World Games day 2 – Manichini diversi

di Mauro Romanenghi

…un filo diversi ma più sorridenti!

Intanto, una precisazione: i World Games sono i Giochi per gli sport non olimpici, così mi hanno chiesto così vi dico.
Poi parto a bomba: ieri le gare non le ho viste, le ho viste oggi in replica.
Non perché non volessi, proprio non le facevano. C’era il canale, c’era la programmazione, ma hanno deciso di trasmettere su due canali il Lacrosse. Che sostanzialmente vedeva la semifinale degli USA. Quindi niente salvamento, che quindi risulta ufficialmente tra gli sport sfigati, come dice il mio amico, il più sfigato.
E noi combattiamo aspramente perché lo sia, e ora ve ne do la prova. Dopo la non proprio bella figura del mondiale australiano in cui il CIO penso si sia annoiato a morte a vedere l’Ocean ad eliminazione durato ore in cui già si sapeva chi vincesse, ne abbiamo vista un’altra.
Partiamo dall’assunto che avevo notato e mi hanno confermato, che i manichini sono diversi da quelli normalmente utilizzati. Ora io sono l’ultimo degli scrivani, neanche degno di fare da zerbino a Gianni Brera, però mi chiedo:
– se si sapeva che i manichini erano diversi, perché non fornirli a tutti per provare? Pare che solo la Germania abbia potuto procurarseli. 
– dato che non tutti hanno potuto provarli, perché non utilizzare quelli che usano tutti portandoli in aereo: otto atleti gara significa portare sedici-venti manichini, non credo che serva un cargo militare.

Concludo la mia disamina dicendo che non ho mai visto uno sport dove cambiano gli attrezzi che si usano. Il martello del lancio del martello è uguale nel mondo, il disco è lo stesso, se vuoi usare il giavellotto è lo stesso. Nel nuoto non puoi usare il costume che vuoi tu, deve essere uguale nel mondo. Dopodiché se sono omologati, tutti devono avere le stesse cose per provarle, e avere modo di procurarsele. Quindi delle due l’una: o non si è capaci di averle, e allora è colpa tua. O non si possono avere, e allora è colpa di chi organizza. E con questo chiudo, perché di più non so e quindi non posso commentare.
Secondo me, con un’organizzazione così, le Olimpiadi te le scordi per altri cento anni. Ma io sono un umile scriba.

Detto ciò, torniamo allo sport: nessuna scusa per una chiara evidenza. La Germania vince nove ori, l’Ungheria tre (su sei gare disputate, con un argento) e l’Italia due. Come definire la spedizione? Se vogliamo vedere le diciassette medaglie, e il primo posto a punti (non ufficiale), bene. Ma non benissimo, ecco tutto. 

Nelle mie dissertazioni mi hanno anche detto che sono tifoso della Germania (io, proprio io, che al secondo goal di Del Piero nel 2006 ho urlato i peggiori insulti possibili). Ma come non ricordare la Holt agli Europei  Juniores del 2019? Eccola oggi a vincere ostacoli e trasporto, e due staffette, una con un record del mondo di 1’35”82 che demolisce il precedente della 4×50 mista (anche perché fare 25”57 nei primi 50 aiuta).

L’Italia c’è, è ovvio.
C’è con Volpini che domina il torpedo, con la doppietta insieme alla Lanzilotti.
C’è Ippolito, che se non fosse per la Holt sarebbe il protagonista di questi campionati: sei gare, sei medaglie. Un oro e cinque argenti. oggi secondo a manichino e secondo nelle due staffette. Una certezza che dobbiamo recuperare in altri ragazzi che lo seguano su questa strada.
C’è Helene Giovanelli, che fa il massimo possibile: argento nel trasporto, un trasporto che vedremo cambiare tantissimo nei prossimi anni.
E ci sono le staffette. Staffette che a parte la manichino femmine a cui non so cosa sia successo perché 1’26” non ci voglio credere che sia il suo valore, sono comunque andate sempre a lottare per la vittoria con quattro record italiani battuti su sei.

Quello che un po’ manca obiettivamente sono le pinne maschili, dove non abbiamo certo brillato tolto l’argento di Fabio: ma occorre una maggiore…densità al vertice, come direbbe il mio mentore Luca Sacchi. 

Tutto ciò nell’assordante silenzio della FIN, che non ha messo uno straccio di notizia. Zero, nemmeno una. Quindi non ridiamo ma neanche piangiamo: perché come diceva Jannacci, “diventan tristi se noi piangiam”.