Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri

Che ci faccio adesso???
(screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Leggo che il CIO spende parole sul benessere psicofisico degli atleti eccetera eccetera. 
Facciamo qualche considerazione generale. 
Lo sport dovrebbe fare bene, tenere in salute la gente e aiutare il sistema sanitario. Ma sport significa attività fisica di un certo tipo, fatta a un certo livello e che porta beneficio agli atleti. 
Qui siamo alle Olimpiadi, e alle Olimpiadi conta una e una sola cosa: vincere. 
Per vincere bisogna allenarsi e soffrire, soffrire e soffrire. Che è tutto il contrario di stare bene. Quindi se volete vincere, dovete fare una scelta, ricordatelo.

Il CIO stesso parla bene ma razzola male: vende il nuoto con le finali al mattino, che sono l’antitesi della migliore prestazione, per soldi. Vuole i multimedagliati, e inserisce sempre più gare per avere il grande protagonista per vendere l’evento. Ecco allora i Phelps, le Biles, i Dressel, i Bolt. Ma vincere tanto non deve essere un accumulo di titoli come i soldi di Paperone nel deposito. Deve essere il risultato del fatto che gareggi con piacere. Questo, come si vede, non viene fatto.

Qualificarsi è spesso difficile, e in alcune gare qualificarsi ti da quasi la possibilità di concorrere a una medaglia. Pensate alla scherma a squadre: basta passare un turno e si entra in zona podio. 
Nel mondo moderno se perdi sei un nessuno, uno sfigato, uno che non ha ottenuto niente. Se ti qualifichi in finale con il primo tempo e poi arrivi quarto hai sbagliato, non hai retto la pressione, non sei capace di gestire le emozioni. Ma sei quarto al Mondo, non bisogna scordarlo.

Forse. O forse no. Semplicemente oggi viviamo nell’era degli esperti in nulla. 
Se prima c’erano in Italia sessanta milioni di CT di calcio, tutti incapaci nel 90% dei casi di tirare un pallone con precisione persino attraverso la porta di casa, oggi esistono milioni di esperti di nuoto, vela, taekwondo, bocce, curling, atletica che probabilmente non hanno mai nuotato più di una vasca di fila a stile, o anche se lo hanno fatto non hanno la vaga idea di cosa sia nuotare dieci chilometri al giorno perché non li fanno a piedi neanche in una settimana. 
Viviamo in un’epoca globalizzata, nell’epoca in cui le critiche ti arrivano da ogni dove. Io ho ricevuto una volta degli insulti dicendo che avrebbero espresso tramite social il disappunto nei miei confronti. Ovviamente non è mai successo, perché poi bisogna rendere conto di ciò che si dice. 

Gli atleti non sono macchine: leggono, sentono, ascoltano, interpretano, sono sottoposti a questo bombardamento mediatico che gli arriva dappertutto ed è amplificato dalla stampa e da mille siti che pur di avere qualche clic in più amplificano ogni errore, ogni comportamento, ogni parola, ogni pensiero. 
Gli atleti non sono sempre sorridenti, non sono sempre simpatici, non sono sempre disponibili. Ma se non vanno a un evento allora sono spocchiosi, se ci vanno devono pensare ad allenarsi. Ricorderete la Pellegrini che fa il giudice a un talent: ma se fa il giudice allora perde il tempo per allenarsi. Neanche ci pensano che sono tutte cose preregistrate, che si fanno più puntate alla volta, che non è vero tutto quello che si vede. Questi reality, questi talent, sono spesso tutto tranne dimostrazioni di realtà, spesso non sono neanche dal vivo ma registrati, con la possibilità di rifare infinite volte la stessa scena, fino a renderla perfetta.

Alle Olimpiadi invece è tutto live: non puoi sbagliare, non puoi rifare la battuta, non puoi tagliare la parolaccia in diretta. Gli atleti sono veri, non sono attori. E sono umani.
E la verità spesso fa male. Quando si dice a uno che fa schifo, quando si ripete a un campione che non vale nulla perché anziché l’oro ha vinto il bronzo, oppure è arrivato quarto, questo si ripercuote sul suo spirito e poi sul suo corpo. 
Ho visto tantissime facce da funerale questi Giochi. La faccia di Katie Ledecky, pluricampionessa olimpica, dopo il quinto posto dei 200, sembrava quella di una rimasta senza famiglia. Una ragazza che ha vinto, in questa edizione, due ori e un argento e ha nella sua saccoccia qualcosa come sette ori ai Giochi.

A noi piace scherzare, io stesso sdrammatizzo nei miei articoli le situazioni di tensione che vivo al di dentro, perché mi trovo a contatto con giovani atleti di ogni livello. Ma scherzare non significa insultare o banalizzare. Io conosco bene il sacrificio che viene fatto o non viene fatto da certe persone. E se so che quella tale persona non si impegna, non lesino critiche anche severe su questo. Ma se questo è il suo modo di intendere lo sport, mi adeguo; l’importante è che lui non abbia come obiettivo la vittoria assoluta, perché quello richiede come presupposto ciò che ho scritto nel primo paragrafo. Ovvero lacrime e sangue.

Lo sport con più pressioni sembra essere la ginnastica artistica, dove soprattutto le ragazze, spesso giovanissime, vengono portate lontano da casa per anni (e non solo in italia, ma ovunque)  o per sempre, entrando nei corpi militari e quindi hanno dei doveri anche istituzionali, essendo poi pagate da noi attraverso lo Stato e quindi sono obbligate ad avere certe performance. Ricordo ancora la statunitense obbligata a saltare al volteggio con la caviglia rotta per far vincere l’oro agli USA.

Riflettiamo bene quindi quando sulla tastiera, o nei nostri vocali, o parlando, ricordiamo quanto schifo facciano questi ragazzi, a cui però ci attacchiamo come semidei per cinque minuti quando ci portano un oro olimpico.

Il mestiere italico, tra l’altro, è quello di non esser mai contenti. Se vinciamo cento medaglie ma nessuna d’oro, siamo dei poveracci. Certo, è meglio vincere un oro, ma se non si vince non morirà nessuno. Meglio facce di bronzo felici, che facce tristi con un oro in tasca.

F/O119 – FuoriOnda/JAPpodcast – day7: Frecce d’argento!

Soshū umezawanoshō
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite Gianni Leoni, allenatore della primatista italiana dei 100 rana Arianna Castiglioni.

E siamo arrivati a sette. Oggi quattro medaglie per l’Italia che sta diventando la nazione di bronzo. Ventiquattro medaglie, tantissime, ma l’oro non arriva neanche oggi. Ci prova l’arciere , ci provano le sciabolatrici, ci prova il pesista ma niente, Ma noi continuiamo a sostenere la nazionale anche con la nostra sigla, che si presenta pure in doppia veste. Continuiamo con Jappdcast, il programma che sfata tutte le sfortune…ma solo se ci seguite ogni giorno!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” KARAOKE a cura della redazione su musica dei Maneskin che ringraziamo.

Puntata registrata il 31 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day8: Bronzi, amore e fantasia

L’amore vince sempre!

di Mauro Romanenghi

Tantissimo amore oggi nella vasca olimpica. Mia moglie raggiunge il massimo della felicità con l’ingresso sul podio di Florent Manaudou, secondo nei 50 stile dietro al missile della bandana. Dieci minuti dopo la Blume si issa al bronzo, dietro alla giraffa australiana e alla Sioestroem. E qui scatta il grande bacio a bordo vasca sotto gli occhi delle telecamere, alla faccia della privacy. Grande amore anche sul podio dove Bruno Fratus appena sceso dopo un bronzo storico, inseguito per oltre dieci anni, viene sbaciucchiato dalla fidanzata. Eh va beh.

Decisamente i 50 metri stile non sono per giovani. Medaglie per Dressel, Manaudou e Fratus. Un insegnamento per tutti.

Anche le vincitrici delle medaglie dei 50 femminili non è che siano giovanissime.

Paltrinieri ci prova ma obiettivamente è difficile. Non bisogna chiedere di più a chi obiettivamente di energie ne ha ma proprio contenute. Vince Finke, che fa quello che sa fare: impallinare gli avversari nell’ultima vasca: 25”78. Eh beh.

Mi facevano notare, ieri, due medaglie Svizzera e zero Francia. Oggi siamo due a uno. Anno zero per i transalpini. Non va meglio per i tedeschi, due podi ma ringraziano la malattia di Paltrinieri e Quadarella, altrimenti la vedevo durissima.

mi facevano sempre notare come gli occhialini della Jacoby le saranno anche caduti, ma sono di una qualità che neanche quelli che vendono alle casse delle piscine dei parchi acquatici…

Si completano le ultime doppiette per la felicità degli statistici. Dressel e McKeon per i 50 e 100 stile che si nuotano a crawl ma la specialità è lo stile libero (per i precisini). Poi Finke che fa sua la storica accoppiata 800 e 1500, ovviamente per la prima volta. Curiosamente ciò avviene in campo maschile e femminile, così come per i 200 dorso. Non avviene a rana nè nei maschi, nè nelle femmine.

Tempo di bilanci: 11 a 9 il confronto USA – Australia. Onesto.

Italia 6 medaglie, con lo storico bronzo della mista maschile. Due medaglie per tutti loro, sembra incredibile ma è così. E in una Olimpiade che sembrava in salita con le punte malate, è tanta roba. 

Mia moglie che si occupa dello stile va a compilare la classifica delle mascherine. Vince lo scudetto la Cina, retrocessi gli USA con la maschera da serial killer anni 80.

Alla fine la Cina ce la fa e schiera la sua staffetta femminile preferita: Peng, Tang, Zhang e Yang. Senza grande successo, ma la aspettavamo tutti.

Il nuoto va a finire, la Gran Bretagna, la Cina e il Canada sono le nazioni che si sono imposte alle spalle delle due dominatrici. Non male l’Italia, manca secondo la stampa l’oro ma obiettivamente si è raccolto il massimo possibile. Ricordiamoci che, nelle gare, ci sono anche gli altri.

Carraro ci da la perla di saggezza: siamo venuti e abbiamo fatto esperienza. E ma l’esperienza serve a 16 anni, non a 28. A 28 serve vincere, l’esperienza la dovresti avere già fatta. Opinione strettamente personale.

Solito excursus negli altri sport. Apprendiamo la fondamentale notizia che Jessica Fox, la supercampionessa della canoa slalom, ripara la sua imbarcazione con un preservativo. 

Bella la presenza dei microfoni sulle imbarcazioni della vela, peccato che così si sentano le ovvie esclamazioni scatologiche di Ruggero Tita. Caterina Banti di certo non è una fine signorina oxfordiana, ma vi garantisco che in barca si sente di peggio. Non che gli equipaggi di lingua inglese siano meglio, intendiamoci. Per chi non sa cosa significhi scatologico, si parla di cacca eccetera.

Mai più senza BMX freestyle. Altra specialità messa, come il surf e lo skate, per vendere oggetti e far vincere gli USA. Vince l’inglese.

La Biles forse non farà neanche una gara. Ce ne faremo una ragione.

Capelli multicolor nell’atletica, ma vince i 100 la giamaicana con un colore molto sobrio. In 10”61 secondo tempo di ogni epoca. Tralascio i commenti sul tempo della Griffith-Joiner.

Ed infine l’Italia perde nella pallavolo dalla Cina eliminata: chi c’è in squadra? Ma Zhang, naturalmente!

F/O118 – FuoriOnda/Jappodcast – day6: Bronzo centrato!!!

Kōshū Mishima-goe
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione

Sesta puntata del nostro speciale. Nel ricordare che il gossip non ci interessa, che gli atleti sono atleti, che si possono fare otto Olimpiadi anche nella ginnastica, che noi tifiamo i nostri ragazzi sempre e comunque anche se non vanno in finale, festeggiamo il bronzo storico nell’arco femminile. Attenzione alla BMX che ci si può fare male e al tennistavolo: puoi vincere anche se non ti chiami Chang o Ling. Ma solo se segui Jappodcast.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della Redazione pocast.

Puntata registrata il 30 luglio 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day7: La maledizione del rosa!!!

Ooops! (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Nello spettacolo si sa il viola porta male, perché è il colore della Quaresima in cui nel Medioevo (beh anche adesso nei tempi di pandemia) non si potevano fare spettacoli di nessun genere. Fortunatamente non sempre la religione adesso detta legge e quindi gli spettacoli si possono fare in quaresima (in pandemia, anche le messe… bah). 
Tralasciando la querelle fra Chiesa e spettacolo in tempi andati, passiamo alla vasca. 
Le Crocs rosa inguardabili (ma se piacciono a lei, de gustibus) non hanno portato bene a Lili King. Ma neanche gli occhialini rosa a Jacoby oggi nella mista mista. La giovanissima americana non si sistema bene gli occhialini e come un Esordiente li perde in partenza: rimangono fra naso e bocca, e fare 1’05”0 in quelle condizioni non deve essere stato semplice. Ma toglierli? Lezione di tattica per la Jacoby.
Lezione di tattica anche per la mista mista USA, che schiera Dressel sperando nel miracolo. Ma sono le altre frazioni un po’ così così, soprattutto la Huske a delfino. Avranno fatto i loro conti.

Dressel e McKeon chiamati a un superlavoro (beh, non esageriamo, non sono certo andati in miniera..) oggi. Dressel deve superarsi al record del mondo con 49”45 per avere ragione di un Milak sempre più vicino e bellissimo in 49”68, nel ritorno più veloce mai visto in 26”0!!! Milak va in giro sempre come se fosse in giro turistico, Dressel invece un po’ nervoso: li fa sciolto in vaschetta tuffi dopo la semifinale dei 50, prima della finale della mista mista. Riscaldamento in vaschetta concesso anche a McKeon (ma mettere la premiazione degli 800 e darle 10 minuti di pausa no?). Risultato 46”99 per Dressel ma soprattutto 51”70 per McKeon che passa allegramente la Pellegrini e porta l’Italia al quarto posto e con record italiano: mica male, anche se per un momento abbiamo sognato oltre!

La Gran Bretagna ci credeva moltissimo in questa staffetta. Ha avuto ragione. Enorme compattezza, nessuna frazione debole. Record del mondo. E sono 4 gli ori della squadra della regina.

Continua il duello fra USA e Australia: siamo 8 ori a 7. Questa volta gli Aussies non hanno fallito.

Zhang la ragazza ovunque dei campionati. Delfino, 4×200, 4×100 mista mista, 50 stile, spareggio con la compagna dopo la finale di staffetta: sempre con saluti, cuoricini e saltelli. Serve aiuto? Chiama Zhang! “sono Zhabg e risolvo problemi”

La barzelletta dei 200 dorso: ci sono due australiane, due canadesi, due americane e due giapponesi. E vince McKeown. 

Olimpiade delle doppiette: McKeown, Rylov, Ohashi, Titmus, Ledecky. Ci proveranno Dressel e McKeon. Prima che mi scocciate che Dressel ha già fatto doppietta, parlo dello stesso stile. Visto che siamo tutti precisini.

Naturalmente è notte. Naturalmente c’è la civetta. Naturalmente c’è Simona Quadarella. Leggo che risponde alle critiche dopo la delusione dei 1500. Cioè devo criticare una ragazza che fa i 1500 dopo la gastroenterite. Siamo proprio italiani: tutti allenatori e bravi critici. Brava Simona, fai fare un bel 800 ai tanti giocatori di Fantacalcio italiani. Non ci siamo, non ci siamo proprio!

Noé Ponti continua la favola per la Svizzera: due medaglie qui, dopo Desplanches arriva Noé per i 100 farfalla. Massimo Meloni tornerà a casa soddisfatto.

Premiazioni con il parterre del roi. Kirstie Coventry due premiazioni e nella seconda la accompagna Penny Heyns, ne abbiamo parlato. Grandissime. 

La faccia delle Grimes dopo gli 800 fa il paio con tante altre viste negli americani. Non è sempre festa, per le stelle e strisce: anche gli altri vogliono le fette di torta. 

La velocità non è un paese per giovani. Nei 50 stile, a parte Andrews direi un età media sui 27 anni.

Completo l’excursus sugli altro sport. 

Premetto che non capisco niente di scherma, ma mi sembra che nella sciabola sia quello sport dove i due avversari si gettano uno contro l’altro e il giudice premia chi urla più forte.

Inizia l’atletica. Premetto che mi piace molto, e i colori dell’atletica sono superiori a quelli del nuoto. Quello che non sopporto sono quelle attese lunghissime per partire. E poi i telecronisti che si lamentano perché le false partenze non ci sono più. Ma vedere per due minuti gli atleti ballonzolare ridicolmente a destra e sinistra è veramente noioso.

Mi dicono che hanno letto il mio commento sul vietnamita: sul mio 4,5 nella quantità, obiettano che mi aspettavo troppo. Forse sì, ma de gustibus…

Tokyo 2020 – day6: La rivincita delle segretarie

Licenziata? Ma no, oro olimpico!!!

di Mauro Romanenghi

Avete presente quelle ragazze carine, bella presenza, però non troppo appariscenti che siedono fuori degli uffici dei grandi capi (ma anche dei capi medi). Quelle che insomma sono magari superintelligenti però devono sempre dire “no è impegnato”, “no al momento non c’è” o la classica “ha un’importante riunione” (magari con un’altra segretaria).
Insomma la tipica segretaria, orecchini, gonna a mezza altezza, giacca elegante, capelli raccolti. Che poi se li sciolgono e si trasformano in bellezze stratosferiche.
La Schoenmaker no. Lei i capelli non se li scioglie, li mette sotto la cuffia. E ci tira fuori due begli orecchini da segretaria. E ci tira fuori anche il record del mondo, il primo e finora unico di questa rassegna.
Viva le segretarie e viva i 200 rana della Schoenmaker.
Lili King, da par suo, fatica ad abdicare. Dopo il terzo posto dei 100, che la costringe a non disputare la staffetta mista in finale come da legge non scritta degli americani, la ragazza delle Crocs (che tirerebbe in testa volentieri alle avversarie) credeva nei 200 ma un presagio la tormentava. Le segretarie si sa sono traditrici. E infatti anche i 200 sono andati. E’ un po’ il regno delle facce. La stessa faccia oggi si ripresenta più volte. Murphy, Scott, tutti arrivati all’argento ma che nell’oro ci credevano e speravano.

Non basta ad Eugeniia la sua doppia i. Quarta lo stesso nei 200 rana. Provaci ancora, Eugeniia. 

Murphy di cattivo gusto in conferenza stampa, facendo illazioni sulla gara poco pulita a cui hai partecipato. Gli USA ricordino che la loro stella Simone Biles prende i farmaci per la sindrome da attenzione, farmaci che una che fa il triplo salto carpiato avvitato su una trave di 20 cm di larghezza secondo me non dovrebbe prendere, al di là dell’esenzione che le venne concessa. E il caso Balco, di sicuro, non era scoppiato in Russia. 

E niente i giornalisti se non parlano di gossip non sono contenti e così tirano fuori la storia delle arciere cicciottelle e della omosessualità del bronzo olimpico dell’arco Boari. O che la Pellegrini si fidanza con Giunta (che poi bastava guardarli lo capivano anche le strisce in fondo alla vasca). Guardate per me possono anche fidanzarsi con un babbuino basta che mi portino una medaglia.

Ogni mattina la civetta di fronte a casa mia mi saluta con il suo verso, non so come si chiama il verso della civetta. Ma mi fa piacere che non sono solo, a vedere le gare!!!

Michael Andrews devo capire come con quello stile libero possa fare 1’55” nei misti, soprattutto con quella condotta di gara. Eppure c’è riuscito, una volta!

Di tutti gli argenti tristi di oggi ce ne sta una sorridente. E’ la Haughey, che dopo i 200 fa sul anche quello dei 100. Massimo raggiungibile e soddisfazione massima.

Dopo lo skate, lo sport con la percentuale maggiore di cadute è il BMX. Tutti sport americani, ovviamente, a cui cadere piace tanto evidentemente. Tra l’altro qui ci si fa veramente male!

Polemiche sui CT: scherma, ciclismo, tutto sui giornali e smentite varie. Della serie i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo la sbronza della Ohashi magra per i giappi: i 200 rana niente e niente per Hagino e Seto. Si rifanno con la spada maschile a squadre. Basta accontentarsi. 

Diciotto finali per gli azzurri finora. Secondo me la migliore spedizione da questo punto di vista per gli azzurri. Marco Agosti, aspetto conferme.

Oggi ristorante vietnamita con compagnia interessante. Nuovi spunti e nuove storie: poco cibo, ma buono. Serata voto 8, cibo 7, quantità 4,5.

F/O117 – FuoriOnda/Jappodcast – special edition: Fiorentini d’autore!

i tre moschettieri a Tokyo!
credit: instagram Rari Nantes Florentia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospiti di oggi Fabrizio Verniani e Paolo Palchetti, allenatori della Rari Nantes Florentia

Come promesso in Jappodacst numero 116, parliamo con gli allenatori di Megli, Restivo e Zazzeri, protagonisti fiorentini (uno d’adozione ma vale lo stesso) ai Giochi. In realtà parliamo solo con Fabrizio, perché Paolo è molto schivo e in più… sta allenando! Scoprite così come sono stati preparati i ragazzi e i piani futuri dei “ragazzi” di Firenze. Perché Parigi 2024 non è così lontana. Oggi quinta puntata speciale.
Jappodacst…con la nuova sigla!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

sigla: karaoke della redazione, ahivoi!

Puntata registrata il 29 luglio 2021.

credit foto: Rari Nantes Florentia (Instagram)

F/O116 – FuoriOnda/JAPpodcast – day5: Argento ottocento

Tōkaidō Shinagawa Goten’yama no Fuji
wikipedia in CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospiti di oggi saranno nello speciale Jappodcast 117, i tecnici Verniani e Palchetti della Rari Nantes Florentia .

Oggi quinta puntata speciale. L’argento di Paltrinieri, il ritorno all’oro dell’Italia con il canottaggio in zona…Cesarini, due bronzi di cui uno con un po’ di rammarico. E poi la pallanuoto, la BMX, la vela…incomma…continuate a seguirci, perché Jappodcast porta sempre l’argento vivo addosso!!! Che a Tokyo sta benissimo!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 29 luglio 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Tokyo2020 – day5: Santi, capitani e navigatori!

Virus de che? (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ricorderete la grande vittoria del capitano baffo agli Europei di Budapest.
Beh il baffo non c’è più, come non c’era per Frigo, nella staffetta veloce. Ve lo dico per informazione comunque che sulla barba e i baffi si possono annidare delle particelle virali, ma oramai è inutile: quindi meglio non avere barba e baffi, per gli sportivi!
A parte gli scherzi, al nostro capitano (perché oramai lo è ufficialmente) neanche il virus lo ferma. 
Che poi con queste mascherine abbiamo fermato tutti i virus, ma la mononucleosi no.
Ma mentre la Quadarella è un po’ più delicatina, Paltrinieri non lo ferma nessuno. E così si deve arrendere solo al motoscafo americano Finke che spara un 50 da 26” alto e vince, seppure di pochi decimi. Bravo Finke ma immenso Gregorio: non avrei giocato neanche la ruota di scorta (che non ho) della mia macchina. A lui il virus gli fa un baffo!

Grandi sorprese oggi. Infatti subito dopo si arrende Anton Chupkov che non riesce a fare la tripletta Europeo Mondiale Olimpiade. La sua tattica stavolta non funziona, o è lui che non funziona benissimo. In ogni caso vince l’australiano il cui nome sembra quello dei romanzi di Stevenson, Stubblety-Cook. Precede Kamminga, che ancora una volta si deve arrendere, e soprattutto il finlandese Matti Mattson (che sarebbe come se noi chiamiamo uno Mauro Mauri), grande sorpresa, che porta il suon bel cranio pelato e gli occhiali sul podio. Nuoto ignorante senza cuffia , il ragazzo sembra in foto André the Giant, il wrestler degli anni 80: in realtà è meglio di quello che sembra e noi lo vogliamo così, nordico e selvaggio.

Dopo il chupa chupa russo succhiato dagli avversari, arriva la cinesona (non si può dire cinesina di certo) Zhang, una delle 113 Zhang della nazionale cinese. D’altronde quando infili le avversarie fai Zhang!, non di certo Chen o Ling. Record mondiale in tessuto (e chi se ne frega), saltella qui e là e manda cuori a tutti. Occhio a non esagerare, sei sempre cinese.

Infine la gara dei califfi (ormai li chiamano tutti così). Beh si vede che non basta essere giovani e voglioso per vincere. Dressel fa sua la finale più veloce della storia, ma deve sudare tutte le sciarpe e le bandane che ha per battere Chalmers, che non aveva nessuna intenzione di abdicare.

E infine il solito suicidio australiano che ama perdere la 4×200. Stavolta lo fa contro la Cina, con una Ledecky che passa in 55”00 ai 100 per rientrare, e non ce la fa per poco a vincere. Quattro record in una finale non li avevo credo mai visti: record del mondo della Cina e continentale per le prime tre squadre. La Cina la più compatta come sempre, schiera la Zhang data un po’ stanca dopo i 200 farfalla che infatti spara una mega frazione. Uguale alle nostre atlete che non riescono a fare due gare di fila. L’Australia paga le due frazioni di apertura, non bene anzi male. Ma è così…le avessimo noi, due frazioni fatte male così.

Parliamo di Emma McKeon, la donna il cui collo rappresenta il 15% della sua altezza di più di 180 cm???

Rylov qualifica la sua mascherina leopardata e soprattutto la sua mascella volitiva per un 200 che può solo perdere. Ma hanno perso in tanti questo giro.

Qualificarsi quasi tutte sotto il 53” nei 100 stile? Fatto!

E andiamo per D..!!!!! (screenshot Eurosport)

Faccio un piccolo excursus sul canottaggio, che sfata la maledizione del secondo oro con le due ragazze dei pesi leggeri (beh a vederle sono proprio leggere). Ieri record mondiale, oggi oro allo sprint. Brave Cesarini e Rodini: a fianco c’era pure la Gran Bretagna ma niente abbordaggio questa volta.

L’Italia si sa è un popolo di santi, poeti e navigatori. Qua alle Olimpiadi il concorso di poesia non c’è, e di navigatori come visto ne abbiamo: canottieri ma anche velisti che stanno andando molto bene e alcuni si giocano anche dei posti importanti. Anche qui ho visto un paio di abbordaggi mica male, uno nella classe 49er con due barche una sull’altra: spettacolo.

Santi invece ce ne sono parecchi, invocati un po’ da tutti. Due giorni fa la madre del Signore fa la sua comparsa sul campo di pallavolo, e oggi viene chiamato direttamente in causa Gesù Cristo nel commento del canottaggio. Bene che ne abbiamo bisogno, ma senza esagerare!!! Comunque, i microfoni direzionali sono troppo ben direzionati, e di commenti se ne sentono anche peggio.

Parlavo della faccia di Ceccon: vogliamo parlare della faccia sul podio di Romanchuk, che sembrava davanti al plotone d’esecuzione? O di quella della Flickinger che guardava la Smith come a dirle perché non sei rimasta a fare dorso a casa tua?

Ora è giusto commentare che Finke poteva partire prima e ha rischiato. Ma ha vinto, e chi vince ha sempre ragione: finché vince, ovvio.

Ora mi deve spiegare Murphy perchè ha così freddo mentre tutti gli altri arrivano in maglietta… anche Dressel non scherza, comunque. 

La raniste russe si chiamano Eugeniia e Mariia. Ma una sola I non bastava?

Mi ero dimenticato delle Crocs rosa della Lili King. Sono fatti suoi ma sinceramente preferivo averle scordate. Tra l’altro, mi sono sempre chiesto come faccia a fare rana con quella gambata. Evidentemente lei non lo sa e va forte lo stesso.

Certo Razzetti deve recriminare sul suo dorso carente che lo porta fuori dalla finale olimpica e ci lavorerà, ma vedere lo stile di Andrews è veramente peggio delle Crocs di KIng.

Chiudo con una riflessione.
Solo in Italia siamo stanchi, non riusciamo a fare due gare in un pomeriggio, non riusciamo a tenere gli otto giorni, non riusciamo a provare a fare gare diverse. Cito esempi.
Flickering fa i 400 misti e i 200 farfalla.
Regan Smith si spara 200 dorso e 200 farfalla perché vede che non ci sono tante avversarie e comunque fa fatica a dorso nei 200.
La Zhang fa i 200 farfalla e dopo un’ora fa 1’55” nei 200 stile.
Voi direte che sono campioni. Beh, se vuoi esser campione devi fare anche questo: prendere esempio.

F/O115 – FuoriOnda/Jappodcast – day4: All’abbordaggio!

Shojin tozan
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Simone Palombi, allenatore di Federico Burdisso bronzo olimpico nei 200 farfalla.

Quarta puntata e l’oro non vuole proprio arrivare. In compenso l’Italia, nuoto compreso, macina medaglie e siamo a quota quindici!!! Gli italiani vanno tutti fortissimo, ma gli avversari tentano di abbordarci continuamente! Dove? Ma dovete sentire la puntata per scoprirlo e per ascoltare l’intervista a Palombi, il coach di Burdisso. Continuate a seguirci, Jappodcast si sta pure preparando la sigla!!!

Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di Lifesavinginitaly.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 28 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro