Città di Milano 2018 giorno 2 – spaghetti dal Sudafrica

di Mauro Romanenghi

foto Day2

Argh! (credit: Mauro Romaneghi)

La cosa migliore del secondo giorno secondo me sono state le interviste di Walter Bolognani. Questa è la legge del contrappasso: la sua ritrosia nel farsi intervistare ha subito la pena dantesca e così si è trovato (peraltro egregiamente) a farsi dare del bello da Chad Leclos, che così ha dimostrato che l’Italia non è solo spaghetti, pizza e mandolino come Walter ha chiesto. Giganteggiato da Proud (che per fortuna gli ha stretto la mano solo formalmente, altrimenti ci saremmo trovati un selezionatore della giovanile menomato) ha poi ingaggiato un duello verbale con la Bonnet, che ha qui infilato un poker di vittorie peraltro di squisita fattura.

Dopo aver vinto i 50 farfalla si è presentata in quattro-minuti-quattro e ha stampato 55”3 nei 100 stile. Onesta.

Nel mio personalissimo cartellino delle bellezze del trofeo però non trova posto sul podio, dove svetta Simona Baumrtova, ieri vincitrice nei 100 dorso in 1’00”41. I gestori della piscina di Mecenate fanno sapere che manderanno il conto dei danni alla corsia 4 dove la Simoncina ha urtato violentemente dopo aver sbandato agli 85 metri, danneggiando tre dei galleggianti gialli. Coraggio Simona siamo tutti con te.

Al secondo posto una bellezza poco appariscente (nel senso che nelle finali del pomeriggio non è apparsa). Sara Alesci all’argento ma non per distacco. La prossima volta ti vogliamo anche al pomeriggio.
Al terzo Martina Carraro, che però è al primo posto nei 50 rana. Doppia vittoria per lei, oggi non serviva neanche il cartonato.

Anche il sabato fortunatamente nessuna vittima nelle esibizioni da telefono azzurro. I bambini hanno tentato in tutti i modi di schiantarsi sui blocchi Omega o nel cartonato rosso della Nuomil che nascondeva le bruttezze della Daniela Samuele. Non ce l’hanno fatta e questo è già un successo.

Successo che ha arriso a molti dei nostri. Duellone nei 100 rana tra Scozzoli e Poggio, redivivo dall’Inghilterra. Sul filo dell’1’01”, niente di che in un Trofeo che chiedeva solo di vedere a che punto siamo.

Siamo a buon punto per il dorso di Ilaria Cusinato. La frazione ben nuotata, anche più veloce della livornese Sara Franceschi che di solito la recupera, dimostra che la cura tecnica ostiense comincia a dare buoni frutti. Si scende sotto i 4’40”, un tempo che in Italia dice qualcosa, in Europa al momento no. Vedremo, speriamo, la prossima estate. Nei 200 farfalla bene la Bianchi, per ora siamo  a 2’10” per lei e Polieri… insomma niente male. E niente male neanche la Caponi nei 400 stile, la aspettiamo a Riccione: lei vale 4’05” secondo le voci che ho sentito. Bisogna farli.

Per il resto, ieri, a parte la cotoletta alla milanese a pranzo, da segnalare come valore assoluto ci sono le tre vittorie con prestazioni cronometriche ottime di Proud (21”64 nei 50 stile) e di Leclos (nei 100 farfalla 51”36 con Matteo Casper Rivolta a 52”90 a osservare i piedi del ragazzo Energy) e di Desplanches nei 200 misti in 1’59”45. Ricordiamo che fra un mese i due ragazzoni Energy dovranno dare battaglia ai Commonwealth Games, che per i sudditi di sua maestà sono più dei Mondiali!!!

Tre record del meeting che credo siano destinati a durare parecchio, dando lustro a una manifestazione che sia avvia al decennale ma che merita, secondo me, che Milano cominci a pensare a una sede decente. Perché a partire dall’ingresso fino agli spogliatoi, i bagni, il piano vasca e la tribuna, Daniela (e Milano) comincia a meritare di meglio.

Città di Milano 2018 giorno 1 – sfida di barbe e di selfie

di Mauro Romanenghi

foto Day1

Selfie! (credit: Mauro Romanenghi)

Oggi tempo pessimo. Meglio stare al caldo, che di questi tempi non è male visto il meteo.

Ma io non mi deprimo e visto che c’è vado al Trofeo Città di Milano. Il  primo giorno alla fine non era malaccio il tempo…e poi vado a ritrovare vecchi amici, salutare un po’ di gente, vedere qualche gara di livello. Ah, non c’è la Pellegrini. Paltrinieri? In Australia. Detti? Acciaccato. Quadarella? Meglio il Lazio, là almeno c’è il sole. Martinenghi? Uccel di bosco. I duecentisti? Avvolti nella nebbia.

Oh, vabbè qualcuno ci sarà, quindi alla fine parto fiducioso. Mi preparo psicologicamente agli intermezzi ginnico-danzatori fra le varie gare, ma soprattutto all’entrata in scena dell’incubo del trofeo: un po’ come il clown in It di Stephen King, il pupazzo Gnappo di Maidiregoal, Crazy la scimmia ubriaca ci sollazza per l’intera durata della manifestazione. Forza Crazy, due giorni e poi potrai tornare alla vita di tutti i giorni. Vedo arrivare Filippo, giubbottone alla Fonzie, e barbone special. Rivaleggia con la sua barba quella di Massi Rosolino. Ma nei selfie nettamente in vantaggio il Massi, molto più esperto e a suo agio. Meno a suo agio Fioravanti, gilerino istituzionale da ministro dello sport…e bravo Fiore, che ti stai allenando?

Quello che vedo è un bel festival della legione straniera, che spazza la vasca con immensa leggiadria. La leggiadria di Giorgina Davies che spetascia la concorrenza nei 50 dorso. Quella della Bonnet, che saluta la compagnia dei 200 stile in 1’56”. O di Chad Leclos, che oggi sale in cattedra (ma non ne avrebbe bisogno vista l’altezza) e da lezioni di apnea. Ammazza che fisico gente, prima del podio sembrava lo zio con i nipotini. E che dire di Ben Proud, l’inglese che sprizza Energy (Standard) da tutti suoi bicipiti, tricipiti, addominali e dorsali. L’unica cosa che stona è la sua testolina, che sembra l’abbiano messa lì per caso per finire il resto del corpo. Un resto che funziona benissimo, vista la sua progressione nei 50 farfalla.


Qua e là, visto che il venerdì è sereno, lampi di azzurro. Che ci stanno.
La nostra Ilariona nazionale nei 100 farfalla sente il pepe della Di Liddo e il 57”94 è la cosa più bella della giornata. Dovrebbe sempre esserci un cartonato della Di Liddo che segue Ilariona, così la spinge! E un bel cartonato della Bianchi, così la Di Liddo tira per raggiungerla. Dovrei pensarci per le ragazze della squadra. Una serie di cartonati plastificati da mettere sul fondo vasca. Per fare paura, il cartonato della Ledecky.
La Carraro, sfoderando la sua chioma ondeggiante, sfodera anche una prestazione abbastanza degna. Casti abdica al mattino…forse allora c’era il suo cartonato sotto la corsia di Martina?

La sfida nostrana della velocità vede Dotto imitare la barba di Filippo e Massi…dona anche a lui, ma dovrei chiedere a mia moglie.

Tra i fisici messi mica malino degli stranieri, non sfigura uno degli italici talenti giovanili più in vista. Medaglia europea in corta, la Cusinato dimostra di aver imparato dei rudimenti di rana oltre che di cinese e la sua prestazione è più che dignitosa. Poi adesso ci mettiamo il dorso e lo stile e secondo me 2’10” si fa. Qui la sua nemesi Franceschi c’è per una frazione: il dorso. Alla fine me ne vado dopo gli 800…la cena mi aspetta, e anche gli allenamenti (tranquilli, non i miei: devo solo guardarli).

Copenaghen 2017/4 – il leone e la bambina

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

PEATY Adam GBR Gold Medal PRIGODA Kirill RUS Bronze Medal MEN – 100 M BREASTSTROKE – FINAL Copenhagen 16-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Iniziamo con le considerazioni generali: oggi c’è nebbia. E le luci sulla statale sono bruciate. Da tre giorni. Quindi non vedo dove il cane fa i suoi bisogni, ed è stato difficile raccoglierli. Ma un bravo cittadino educato si impegna e lo fa. Non come quella signora – termine che non le si addice – che ieri con la sua 500 mi ha rubato il posto mentre attendevo con pazienza che l’altro uscisse dal parcheggio. Con che grinta si è infilata al mio posto. Gentilmente sono sceso  e l’ho insultata pesantemente.

Quella signora probabilmente ha gli stessi geni di Scozzoli, che al contrario di lei è un vero signore delle piscine. Ma in quanto a reazione di partenza e virate non ha nulla da imparare da nessuno: da lui il posto lo perderei volentieri, ma sono sicuro che me lo cederebbe. Ieri perfetto nella prima vasca, e nell’ultima virata dove era dietro ha infilato una subacquea da manuale, uscendo davanti al leone Peaty. Ma come detto ieri al leone tatuato inglese bastano poche bracciate per ristabilire la sua legge. In corta sono sufficienti per 55”94. Fabio stavolta è “solo” record italiano, ma Prigoda perde di nuovo lo spalla a spalla, definizione tanto amata dal duo Mecasacchi. Il Leone inglese, poi, è protagonista di un grande gesto. La bimba gli porge la tavoletta da nuoto per la firma. Lui guarda, e le porge la medaglia… lei non capisce, lui prende la tavola, la sigla insieme a tante altre firme di campioni, tipo tableoffame, e poi si riprende la medaglia. Lei non sa più cosa fare, lui firma pure quella, la riporge alla bimba e se ne va. La piccola è stata portata via ieri sera dai genitori imbalsamata così, con il sorriso stampato e la medaglia ancora in mano. Chapeau.

Parlando di rana finiamo il discorso. Tre vasche da medaglia, una da rivedere, le virate un filo meglio ma solo un filo. Unghie rosso fuoco, come la voglia di salire su quel podio che manca da Berlino, dove Arianna fu la sorpresa. E una barriera da abbattere, quella del 1’05”. Come per i 30”, non ci riesce. La medaglia va alla Montero, che fa 1’04” ma soprattutto torna in 33” alto. Ieri l’ho detto, ma Ari non è stupida e lo sapeva già. C’è chi ha margine, chi non ne ha ma quei tempi li fa sempre. Deve farli anche lei. Comunque tre primati in quattro giorni, due finali e un legno da bruciare a Capodanno come buon augurio per quello nuovo.

Parlando di freddo, Copenaghen scalda per le sensazioni agonistiche ma non per le novità. La presentazione è un po’ la brutta copia di Budapest. “Are you ready,” conto alla rovescia, e via. Tutto già visto. Di nuovo per la RAI Nicola Sangiorgio. Come mai? E come mai non intervista altri oltre ai nostri? Lasciamo perdere il cinese e sentiamo i campioni. Sentitamente ringraziamo.

Dalla Finlandia con simpatia. Non sarà la campionessa del mondo, ma Mimosa Jallow già di per sé fa tenerezza. Con un nome così… e poi direte sì, ma sarà la solita svedesona alta bionda. Come al solito parlare per dar fiato all’ugola è sport nazionale. Per la serie tutto il mondo è paese, cercate la foto di Mimosa.

Parliamo sempre di dorso e di Silvia Scalia. Brava Silvia, prendi la nazionale. Ora facciamo un salto di qualità, ricordiamoci le gare che abbiamo. Ho la staffetta mista, non ce l’ho? E chi la fa la frazione della mista, la Gemo? Forza Silvia, abbiamo bisogno di dorsiste e forti.

Parliamo un po’ degli allievi di Morini. Paltr, come dice Mecarozzi, un po’ in sordina nella corta. Lui stesso ammette che questo è quello che c’è adesso. Se quello che c’è è 14’22”, lamentiamoci. La Cusinato, oltre al cinese, fortunatamente comincia ad aggiungere anche frazioni ottime ai suoi misti. Già nei 400 misti avevo visto una discreta rana. Nei 200 misti forse la migliore della finale. Mai farsi battere all’arrivo! Stavolta ti perdoniamo Cusi, non farlo più!

Già che ci siamo due parole su Lombini e Zazzeri, gli esordienti. Zazzeri può recriminare solo per delle virate così così. Certo, poteva fare 46” alto e andare in finale. Porta a casa l’argento della stile veloce. Lombini porta a casa la lucidità di aver capito che si può fare.

Se tu fai i 50 farfalla in semi in 22” basso e poi arrivi terzo, a pari merito, a due centesimi dal primo, dopo aver perso anche i 50, devi essere bello incazzato. Proud sembrava tranquillo. Aplomb inglese.

Ora vado a informarmi se la bambina si è ripresa dal regalo di Peaty.