Che 48!!!

Antico Forte del 48…antichi ricordi

di Mauro Romanenghi

E ci siamo: dopo quasi un anno e mezzo senza competizioni internazionali, si ricomincia con il campionato Europeo.

Un nuovo inizio che ricorda il mio, tanti anni fa. Era il 2000, esattamente. Feci il mio primo collegiale (giovanile, lo ricordo) in vista dei Campionati di categoria estivi che si svolsero, causa Giubileo…a Genova. Ometto le varie vicissitudini del collegiale, che meriterebbero un articolo (ma forse un libro) a parte. Dico solo che alloggiavamo in un hotel che ricordo benissimo, “Forte del 48” a San Donà di Piave (e dove altro potevamo essere, con un nome così). Non so perché fossimo a San Donà, ma so che quella stagione fu lo spartiacque del nuoto azzurro. Andammo a vedere i nostri compagni di squadra gareggiare agli assoluti di Monfalcone in Friuli…a detta dei nostri capi, vicinissimo a noi: 100km, possono essere poco o tanto, dipende quando li fai e in che condizioni. 
Ricordo i 100 farfalla, vinti da Gardonio ma con tutta la finale racchiusa in pochi decimi.
Ma soprattutto ricordo il caldo bestiale, il sole che picchiava in una piscina all’aperto senza nessuna protezione  in mezzo al nulla (assoluto) e che ci squagliò, noi senza acqua né cibo in mezzo al deserto friulano. E ricordo benissimo il viaggio di ritorno, guidando un pulmino senza aria condizionata (cosa che farò molte, molte altre volte).

Eravamo giovani allora, e si fece la rivoluzione del nuoto italiano. Medaglie come non se ne erano mai viste, e mai più se ne videro, alle Olimpiadi di settembre. E personaggi che ci consegnarono a una nuova dimensione: Rosolino, Brembilla, Fioravanti, Rummolo, Boggiatto…e altri arrivarono in poco tempo. In mezzo ci fu il primo Europeo preolimpico, che si disputò a Helsinki a fine giugno.
Certo non ho partecipato alla rivoluzione del 48, ma la trasferta del “Forte del 48” ce la ricordiamo ancora tutti. E ci ricordiamo tutti noi, schierati sulle tribune di Monfalcone, pronti a tifare. 

Anche oggi noi siamo già schierati, pronti a tifare per i nostri azzurri, che arrivano agli Europei di Budapest con una delle squadre più belle mai viste da allora e come allora con una vista verso il Sol Levante (vabbè allora era Australia…ma sempre a est!!!)
Guarda un po’: quarantotto azzurri quarantotto, frutto della selezione di fine marzo, di qualche aggiunta del nostro lungimirante direttore tecnico e dei giovani di belle speranze, nonché del fatto di poter schierare quattro atleti gara.
Come nei 100 rana femminili, con quattro atlete non dico tutte da medaglia ma da finale sì.
Tanti giovani sono alla prima gara internazionale assoluta in lunga: come la Cocconcelli, anno 2003 e campionessa dei 50 stile.
Ma anche la Crispino, stessa età e un buon 200 farfalla, anche lei nuova entrata insieme a Sara Gailli e Chiara Tarantino, chiamate per le staffette.
Ma anche meno giovani…come Razzetti, Mora, Poggio, Castello, Deplano (non che girino col bastone, ma di certo non sono atleti di primo pelo), che però arrivano con tanta voglia di emergere dopo una…”gavetta agonistica”.
Alcuni li abbiamo sentiti o abbiamo sentito i loro allenatori. Potete ascoltare i podcast di Fuorionda, ce ne sono quanti ne volete.

E poi ci saranno di nuovo le staffette, mille milioni di staffette da provare e i posti olimpici da conquistare. Brividi anche per il nostro CTS, quando decine e decine di atleti si assieperanno a bordo vasca e si abbracceranno alla fine della gara, come i tifosi dell’Inter in piazza del Duomo, contribuendo così a diffondere miliardi di particelle virali a bordo vasca e ritardando di altri sei mesi l’apertura degli impianti. 

Insomma mi aspetto un po’ di rivoluzione, soprattutto dalle giovani perché come disse una ragazza qualche anno fa (Erika, che salutiamo): “noi aspettiamo nuove velociste che abbiano voglia di andare sempre più forte”. 
Più Forte del 48, aggiungiamo noi!

Campionati Italiani Assoluti giorno 4 – Se non sono quattro, non ce l’hai nel sacco.

di Mauro Romanenghi

Tempo fa c’era questa rubrica nel forum di Corsia4 che si chiamava  “Vuotate il.. Sacchi”, una raccolta di esilaranti discussioni e battute del duo Fioravanti-Sacchi durante le telecronache (diventato poi duo #Mecasacchi, marchio non registrato dal qui presente scrittore).

Il sacco mi da il destro per il titolo di oggi.

Mentre ero al lavoro (“che ci fai al lavoro oggi”, mi chiederete.. ebbene avevo dei tamponi da processare, cosa che faccio nel tempo libero) parlando con la mia collega le dicevo che stasera avrei preparato la pizza ai quattro formaggi. Arrivo a casa, e mi accorgo che non ci sono i quattro formaggi. Mai detto fu perciò azzeccato nel mio caso e infatti stasera la pizza sarà con tre formaggi. Di sicuro sarà buonissima (non esiste modestamente nulla che io prepari che non sia buono, “no comment” dice mia moglie), ma mancherà il quarto formaggio.

Cosa ci mancava per completare il sacco dei qualificati? Un bel mistista maschio, per fare con gli altri i magnifici sette (le ragazze lo sono già). Ed eccoti arrivare, stavolta senza squalifiche o altri danni collaterali, Alberto Razzetti. La ciliegina sulla torta di un bel campionato, che ha visto ben sei record battuti, quattro dei quali di valore mondiale (controllate sempre i ranking).

Il Razzo ci è sempre stato segnalato da Sorrentino, che saluto e abbraccio, durante i nostri podcast (per la verità Corrado era più entusiasta delle foto del padre..), e quindi noi lo seguiamo con particolare interesse dalle sue scorribande giovanili nel delfino (che pure non nuota malissimo…) fino a qui nel 200 misti che ricordiamo di Rosolino e Boggiatto.

Ma oggi vorrei dire qualcosa sulle staffette, che per farle bisogna avere appunto quattro persone in saccoccia. Al momento, nei maschi, in saccoccia ne mancano un po’. Tre nei 200, due nella veloce, il delfinista in una mista che vede un dorsista nei primi dieci al mondo, un ranista nei primi tre e un velocista campione d’Europa. 

Tralascio le femmine, che una mista al completo fa da contraltare a due staffette a stile che io, se fossi il CT, fare fatica a portare al momento anche al trofeo Nivea. Non perché io mi vergogni delle ragazze, tutt’altro. Anzi vedo risvegli nella velocità. Ma se nella 4×200 tolta la Pellegrini la staffetta non va sotto gli otto minuti, qua ci vuole il sacco di Babbo Natale, cioè un miracolo. Lo stesso Butini è perplesso: beh, io non sono Butini e quindi non sono perplesso.

In attesa di sviluppi, passiamo oltre. 

In conclusione dei campionati, vorrei parlare di qualche personaggio che un po’ restando nell’oscurità mi ha colpito.

Il primo è Lisa Angiolini. La ragazza, nel più assoluto silenzio, è passata da un più o meno oscuro anonimato a una tripla top ten nella rana italiana, con un argento e due quarti posti. È scesa di un secondo nei 100, due nei 200, dove è la terza di sempre, e si è presa questo bellissimo argento. Andrà a Budapest, credo la prima nazionale della sua carriera, e ha la sfortuna di essere preceduta da tre atlete di valore mondiale. Qua possiamo dire veramente che il sacco ce lo abbiamo pieno: avercene, di sacchi così.

Il secondo è Luca De Tullio. Alla corte dello Scuro, lavoro in silenzio e argento da Junior, unico maschio, agli Assoluti: nei 1500, dietro un certo Paltrinieri. Certo siamo abituati bene, il tempo non è spettacolare ma è pur sempre l’ottavo in Italia di sempre. Farà i Mondiali Junior, e poi si vedrà.

E così altro 1500 e altra protagonista oscura. Ginevra Taddeucci, classe 1997, 24 anni ed eccola al podio, con la ottava prestazione all time. E senza andare lontanissima dal tempo per gli Europei.  Ho dato fondo al sacco…il quarto non lo trovo. Se me lo scrivete, ci facciamo una storia. Per il momento, alla prossima. Io a questo punto mangio la pizza. Ai tre formaggi, of course.

PS: mia moglie, che non mangia la pizza ai formaggi (nè tre nè quattro) mi segnala Costanza Cocconcelli. Certo l’avevo già citata nel primo articolo, ma merita un accenno anche in finale. Oggi si è sciroppata i 50 farfalla e dopo un amen i 200 misti (entrata per rinuncia). In ogni caso chapeau alla ragazza: ha gareggiato come la mia Katinka (come numero di gare, eh) e sempre muta.

Adesso.. davvero alla prossima. E speriamo sia.. covid-free!

Campionati Italiani Assoluti giorno 3 – Chiedo venia.

Godzilla contro Ghidorah

di Mauro Romanenghi

Oggi è giornata difficile, lo so. Potrei dire che ho avuto problemi in settimana, che oggi mio padre ha avuto qualche problema di salute, che mi sento fiacco e la Pasqua che arriva con le sue restrizioni, impedendomi l’ennesima grigliata mi ha demotivato. Così facendo però darei adito a lamentele perché predico bene e razzolo male (che poi come razzolo io non lo fa neanche la padovana dal ciuffo), accampo scuse inutili e tendenziose.
La realtà è che le gare, oggi non le ho viste. Manco di pezza. Zero. Nada.

Cioè.. non è esatto neanche questo. Poiché non sono aduso a mentire, confesso che verso le 17,35 quando i miei Esordienti A si approssimavano al termine della loro serie di 8×75 misti a 1’30” a passo sostenuto (visto che io seguo i dettami FIN e faccio fare i misti) ho mollato il colpo e con il mio smartphone-new-generation mi sono collegato su Raisport.

Perché?

Faccio un passo indietro. 

Al mattino, grossa diatriba nella chat (non enogastronomica) di Acquastampata sul fatto della qualifica olimpica nei 100 rana donne. Alcune notizie indicavano che la qualificazione olimpica poteva essere fatta in qualunque momento degli Assoluti, non solo in finale, quindi anche nella vasca di riscaldamento, sotto la doccia degli spogliatoi (inagibili, fra l’altro), in tribuna stampa, sugli scalini dell’ingresso, addirittura tuffandosi dal trampolino di 3 metri. Insomma, un po’ come la partita di Fantozzi dove segnava Zoff su calcio d’angolo. Io ho indagato e alla fine siamo giunti alla conclusione che no, bisognasse guadagnarsi il diritto in finale.
Per me questa è LA gara dei campionati. Noi (come Acquastampata) abbiamo seguito Castiglioni e Carraro da moltissimo, siamo andati a casa loro (dove si allenano, altrimenti non ci avrebbero mai più invitato perché dovrebbero ancora pagare il mutuo del pranzo) e quindi per noi questo duello (vedi tema del primo giorno è un po’ Godzilla contro King Ghidorah (scegliete voi chi è Godzilla e chi è Ghidorah). 
Insomma, il raggio nucleare contro lo sguardo raggelante. Terzo incomodo, un po’ Gamera un po’ farfalla svolazzante, Benedetta Pilato. Che si lava le mani, come il suo illustre avo, di tutto questo scintillante bailamme, essendo lei già con il biglietto in tasca da dicembre, e avendo fatto la DAD a Budapest, mica in casa sua o a Sesto San Giovanni.

Insomma, arriviamo al dunque. Pilato fa la sua bella gara, parte forte ma non fortissimo, e qui Carraro va a nozze. Prende la scia, apre il DRS e va a prendersi il titolo, il record e il pass olimpico. Triplete di giornata mai visto. Pilato è seconda, personale e record giovanile. Castiglioni argento pure lei, seconda performer all time e a casa. I tempi li sapete, inutile che ve lo dica. Una nazione che fatica a mettere insieme dieci atleti per Tokyo a quattro mesi dall’Olimpiade è costretta a lasciare a casa una potenziale medaglia. Questa la cruda realtà dello sport, ecco tutto.

Del resto delle gare non ho visto nulla. Posso solo essere un po’ deluso dai tempi dei 200 stile dove mi aspettavo qualcosa in più, anche se felice per quello Stefano Ballo il cui allenatore ricorderete abbiamo sentito tempo fa.

Altro in realtà non c’è da dire. Certo, il gran tempo di Martinenghi dei 50 rana, terzo al mondo. Ma non lo scopriamo ora, è una carta olimpica al pari di tutti i qualificati finora che hanno tutti praticamente la possibilità di giocarsi una medaglia (se non mi credete, guardate il loro ranking). 

Chiedo perciò ancora scusa per non aver parlato di un paio di personaggi nuovi. Avevo citato qualche Junior, naturalmente ho scordato la Gaetani. due volte podio a dorso, in progresso anche se ancora manca un quid per esplodere ad alti livelli, ma insomma è lì con le miglior italiane intanto. Per i precisini: è Cadette, ma è ancora giovanile a livello internazionale.

Non avevo citato Mora, l’eterno incompiuto della vasca lunga che finalmente si prende la nazionale estiva.

Non avevo citato la Tarantino, in enorme progresso, che rilancia una 4×100 stile femmine che vede un pochino di luce con l’arrivo anche di Costanza Cocconcelli, passata da 56”5 a 55”0 in un amen. Certo, ne rimane di pasta e fagioli da mangiare: son qua a vedere.

Ma oggi, tutto era per la sfida dei 100 rana… la risposta: una storia infinita. Che è solo all’inizio.

Campionati Italiani Assoluti giorno 2 – Assolutamente impreparati

Homo scusozoicus

di Mauro Romanenghi

C’era un’età dell’Homo sapiens, in cui molti dei primi esseri umani cercavano per tentativi di trovare delle soluzioni ai fabbisogni primari dell’umanità stessa. 
Chiaramente in tali frangenti di prove ed errori era scusabile il processo di creazione di molti orrori, tipo la ruota quadrata, il triangolo scaleno, la clava da utilizzare per colpire la classica donna delle caverne da rapire e portare nel proprio antro.
Tale era venne definita Età Scusozoica dell’uomo.
L’uomo scusozoico era un po’ come Gallera e Fontana, dotato di un innato senso del rimpallo delle responsabilità. Chiaramente era difficilmente imputabile a individui ignari delle più elementari nozioni scientifiche, tecnologiche, biologiche e culinarie la conoscenza ad esempio del fatto che se mangi l’amanita falloide rischi seriamente la morte per paralisi, o che era meglio non toccare la fiamma viva a mani nude per spegnerla, o che portarsi in casa la madre della futura sposa poteva essere un errore fatale che avrebbe avuto ripercussioni sulla propria psiche negli anni a venire.

Dopo milioni di anni, l’atleta rappresenta un po’ il diretto discendente dell’uomo scusozoico: prestante, atletico, capace di grandi prestazioni ma anche di grandi flop, e soprattutto dotato di un primitivo senso della competizione, un po’ come l’uomo della preistoria con i mammut.
Ma soprattutto ha un repertorio di scuse che l’uomo scusozoico gli ha tramandato ed è entrato nel suo genoma come il carattere rugoso e liscio nei piselli di Mendel.

In questi giorni, abbiamo una serie di scuse belle che servite. La più facile, e purtroppo tristemente reale, è il COVID19. Scusa che per quanto facile può essere usata soltanto una volta. Miressi, ad esempio, è la classica persona che può usarla. Come dice mia moglie, nell’intervista post gara sembrava che stesse per tirare le cuoia da un secondo all’altro: mi stupisco che abbia avuto le energie per gareggiare.

La seconda scusa di questi campionati per giustificare delle prestazioni non gradite (che poi non mi sembra che questo campionato stia deludendo le aspettative, vista la situazione contingente non certo rosea) è l’impreparazione. Questo campionato non lo ha preparato nessuno, a sentire le interviste degli atleti. Che lo posso capire se mi viene detto che non si è riusciti a prepararlo perché le piscine sono chiuse, sono lontane, siamo in difficoltà logistiche. Ci sta tutta. La situazione non è certo facile. Ma dico io, gli Assoluti sono una tappa di passaggio talmente lontana che secondo me la preparazione ci deve essere: magari non finalizzata, ma ci deve essere. Ma l’uomo scusozoico si sa supera anche questo tassello: tornato alla grotta, senza la cena e senza erbe aromatiche, alla domanda “ma la cena?”, risponde: “non mi sono alzato bene questa mattina, il sole non era propizio e la luna era calante. Quindi il mammut non c’è”.
Non fa una piega. Quindi, le gare non le ho preparate, che volete da me?

Alla fine comunque le prestazioni ci sono state lo stesso. Zero tempi per Tokyo, se escludiamo chi i tempi li ha già. Ma abbiamo avuto dei tempi per gli Europei, dove porteremo quindi più di un atleta. 

E’ il caso degli 800 stile maschi e femmine, dove però possiamo dire che il tempo per Tokyo è cosa fatta per Detti e Caramignoli, che accompagneranno Paltrinieri e Quadarella.

Doppietta anche per Burdisso e Razzetti nei 200 farfalla, con il ligure al quinto tempo alltime e il gemello diverso di Ceccon a sfiorare il record italiano dopo il solito passaggio a tuono. 

Doppietta anche per le raniste Fangio ed Angiolini, ex compagne di squadra e ora rivali che si accompagnano spalla a spalla fino all’arrivo. Lisa stacca il personale che è anche il terzo tempo di sempre, proprio dietro alla lombarda, reduce da un infortunio all’adduttore.

E doppietta anche nei 100 stile, dove Miressi sfiora sia la crisi respiratoria sia il tempo per Tokyo, portandosi dietro Ceccon. Quattro sotto i 49”, non male ma io mi aspettavo di meglio. Forse non ero preparato bene.
Soprattutto avevo visto molto bene Zazzeri e Bori, e penso anche loro si fossero visti meglio. 
Mi aspetto ancora ottime cose, dai 200 questa volta, domani.

E ora grandi applausi per un grande 100 rana: Martinenghi si tira dietro Pinzuti e Poggio, che forse ci crede poco. Alla fine, tutti sotto il minuto. Uno per Tokyo c’era già, per Budapest sono due. Ma io farei tre. Chi ce li ha, in Europa, un trio così?

Parlavo ieri nella mia chat di allenatori selezionata – la selezione non è per meriti tecnici: sebbene siano tutti valenti, vorrei precisare che si basa sulle preferenze enogastronomiche come chi ben mi conosce può immaginare – del fatto che questi Assoluti non sono facili per i giovani. Ben pochi hanno la possibilità di affrontare la finale pomeridiana. Per dirla, finora ho visto DeTullio junior e la Vetrano nei 400 stile, Cerasuolo nei 100 rana. Sarà un caso, ma due di questi hanno ottenuto il tempo non solo per gli Eurojunior di Roma, ma anche per i Mondiali: sempre che si facciano…ma se non si faranno, sarà perché non sono riusciti a prepararli in tempo.

Campionati Italiani Assoluti giorno 1 – Quel che sarà…Sara

sfide epocali

di Mauro Romanenghi

Eravamo se non ricordo male nel 2016. Nella fantastica cornice della piscina Samuele di via Mecenate al trofeo Città di Milano, dove persino la Kromowidjojo (l’unica atleta della quale sono sicuro di scrivere giusto il nome senza controllarlo sei volte) va a cambiarsi in bagno per non usare lo spogliatoio, andava in scena il duello Franceschi/Cusinato. Io ero impegnato nel mio duello con le bistecche della trattoria Mecenate, perché amo più i duelli tipo birra e salsicce che quelli spalla a spalla. Purtroppo la trattoria ha chiuso i battenti, vittima di questa pandemia (e un po’ anche dell’età, visto che il padrone aveva qualche annetto e c’era ancora suo padre dietro il bancone del bar). Le due invece si sottraevano allegramente i record giovanili dei 200 misti, e allora vinse la Franceschi con il record Cadetti che valeva 2’12” e spicci.
Sembrava, fra le due, proprio Sara quella tecnicamente migliore, e quella più proiettata ai futuri traguardi. Sua fu l’Olimpiade di Rio, anche se poi non andò proprio benissimo (anzi andò malissimo, diciamolo).
E da lì un bel po’ di stagioni difficili, senza grandissimi acuti ma neanche senza grandi tragedie. Perché, se qualcosa c’è, deve poter venire fuori. 
Oggi, giornata di duelli agli Assoluti. Nei 50 stile, facile pronosticare duelli. Più difficile in un 400 stile, o in un 400 misti. Eppure, eppure…

Nella gara veloce, podio strano: vince Zazzeri nella gara orfana del nostro più grande velocista tascabile, Vergani, che dopo i suoi problemi di doping non si è ancora ripreso.E vince scendendo bene sotto i 22”, cosa che non aveva mai fatto. Lo aveva fatto invece Deplano, atteso qui al decollo definitivo. Zazzart invece ha imposto la sua legge, pennellando come solo lui sa fare una vittoria decisa. E per lui, più centista, questo è un buon viatico. Purtroppo mi preoccupa un po’ la condizione degli altri velocisti… ma sicuramente mi sbaglio. Miressi lo sapevamo già non in gran spolvero, e qui nei 50 si è visto tutto.
Chi si conferma è Bori, con la sua solita progressione. Attenti al lombardo di stanza a Torino, un altro dei pretendenti della veloce.

Nella gara femminile, duello fra la millennials (e aridaje) Cocconcelli e la Pellegrini, che l’unica cosa che ha di millennials sono le medaglie (il numero, soprattutto. Ma a noi va benissimo così).
Direi che Costanza, di nome e di fatto, a capocciate ha avuto la meglio alla fine. O meglio, per adesso che è l’inizio. E così vedrà il suo primo vero Europeo. Sul podio, curiosamente, le stesse quattro degli Invernali: la Tarantino è infatti di nuovo bronzo a pari merito, stavolta con la Di Pietro. Il balzo delle due è però notevole: ora la Cocconcelli è quarta e la Tarantino settima di sempre con record Cadette sfiorato.

E arriviamo ai due duelli in stile sfida all’ OK Corrall. Cominciano i 400 misti femminili. Come è andata al mattino è chiarissimo, per cui le pretendenti sono loro due. Ma quello che succede è imprevedibile: la rana che è il terreno dove Cusi di solito ha costruito i recenti successi, vede Sara andarsene dopo un dorso impeccabile. Un bel 1’18”, mai visto prima, e chisura in un 1’04” a stile. Cusi è lontana, tanto lontana, per una ragazza che ha messo giù anche 1’17” in frazione interna. E Sara spara quindi la cartuccia dal suo revolver per andare a Tokyo: 4’37”0, record personale sbriciolato e quarta italiana di sempre. Ora però bisogna ricaricare le cartucce, perché mancano quattro mesi. E non deve finire qui.

Come non deve finire la sfida Tullio contro Detti. Un po’ come Hagler contro Robinson, Ali contro Frazier, Mazinga contro Goldrake o Godzilla contro Mothra. 
Perchè lo sport vive di questi duelli, e quello nei 400 stile è stato forse il più bello dai tempi di Rosolino e Brembilla. Una specialità, quella del quarto di miglio, che mi piace. Il quarto ha sempre il suo fascino: c’è il quarto di bue, il quartino di Barbera, il quarter horse, il quartetto Cetra.
Poi c’è il 400 stile. Non puoi partire forte se no non arrivi, non puoi partire piano se no resti dietro. Lo sa anche Ciampi che prova ad aggregarsi al nuovo duello. Ma solo in “Il buono, il brutto e il cattivo” ci stanno tre per una tomba. E allora tocca farsi da parte, e fare da spettatore per lo sprint finale dove la spunta di nuovo Gabriele. Per Marco, personale ritoccato. Per Ciampi, tempo degli Europei. Per Lamberti e Proietti Colonna la discesa sotto il 3’50”. E Matteo Lamberti supera il padre, che quella piccola barriera non la abbattè mai.
Auguri, Giorgione, per rivederti ancora sui campi di gara (non per nuotare, ma per guidare i ragazzi verso alti traguardi).

Pochi Millennials protagonisti oggi, ma quasi tutti nei 200 dorso femminili. E fra tutte spicca la Gaetani, tempo non eccelso ma intanto argento. 

Infine, i duelli possono essere anche con sé stessi. Con i propri fantasmi. Margherita i fantasmi li ha visti in virata, in partenza, sul podio e anche giù dal podio. Li ha scacciati sempre, e lo ha fatto anche questa volta. E’ suo il primo record dei Campionati, un 2’05”56 che la pone in alto, tanto in alto. Ci sono le avversarie, e lo sa. Ma c’è anche Margherita Panziera.

E quel che sarà…

Assoluti invernali 2020: ma che ne sai dei 2000?

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Felice e vincente: Bori nei 50 stile libero!

di Mauro Romanenghi

Rieccoci qua a parlare di competizioni, a partire dagli Assoluti invernali del 2020. Prima però una doverosa premessa. Mentre commentiamo, siamo alle prese con una situazione sanitaria, sociale e economica complessa. Che coinvolge, e lo sappiamo bene, anche il mondo delle piscine che non è solo un mondo sportivo ma anche economico. E la chiusura di moltissimi impianti si riflette comunque, di concerto, sulle prestazioni. Oltre a ciò, molti atleti si possono ammalare, o entrare in quarantena perché sono stati in contatto con malati, o presunti tali e questo più e più volte. Per cui ogni giudizio va espresso al netto della condizione generale che non per tutti è necessariamente uguale. Già non lo era prima: chi nuotava  in un centro federale, di sicuro, non aveva gli stessi spazi né le stesse possibilità di chi non lo faceva. A maggior ragione adesso.
Ma su queste considerazioni potremmo stare giorni e farne mille. Molti ragazzi se ne sono comunque resi conto, e difatti lo hanno espresso nelle loro interviste. Perché capire che si è privilegiati, potendo nuotare mentre c’è chi non può neanche uscire di casa, è già un segno.

Un campionato monco, questo, di molti campioni assenti per vari motivi, legati al COVID ma anche no. All’appello quindi non si presentano Detti, De Tullio, capitan Scozzoli, Quadarella, Megli, Panziera fra i superbig da finale mondiale, e ne dimentico di sicuro altri (tipo Pizzini, ad esempio). Butini stesso assicura per alcuni, grazie alle prestazioni ottenute al Settecolli, la presenza olimpica che va ad aggiungersi a quella che ha confermato per i qualificati di un anno fa. A situazioni eccezionali misure eccezionali: non sta a noi sindacare la decisione, per cui non lo facciamo. Ci auguriamo che i ragazzi, le cui prestazioni oggetto dell’integrazione sono indiscutibili, le confermino sul campo: così ogni polemica e dubbio sarà sgomberata. E mi fermo qui anche su questo punto. Sono stato fin troppo compunto, e anche di questi tempi quindi vado con le mie considerazioni tra il serio ed il faceto.

Intanto un punto iniziale che facevo con alcuni colleghi. Tra le poche note positive del lockdown o come diavolo volete chiamare la semiclausura imposta, c’è la mancanza di distrazioni e una vita morigerata. Non puoi far tardi la sera, non puoi andare in giro con gli amici, non puoi gozzovigliare da McDonald’s. Ciò non farà bene ai datori di gozzoviglie (per McDonald’s sinceramente fatico a dispiacermene) ma moltissimo agli atleti, giovani e meno giovani. E Sacchi, in telecronaca. conferma: non pensa che in hotel molta gente avrà fatto tardi. Lo penso anche io.

Naturalmente non possiamo prescindere dal fatto che i due tempi limite ottenuti qui sono stati realizzati dalla two thousand generation. 

Partiamo da Ceccon. Saputo che Burdisso ha ottenuto la qualificazione, il nuovo gemello diverso Tommasino spara subito la cartuccia da novanta con il primato italiano da 52”8. Il ragazzo ha ormai 19 anni, l’età giusta. Ha preso la patente (parole sue), la maturità (parole sempre sue) quindi è bello tranquillo (di nuovo, parole sue). Si allena, ha fame, non ha vinto nulla. Vince nel dorso, nel delfino, va forte a stile. Grazie a Dio (anzi al suo staff) ci hanno risparmiato un altro 200 misti alla Sette Colli con la vasca finale da 32”. Per il resto, un atleta imprescindibile per le staffette, mista e veloce.

Proseguiamo con la Pilato, la “finta sedicenne”. Intanto non è finta, è quindicenne: compirà gli anni a gennaio, quindi non li ha. Mia moglie asserisce che stare a Budapest due mesi le ha fatto un gran bene. Sono d’accordo, stranamente, con lei. Ma anche Benedetta lo è. Chi non vorrebbe starsene due mesi con i propri idoli, che puoi sfidare tutti i santi giorni, allenandoti con loro mentre fai scuola online. Poi non sono tutte rose e fiori ma mica stava in galera sull’isola Margherita dove gli hotel sono bellissimi, ve lo posso garantire. E tra l’altro la forma fisica è spettacolare, con due bicipiti e due deltoidi che fanno invidia alla migliore Hosszu – non è vero ma è quasi così. E quindi ecco che la “costruzione del 100”, come tanto piace a tutti citare, è divenuta realtà: anche questo non è proprio tutto vero, ma è quasi così. Infatti mancano buoni 15 metri a una ragazza che passa ai 50 come nessuna ragazza azzurra può fare neanche in un 50 secco, ma torna ancora più lenta delle altre: ricordiamo che Castiglioni può tornare anche in 34”, e pure la Carraro è stata in grado. Quindi, pensate a cosa può fare ancora la tarantina che ha il quarto tempo di sempre al mondo nella gara sprint ma non è neanche nelle quindici nella distanza olimpica.

Diciamola tutta: forse la rana femminile è l’unico settore in cui la nazionale in rosa sorride (sorriso a denti stretti, vista la concorrenza casalinga), insieme al mezzofondo. Il resto, purtroppo, con tutto il bene che voglio alle ragazze, non riesce a ottenere standard prestativi a livello internazionale. Che non succede nulla, sopravviviamo lo stesso, però per lo sport bene non fa. Aspettando quindi Panziera e Quadarella al momento niente di nuovo all’orizzonte. Il tutto al netto del COVID: quindi nessuna bocciata, tutto rimandato a tempi migliori. Diamo fiducia!

Fiducia sicuramente la voglio dare a Costanza Cocconcelli. Un nome, una garanzia: due personali nei 50 stile e farfalla, e quattro dico quattro argenti. Dai che ce la facciamo, basta avere…vabbè non la dico, è come sparare sulla Croce Rossa.

Parlando di mezzofondo, note in chiaroscuro. Una Caramignoli che affronta una parte finale di carriera con grandi soddisfazioni, segno che si può sempre migliorare: basta crederci (e averne le qualità). Una Salin che dava grandi segni di progresso questa estate e che invece ha una grossa battuta di arresto. Ma, come abbiamo visto, può avere undici anni di tempo per rifarsi!

Sempre per il tema “non è mai troppo tardi”, ecco Roberta Piano Del Balzo. Un cognome che è un’impresa ricordarselo, ma almeno vincere un campionato nazionale aiuta! E quindi, a 22 anni, la rappresentante del Flegreo rinverdisce i fasti della Giacchetti e riporta un titolo nel club campano. Il tempo, niente di che. Ma l’importante è crederci sempre. Chissà.

Dei twothousand maschili la cui piramide è rappresentata dai nuovi gemelli diversi (che più diversi non si può) Ceccon e Burdisso possiamo dire che ci vuole tempo per vederne la crescita: ma un Cerasuolo (2003) a medaglia nei 50 rana, già dà la dimensione, senza dimenticare il titolo di Lamberti.

Una tripletta onesta quella di Nicolò. Devo dire che ci credevo, vista la sua voglia di gareggiare, ma non sempre nei 200 ci si azzecca. Quinta prestazione alltime, dopo il record nei 50, con un’ultima vasca un filo sofferente (e un 2000 dietro, Fusco da Alessandria, da scoprire dopo una bella carriera Juniores). Martinenghi morde il freno e si vede. Manca a tutti gareggiare, ma se sai che vali un podio internazionale allora l’impazienza cresce. Coraggio, possiamo farcela.

Giovani e meno giovani: e così al titolo torna Ciccarese, la pippa dei 200 dorso. Ti vogliamo bene sempre.Anzi, di più.

Due parole Razzetti le merita sempre. Anche io non ho visto la squalifica, ma a lui la fiducia la diamo a prescindere. Perché c’è sempre, e la sua prestazione la mette lì. In silenzio, lavorando, è l’unico in Italia a scendere sotto i due minuti nei 200 misti dopo anni. Basta lavorare ancora un poco, e chissà. 

Chiudiamo come sempre in ottica staffetta. Secondo me, al momento giusto sia nei 100 che 200 i ragazzi ci saranno. Miressi, Bori, Frigo, Ceccon, Zazzeri, Ciampi, Ballo, Zuin, Di Cola e compagnia bella come ama dire Morini. Sanno che chi andrà si giocherà grandi cose. I nomi ci sono, quindi, e sono parecchi. C’è anche un certo Filippo, un ragazzo di buone speranze. Non è un two thousand, questo no. Ma c’è da lavorarci su, insieme ai giovani. Se poi non ce la fa, pazienza: che ne sa, lui dei 2000: per adesso ne conosce solo i pannolini!

Piscine chiuse, governanti di gesso e bambini al plutonio

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Corsie virtuali al Monumentale – Fonte adnkronos

di Mauro Romanenghi

Tempi difficili per tutti. Tempi difficili anche per lo sport. Difficile per noi qui su Acquastampata affrontare con verve una stagione che dovrebbe accompagnarci fino a Tokyo ma che in realtà non sappiamo ancora bene cosa porterà.
Nel frattempo vorremmo fare insieme delle considerazioni che sono scaturite dalle nostre discussioni. 
Sappiamo bene come in questo momento difficile, molte attività sono state sacrificate: ristorazione, tempo libero, cultura e sport hanno subito questa sorte in primis sia in primavera e così pure in questo periodo che ci ostiniamo a definire seconda ondata o rebound ma che in realtà non è che il susseguirsi dell’epidemia in atto che nessuno può e riesce ad arrestare.
Mi astengo dalle previsioni future, non essendo Nostradamus il quale peraltro si è dimostrato fallace pure lui. Ho certo dei pensieri, che tuttavia non sono positivi, e ritengo comunque non essere questo il luogo ove esternarli.
Mi limito quindi alle considerazioni sul presente.

Come detto, dalle discussioni interne sono emerse alcune perplessità. Noi non crediamo che il governo si diverta a chiudere le attività, e a danneggiare i cittadini e le loro imprese o la loro possibilità di svolgere ciò che in tempi normali è non solo concesso, ma un diritto inalienabile.
Crediamo quindi che alcune problematiche sollevate non siano state  poste sotto un’ottica corretta, né da una parte né dall’altra. 
La recente chiusura degli impianti sportivi, infatti, ha creato malumori in quanto solo una settimana prima si erano sollevate questioni sulla regolarità degli impianti stessi poi fugate dai controlli effettuati.
Ora ripetiamo società, siti Internet specializzati, atleti e vari interessati del settore hanno fatto levata di scudi sulla chiusura. Ma non possiamo discutere sul fatto che se un Governo vuole limitare la circolazione allora ha la responsabilità di agire e bloccare ciò che ritiene giusto bloccare, e non è che mettersi in regola con la normativa vigente esclude dalla chiusura: le persone continuano a circolare anche se l’impianto, il ristorante, il negozio si è messo in regola. Quindi queste proteste sono giustificate sì ma per il merito, non per le ragioni.
Do atto anche che il Governo ha errato nella sua comunicazione, creando perciò questa aspettativa di “punizione” che si è avverata, dopo una settimana di controlli, creando false speranze: mentre il tutto era condizionato non dalla regolarità degli piscine ma dal progresso del contagio.
Io non ho soluzioni, perché ritengo che soluzioni non ve ne siano se non la scomparsa dell’epidemia. 

Però invito tutti a diverse riflessioni.
I gestori sono invitati a pensare a cosa hanno voluto fosse lo sport, in particolare il nuoto in Italia. Leggevo proprio qualche giorno fa un post di Arcobelli che qui linko, dove si parla di imprese sportive, però la maggior parte degli operatori sportivi sono trattati come dilettanti e come tali pagati. C’è quindi da stupirsi se il Governo colpisce prima un’attività come lo sport, che da noi stessi è definita dilettantistica quindi non un lavoro, quindi non essenziale?
Se chiude le scuole, che in Francia invece restano aperte, perchè dovrebbe tenere aperti cinema, teatri, discoteche, piscine, palestre?
Io sono solidale con lo sport, è parte della mia vita e del mio tessuto sociale. Ma non posso giustificare un mondo che si ricorda di sé stesso e dei suoi operatori solo nelle difficoltà.
ll nostro Governo, invece pensi alle sue carenze manca nell’ambito della comunicazione e della pianificazione del futuro. Io stesso, leggendo varie riviste scientifiche, avevo trovato i vari scenari che comprendevano la possibilità di mini chiusure. Ma che ci fosse un bisogno di terapie intensive lo si sapeva da marzo: è un fatto che sono aumentate pochissimo. Così come i trasporti pubblici, nonostante le grandi promesse fatte, sono rimasti quelli che erano: scarsi e mal organizzati.
E tutto ciò soprattutto in Lombardia, epicentro dell’epidemia in Italia, all’inizio e adesso.
Ma anche le infelici uscite dei nostri governanti e politici non aiutano. Inutile incitare all’unione e alla collaborazione, facendo poi le simpatiche dichiarazioni sui bambini al plutonio come il nostro amico De Luca (scelto comunque dai campani a larga maggioranza, ricordiamo) sa fare con grande maestria dimostrandosi un gran punitore ma dotato di assai scarsa empatia. 
E di certo non meglio sa fare Conte, quando dice che al posto di piscine e palestre possiamo sempre fare una corsetta nel parco: lo dica pure ai nostri campioni, di allenarsi con una corsetta nel parco, quando ai Giochi di Tokyo (se ci saranno) le medaglie scarseggeranno.

Essere a capo della nazione non significa essere di gesso: bisogna saper cogliere il cuore della gente. Sono sicuro che Sandro Pertini, in questo momento, sarebbe tra la gente a parlare e rischiare sé stesso, incitando a resistere insieme a lui. Purtroppo, non sempre, i grandi personaggi nascono quando ce n’è bisogno. Facciamocene una ragione, come del fatto che il virus è qui per restare, e non è chiudendo una piscina che se ne andrà.
Ma neanche un ristorante o una discoteca: oggi come oggi il  mal comune mezzo gaudio non piace più a nessuno.

Settecolli 2020 – Brindo alla salute del capitano Baffo

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Alla salute!

di Mauro Romanenghi

Quando ero giovane – ma penso si faccia ancora adesso – si brindava alla salute del Capitano Baffo, un gioco alcolico alquanto pericoloso soprattutto se poi bisognava mettersi alla guida.  Se volete vedere una short version (molto short, il gioco è ben più difficile) potete vedere qui.

Noi invece, dopo la performance di ieri, brindiamo al capitano Baffo della nazionale italiana. Non è ancora capitano, è vero. Però diciamo che oramai almeno maggiore possiamo definirlo. Di sicuro la sua prestazione di ieri è magistrale. Un quasi negative split da 7’46”-7’47”, passaggi in 29”2 costanti e un bel 25 metri inflitto al secondo, Acerenza, che comunque realizza il nuovo personale e la quarta prestazione alltime italiana (che tra l’altro era già sua). Insomma Gregorio non l’ha mandata a dire negli 800 e nei 1500 ha detto che il vecchio re è tornato e vuole di nuovo il suo regno,un po’ come Conan sul trono di Aquilonia insomma.

 

La terza giornata fa vedere un po’ di stanchezza rispetto alle prime due eppure le gare che mi interessavano non mi hanno deluso. O meglio solo in parte. Se i 200 stile femminili continuano il loro deserto dietro la Pellegrini – in un Settecolli con pochi stranieri la prima italiana dopo di lei è sesta – il 200 maschile è invece sempre più scoppiettante. E difatti dopo Ballo, ecco che compare fra i vari pretendenti Marco De Tullio, come era ovvio ma non scontato. Il suo 1’46”, quinto tempo di sempre, permette a re Tullio di vincere il trofei davanti a Detti, che continua a dire che i 200 non sono il suo obiettivo ma se avessimo 6 persone da 1’45” lanciato voglio proprio vedere se non gli interesserebbe una bella finale da medaglia per la 4×200. Perché detto per inciso ad oggi è la staffetta più competitiva per qualsiasi medaglia se i quattro in acqua si ingarellano come in Corea senza smarronarsi in pippe tonanti (non siamo in forma, siamo stanchi, la cuffia è stretta, l’acqua è fredda, eccetera eccetera).

Altro leit motif che oramai imperversa è la prestazione che ci si aspettava.
“mi aspettavo 1’48”00 e ho fatto 1’47”99 quindi ok”.
“mi aspettavo di fare sotto 50” quindi 49”97 ok”.
No perchè se faceva 50”01 faceva cagare…

Grande gara di Razzetti nei misti. Il ligure che aspettiamo al varco da un po’, spodesta i grandi della specialità, Boggiatto e Rosolino, e si issa in cima alla classifica. Deve ringraziare un Ceccon in versione sparatutto, tipo lepre degli 800 nel meeting di atletica di Helsinki quando gli chiedono di passare in 48” ai 400 e passa in 46”.
Infatti dopo la rana il veneto si accascia sulla corsia nello stile, finendo tipo Bottas nel gran premio di Silverstone a ruote bucate. Alberto invece con la sua onesta frazione a rana in 33” e uno stile onorevole straccia tutti. Bravo Alberto.

Due paroline per la Mamié che si scrive con l’accento: lo ho letto sulla cuffia. Tre gare, tre record svizzeri. E sticazzi a tutti, con buona pace delle litiganti italiane si adagia in prima posizione dopo i 50, allunga e saluta ai 150 e poi fa ciao ciao con la manina.
Nell’arrivo di casa si vede tutta la stronzaggine agonistica della Carraro, che si allunga e batte per la seconda volta in due anni agli Assoluti e per la terza in gare importanti (ricordiamo gli Europei invernali) la Fangio. Franci, unghie un po’ più lunghe e più stronzaggine, la prossima volta.

Nel citare gli stranieri ho dimenticato Marco Koch: la foca teutonica me la giura e vince i 200 rana. Tempi da dimenticare, comunque.

Insomma come si gareggia in tempi così lo abbiamo visto: si può fare, anche se un po’ di tristezza c’è. Ma ci siamo, e ritorneremo.

Il nuoto nell’era COVID – Take your…mask!

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Gareggiare in sicurezza!

di Mauro Romanenghi

Finora, volutamente, non ho parlato di competizioni e dell’alto livello. Ho fatto solo accenno alla normale attività di piscina perché molti leggono sui giornali di quello che sta accadendo. Quindi non mi soffermerò su quando i nostri beniamini torneranno in acqua, poiché leggendo la rassegna stampa federale ci sono almeno 18 articoli giornalieri che ci dicono che torneranno il 4 maggio, anzi forse il 18 maggio, anzi forse non si sa. 

Un’altra breve parentesi che faccio è per precisare che non voglio offendere nessuno  né cercare di far apparire ridicole le misure che si stanno attuando per difenderci in una futura ripresa. Solo che questo è il nostro modo di fare informazione. Ognuno è libero di leggerci o no, come #Zerocalcare insegna. 

Premesso questo, proviamo a disegnare una ipotetica competizione in epoca COVID. Teniamo presente che qualora si capisse che siamo liberi dal virus tutto ciò rimarrà una ipotetica visione, risparmiandoci tutto ciò. Non posso prendere in esame tanti aspetti, altrimenti terrei banco giorni e giorni.

Ma intanto partirei da quelle belle competizioni di provincia, con 400 bambini belli ammassati sulle tribune. Poiché non voglio immaginare l’orrore provocato, immaginiamo che questo bambini siano… “solo” 200. Tutti con mascherina, chiaro, e magari un bel paio di guantini di lattice.
Al momento del riscaldamento, tutti ligi alla regola, si mettono in fila e si preparano ad entrare. Per fare: 100 metri. Già perché se devono entrare in 7 per corsia, magari a corsie alternate, ora che tocca a loro e che devono lasciare il posto ad altri bambini l’ora di riscaldamento è bella che finita.
Però potremmo anche immaginare che i bambini occupino tutta la tribuna destinata al pubblico dei genitori, portando così il numero a quello originario; i genitori invece si accomodano con gentilezza fuori dall’impianto.
Perché tutto si svolge a porte chiuse, in estrema sicurezza. Intanto i gentili accompagnatori possono passare il loro tempo in interminabili file lunghissime davanti all’unico bar esterno della piscina, che serve caffè con la cannuccia in sterili bicchieri usa e getta che alimentano le spazzature di tutto il mondo. Se piove o in inverno, beh non c’è altro da fare. O si torna a casa, sciroppandosi altri 50 Km, oppure si fa un bel trasporto comune con altri genitori (mantenendo le distanze, of course), che a un momento indefinito partiranno per recuperare i pargoli.
Naturalmente lo streaming aiuterà nella definizione dei tempi gara, aumentando tuttavia i costi delle competizioni. Altrimenti, il buon vecchio telefono ci verrà in soccorso.
Ciò però risolverà il problema dei parcheggi, soprattutto dove sono sottodimensionati rispetto all’impianto. E, magari, avremo meno macchine in giro. Chissà.
Immagino intanto le chat dello streaming con una serie infinita di commenti di ogni tipo: “ecco lo sapevo, la solita virata!”…”ma come squalificato ho rivisto lo streaming 74 volte e si vede benissimo che tocca con due mani!”

Una parola sui podi: come fare salire una staffetta restando a due metri uno dall’altro? Mentre gentili vallette sacrificali appoggeranno le medaglie per terra disinfettandole con una soluzione di glicerolo e alcool, gli atleti saliranno sul podio delle dimensioni di un bilocale e si metteranno al collo le agognate effigi di latta.

Non oso pensare alla pre-chiamata. Neanche il salone della reggia di Caserta basterebbe a tenere i 50 bambini partecipanti ai 200 rana. E se un allenatore dovesse avvicinarsi per ventura verrebbe fulminato all’istante dall’addetto al distanziamento, come faceva la mia prof di latino quando mi distraevo: “senza mascherina… fuori!”

Così un lampo mi attraversa la mente: la trasferta. Organizzare un pullman di 50 atleti per andare ovunque. Quanti pullman servirebbero? Due? Tre? Forse meglio prenotare due o tre vagoni ferroviari o un treno merci adattato che porta tutte le squadre insieme, tipo volo charter!

E arriviamo alle manifestazioni importanti. Ecco i Criteria, svolti nella piscina di Riccione, finalmente riadattata per l’emergenza: atleti ammessi solo il giorno della competizione con eventuale pass, misura febbre, tampone preventivo, esame sierologico, guanti, mascherina, tuta della squadra, tuta spaziale, trasformazione tipo Power Rangers… svestizione: avanti. D’altronde “manifestazione di alto livello richiede precauzioni di alto livello” (V. Boskov).
I coach in vasca non si presentano neanche: streaming di alto livello anche qui, dalle camere di hotel, dove giungono urla strazianti in caso di vittoria del proprio atleta che fanno preoccupare gli inservienti, o imprecazioni in venti diversi dialetti regionali in caso di grave errore del proprio pupillo (o pupilla).
La vittoria si potrà celebrare senza abbracci, senza sputacchiare acqua, senza avvicinarsi alla corsia avversa (meno di due metri: achtung!), senza togliersi la cuffia (metti che sbatta contro un altro). Si uscirà rigorosamente in fila, a due metri. Avanti marsc’!
Naturalmente arrivo e partenza dalla piscina, rigorosamente a piedi: a meno di passaggi ottenuti dai familiari o da congiunti, per risparmiarsi ben quindici minuti di cammino dal proprio alloggio.
Già perché a Riccione bisognerà pure arrivarci: salire in 5 in macchina con il proprio coach? O sul pullmino della società? Vie-ta-tis-si-mo dal decreto legge numero quattromilacentoseibarrasettecommaunoter.

Ma ce la faremo anche questa… dopotutto, andrà tutto bene…o no?

FOTO: dottorgadget.it

Il nuoto nell’era COVID – “Scusi, un’informazione?”

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Prego desidera?

di Mauro Romanenghi

Mi si dice che la piscina non è solo la vasca. Ed è proprio vero.

Quando entriamo in piscina siamo accolti dalla reception, che da piscina a piscina è sempre diversa. Ora che siamo in piena era COVID, la reception ci apparirà come un ufficio delle poste. Non so avete presente lo schermo di plexiglass che vi trovate agli sportelli postali e che ora avete imparato a vedere nei supermercati e vedrete, penso, nei bar, ristoranti e in molti altri posti. Forse  in piscina ci potremo pagare anche le bollette e gli F24, così intanto risparmiamo tempo visto che ne avremo veramente poco. 

Immagino la/il receptionist che tipo hostess/steward vi invita con gesti sicuri ma decisi a seguire il percorso obbligato delle freccine per terra, per non incrociare anche solo distrattamente le mamme in uscita (vietatissimo entrare nello spogliatoio, dove potreste spargere i vostri capsidi virali se per caso la mascherina, che deve essere ben fissata e guai a perderla visto il costo di zero punto cinquanta euro, vi scivolasse via). 

Le stesse freccine vi portano a un altro punto nevralgico: lo spogliatoio. Luogo come detto riservatissimo e pulitissimo, dove addetti della NASA gireranno pulendo ogni superficie in modo maniacale, che neanche vostra suocera può mettere in atto quando passa la cera o toglie la polvere dal mobile del 1870 eredità del nonno. Ogni angolo della piscina sarà disinfettato ogni 5 minuti, tipo i resort egiziani di Sharm el-Sheikh quando andate in bagno. I server in silicio della Microsoft potranno essere conservati negli spogliatoi delle piscine, e attenzione a non permanere troppo nei locali o verrete degermizzati anche voi e i vostri abiti.
Guanti e mascherine saranno la norma, e naturalmente non verrete assolutamente capiti quando chiederete informazioni per cui finirete vestiti nel bagno anziché nei camerini a rotazione, assolutamente necessari: spogliarsi all’esterno, col rischio di uno starnuto che sparga ulteriori capsidi virali mentre voi vi cambiate, potrebbe costarvi l’immediata espulsione e la segnalazione all’ISS, OMS, ONU, NATO e al consiglio di sicurezza della Federazione della Galassia Unita con conseguente inseguimento del capitano Picard.
Mi rimane il dubbio della doccia. Come separare i bravi nuotatori al termine della loro attività? Eliminare questo rito? Anche qui installare delle barriere plasticose a separare i secretori di particelle virali? Vedremo cosa i protocolli ci suggeriranno, la fantasia ai nostri esperti non mancherà.

Di bar neanche se ne parla. Sedersi a parlare con un altro corsista, con un genitore? Abominio! Un caffè veloce da asporto e veloce fuga all’esterno, evitando ogni contatto sociale potenzialmente mortale.

Purtroppo ci saranno dei problemi oggettivi. Niente tribuna (anche perché quante persone potranno stare in un posto dove bisogna collocarsi in 5-7 metri quadrati?
Dove stare ad attendere la prole che sfida la sorte nell’impianto? Si potrebbe attrezzare uno spiazzo antistante, dove i genitori tutti in coda rigorosamente a 2 metri uno dall’altro e in mascherina attendono sotto i rigori del tempo il termine della lezione. Alternativamente ci si colloca al sicuro dell’abitacolo della propria vettura, ove si farà indigestione di Internet o si potrà telefonare alla propria amica distante alcune vetture nel parcheggio vicino.
Diciamo che per alcuni ciò sarà un vantaggio: nessun genitore farà più il suo ingresso trionfale in vasca tutto vestito a chiedere notizie del proprio figlio al responsabile.
Di contro i bambini dovranno darsi da fare. A 3 anni dovranno essere in grado di vestirsi, lavarsi, asciugarsi, senza perdere nulla. Beh, forse qualcosa lo perderanno: ma chi non lo farà, nella nuova era COVID?

Credit foto: Incronaca.unibo.it