrice di Peaty a bordo vasca nel riscaldamento stesse mangiando un Calippo al limone. Quindi ce l’ha fatta.

Panziera fluttua al mattino nei 200 dorso: 2’09” senza dannarsi. Mi sono detto che pomeriggio se passava in 1’02” alto e faceva 32”5 di passo lo faceva, questo record. E lo ha fatto. Con 1’04” di ritorno. Vince un bel Calippo alla fragola!

Unico 50 disputato è quello a farfalla. Govorov dice alla Caporale dopo la batteria: “Sono molto preparato, ho provato al mattino per fare il record del mondo pomeriggio”. Quando si hanno le idee chiare.

Boggie wonderland! La Kapas ci stupisce e con la sua respirazione avvitata alla Cagnotto e un’ultima vasca spaziale vince il Settecolli. Insomma di riffa o di raffa Boggie da qualche parte vince sempre. Ricordiamo che manca sempre un mesetto a Glasgow.

Battere una foca fa sempre piacere. A pochi decimi dal personale. Luca Pizzini arrivo da foca ammaestrata vince il pesce Calippo in premio.

Nei 200 rana vince la Efimova del Team Efimova. Quasi come la Nazione Hosszu. Quasi.

Torna la leggenda del topic Vuotate il Sacchi: “Nessuno scenderà sotto 1’47”: a pari merito i due brasiliani, 1’46”84. Poi c’è Megli. Che a un mese dagli Europei fa 1’47”58. Chiudendo in 26”8. Si può fare… megli (e questa me la sono tenuta da mesi eh).

La 4×200 maschile ricomincia a trovare qualcuno per strada. Ecco Ciampi e Proietti Colonna, con Zuin e Di Cola abbiamo un po’ di 1’48”. Per rifondare ci serve 1’47” al via e poi lanciarsi. Al momento partiamo da questi. Papà Detti li aspetta, quando si rimetterà.

Due parole su Glessi: la rana questa sconosciuta (se fa 37” Cusi non si può fare 36”). E finché lo resterà non scenderà mai sotto i due minuti nei misti, con il tutto bene che possiamo volergli.

Due parole su Ilaria Cusinato. Consapevolezza dei propri mezzi. Siamo disposti addirittura a sorbirci il ballo pem pem se migliorerà ancora, soprattutto il delfino, dove ancora non nuota benissimo.

Efimova: più veloce a rana che a dorso e stile. Bene così.

Ma se TUTTI vogliono la cuffia di Gregorio perché non gli danno un po’ di cuffie da lanciare???  

 

Consuntivo: un mondiale, quattro record italiani, due primati giovanili. Tanta birra, per Glasgow abbiamo fatto la scorta. Adesso bisogna tirarla fuori tutta: al momento giusto.