Assoluti 2022 day 4-5: Esce lo Sgarbi d’annata

Allora!!!

di Mauro Romanenghi

Gli ultimi due giorni di Assoluti diciamocelo me li sono visti al computer, nel senso che ho letto i risultati su Internet. Avevo da fare, lo ammetto, e mi son perso queste giornate.

In piscina, poi, ho sacramentato per due giorni quindi l’umore per scrivere qualcosa e anche le forse erano ridotte. Ieri poi quasi viene giù il palazzetto perché nell’allenamento ancora vedevo una mollezza che al confronto il mio nuovo cane anziano (ha già 11 anni ma lo abbiamo adottato con grande felicità di mia moglie e, spero, anche sua) è uno sprinter di razza.
Quindi vedere i risultati su Internet non è che mi abbia rinvigorito.

Il quarto giorno cosa ho perso? Qualitativamente, poco: nessun pass per i Mondiali. Ora io mi chiedo ma è mai possibile che in venti anni dal Duemila a oggi nei 50 ai 200 stile libero noi siamo arrivati al 2022 in cui la velocista più forte è una trentenne che scende a volte sotto i 25 secondi? Nei 100 abbiamo due sotto i 55”? Nei 200 non ne parliamo. Osservate la 4×200 di società. Fior fiore di atlete nei gruppi militari che fanno questo di mestiere e abbiamo due dico due atlete sotto i due minuti lanciati. Non credo che le atlete siano felici, né che i tecnici siano felici né che la Federazione sia felice. Ma cosa importa avere delle tredicenni che fanno due minuti in corta se poi non abbiamo nessuno che fa sotto i due minuti in lunga? Perché c’è questa mollezza?
Perché sento ancora interviste con atlete che dicono che fanno fatica a recuperare la mattina con il pomeriggio?

Bene, la filippica sulla velocità femminile l’ho terminata. Passo a quella sui 200 stile uomini. Dalle staffette, mi sarei aspettato qualcosa di più sulla gara individuale. Non so, forse la mia previsione era azzardata, ma una qualifica così dura, con un Galossi fuori a 1’49” basso, mi faceva presagire di nuovo fulmini e saette come nei 100. Così non è stato, e da appassionato e tifoso ammetto un q.b. di delusione, De Tullio exception.

Così come deluso sono stato lo ammetto dal Razzo, che mi aspettavo dopo una scintillante stagione invernale a un’ulteriore conferma. Invece no, un piccolo passo indietro. Spero anzi voglio credere che sia un piccolo passo falso, e vedremo se sarà così.

Come sempre non vorrei essere frainteso e si pensi che sottovaluto il lavoro dei ragazzi. Non è così, e non conosco di tutti i possibili problemi in questa stagione. Ma mi aspettavo più conferme, ecco tutto. Soprattutto mi aspettavo che arrivassero più Galossi. Non intendo forti come lui, ma giovani con fame di battere i veterani. Perché di questo è fatto il nuoto, di Pilato e Galossi, di Bertoni e de Tullio, e di tanti coach che li pilotano fuori dalla nebbia dell’anonimato fino agli allori delle cronache. 

Sorride tantissimo la rana invece, maschile e femminile. Sei pass su otto nella rana veloce, mancano all’appello i 200 con una cronica carenza nel settore maschile (non devo certo ricordare il nostro illustre recente passato, con ori e medaglie olimpiche, mondiali ed europee) e un settore femminile che si regge su una piccola simpatica ranista toscana trapiantata in Lombardia (con tutti i fisici che abbiamo non c’è proprio nessuna che possa seguire le sue orme???)

Dice il nostro CT che non sarà il centesimo a lasciare a casa i ragazzi. Beh ricordiamoci però che basta un centesimo per vincere o perdere.

Concludo con una personale diatriba consumata in casa sulla mascotte. Lo avevo già buttato lì. I cani, a nostro parere, devono fare i cani. Poi si vedrà, ma tenere due cagnoni sotto il sole agostano di Roma, a nostro parere, potrebbe essere una pessima idea. 

Insomma questo giro vi ho stroncato abbastanza. Alla prossima.

Assoluti 2022 day 3: Mascotte svelate!

Nuotatrice esperta!

di Mauro Romanenghi

Oggi non ho molto da dire e allora parlerò delle mascotte. 
Sì perché nella terza giornata hanno presentato le mascotte dei Campionati Europei. Da qualche parte ho letto che le mascotte sono due cani viventi (forse preferivano imbalsamati, non so).
Sono un Terranova e un Golden…mi aspettavo un Labrador, ma va bene lo stesso. Immaginavo portassero dei cani da salvamento, anche perché devono stare vicino all’acqua…senza impazzire e saltarci dentro mentre si disputa la finale dei 100 stile libero!
Se avessero fatto mascotte il mio cane non sarebbe finita neanche una gara, visto che si gettava a salvare qualsiasi bagnante.
Buona fortuna Lea e Gastone, e cercate di avere pazienza sotto il sole agostano di Roma.

Pazienza dovrà avere Paltrinieri, che fa 7’46”01 e pensava di essersi qualificato invece no! Una delle poche gare dove bisogna farlo al centesimo, il tempo, è proprio questa.

Nella stessa gara arrivano i ragazzi terribili dello Scuro Minotti. Sotto gli 7’50” Luca De Tullio, fratello di Marco (mi sembra di esser sulla Bibbia) e Galossi che oramai ci ha preso gusto e fa record un po’ dappertutto. Ma soprattutto chiude in 26”8 nei 50 finali e fa 3’53” nel secondo 400. Ci sono anche i 200, caro discepolo Galossi…il tuo maestro ti aspetta anche lì!

Un minigemello padwan di Galossi è Bertoni. Chissà se crescerà bene, il ragazzo. Nessuna aspettativa su di lui ma ieri 8’01” per lui, coetaneo di Galossi…lo avevo già detto, vero? Ma ci vuole sempre un gemello diverso.

La Quadarella fa il tempo senza patemi (beh, insomma…quasi). Tanto che i due cronisti passano il tempo a sfoggiare aneddoti sulla rivalità di Simona con la sorella. Che si picchiassero in stanza, poi può essere. Tutti i fratelli si picchiano, lo posso testimoniare.

Allora finisco parlando dei 100 stile, dove mi aspettavo fuoco e fiamme. E sono state fiamme da subito. Record personale per Zazzeri, record personale per Frigo, tempo per i mondiali per Miressi, e sei dico sei atleti sotto i 49” con 3 appena appena lì. La finale B si vince con 49”0. Insomma l’Italia dimostra che quando si comincia a vincere, la gente ci prende gusto e vuole partecipare alla festa. Festa che secondo me continuerà anche nella staffetta mista, che vede quattro squadre sotto i 3’40”, e un record di società non fatto solo per la squalifica in 3’32”, tempo da finale mondiale. Ora ci manca solo il ritorno della 4×200. Avevo già detto anche questo? 

Correre è la risposta

Ci sono momenti in cui mi sento come se fossi sott’acqua, circondata dal buio più completo. Come se non riuscissi a respirare, nemmeno quando risalgo a prendere una boccata d’aria (..). Ogni tanto respiravo, poi giù, immersa in un mare senza fine. (..). Su per poter scorgere una barca che mi riportasse sulla riva. Più di una volta i miei progetti, le mie imprese (..) sono stati la mia barca. (..)

correre-e-la-rispostta-LauraVergani

Scendo dal camper e mi incammino sotto la pioggia verso dove è fissata la partenza. (..) Per i prossimi giorni non sarò più mamma, né moglie, né figlia. Sarò Ivy. E farò la cosa che più mi piace al mondo: CORRERE. Mi guardo i piedi e penso a quanti passi dovrò fare in questi tredici giorni: se la mia cadenza è di novanta passi al minuto, ogni dieci minuti ne farò novecento, ovvero cinquemilaquattrocento passi all’ora. A rifletterci sono davvero tanti. (..)

di Laura Vergani

Ad essere sincera, non conoscevo le imprese di Ivana di Martino prima di leggere il suo libro.

Correre è la risposta” è la storia della vita di una donna, Ivana di Martino appunto, narrata in prima persona. Sembra banale, detta così. Ma non lo è, perché il libro è allo stesso tempo il racconto della vita decisamente straordinaria di una donna incredibile e la storia della vita incredibilmente consueta di una donna comune (per quanto possa mai essere consueta la vita di una donna).

Decisamente straordinaria perché Ivana di Martino ha compiuto imprese stupefacenti, grazie alla corsa e ad una tenacia inossidabile (e ad una squadra fantastica, of course!). La storia delle sue gesta ricorda molto da vicino i racconti di avventura, solo che in questo caso le avventure narrate sono indubbiamente reali. Maratona dopo maratona, spesso a scopo benefico e molte volte in solitaria, il racconto di Ivana mostra che davvero nulla è impossibile, se lo si desidera veramente e se si è disposti a lavorare seriamente per ottenerlo. Sembra la personificazione di una storia zen, ma con il pregio di essere alla portata di tutte le persone che hanno un sogno e lo vogliono realizzare. Provare per credere.

Incredibilmente consueta perché gli ostacoli principali che Ivana ha incontrato sulla sua strada non sono stati, come si potrebbe pensare le fatiche (fisiche e mentali) derivanti dalle sue imprese spesso estreme, ma sono quelli con i quali si scontrano quotidianamente le donne di tutto il mondo: la lacerante scelta tra il lavoro per il quale si è studiato duramente e il desiderio di veder crescere i propri figli, la mancanza di rispetto in quanto donna, le attenzioni indesiderate e spesso imposte violentemente da parte di uomini che definire tali è difficile, il dolore per la perdita di una persona cara, il rapporto con i limiti del proprio corpo che cambiano con l’età. Familiari, non trovate?

A unire le due anime di Ivana di Martino, le sue strabilianti capacità che emergono pagina dopo pagina e che mi hanno tenuta avvinta al racconto. La capacità di organizzare la vita familiare riuscendo a mantenere del tempo per sé, quella di credere nei propri sogni, coltivarli e realizzarli a dispetto del disfattismo di molti, quella di mettersi sempre in gioco, di ascoltare il corpo, di verificare i limiti per spostarli un po’ oltre, di trovare le risposte che si cercano, di reinventarsi in nuovi ruoli, di coinvolgere le persone creando relazioni profonde, di resistere quando la situazione si fa difficile, di “combattere insieme fino alla fine“.

Capacità trasversali, maturate macinando chilometri su chilometri. E messe su carta dalla sensibilità di Luca Borreca. Uomo a sua volta incredibile, dalle molte abilità, tra le quali spiccano a mio parere l’essere allenatore di nuoto per la la Canottieri Milano unito alla sua formazione in coaching. Per citare Ivana, Luca è la persona che  “ha trasferito in parole il mio racconto e la mia vita, con delicatezza, semplicità ed energia“.

Le parole di Luca, che è possibile ascoltare nell’intervista qui sotto, possono spiegare meglio la storia di questa avventura che è diventata il libro di oggi.

Montaggio Tommaso Marconi di RCT

Sigla “Happy rock” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix
Puntata registrata il giorno 13/07/2018 in Canottieri Milano

credit foto: Laura Vergani/acquastampata

Il peso dell’acqua

“L’acqua non è mia nemica, semplicemente non tifa per me.. Perché io sono orgoglioso e lei permalosa.. La verità è che in acqua ho bisogno di ambientarmi tutte le volte  che ci entro. E sono tante. Devo toccarla con le mani, percepirne lo spessore. Perché riesco ad apprezzarla solo in questo modo: misurandone il peso fra le braccia mentre inizio a muoverla intorno a me.”

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“..In poche ore il mondo è cambiato. Molti mondi sono cambiati. Adesso sono il campione olimpico dei 1500 stile, porto con me una medaglia d’oro nascosta nella sacca e, sulle spalle, invisibile a tutti, un peso che non ho mai voluto sollevare, ma che mi è finito addosso lo stesso.. La verità è che tante, troppe volte nella mia vita ho permesso che questo peso mi schiacciasse; ora però la misura è colma.”

di Laura Vergani

Ho cominciato a leggere questo libro senza nessuna aspettativa, mossa soltanto da curiosità. Ma una volta iniziato, non sono riuscita a smettere finché non l’ho terminato. Tutto d’un fiato, come mi succede con i grandi romanzi. Quelli che non riesco a chiudere prima di aver letto la parola “fine”. Dopodiché l’ho riaperto e riletto, questa volta con più calma, senza l’urgenza di divorarlo. A questa seconda lettura mi è parso un libro solo in apparenza facile. Ma che in realtà mi ha aperto molteplici spunti di riflessione.. Sulle aspettative. Sulle motivazioni. Sulla fatica. Sul rapporto genitori-figli. Sul crescere. Sulla paura. Sulla vittoria. Sul senso della vita. Sull’amicizia. Sull’amore. Sul rispetto.

Leggendolo sono rimasta prima spiazzata e poi via via sempre più affascinata dalla disarmante sincerità con la quale l’autore presenta la sua vita e racconta le sue imprese. Sincerità che mi ha permesso di apprezzare ancora di più  i risultati conseguiti, dato che mi ha offerto la preziosa possibilità di capire esattamente quanta fatica siano costati. Il fascino della lettura si è trasformato ben presto in ammirazione per l’abilità dimostrata nel gestire situazioni decisamente complesse, per la profonda consapevolezza manifestata nell’analisi dei propri comportamenti, per la ricerca di una soluzione chirurgicamente precisa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie scelte senza trovare scuse per delegare. Il tutto senza sfociare mai nel melodrammatico o nel melenso. Anzi, con una buona dose di autoironia che mi ha reso la lettura piacevole e leggera!

Insomma, il libro di Gregorio Paltrinieri mi ha permesso di sbirciare dentro i pensieri di un campione olimpico.. ed è stata un’esperienza per me illuminante!

Se a questo punto siete curiosi.. buona lettura anche a voi!

scheda libro
Autore: Gregorio Paltrinieri
Titolo: il peso dell’acqua
Editore: Mondadori
ISBN: 978-88-04-66357-7