Spigoli olimpici 1 – Un pochino sì

Siamo forti? Un pochino sì

di Mauro Romanenghi

Un pochino sì: è la risposta tipica di mia madre.
Un giorno lavò la cerata di mio padre per la barca a vela (la cerata ha un certo valore, aggiungo io). Sulla cerata c’è stampigliato bene un’avvertenza che dice: NON STRIZZARE.
Ovviamente mia madre, da brava massaia strizzò la cerata che si rovinò. Alla rimostranza di mio padre (devo dire giusta ma fatta senza troppo fervore) che chiedeva se fosse giusto strizzarla se c’era scritto di non farlo, mia madre obiettò con la sua consueta uscita: “un pochino sì”. 
Un pochino sì è la giusta replica se vuoi metterti nel giusto ma senza offendere. 
Ma fa proprio schifo questo vestito? “Un pochino sì”.
Tutto questo per dire che a me non piacciono le pagelle, perché ho sempre odiato i voti. Per me le cose si imparano o non si imparano. Poi chi le impara meglio avrà maggior successo, chi le impara peggio probabilmente non è dotato per quello. Infatti non amo gli sport con i voti, non ne ho mai fatto mistero. Attenzione, non significa che non li considero sport, tutt’altro, ma mancano di quel criterio oggettivo che porta alla vittoria o alla sconfitta.
Ma sto uscendo dal seminato. Parlando di pagelle, finito il nuoto ecco che tutti i siti si sono dati alla pazza gioia per assegnare un voto ai ragazzi della nazionale azzurra. Ripeto di nuovo: da noi c’è un solo giudice: il cronometro. Che ti dice se la tua preparazione è andata a buon fine o no. Non è detto sia colpa tua, o del tuo allenatore. Potresti esserti ammalato due mesi prima. Potresti avere problemi con la vasca di colore verde. Può starti sulle palle il tuo compagno di stanza e non riesci a dormire. Oppure no e spacchi il mondo.
Quindi non mi piacciono i voti, sia che siano mezzo e mezzo, tutti negativi o tutti positivi. Non siamo qua a giudicare, siamo qua a cronometrare. Se una cosa è andata male, non bisogna demonizzare la prestazione, cosa in cui siamo bravissimi con i nostri bambini fin dalla più tenera età. Ma se è andata proprio male, bisogna dirlo all’atleta? L’atleta non è stupido, e dirgli che è stato bravissimo se non è vero è una bella presa per i fondelli. Forse non tanto, ma un pochino sì.

Non faccio mistero di non amare particolarmente due nazioni: Francia e USA. Lo so, non si dovrebbe, ma un pochino sì. Intendiamoci, conosco sia dei francesi che degli statunitensi e non ho niente contro di loro. Tuttavia la spocchia dei primi e l’arroganza dei secondi a volte trascende la mia capacità di sopportazione del genere umano.
Lo dimostrano tre esternazioni in poche ore fatte da atleti o giornalisti a stelle e strisce che dovrebbero pensare (già di per sé un fatto straordinario per alcuni soggetti umani) prima di parlare.
Sia Murphy che la King infatti non nascondono i loro dubbi sugli atleti russi, tra l’altro senza fare nomi ma con allusioni: se tiri il sasso, non nascondere la mano.
E poi la stampa non digerisce la sconfitta dei 100 piani, e invece di festeggiare il nuovo campione eccoli fare le solite frasi allusive.
Beh obietto io, e Finke da dove lo avete c****o fuori, allora? La Jaboby? La Grimes? Non dovrei essere sospettoso, ma un pochino sì.

Non vorrei tediare troppo con l’articolo di oggi, per cui la chiudo con il siparietto fra Tamberi e Barshim.
Arriva il giudice che in perfetto stile Pazzaglia (per chi non sa chi sia, si studi Wikipedia) chiede se vogliono fare uno spareggio per assegnare l’oro oppure no. Mi sembra lapalissiano come chiedere a uno se preferisce ricevere la vincita di 100 euro o riscommettere per vincere 20 euro. O chiedere se preferisce una vita ricca e felice o una povera e malata. 
Non è stata una domanda stupida, in fondo. Ma un pochino sì. E comunque è il regolamento, baby.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri

Che ci faccio adesso???
(screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Leggo che il CIO spende parole sul benessere psicofisico degli atleti eccetera eccetera. 
Facciamo qualche considerazione generale. 
Lo sport dovrebbe fare bene, tenere in salute la gente e aiutare il sistema sanitario. Ma sport significa attività fisica di un certo tipo, fatta a un certo livello e che porta beneficio agli atleti. 
Qui siamo alle Olimpiadi, e alle Olimpiadi conta una e una sola cosa: vincere. 
Per vincere bisogna allenarsi e soffrire, soffrire e soffrire. Che è tutto il contrario di stare bene. Quindi se volete vincere, dovete fare una scelta, ricordatelo.

Il CIO stesso parla bene ma razzola male: vende il nuoto con le finali al mattino, che sono l’antitesi della migliore prestazione, per soldi. Vuole i multimedagliati, e inserisce sempre più gare per avere il grande protagonista per vendere l’evento. Ecco allora i Phelps, le Biles, i Dressel, i Bolt. Ma vincere tanto non deve essere un accumulo di titoli come i soldi di Paperone nel deposito. Deve essere il risultato del fatto che gareggi con piacere. Questo, come si vede, non viene fatto.

Qualificarsi è spesso difficile, e in alcune gare qualificarsi ti da quasi la possibilità di concorrere a una medaglia. Pensate alla scherma a squadre: basta passare un turno e si entra in zona podio. 
Nel mondo moderno se perdi sei un nessuno, uno sfigato, uno che non ha ottenuto niente. Se ti qualifichi in finale con il primo tempo e poi arrivi quarto hai sbagliato, non hai retto la pressione, non sei capace di gestire le emozioni. Ma sei quarto al Mondo, non bisogna scordarlo.

Forse. O forse no. Semplicemente oggi viviamo nell’era degli esperti in nulla. 
Se prima c’erano in Italia sessanta milioni di CT di calcio, tutti incapaci nel 90% dei casi di tirare un pallone con precisione persino attraverso la porta di casa, oggi esistono milioni di esperti di nuoto, vela, taekwondo, bocce, curling, atletica che probabilmente non hanno mai nuotato più di una vasca di fila a stile, o anche se lo hanno fatto non hanno la vaga idea di cosa sia nuotare dieci chilometri al giorno perché non li fanno a piedi neanche in una settimana. 
Viviamo in un’epoca globalizzata, nell’epoca in cui le critiche ti arrivano da ogni dove. Io ho ricevuto una volta degli insulti dicendo che avrebbero espresso tramite social il disappunto nei miei confronti. Ovviamente non è mai successo, perché poi bisogna rendere conto di ciò che si dice. 

Gli atleti non sono macchine: leggono, sentono, ascoltano, interpretano, sono sottoposti a questo bombardamento mediatico che gli arriva dappertutto ed è amplificato dalla stampa e da mille siti che pur di avere qualche clic in più amplificano ogni errore, ogni comportamento, ogni parola, ogni pensiero. 
Gli atleti non sono sempre sorridenti, non sono sempre simpatici, non sono sempre disponibili. Ma se non vanno a un evento allora sono spocchiosi, se ci vanno devono pensare ad allenarsi. Ricorderete la Pellegrini che fa il giudice a un talent: ma se fa il giudice allora perde il tempo per allenarsi. Neanche ci pensano che sono tutte cose preregistrate, che si fanno più puntate alla volta, che non è vero tutto quello che si vede. Questi reality, questi talent, sono spesso tutto tranne dimostrazioni di realtà, spesso non sono neanche dal vivo ma registrati, con la possibilità di rifare infinite volte la stessa scena, fino a renderla perfetta.

Alle Olimpiadi invece è tutto live: non puoi sbagliare, non puoi rifare la battuta, non puoi tagliare la parolaccia in diretta. Gli atleti sono veri, non sono attori. E sono umani.
E la verità spesso fa male. Quando si dice a uno che fa schifo, quando si ripete a un campione che non vale nulla perché anziché l’oro ha vinto il bronzo, oppure è arrivato quarto, questo si ripercuote sul suo spirito e poi sul suo corpo. 
Ho visto tantissime facce da funerale questi Giochi. La faccia di Katie Ledecky, pluricampionessa olimpica, dopo il quinto posto dei 200, sembrava quella di una rimasta senza famiglia. Una ragazza che ha vinto, in questa edizione, due ori e un argento e ha nella sua saccoccia qualcosa come sette ori ai Giochi.

A noi piace scherzare, io stesso sdrammatizzo nei miei articoli le situazioni di tensione che vivo al di dentro, perché mi trovo a contatto con giovani atleti di ogni livello. Ma scherzare non significa insultare o banalizzare. Io conosco bene il sacrificio che viene fatto o non viene fatto da certe persone. E se so che quella tale persona non si impegna, non lesino critiche anche severe su questo. Ma se questo è il suo modo di intendere lo sport, mi adeguo; l’importante è che lui non abbia come obiettivo la vittoria assoluta, perché quello richiede come presupposto ciò che ho scritto nel primo paragrafo. Ovvero lacrime e sangue.

Lo sport con più pressioni sembra essere la ginnastica artistica, dove soprattutto le ragazze, spesso giovanissime, vengono portate lontano da casa per anni (e non solo in italia, ma ovunque)  o per sempre, entrando nei corpi militari e quindi hanno dei doveri anche istituzionali, essendo poi pagate da noi attraverso lo Stato e quindi sono obbligate ad avere certe performance. Ricordo ancora la statunitense obbligata a saltare al volteggio con la caviglia rotta per far vincere l’oro agli USA.

Riflettiamo bene quindi quando sulla tastiera, o nei nostri vocali, o parlando, ricordiamo quanto schifo facciano questi ragazzi, a cui però ci attacchiamo come semidei per cinque minuti quando ci portano un oro olimpico.

Il mestiere italico, tra l’altro, è quello di non esser mai contenti. Se vinciamo cento medaglie ma nessuna d’oro, siamo dei poveracci. Certo, è meglio vincere un oro, ma se non si vince non morirà nessuno. Meglio facce di bronzo felici, che facce tristi con un oro in tasca.

Tokyo2020 – day8: Bronzi, amore e fantasia

L’amore vince sempre!

di Mauro Romanenghi

Tantissimo amore oggi nella vasca olimpica. Mia moglie raggiunge il massimo della felicità con l’ingresso sul podio di Florent Manaudou, secondo nei 50 stile dietro al missile della bandana. Dieci minuti dopo la Blume si issa al bronzo, dietro alla giraffa australiana e alla Sioestroem. E qui scatta il grande bacio a bordo vasca sotto gli occhi delle telecamere, alla faccia della privacy. Grande amore anche sul podio dove Bruno Fratus appena sceso dopo un bronzo storico, inseguito per oltre dieci anni, viene sbaciucchiato dalla fidanzata. Eh va beh.

Decisamente i 50 metri stile non sono per giovani. Medaglie per Dressel, Manaudou e Fratus. Un insegnamento per tutti.

Anche le vincitrici delle medaglie dei 50 femminili non è che siano giovanissime.

Paltrinieri ci prova ma obiettivamente è difficile. Non bisogna chiedere di più a chi obiettivamente di energie ne ha ma proprio contenute. Vince Finke, che fa quello che sa fare: impallinare gli avversari nell’ultima vasca: 25”78. Eh beh.

Mi facevano notare, ieri, due medaglie Svizzera e zero Francia. Oggi siamo due a uno. Anno zero per i transalpini. Non va meglio per i tedeschi, due podi ma ringraziano la malattia di Paltrinieri e Quadarella, altrimenti la vedevo durissima.

mi facevano sempre notare come gli occhialini della Jacoby le saranno anche caduti, ma sono di una qualità che neanche quelli che vendono alle casse delle piscine dei parchi acquatici…

Si completano le ultime doppiette per la felicità degli statistici. Dressel e McKeon per i 50 e 100 stile che si nuotano a crawl ma la specialità è lo stile libero (per i precisini). Poi Finke che fa sua la storica accoppiata 800 e 1500, ovviamente per la prima volta. Curiosamente ciò avviene in campo maschile e femminile, così come per i 200 dorso. Non avviene a rana nè nei maschi, nè nelle femmine.

Tempo di bilanci: 11 a 9 il confronto USA – Australia. Onesto.

Italia 6 medaglie, con lo storico bronzo della mista maschile. Due medaglie per tutti loro, sembra incredibile ma è così. E in una Olimpiade che sembrava in salita con le punte malate, è tanta roba. 

Mia moglie che si occupa dello stile va a compilare la classifica delle mascherine. Vince lo scudetto la Cina, retrocessi gli USA con la maschera da serial killer anni 80.

Alla fine la Cina ce la fa e schiera la sua staffetta femminile preferita: Peng, Tang, Zhang e Yang. Senza grande successo, ma la aspettavamo tutti.

Il nuoto va a finire, la Gran Bretagna, la Cina e il Canada sono le nazioni che si sono imposte alle spalle delle due dominatrici. Non male l’Italia, manca secondo la stampa l’oro ma obiettivamente si è raccolto il massimo possibile. Ricordiamoci che, nelle gare, ci sono anche gli altri.

Carraro ci da la perla di saggezza: siamo venuti e abbiamo fatto esperienza. E ma l’esperienza serve a 16 anni, non a 28. A 28 serve vincere, l’esperienza la dovresti avere già fatta. Opinione strettamente personale.

Solito excursus negli altri sport. Apprendiamo la fondamentale notizia che Jessica Fox, la supercampionessa della canoa slalom, ripara la sua imbarcazione con un preservativo. 

Bella la presenza dei microfoni sulle imbarcazioni della vela, peccato che così si sentano le ovvie esclamazioni scatologiche di Ruggero Tita. Caterina Banti di certo non è una fine signorina oxfordiana, ma vi garantisco che in barca si sente di peggio. Non che gli equipaggi di lingua inglese siano meglio, intendiamoci. Per chi non sa cosa significhi scatologico, si parla di cacca eccetera.

Mai più senza BMX freestyle. Altra specialità messa, come il surf e lo skate, per vendere oggetti e far vincere gli USA. Vince l’inglese.

La Biles forse non farà neanche una gara. Ce ne faremo una ragione.

Capelli multicolor nell’atletica, ma vince i 100 la giamaicana con un colore molto sobrio. In 10”61 secondo tempo di ogni epoca. Tralascio i commenti sul tempo della Griffith-Joiner.

Ed infine l’Italia perde nella pallavolo dalla Cina eliminata: chi c’è in squadra? Ma Zhang, naturalmente!

Tokyo2020 – day7: La maledizione del rosa!!!

Ooops! (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Nello spettacolo si sa il viola porta male, perché è il colore della Quaresima in cui nel Medioevo (beh anche adesso nei tempi di pandemia) non si potevano fare spettacoli di nessun genere. Fortunatamente non sempre la religione adesso detta legge e quindi gli spettacoli si possono fare in quaresima (in pandemia, anche le messe… bah). 
Tralasciando la querelle fra Chiesa e spettacolo in tempi andati, passiamo alla vasca. 
Le Crocs rosa inguardabili (ma se piacciono a lei, de gustibus) non hanno portato bene a Lili King. Ma neanche gli occhialini rosa a Jacoby oggi nella mista mista. La giovanissima americana non si sistema bene gli occhialini e come un Esordiente li perde in partenza: rimangono fra naso e bocca, e fare 1’05”0 in quelle condizioni non deve essere stato semplice. Ma toglierli? Lezione di tattica per la Jacoby.
Lezione di tattica anche per la mista mista USA, che schiera Dressel sperando nel miracolo. Ma sono le altre frazioni un po’ così così, soprattutto la Huske a delfino. Avranno fatto i loro conti.

Dressel e McKeon chiamati a un superlavoro (beh, non esageriamo, non sono certo andati in miniera..) oggi. Dressel deve superarsi al record del mondo con 49”45 per avere ragione di un Milak sempre più vicino e bellissimo in 49”68, nel ritorno più veloce mai visto in 26”0!!! Milak va in giro sempre come se fosse in giro turistico, Dressel invece un po’ nervoso: li fa sciolto in vaschetta tuffi dopo la semifinale dei 50, prima della finale della mista mista. Riscaldamento in vaschetta concesso anche a McKeon (ma mettere la premiazione degli 800 e darle 10 minuti di pausa no?). Risultato 46”99 per Dressel ma soprattutto 51”70 per McKeon che passa allegramente la Pellegrini e porta l’Italia al quarto posto e con record italiano: mica male, anche se per un momento abbiamo sognato oltre!

La Gran Bretagna ci credeva moltissimo in questa staffetta. Ha avuto ragione. Enorme compattezza, nessuna frazione debole. Record del mondo. E sono 4 gli ori della squadra della regina.

Continua il duello fra USA e Australia: siamo 8 ori a 7. Questa volta gli Aussies non hanno fallito.

Zhang la ragazza ovunque dei campionati. Delfino, 4×200, 4×100 mista mista, 50 stile, spareggio con la compagna dopo la finale di staffetta: sempre con saluti, cuoricini e saltelli. Serve aiuto? Chiama Zhang! “sono Zhabg e risolvo problemi”

La barzelletta dei 200 dorso: ci sono due australiane, due canadesi, due americane e due giapponesi. E vince McKeown. 

Olimpiade delle doppiette: McKeown, Rylov, Ohashi, Titmus, Ledecky. Ci proveranno Dressel e McKeon. Prima che mi scocciate che Dressel ha già fatto doppietta, parlo dello stesso stile. Visto che siamo tutti precisini.

Naturalmente è notte. Naturalmente c’è la civetta. Naturalmente c’è Simona Quadarella. Leggo che risponde alle critiche dopo la delusione dei 1500. Cioè devo criticare una ragazza che fa i 1500 dopo la gastroenterite. Siamo proprio italiani: tutti allenatori e bravi critici. Brava Simona, fai fare un bel 800 ai tanti giocatori di Fantacalcio italiani. Non ci siamo, non ci siamo proprio!

Noé Ponti continua la favola per la Svizzera: due medaglie qui, dopo Desplanches arriva Noé per i 100 farfalla. Massimo Meloni tornerà a casa soddisfatto.

Premiazioni con il parterre del roi. Kirstie Coventry due premiazioni e nella seconda la accompagna Penny Heyns, ne abbiamo parlato. Grandissime. 

La faccia delle Grimes dopo gli 800 fa il paio con tante altre viste negli americani. Non è sempre festa, per le stelle e strisce: anche gli altri vogliono le fette di torta. 

La velocità non è un paese per giovani. Nei 50 stile, a parte Andrews direi un età media sui 27 anni.

Completo l’excursus sugli altro sport. 

Premetto che non capisco niente di scherma, ma mi sembra che nella sciabola sia quello sport dove i due avversari si gettano uno contro l’altro e il giudice premia chi urla più forte.

Inizia l’atletica. Premetto che mi piace molto, e i colori dell’atletica sono superiori a quelli del nuoto. Quello che non sopporto sono quelle attese lunghissime per partire. E poi i telecronisti che si lamentano perché le false partenze non ci sono più. Ma vedere per due minuti gli atleti ballonzolare ridicolmente a destra e sinistra è veramente noioso.

Mi dicono che hanno letto il mio commento sul vietnamita: sul mio 4,5 nella quantità, obiettano che mi aspettavo troppo. Forse sì, ma de gustibus…

Tokyo 2020 – day6: La rivincita delle segretarie

Licenziata? Ma no, oro olimpico!!!

di Mauro Romanenghi

Avete presente quelle ragazze carine, bella presenza, però non troppo appariscenti che siedono fuori degli uffici dei grandi capi (ma anche dei capi medi). Quelle che insomma sono magari superintelligenti però devono sempre dire “no è impegnato”, “no al momento non c’è” o la classica “ha un’importante riunione” (magari con un’altra segretaria).
Insomma la tipica segretaria, orecchini, gonna a mezza altezza, giacca elegante, capelli raccolti. Che poi se li sciolgono e si trasformano in bellezze stratosferiche.
La Schoenmaker no. Lei i capelli non se li scioglie, li mette sotto la cuffia. E ci tira fuori due begli orecchini da segretaria. E ci tira fuori anche il record del mondo, il primo e finora unico di questa rassegna.
Viva le segretarie e viva i 200 rana della Schoenmaker.
Lili King, da par suo, fatica ad abdicare. Dopo il terzo posto dei 100, che la costringe a non disputare la staffetta mista in finale come da legge non scritta degli americani, la ragazza delle Crocs (che tirerebbe in testa volentieri alle avversarie) credeva nei 200 ma un presagio la tormentava. Le segretarie si sa sono traditrici. E infatti anche i 200 sono andati. E’ un po’ il regno delle facce. La stessa faccia oggi si ripresenta più volte. Murphy, Scott, tutti arrivati all’argento ma che nell’oro ci credevano e speravano.

Non basta ad Eugeniia la sua doppia i. Quarta lo stesso nei 200 rana. Provaci ancora, Eugeniia. 

Murphy di cattivo gusto in conferenza stampa, facendo illazioni sulla gara poco pulita a cui hai partecipato. Gli USA ricordino che la loro stella Simone Biles prende i farmaci per la sindrome da attenzione, farmaci che una che fa il triplo salto carpiato avvitato su una trave di 20 cm di larghezza secondo me non dovrebbe prendere, al di là dell’esenzione che le venne concessa. E il caso Balco, di sicuro, non era scoppiato in Russia. 

E niente i giornalisti se non parlano di gossip non sono contenti e così tirano fuori la storia delle arciere cicciottelle e della omosessualità del bronzo olimpico dell’arco Boari. O che la Pellegrini si fidanza con Giunta (che poi bastava guardarli lo capivano anche le strisce in fondo alla vasca). Guardate per me possono anche fidanzarsi con un babbuino basta che mi portino una medaglia.

Ogni mattina la civetta di fronte a casa mia mi saluta con il suo verso, non so come si chiama il verso della civetta. Ma mi fa piacere che non sono solo, a vedere le gare!!!

Michael Andrews devo capire come con quello stile libero possa fare 1’55” nei misti, soprattutto con quella condotta di gara. Eppure c’è riuscito, una volta!

Di tutti gli argenti tristi di oggi ce ne sta una sorridente. E’ la Haughey, che dopo i 200 fa sul anche quello dei 100. Massimo raggiungibile e soddisfazione massima.

Dopo lo skate, lo sport con la percentuale maggiore di cadute è il BMX. Tutti sport americani, ovviamente, a cui cadere piace tanto evidentemente. Tra l’altro qui ci si fa veramente male!

Polemiche sui CT: scherma, ciclismo, tutto sui giornali e smentite varie. Della serie i panni sporchi si lavano in famiglia.

Dopo la sbronza della Ohashi magra per i giappi: i 200 rana niente e niente per Hagino e Seto. Si rifanno con la spada maschile a squadre. Basta accontentarsi. 

Diciotto finali per gli azzurri finora. Secondo me la migliore spedizione da questo punto di vista per gli azzurri. Marco Agosti, aspetto conferme.

Oggi ristorante vietnamita con compagnia interessante. Nuovi spunti e nuove storie: poco cibo, ma buono. Serata voto 8, cibo 7, quantità 4,5.

Tokyo2020 – day5: Santi, capitani e navigatori!

Virus de che? (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ricorderete la grande vittoria del capitano baffo agli Europei di Budapest.
Beh il baffo non c’è più, come non c’era per Frigo, nella staffetta veloce. Ve lo dico per informazione comunque che sulla barba e i baffi si possono annidare delle particelle virali, ma oramai è inutile: quindi meglio non avere barba e baffi, per gli sportivi!
A parte gli scherzi, al nostro capitano (perché oramai lo è ufficialmente) neanche il virus lo ferma. 
Che poi con queste mascherine abbiamo fermato tutti i virus, ma la mononucleosi no.
Ma mentre la Quadarella è un po’ più delicatina, Paltrinieri non lo ferma nessuno. E così si deve arrendere solo al motoscafo americano Finke che spara un 50 da 26” alto e vince, seppure di pochi decimi. Bravo Finke ma immenso Gregorio: non avrei giocato neanche la ruota di scorta (che non ho) della mia macchina. A lui il virus gli fa un baffo!

Grandi sorprese oggi. Infatti subito dopo si arrende Anton Chupkov che non riesce a fare la tripletta Europeo Mondiale Olimpiade. La sua tattica stavolta non funziona, o è lui che non funziona benissimo. In ogni caso vince l’australiano il cui nome sembra quello dei romanzi di Stevenson, Stubblety-Cook. Precede Kamminga, che ancora una volta si deve arrendere, e soprattutto il finlandese Matti Mattson (che sarebbe come se noi chiamiamo uno Mauro Mauri), grande sorpresa, che porta il suon bel cranio pelato e gli occhiali sul podio. Nuoto ignorante senza cuffia , il ragazzo sembra in foto André the Giant, il wrestler degli anni 80: in realtà è meglio di quello che sembra e noi lo vogliamo così, nordico e selvaggio.

Dopo il chupa chupa russo succhiato dagli avversari, arriva la cinesona (non si può dire cinesina di certo) Zhang, una delle 113 Zhang della nazionale cinese. D’altronde quando infili le avversarie fai Zhang!, non di certo Chen o Ling. Record mondiale in tessuto (e chi se ne frega), saltella qui e là e manda cuori a tutti. Occhio a non esagerare, sei sempre cinese.

Infine la gara dei califfi (ormai li chiamano tutti così). Beh si vede che non basta essere giovani e voglioso per vincere. Dressel fa sua la finale più veloce della storia, ma deve sudare tutte le sciarpe e le bandane che ha per battere Chalmers, che non aveva nessuna intenzione di abdicare.

E infine il solito suicidio australiano che ama perdere la 4×200. Stavolta lo fa contro la Cina, con una Ledecky che passa in 55”00 ai 100 per rientrare, e non ce la fa per poco a vincere. Quattro record in una finale non li avevo credo mai visti: record del mondo della Cina e continentale per le prime tre squadre. La Cina la più compatta come sempre, schiera la Zhang data un po’ stanca dopo i 200 farfalla che infatti spara una mega frazione. Uguale alle nostre atlete che non riescono a fare due gare di fila. L’Australia paga le due frazioni di apertura, non bene anzi male. Ma è così…le avessimo noi, due frazioni fatte male così.

Parliamo di Emma McKeon, la donna il cui collo rappresenta il 15% della sua altezza di più di 180 cm???

Rylov qualifica la sua mascherina leopardata e soprattutto la sua mascella volitiva per un 200 che può solo perdere. Ma hanno perso in tanti questo giro.

Qualificarsi quasi tutte sotto il 53” nei 100 stile? Fatto!

E andiamo per D..!!!!! (screenshot Eurosport)

Faccio un piccolo excursus sul canottaggio, che sfata la maledizione del secondo oro con le due ragazze dei pesi leggeri (beh a vederle sono proprio leggere). Ieri record mondiale, oggi oro allo sprint. Brave Cesarini e Rodini: a fianco c’era pure la Gran Bretagna ma niente abbordaggio questa volta.

L’Italia si sa è un popolo di santi, poeti e navigatori. Qua alle Olimpiadi il concorso di poesia non c’è, e di navigatori come visto ne abbiamo: canottieri ma anche velisti che stanno andando molto bene e alcuni si giocano anche dei posti importanti. Anche qui ho visto un paio di abbordaggi mica male, uno nella classe 49er con due barche una sull’altra: spettacolo.

Santi invece ce ne sono parecchi, invocati un po’ da tutti. Due giorni fa la madre del Signore fa la sua comparsa sul campo di pallavolo, e oggi viene chiamato direttamente in causa Gesù Cristo nel commento del canottaggio. Bene che ne abbiamo bisogno, ma senza esagerare!!! Comunque, i microfoni direzionali sono troppo ben direzionati, e di commenti se ne sentono anche peggio.

Parlavo della faccia di Ceccon: vogliamo parlare della faccia sul podio di Romanchuk, che sembrava davanti al plotone d’esecuzione? O di quella della Flickinger che guardava la Smith come a dirle perché non sei rimasta a fare dorso a casa tua?

Ora è giusto commentare che Finke poteva partire prima e ha rischiato. Ma ha vinto, e chi vince ha sempre ragione: finché vince, ovvio.

Ora mi deve spiegare Murphy perchè ha così freddo mentre tutti gli altri arrivano in maglietta… anche Dressel non scherza, comunque. 

La raniste russe si chiamano Eugeniia e Mariia. Ma una sola I non bastava?

Mi ero dimenticato delle Crocs rosa della Lili King. Sono fatti suoi ma sinceramente preferivo averle scordate. Tra l’altro, mi sono sempre chiesto come faccia a fare rana con quella gambata. Evidentemente lei non lo sa e va forte lo stesso.

Certo Razzetti deve recriminare sul suo dorso carente che lo porta fuori dalla finale olimpica e ci lavorerà, ma vedere lo stile di Andrews è veramente peggio delle Crocs di KIng.

Chiudo con una riflessione.
Solo in Italia siamo stanchi, non riusciamo a fare due gare in un pomeriggio, non riusciamo a tenere gli otto giorni, non riusciamo a provare a fare gare diverse. Cito esempi.
Flickering fa i 400 misti e i 200 farfalla.
Regan Smith si spara 200 dorso e 200 farfalla perché vede che non ci sono tante avversarie e comunque fa fatica a dorso nei 200.
La Zhang fa i 200 farfalla e dopo un’ora fa 1’55” nei 200 stile.
Voi direte che sono campioni. Beh, se vuoi esser campione devi fare anche questo: prendere esempio.

Tokyo2020 – day4: Concerto russo e doppiette scoppiettanti!

Biles a base Terra…mi fermo nello spazio a riposare..ci vediamo!

di Mauro Romanenghi

Se vai a un matrimonio in genere ti mettono davanti tutta una serie di portate succulente.
A Barletta, dove sono stato per un matrimonio, c’erano i frittini di pesce, molto buoni. Poi c’erano anche i molluschi freschi crudi, alcuni si muovevano persino. Poi altri piatti di pesce, tutti apprezzati: un risotto da leccarsi i baffi, dei ravioli ripieni. Bisogna però sapersi controllare, perché alla fine i dolci non li puoi mangiare. E anche lì, non è che si può mangiare il tiramisù, i pasticcini, la Saint Honoré e pure la pastiera. Altrimenti come si fa a bere l’amaro finale?
Forse ho un po’ esagerato, lo ammetto. 
Però vediamo a queste Olimpiadi che un conto è esagerare a Barletta, un conto all’Olimpiade.
Così vedi Simone Biles, incensata come eroe della ginnastica, che scopriamo in difficoltà tecnica e soprattutto psicologica. Ma se vuoi fare il quadruplo salto mortale con tre avvitamenti, la trave sun un piede solo, il volteggio senza toccare il cavallo scavalcandolo con un balzo da pantera ecco che le cose possono andare male. Questo poveri ragazzi sono sempre costretti a vincere, e farlo con un bel sorriso. Soprattutto nella ginnastica, lo sport dei sorrisi falsi come il nuoto sincronizzato, dove le atlete fanno sforzi sovrumani facendo finta di niente. 
E così cade anche Katie Hurricane Ledecky. Cade in piedi naturalmente. Infatti vince i 1500 stringendo i denti, dopo aver fatto una faccia da funerale del gatto alla fine dei 200 dominati da RobotTitmus che dopo il primo 50 spara tre 28”8 consecutivi, come fosse un allenamento in soglia. 
Quindi l’insegnamento sarebbe attento se vuoi vincere 8 ori che potresti non vincerne neanche uno. Certo che se hai 20 secondi di vantaggio sulla seconda, perdere è difficile: ma la Ledecky ha dovuto sudare per dire alla Sullivan di stare dietro per favore. Anche io se fossi 120 Kg e due metri potrei mangiare tre torte (forse no, ma due magari sì).

Milak era entrato in semifinale guardandosi in giro come a dire “beh dai facciamo sta semifinale che ho altro da fare”. La finale è un altro affare. Ma se ti chiami Milak, allora puoi stare sereno. 

Un po’ meno sereno se ti chiami Burdisso e chiudi in 31”3, un secondo e mezzo più di tutti.
Ma se prendi il bronzo, hai ragione. Quindi ha ragione Federico Burdisso.

Leggo della dichiarazione di Morini di scuse. Ricordiamoci che il bravo coach è quello che fa un passo avanti quando le cose vanno male e due indietro quando vanno bene.

Continua la sfida contro la sfiga della Ohashi. I commentatori la danno sfavorita nell’ultima frazione, e lei non trova di meglio che infilare le avversarie e vincere. Doppietta nei misti per l’ultima atleta che nuota con le orecchie fuori dalla cuffia. 

Se lei ha le orecchi fuori dalla cuffia, fa mostra di un bel paio di orecchini la Schoenmaker. E anche di un onesto 2’19”16 in batteria. Non vorrei tirargliela, quindi sto zitto.

E ora elegia del ritiro. La Hosszu gareggia alla corsia 1 e arriva settima, come la Pellegrini. Due campionesse olimpiche, due primatiste mondiali, due nuotatrici eccezionali. Fine elogio.

La 4×200 britannica da sfoggio della sua enorme superiorità ma viene tradita dal suo primo uomo, Dean, che peggiora un secondo il tempo della finale olimpica.  Niente di grave, ci pensiamo noi, dicono gli altri. E arrivano a tre centesimi dal mondiale gommato. Neanche la soddisfazione del record olimpico. a due centesimi. Record europeo, almeno. Ah, oro olimpico, scusate.

Miressi continua la sua personale battaglia psicologica con Dressel. Caleb si è sbarazzato di Ceccon, ma resta Popovici. E il coreano Whang. Lo zio Dressel si sente un po’ oppresso, vediamo cosa farà domani.

Non commenterò la 4×200 femminile, perché non conosco il motivo per cui quattro persone che al via fanno in totale 7’53” facciano quaso 8’. Quindi mi astengo. La qualificazione era a 7’56”, significa che in Italia non ci sono quattro o più ragazze in grado in una gara internazionale di garantire una media di 1’59”0 lanciato. Mia moglie propone di convocare solo chi fa 1’58” a tutte le gare, anche il trofeo di Baranzate. Potrebbe essere un’idea.

La Germania torna a prendere una medaglia con la Kohler nei 1500 stile libero. Se pensiamo che negli ultimi anni le ha sempre prese in ogni distanza possibile e immaginabile dalla Quadarella, non possiamo che rammaricarci della condizione di Simona. Ma la vita è così, ricordiamoci la Ledecky 2019. Certo la sfortuna si accanisce sul nostro fondo. 

Tokyo2020 – day3: Concerto russo e doppiette scoppiettanti!

Medaglie d’autore, oggi!!! (credit Wikipedia)

di Mauro Romanenghi

La doppietta è quel fucile così definito perché si affiancano due canne e si sparano solo due colpi. Con questi due colpi puoi centrare due bersagli, che sono in genere grossi animali. Potrebbero essere due piattelli, come quelli della Diana Bacosi, oppure due belle medagliette olimpiche, come quelle centrate dai russi e dai britannici oggi, terza giornata di finali.
L’Europa riaffaccia la testa, con le due nazioni che l’Europa proprio non è che la considerano granché: Gran Bretagna e Russia, anzi ROC. Russia che essendo squalificata usa come inno il concerto di Čajkovskij (credo si scriva così). E la musica del dorso funziona meglio sicuramente di quella della 4×100 stile, soprattutto funzionano bene gli organi di Rylov, che a sorpresa vince e mette dietro i favoriti Kolesnikov dal tuffo a piombo e Robocop Murphy, che oggi non centra il bersaglio. 
La prima doppietta è però quella britannica, anche qui grande sorpresa (beh media sorpresa) con Dean davanti a Scott. Se ci mettiamo Guy, il compatto quartetto britannico non dovrebbe avere grossi problemi nella 4×200. Le ultime parole famose…
La terza doppietta è quella americana. E anche qui è la meno accreditata a vincere, la giovane Jacoby. Ma si sa che per gli americani giovane o vecchio non conta nulla, conta vincere. E lei ha vinto, e non è la prima che lo fa così giovane. Terza la King, che felice non è perché si ritroverà la sudafricana segretaria di Lex Luthor anche nei 200 e soprattutto non farà la finale olimpica di staffetta. 
Niente doppiette nei 100 dorso femminili, ma in una delle gare più competitive, come i 100 farfalla. A soli due centesimi dal mondiale, al quinto record dei Giochi in questa gara, la McKeown vola al successo. E se tanto mi da tanto, nei 200 non ci sarà storia. L’ho tirata anche questa, e fanno due. 

Nella finale dei 200 i giovani alla ribalta. Ma se il coreano si suicida con 49”78 ai piedi – lo chiamano ora passaggio a fagiano, noi dicevamo se passi a razzo, finisci a c….rende meglio l’idea – Popovici direi che si mangia le manine. Con il suo bel 1’44”68 è a due centesimi dalla medaglia. Questi due centesimi ricorrono, oggi. Beh dai, ci sono ancora i 100. E comunque nuotata ripeto molto scolastica, braccio piegato e allungo da Esordienti A. Stranissimo, ma bravissimo, e credo WR Junior. Ma vado a memoria.

Tra tutte le australiane, la McKeown è sicuramente le più carina. Ma è anche la più cieca. Sbaglia strada sul podio, quasi inciampa nello scendere, se ne va mentre le altre fanno le foto, torna indietro di corsa, fa disperare l’assistente al podio. Insomma, peggio di un Esordiente!

Parlavamo con la Dalla Valle nei nostri podcast di avvicinamento Tokyoisontheway della nuova rana potente e alta che a lei piace tanto. Ecco che vince la ranista americana dalla nuotata anni ’80. Come essere smentiti.

Avevamo tre raniste al bar, una se ne va mestamente a casa. La piccola Pilato non farà le staffette, d’altronde la Castiglioni è qui apposta. Comunque dobbiamo imparare a valorizzare i nostri giovani più forti e smettere di pensare che sono giovani. Gli americani lo fanno e si trovano chi fa 1’04”95 vincendo. Conta vincere!

Faccio un excursus sull’età e passo allo skateboard. Qua si vince a 13 anni. Secondo me però stiamo un po’ esagerando a portare i bambini alle Olimpiadi a giocare allo skate. Ho visto così una gara: si cadeva ogni esecuzione di esercizio, almeno un atleta su due. Io non vedo che spettacolo possa dare una cosa del genere, ma forse sono io che non capisco. Vorrei però vedere questi tredicenni fare con un atleta esperto l’arrampicata libera. Poi scopro che ci sono anche i trentenni e che cadono pure loro. A maggior ragione, direi che lo spettacolo dello skateboard non vale il prezzo pagato. Opinione personale, ovviamente.

Non parliamo poi delle cinesi tuffatrici del sincro piattaforma, 32 anni in due. Le avranno portate per fare esperienza, hanno dato solo 53 punti alle seconde classificate.

Regan Smith cicca prima la qualifica nei 200, qui la gara nei 100. Restano i 200 farfalla, che ha la bellezza di 18 partecipanti se non ho contato male. Speriamo che non sia la nuova Missy Franklin. Si sa le americane sono tanto brave a comparire quanto a sparire, con poche eccezioni. 

Una di esse è Allison Schmidt: sfiora la finale dei 200 stile, la vecchia leonessa americana. Dai Ally, resta la 4×200. 

E allora ecco la nostra Fede. Non quella Jedi, non quella cattolica, quella natatoria. Che va in finale. Ci basta? Ma no, dai. Abbiamo fatto 30, facciamo 31. Anzi 32, Fede. Ma non sentirli, vola e basta.

Oggi sento: “il tocco alla piastra è il suo piatto forte” riferito a Murphy. Eh già. a Murphy piace il tocco, soprattutto alla piastra. Io preferisco la braciola, ma si sa i gusti son gusti.

La faccia di Ceccon all’uscita dice tutto, e dirgli bravo é come dare pacche sulle spalle a un leone a cui è sfuggita una gazzella dopo dieci giorni che non mangia.

E’ evidente come a Ceccon riesca meglio il recupero rispetto a Kolesnikiov (basta vedere anche gli Europei cosa successe). Ieri Ceccon tra i 100 dorso e la staffetta ha fatto due ottime prestazioni, non così Kolesnikov. Beh, diciamo che il fisico è ben diverso.

Le prestazioni sono notevolmente migliorate in questi giorni, i ragazzi si saranno abituati a questo ritmo. 
Leggevo ieri titoli come “c’era una volta il fioretto femminile”, “solo un oro dopo tre giorni lo spettro di Barcellona si avvicina”. Posto che secondo me ne vinceremo, di ori, la stampa sa sempre come farsi voler bene. E dopo si lamenta che non vogliono avere a che fare con lei. Basta vedere cosa scrivono del Coronavirus. 

Tokyo2020 – day2: Cinesi d’autore, cinesi del Canada e Leoni d’Europa!

Motoscafi in azione!!! (screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Ieri, durante il nostro podcast, mi si fa notare come l’Europa è praticamente assente nella prima giornata. USA, Australia, Giappone, persino la Tunisia. Anche oggi, seconda giornata, il vecchio continente non sembra essere all’altezza. Ecco che allora ci vuole la rana per la riscossa: il ruggito del leone inglese scuote i girini d’Europa per una tripletta che dice Peaty, Kamminga e Martinenghi. 
Ma la giornata numero due parte come al solito, con una differenza: la cinese Zhang alla corsia quattro dei 100 farfalla, grande favorita, non è la cinese che vince. Dalla corsia sette esce infatti la “cinese” del Canada McNeil che batte nella gara più veloce della storia Zhang e McKeon. Con 55”73 si resta fuori dal podio, e la nostra cara Sarah aveva visto giusto ma ci ha provato lo stesso.
Nicolò invece sembra il gemello di Kamminga, girano insieme per la vasca tutti felici come se avessero vinto loro. In effetti, dopo re Adam, sono i primi terrestri a mettere i piedi sul podio giapponese dal vecchio continente.

Non sembra la mattinata giusta per gli USA, che prendono il quarto posto anche nei 100 rana con Andrews, che molti ricorderanno per le sue bizzarre preparazioni della stagione. 
Non lo sembra neanche alla Ledecky, che prova a scappare nei 400 ma la Titmus conosce la musica e la danza a memoria. Sembra il copione già visto del 2019, anche se qui l’uragano americano non ha nessun virus, nè il COVID nè nessun altro, come due anni fa.
E allora Ariarne, l’australiana dal nome scioglilingua, si prende di nuovo la vittoria. E ora, chi la ferma più?

Nella semifinale dei 100 rana femminili si ritrovano insieme la Yefimova e la Efimova. Era destino, prima o poi. 
Sempre nella semifinale dei 100 rana, la piccola americana Jacoby (piccola si fa per dire) avanza con la sua rana stile anni 80. Avanza ancora di più la Schoenmaker, cognome teutonico che ricorda l’assistente di Lex Luthor in “Superman” ma che in realtà è molto efficiente. L’eredità di Penny Heyns è dunque giunta? Lo scopriremo domani.

Semifinali dei 200 che non sorridono a Stefano Ballo, troppo lento nella prima parte. Sorride invece la 4×200, Ballo c’è e Di Cola lo accompagna. Non disperate, tifosi di poca fede.

Ieri un po’ in ombra, oggi il Robocop del dorso statunitense batte un colpo. Chi sei? “Sono Ryan Murphy, signore”. 
Vivo o morto, tu verrai con me sul podio!

Non se le mandano a dire neanche nei 100 dorso femmine. Dopo lo smacco di ieri, oggi le americane rispondono con la Smith e la canadese Masse (un nome che è tutto un programma) le ribatte di nuovo da par suo. La Kaylee McKeown, cognome utilizzato per confondersi con la delfinista McKeon, le va dietro.  

Della serie la tocco piano: Titmus 1’58”1 al passaggio, 1’58”5 al ritorno.

La serie continua con Chalmers, 46”4 in frazione di staffetta.

Sempre della serie la tocco piano, hanno visto un po’ di sofferenza in Dressel, che ha aperto la staffetta USA in 47”26. Proprio proprio sofferente non direi.

Non solo Peaty, ma anche altri vecchi leoni ruggiscono: Brent Hayden, classe 1983, apre la staffetta del Canada in 47”99. Non basta per la squadra, però aiuta!!!

Come dice Cristina Chiuso, composta l’esultazione (o esultanza, più corretto) dell’allenatore della Titmus in tribuna che sembra Tarzan il re della jungla e diciamo ne ha tutto il diritto: il fisico glielo consente, come direbbe mia moglie.

Se l’Italia contende (quasi) fino all’ultimo l’oro della staffetta veloce agli Stati Uniti e vince un fantastico argento, chi scompare come una noce di burro nel soffritto? Esatto, la Russia. Vabbé.

Tokyo2020 – day1: Ori al pistacchio e tunisini in divisa

di Mauro Romanenghi

day1 – divise: trova le differenze

Vabbé li hanno aspettati e infine sono arrivati. I giapponesi non li vogliono (forse, sarà vero?): ma non sono gli stranieri, i gaijin come dicono loro. Sono i Giochi Olimpici, a porte strettamente chiuse così che nessuno possa entrare. Quindici giorni in cui sono già impazzito. Mentre sono infatti ai campionati di salvamento non posso vedere le batterie del nuoto e le qualificazioni dello street, o i gironi della pallamano femminile.
Le porte chiuse poi mi impediranno di gioire alla vista delle tifose olandesi e magiare, in genere le numero uno tra le fans (anche l’occhio vuole la sua parte). 
Le porte chiuse non ci faranno vedere le folle che comprano tonnellate di prodotti olimpici griffati, le bevande gassate tanto buone che tanto bene fanno e piacciono a Ronaldo.
Noi avevamo provato a comprare una maglietta… manco quella fanno uscire dal Giappone, ci hanno scritto che non è vaccinata e metti caso che porta fuori una nuova variante del Coronavirus…già abbiamo gente che non si vuole vaccinare perchè grida al complotto ci manca solo che facciamo arrivare le magliette contaminate.

Ma le gare quelle sono sempre le stesse, il primo che arriva vince. Un vecchio adagio detto la legge di Linecker dice che il calcio è quello sport che si gioca in undici contro undici per novanta minuti e alla fine vince sempre la Germania. Potremmo fare la parafrasi e adattarlo al nuoto, sport nel quale ci sono otto corsie e otto finalisti per tre posti sul podio due dei quali vanno agli Stati Uniti

Primo giorno di finali, tre finali individuali e cinque podi statunitensi. Sfugge solo la medaglia nei 400 stile, l’ottavo classificato – ultimo della finale – ha già perso la cittadinanza e gareggerà da ora per il Messico.

Inizia subito alla grande Eurosport con Cristina Chiuso che cerca di tirarla al Giappone: “in genere nelle ultime edizioni la squadra di casa non ha brillato, vedi Londra e Rio”. La giapponese Ohashi non conosce però né l’italiano né la sfiga. In compenso conosce benissimo il dorso e la rana, saluta tutti e se ne va. Primo oro Giappone ai Giochi targato nuoto. 

Il fuso orario comincia subito a giocare brutti scherzi ai commentatori con Mireia Belmondo, la mistista spagnola figlia del noto attore francese!!!

Diciamolo subito: vedremo se continua così ma a livello cronometrico i soldi hanno ammazzato il nuoto.
Una finale dei 400 misti dove si vince con il tempo di ingresso delle batterie, fa cagare. Certo la competizione è altissima, puoi arrivare terzo come ottavo. Ma non è così che si gratifica il lavoro di anni. 

Finisce l’era della mia Katinka. Certo restano altre gare, ma la resa è stata con onore. Grazie, Katinka.

Kalisz vince l’oro olimpico trascinandosi fino all’arrivo… ultimi 10 metri una vera sofferenza, ma alla fine chi se ne frega l’importante è vincere, sfoggiando sul podio una mascherina da Jason, il tipico serial killer dei film americani. 

Allora la divisa del tunisino Hafnaoui, diciottenne vincitore dei 400 che ancora adesso non ha capito come ha fatto, è così composta: pantaloncini corti stile mare, calzetti, scarpe da tennis e maglietta Arena grigia che regalava la FIN dieci anni fa ai giovanili di nuoto.
Ma quello che conta è mettere la mani davanti. E lui lo fa benissimo!

Sul podio arriva l’assistente del podio. Vestita con un kimono azzurro tipo colore camice da infermiere e tipici sandali giapponesi quelli dei cartoni animati, invita cortesemente con tanti inchini gli atleti ad andare di qua e di là, a fermarsi, a restare vicini, continuamente ignorata nonostante gli ampi gesti dagli atleti premiati. Ma si sa il giapponese non desiste mai e alla fine ce la fa. Indomita!

E gli italiani. Già ho letto che al mattino non ce la fanno, che insomma siamo in finale ma non si vince niente, eccetera eccetera eccetera. Purtroppo non hanno vinto medaglie. Ma al primo giorno abbiamo già tre finali conquistate, e in due se la sono giocata. Però caro Alberto, se passi in 1’07” a dorso, quasi come il vincitore a rana, la condotta non è stata ottimale secondo me. Soprattutto se si finisce a 9 decimi dal podio e a 1, 9 secondi dall’oro, quando tutti hanno fatto almeno 1’04”, anche il penultimo. Insomma, non si può fare 34” a dorso e 34” a rana. 

Non posso certo criticare neanche una medaglia di bronzo olimpica, che fa un negative split nei 400 e arriva sesto. Se gli altri vanno più forte, sono più forti. Fosse arrivato in medaglia, avremmo decantato la sua condotta oculata e il suo grande sprint finale. Invece sarà arrivato solo sesto, nei notiziari di coloro che, di sport, non capiscono nulla. Però, caro Gabri, in virata ancora qualcosa perdiamo. Vedremo negli 800, la condizione c’è!

Cara Cusi, tre anni fa, facevi 4’34”… qualche sacrificio bisogna farlo, per vincere la medaglia olimpica, secondo me. 

Comunque Martinenghi fa il record italiano, e praticamente è l’unico che si migliora decisamente fra i ranisti. Quindi l’Italia si sveglia anche al mattino.

E insomma alla fine tornano le sorelle al pistacchio. Pure il colore della tuta è quello. Bronte e Cate ci sono sempre, ma soprattutto c’è Emma McKeon, 51”35 lanciata. Siete tutti avvisati.

Si rivedono anche le spaccalegna canadesi. Penny le trascina all’argento, e manda segnali di fumo: di acero canadese, ovvio.