Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione redazionale di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo il nostro Astrolifesaver di fiducia e come sempre Marco Agosti in redazione.
Ospite di oggi Francesca Fangio, primatista e campionessa italiana assoluta dei 200 rana.
Bellissima chiacchierata oggi con Francesca Fangio, la campionessa italiana dei 200 rana che nel 2021 ha coronato il suo sogno olimpico grazie al record italiano stabilito a Roma battendo un primato che resisteva da Roma 2009. Convocazione conquistata con “la caparbietà che la caratterizza”. D’altronde è di Livorno, e si sa che i livornesi sono molto cocciuti! Ma è anche lombarda d’adozione, e ci facciamo raccontare come è finita in quel di Treviglio. Tutto questo e altro nell’intervista con Francesca solo su Fuorionda, il podcast sul nuoto…e non solo!
Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.
Ogni giorno entro in vasca ad allenare e c’è il solito giro di scommesse sui vincitori, piazzati e medaglie. Io che nel 2008 ho perso il fantanuoto arrivando ultimo su cinquanta iscritti dietro anche a Sports Illustrated (notoriamente scarsissimo a livello di pronostici) vengo quindi interpellato per capire su chi puntare i 15 centesimi della giornata. Ieri ho dato vincenti sicuri McIntosh nei 200 farfalla e Marchand nei 200 misti e così sono stato ascoltato. Poi mi hanno chiesto lumi sulla 4×200. Ho detto Canada o Cina. Poi se le cinesi decidono di suicidarsi, non è colpa mia. In ogni caso niente di grave, quindici centesimi si possono spendere.
Le canadesi finalmente dai e dai ottengono le vittorie tanto agognate: addirittura due. E’ un po’ come Rufus Roughcut con la sua spaccatutto: triturare gli avversari finché si vince per demolizione. Per chi non conoscesse Rufus, tipico esponente dei taglialegna canadesi, può vedere qui. Era comunque solo questione di giorni. La notizia di giornata quindi è la vittoria del Macbookpro da parte di Summer, grazie al successo nei 200 farfalla. Summer vince grazie alla sua costanza, il futuro è suo e dei suoi Mac. Se poi facciamo meglio qualche apnea magari si va anche più sicure. ll secondo successo è della Masse. Beh un nome una garanzia. Intanto Summer inserisce nel suo Mac la seconda vittoria candese.
Deserto italiano il mercoledì e purtroppo, viste le premesse, deserto anche il giovedì. Miressi purtroppo non ci da soddisfazioni, la faccia triste c’è e si vede. Non tutte le ciambelle riescono col buco e vedremo quindi nella mista se il nostro gigante ci darà soddisfazione. Altrimenti, sarà per la prossima. Si salva, nel deserto del Sahara, Chicca Fangio che centra la prima finale mondiale. Siamo a posto: manca solo quella europea e poi il filotto è completo. Il resto va tutto benissimo.
Allons enfant de la patrie, le jour de gloire est arrivé. Non solo Marchand ma anche il velocista Grousset che ci prova fino all’ultimo a guastare la festa del conte Popovici (ho controllato: si pronuncia Popovic). Il francese rischia la giugulare (si sa, contrariare i conti transilvani non è un bel mestiere) ma alla fine non serve nessuna sortita notturna di vendetta. L’oro va a David e siamo tutti contenti così. Salva la faccia anche il Canada maschile con il bronzo, per tenere vivo almeno l’orgoglio.
Finale atipica nei 200 rana quella che si disputerà dato che, a parte il campione olimpico senza rivali (segnate) vede tutti molto vicini. Certo vedere che Islanda, Svezia e Finlandia hanno un finalista e l’Italia non ha neanche partecipato, fa specie.
Una volta si giocava in cortile, la sera, dopo aver mangiato. Non tanto, magari finchè faceva un po’ buio. Fino alle nove e mezza, però, ci stava. Magari a nascondino (nel buio delle ombre, difficile essere scoperti). Per stare sotto, si faceva la conta. Bim Bum Bom, la morra cinese, le filastrocche, e via si partiva con lo sfigato che doveva farsi tutti gli androni delle scale.
Oggi gli italiani ci hanno preso gusto e anche loro si fanno la morra cinese per decidere la finale. Una morra cinese che premia gli avversari di Zazzeri e Scalia. Si vede che i nostri, da piccoli, a nascondino non ci hanno mai giocato
Diciamocelo: c’eravamo fatti la bocca buona, e quindi pregustavamo il successo di Martinenghi nei 50. Niente da fare, stavolta Fink fa il colpo vincente. Oggi è il giorno di Fink. Infatti un altro Fink, stavolta con una E in più, si fa riportare in carrozza fino ai 50 finali degli 800…Finké non li frega tutti. Questa me la ero segnata da Tokyo dello scorso anno. Scusatemi. Non lo farò più.
Mica male Milak. L’ungherese che mi fa venire in mente la marca delle tavolette di cioccolato dalla mucca viola, vola invece in vasca senza avversari. Manco la scia riescono a prendere. Record mondiale stracciato e la soglia del 1’50” che si avvicina pericolosamente. Tutti a incartare le tavolette di cioccolato, adesso!
Anche la soglia dei 47” si avvicina per il conte David (che la FIN ha già chiamato con tre nomi diversi: si chiama Popovici e credo, anche, con l’accento sulla I finale, ma non ci giurerei). Dressel intanto, per non saper leggere né scrivere, quatto quatto da forfait. Problemi per l’asso USA? Vedremo nei prossimi giorni.
Oggi fra i miei favoriti c’era Marchand, nei 200 farfalla. Domani sicuro oro nei 200 misti. Sicuro.
I francesi continuano nel loro percorso di rinascita, con i 100 di Grousset on 47”54.
E qui mi butto e do per sicuro l’oro della McIntosh, che ha bisogno del Macbookpro. O qui, o con i 400 misti, lo zio glielo regala se vince. Ma secondo me, già qui.
Staffetta mista mista stregata per gli azzurri. Diciamo che il lancio poteva essere migliore, diciamo anche che Ceccon è alla sua nona uscita in quattro giorni. Va bene così, però brucia.
Esistono anche le cinesi alte. Che vincono i 200 stile libero. Dove non c’è più la Pellegrini, così l’ho detto pure io e non ci penso più.
Oggi ho cambiato auto. Aveva nove anni e aveva fatto duecentomila chilometri (200,000). Era il momento giusto, e poi mi aveva accompagnato in tanti posti. In uno in particolare però, e c’è un bell’adesivo dietro a dimostrarlo. È stata, è vero, per dieci giorni circa nel parcheggio della Duna Arena, però fino a Budapest c’è andata nel 2017. Lì dove ho fatto volare la sedia per le scale, dove ho urlato come un pazzo quando la Pellegrini vinse quel 200 dopo anni di buio, lei c’era. Oggi l’ho parcheggiata lì, nel piazzale del concessionario. Anche la squadra azzurra si è rinnovata. La Pellegrini si è parcheggiata pure lei, i suoi chilometri li ha fatti. E quindi basta con sta storia della prima volta senza la Pellegrini. Anzi speriamo che ogni volta che sia la prima senza qualcuno, sia così.
Ieri lo avevo detto, vediamo che succede, ma come dice qualcuno che ne sa, c’è chi le cose le pensa e chi le fa. Ceccon le fa: nel bene e nel male. Ma stavolta il record del mondo non lo tiene più e da il via a tutta una serie di sproloqui che noi gli perdoniamo. Avrebbe potuto dire qualsiasi cosa, anche che si candidava a zar di tutte le Russie. Invece si limita a dire che non sa come si dice in italiano “achievement” (risultato, non è difficile dai), e che non è questo l’obiettivo. Bene, basta che lo sai tu, l’obiettivo, a noi va benissimo.
La faccia di Ceccon quando gli mettono in mano l’assegnone poi è impagabile. Ma mai quella di quando glielo tolgono. Tranquillo Thomas non è quello vero, i soldi sono già in banca.
Non passa un quarto d’ora e la mia voce si azzera definitivamente. Dopo un anno difficile, dopo un’Olimpiade che se fossi stato in lei avrei detto “da schifo”, Benedetta Pilato da Taranto si impone di forza nel 100 rana più scarso degli ultimi anni. Ma sinceramente, come diceva Martinenghi, a volte basta vincere. E quindi visto che il motto di oggi è “se puoi farlo, fallo”, Benedetta lo ha fatto.
Le pagelle non mi piacciono. Ma voto zero alla RAI per aver tolto il collegamento un secondo dopo la vittoria della Pilato.
Entra con modo felpato il conte (e non il principe) rumeno. Lontano bisnipote di sessantesimo grado di Vlad l’impalatore, David Popovici saluta tutti ai 150 e se ne va. Ora devo dire che nuota veramente bene. E quindi A) Dressel è avvisato ma non penso abbia gran paura B) per i miei amici giocare Popovici vincente nei 100 potrebbe essere una buona carta C) attenzione anche a Hwang per il prossimo futuro
Un piccolo incoraggiamento a Simoncina, son cose che capitano. Ricorda la cagarella di Ledecky nel 2019. Dai, ce la facciamo.
Anche oggi le canadesi a mettere paura nei 100 dorso con la Masse…dai e dai vedrai che a furia di legnate ce la fanno pure loro.
La domenica dovrebbe essere una fonte di tranquillità. Questa domenica no. Direte voi perché c’era Martinenghi favorito per i mondiali. Ebbene, no. C’era il settantesimo di mia suocera. Sono sopravvissuto all’evento grazie al fatto che ogni tanto potevo collegarmi con lo smartphone alle finali di nuoto. E subito ne ho approfittato, inchiodandomi davanti all’evento clou della serata, appunto la finale dei 100 rana. Premetto che la famiglia di mia moglie è l’antisport: sanno a malapena di calcio, e fortunatamente poco anche di quello così non mi devo sorbire gli inutili sproloqui italioti su allenatori, formazioni e giocatori. Figurarsi il nuoto (credo sappiano a malapena fare due vasche, salvo qualche eccezione che conferma la regola). Quindi vedersi le finali è un buon modo perché nessuno si avvicini. Se poi la scusa è un italiano che vince, meglio ancora.
C’era anche una piscina per fare i tuffi. Mi aspettavo da un momento all’altro che una rana saltasse fuori e finisse nella vaschetta, mentre i bambini si tuffavano nell’acqua dal colorito bruno (insomma, se i bambini ci saltano dentro tutto il pomeriggio…)
E allora dalla rana di Nicolò alle 18.06 arriva il primo oro di questi Mondiali. La vasca della Duna Arena fortunatamente non è come quella della festa, anche il tuffo di Nicolò. La gara ricorda un po’ quella di Fioravanti nel 2000, americano davanti e poi distensione nella seconda vasca. Abbiamo quindi un degno erede di Domenico (anche se la rana di Domenico, diciamolo, era tutt’altra cosa).
Dire che me lo aspettavo mentirei. Ma ci speravo fortemente. Ovviamente, in mezzo al prato della festa, sono stato preso per matto nella mia esultanza, perché intanto l’atmosfera si era fatta rilassata e c’era un po’ aria di sonnecchiamento post prandiale.
Non c’è molto altro da dire. Tripletta americana di vittorie, manca la Russia e si vede, manca la canadese MacNeil protagonista dei 100 farfalla olimpici e manca la sfida dei misti dove la Walsh fa il bello e il cattivo tempo. C’è invece sempre Dressel che è sempre Dressel.
E poi c’è lui, il baffetto più veloce dell’Italia, che oramai ad ogni frase ci stupisce. Noi ce lo ricordiamo ragazzetto che non sapeva cosa dire. Si vede che sa cosa dire e anche cosa fare. Comunque, per lui, sette uscite nei primi due giorni e tempi di tutto rispetto con tre record italiani e la top ten dei 100 dorso. Beh visto che è scocciato di aver perso, vediamo di rifarci.
Come sempre quando iniziano i Mondiali mi scrivono: aspettano i miei commenti. Io oggi pensavo di andare allo Street festival del mio paese a vedere lo spettacolo di danza del ventre, con la ragazza un po’ incapace ma direi giustamente figa che si dimena, bevendo una birretta. Lo ho anche fatto, incontrando nel frattempo tre master, due agonisti, un genitore di un atleta che non ho ben identificato ma che ho salutato per educazione, e facendo cadere una birra a un signore per accarezzare il suo cane labrador (la birra l’ho ripagata). Con me avevo i nipotini (beh, adesso nipotoni, uno è bello grosso) che nel pomeriggio avevano visto con falso entusiasmo qualche gara di nuoto, commentando la vittoria degli americani nella staffetta (“gli americani devono stare sempre in cima al podio”). Insomma lungi da me dallo scrivere. Invece arrivo a casa ed eccomi sulla tastiera, come neanche Woodward e Bernstein nel caso Watergate (di cui ricorre il cinquantenario in questi giorni, così si fa cultura generale).
I Mondiali li fanno a Budapest, che si sa è il refugium peccatorum delle manifestazioni. Non sai dove andare per fare il campionato assiro? Ti è scaduta la rata dell’impianto e non sai dove fare il criterium del vicinato? Il Bahrein ha rinunciato ai Giochi mondiali del deserto? Vai a Budapest, che lì di sicuro te lo fanno fare e ci viene pure la gente, con le ragazze fighe molto meglio della danzatrice del ventre di stasera.
E dai, come primo giorno non c’è malaccio. Un bel 3’41”22 in apertura nei 400 stile, a un secondino dal mondiale di Biedermann, per l’australiano Winnington, che con un cognome così non può che essere un vincente (come Washington poteva essere un tipo molto pulito, insomma). Il giovane emergente tedesco Martens non emerge abbastanza e si ritrova secondo.
Comincia la solita sequela di scuse italiane, con De Tullio al quinto posto che ha dato il massimo, che si sente indurito eccetera. Come vedremo proseguiremo su questa linea. Io qui ve lo giuro se a Roma questi ragazzi fanno due secondi meno io lancio la fatwa contro la excusatio non petita e manderò i kamikaze contro i nuotatori scusazionisti, che sono peggio dei novax e dei negazionisti del COVID.
Mentre Martinenghi e Ceccon raggiungono agevolmente la finale, non tanto agevolmente ma comunque vincente torna la Ledecky nei 400: anche se la principale avversaria non c’è. C’è invece la canadese McIntosh, che per la vittoria dell’argento avrà in dono un Minimac dallo zio d’America MacIntosh. Se avesse vinto, un Macbookpro non glielo toglieva nessuno. Ma essendo del 2006 avrà altre occasioni, credo.
Chiudo con gli italiani e l’homo scusozoides grazie alla Di Liddo, che fra le tante cose afferma che lei gareggia meglio nel mese di agosto. Chiedo alla FINA di tenerne conto per la prossima edizione. L’Olimpiade di Parigi, comunque, sarà verso fine luglio. Prepariamoci.
Si rivede la Hosszu, che agguanta la finale. Chissà se un tollino per chiudere una dignitosa carriera, in casa, lo prenderà. Difficile ma possibile, per la lady di ferro (che non è la Tatcher, tornando a fare cultura generale).
Ceccon si presenta con questo baffetto un po’ da poliziotto anni 70. Anzi, diciamo che il baffetto è tipico di un certo americano di Monaco di Baviera 1972. Forse per darsi un tono più adulto, non so. Ceccon si presenta alla premiazione della 4×100 stile (bronzo acquisito in stile italico con grande sofferenza) con le braghette corte. Insomma, decidiamoci. Ceccon, ma questa volta non è colpa sua, sfoggia anche la felpa stile pigiamino della squadra azzurra. Deve essere uno stile di moda, perché anche gli statunitensi hanno optato per la tuta pigiamino.
Il numero di giornata lo fa il francese Marchand, Dopo anni in cui i francesi stavano mangiando le suole degli italiani, ecco sbucare l’oro che non ti aspetti (troppo). Con questo tempo, il secondo di sempre e record europeo, Phelps trema: il suo ultimo record individuale forse ha i giorni contati.
Il numero azzurro di giornata è Lorenzo Zazzeri, che da vero artista si inventa la rimonta della staffetta azzurra passando al secondo posto con un ottimo lanciato.
Dei 32 staffettisti ben tre stanno sotto i 47”, quindici sotto i 48”. Poche le note stonate tra cui Bouhs che affossa la staffetta ungherese con 49”0: bouhhh…sss!!!
Le australiane oramai hanno imposto la legge per cui la 4×100 stile femmine deve venire vinta dalle cangurine. Chiunque sia schierato, deve vincere. Diciamo anche che se schieri quattro che fanno 52”8 di media, difficile perdere.
Finiamo con le braciole canadesi. A parte che solo in Canada puoi trovare una staffetta con due alte 160 e due 180 centimetri, la cura a base di nuotate in risalita nei torrenti e di lotte a mani nude con i grizzlies funziona. Ora attendiamo le foglie d’acero nelle gare individuali.
Abbuffata per l’Italia!!! – Credit Giallozafferano
Se fossimo Oronzo Canà lo chiameremmo schema 5-5-6, oppure visto il congruo numero di medaglie che arriva dalle staffette miste e dai misti (ben cinque) un bell’antipasto misto di Natale. Sedici medaglie ben distribuite, undici primati italiani di cui quattro nelle staffette olimpiche, terzo posto nel medagliere. Soprattutto un cambio di pensiero fra i ragazzi: speriamo sia finita l’epoca del “ho dato tutto ma più di così era impossibile”, “avevo preparato il meeting della Montagna Russa e quindi qui non ero in forma”, “il mio obiettivo erano gli Europei e i Mondiali erano un premio aggiuntivo”. Certo, qui c’erano ragazzi che rispetto a Kazan non erano la brutta copia ma neanche sprizzavano fuochi d’artificio come a Capodanno. Faccio solo un esempio, con il Lamberti di Kazan a qualche tolla in più preziosa si poteva ambire. Ma non bisogna recriminare, altrimenti torniamo allo schema “non capisco cosa sia successo”: semplicemente ci sono tante gare e non sempre si può essere splendidi. Questo vale tanto di più per il prossimo anno con quaranta fantastiche manifestazioni tutte belle e smaglianti ma che bisogna scegliere: non si possono fare Mondiali, Europei, Universiadi, Mediterranei, Mondiali militari, World Games, Giochi della Fratellanza e tutte le altre gare italiane. Mia moglie continua a ripetere che fare la ISL, dove bisogna gareggiare, gareggiare e poi dopo gareggiare (modello americano) ha aiutato. ha sicuramente ragione, come tutte le mogli.
Ieri si aggiungono al club del doppio oro anche la MacNeil (avevo dimenticato Seto!!!) e Nic Fink vincitore ahinoi dei 50 rana su Martinenghi. Il ragazzo varesino sembra farcela, ma poi si vede come Fink si avventi meglio sulla piastra. Avventarsi sulla piastra ieri era lo sport nazionale, che in genere riesce bene agli americani: infatti è la Escobedo a lanciarsi meglio al tocco dei 200 rana e regalare così l’oro numero nove agli USA. Se guardate l’arrivo, la russa era nettamente avanti ma se arrivi sbagliato, in un arrivo con tre in un decimo, cara grazia che sei a medaglia. Un plauso a Francesca Fangio in questa finale: se raccogliamo i centesimi che la separano in ogni gara che fa sui 200 dal record italiano forse per fare un secondo bisogna sommare venti gare.
Se abbiamo imparato qualcosa forse è gettarsi sugli arrivi. Lo fa benissimo Miressi, che così ha raccattato due ori. Quello di ieri vale tantissimo, perché dopo 50 metri nessuno avrebbe scommesso un nichelino (gli americani sì, tanto vale poco) sulla sua vittoria. Il piemontese si emoziona il giusto davanti alle telecamere, diciamo che nella classifica dell’assenza di emozioni dopo Terminator e Robocop sul podio c’è Miressi. Anzi forse Terminator negli ultimi film mostrava qualche empatia.
Arriva il record mondiale anche nell’ultimo giorno sui 1500 stile. Lo aveva detto Paltrinieri, forse sperava di farlo lui: lo fa Wellbrock, ed è giusto così. Ma non è finita qui. E occhio ad Hafnaoui: qui mi fermo.
La mista maschile invece è la compattezza. La compattezza e la resistenza: torniamo al motto “siamo stanchi all’ultimo giorno” come se fosse l’ultimo solo per noi. Certo non si chiede di fare una prestazione monstre all’ultimo giorno, ma mantenendo un onesto standard prestativo (leggi rifare più o meno i propri tempi) qualcosa di buono si ottiene. E difatti continua il trend di Tokyo e stavolta arriva l’oro perché gli USA non sono proprio gli USA di Tokyo. Ma a noi ce ne frega il giusto e quindi i ragazzi vanno a raccattare il giusto. Il record mondiale è a poco, quasi tutto il distacco preso nel dorso. Ma vuoi rimproverare Mora, tre finali individuali e un argento? Ma dai!!! Comunque abbiamo scoperto che è basso al microfono della Caporale. Scenetta epica.
La scenetta epica si ripete con la staffetta mista femminile che scopre di avere fatto il record italiano, e sciorina l’unica serie di lamentele sentite fin qui. Mitica la Di Liddo: “per me è difficile stare tanto fuori di casa”. Mitica!
Kawecky e la sindrome del redivivo: al mattino rischia di brutto dopo una gara da narcolessia. Al pomeriggio sembra continuare la crisi narcolettica ma è tutta una tattica e grazie alle sue sub da 15 metri e alla corsia otto dove nessuno lo caga vince. Mora studia da Kawecky ma non è ancora Kawecky: quarto e record italiano.
Non ho parlato mai dei Mecasacchi, ma non posso non farlo dopo il voto della tartaruga mascotte. Alla richiesta di Mecarozzi, Luca risponde sicuro: “Dieci!”. Neanche Borghese può fare meglio. Grazie Sacchi e grazie Dana la tartaruga.
Un mio amico mi raccontava una volta di un suo collega che conobbe una ragazza. I due si innamorarono e poi si sposarono. Il collega, durante il periodo di fidanzamento, ebbe modo di esprimere – a modo suo – l’apprezzamento per questa ragazza. Di lei disse appunto a questo mio amico: “chista è pericolosa, amico mio: chista, legge!!!”. Ognuno naturalmente tragga le sue conclusioni, ma questo aneddoto lo traslo alla storia di oggi. Perché ad esempio anche pensare troppo, a volte, è pericoloso. Abbiamo parlato tante volte di Matteo Rivolta, un ragazzo che si è rivelato nei primi anni del decennio ma poi non è mai riuscito a esplodere veramente. Ha peregrinato qui e là, e ora è approdato da Pedoja. Potremmo definirlo il delfinista pensatore, per la sua troppa serietà. Ma nel nuoto forse non bisogna stare troppo a filosofeggiare. Ecco, prendo come spunto la storiella iniziale per dire che forse Matteo, pensa. Troppo. E questo non lo dico io, ma i suoi allenatori. Ecco forse oggi non ci ha pensato tanto e ha solo buttato il cuore oltre l’ostacolo, conscio del suo valore e di un 48”64 realizzato nella ISL. Perché non è che ha battuto proprio degli scarsi, con due dei primi cinque della topten assoluta (tre, contando lui). Spiace non aver potuto vedere qui, così come non abbiamo visto Cerasuolo, Stefanì, causa tempo limite realizzato troppo tardi. Chissà, magari avremo avuto un altro atleta in finale a giocarsela. Inutile pensarci troppo.
Lampi d’azzurro oggi ovunque, con semifinali superate praticamente da tutti. Tre medaglie conquistate, la nazione forse più in vista dopo gli USA che naturalmente dopo due giorni così così infilano due podi oro bronzo e una staffetta in chiusura. Tanto per chiarire che Dressel o non Dressel, Ledecky o non Ledecky, le stelle e le strisce ci sono sempre.
Anche Nic Fink c’è sempre, oggi. L’ho notato un po’ per caso. Prima si fa i 100 misti e i 200 rana in batteria, poi si spara la staffetta mista mista, poi eccolo in finale nei 200 rana vincerli d’autorità in 2’02”28, poi una bella semifinale dei 100 misti per sciogliersi e infine argento nella mista mista finale. Di certo non è uno che ci sta troppo a pensare su, se c’è da gareggiare.
La Masse secondo argento in due giorni. Dicono che si sfoghi spezzando le pietre del deserto a mani nude, non essendoci qui le querce.
Torniamo a bomba sugli azzurri. Intanto argento e primato personale per Simona Quadarella, che agli Europei aveva preso una sonora scoppola dalla Kirpichnikova, l’unica russa di cui è più facile scrivere il nome che pronunciarlo. Qui viene battuta di nuovo ma per poco. E’ la cinese Li che però mette d’accordo tutte con un bel 8’02”90. Tra l’altro, senza pensarci, partono tutte alla garibaldina con un bel passaggio a 57” nel primo 100. Alla faccia della gara tattica. In chiusura, l’Italia conquista anche un bronzo insperato nella mista mista. La Di Pietro è molto felice di questa medaglia, e saltella qui e là dietro Martinenghi. Alla fine, una medaglia mondiale non è mica da tutti i giorni. Certo con il tempo degli Europei era argento, ma pensarci non serve.
Guardando la finale dei 200 rana, il fatto che non ci fossero italiani (ma nemmeno in batteria) è stato un po’ sorvolato. Certo non si mette un bell’accento come se fossero i 200 stile della Pellegrini. Eppure non è che nel recente passato non avessimo avuto discreti rappresentanti. Così a caso vengono in mente Fioravanti, Rummolo, Bossini, Giorgetti, Facci. Medaglie olimpiche o mondiali non di cento anni fa. Come per i 200 stile e la velocità donne, i ranisti ci facciano un pensierino. Ma non troppo.
La Divina e le damigelle d’onore di gran lusso (screenshot Raisport)
Come sapete bisogna vaccinarsi con la terza dose. Dico bisogna perché ce lo dice la scienza, mica pizza e fichi. Ebbene io l’ho fatto, e diciamo che prima o poi doveva capitare, non sono stato benissimo. Niente di che, un po’ di fiacchezza, e se magari il centro vaccinale non fosse stato a 3 gradi centigradi di temperatura, magari sarei stato anche meglio.
Comunque il giorno del vaccino mi sono visto gli Assoluti (non tutti, solo un pezzo del pomeriggio, prima stavo a letto cercando di scaldarmi e leggendo la raccolta di fiabe della Carter, che consiglio), con una bella tazza di tisana in mano. Non amo le tisane, in genere, ma in questo caso un po’ di caldo non guasta mai.
Che ti vedo in streaming? Ma l’addio della Pellegrini, addirittura in diretta nazionale con spostamento della sua gara al pomeriggio.
La gara è stata abbastanza scontata, ma comunque la Pellegrini si è impegnata.
Il dopogara è durato quasi quanto la diretta (esagero, ma è quasi così). Invitate come damigelle d’onore tipo matrimonio – e non è escluso che lo rifaranno veramente quando ci sarà quello ufficiale – campionesse che la Pellegrini ha battuto e non; in questo è stata imparziale. Infatti c’era la Potec, che la infilò ad Atene grazie alla miopia e alla sua respirazione monolaterale, così come la Heemskerk che per vincere una gara ha dovuto sudare sette camicie: penso a memoria sia un mondiale di corta, vasca che la Fede ha amato quanto lasciare Verona per andare in Francia a nuotare o i mesi passati con Morini. C’era pure Alice Mizzau, che non ho capito bene tra le varie campionesse a che titolo ha disputato il final fight: ma chi sono io per discutere le scelte della padrona di casa? Una cosa, però, la posso dire alla fine: le orecchie fuori dalla cuffia nelle interviste le può osare solo lei…capisco lo sponsor, però come style è rivedibile. Ma ti perdoniamo! A parte gli scherzi tra Sjoestroem, Verraszto, eccetera hanno “gareggiato” per 50 metri (sguazzato, direi), tipo Laszlo Cseh a Budapest poche settimane fa. Dopo, fiori e opere di bene. Del discorso non ho capito nulla, ma non importa. L’importante è che non abbiamo perso Malagò cercando di farlo uscire dalla testata della vasca (non si fa, lo sanno tutti) e che ora siamo rimasti senza la staffettista per la 4×100 mista mista che non era male e nemmeno per la mista femminile. La 4×200 la do per persa fino a nuovo ordine e quindi ora, sotto a chi tocca.
Se ne va anche un pezzo di velocità femminile. LA staffettista della 4×100 veloce è lei: Erika Ferraioli, la velocista sobria, quella che dopo le gare individuali aveva sempre un’espressione indecifrabile, e poi in staffetta ci stupiva. Studiosa e diligente, mai appariscente, la abbracciamo da lontano e ci ripromettiamo di sentirci per raccontarci una bellissima carriera. Al momento in cerca di eredi.
Ultimo addio in punta di piedi per Laura Letrari, che ricordiamo anche lei come velocista di razza. Lascia con l’ultimo titolo nei misti, gareggerà ancora ma il palcoscenico lo chiude qui. Uno dei nostri primi podcast, tra l’altro, che ricordo con grande piacere.
Riguardo agli Assoluti, che dire. Troppe gare nel periodo, troppi appuntamenti per nuotare e quindi agonisticamente come tempi si è visto molto poco. Alcuni personaggi però meritano la nostra attenzione. Su questi vorrei scommettere per un’entrata in pianta stabile in un prossimo futuro nel panorama azzurro di vertice.
Il primo, chiamiamolo Simone One, lo abbiamo seguito grazie alle nostre puntate a Imola abbastanza frequenti e i cui progressi ci sono continuamente additati: tale Simone Cerasuolo vincitore di 50 e 100 rana con i nuovi mondiali giovanili di corta. L’ingresso nella topfive di sempre in queste gare lo pone all’attenzione generale: da rivedere nella vasca da 50.
Il Simone Two è Stefanì, nome nuovo che nel delfino sta trovando la sua dimensione sotto la guida di Andrea Sabino, sempre nostra vecchia conoscenza. Prodotto pugliese in trasferta, oseremmo dire, Simone ci delizia con il secondo tempo alltime nei 100 farfalla e adesso lo aspetta il palcoscenico mondiale. Tra l’altro ottime le sue gare anche nei 50 stile, 100 dorso e nei 50 farfalla dove ottiene il suo primo titolo, prima della gara exploit dei 100.
Nascosto all’ombra del suo compare di allenamento, ma neanche poi tanto, cresce Matteo Lamberti, classe 99 allenato da Morini. Sostituisce De Tullio nel binomio degli atleti del Moro: si vede che la scaramanzia prevede due atleti di vertice per il coach livornese, tra l’altro tornato a casa dopo anni ad Ostia. Vince i 1500 stile libero migliora ancora il suo personale dopo il Sapio, entra nei top ten dei 400 e dei 1500. C’è chi mi dice, fra le mie conoscenze, che in allenamento da del filo da torcere al buon Gabriele, che dal canto suo ama le sfide e ancora non è pronto per la pensione. C’è un’ultima scommessa da vincere, e Tokyo ancora brucia al buon Detti che ad ogni annata si ritrova una sfiga diversa sul groppone. Ricordiamo infatti gli infortuni che lo hanno spesso segato dalla manifestazione importante: non ultima l’infezione virale della scorsa stagione, anche se non è finita su tutti i giornali come la mononucleosi di Paltrinieri, i suoi effetti li ha avuti lo stesso.
Ma torniamo al buon Matteo, che sta venendo fuori e speriamo che con il fratello, purtroppo qui assente per malattia (i virus imperversano) ci dia altre carte da giocare per il nostro mezzofondo…non che non ne abbiamo, sia chiaro.
Visto che siamo a discutere da anni della penuria dei 200 rana, allora se dobbiamo fare una scommessa facciamola su Alessandro Fusco. Se lo cercate su Google, la prima cosa che viene fuori è che è il fidanzato della Quadarella. D’altronde sappiamo che Magnini era il fidanzato della Pellegrini, Marin era il fidanzato della Manaudou… agli italiani piace così. A noi invece piace il 2’05”28 dei 200 rana agli Assoluti, secondo tempo di sempre in Italia. Prodotto del vivaio di Alessandria, squadra che conosco bene ma più per il salvamento, Alessandro ha pagato qualche anno di scotto dopo le ottime prestazioni Juniores. Adesso più che mai c’è spazio per lui, la distanza è un prato da seminare e da irrigare. D’altronde l’esperienza dei 400 misti con il Turrini degli ultimi anni insegna: il trono del vecchio re va insidiato altrimenti l’erba del regno diventa sterile.
Volevo inserire nelle mie scommesse anche un nome femminile nuovo. Due nomi mi vengono in mente, devo dire a livello cronometrico niente di eccezionale, ma se devo puntare qualche vecchio rublo russo, moneta che va sempre di moda fra i collezionisti, allora cerchiamolo nelle terre d’Emilia. La Cocconcelli continua il suo miglioramento, distribuito nella velocità fra stile, misti e vari cinquanta. Sulla soglia dei 52” a stile, può essere uno stimolo per altre giovani a emergere. Stimolo che può dare la D’Innocenzo a dorso, con un bel 100 visto a questi Assoluti. Un nome che merita qualche kopeko, senza tanto spendere. Sulle ragazze purtroppo al momento ho poco da spendere, siamo in ristrettezze. Ma siamo fiduciosi e attendiamo, se non un erede, almeno una sfumatura di ciò che è stato.
E quindi baci e abbracci da Riccione…ma attenzione, il virus è sempre in agguato e da quello che ho visto, troppa pienezza nelle tribune e troppa disinvoltura. Ma alla fine, bisogna pur vivere.
Mi sarei aspettato da questa rassegna una cosa che invece non è avvenuta: le classiche frasi italiane quando si ritira il grande campione proferite da stampa, commentatori, nani, ballerine e anche dal passante per la strada (dato che in piscina non può entrare nessuno) del tipo “eh ma senza la Pellegrini, le gare non sono più le stesse!” oppure “questa gara è orfana della Pellegrini”, o ancora “la prima nazionale senza la Pellegrini”. Forse non ho fatto abbastanza attenzione, oppure me ne sono bellamente fregato e non ci ho badato.
D’altronde, con trentacinque podi e sette titoli europei va benissimo così. Non ricordo di aver mai visto così tanto azzurro sul podio. Sono troppi? Sono troppo pochi? Come direbbe Borghese, per un piccolo europeo di corta, ci sta: voto… dieci (anche se le pagelle non piacciono a tutti, e comunque si può intervenire da casa per ribaltare la situazione)!
I titoli arrivano da ogni età: vedi il gigante di Budrio, al secolo Marco Orsi, che ha deciso di regalarsi un’altra bella stagione invernale. Lungi dall’andare in letargo come direbbe il suo nome, si spara questo bel 100 misto in 50”95 e in semifinale si preoccupa anche della salute psicofisica di Ceccon che ha deciso di sfidare il picco di lattato facendo 50 farfalla e 100 misti nel giro di 30 secondi: contento lui.
Ma arrivano anche da Martinenghi, non più supergiovane ma comunque parte della new generation, che trova nei 100 rana finalmente la sua dimensione. Mi è piaciuto il giovane di Brebbia, interprete di quella nuova rana muscolare che tanto dispiace ai puristi. Ma se la direzione è quella dettata da Peaty, cioè di prendere a testate l’acqua con una potenza da caterpillar, allora bisogna un po’ adeguarsi. Niccolò poi è diventato veramente grosso, me lo ricordo giovane sgarzello e magrino al Nico Sapio qualche anno fa quando lo presentai a una delle ragazze che accompagnavo suscitandone la vergogna (della ragazza, non di Niccolò). Credo che da allora sia raddoppiato, come muscolatura pettorale (non dispiacerebbe, questo, sempre alla suddetta ragazza).
La rana ci regala altri due titoli da Carraro e Castiglioni, nei 100 e 50 rana. Sorpresa? Un po’ sì. Mi sarei aspettato una bella lotta fra le due nei 100 e invece in finale la gara della Martina nazionale ha la meglio non dico facilmente, però… quasi facilmente.
Arianna Castiglioni si riscuote nei 50, dove vince poco a sorpresa su una appannata Pilato che rappresenta la vera new generation. Primatista mondiale di lunga, campionessa europea, qua stecca un po’. Non è una bella stagione invernale, finora, la sua. Non so perché, ma per una sedicenne che è in continua evoluzione un attimo di assestamento ci sta. Al momento non mi preoccuperei, mangerò sereno la mia pizza serale del sabato.
Bellissimo invece il titolo di Razzetti nei 200 farfalla. Sarà che Milak non è al massimo però perdere non piace a nessuno, men che meno al campione olimpico. Ma vedere l’occhiataccia del magiaro al genovese che si invola nelle ultime due vasche fa piacere. Poi magari a Fukuoka e Roma se lo mangia a colazione, intanto toma la castagna.
Infine il bel mix del record mondiale della mista maschile veloce anzi velocissima. Guardavo Lamberti con i tre compagni leggermente più alti e un filo più grossi (Miressi non è grossissimo, in realtà… però che sia alto non possiamo negarlo). Insomma vedere i tre piloni dell’Autosole con il bravo Michele che, nonostante fosse all’esordio in azzurro, ha ben figurato migliorando il record dei 50 dorso quattro volte, mi metteva tenerezza. Starò invecchiando e divento buono, cosa vi devo dire.
Insomma tante medaglie da una nazionale che se vede arrivare tantissime nuove leve non vuole abbandonare gli anziani. Proprio ieri andavo a vedere per un cane, un labrador. Abbiamo scelto di prendere un cane di 11 anni. Il cane era molto felice, ci hanno detto che aveva ancora molto da dare. Noi ne siamo sicuri, e anche in questa nazionale ci sono atleti che a quanto pare anche oltre i trent’anni (che non è come un labrador di 11 anni, ma insomma ci siamo capiti) hanno voglia di divertirsi e vincere. Come Ilaria Bianchi, che sfida ancora i 200 farfalla con irriverenza.
E naturalmente c’è il nostro buon Fabione, che pare aver risolto un po’ delle vicissitudini che ci ha raccontato visto che ancora raggiunge le finali della rana veloce lasciando indietro un paio dei suoi giovani eredi, i quali comunque scalpitano per passare avanti. Speriamo che non usino i vecchi mezzi medioevali tipo agguati nella foresta o il classico bicchiere di vino all’arsenico e vecchi merletti.
Medaglie giovani? Ma sì che ci sono, Alla fine Ceccon raggranella la medaglia nei 200 misti e nei 50 farfalla, dove duella all’arma bianca tipo Highlander con Rivolta, venendo sconfitto dopo che i due si sono rubati il primato italiano sette o otto volte come in una partita di rubamazzetto, il gioco di carte più brutto che ci sia. Ma qua almeno il culo non c’entra.
E poi c’è la Cocconcelli, che fa tutte le gare sui 50 tranne la rana dove, a parte che che ci sono almeno quattro-cinque in Italia che potrebbero andare in finale europea, poi non è che sia proprio il suo stile migliore: anzi. Ciò non va molto bene, perché nei misti è lì dove ha perso la medaglia individuale che, sempre come direbbe Borghese, secondo me ci stava.
Ora voi mi direte che non ho parlato di Gregorio Paltrinieri: ma neanche dell’assenza della Pellegrini, per cui ci sta. Ma il record europeo individuale, alla fine, lo fa lui. Che poi, chi vince ha sempre ragione e, come dice Conner McCloud, ottiene la ricompensa.
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