Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione
L’Olimpiade è finita ed è tempo di bilanci. Per l’atletica li facciamo con una bella chiacchierata insieme a Stefano Baldini, che di sicuro di atletica ne sa! Dalla velocità ai lanci, dai salti al mezzofondo, parliamo un po’ di tutta la spedizione azzurra. Non riusciamo a citare tutti i 76 atleti, però molti sì…altrimenti ci vorrebbe molto più tempo. Ma avete fino a Parigi 2024, per andare su Jappodcast…o come si chiamerà la trasmissione che vi porterà nel mondo del nuoto olimpico…e non solo!
Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di LifesavinginItaly.
Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin
Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.
E’ finita. Le abbiamo chiamate ieri le quaranta medaglie e Jappodcast ve le serve qui, nell’ultima trasmissione regolare. L’Olimpiade più strana dell’era moderna è finita e noi siamo qui a salutare. Ma non scappate, perché le emozioni non sono finite. Torneranno con le Paralimpiadi. L’Italia non finirà di stupirvi, e noi di raccontarlo. Seguiteci nell’unico vero podcast sul nuoto…e non solo! Arigato!
Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di LifesavinginItaly.
Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.
Quaranta medaglie. Ora non ci importa più nulla di quello che si diceva all’inizio dei Giochi: noi siamo sportivi, facciamo del nostro meglio e sappiamo che può andare bene o male. Male significa semplicemente, per noi, non vincere. Per lo sportivo, non vincere è una delusione enorme. Anni di sforzi, lavoro, allenamenti, scelte possono concludersi con un nulla di fatto. Anzi, per la maggior parte è così. Ma arriva anche la vittoria, o la medaglia. E’ rarissimo, ma arriva, ed è la gioia massima. Può essere un podio agli italiani giovanili, agli Assoluti, all’Europeo, o nell’Olimpiade. Lì c’è la massima gioia. Una gioia che penso indescrivibile, io ho visto il viso di tanti ragazzi con quell’espressione.
Questo è lo sport. Lo sport che in Italia, lo devo dire, subisce delusioni cocenti dai due ambiti che lo dovrebbero supportare e promuovere. Ne subisce continuamente, e inesorabilmente. Sono la scuola e la politica, che entrano nello sport e lo influenzano pesantemente, in genere in modo negativo.
La scuola osteggia gli sportivi in ogni sua componente. Gli orari, sempre più pesanti e lunghi. I compiti a casa, che dovrebbero supplire a mancanze nel programma e nell’orario scolastico. Lo studio di decine e decine di pagine per ore e ore. Lavoretti da fare spesso inutili (esiste ancora chi fa fare l’albo delle foglie…). La componente docente, allevata dalla seconda guerra mondiale con l’odio per lo sport considerato la propaganda del regime fascista, viene ancora spesso tenuta all’oscuro della pratica sportiva dai propri allievi. Ora se è riuscita a superare questa fase la Germania, possiamo farcela anche noi. Ma la scuola in Italia non è e non sarà mai la promotrice del mondo sportivo. Dovrebbe però essere almeno quella che aiuta e certifica i talenti concedendo loro qualcosa. Perché il talento, quando c’è, va aiutato. Se abbiamo uno dotato in fisica, deve essere spinto a fare fisica. Se ha orecchio musicale, deve fare musica. Se è un ragazzo di due metri che salta due e venti nell’alto a quattordici anni, non sta perdendo il suo tempo. Ma questo, i professori, non lo hanno ancora capito.
La politica ha dimostrato in questo lungo periodo cosa sia fondamentale e cosa no. Sui giornali i dibattiti politici tra come andare in spiaggia d’estate e stare seduti a tavola era imperante. Tenere aperti o no i negozi, le tavole calde, i bar era fondamentale. I luoghi di sport? Ricordo ancora la frase “per tenersi in forma, una corsetta all’aperto ma distanziati dovrà bastare”. Detta dal capo del nostro governo, suona di un’idiozia tale quanto chi mi ha detto che mangia l’ananas perché brucia i grassi. Non c’è nessun interesse verso un campo che il governo crede poco utile a fare soldi, l’unico problema evidente per tenere aperte le attività. Che poi non sia vero che i soldi non si facciano, questo è un discorso che scopriranno o stanno scoprendo. Ma naturalmente, nella persona ad esempio della Vezzali, sono i primi a farsi vedere. O a chiamare atleti di cui neanche sapevano l’esistenza perché il politico medio è, come tutti gli italiani anzi forse peggio, completamente ignorante in fatto di sport, tolto forse la conoscenza della formazione della propria squadra di calcio preferita. Piscine fatiscenti, velodromi inesistenti, campi di atletica vecchi quanto mio nonno: il CONI di Roma, se lo andate a vedere, capite benissimo quando lo hanno costruito e non dico altro.
Lo sportivo è deluso da queste due istituzioni e non ne fa mistero. Non siamo amici, né compagni. Ci tolleriamo, come il Vate si sopportava con Mussoli (scusate il paragone storico un po’ forzato), come Zenigata con Lupin III, come la pizza senza mozzarella, il cellulare a tavola o la carbonara vegetariana. E questo, vi fa capire, non aiuta né aiuterà lo sport italiano.
E quindi arriva la quarantesima medaglia per l’Italia, con la tripla cifra tonda: dieci-dieci-venti. Posizione nel medagliere: dieci! Ogni giorno una medaglia. Inutile che ricordi qui i primi giorni di delusione fomentati dalla stampa che poco sa di sport. Tanto l’Italia è il paese dei dimenticoni.
Lotta, pugilato scherma, tiro, karate portano dieci delle medaglie: torna la cifra tonda. Ma ricordiamo che la scherma, tanto vituperata, porta cinque medaglie (la metà di dieci). Naturalmente non va bene, perché manca l’oro. Adesso al rientro processi militari anzi meglio fucilazioni sommarie. Chiameremo Diana Bacosi per svolgere la sentenza, così non ci saranno errori.
Atletica quante medaglie? Cinque, tutti ori. Dalle stalle alle stelle, dopo lo zero di Rio e di Berlino 2018. Adesso tutti parlano di Jacobs e della marcia, fino a settembre. Poi tutti penseranno di criticare il green pass per andare in palestra che sarà il nuovo sport dell’italiano medio, in cui tutti sono almeno campioni europei.
USA che sfruttano gli ori dell’ultima giornata e vanno in testa al medagliere completando la rimonta nell’ultima giornata. Tre vittorie di squadra: basket con maschi e femmine e lo storico oro della pallavolo femminile, in cui incredibilmente non avevano mai vinto. Kirali dopo due ori da atleta nel volley e uno nel beach, lo conquista da coach. E bravo il nostro Karch, che ricordiamo in Italia negli anni 90 vincere la Coppa Campioni. Nove allori internazionali per lui, ma per noi sei da dieci. Mitico!!!
Francia che come gli USA rimonta grazie agli sport di squadra, passa Italia e Germania ed è ottava con dieci medaglie d’oro. Ma non ce la fa a battere l’Olanda che è settima nel medagliere grazie all’argento nell’ultima giornata. Bravi tulipani, miglior risultato di sempre, era stata ottava nel 1928 e nel 2000.
ROC perde il duello con GB per il quarto posto nel medagliere: venti ori, terza per numero di podi. Cifra tonda anche per i russi, quindi. Speriamo che torni l’inno russo, e che si lotti per lo sport pulito anche con la loro collaborazione.
Nella pallamano femminile la Francia vince alla grande, appunto. Miglior giocatrice, il portiere (è maschile, è un ruolo, non si dice la portiere), che si chiama Darleux: Cleopatre Darleux! Allez le bleus con Cleopatre, che ricordiamo aveva chiesto la testa del re dei Galli a Cesare.
Chiudo con la tipica esemplificazione della cultura sportiva. Vince la marcia la Palmisano, è il quarto oro azzurro nell’atletica e una mia collega chiosa: “Ma si sono drogati?”. La guardo molto storto, dicendo che sono cose che non si dicono. E lei: “no, vabbè era per dire”. Le spiego che uno sportivo non ama sentire queste cose, soprattutto da chi non fa sport. Lei peggiora la situazione: “Intendevo che cosa gli hanno dato, in questo giorni”. Non ce la può fare, e lei tenta un’ultima difesa: “Nell’atletica non abbiamo mai vinto niente, finora, rispetto al nuoto”. L’atletica italiana è il terzo sport di sempre per l’Italia come medaglie alle Olimpiadi, le spiego. “Sono proprio ignorante, allora”. Esatto ma vi perdono, anche se non vi sopporto più. Per fortuna le Olimpiadi sono finite, e i nostri 60 milioni di allenatori olimpici vanno in vacanza e si preparano per il fantacalcio di settembre.
Oggi abbiamo un Carl Lewis in formato Gino Bartali. Commentando la 4×100 americana fuori dalla finale olimpica ha praticamente stroncato tutta la formazione, con atleti messi nei posti sbagliati, cambi sbagliati, corsa sbagliata. Insomma, non è andato nulla. Probabilmente fosse ancora vivo Ginettaccio, una bella strigliata la darebbe a quei bellimbusti della 4×100. Da notare che sarebbero quelli che avrebbero dovuto dare una lezione all’Italia dopo la magra dei 100 piani e le accuse della stampa che forse, adesso, dovrà rimangiarsi vista la pessima figura. Gli è tutto sbagliato, Gino.
Errore pauroso anche di un quotidiano sportivo che spalando una bella vanga di escrementi su Bolt lo indica come colui che accusa Jacobs di mettere scarpette che migliorano le prestazioni. E niente, anche la stampa italiana non perde occasione di fare brutta figura. Bolt parla sì di queste scarpette, ma in un’intervista del 20 luglio o giù di lì. E se fosse un po’ attento, il bravo giornalista vedrebbe che queste scarpette le hanno un po’ tutti. Sempre che abbia sbagliato…per un clic si fa questo e altro. Gino, Gino…
Ah che bella la foto di Vezzali con la 4×100 mista uomini. Dove eri Vezzali in questi mesi in cui non arrivavano i sussidi, in cui le piscine erano chiuse, in cui molte non riapriranno, in cui bisognerà prendere enormi soluzioni per lo sport italiano perché Parigi è qui dietro l’angolo. E le piscine, senza soldi, non le terranno più aperte per molto dovesse capitare un altro problema. Cara Valentina, ti vediamo troppo a fare foto con i vincitori e poco a trovare soluzioni. Aspettando smentite, tuo carissimo Gino.
Marcia italiana in paradiso. Antonella Palmisano e Massimo Stano riportano la specialità azzurra nell’Olimpo…mi aspetto adesso la caccia alle streghe della WADA, che come organismo stimo quanto le ortiche nel mio giardino quando ci giro a piedi nudi. Figuraccia con Schwazer, ma guai ad ammetterlo perché noi siamo perfetti. Poiché non trovano proprio tutti ma solo chi vogliono, perfetti non direi: e neanche bravi a chiedere scusa. Gino, aiutaci tu.
La FIN non trova stavolta le medaglie da pallanuoto e tuffi, sono fondo e nuoto il serbatoio azzurro. Tocca pedalare, alla pallanuoto maschile, perché qua l’Olimpiade è proprio amara.
La medaglia suprema è comunque per gli astronauti della stazione spaziale che fanno il sincro orbitale. Diciamo un po’ fuori assetto il componente giapponese, per il resto direi un 7,5 lo meritano tutti. Cercate il video, è…spaziale!!!
Incredibili i giapponesi che smontano il campo gara del basket 3×3 e montano quello di arrampicata tipo Lego. E che dire del pentathlon moderno, il campo di tutte le specialità fatto dentro il vecchio stadio di Tokyo!!! E’ vero che noi italiani siamo capaci, se vogliamo, di qualunque cosa: ma visto che ci mettiamo due anni a cambiare i guard rail dell’autostrada adriatica, forse qualcosa dovremmo imparare.
Se lo sport italiano di squadra non ride, la Francia ci insegna come si può vincere gli ultimi giorni: in finale pallamano maschile e femminile, basket maschile, pallavolo maschile. In semifinale basket femminile. Ragazzi, andate a giocare a pallamano!!!
E finiamo con la distruzione dei detrattori da tastiera. I 60 milioni di allenatori olimpici, nel senso che compaiono solo durante le Olimpiadi, vengono smentiti ogni giorno. Poche medaglie, dicevano. Pochi ori, dopo la prima settimana. La scherma delude (cinque medaglie), il nuoto senza ori (le due punte malate con tre medaglie all’attivo, mai successo), l’atletica farà cagare (cinque ori e secondo posto nel medagliere di specialità). Parlando del nulla si arriva a quasi 40 medaglie a un giorno dalla fine, 10 ori e la top ten quasi certa. Magari verremo superati dall’Olanda, e ce ne faremo una ragione. La metà di questi milioni, invece di giocare al Fantacalcio dove conta solo la fortuna la quale loro credono abbia fatto arrivare questi risultati, dovrebbe pensare che è ora di portare i bambini a fare sport. Non tutti saranno Tita-Banti, Palmisano, o chi per loro. Ma avranno in testa che non è come chiedere un cellulare e pagare 200 euro per averlo, l’oro olimpico. Ma come tante altre cose va conquistato, e a volte pensa un po’ bisogna anche sudare. Gino, la strada è anche in salita, vero?
Gino, lo facciamo sto sondaggio per vedere quanti sono gli Zhang e i Wang nella nazionale cinese? Come dici? Chi se ne frega? Hai ragione, è tutto sbagliato!
Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.
Siamo quasi giunti alla fine ma oramai ci hanno abituati bene e abbiamo una medaglia da raccontare anche oggi. Tra la Tana delle tigri, i cavalli imbizzarriti del pentathlon moderno, staffette un po’ incerte e la maratona femminile, stiamo arrivando alla conclusione. Faticoso ma divertente, sta per lasciarvi Jappodcast…ma manca ancora qualcosa, non andate via!!! I Giochi non sono ancora finiti!
Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di LifesavinginItaly.
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Oggi grandissima giornata d’oro, L’atletica diventa la regina del medagliere azzurro, con le imprese dei marciatori e dei velocisti. La grande impresa della staffetta azzurra la fa da padrone, ma non dobbiamo dimenticare il karate d’oro, la pentatleta sfortunata, la staffetta del miglio. Insomma, oggi è ufficialmente il nuovo record di medaglie azzurro. Alla faccia dei gufi, ci siamo noi di Jappodcast!
Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di LifesavinginItaly.
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Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.
Oggi la nostra conduttrice incontra in solitaria Valentina Marchesi, psicologa dello sport. Da lei ci facciamo raccontare come finalmente la salute mentale degli atleti (ma non solo loro!) stia diventando un tema di cui si può finalmente parlare alla luce del sole, di come le Federazioni sportive abbiano inserito questo argomento nei corsi di formazione, di quanto sia importante dar voce a ciò che si prova per migliorare le performance sportive. Tutto questo solo su JAPpodcast, l’unico podcast che vi porta in giro per il mondo. Anche dentro il vostro!
Montaggio a cura di Edoardo Macrì e Margherita Manni di LifesavinginItaly.
Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin
Puntata registrata il 6 agosto 2021
credit foto: per gentile utilizzo di Valentina Marchesi – psicologa dello sport.
Un grazie particolare a: Blackline – soluzione anticloro
Conduce la blogger Laura Vergani con la collaborazione di Mauro Romanenghi, tecnico della IN Sport Rane Rosse, Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro, Andrea Longobardo, la “voce” di Superlife – il podcast sul salvamento e, come sempre, Marco Agosti in redazione.
Oggi con noi Alessandra Sensini, con la quale parliamo delle imprese dei nostri velisti azzurri a Enoshima. Non solo Tita-Banti, i nostri maghi dei multiscafi, ma di tutti gli equipaggi impegnati e che ci hanno fatto sognare: Maggetti, Zennaro, lo sfortunato Camboni, Berta- Caruso e Ferrari-Calabrò. Approfittiamo di Alessandra anche per scoprire il futuro della vela olimpica, le nuove classi che arriveranno e come la FIV si prepara ad affrontare la nuova avventura olimpica. Solo su Jappodcast, la trasmissione che vi porta sui foil anche se non sapete usarli.
Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport
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Oggi parliamo del terzo giorno consecutivo d’oro con la marcia, di cinque medaglie, del kata del maestro Miyagi…ah no del maestro Viviana Bottaro e di pentathlon moderno. Ma c’è anche il kayak, l’atletica americana un po’ in crisi, il grande Greg e chi più ne ha più ne metta. Ascoltate le Olimpiadi su Jappodcast, marciate con noi verso la gloria!!!
Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT Sport.
Sigla “Siamo di fuorionda” – KARAOKE a cura della redazione sulla base di “zitti e buoni” dei Maneskin.
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