FuoriOnda 6 – Fratelli Resch: l’unione fa la forza

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con le possenti spalle di Mauro Romanenghi tecnico della IN Sport Rane Rosse, ritorna oggi rapito dai recessi della galassia il Fogliani, ammaestratore per VaporiDiCloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospiti Andrea e Alessandro Resch, tecnici del GS Forlì Nuoto

Come diventare tecnici in giovane età? Cosa serve per fare di un nuotatore un campione? Quanto allenarsi? Quando? Questo e altro nella visione dello sport agonistica di Alessandro e Andrea Resch, due dei fratelli artefici della ascesa del GS Forlì Nuoto e di conseguenza della DeAkker Team, la squadra emiliana (ma ora non solo) nelle prime posizioni in Italia: un po’ come i Medici a Firenze! Perché l’unione fa la forza, se si lavora nei modi giusti.
E dove tutto ciò? Solo su Fuorionda, l’unico podcast sul nuoto italiano…e non solo!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.com

Credit foto: Alessandro Resch

Puntata registrata il 08/03/2018

Città di Milano 2018 giorno 2 – spaghetti dal Sudafrica

di Mauro Romanenghi

foto Day2

Argh! (credit: Mauro Romaneghi)

La cosa migliore del secondo giorno secondo me sono state le interviste di Walter Bolognani. Questa è la legge del contrappasso: la sua ritrosia nel farsi intervistare ha subito la pena dantesca e così si è trovato (peraltro egregiamente) a farsi dare del bello da Chad Leclos, che così ha dimostrato che l’Italia non è solo spaghetti, pizza e mandolino come Walter ha chiesto. Giganteggiato da Proud (che per fortuna gli ha stretto la mano solo formalmente, altrimenti ci saremmo trovati un selezionatore della giovanile menomato) ha poi ingaggiato un duello verbale con la Bonnet, che ha qui infilato un poker di vittorie peraltro di squisita fattura.

Dopo aver vinto i 50 farfalla si è presentata in quattro-minuti-quattro e ha stampato 55”3 nei 100 stile. Onesta.

Nel mio personalissimo cartellino delle bellezze del trofeo però non trova posto sul podio, dove svetta Simona Baumrtova, ieri vincitrice nei 100 dorso in 1’00”41. I gestori della piscina di Mecenate fanno sapere che manderanno il conto dei danni alla corsia 4 dove la Simoncina ha urtato violentemente dopo aver sbandato agli 85 metri, danneggiando tre dei galleggianti gialli. Coraggio Simona siamo tutti con te.

Al secondo posto una bellezza poco appariscente (nel senso che nelle finali del pomeriggio non è apparsa). Sara Alesci all’argento ma non per distacco. La prossima volta ti vogliamo anche al pomeriggio.
Al terzo Martina Carraro, che però è al primo posto nei 50 rana. Doppia vittoria per lei, oggi non serviva neanche il cartonato.

Anche il sabato fortunatamente nessuna vittima nelle esibizioni da telefono azzurro. I bambini hanno tentato in tutti i modi di schiantarsi sui blocchi Omega o nel cartonato rosso della Nuomil che nascondeva le bruttezze della Daniela Samuele. Non ce l’hanno fatta e questo è già un successo.

Successo che ha arriso a molti dei nostri. Duellone nei 100 rana tra Scozzoli e Poggio, redivivo dall’Inghilterra. Sul filo dell’1’01”, niente di che in un Trofeo che chiedeva solo di vedere a che punto siamo.

Siamo a buon punto per il dorso di Ilaria Cusinato. La frazione ben nuotata, anche più veloce della livornese Sara Franceschi che di solito la recupera, dimostra che la cura tecnica ostiense comincia a dare buoni frutti. Si scende sotto i 4’40”, un tempo che in Italia dice qualcosa, in Europa al momento no. Vedremo, speriamo, la prossima estate. Nei 200 farfalla bene la Bianchi, per ora siamo  a 2’10” per lei e Polieri… insomma niente male. E niente male neanche la Caponi nei 400 stile, la aspettiamo a Riccione: lei vale 4’05” secondo le voci che ho sentito. Bisogna farli.

Per il resto, ieri, a parte la cotoletta alla milanese a pranzo, da segnalare come valore assoluto ci sono le tre vittorie con prestazioni cronometriche ottime di Proud (21”64 nei 50 stile) e di Leclos (nei 100 farfalla 51”36 con Matteo Casper Rivolta a 52”90 a osservare i piedi del ragazzo Energy) e di Desplanches nei 200 misti in 1’59”45. Ricordiamo che fra un mese i due ragazzoni Energy dovranno dare battaglia ai Commonwealth Games, che per i sudditi di sua maestà sono più dei Mondiali!!!

Tre record del meeting che credo siano destinati a durare parecchio, dando lustro a una manifestazione che sia avvia al decennale ma che merita, secondo me, che Milano cominci a pensare a una sede decente. Perché a partire dall’ingresso fino agli spogliatoi, i bagni, il piano vasca e la tribuna, Daniela (e Milano) comincia a meritare di meglio.

Città di Milano 2018 giorno 1 – sfida di barbe e di selfie

di Mauro Romanenghi

foto Day1

Selfie! (credit: Mauro Romanenghi)

Oggi tempo pessimo. Meglio stare al caldo, che di questi tempi non è male visto il meteo.

Ma io non mi deprimo e visto che c’è vado al Trofeo Città di Milano. Il  primo giorno alla fine non era malaccio il tempo…e poi vado a ritrovare vecchi amici, salutare un po’ di gente, vedere qualche gara di livello. Ah, non c’è la Pellegrini. Paltrinieri? In Australia. Detti? Acciaccato. Quadarella? Meglio il Lazio, là almeno c’è il sole. Martinenghi? Uccel di bosco. I duecentisti? Avvolti nella nebbia.

Oh, vabbè qualcuno ci sarà, quindi alla fine parto fiducioso. Mi preparo psicologicamente agli intermezzi ginnico-danzatori fra le varie gare, ma soprattutto all’entrata in scena dell’incubo del trofeo: un po’ come il clown in It di Stephen King, il pupazzo Gnappo di Maidiregoal, Crazy la scimmia ubriaca ci sollazza per l’intera durata della manifestazione. Forza Crazy, due giorni e poi potrai tornare alla vita di tutti i giorni. Vedo arrivare Filippo, giubbottone alla Fonzie, e barbone special. Rivaleggia con la sua barba quella di Massi Rosolino. Ma nei selfie nettamente in vantaggio il Massi, molto più esperto e a suo agio. Meno a suo agio Fioravanti, gilerino istituzionale da ministro dello sport…e bravo Fiore, che ti stai allenando?

Quello che vedo è un bel festival della legione straniera, che spazza la vasca con immensa leggiadria. La leggiadria di Giorgina Davies che spetascia la concorrenza nei 50 dorso. Quella della Bonnet, che saluta la compagnia dei 200 stile in 1’56”. O di Chad Leclos, che oggi sale in cattedra (ma non ne avrebbe bisogno vista l’altezza) e da lezioni di apnea. Ammazza che fisico gente, prima del podio sembrava lo zio con i nipotini. E che dire di Ben Proud, l’inglese che sprizza Energy (Standard) da tutti suoi bicipiti, tricipiti, addominali e dorsali. L’unica cosa che stona è la sua testolina, che sembra l’abbiano messa lì per caso per finire il resto del corpo. Un resto che funziona benissimo, vista la sua progressione nei 50 farfalla.


Qua e là, visto che il venerdì è sereno, lampi di azzurro. Che ci stanno.
La nostra Ilariona nazionale nei 100 farfalla sente il pepe della Di Liddo e il 57”94 è la cosa più bella della giornata. Dovrebbe sempre esserci un cartonato della Di Liddo che segue Ilariona, così la spinge! E un bel cartonato della Bianchi, così la Di Liddo tira per raggiungerla. Dovrei pensarci per le ragazze della squadra. Una serie di cartonati plastificati da mettere sul fondo vasca. Per fare paura, il cartonato della Ledecky.
La Carraro, sfoderando la sua chioma ondeggiante, sfodera anche una prestazione abbastanza degna. Casti abdica al mattino…forse allora c’era il suo cartonato sotto la corsia di Martina?

La sfida nostrana della velocità vede Dotto imitare la barba di Filippo e Massi…dona anche a lui, ma dovrei chiedere a mia moglie.

Tra i fisici messi mica malino degli stranieri, non sfigura uno degli italici talenti giovanili più in vista. Medaglia europea in corta, la Cusinato dimostra di aver imparato dei rudimenti di rana oltre che di cinese e la sua prestazione è più che dignitosa. Poi adesso ci mettiamo il dorso e lo stile e secondo me 2’10” si fa. Qui la sua nemesi Franceschi c’è per una frazione: il dorso. Alla fine me ne vado dopo gli 800…la cena mi aspetta, e anche gli allenamenti (tranquilli, non i miei: devo solo guardarli).

FuoriOnda 4 – Capitano, mio Capitano!

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con le possenti spalle di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e di Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro.

In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Filippo Magnini

Oggi abbiamo con noi il campione dal ritorno più veloce di sempre, colui che vince nei 200 ma ama i 100, che nasce ranista ma diventa velocista, un uomo dalla memoria di ferro. Insomma avete capito? No? E allora ve lo diciamo noi. Abbiamo con noi Filippo Magnini, due volte campione del mondo dei 100 stile libero, pluricampione d’Europa, capitano della nazionale azzurra. Ripercorriamo con lui le tappe della sua carriera da giovanissimo fino agli ultimi successi, rivivendo gioie e anche delusioni, vittorie e sconfitte. Tutto dalla sua viva voce e dalla sua memoria che non sbaglia un colpo, neanche quello del passaggio ai 25 nel campionato regionale del 2006.
Con un occhio…misterioso sul futuro.
Uno il capitano sempre il capitano…solo su Fuorionda, l’unico e inimitabile podcast sul mondo del nuoto e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

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credit foto: LEN/Giorgio Scala Deepbluemedia

Puntata registrata il 30/01/2018

 

FuoriOnda 3 – Il canto di Natale

di Redazione Podcast

 

 

Conduce la blogger Laura Vergani, con le possenti spalle di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse e di Fabrizio Fogliani, ammaestratore di Vaporidicloro. In redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite il DT della nazionale italiana di nuoto Cesare Butini.

Tre argomenti tre per il nuovo anno: e come nel racconto di Charles Dickens abbiamo il passato con Budapest, il presente con gli appena trascorsi Europei di corta di Copenhagen, il futuro con la prospettiva Glasgow. Ma noi non abbiamo fantasmi da sconfiggere, solo temi da sviscerare, campioni da celebrare, da ritrovare, da scoprire.
Spine nel fianco a parte, molti gli aspetti positivi messi in risalto dal nostro Direttore Tecnico che ci spiega come sono stati gli avvicinamenti agli appuntamenti del 2017, come si sono svolte le manifestazioni, come giudica i criteri di selezione, come si svolgerà la preparazione nella stagione corrente. E mandiamo anche noi un abbraccio ai tecnici, Butini vi aspetta!!!
Tutto questo sempre e soltanto su FuoriOnda, il nuovo, unico e speciale Podcast sul nuoto italiano e non solo.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

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Credit foto: Andrea Staccioli INSIDEFOTO/Deepbluemedia.

Puntata registrata il 11/01/2018

FuoriOnda 1 – Una nuova speranza

di Redazione Podcast

Si ricompone la squadra. Non solo quella per Copenaghen. I Podcast ritornano, nuovo nome che ancora non si sa ma di sicuro ci sarà. Nuova veste, nuova casa. Ma i ragazzi sono in gran forma, come dovranno esserlo i ragazzi dell’Italnuoto dal 13 al 17 dicembre. Il Fogliani sempre pronto sui giovani, Mauro “ex-bierre” Romanenghi arrugginito ma sempre sul pezzo, dalla Redazione, Marco Agosti in ausilio (parola che a lui piace tanto). Dirige Laura Vergani che ospita Cristina Chiuso: ubi maior… A lei quindi l’analisi delle migliori prestazioni, i suoi pareri  sulla manifestazione degli Italiani appena conclusa, le curiosità sull’elezione del nuovo capitano dopo l’abbandono di Re Magno Filippo Magnini.
Una buona parola per tutti i convocati non si nega a nessuno, dal veterano Turrini alle matricole Spinazzola, Vergani e Quaglieri, debuttanti assoluti.
Siamo tornati, come le manifestazioni: l’unico Podcast con la P maiuscola sul mondo del nuoto e non solo.

Con Laura Vergani conduttrice, Fabrizio Fogliani ammaestratore e gestore di Vaporidicloro.it, Mauro Romanenghi tecnico tuttofare della IN Sport Rane Rosse, Marco Agosti il filologo in Redazione.

Ospite speciale Cristina Chiuso

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT

credit foto: LEN

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Puntata registrata il giorno 6/12/2017

 

Copenaghen 2017/5 – tris di primi

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

foto: Giorgio Scala/Deepbluemedia

Visto che siamo vicini a Natale, partiamo così. Tre ori tre per l’Italia nella giornata conclusiva, tre ori tre per Saretta Sioestroem che cancella lo zero dalla casella ori e ne incamera a valanga, cedendo il primo dei 100 farfalla alla bimba di cera numero due. Tranquillizzo tutti e anche mia moglie che la bimba di Peaty è viva, oggi aveva la medaglia al sicuro addosso.

I fan della Saretta svedese hanno avuto la grande pensata… come Zor El /Supergirl Sarah si rivela al mondo, e tutti indossano la maglietta gialla di SuperSarah. Salvaci dalle controprestazioni e porta la staffetta sul podio!
Oggi non sbaglia nulla, la svedesona. Prima oro nei 100 farfalla, poi rinvincita su Kromoorangina nei 50 stile, poi frazione in agilitè da 24”2 in staffetta a farfalla. Et voilà. Primo tris servito.

Secondo tris vestito d’azzurro. Finale dei califfi, mica pizza e fichi. C’è Timmers, argento olimpico. Duncan Scott, finalista. Dotto, campione europeo. Nandor Nemeth, campione europeo e mondiale junior e bronzo mondiale in staffetta. Partenza fulminea a 0.56, 22 netto al passaggio, controllo terza vasca, apro il gas 46”11. Primo oro incamerato.

Entra Orsi. Incazzato nero. Malino nei 100, fuori podio nei 50, forma così così. Gran delfino, bel passaggio a dorso, a rana tiene Fesikov che si prende male, parte a stile agli 85 è davanti, il russo si impalla e oro due. Record italiano, ca va sans dire. E felicità a mille di mia moglie che ha trovato il suo nuovo idolo dopo Ryan Lochte.

Sabbioni. Dichiarazione: per l’oro ci vuole il record italiano. Fatto. Partenza spettacolare ho temuto per un secondo oltre i 15. E lì sta il 90% della vittoria. Tiene Simone, fino alla fine, 23”05.

Kliment dalla collana è dietro, per la prima volta in questa rassegna. La giura, lui voleva i cinque ori. Mezz’ora dopo va sotto i 23”. Troppo tardi per il suo oro, ma se hai due campioni europei e due medaglie d’argento e parti così, che altro puoi fare? E’ record mondiale Russia, Morozov deve solo fare 20”2 lanciato, una bazzecola. Kliment Kolesnikov, quattro ori e un argento, è il personaggio dei campionati. Tre record mondiali giovanili, uno assoluto, un futuro radioso. Speriamo, con la Russia non si può mai dire.

Sfida stellare anche nei 50 stile donne. Prima vasca Ranomi, seconda Sarah. Non è pareggio, vince la Svezia. Oggi è il suo giorno.

Bottino di medaglie anche per i danesi. Nei 100 farfalla donne la Beckmann, dove la Bianchi non ha quella brillantezza sotto dei 200. Peccato, perché bastava poco per arrivare al podio. Ma ci voleva il record italiano, e il passaggio a 26”5 è troppo alto per farlo. Una bracciata di troppo, ogni vasca, per Ilaria. Ma non ci scoraggiamo.

Sempre Danimarca nei 200 rana, con la Pedersen, afflitta dalla sindrome Hemskerk, cioè della sconfitta cercata. La danese perde anche quando deve solo vincere. E così la Vall Montero, 30 anni quasi, una vita da mediano, tira fuori la prestazione della vita. Questo 2’18”41, personale, la vale il suo primo successo. Non che sia una carneade, la ragazza, ma non aveva mai vinto. Ora sì. Brava Jessica.

Ancora Danimarca con Blume, bronzo nei 50 stile. Sempre un piacere vedere Pernille Blume.

Kharlanov invece ci delizia con le sue apnee, ho quasi temuto di doverlo andare a recuperare nell’ultima, invece dai 15 metri di emersione mancavano solo 5 bracciate a delfino e ce l’ha fatta da solo. Chiusura in 30”, ma per l’oro dei 200 farfalla  e per raggiungere il bordo bastano. Bravo.

Siccome poi dicono che l’Ungheria è solo Kati, ci pensa Boggie a smentire, con un onesto 3’58”15 personale alltime. Nuotata perfetta, bel passaggio in 1’58” ritorno in 1’59”. Stavolta la tedesca è dietro. Grande sorpresa, bronzo al Liechtenstein – che ho fatto fatica a scriverlo – figurarsi a pronunciarlo. Dopo i gemelli Hanni e Andreas Wenzel dello sci  io pensavo che il principato alpino fosse stato inglobato in un universo parallelo. Invece c’è ancora e sfoggia questa ragazzona che abbraccia per fortuna la tedesca Koehler medaglia d’argento e non la Kapas. Altrimenti la uccideva. La sua gioia si sente attraverso il teleschermo, urla per cinque minuti. Brava alla Hassler.


Dopo un grazie allo streaming LEN, premio sfiducia alla RAI. Nel miglior giorno degli azzurri, le gare le facciamo vedere alle 22.45. Voto zero. Solo vergogna. Nothing else.

Copenaghen 2017/4 – il leone e la bambina

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

PEATY Adam GBR Gold Medal PRIGODA Kirill RUS Bronze Medal MEN – 100 M BREASTSTROKE – FINAL Copenhagen 16-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Iniziamo con le considerazioni generali: oggi c’è nebbia. E le luci sulla statale sono bruciate. Da tre giorni. Quindi non vedo dove il cane fa i suoi bisogni, ed è stato difficile raccoglierli. Ma un bravo cittadino educato si impegna e lo fa. Non come quella signora – termine che non le si addice – che ieri con la sua 500 mi ha rubato il posto mentre attendevo con pazienza che l’altro uscisse dal parcheggio. Con che grinta si è infilata al mio posto. Gentilmente sono sceso  e l’ho insultata pesantemente.

Quella signora probabilmente ha gli stessi geni di Scozzoli, che al contrario di lei è un vero signore delle piscine. Ma in quanto a reazione di partenza e virate non ha nulla da imparare da nessuno: da lui il posto lo perderei volentieri, ma sono sicuro che me lo cederebbe. Ieri perfetto nella prima vasca, e nell’ultima virata dove era dietro ha infilato una subacquea da manuale, uscendo davanti al leone Peaty. Ma come detto ieri al leone tatuato inglese bastano poche bracciate per ristabilire la sua legge. In corta sono sufficienti per 55”94. Fabio stavolta è “solo” record italiano, ma Prigoda perde di nuovo lo spalla a spalla, definizione tanto amata dal duo Mecasacchi. Il Leone inglese, poi, è protagonista di un grande gesto. La bimba gli porge la tavoletta da nuoto per la firma. Lui guarda, e le porge la medaglia… lei non capisce, lui prende la tavola, la sigla insieme a tante altre firme di campioni, tipo tableoffame, e poi si riprende la medaglia. Lei non sa più cosa fare, lui firma pure quella, la riporge alla bimba e se ne va. La piccola è stata portata via ieri sera dai genitori imbalsamata così, con il sorriso stampato e la medaglia ancora in mano. Chapeau.

Parlando di rana finiamo il discorso. Tre vasche da medaglia, una da rivedere, le virate un filo meglio ma solo un filo. Unghie rosso fuoco, come la voglia di salire su quel podio che manca da Berlino, dove Arianna fu la sorpresa. E una barriera da abbattere, quella del 1’05”. Come per i 30”, non ci riesce. La medaglia va alla Montero, che fa 1’04” ma soprattutto torna in 33” alto. Ieri l’ho detto, ma Ari non è stupida e lo sapeva già. C’è chi ha margine, chi non ne ha ma quei tempi li fa sempre. Deve farli anche lei. Comunque tre primati in quattro giorni, due finali e un legno da bruciare a Capodanno come buon augurio per quello nuovo.

Parlando di freddo, Copenaghen scalda per le sensazioni agonistiche ma non per le novità. La presentazione è un po’ la brutta copia di Budapest. “Are you ready,” conto alla rovescia, e via. Tutto già visto. Di nuovo per la RAI Nicola Sangiorgio. Come mai? E come mai non intervista altri oltre ai nostri? Lasciamo perdere il cinese e sentiamo i campioni. Sentitamente ringraziamo.

Dalla Finlandia con simpatia. Non sarà la campionessa del mondo, ma Mimosa Jallow già di per sé fa tenerezza. Con un nome così… e poi direte sì, ma sarà la solita svedesona alta bionda. Come al solito parlare per dar fiato all’ugola è sport nazionale. Per la serie tutto il mondo è paese, cercate la foto di Mimosa.

Parliamo sempre di dorso e di Silvia Scalia. Brava Silvia, prendi la nazionale. Ora facciamo un salto di qualità, ricordiamoci le gare che abbiamo. Ho la staffetta mista, non ce l’ho? E chi la fa la frazione della mista, la Gemo? Forza Silvia, abbiamo bisogno di dorsiste e forti.

Parliamo un po’ degli allievi di Morini. Paltr, come dice Mecarozzi, un po’ in sordina nella corta. Lui stesso ammette che questo è quello che c’è adesso. Se quello che c’è è 14’22”, lamentiamoci. La Cusinato, oltre al cinese, fortunatamente comincia ad aggiungere anche frazioni ottime ai suoi misti. Già nei 400 misti avevo visto una discreta rana. Nei 200 misti forse la migliore della finale. Mai farsi battere all’arrivo! Stavolta ti perdoniamo Cusi, non farlo più!

Già che ci siamo due parole su Lombini e Zazzeri, gli esordienti. Zazzeri può recriminare solo per delle virate così così. Certo, poteva fare 46” alto e andare in finale. Porta a casa l’argento della stile veloce. Lombini porta a casa la lucidità di aver capito che si può fare.

Se tu fai i 50 farfalla in semi in 22” basso e poi arrivi terzo, a pari merito, a due centesimi dal primo, dopo aver perso anche i 50, devi essere bello incazzato. Proud sembrava tranquillo. Aplomb inglese.

Ora vado a informarmi se la bambina si è ripresa dal regalo di Peaty.

Copenaghen 2017/3 – il ritorno del Glinta

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

HOSSZU Katinka HUN Gold Medal SJOESTROEM Sarah SWE Silver Medal BJOERNSEN Susann NOR Bronze Medal WOMEN – 100 M MEDLEY – FINAL Copenhagen 15-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Oggi la giornata è iniziata un po’ così. Il nostro cane non era molto in forma, così ha pensato di costringermi a delle pulizie mattutine alle 5,25 am. Ciò mi da il tempo di pensare, nel buio, a un po’ di considerazioni sulla terza giornata di gare europee. Non tutto quel che fa cagare fa male, mi verrebbe da dire.

E dai e dai a furia di nominarlo uno dice che alla fine toccherà pure a me. E infatti il John Wayne rumeno, Robert Glinta, icona di Luca Sacchi, ce la fa. Bronzo nei 100 dorso, un under 50”, lui che era recordman mondiale giovanile. Insomma, soddisfatto lui, soddisfatto Simone Sabbioni. Cosa manca a Simone per battere Kolesnikov? Beh intanto se uno è il più forte è difficile batterlo. Ma il russo ha pure un’ apnea che è di almeno un metro e mezzo più lunga. E’ uscito dall’ultima ai 12-13 metri, Simone circa a 11. Ma come si dice il biondo tinto Simoncino non deve lamentarsi, cita tutto lo staff medico che lo ha rattoppato. Senza dimenticare il lavoro del Matteo nuovo guru nazionale che fa risorgere parecchie fenici.


Barzellette sul device: il baraccone adesso sembra avere un aggeggino che lo fissa. Insomma un baracchino che blocca il baraccone. E se si rompe il baracchino? La verità è che si mette la pezza quando succedono due o tre guai, senza riparare il danno. Un danno relativamente grave. Mi immagino Peaty che sfonda l’aletta in finale olimpica o Grevers che distrugge la pedanella ai mondiali. Figuracce ne fanno anche i danesi, non solo gli italiani. Bravo Fabio Cetti il fotografo di Corsia4 che becca il momento esatto dello srotolamento. Il CT Butini la mette giù diplomatica ma la realtà è questa: nessuno si prende la briga di dire che il device non ha funzionato, per non dire di peggio. E non solo una volta. E qualcuno la gara l’ha rifatta. Ho visto uno scambio di battute fra l’amico speaker Renato Fusi e un giudice, il quale dice che i giudici possono e anzi devono accorgersi del problema. Basta, parliamo di nuoto.

Non solo la collana anche la pettinatura di Kolesnikov lascia a desiderare, ma son ragazzi!!! Primato mondiale Junior??? Ma a 17 anni questo fa 48”99… tre ori, e secondo me anche nei 50 non è proprio da buttare anche se la partenza non è proprio il suo superforte.

Oggi nelle batterie Vergani nei 50 stampa 21”67, lanciato ha fatto 21”8 in staffetta. Con questa prestazione sarebbe stato lui a entrare in staffetta, gara per cui è venuto qui, e non Miressi che poi velocista puro non è. E forse forse, la Russia si poteva battere. Ma con i se e con i ma la storia non si fa.

Continuiamo con le rime: oggi come ieri male male la Polieri. Irriconoscibile rispetto a due settimane fa, dove stampò 2’05”, oggi bastava molto meno per la finale. Il mio amico Darkpool direbbe di peggio ma io non posso farlo. Speriamo sia un passaggio a vuoto sulla strada del pieno recupero.

La storia la fanno Bianchi e Panziera.

Virate sbagliate dimenticate, anzi qua abbiamo un duecento fantastico di Margherita. Battezza l’olandese, poi se la mangia ai 125 e va via, con uno sprint ottimo. Ha detto che doveva star serena per la medaglia. Per fortuna è stata Margherita e la medaglia è arrivata. Ma soprattutto non ha capito che ha fatto 2’02”, un tempo di assoluto valore, e che la sua nuotata è molto molto meglio delle virate – che pure, ha ragione, vanno migliorate.

Due ragazze simpatiche, come una Bianchi che arriva al record italiano nei 200 farfalla e argento. Ai 125, parole dei miei guru di Raisport: si sta spegnendo l’azione della Bianchi. Come nella migliore tradizione mai smentita fu più grande. Ai 175 l’attacco per l’oro, Ilaria è prima. Apnea bellissima, ma la Hentke resiste per tre decimi e un arrivo migliore. Brava Ilaria facci sbudellare ancora.

Torniamo alla rana italiana. Non ho scordato Martinenghi. Finale nei 50, finale nei 100. Come dico sempre io, in corta serve altra pastasciutta. E un po’ di forza in più.
Fabione Scozzoli è a 18 centesimi dal primato italiano, Peaty a 8 da quello europeo. Ma la differenza in nuotata è evidente. Ai 75 sono pari, mezzo secondo rifilato in otto bracciate.
Castiglioni: la partenza è sempre dietro, e almeno mezzo metro. Carraro inspiegabile. Dice che non ha sbagliato niente, quindi lo sa che non ha fatto l’ultima sub. E non è la prima volta.
Castiglioni soprattutto ha in virata nella sub ancora qualche pecca. Prende troppo, troppo sotto. Da lavorarci su. Comunque è vero. Arianna  e Martina fanno quello che possono. Se le altre son più forti, vincono le altre. Le altre fanno 1’04” (almeno)

Il giorno dei tedeschi, che vanno davanti allìItalia nel medagliere. Prima della Hentke che vince i 200 farfalla, Heintz l’onesto professore vince i 200 misti. Non sarà un superfuoriclasse, ma è un onesto lavoratore e i suoi successi li ha avuti. Oggi onore ai teutonici.

Ghe nient de fa: quando la Hoszzu entra in acqua nelle sue gare, sa quello che fa. Lo sa nei 200 dorso, ultima apnea e ciao a Zevina, lo sa nei 100 misti, rana a portarsi avanti e poi transizione a stile, dove dovrebbe essere battuta dalla Sioestroem. Ma lei si gira come un furetto, la Sarah come un caterpillar in parcheggio e complice la condizione che proprio proprio massima non è vede la magiara scappar via. Hosszu sul podio serissima, ogni volta. Massimo rispetto per l’inno della nazione Hosszu…ops, dell’Ungheria.

Velocità donne. Che duello alla due e alla sette, fra le regine della velocità europea – e mondiale. Se qualcuno ha dubbi sul ritorno della Kromoorangina, dovrà ricredersi. Aspettiamo l’estate per la conferma definitiva. Francesi sempre lì. La 4×50 stile non fa giustizia, ma mancano un paio di componenti. Le stesse che mancano all’Italia. Di Pietro ai box, Aglaia lo spettro della Pezzato. Non basta una volenterosa Raco e una Di Liddo che la fa tutta per provare a rientrare. Anche andare al limite. Infatti un po’ rientra, ma la Pellegrini qui non è molto veloce, né molto in forma. Comunque la squalifica ci sta, se devi fare tutto al limite e chi ci prova non è proprio del mestiere. C’è poco da fare facce da funerale.

Dotto e Morozov. La partenza e il mestiere di virare. Grande la partenza di Luca, forse il 50% della medaglia.Virata perfetta e subacquea alla grande, più la concentrazione finale dello spalla alla spalla. E finalmente Morozov non si squaglia come un siberiano nel Sahara. 

Speriamo non sparisca come fanno ogni tanto i russi… come dice Simoncino.

Copenaghen 2017/2 – rotture di device

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

Simona QUADARELLA ITA Bronze, Sarah KOEHLER Ger Gold, Boglarka KAPAS HUN Silver 800 Freestyle Women Copenhagen 14-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto Andrea Staccioli / Insidefoto / Deepbluemedia

Partiamo da un assunto: quando le cose vanno bene siamo tutti contenti, se una cosa va storta il mondo ci cade addosso. Certo è una gran  bella rottura di scatole sentirsi crollare il mondo sotto i piedi. E’ quello che accade a Simone Sabbioni nella partenza dei 50 dorso in staffetta mista mista – già è difficile da scrivere la specialità figurarsi spiegarla. Il device del dorso, una carabattola che ho visto da vicino ad una gara e che consta di un supporto con legati due nastri e una piccola pedana da appoggiare al bordo sulla piastra, sembra aver ceduto. C’è pure qualche video ravvicinato che lo fa vedere. Quello che resta è la faccia basita di Simoncino. Dopo un anno di purgatorio, quando rivedi la luce in fondo al tunnel, questa cose ti rompono le scatole… altro che device!

Piccola considerazione. Ora è facile parlare, ma se i giudici al posto di tirarsi indietro guardassero cosa succede al device, potrebbero bloccare la gara subito con una semplice segnalazione. E lo starter ferma la gara. Varrebbe anche per la rottura di un’aletta. Direi che non è complicato da pensare. Speriamo serva per il futuro. Come si diceva una volta in Italia, ci vuole il morto per mettere il semaforo all’incrocio!

Lasciamo quest’oro sicuro all’Olanda, che come dice Sacchi “cala due roboanti frazioni femminili”, e facciamo un passetto indietro. Colpevole di aver trascurato la rana femminile, ieri, con il record italiano di Arianna “Casti” Castiglioni. La sua rivale sottolinea come anche lei sia scesa sotto il vecchio record, due volte. Vero. Ma Arianna migliora in 30”01 e vola in finale, dove è sesta. Partenza buona ma ancora sotto c’è da lavorare, secondo me. Buon viatico per i 100 rana, per tutte e due. La Meylutité con l’accento sulla e vince ma non mi convince ancora. Perlomeno mi sembra che i fianchi siano tornati in condizioni accettabili. Dovrei chiedere a chi sta sul posto.

Non dobbiamo essere tristi quando si perde un oro. Ma neanche quando si vince. Matteo bisogna spiegargli che ha vinto per farlo sorridere. Codia invece sorride ma a denti stretti: lo dice che poteva vincere. Eh sì, poteva vincere. Il tempo non è il record italiano, mancano i grandi specialisti pure qui con Cseh che non è Cseh. Ma come si dice dalle mie parti “del maiale non si butta via niente”, quindi ci si piglia queste medaglie e si metton in saccoccia. Massimo rendimento con prestazione non eccelsa, come dice Matteo Rivolta. Aspettiamoli in estate, ma che ci facciano vedere qualcosa perché l’ungherese Milak stavolta ci sarà, e così Guy.

A questi Europei non ci sono proprio tutti, ma non è che tutti gli assi li abbiano snobbati. Saretta Sioestroem non lo capisce e fa un 50 farfalla come un riscaldamento al meeting di provincia in semifinale. Anche così va più forte di Di Liddo – con tutto il rispetto per Elena – ma è fuori. Hai scelto tu di fare tre gare in un pomeriggio, quindi devi sapere che le altre ne hanno una e vanno forte. Così Ranomi ringrazia e si prende i 50 farfalla. Sfida ultraveloce rimandata sui 50 stile.

Devo dirla tutta: a me come nuota Simoncina Quadarella non piace. De gustibus non disputandum est.  E tra l’altro mia moglie dissente scuotendo il capo. Parliamo di un bronzo mondiale, oro universitario, e qui bronzo negli 800. La tedesca Koler ingaggia una lotta con la mia seconda ungherese favorita, Boggie Kapas. La spunta dopo una dura lotta: io tifo Simoncina ma la nuotata delle due è molto, molto, molto meglio. Pure in virata c’è da lavorare. Sono convinto che lo sappia Simona, lo sappia Christian. Intanto si porta a casa questa medaglia e un tempo discreto. Il discorso suino vale anche per lei. Ma con memorandum.

Prigoda: parliamo di un passaggio di 26”9 – 57”8  nei primi cento della finale dei 200 rana. Sei bracciate per vasca, otto nell’ultima. Niente record, il passaggio forte non ha pagato. Ma se riesce a tenere sotto i 31”, la barriera dei 2 minuti la abbatte. Facile a dirsi.

Il saltellante Krasnykh arriva da favorito nei 200. Ha vinto i 400, è bronzo mondiale. Ma qui come detto c’è gloria per tutti, anche per Rapsys. Fino ai 150 record del mondo, poi vince la gomma. Ma 1’40”85 non è cosa di tutti i giorni. E neanche dare un secondo e mezzo a un bronzo mondiale. Infatti anche la faccia di Krasnykh non è quella di tutti i giorni.

Ho volutamente ignorato fino a qui la mia beniamina. Che non chiamerò Sid. Katinka, e chi non ha capito di chi parlo meglio che non continui a leggere, non è un modello di stile. A mio parere esistono farfalle e dorso migliori, la rana è buona ma non eccezionale, lo stile è forse quello tecnicamente più bello da vedere. Ma l’insieme di virate, quattro stili e capacità di leggere la gara e le avversarie sono indiscutibili. Nei 100 dorso lezione di tattica con 27”1 – 28”5 come passaggi. Ultima apnea che uccide l’avversaria, che ha spinto troppo la prime due. Nella batteria del mattino, nei 100 misti, ha sfiorato il record del mondo. Come dice Luca (Sacchi), “le fa tutte, e tutte a bombazza”.