FuoriOnda 19 – Morini al centro… federale!

di Redazione Podcast

Conduce la blogger Laura Vergani. Si ricompatta di nuovo la squadra di FuoriOnda come la Croazia ai Mondiali. La conduttrice è coadiuvata abilmente da Mauro Romanenghi, ex portiere e ora tecnico della IN Sport Rane Rosse (così dice lui), Fabrizio Fogliani di Vaporidicloro all’ala sinistra anche se più a suo agio in bici e in redazione come sempre Marco Agosti.

Ospite Stefano Morini, che non ha bisogno di presentazioni ma noi le facciamo lo stesso: tecnico federale responsabile del polo di Ostia, nonché allenatore di Paltrinieri, Detti, Cusinato, Glessi, Acerenza e Zuin.

Ronaldo o Detti? Paltrinieri o Romanchuk? Ma che c’entrano questi accostamenti? E cosa c’entra la Blume con il due pezzi? E la maturità da 100 con la Cusinato? Tutto questo e molto altro in mezz’oretta di chiacchiere sui ragazzi di Stefano Morini, in vista degli Europei di Glasgow. E forza Inter!
Tutto su Fuorionda, il podcast sul nuoto italiano migliore che c’è.

Montaggio a cura di Tommaso Marconi di RCT.

Sigla “I Like Peanuts” disponibile in Licenza Creative Commons su Audionautix.

Puntata registrata il 9 luglio 2018

credit foto: Assoluti2018 – Laura Vergani

Copenaghen 2017/4 – il leone e la bambina

di Mauro Romanenghi

European Short Course Swimming Championships

PEATY Adam GBR Gold Medal PRIGODA Kirill RUS Bronze Medal MEN – 100 M BREASTSTROKE – FINAL Copenhagen 16-12-2017 Royal Arena LEN European Short Course Swimming Championships – Campionati Europei nuoto vasca corta Foto © Giorgio Scala / Deepbluemedia

Iniziamo con le considerazioni generali: oggi c’è nebbia. E le luci sulla statale sono bruciate. Da tre giorni. Quindi non vedo dove il cane fa i suoi bisogni, ed è stato difficile raccoglierli. Ma un bravo cittadino educato si impegna e lo fa. Non come quella signora – termine che non le si addice – che ieri con la sua 500 mi ha rubato il posto mentre attendevo con pazienza che l’altro uscisse dal parcheggio. Con che grinta si è infilata al mio posto. Gentilmente sono sceso  e l’ho insultata pesantemente.

Quella signora probabilmente ha gli stessi geni di Scozzoli, che al contrario di lei è un vero signore delle piscine. Ma in quanto a reazione di partenza e virate non ha nulla da imparare da nessuno: da lui il posto lo perderei volentieri, ma sono sicuro che me lo cederebbe. Ieri perfetto nella prima vasca, e nell’ultima virata dove era dietro ha infilato una subacquea da manuale, uscendo davanti al leone Peaty. Ma come detto ieri al leone tatuato inglese bastano poche bracciate per ristabilire la sua legge. In corta sono sufficienti per 55”94. Fabio stavolta è “solo” record italiano, ma Prigoda perde di nuovo lo spalla a spalla, definizione tanto amata dal duo Mecasacchi. Il Leone inglese, poi, è protagonista di un grande gesto. La bimba gli porge la tavoletta da nuoto per la firma. Lui guarda, e le porge la medaglia… lei non capisce, lui prende la tavola, la sigla insieme a tante altre firme di campioni, tipo tableoffame, e poi si riprende la medaglia. Lei non sa più cosa fare, lui firma pure quella, la riporge alla bimba e se ne va. La piccola è stata portata via ieri sera dai genitori imbalsamata così, con il sorriso stampato e la medaglia ancora in mano. Chapeau.

Parlando di rana finiamo il discorso. Tre vasche da medaglia, una da rivedere, le virate un filo meglio ma solo un filo. Unghie rosso fuoco, come la voglia di salire su quel podio che manca da Berlino, dove Arianna fu la sorpresa. E una barriera da abbattere, quella del 1’05”. Come per i 30”, non ci riesce. La medaglia va alla Montero, che fa 1’04” ma soprattutto torna in 33” alto. Ieri l’ho detto, ma Ari non è stupida e lo sapeva già. C’è chi ha margine, chi non ne ha ma quei tempi li fa sempre. Deve farli anche lei. Comunque tre primati in quattro giorni, due finali e un legno da bruciare a Capodanno come buon augurio per quello nuovo.

Parlando di freddo, Copenaghen scalda per le sensazioni agonistiche ma non per le novità. La presentazione è un po’ la brutta copia di Budapest. “Are you ready,” conto alla rovescia, e via. Tutto già visto. Di nuovo per la RAI Nicola Sangiorgio. Come mai? E come mai non intervista altri oltre ai nostri? Lasciamo perdere il cinese e sentiamo i campioni. Sentitamente ringraziamo.

Dalla Finlandia con simpatia. Non sarà la campionessa del mondo, ma Mimosa Jallow già di per sé fa tenerezza. Con un nome così… e poi direte sì, ma sarà la solita svedesona alta bionda. Come al solito parlare per dar fiato all’ugola è sport nazionale. Per la serie tutto il mondo è paese, cercate la foto di Mimosa.

Parliamo sempre di dorso e di Silvia Scalia. Brava Silvia, prendi la nazionale. Ora facciamo un salto di qualità, ricordiamoci le gare che abbiamo. Ho la staffetta mista, non ce l’ho? E chi la fa la frazione della mista, la Gemo? Forza Silvia, abbiamo bisogno di dorsiste e forti.

Parliamo un po’ degli allievi di Morini. Paltr, come dice Mecarozzi, un po’ in sordina nella corta. Lui stesso ammette che questo è quello che c’è adesso. Se quello che c’è è 14’22”, lamentiamoci. La Cusinato, oltre al cinese, fortunatamente comincia ad aggiungere anche frazioni ottime ai suoi misti. Già nei 400 misti avevo visto una discreta rana. Nei 200 misti forse la migliore della finale. Mai farsi battere all’arrivo! Stavolta ti perdoniamo Cusi, non farlo più!

Già che ci siamo due parole su Lombini e Zazzeri, gli esordienti. Zazzeri può recriminare solo per delle virate così così. Certo, poteva fare 46” alto e andare in finale. Porta a casa l’argento della stile veloce. Lombini porta a casa la lucidità di aver capito che si può fare.

Se tu fai i 50 farfalla in semi in 22” basso e poi arrivi terzo, a pari merito, a due centesimi dal primo, dopo aver perso anche i 50, devi essere bello incazzato. Proud sembrava tranquillo. Aplomb inglese.

Ora vado a informarmi se la bambina si è ripresa dal regalo di Peaty.

Il peso dell’acqua

“L’acqua non è mia nemica, semplicemente non tifa per me.. Perché io sono orgoglioso e lei permalosa.. La verità è che in acqua ho bisogno di ambientarmi tutte le volte  che ci entro. E sono tante. Devo toccarla con le mani, percepirne lo spessore. Perché riesco ad apprezzarla solo in questo modo: misurandone il peso fra le braccia mentre inizio a muoverla intorno a me.”

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“..In poche ore il mondo è cambiato. Molti mondi sono cambiati. Adesso sono il campione olimpico dei 1500 stile, porto con me una medaglia d’oro nascosta nella sacca e, sulle spalle, invisibile a tutti, un peso che non ho mai voluto sollevare, ma che mi è finito addosso lo stesso.. La verità è che tante, troppe volte nella mia vita ho permesso che questo peso mi schiacciasse; ora però la misura è colma.”

di Laura Vergani

Ho cominciato a leggere questo libro senza nessuna aspettativa, mossa soltanto da curiosità. Ma una volta iniziato, non sono riuscita a smettere finché non l’ho terminato. Tutto d’un fiato, come mi succede con i grandi romanzi. Quelli che non riesco a chiudere prima di aver letto la parola “fine”. Dopodiché l’ho riaperto e riletto, questa volta con più calma, senza l’urgenza di divorarlo. A questa seconda lettura mi è parso un libro solo in apparenza facile. Ma che in realtà mi ha aperto molteplici spunti di riflessione.. Sulle aspettative. Sulle motivazioni. Sulla fatica. Sul rapporto genitori-figli. Sul crescere. Sulla paura. Sulla vittoria. Sul senso della vita. Sull’amicizia. Sull’amore. Sul rispetto.

Leggendolo sono rimasta prima spiazzata e poi via via sempre più affascinata dalla disarmante sincerità con la quale l’autore presenta la sua vita e racconta le sue imprese. Sincerità che mi ha permesso di apprezzare ancora di più  i risultati conseguiti, dato che mi ha offerto la preziosa possibilità di capire esattamente quanta fatica siano costati. Il fascino della lettura si è trasformato ben presto in ammirazione per l’abilità dimostrata nel gestire situazioni decisamente complesse, per la profonda consapevolezza manifestata nell’analisi dei propri comportamenti, per la ricerca di una soluzione chirurgicamente precisa, assumendosi pienamente la responsabilità delle proprie scelte senza trovare scuse per delegare. Il tutto senza sfociare mai nel melodrammatico o nel melenso. Anzi, con una buona dose di autoironia che mi ha reso la lettura piacevole e leggera!

Insomma, il libro di Gregorio Paltrinieri mi ha permesso di sbirciare dentro i pensieri di un campione olimpico.. ed è stata un’esperienza per me illuminante!

Se a questo punto siete curiosi.. buona lettura anche a voi!

scheda libro
Autore: Gregorio Paltrinieri
Titolo: il peso dell’acqua
Editore: Mondadori
ISBN: 978-88-04-66357-7