Spigoli olimpici 3 – Olimpiadi bambine

Tuta messa: adesso vado a dipingere un bel murales!

di Mauro Romanenghi

Oltre dieci anni fa hanno inventato le Olimpiadi Giovanili. Queste Olimpiadi hanno un limite di età, per impedire che ci sia una spinta ad avere campioni in giovane età, campioni che poi potrebbero avere problemi se la loro crescita non fosse adeguatamente seguita e alimentata con i dovuti passi.
Per fare un esempio del nuoto, da quelle Olimpiadi sono usciti nell’ultima edizione Kolesnikov, Ceccon, Minakov, Milak, la McKeown giusto per dire i protagonisti dell’ultima edizione del 2018.
Il CIO quindi continua nella sua campagna di sensibilizzazione sulla non esasperazione della competizione in età giovanile ma dall’altra parte inserisce delle specialità dove ripeto la metà dei partecipanti sono dei bambini. Ora io mi ripeto ma come è possibile che a 13 anni, e anche meno, la metà dei competitori sia nello skateboard il meglio mondiale? Come è possibile che nella piattaforma femminile dei tuffi le prime due abbiano 14 anni??? E siano alte la metà del loro allenatore??? Ora tralasciando i cinesi che vivono in prigioni dorate, è veramente un gioco per questi ragazzi l’Olimpiade, se alla fine della gara piangono lacrime come fontane? 
Ha veramente senso una specialità fatta per vendere un prodotto? Probabilmente sì. Ma quale sia, nei Giochi Olimpici non lo so. Me ne farò una ragione. Ma intanto dissento.

Anno zero per gli sport di squadra italiani. Intendiamoci, si può sempre perdere. Ma perdere così fa male. Due cappotti dalla Serbia, una nazione che se va bene ha un decimo dei nostri abitanti. Battuti nella pallavolo dall’Argentina, che mai, dico mai a memoria mia e sono 40 anni che guardo lo sport ho visto battere l’Italia. Eppure succede. 
Più che rifondare, qua bisogna riflettere. Tanto

Gli italiani sono tutti quelli che hanno la cittadinanza italiana. Anche Abdul Fatah Massud, con buona pace di Salvini, è italiano se ha la cittadinanza. I veri italiani sono quelli che hanno la cittadinanza italiana. Anzi, Salvini a volte è meno italiano di altri e se dire bestialità fosse regola per perderla sarebbe apolide da anni.
Quindi abituiamoci a incavolarci per la sconfitta nei 3000 siepi del bresciano El Mouissim e esultare quando il padovano Ngan Pat vincerà il bronzo nel badmington (i nomi non sono veri…non cercateli!!!).

Detto ciò, La Torre difende Jacobs dalla stampa straniera. Che è, guarda caso, solo USA e Gran Bretagna. Saper perdere è una gran cosa, ve lo dice una nazione che perde spesso, e quando vince è l’unica che esce di casa e suona i clacson tutta la notte. Quando si vince sempre, perdere fa malissimo. Se volete, vi diamo ripetizioni.

F/O123 – FuoriOnda/JAPpodcast – day11: Inseguimento in pista e… sott’acqua!

Aoyama enza-no-matsu
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di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione

Oggi introduciamo la sesta medaglia d’oro olimpica, guarda un po’ con un CT che abbiamo intervistato: Marco Villa! Grandissima impresa nel quartetto italiano che riporta l’oro a casa dopo 60 anni, da Roma 1960. Poi parliamo però anche di rugby subacqueo, una specialità che noi avevamo fortemente voluto alle Olimpiadi ma non ci hanno ascoltato! Con Andrea Meneghin ci soffermiamo su regole, diffusione e successo di questo sport. Vista la debacle dello sport di squadra in questa edizione chissà che non ci dia nuove soddisfazioni.
Solo su Jappodcast, la trasmissione che vi fa trattenere il fiato!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 4 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Spigoli olimpici 2 – Capelli al vento!

Saranno veri???

di Mauro Romanenghi

Mia moglie che non si tinge i capelli, ha i capelli di un colore grigio argento. Vorrebbe i capelli rossi, ma per il momento vedo che ha rinunciato a questo proposito, il che incontra il mio favore. Ciò non toglie che un domani me la veda entrare in casa con una chioma purpurea, o di altre sfumature improponibili. Poiché de gustibus non disputandum est, non potrei che accettarlo, l’amore supera questa e altre barriere anatomiche.
Quello che non riesco a capire è come possano utilizzare tutta una serie di artifici per colorare i capelli in maniere impensabili, manco fossero le nappe del Palio di Siena o peggio. Oltretutto alcuni sono chiaramente capelli finti. Ma perchè bisogna trovare tutti gli artifizi per correre a 40 Km all’ora e poi attaccarsi dei capelli colorati? A che pro utilizzare body attillati, scarpe superperforanti (e performanti) e poi partecipare alla sfilata delle extension multicolor? 

A proposito di scarpette, pare e si mormora negli scantinati degli esperti che buona parte dei record testé visti sia merito di queste nuove attrezzature calzaturiere.
Se volete un post circostanziato ho trovato questo.
Ora ci sono stati sì un paio di record mondiali veramente impressionanti in queste Olimpiadi, ma fatti da atleti impressionanti. Perché secondo me le scarpe da sole non vincono. Però, se esiste questa polemica, un motivo ci sarà.
Di sicuro, vista la loro forma, sarà ben difficile fare due passi con la propria fidanzata. Ma questo anche con le scarpette normali.

Le scarpette magiche di Dorothy (screen Eurosport)

Grande enfasi per il ritorno alle gare di Simone Biles. Siamo lieti che abbia superato il certo momento di difficoltà della sua vita e della sua carriera. Siamo altresì lieti che si stia divertendo e abbia il sorriso sulle labbra, come ci ha ricordato la telecronista almeno dieci volte durante la sua prova. Siamo anche lieti del suo bronzo alla trave. Si ricordi comunque Simone Biles che la vita è dura per tutti e lei sta facendo le Olimpiadi e non sta raccogliendo pomodori in Sicilia sotto il sole dodici ore al giorno per 2 euro/l’ora. E come lei molti altri atleti per cui abbiamo il massimo rispetto e che sono sicuramente stressati: ma diamo la giusta misura sempre.

Ritorna lo skateboard a cui hanno assegnato non una come pensavo ma ben due discipline. Ottimo.

L’arrampicata arriva alle Olimpiadi con tre discipline ma un’unica medaglia. Ora pensavo di averle viste tutte ma non si finisce mai di stupirsi. Ma non tanto per le imprese, peraltro notevoli, di questo funamboli, quanto per il sistema di calcolo dei punteggi.
Infatti le posizioni ottenute nelle tre prove fruttano dei punti (ad esempio terzo quarto e quinto sono 3, 4 e 5) che non vengono sommati ma moltiplicati.
Quindi se il primo fa 10 punti l’ultimo ne può fare anche 7000.  Suggerisco anche l’uso del seno e del coseno, direi che in una specialità con angoli e pendenze, ci sta.
Scontri al vertice. Durante la semifinale dell’inseguimento nel ciclismo con maxi tamponamento che neanche sul Grande Raccordo fanno meglio. Il danese, lanciato a 70 Km all’ora, centra in pieno durante il doppiaggio l’ultimo del quartetto britannico, come Schumacher fece con Coulthard a Spa. Dopo circa due ore di consulti, non avendo trovato credo nulla sul regolamento (peraltro lacunoso su questo punto) la salomonica decisione: congelato tutto ad un attimo prima dell’incidente, quindi vittoria danese: la Gran  Bretagna sarà classificata con un tempo altissimo. Il perché, non si sa. 

Vela d’oro!!!

Ruggero Tita da Rovereto, Caterina Banti da Roma. Mai coppia fu diversa. Già li ho sentiti in barca, lui a dare ordini (d’altronde è il timoniere) e rimproverare. Ma immagino lui trentino, lei romana. Lei tutta strana, lui bello impostato. Lui serio professionista, lei bella caciarona. E’ tutta una mia fotografia, lo so, ma da quello che conosco dei due fenotipi regionali, posso solo immaginare cosa succeda su quella barca. Ma di certo, qualsiasi cosa sia, funziona benissimo. Buon vento, dunque!

F/O122 – FuoriOnda/JAPpodcast – day10: Vele d’oro, scontri in pista e aste che volano!!!

Gaifū kaisei
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di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione

Quinto oro per l’Italia, annunciato ma che fa sempre piacere. Ma intanto il nuoto artistico ci porta in finale, insieme ai triplisti, al lancio del peso, al 470 della vela maschile, alla pista dove avvengono scontri dell’iperspazio a 70 km orari!!!
Commenti su tutti gli sport possibili e immaginabili, persino i ragni di parete. E attenzione, torna lo skate. Dove? Ma su Jappodcast! “IL” podcast delle Olimpiadi!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 3 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O121 – FuoriOnda/JAPpodcast – day9: Inizia il nuoto artistico…e intanto diluvia!!!

Shimo-Meguro
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di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Finisce il nuoto, con malinconia, ma abbiamo l’atletica, il ciclismo che fa impazzire il Fogliani, la vela con Mauro…e il nuoto sincronizzato!!! (che lo commenta Longobardo). Tra badmington e racchette perdute, argenti della ginnastica storici e finali sotto il diluvio giapponese, continua l’avventura nipponica. Solo con Jappodcast, l’unica trasmissione per cui vi sembrerà di essere là, anche se non siamo là nemmeno noi.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla musica di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 2 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

Spigoli olimpici 1 – Un pochino sì

Siamo forti? Un pochino sì

di Mauro Romanenghi

Un pochino sì: è la risposta tipica di mia madre.
Un giorno lavò la cerata di mio padre per la barca a vela (la cerata ha un certo valore, aggiungo io). Sulla cerata c’è stampigliato bene un’avvertenza che dice: NON STRIZZARE.
Ovviamente mia madre, da brava massaia strizzò la cerata che si rovinò. Alla rimostranza di mio padre (devo dire giusta ma fatta senza troppo fervore) che chiedeva se fosse giusto strizzarla se c’era scritto di non farlo, mia madre obiettò con la sua consueta uscita: “un pochino sì”. 
Un pochino sì è la giusta replica se vuoi metterti nel giusto ma senza offendere. 
Ma fa proprio schifo questo vestito? “Un pochino sì”.
Tutto questo per dire che a me non piacciono le pagelle, perché ho sempre odiato i voti. Per me le cose si imparano o non si imparano. Poi chi le impara meglio avrà maggior successo, chi le impara peggio probabilmente non è dotato per quello. Infatti non amo gli sport con i voti, non ne ho mai fatto mistero. Attenzione, non significa che non li considero sport, tutt’altro, ma mancano di quel criterio oggettivo che porta alla vittoria o alla sconfitta.
Ma sto uscendo dal seminato. Parlando di pagelle, finito il nuoto ecco che tutti i siti si sono dati alla pazza gioia per assegnare un voto ai ragazzi della nazionale azzurra. Ripeto di nuovo: da noi c’è un solo giudice: il cronometro. Che ti dice se la tua preparazione è andata a buon fine o no. Non è detto sia colpa tua, o del tuo allenatore. Potresti esserti ammalato due mesi prima. Potresti avere problemi con la vasca di colore verde. Può starti sulle palle il tuo compagno di stanza e non riesci a dormire. Oppure no e spacchi il mondo.
Quindi non mi piacciono i voti, sia che siano mezzo e mezzo, tutti negativi o tutti positivi. Non siamo qua a giudicare, siamo qua a cronometrare. Se una cosa è andata male, non bisogna demonizzare la prestazione, cosa in cui siamo bravissimi con i nostri bambini fin dalla più tenera età. Ma se è andata proprio male, bisogna dirlo all’atleta? L’atleta non è stupido, e dirgli che è stato bravissimo se non è vero è una bella presa per i fondelli. Forse non tanto, ma un pochino sì.

Non faccio mistero di non amare particolarmente due nazioni: Francia e USA. Lo so, non si dovrebbe, ma un pochino sì. Intendiamoci, conosco sia dei francesi che degli statunitensi e non ho niente contro di loro. Tuttavia la spocchia dei primi e l’arroganza dei secondi a volte trascende la mia capacità di sopportazione del genere umano.
Lo dimostrano tre esternazioni in poche ore fatte da atleti o giornalisti a stelle e strisce che dovrebbero pensare (già di per sé un fatto straordinario per alcuni soggetti umani) prima di parlare.
Sia Murphy che la King infatti non nascondono i loro dubbi sugli atleti russi, tra l’altro senza fare nomi ma con allusioni: se tiri il sasso, non nascondere la mano.
E poi la stampa non digerisce la sconfitta dei 100 piani, e invece di festeggiare il nuovo campione eccoli fare le solite frasi allusive.
Beh obietto io, e Finke da dove lo avete c****o fuori, allora? La Jaboby? La Grimes? Non dovrei essere sospettoso, ma un pochino sì.

Non vorrei tediare troppo con l’articolo di oggi, per cui la chiudo con il siparietto fra Tamberi e Barshim.
Arriva il giudice che in perfetto stile Pazzaglia (per chi non sa chi sia, si studi Wikipedia) chiede se vogliono fare uno spareggio per assegnare l’oro oppure no. Mi sembra lapalissiano come chiedere a uno se preferisce ricevere la vincita di 100 euro o riscommettere per vincere 20 euro. O chiedere se preferisce una vita ricca e felice o una povera e malata. 
Non è stata una domanda stupida, in fondo. Ma un pochino sì. E comunque è il regolamento, baby.

F/O120 – FuoriOnda/JAPpodcast – day8: Ragazzi terribili agli inferi e ritorno!

Tōto sundai
wikipedia in CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Citazioni storiche e letterarie, statistiche sulle finali per commentare due ori storici, quello dell’alto maschile con Tamberi e quello di Marcell – Marcello – Jacobs, primo italiano finalista nei 100 metri e oro olimpico in 9”80. Ma il nuoto ha portato intanto un’altra medaglia, la sesta, anche questa storica. Da anni cercavamo l’ingresso in una finale della mista e finalmente questa ha portato una medaglia. Restate con Jappodcast, il programma che vi porta in apnea dentro le finali olimpiche e fra le bellezze dei Giochi.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione podcast sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.

Puntata registrata il 1 agosto 2021

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro

F/O106 – FuoriOnda/Tokyoisontheway 13- Giallombardo e il nuovo…nuoto artistico

Selfie!
Giorgio Scala/DeepBlueMedia

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite di oggi Patrizia Giallombardo, CT della nazionale nuoto artistico.

Torna con noi Patrizia Giallombardo e ci spiega l’origine del nuovo nome del sincro…che per noi resta sincro. Ci facciamo raccontare la qualifica olimpica, le difficoltà incontrate nell’ultimo periodo e anche nella pandemia, che hanno però permesso di trovare nuove strade e nuovi metodi. Tokyo sta arrivando, molto più veloce di quello che pensiamo. Anzi è già qua. Ma dove? Ma su Fuorionda TIOTW.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Safe and Warm in Hunter’s Arms” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 12 luglio 2021.

credit foto: Giorgio Scala – DeepBlueMedia

Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro.

Akuna matata!!! Senza (cattivi) pensieri

Che ci faccio adesso???
(screenshot Eurosport)

di Mauro Romanenghi

Leggo che il CIO spende parole sul benessere psicofisico degli atleti eccetera eccetera. 
Facciamo qualche considerazione generale. 
Lo sport dovrebbe fare bene, tenere in salute la gente e aiutare il sistema sanitario. Ma sport significa attività fisica di un certo tipo, fatta a un certo livello e che porta beneficio agli atleti. 
Qui siamo alle Olimpiadi, e alle Olimpiadi conta una e una sola cosa: vincere. 
Per vincere bisogna allenarsi e soffrire, soffrire e soffrire. Che è tutto il contrario di stare bene. Quindi se volete vincere, dovete fare una scelta, ricordatelo.

Il CIO stesso parla bene ma razzola male: vende il nuoto con le finali al mattino, che sono l’antitesi della migliore prestazione, per soldi. Vuole i multimedagliati, e inserisce sempre più gare per avere il grande protagonista per vendere l’evento. Ecco allora i Phelps, le Biles, i Dressel, i Bolt. Ma vincere tanto non deve essere un accumulo di titoli come i soldi di Paperone nel deposito. Deve essere il risultato del fatto che gareggi con piacere. Questo, come si vede, non viene fatto.

Qualificarsi è spesso difficile, e in alcune gare qualificarsi ti da quasi la possibilità di concorrere a una medaglia. Pensate alla scherma a squadre: basta passare un turno e si entra in zona podio. 
Nel mondo moderno se perdi sei un nessuno, uno sfigato, uno che non ha ottenuto niente. Se ti qualifichi in finale con il primo tempo e poi arrivi quarto hai sbagliato, non hai retto la pressione, non sei capace di gestire le emozioni. Ma sei quarto al Mondo, non bisogna scordarlo.

Forse. O forse no. Semplicemente oggi viviamo nell’era degli esperti in nulla. 
Se prima c’erano in Italia sessanta milioni di CT di calcio, tutti incapaci nel 90% dei casi di tirare un pallone con precisione persino attraverso la porta di casa, oggi esistono milioni di esperti di nuoto, vela, taekwondo, bocce, curling, atletica che probabilmente non hanno mai nuotato più di una vasca di fila a stile, o anche se lo hanno fatto non hanno la vaga idea di cosa sia nuotare dieci chilometri al giorno perché non li fanno a piedi neanche in una settimana. 
Viviamo in un’epoca globalizzata, nell’epoca in cui le critiche ti arrivano da ogni dove. Io ho ricevuto una volta degli insulti dicendo che avrebbero espresso tramite social il disappunto nei miei confronti. Ovviamente non è mai successo, perché poi bisogna rendere conto di ciò che si dice. 

Gli atleti non sono macchine: leggono, sentono, ascoltano, interpretano, sono sottoposti a questo bombardamento mediatico che gli arriva dappertutto ed è amplificato dalla stampa e da mille siti che pur di avere qualche clic in più amplificano ogni errore, ogni comportamento, ogni parola, ogni pensiero. 
Gli atleti non sono sempre sorridenti, non sono sempre simpatici, non sono sempre disponibili. Ma se non vanno a un evento allora sono spocchiosi, se ci vanno devono pensare ad allenarsi. Ricorderete la Pellegrini che fa il giudice a un talent: ma se fa il giudice allora perde il tempo per allenarsi. Neanche ci pensano che sono tutte cose preregistrate, che si fanno più puntate alla volta, che non è vero tutto quello che si vede. Questi reality, questi talent, sono spesso tutto tranne dimostrazioni di realtà, spesso non sono neanche dal vivo ma registrati, con la possibilità di rifare infinite volte la stessa scena, fino a renderla perfetta.

Alle Olimpiadi invece è tutto live: non puoi sbagliare, non puoi rifare la battuta, non puoi tagliare la parolaccia in diretta. Gli atleti sono veri, non sono attori. E sono umani.
E la verità spesso fa male. Quando si dice a uno che fa schifo, quando si ripete a un campione che non vale nulla perché anziché l’oro ha vinto il bronzo, oppure è arrivato quarto, questo si ripercuote sul suo spirito e poi sul suo corpo. 
Ho visto tantissime facce da funerale questi Giochi. La faccia di Katie Ledecky, pluricampionessa olimpica, dopo il quinto posto dei 200, sembrava quella di una rimasta senza famiglia. Una ragazza che ha vinto, in questa edizione, due ori e un argento e ha nella sua saccoccia qualcosa come sette ori ai Giochi.

A noi piace scherzare, io stesso sdrammatizzo nei miei articoli le situazioni di tensione che vivo al di dentro, perché mi trovo a contatto con giovani atleti di ogni livello. Ma scherzare non significa insultare o banalizzare. Io conosco bene il sacrificio che viene fatto o non viene fatto da certe persone. E se so che quella tale persona non si impegna, non lesino critiche anche severe su questo. Ma se questo è il suo modo di intendere lo sport, mi adeguo; l’importante è che lui non abbia come obiettivo la vittoria assoluta, perché quello richiede come presupposto ciò che ho scritto nel primo paragrafo. Ovvero lacrime e sangue.

Lo sport con più pressioni sembra essere la ginnastica artistica, dove soprattutto le ragazze, spesso giovanissime, vengono portate lontano da casa per anni (e non solo in italia, ma ovunque)  o per sempre, entrando nei corpi militari e quindi hanno dei doveri anche istituzionali, essendo poi pagate da noi attraverso lo Stato e quindi sono obbligate ad avere certe performance. Ricordo ancora la statunitense obbligata a saltare al volteggio con la caviglia rotta per far vincere l’oro agli USA.

Riflettiamo bene quindi quando sulla tastiera, o nei nostri vocali, o parlando, ricordiamo quanto schifo facciano questi ragazzi, a cui però ci attacchiamo come semidei per cinque minuti quando ci portano un oro olimpico.

Il mestiere italico, tra l’altro, è quello di non esser mai contenti. Se vinciamo cento medaglie ma nessuna d’oro, siamo dei poveracci. Certo, è meglio vincere un oro, ma se non si vince non morirà nessuno. Meglio facce di bronzo felici, che facce tristi con un oro in tasca.

F/O119 – FuoriOnda/JAPpodcast – day7: Frecce d’argento!

Soshū umezawanoshō
wikipedia CC

di redazione podcast

Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.

Ospite Gianni Leoni, allenatore della primatista italiana dei 100 rana Arianna Castiglioni.

E siamo arrivati a sette. Oggi quattro medaglie per l’Italia che sta diventando la nazione di bronzo. Ventiquattro medaglie, tantissime, ma l’oro non arriva neanche oggi. Ci prova l’arciere , ci provano le sciabolatrici, ci prova il pesista ma niente, Ma noi continuiamo a sostenere la nazionale anche con la nostra sigla, che si presenta pure in doppia veste. Continuiamo con Jappdcast, il programma che sfata tutte le sfortune…ma solo se ci seguite ogni giorno!

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.

Sigla “Siamo di fuorionda” KARAOKE a cura della redazione su musica dei Maneskin che ringraziamo.

Puntata registrata il 31 luglio 2021.

credit foto: Wikipedia Creative Commons.

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