Gwangju 2019/heat 2 – Tre per tre: e i riccioli vanno sul podio

di Mauro Romanenghi

podio100RA_femmine_Carraro-King-Efimova

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In Italia si è scatenato un caldo pazzesco. Più di 38 gradi, sole cocente, il mio fruttivendolo voleva regalarmi tutta la verdura a un euro perché, dice lui, tanto domani la butto. Insomma è roba buona, bisogna anche saper cogliere le occasioni quindi ho preso un sacco di verdura e frutta in sconto. La roba migliore sono le pesche. Un euro una cassetta di pesche. Ma dove lo trovi uno così?
Invece a Gwangju il tempo fa schifo. Da venerdì piove, piove sempre. C’è un tifone. Questo lo dicono gli amici di mia moglie, che sono là per lavoro. Io almeno le gare le vedo con l’aria condizionata.

Anche a Gwangju è tempo di occasioni: e quando ti si presenta un’occasione così, non puoi lasciartela scappare. La campionessa mondiale, olimpica, primatista del mondo ha mal di pancia. Forse le è venuto perché ha perso i 400, forse ha perso perché le è venuto, non si sa. Ma se ha la cagarella è tempo di Quadarella. E Simona il mal di pancia non ce l’ha e si vede dai primi metri. E anche dagli ultimi. E anche da tutti quelli in mezzo.

Oggi magra magra per gli USA. Donald Trump ha già telefonato ai dorsisti dicendo che c’è un posto libero alla frontiera per il Messico per la costruzione del muro o alla peggio in dogana. Contratto di sei anni rinnovabili.

Ieri non volevo parlare di Megli, Carraro e Castiglioni e dei loro record italiani. Perché ne volevo parlare oggi. Grandissime gare, grandissime prestazioni. Anche Castiglioni, ottava ad un mondiale che fino a un mese fa non era tanto sicura di poter disputare, visti i mille travagli. Grande Carraro, che sposta i suoi riccioli finalmente su un podio mondiale. Chissà cosa succederà, ma intanto godiamoci questo bronzo e il secondo record italiano. Risate fra le tre ragazze: e insomma, se Horton non perdona, Lili King forse sì. Finché vince, e salva la giornata degli USA che ricevono la grazia da Trump. Niente muro, oggi. Murphy ringrazia.

La Efimova rispedita a casa dalla ragazza senza collo. Questo l’editoriale di oggi di “cavalli e segugi” sui 100 rana donne. 

Mi scrivono da casa se lo sbuffo di fumo serve a disinfettare gli atleti prima di entrare in vasca, visto che non possono fare la doccia. Non è così, è per adattarli al clima dall’umidità pazzesca della Corea. Siamo nella stagione dei monsoni, in più c’è il grande tifone di Mazinga (battuta che solo gli over40 possono capire).

La Cina protagonista di giornata con l’oro di Sun, quello di Xu nel dorso e il bronzo dei 1500 femminili. Ieri ho anche visto che è risorta la Ye Shiwen: penso non prendesse medaglie da quel Londra 2012, ma la mia memoria è corta, potrei sbagliarmi. Purtroppo la dorsista pazza è uscita in batteria, per me è stata la più grande delusione di questo mondiale.

Delusissima anche la Caporale, oramai non riesce più a far piangere nessuna, per un motivo o per l’altro arrivano già in lacrime. Adesso la sfida più grossa sarà trovare la domanda per farle ridere.

Parliamo di Megli. Un terzo 50 un filo più coraggioso, solo un filo, e forse adesso… ma solo forse… Dai Filippo, l’odore lo hai sentito: adesso manca il sapore.

Comunque il rush finale più veloce di tutti. Ma tanto noi non siamo la stampa specializzata, lo avranno detto già tutti.

Così come tutti avranno già detto che il ritorno di Carraro è stato più veloce di quello di Efimova: solo la King ha retto il confronto. Lo sciamano battezza Rena Aoki. Lode allo sciamano, e alle unghie di Martina.

A proposito di podio dei 200, io lo avevo detto che la FINA non gradisce come tutti i gerontocrati queste scenette sul podio. Anche perché Sun é under investigation. Quindi occhio alle sentenze fino a settembre. Per il resto, ognuno  ripeto può esprimere il suo sdegno come meglio crede. 

La battuta di Sun “io sono un vincente, e tu un perdente” è presa da un film americano degli anni 80. Era tipo Porkis o qualcosa del genere. Purtroppo ora mi sfugge. La memoria se ne va, a una certa. Comunque, non è originale.

Rapsys maledirà questo mondiale. Quarto nei 400, poi primo e squalificato per falsa nei 200. Grande Swimswam che in perfetto stile americano evidenzia in giallo il movimento del lituano sul blocco. Movimento lampante e squalifica ineccepibile.

Tre primati italiani individuali al giorno nei primi tre giorni. Le coincidenze a volte sono incredibili. Della staffetta non ne voglio parlare, ho detto!

Concludiamo la giornata con Burdisso. Riassumiamo la sua espressione con la famosa frase “felicità a momenti, e futuro incerto”. Domani si vedrà: “è un altro giorno”. 

Gwangju 2019/heat 1 – Tradimenti, boicottaggi, tonfi e trionfi

di Mauro Romanenghi

Gwangju 2019

Gwangju 2019

Ci sono nella vita momenti di difficoltà, magari anche nella vita di coppia. Sai, quando le cose non girano per il verso giusto, oppure si è un po’ stanchi. Oppure succede quel che uno magari non si aspetta. Così l’altra sera sento un rumore a notte fonda e vedo mia moglie giocare col cellulare.
Con chi starà mai messaggiando a quest’ora di notte, penso io. Chi sarà il losco figuro che la contatta alle tre, alle quattro, che ore saranno?

La luce del telefonino si illumina sempre più ed ecco la voce inconfondibile che si palesa. Un’introduzione inconfondibile, il solito panegirico infinito e poi il consueto saluto: da Tommaso Mecarozzi… e Luca Sacchi!
Nooooooooo!

Anche alle tre di notte. Ma io devo andare al lavoro! Ebbene niente da fare, ho dovuto seguire le batterie del mattino, con la Carraro che pure rincara la dose: “e quei dormiglioni che non ci seguono…no dai domani è lunedì e si lavora, poveri”. Eh già!

Due giorni di mondiale e l’Italia fa subito vedere di che pasta è fatta. Partiamo dal panino imbottito. Gabriele Detti conquista dopo un anno travagliato la medaglia dei 400 stile. Nell’intervista però si vede che è un po’ seccato, è la seconda volta che Horton lo sega allo sprint ai mondiali. Se la prende pure con la mamma. Povera, pure lei deve svegliarsi presto per vederlo. Ah no, lei è già là. Beh, povera lo stesso.

Che poi la colpa che Gabri è basso è sua, perché quando giocava in cortile arrivava sempre tardi a cena e la mamma gli tirava un tappone sulla testa. Se fosse stato puntuale…

Sempre in questi due giorni abbiamo ammirato Elena Di Liddo. Come abbia fatto a perdere la semifinale mi sembra logico. Se sei alta un metro e sessanta e le altre sono uno e ottanta, all’arrivo lungo chi avrà la meglio? Ma detto ciò tre gare sontuose. Il suo quarto posto è stato sbrigato un po’ troppo frettolosamente. Tanto per dare un’idea della sua gara, visto che la stampa specializzata non lo fa, il suo è stato il ritorno migliore dopo quello spettacolare della Macneil (che ha fatto 29”0, mica pizza e fichi). Meglio della Sjoestroem.
Che poi Elena è più simpatica da quando in perfetto accento pugliese ci spiega le sue gare e non le sue marce forzate.

Ma parliamo, visto che siamo ai 100 farfalla, di tonfi. La Sarah svedese, la sola e l’unica, soccombe all’impeto millennials di questa canadese dagli occhi a mandorla. Svezzata dalla madre a salmone affumicato, allevata dal coach canadese insieme alle altre ragazze terribili contrastando i grizzlies nelle foreste dell’Ontario, la Macneil si sbarazza di Saretta con un secondo 50 imbarazzante e soprattutto con un’apnea in uscita di virata che mangia tutto lo svantaggio che aveva. E non oso pensare alla staffetta mista, vista la Masse di oggi e la Ruck da 52” lanciato. Purtroppo fra tutte queste delicate fanciulle manca la ranista di livello per competere alla pari con gli USA. Ma attenzione, dall’Ottawa potrebbe sbucare.

Tonfo numero due è stato quello della Ledecky. Faccia da funerale mai vista: non che di solito abbia sta grande espressione di giubilo, ma dopo la finale e durante la premiazione aveva quel non so che di voler essere da tutta un’altra parte. Proprio lì invece voleva essere la Titmus, che è dell’anno? Duemila, bravi, indovinato.

La sconfitta della Kationa non mi ha lasciato grossi strascichi sentimentali per cui io abbia bisogno di trovare consolazione; invece la medaglia persa dalla Kesely sì. L’Ungheria per me resta sempre la numero uno, le sue tifose sono impareggiabili e la Jakabos é bella anche in pigiamone di flanella (non ditelo a mia moglie se no guarda le batterie anche in replica alle cinque di mattina).

E parliamo di altri italiani: per la staffetta ho litigato con tutti. Hanno detto che non ci si può lamentare di una squadra che ha fatto il record italiano dopo dieci anni.
E io mi lamento lo stesso.
Primo perché la prima frazione Condorelli l’ha condotta al suicidio, negli ultimi cinque metri non si muoveva più manco avesse gli spiriti di Peaty che lo tiravano per le dita dei piedi.
Secondo perché l’arrivo di Miressi grida vendetta. Comunque il migliore della staffetta Frigo, che ha riportato sotto l’Italia da un distacco imbarazzante. Meglio di lui solo Adrian, Rylov e Chalmers. Hai detto poco.

Mi dicono che devo parlare anche dei record italiani di Carraro, Castiglioni e Megli. Preferivo farlo dopo la finale. Ma l’ho fatto. (“L’hai fatto in maniera sbrigativa”, dice mia moglie “hanno fatto delle prestazioni incredibili!”).

Leggo sulla stampa specializzata (e non) tutta una serie di battute sugli extraterrestri, su dei scesi in Terra a nuotare la rana o la farfalla, oppure di uragani dei 1500. Sinceramente di extraterrestri non ne vedo. Se prendiamo la Ledecky é semplicemente una atleta fuori dal comune con delle masse fuori dal comune. Peaty quelle masse le ha il doppio, e fa i 100 rana. In 56”88. Bravo chi riesce a farglielo fare, e lui che ci riesce. Gli extraterrestri lasciamoli a Spielberg.

Sempre sui siti specializzati leggo della prestazione di De Tullio sui 400. Prima fa il personale. Poi il personale è anche record Cadetti.. In sostanza un ottimo De Tullio.

Sempre sui siti specializzati vedo che la Carraro è allenata a Bologna da Bastelli. Siamo rimasti un po’ indietro.

Lascio alla stampa specializzata i commenti sul boicottaggio di Horton sul podio, ricordando che queste cose ai dirigenti in genere non piacciono per niente (vedi Messico 68). Massima stima a chi manifesta, comunque. (mia moglie invece da allora lo idolatra!)

Nei 200 misti la notizia non è tanto la vittoria di Hosszu ma la squalifica della Ohashi. Vorrei tanto essere lì per vedere il commentatore giapponese in smoking che mima il motivo della squalifica della ragazza nipponica. 

Tonfo numero tre. Siamo ai mondiali. Ai mondiali un meccanismo non deve essere sperimentato, deve funzionare. Deve funzionare bene, anzi alla perfezione. Se non funziona, va buttato. O riparato. O sostituito. Anche se la Omega lo spaccia per un costosissimo attrezzo che costerà una vaccata come le alette sui blocchi.
Parlo del device per il dorso. Perché se no il tonfo poi lo fanno gli atleti. Non è la prima volta. Speriamo sia l’ultima.