Kazan 2021: Il nuovo che balza, ma il “vecio” non si scalza!

meglio umarell o campioni ??

di Mauro Romanenghi

Mi sarei aspettato da questa rassegna una cosa che invece non è avvenuta: le classiche frasi italiane quando si ritira il grande campione proferite da stampa, commentatori, nani, ballerine e anche dal passante per la strada (dato che in piscina non può entrare nessuno) del tipo “eh ma senza la Pellegrini, le gare non sono più le stesse!” oppure “questa gara è orfana della Pellegrini”, o ancora “la prima nazionale senza la Pellegrini”. Forse non ho fatto abbastanza attenzione, oppure me ne sono bellamente fregato e non ci ho badato.

D’altronde, con trentacinque podi e sette titoli europei va benissimo così. Non ricordo di aver mai visto così tanto azzurro sul podio. Sono troppi? Sono troppo pochi? Come direbbe Borghese, per un piccolo europeo di corta, ci sta: voto… dieci (anche se le pagelle non piacciono a tutti, e comunque si può intervenire da casa per ribaltare la situazione)!

I titoli arrivano da ogni età: vedi il gigante di Budrio, al secolo Marco Orsi, che ha deciso di regalarsi un’altra bella stagione invernale. Lungi dall’andare in letargo come direbbe il suo nome, si spara questo bel 100 misto in 50”95 e in semifinale si preoccupa anche della salute psicofisica di Ceccon che ha deciso di sfidare il picco di lattato facendo 50 farfalla e 100 misti nel giro di 30 secondi: contento lui.

Ma arrivano anche da Martinenghi, non più supergiovane ma comunque parte della new generation, che trova nei 100 rana finalmente la sua dimensione. Mi è piaciuto il giovane di Brebbia, interprete di quella nuova rana muscolare che tanto dispiace ai puristi. Ma se la direzione è quella dettata da Peaty, cioè di prendere a testate l’acqua con una potenza da caterpillar, allora bisogna un po’ adeguarsi. Niccolò poi è diventato veramente grosso, me lo ricordo giovane sgarzello e magrino al Nico Sapio qualche anno fa quando lo presentai a una delle ragazze che accompagnavo suscitandone la vergogna (della ragazza, non di Niccolò). Credo che da allora sia raddoppiato, come muscolatura pettorale (non dispiacerebbe, questo, sempre alla suddetta ragazza).

La rana ci regala altri due titoli da Carraro e Castiglioni, nei 100 e 50 rana. Sorpresa? Un po’ sì. Mi sarei aspettato una bella lotta fra le due nei 100 e invece in finale la gara della Martina nazionale ha la meglio non dico facilmente, però… quasi facilmente.

Arianna Castiglioni si riscuote nei 50, dove vince poco a sorpresa su una appannata Pilato che rappresenta la vera new generation. Primatista mondiale di lunga, campionessa europea, qua stecca un po’. Non è una bella stagione invernale, finora, la sua. Non so perché, ma per una sedicenne che è in continua evoluzione un attimo di assestamento ci sta. Al momento non mi preoccuperei, mangerò sereno la mia pizza serale del sabato.

Bellissimo invece il titolo di Razzetti nei 200 farfalla. Sarà che Milak non è al massimo però perdere non piace a nessuno, men che meno al campione olimpico. Ma vedere l’occhiataccia del magiaro al genovese che si invola nelle ultime due vasche fa piacere. Poi magari a Fukuoka e Roma se lo mangia a colazione, intanto toma la castagna.

Infine il bel mix del record mondiale della mista maschile veloce anzi velocissima. Guardavo Lamberti con i tre compagni leggermente più alti e un filo più grossi (Miressi non è grossissimo, in realtà… però che sia alto non possiamo negarlo). Insomma vedere i tre piloni dell’Autosole con il bravo Michele che, nonostante fosse all’esordio in azzurro, ha ben figurato migliorando il record dei 50 dorso quattro volte, mi metteva tenerezza. Starò invecchiando e divento buono, cosa vi devo dire.

Insomma tante medaglie da una nazionale che se vede arrivare tantissime nuove leve non vuole abbandonare gli anziani. Proprio ieri andavo a vedere per un cane, un labrador. Abbiamo scelto di prendere un cane di 11 anni. Il cane era molto felice, ci hanno detto che aveva ancora molto da dare. Noi ne siamo sicuri, e anche in questa nazionale ci sono atleti che a quanto pare anche oltre i trent’anni (che non è come un labrador di 11 anni, ma insomma ci siamo capiti) hanno voglia di divertirsi e vincere. Come Ilaria Bianchi, che sfida ancora i 200 farfalla con irriverenza. 

E naturalmente c’è il nostro buon Fabione, che pare aver risolto un po’ delle vicissitudini che ci ha raccontato visto che ancora raggiunge le finali della rana veloce lasciando indietro un paio dei suoi giovani eredi, i quali comunque scalpitano per passare avanti. Speriamo che non usino i vecchi mezzi medioevali tipo agguati nella foresta o il classico bicchiere di vino all’arsenico e vecchi merletti.

Medaglie giovani? Ma sì che ci sono, Alla fine Ceccon raggranella la medaglia nei 200 misti e nei 50 farfalla, dove duella all’arma bianca tipo Highlander con Rivolta, venendo sconfitto dopo che i due si sono rubati il primato italiano sette o otto volte come in una partita di rubamazzetto, il gioco di carte più brutto che ci sia. Ma qua almeno il culo non c’entra.

E poi c’è la Cocconcelli, che fa tutte le gare sui 50 tranne la rana dove, a parte che che ci sono almeno quattro-cinque in Italia che potrebbero andare in finale europea, poi non è che sia proprio il suo stile migliore: anzi. Ciò non va molto bene, perché nei misti è lì dove ha perso la medaglia individuale che, sempre come direbbe Borghese, secondo me ci stava.

Ora voi mi direte che non ho parlato di Gregorio Paltrinieri: ma neanche dell’assenza della Pellegrini, per cui ci sta. Ma il record europeo individuale, alla fine, lo fa lui. Che poi, chi vince ha sempre ragione e, come dice Conner McCloud, ottiene la ricompensa.

Spigoli olimpici 5 -Mi piace: dieci!!!

Febbre a quaranta

di Mauro Romanenghi

E quindi arriva la quarantesima medaglia per l’Italia, con la tripla cifra tonda: dieci-dieci-venti. Posizione nel medagliere: dieci!
Ogni giorno una medaglia. Inutile che ricordi qui i primi giorni di delusione fomentati dalla stampa che poco sa di sport. Tanto l’Italia è il paese dei dimenticoni. 

Lotta, pugilato scherma, tiro, karate portano dieci delle medaglie: torna la cifra tonda. Ma ricordiamo che la scherma, tanto vituperata, porta cinque medaglie (la metà di dieci). Naturalmente non va bene, perché manca l’oro. Adesso al rientro processi militari anzi meglio fucilazioni sommarie. Chiameremo Diana Bacosi per svolgere la sentenza, così non ci saranno errori.

Atletica quante medaglie? Cinque, tutti ori. Dalle stalle alle stelle, dopo lo zero di Rio e di Berlino 2018. Adesso tutti parlano di Jacobs e della marcia, fino a settembre. Poi tutti penseranno di criticare il green pass per andare in palestra che sarà il nuovo sport dell’italiano medio, in cui tutti sono almeno campioni europei.

USA che sfruttano gli ori dell’ultima giornata e vanno in testa al medagliere completando la rimonta nell’ultima giornata. Tre vittorie di squadra: basket con maschi e femmine e lo storico oro della pallavolo femminile, in cui incredibilmente non avevano mai vinto. Kirali dopo due ori da atleta nel volley e uno nel beach, lo conquista da coach. E bravo il nostro Karch, che ricordiamo in Italia negli anni 90 vincere la Coppa Campioni. Nove allori internazionali per lui, ma per noi sei da dieci. Mitico!!!

Francia che come gli USA rimonta grazie agli sport di squadra, passa Italia e Germania ed è ottava con dieci medaglie d’oro. Ma non ce la fa a battere l’Olanda che è settima nel medagliere grazie all’argento nell’ultima giornata. Bravi tulipani, miglior risultato di sempre, era stata ottava nel 1928 e nel 2000.

ROC perde il duello con GB per il quarto posto nel medagliere: venti ori, terza per numero di podi. Cifra tonda anche per i russi, quindi. Speriamo che torni l’inno russo, e che si lotti per lo sport pulito anche con la loro collaborazione.

Nella pallamano femminile la Francia vince alla grande, appunto. Miglior giocatrice, il portiere (è maschile, è un ruolo, non si dice la portiere), che si chiama Darleux: Cleopatre Darleux! Allez le bleus con Cleopatre, che ricordiamo aveva chiesto la testa del re dei Galli a Cesare.

Chiudo con la tipica esemplificazione della cultura sportiva. Vince la marcia la Palmisano, è il quarto oro azzurro nell’atletica e una mia collega chiosa: “Ma si sono drogati?”. La guardo molto storto, dicendo che sono cose che non si dicono. E lei: “no, vabbè era per dire”. Le spiego che uno sportivo non ama sentire queste cose, soprattutto da chi non fa sport. Lei peggiora la situazione: “Intendevo che cosa gli hanno dato, in questo giorni”. Non ce la può fare, e lei tenta un’ultima difesa: “Nell’atletica non abbiamo mai vinto niente, finora, rispetto al nuoto”. 
L’atletica italiana è il terzo sport di sempre per l’Italia come medaglie alle Olimpiadi, le spiego.
“Sono proprio ignorante, allora”.
Esatto ma vi perdono, anche se non vi sopporto più.
Per fortuna le Olimpiadi sono finite, e i nostri 60 milioni di allenatori olimpici vanno in vacanza e si preparano per il fantacalcio di settembre. 

Spigoli olimpici 1 – Un pochino sì

Siamo forti? Un pochino sì

di Mauro Romanenghi

Un pochino sì: è la risposta tipica di mia madre.
Un giorno lavò la cerata di mio padre per la barca a vela (la cerata ha un certo valore, aggiungo io). Sulla cerata c’è stampigliato bene un’avvertenza che dice: NON STRIZZARE.
Ovviamente mia madre, da brava massaia strizzò la cerata che si rovinò. Alla rimostranza di mio padre (devo dire giusta ma fatta senza troppo fervore) che chiedeva se fosse giusto strizzarla se c’era scritto di non farlo, mia madre obiettò con la sua consueta uscita: “un pochino sì”. 
Un pochino sì è la giusta replica se vuoi metterti nel giusto ma senza offendere. 
Ma fa proprio schifo questo vestito? “Un pochino sì”.
Tutto questo per dire che a me non piacciono le pagelle, perché ho sempre odiato i voti. Per me le cose si imparano o non si imparano. Poi chi le impara meglio avrà maggior successo, chi le impara peggio probabilmente non è dotato per quello. Infatti non amo gli sport con i voti, non ne ho mai fatto mistero. Attenzione, non significa che non li considero sport, tutt’altro, ma mancano di quel criterio oggettivo che porta alla vittoria o alla sconfitta.
Ma sto uscendo dal seminato. Parlando di pagelle, finito il nuoto ecco che tutti i siti si sono dati alla pazza gioia per assegnare un voto ai ragazzi della nazionale azzurra. Ripeto di nuovo: da noi c’è un solo giudice: il cronometro. Che ti dice se la tua preparazione è andata a buon fine o no. Non è detto sia colpa tua, o del tuo allenatore. Potresti esserti ammalato due mesi prima. Potresti avere problemi con la vasca di colore verde. Può starti sulle palle il tuo compagno di stanza e non riesci a dormire. Oppure no e spacchi il mondo.
Quindi non mi piacciono i voti, sia che siano mezzo e mezzo, tutti negativi o tutti positivi. Non siamo qua a giudicare, siamo qua a cronometrare. Se una cosa è andata male, non bisogna demonizzare la prestazione, cosa in cui siamo bravissimi con i nostri bambini fin dalla più tenera età. Ma se è andata proprio male, bisogna dirlo all’atleta? L’atleta non è stupido, e dirgli che è stato bravissimo se non è vero è una bella presa per i fondelli. Forse non tanto, ma un pochino sì.

Non faccio mistero di non amare particolarmente due nazioni: Francia e USA. Lo so, non si dovrebbe, ma un pochino sì. Intendiamoci, conosco sia dei francesi che degli statunitensi e non ho niente contro di loro. Tuttavia la spocchia dei primi e l’arroganza dei secondi a volte trascende la mia capacità di sopportazione del genere umano.
Lo dimostrano tre esternazioni in poche ore fatte da atleti o giornalisti a stelle e strisce che dovrebbero pensare (già di per sé un fatto straordinario per alcuni soggetti umani) prima di parlare.
Sia Murphy che la King infatti non nascondono i loro dubbi sugli atleti russi, tra l’altro senza fare nomi ma con allusioni: se tiri il sasso, non nascondere la mano.
E poi la stampa non digerisce la sconfitta dei 100 piani, e invece di festeggiare il nuovo campione eccoli fare le solite frasi allusive.
Beh obietto io, e Finke da dove lo avete c****o fuori, allora? La Jaboby? La Grimes? Non dovrei essere sospettoso, ma un pochino sì.

Non vorrei tediare troppo con l’articolo di oggi, per cui la chiudo con il siparietto fra Tamberi e Barshim.
Arriva il giudice che in perfetto stile Pazzaglia (per chi non sa chi sia, si studi Wikipedia) chiede se vogliono fare uno spareggio per assegnare l’oro oppure no. Mi sembra lapalissiano come chiedere a uno se preferisce ricevere la vincita di 100 euro o riscommettere per vincere 20 euro. O chiedere se preferisce una vita ricca e felice o una povera e malata. 
Non è stata una domanda stupida, in fondo. Ma un pochino sì. E comunque è il regolamento, baby.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri

Che ci faccio adesso???
(screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Leggo che il CIO spende parole sul benessere psicofisico degli atleti eccetera eccetera. 
Facciamo qualche considerazione generale. 
Lo sport dovrebbe fare bene, tenere in salute la gente e aiutare il sistema sanitario. Ma sport significa attività fisica di un certo tipo, fatta a un certo livello e che porta beneficio agli atleti. 
Qui siamo alle Olimpiadi, e alle Olimpiadi conta una e una sola cosa: vincere. 
Per vincere bisogna allenarsi e soffrire, soffrire e soffrire. Che è tutto il contrario di stare bene. Quindi se volete vincere, dovete fare una scelta, ricordatelo.

Il CIO stesso parla bene ma razzola male: vende il nuoto con le finali al mattino, che sono l’antitesi della migliore prestazione, per soldi. Vuole i multimedagliati, e inserisce sempre più gare per avere il grande protagonista per vendere l’evento. Ecco allora i Phelps, le Biles, i Dressel, i Bolt. Ma vincere tanto non deve essere un accumulo di titoli come i soldi di Paperone nel deposito. Deve essere il risultato del fatto che gareggi con piacere. Questo, come si vede, non viene fatto.

Qualificarsi è spesso difficile, e in alcune gare qualificarsi ti da quasi la possibilità di concorrere a una medaglia. Pensate alla scherma a squadre: basta passare un turno e si entra in zona podio. 
Nel mondo moderno se perdi sei un nessuno, uno sfigato, uno che non ha ottenuto niente. Se ti qualifichi in finale con il primo tempo e poi arrivi quarto hai sbagliato, non hai retto la pressione, non sei capace di gestire le emozioni. Ma sei quarto al Mondo, non bisogna scordarlo.

Forse. O forse no. Semplicemente oggi viviamo nell’era degli esperti in nulla. 
Se prima c’erano in Italia sessanta milioni di CT di calcio, tutti incapaci nel 90% dei casi di tirare un pallone con precisione persino attraverso la porta di casa, oggi esistono milioni di esperti di nuoto, vela, taekwondo, bocce, curling, atletica che probabilmente non hanno mai nuotato più di una vasca di fila a stile, o anche se lo hanno fatto non hanno la vaga idea di cosa sia nuotare dieci chilometri al giorno perché non li fanno a piedi neanche in una settimana. 
Viviamo in un’epoca globalizzata, nell’epoca in cui le critiche ti arrivano da ogni dove. Io ho ricevuto una volta degli insulti dicendo che avrebbero espresso tramite social il disappunto nei miei confronti. Ovviamente non è mai successo, perché poi bisogna rendere conto di ciò che si dice. 

Gli atleti non sono macchine: leggono, sentono, ascoltano, interpretano, sono sottoposti a questo bombardamento mediatico che gli arriva dappertutto ed è amplificato dalla stampa e da mille siti che pur di avere qualche clic in più amplificano ogni errore, ogni comportamento, ogni parola, ogni pensiero. 
Gli atleti non sono sempre sorridenti, non sono sempre simpatici, non sono sempre disponibili. Ma se non vanno a un evento allora sono spocchiosi, se ci vanno devono pensare ad allenarsi. Ricorderete la Pellegrini che fa il giudice a un talent: ma se fa il giudice allora perde il tempo per allenarsi. Neanche ci pensano che sono tutte cose preregistrate, che si fanno più puntate alla volta, che non è vero tutto quello che si vede. Questi reality, questi talent, sono spesso tutto tranne dimostrazioni di realtà, spesso non sono neanche dal vivo ma registrati, con la possibilità di rifare infinite volte la stessa scena, fino a renderla perfetta.

Alle Olimpiadi invece è tutto live: non puoi sbagliare, non puoi rifare la battuta, non puoi tagliare la parolaccia in diretta. Gli atleti sono veri, non sono attori. E sono umani.
E la verità spesso fa male. Quando si dice a uno che fa schifo, quando si ripete a un campione che non vale nulla perché anziché l’oro ha vinto il bronzo, oppure è arrivato quarto, questo si ripercuote sul suo spirito e poi sul suo corpo. 
Ho visto tantissime facce da funerale questi Giochi. La faccia di Katie Ledecky, pluricampionessa olimpica, dopo il quinto posto dei 200, sembrava quella di una rimasta senza famiglia. Una ragazza che ha vinto, in questa edizione, due ori e un argento e ha nella sua saccoccia qualcosa come sette ori ai Giochi.

A noi piace scherzare, io stesso sdrammatizzo nei miei articoli le situazioni di tensione che vivo al di dentro, perché mi trovo a contatto con giovani atleti di ogni livello. Ma scherzare non significa insultare o banalizzare. Io conosco bene il sacrificio che viene fatto o non viene fatto da certe persone. E se so che quella tale persona non si impegna, non lesino critiche anche severe su questo. Ma se questo è il suo modo di intendere lo sport, mi adeguo; l’importante è che lui non abbia come obiettivo la vittoria assoluta, perché quello richiede come presupposto ciò che ho scritto nel primo paragrafo. Ovvero lacrime e sangue.

Lo sport con più pressioni sembra essere la ginnastica artistica, dove soprattutto le ragazze, spesso giovanissime, vengono portate lontano da casa per anni (e non solo in italia, ma ovunque)  o per sempre, entrando nei corpi militari e quindi hanno dei doveri anche istituzionali, essendo poi pagate da noi attraverso lo Stato e quindi sono obbligate ad avere certe performance. Ricordo ancora la statunitense obbligata a saltare al volteggio con la caviglia rotta per far vincere l’oro agli USA.

Riflettiamo bene quindi quando sulla tastiera, o nei nostri vocali, o parlando, ricordiamo quanto schifo facciano questi ragazzi, a cui però ci attacchiamo come semidei per cinque minuti quando ci portano un oro olimpico.

Il mestiere italico, tra l’altro, è quello di non esser mai contenti. Se vinciamo cento medaglie ma nessuna d’oro, siamo dei poveracci. Certo, è meglio vincere un oro, ma se non si vince non morirà nessuno. Meglio facce di bronzo felici, che facce tristi con un oro in tasca.

Tokyo2020 – day8: Bronzi, amore e fantasia

L’amore vince sempre!

di Mauro Romanenghi

Tantissimo amore oggi nella vasca olimpica. Mia moglie raggiunge il massimo della felicità con l’ingresso sul podio di Florent Manaudou, secondo nei 50 stile dietro al missile della bandana. Dieci minuti dopo la Blume si issa al bronzo, dietro alla giraffa australiana e alla Sioestroem. E qui scatta il grande bacio a bordo vasca sotto gli occhi delle telecamere, alla faccia della privacy. Grande amore anche sul podio dove Bruno Fratus appena sceso dopo un bronzo storico, inseguito per oltre dieci anni, viene sbaciucchiato dalla fidanzata. Eh va beh.

Decisamente i 50 metri stile non sono per giovani. Medaglie per Dressel, Manaudou e Fratus. Un insegnamento per tutti.

Anche le vincitrici delle medaglie dei 50 femminili non è che siano giovanissime.

Paltrinieri ci prova ma obiettivamente è difficile. Non bisogna chiedere di più a chi obiettivamente di energie ne ha ma proprio contenute. Vince Finke, che fa quello che sa fare: impallinare gli avversari nell’ultima vasca: 25”78. Eh beh.

Mi facevano notare, ieri, due medaglie Svizzera e zero Francia. Oggi siamo due a uno. Anno zero per i transalpini. Non va meglio per i tedeschi, due podi ma ringraziano la malattia di Paltrinieri e Quadarella, altrimenti la vedevo durissima.

mi facevano sempre notare come gli occhialini della Jacoby le saranno anche caduti, ma sono di una qualità che neanche quelli che vendono alle casse delle piscine dei parchi acquatici…

Si completano le ultime doppiette per la felicità degli statistici. Dressel e McKeon per i 50 e 100 stile che si nuotano a crawl ma la specialità è lo stile libero (per i precisini). Poi Finke che fa sua la storica accoppiata 800 e 1500, ovviamente per la prima volta. Curiosamente ciò avviene in campo maschile e femminile, così come per i 200 dorso. Non avviene a rana nè nei maschi, nè nelle femmine.

Tempo di bilanci: 11 a 9 il confronto USA – Australia. Onesto.

Italia 6 medaglie, con lo storico bronzo della mista maschile. Due medaglie per tutti loro, sembra incredibile ma è così. E in una Olimpiade che sembrava in salita con le punte malate, è tanta roba. 

Mia moglie che si occupa dello stile va a compilare la classifica delle mascherine. Vince lo scudetto la Cina, retrocessi gli USA con la maschera da serial killer anni 80.

Alla fine la Cina ce la fa e schiera la sua staffetta femminile preferita: Peng, Tang, Zhang e Yang. Senza grande successo, ma la aspettavamo tutti.

Il nuoto va a finire, la Gran Bretagna, la Cina e il Canada sono le nazioni che si sono imposte alle spalle delle due dominatrici. Non male l’Italia, manca secondo la stampa l’oro ma obiettivamente si è raccolto il massimo possibile. Ricordiamoci che, nelle gare, ci sono anche gli altri.

Carraro ci da la perla di saggezza: siamo venuti e abbiamo fatto esperienza. E ma l’esperienza serve a 16 anni, non a 28. A 28 serve vincere, l’esperienza la dovresti avere già fatta. Opinione strettamente personale.

Solito excursus negli altri sport. Apprendiamo la fondamentale notizia che Jessica Fox, la supercampionessa della canoa slalom, ripara la sua imbarcazione con un preservativo. 

Bella la presenza dei microfoni sulle imbarcazioni della vela, peccato che così si sentano le ovvie esclamazioni scatologiche di Ruggero Tita. Caterina Banti di certo non è una fine signorina oxfordiana, ma vi garantisco che in barca si sente di peggio. Non che gli equipaggi di lingua inglese siano meglio, intendiamoci. Per chi non sa cosa significhi scatologico, si parla di cacca eccetera.

Mai più senza BMX freestyle. Altra specialità messa, come il surf e lo skate, per vendere oggetti e far vincere gli USA. Vince l’inglese.

La Biles forse non farà neanche una gara. Ce ne faremo una ragione.

Capelli multicolor nell’atletica, ma vince i 100 la giamaicana con un colore molto sobrio. In 10”61 secondo tempo di ogni epoca. Tralascio i commenti sul tempo della Griffith-Joiner.

Ed infine l’Italia perde nella pallavolo dalla Cina eliminata: chi c’è in squadra? Ma Zhang, naturalmente!

Tokyo 2020 – day6: La rivincita delle segretarie

Licenziata? Ma no, oro olimpico!!!

di Mauro Romanenghi

Avete presente quelle ragazze carine, bella presenza, però non troppo appariscenti che siedono fuori degli uffici dei grandi capi (ma anche dei capi medi). Quelle che insomma sono magari superintelligenti però devono sempre dire “no è impegnato”, “no al momento non c’è” o la classica “ha un’importante riunione” (magari con un’altra segretaria).
Insomma la tipica segretaria, orecchini, gonna a mezza altezza, giacca elegante, capelli raccolti. Che poi se li sciolgono e si trasformano in bellezze stratosferiche.
La Schoenmaker no. Lei i capelli non se li scioglie, li mette sotto la cuffia. E ci tira fuori due begli orecchini da segretaria. E ci tira fuori anche il record del mondo, il primo e finora unico di questa rassegna.
Viva le segretarie e viva i 200 rana della Schoenmaker.
Lili King, da par suo, fatica ad abdicare. Dopo il terzo posto dei 100, che la costringe a non disputare la staffetta mista in finale come da legge non scritta degli americani, la ragazza delle Crocs (che tirerebbe in testa volentieri alle avversarie) credeva nei 200 ma un presagio la tormentava. Le segretarie si sa sono traditrici. E infatti anche i 200 sono andati. E’ un po’ il regno delle facce. La stessa faccia oggi si ripresenta più volte. Murphy, Scott, tutti arrivati all’argento ma che nell’oro ci credevano e speravano.

Non basta ad Eugeniia la sua doppia i. Quarta lo stesso nei 200 rana. Provaci ancora, Eugeniia. 

Murphy di cattivo gusto in conferenza stampa, facendo illazioni sulla gara poco pulita a cui hai partecipato. Gli USA ricordino che la loro stella Simone Biles prende i farmaci per la sindrome da attenzione, farmaci che una che fa il triplo salto carpiato avvitato su una trave di 20 cm di larghezza secondo me non dovrebbe prendere, al di là dell’esenzione che le venne concessa. E il caso Balco, di sicuro, non era scoppiato in Russia. 

E niente i giornalisti se non parlano di gossip non sono contenti e così tirano fuori la storia delle arciere cicciottelle e della omosessualità del bronzo olimpico dell’arco Boari. O che la Pellegrini si fidanza con Giunta (che poi bastava guardarli lo capivano anche le strisce in fondo alla vasca). Guardate per me possono anche fidanzarsi con un babbuino basta che mi portino una medaglia.

Ogni mattina la civetta di fronte a casa mia mi saluta con il suo verso, non so come si chiama il verso della civetta. Ma mi fa piacere che non sono solo, a vedere le gare!!!

Michael Andrews devo capire come con quello stile libero possa fare 1’55” nei misti, soprattutto con quella condotta di gara. Eppure c’è riuscito, una volta!

Di tutti gli argenti tristi di oggi ce ne sta una sorridente. E’ la Haughey, che dopo i 200 fa sul anche quello dei 100. Massimo raggiungibile e soddisfazione massima.

Dopo lo skate, lo sport con la percentuale maggiore di cadute è il BMX. Tutti sport americani, ovviamente, a cui cadere piace tanto evidentemente. Tra l’altro qui ci si fa veramente male!

Polemiche sui CT: scherma, ciclismo, tutto sui giornali e smentite varie. Della serie i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo la sbronza della Ohashi magra per i giappi: i 200 rana niente e niente per Hagino e Seto. Si rifanno con la spada maschile a squadre. Basta accontentarsi. 

Diciotto finali per gli azzurri finora. Secondo me la migliore spedizione da questo punto di vista per gli azzurri. Marco Agosti, aspetto conferme.

Oggi ristorante vietnamita con compagnia interessante. Nuovi spunti e nuove storie: poco cibo, ma buono. Serata voto 8, cibo 7, quantità 4,5.

Tokyo2020 – day5: Santi, capitani e navigatori!

Virus de che? (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ricorderete la grande vittoria del capitano baffo agli Europei di Budapest.
Beh il baffo non c’è più, come non c’era per Frigo, nella staffetta veloce. Ve lo dico per informazione comunque che sulla barba e i baffi si possono annidare delle particelle virali, ma oramai è inutile: quindi meglio non avere barba e baffi, per gli sportivi!
A parte gli scherzi, al nostro capitano (perché oramai lo è ufficialmente) neanche il virus lo ferma. 
Che poi con queste mascherine abbiamo fermato tutti i virus, ma la mononucleosi no.
Ma mentre la Quadarella è un po’ più delicatina, Paltrinieri non lo ferma nessuno. E così si deve arrendere solo al motoscafo americano Finke che spara un 50 da 26” alto e vince, seppure di pochi decimi. Bravo Finke ma immenso Gregorio: non avrei giocato neanche la ruota di scorta (che non ho) della mia macchina. A lui il virus gli fa un baffo!

Grandi sorprese oggi. Infatti subito dopo si arrende Anton Chupkov che non riesce a fare la tripletta Europeo Mondiale Olimpiade. La sua tattica stavolta non funziona, o è lui che non funziona benissimo. In ogni caso vince l’australiano il cui nome sembra quello dei romanzi di Stevenson, Stubblety-Cook. Precede Kamminga, che ancora una volta si deve arrendere, e soprattutto il finlandese Matti Mattson (che sarebbe come se noi chiamiamo uno Mauro Mauri), grande sorpresa, che porta il suon bel cranio pelato e gli occhiali sul podio. Nuoto ignorante senza cuffia , il ragazzo sembra in foto André the Giant, il wrestler degli anni 80: in realtà è meglio di quello che sembra e noi lo vogliamo così, nordico e selvaggio.

Dopo il chupa chupa russo succhiato dagli avversari, arriva la cinesona (non si può dire cinesina di certo) Zhang, una delle 113 Zhang della nazionale cinese. D’altronde quando infili le avversarie fai Zhang!, non di certo Chen o Ling. Record mondiale in tessuto (e chi se ne frega), saltella qui e là e manda cuori a tutti. Occhio a non esagerare, sei sempre cinese.

Infine la gara dei califfi (ormai li chiamano tutti così). Beh si vede che non basta essere giovani e voglioso per vincere. Dressel fa sua la finale più veloce della storia, ma deve sudare tutte le sciarpe e le bandane che ha per battere Chalmers, che non aveva nessuna intenzione di abdicare.

E infine il solito suicidio australiano che ama perdere la 4×200. Stavolta lo fa contro la Cina, con una Ledecky che passa in 55”00 ai 100 per rientrare, e non ce la fa per poco a vincere. Quattro record in una finale non li avevo credo mai visti: record del mondo della Cina e continentale per le prime tre squadre. La Cina la più compatta come sempre, schiera la Zhang data un po’ stanca dopo i 200 farfalla che infatti spara una mega frazione. Uguale alle nostre atlete che non riescono a fare due gare di fila. L’Australia paga le due frazioni di apertura, non bene anzi male. Ma è così…le avessimo noi, due frazioni fatte male così.

Parliamo di Emma McKeon, la donna il cui collo rappresenta il 15% della sua altezza di più di 180 cm???

Rylov qualifica la sua mascherina leopardata e soprattutto la sua mascella volitiva per un 200 che può solo perdere. Ma hanno perso in tanti questo giro.

Qualificarsi quasi tutte sotto il 53” nei 100 stile? Fatto!

E andiamo per D..!!!!! (screenshot Eurosport)

Faccio un piccolo excursus sul canottaggio, che sfata la maledizione del secondo oro con le due ragazze dei pesi leggeri (beh a vederle sono proprio leggere). Ieri record mondiale, oggi oro allo sprint. Brave Cesarini e Rodini: a fianco c’era pure la Gran Bretagna ma niente abbordaggio questa volta.

L’Italia si sa è un popolo di santi, poeti e navigatori. Qua alle Olimpiadi il concorso di poesia non c’è, e di navigatori come visto ne abbiamo: canottieri ma anche velisti che stanno andando molto bene e alcuni si giocano anche dei posti importanti. Anche qui ho visto un paio di abbordaggi mica male, uno nella classe 49er con due barche una sull’altra: spettacolo.

Santi invece ce ne sono parecchi, invocati un po’ da tutti. Due giorni fa la madre del Signore fa la sua comparsa sul campo di pallavolo, e oggi viene chiamato direttamente in causa Gesù Cristo nel commento del canottaggio. Bene che ne abbiamo bisogno, ma senza esagerare!!! Comunque, i microfoni direzionali sono troppo ben direzionati, e di commenti se ne sentono anche peggio.

Parlavo della faccia di Ceccon: vogliamo parlare della faccia sul podio di Romanchuk, che sembrava davanti al plotone d’esecuzione? O di quella della Flickinger che guardava la Smith come a dirle perché non sei rimasta a fare dorso a casa tua?

Ora è giusto commentare che Finke poteva partire prima e ha rischiato. Ma ha vinto, e chi vince ha sempre ragione: finché vince, ovvio.

Ora mi deve spiegare Murphy perchè ha così freddo mentre tutti gli altri arrivano in maglietta… anche Dressel non scherza, comunque. 

La raniste russe si chiamano Eugeniia e Mariia. Ma una sola I non bastava?

Mi ero dimenticato delle Crocs rosa della Lili King. Sono fatti suoi ma sinceramente preferivo averle scordate. Tra l’altro, mi sono sempre chiesto come faccia a fare rana con quella gambata. Evidentemente lei non lo sa e va forte lo stesso.

Certo Razzetti deve recriminare sul suo dorso carente che lo porta fuori dalla finale olimpica e ci lavorerà, ma vedere lo stile di Andrews è veramente peggio delle Crocs di KIng.

Chiudo con una riflessione.
Solo in Italia siamo stanchi, non riusciamo a fare due gare in un pomeriggio, non riusciamo a tenere gli otto giorni, non riusciamo a provare a fare gare diverse. Cito esempi.
Flickering fa i 400 misti e i 200 farfalla.
Regan Smith si spara 200 dorso e 200 farfalla perché vede che non ci sono tante avversarie e comunque fa fatica a dorso nei 200.
La Zhang fa i 200 farfalla e dopo un’ora fa 1’55” nei 200 stile.
Voi direte che sono campioni. Beh, se vuoi esser campione devi fare anche questo: prendere esempio.

F/O115 – FuoriOnda/Jappodcast – day4: All’abbordaggio!

Shojin tozan
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Simone Palombi, allenatore di Federico Burdisso bronzo olimpico nei 200 farfalla.

Quarta puntata e l’oro non vuole proprio arrivare. In compenso l’Italia, nuoto compreso, macina medaglie e siamo a quota quindici!!! Gli italiani vanno tutti fortissimo, ma gli avversari tentano di abbordarci continuamente! Dove? Ma dovete sentire la puntata per scoprirlo e per ascoltare l’intervista a Palombi, il coach di Burdisso. Continuate a seguirci, Jappodcast si sta pure preparando la sigla!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 28 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day4: Concerto russo e doppiette scoppiettanti!

Biles a base Terra…mi fermo nello spazio a riposare..ci vediamo!

di Mauro Romanenghi

Se vai a un matrimonio in genere ti mettono davanti tutta una serie di portate succulente.
A Barletta, dove sono stato per un matrimonio, c’erano i frittini di pesce, molto buoni. Poi c’erano anche i molluschi freschi crudi, alcuni si muovevano persino. Poi altri piatti di pesce, tutti apprezzati: un risotto da leccarsi i baffi, dei ravioli ripieni. Bisogna però sapersi controllare, perché alla fine i dolci non li puoi mangiare. E anche lì, non è che si può mangiare il tiramisù, i pasticcini, la Saint Honoré e pure la pastiera. Altrimenti come si fa a bere l’amaro finale?
Forse ho un po’ esagerato, lo ammetto. 
Però vediamo a queste Olimpiadi che un conto è esagerare a Barletta, un conto all’Olimpiade.
Così vedi Simone Biles, incensata come eroe della ginnastica, che scopriamo in difficoltà tecnica e soprattutto psicologica. Ma se vuoi fare il quadruplo salto mortale con tre avvitamenti, la trave sun un piede solo, il volteggio senza toccare il cavallo scavalcandolo con un balzo da pantera ecco che le cose possono andare male. Questo poveri ragazzi sono sempre costretti a vincere, e farlo con un bel sorriso. Soprattutto nella ginnastica, lo sport dei sorrisi falsi come il nuoto sincronizzato, dove le atlete fanno sforzi sovrumani facendo finta di niente. 
E così cade anche Katie Hurricane Ledecky. Cade in piedi naturalmente. Infatti vince i 1500 stringendo i denti, dopo aver fatto una faccia da funerale del gatto alla fine dei 200 dominati da RobotTitmus che dopo il primo 50 spara tre 28”8 consecutivi, come fosse un allenamento in soglia. 
Quindi l’insegnamento sarebbe attento se vuoi vincere 8 ori che potresti non vincerne neanche uno. Certo che se hai 20 secondi di vantaggio sulla seconda, perdere è difficile: ma la Ledecky ha dovuto sudare per dire alla Sullivan di stare dietro per favore. Anche io se fossi 120 Kg e due metri potrei mangiare tre torte (forse no, ma due magari sì).

Milak era entrato in semifinale guardandosi in giro come a dire “beh dai facciamo sta semifinale che ho altro da fare”. La finale è un altro affare. Ma se ti chiami Milak, allora puoi stare sereno. 

Un po’ meno sereno se ti chiami Burdisso e chiudi in 31”3, un secondo e mezzo più di tutti.
Ma se prendi il bronzo, hai ragione. Quindi ha ragione Federico Burdisso.

Leggo della dichiarazione di Morini di scuse. Ricordiamoci che il bravo coach è quello che fa un passo avanti quando le cose vanno male e due indietro quando vanno bene.

Continua la sfida contro la sfiga della Ohashi. I commentatori la danno sfavorita nell’ultima frazione, e lei non trova di meglio che infilare le avversarie e vincere. Doppietta nei misti per l’ultima atleta che nuota con le orecchie fuori dalla cuffia. 

Se lei ha le orecchi fuori dalla cuffia, fa mostra di un bel paio di orecchini la Schoenmaker. E anche di un onesto 2’19”16 in batteria. Non vorrei tirargliela, quindi sto zitto.

E ora elegia del ritiro. La Hosszu gareggia alla corsia 1 e arriva settima, come la Pellegrini. Due campionesse olimpiche, due primatiste mondiali, due nuotatrici eccezionali. Fine elogio.

La 4×200 britannica da sfoggio della sua enorme superiorità ma viene tradita dal suo primo uomo, Dean, che peggiora un secondo il tempo della finale olimpica.  Niente di grave, ci pensiamo noi, dicono gli altri. E arrivano a tre centesimi dal mondiale gommato. Neanche la soddisfazione del record olimpico. a due centesimi. Record europeo, almeno. Ah, oro olimpico, scusate.

Miressi continua la sua personale battaglia psicologica con Dressel. Caleb si è sbarazzato di Ceccon, ma resta Popovici. E il coreano Whang. Lo zio Dressel si sente un po’ oppresso, vediamo cosa farà domani.

Non commenterò la 4×200 femminile, perché non conosco il motivo per cui quattro persone che al via fanno in totale 7’53” facciano quaso 8’. Quindi mi astengo. La qualificazione era a 7’56”, significa che in Italia non ci sono quattro o più ragazze in grado in una gara internazionale di garantire una media di 1’59”0 lanciato. Mia moglie propone di convocare solo chi fa 1’58” a tutte le gare, anche il trofeo di Baranzate. Potrebbe essere un’idea.

La Germania torna a prendere una medaglia con la Kohler nei 1500 stile libero. Se pensiamo che negli ultimi anni le ha sempre prese in ogni distanza possibile e immaginabile dalla Quadarella, non possiamo che rammaricarci della condizione di Simona. Ma la vita è così, ricordiamoci la Ledecky 2019. Certo la sfortuna si accanisce sul nostro fondo. 

Categoria salvamento 2021 – COVID FREE

di Mauro Romanenghi

Luglio, mese di vacanze, mare, sole e categoria di salvamento. Quest’anno i categoria vengono disputati con selezioni strettissime, manco la discoteca più “in” di Milano ha questa scelta elitaria. Il tutto non per avere gli atleti più belli d’Italia ma per le norme antiCOVID, che non consentono di avere troppa gente durante il riscaldamento. 
E allora mi chiedo, se c’è troppa gente nel riscaldamento, perché la vasca da 33, con 13 dico 13 corsie da 25 metri la possono usare soli quello che fanno le gare quel giorno? E gli altri, che ci fanno al Foro? Non sarebbe stato utile organizzare un periodo di allenamento per coloro che non avevano gare? Con una bella lista, ad esempio, in modo da farli nuotare durante il riscaldamento di chi invece le aveva le gare.
Ma altre domande sorgono spontanee a me che, tapino, sono ignaro delle norme.
Ad esempio, perché non premiare sul podio che è 74 metri quadrati, più del mio appartamento, quando poi tutti andavano lì a farsi la foto?
Perché usiamo ancora i guanti quando non li usa praticamente più nessuno e i manichini stanno nell’acqua clorata e i guanti inquinano perché sono di plastica e li lasciamo in giro?
Perché fare il giro del mondo per salire e scendere dalle tribune per due vie diverse quando nessuno, dico nessuno in nessun posto oramai lo fa più? Hanno fatto gli Europei con migliaia di persone che stavano senza mascherina e noi eravamo in 300 in uno stadio che ne tiene 3000.
Domande senza risposta.

Dopo questo discorso che deve richiamare al buon senso chi ci governa senza dimenticare il pericolo, andiamo avanti e parliamo di salvamento.
Non avendo ancora ben capito perché facevamo due ore di riscaldamento e poi le gare, quando oramai tutti fanno due turni di gara, procediamo. In ogni caso, anche se l’organizzazione non ci soddisfa, in genere noi ci organizziamo meglio. Quindi le gare hanno visto un livello altissimo. Perché? Non lo so, non sono un indovino. 
Però forse i ragazzi avevano tanta voglia di gareggiare, e hanno sperimentato molto in questo anno e mezzo dall’ultimo campionato, ricordo febbraio 2020.
Il tempo per alcuni podi Esordienti ha raggiunto livelli per cui non basta il tempo che pochi anni fa serviva a vincere. E soprattutto molto spesso sono ravvicinatissimi. Vedere il torpedo, gli ostacoli e le pinne femminili Esordienti A, tutti racchiusi in pochi centesimi.
Se per vincere il trasporto Esordienti A maschi ci vuole il 36”65 di Petracca, per andare sul podio 38”30. E così è 27”67 il tempo necessario per vincere gli ostacoli maschili.

I record italiani Ragazzi sono ben quattro, veramente di pregevole fattura. Dallari, già detentore del record di superlife, si impadronisce del torpedo con 55”92! 
Ma il record forse più impressionante è il 36”80 di Gloria Moruzzi nel trasporto fermminile, molto più del 1’17”10 del misto che pure è un’ottima prestazione. Il tutto considerato che la ragazza è del 2008.
Martina Laurenti realizza il record eguagliandolo al centesimo negli ostacoli, 1’02”10.
A parte l’acqua, bene di prima necessità che bisognava procurarsi cacciando nella jungla, quello che più mi è mancato è il frigo dove riporre i generi di conforto per me e i miei amici. Sarà per la prossima ragazzi.

Scena da film della cortina di ferro. Mi chiamano le due ragazze che devono fare torpedo al cancello della discesa in vasca (eh già, per accedere in vasca c’è un controllo con tre dico tre persone, neanche in URSS negli anni della guerra fredda). Perché? Perché i guanti non vengono distribuiti. Dato che li hanno dati fino al giorno prima, chiedo spiegazioni, mi viene detto che se li devono portare, c’è scritto sulla circolare. Comincio a innervosirmi. Scendo, i guanti sono in prechiamata. Faccio per salire, ma no! Devi fare tutto il giro del Foro. Dopo 400 metri che neanche Bolt, arrivo al cancellino e non c’è più la ragazza che fa da assistente. Credo di non essermi mai arrabbiato così tanto, e credo che sia meglio non riferire ciò che ho detto. E credo che prima di dare notizie non vere e fare certe affermazioni, bisognerebbe informarsi: quantomeno, per non far correre una persona di 50 anni per mezzo Foro Italico. 

Non si fanno solo record giovanili. Il venerdì pomeriggio Francesca Cristetti spara con una trasporto da meno di 30” il record mondiale del percorso misto. Tanta roba, ragazzi.

Si diceva tanto tuonò che piovve. Dopo innumerevoli tentativi di imitazione come per la Settimana Enigmistica, finalmente la Lanzilotti realizza il primato del mondo di superlife. E siccome la mette giù dura, non scende sotto i 2’20” ma sotto i 2’19”. Tanta roba, ragazzi.

In serata di venerdì parliamo con un nostro ragazzo, Mattia, che ci dice: “se domani aggancio, potete smettere di prendere il tempo”. Aggancia, il tempo lo prendiamo lo stesso. E’ secondo. Abbastanza contento, si presenta al via del trasporto e gli prendo il tempo anche lì: 29”57, record mondiale Juniores. Tanta roba, ragazzi.

Insomma, niente bar al Foro, niente brindisi con gli amici, niente salame. La sera allora bisogna trovare un posto. Appena fuori dall’hotel, c’è un posticino con degli ottimi amari. Io ho provato il luppolo, ma ce ne sono molti altri. Tanta roba, ragazzi.