Eurojunior 2021 – day4 – Storie di omonimi e fame di vittoria

l’erede di Vlad – screenshot di FF

di Mauro Romanenghi

Ieri giornata piena, e quindi non ho visto nulla, anche perché la sera sono stato fuori a mangiare in un posto veramente interessante, cucina eoliana. Le cene sono un evento fondamentale, e naturalmente bisogna farle in posti che meritano. Questo posto sito nella campagna brianzola merita sicuramente, anche se capisco che per molti è fuori mano. Doveste capitare, ve lo segnalerò. 

Non era per fare pubblicità, anche perché il nome non l’ho fatto. Era per dire che comunque la fame bisogna soddisfarla, e se si riesce con un bel piatto di spaghetti all’eoliana meglio. Non male neanche le cozze, e il cannolo fatto in casa. Vi lascio una testimonianza, nel caso.

fame di vittoria – foto Mauro Romanenghi

Detto ciò faccio un excursus storico. Correva l’anno 1400 quasi 1500 (come diceva il buon Troisi) e in Romania dettava legge il signore Vlad Tepes, detto l’Impalatore. La sua fame di vite nemiche era quasi pari a quella che avevo io (e non solo io, considerati gli altri presenti) ieri sera. Ovviamente non si risparmiava nessuno, e il sangue scorreva a fiumi, letteralmente. Il buon Vlad – buono si fa per dire – venne anche insignito dalla Chiesa di onorificenze varie, tra cui l’Ordine del Drago. Da lì il soprannome che lo accompagnò nei secoli e che lo porta ad oggi a esser conosciuto nella leggenda del più famoso nosferatu della storia, il conte Dracula. 
Fame di sangue no, di nemici nemmeno, ma di avversari sì. La genetica, il sacrificio e l’allenatore, dice del segreto dei suoi recenti risultati. E innamorato della bella fidanzata – dice lui, noi non l’abbiamo vista ma gli crediamo sulla parola – come il bel conte della sua moglie suicida per sfuggire al nemico.
Ecco quindi lo sguardo famelico e la voglia di vincere del nostro David “Vlad” Popovici. Che sia lui, l’erede della casata Tepes?

Una bella storiella. La realtà dice 47”30 nei 100 e, come ci aveva promesso Butini nella nostra chiacchierata (che uscirà sui podcast fra poco) fatta qualche ora prima della sua prestazione, un gran 200 in 1’45”26 con chiusura in 26”9. Che risulta essere WRJ. Chapeau.
Il ragazzo si candida a protagonista, non c’è che dire, a soli 16 anni. Ma qua non c’è età che conta, e ripeto nonostante uno stile grezzo (ma la forza, a 16 anni, è quella che è) abbiamo a che fare con un vero talento. Il suo futuro? Lo vedremo a breve. Il nuovo dragone, ci aspetta. 

L’Italia intanto avanza, con un bel record in mattinata di Galossi nei 200 stile categoria Ragazzi, poi non ripetuto in serata. Ma in compenso Cerasuolo vince i 50 rana, dimostrando di risollevarsi da un 100 per lui deludente viste le aspettative.
Il telecronista, che dimostra grande brillantezza coi nomi baltici (appena dietro al nostro ragazzo sul podio) non è così agile con i nomi mediterranei. Si sa, parlare bene l’italiano non è facile per noi, figurarsi per gli stranieri. Così “Cerasulo” è uno dei protagonisti del campionato. Bravo, e intanto si issa nella topten nostrana.

Trovate! Starostina e Sorokina. Dove? Ma cercatele. La mia sfida, come vedete l’ho vinta.

Notevole Justine Delmas, 16 anni, una spanna sopra le altre nei 200 rana. Non li ho visti, per cui non mi esprimo sulla nuotata. Cercherò i video, che ci sono, grazie allo streaming (si potrebbe mantenere anche dopo la fine di questo delirio pandemico, eh, lo streming così ben fatto ??) 

Ed infine una 4×200 che offre sempre spettacolo ultimamente. E anche ieri: quattro squadre in un secondo e mezzo, alternanza in testa, e alla fine, parafrasando Lineker, vince sempre la Russia. L’Italia strappa un bronzo con le unghie e con i denti – non quelli di Vald, ovviamente. Ci sta.

La curiosità di oggi. L’Ungheria schiera Daniel Meszaros in prima frazione e Daniel Meszaros in seconda frazione. Solo in Ungheria può succedere.

Eurojunior 2021 – day2 – Nel dominio dell’Est spunta la ranista coi sandali

podio Pilato – screenshot Mauro Romanenghi

di Mauro Romanenghi

Insomma è estate, è ufficiale. Che arrivi pure la variante Delta, che poi è arrivata da un pezzo e diventerà la variante più famosa: più della Ascari, della Roggia e della vecchia stazione di Montecarlo. Ma noi andremo in spiaggia. Personalmente non amo alla follia la spiaggia. Sì mi piace stare un po’ al mare, ma mentre mia moglie starebbe dalle 7 di mattina alle 22 sulla spiaggia , a cercare conchiglie, sassetti, pezzi di animali e altri rimasugli biologici la mia attività favorita non è quella. Ma dopotutto, si sa, bisogna saper mediare. (“non è vero” – ribatte lei, “a me piace stare dentro il mare per 7 ore!”)

E si sa che per stare al mare, bisogna mettere i sandali, anche per andare in giro a passeggio. 

Io non amo i sandali. Non li ho mai messi, non mi piacciono. Uso normali ciabatte da piscina, e odio le infradito. Lo so sono un tradizionalista. 

Però d’estate ci vogliono i sandali, lo capisco. 

I ragazzi adorano i sandali. Li mettono quasi tutti, li vedo. 

Tutta ‘sta piazzata perché? Ma perchè se è estate, se vogliamo far respirare i nostri piedi allora i sandali vanno sdoganati. Anche in piscina. Quindi come testimonial dei sandali, chi c’è di meglio che la giovane campionessa europea juniores nonché primatista mondiale Benedetta Pilato? Che vince ma non stravince (d’altronde non è il momento) e sfoggia un bel paio di sandaletti sul podio. E vai con l’inno. Po-poropo-poropoppopo..

Inni che risuonano soprattutto per le nazioni dell’ESt, oggi. Ma anche i podi non è che vedano protagonisti le nazioni mediterranee. Così arriva pure la Bulgaria a vincere i 50 farfalla, dopo Russia e Polonia vincenti.

La Russia che si issa al comando, come da pronostico. Se mi trovate, a proposito, una russa il cui cognome non finisce in -ova vi pago una birra.

Nei 50 rana vinti dalla nostra Benny sandalizzata, compare sul podio una tale Jefimova. Il cognome fa novanta, probabilmente.

Torniamo seri per un momento e parliamo di Cerasuolo, che da sfoggio della sua rana. Che si vede arrivare da Imola: partenza bruciante, capocciate sull’acqua a ritmo martellante e costante. A me è parso tenersi negli ultimi 15 metri. Domani si vedrà. 

Tre podi per l’Italia, oggi, che si rifà abbondantemente della delusione per la squalifica di ieri. 

Nell’emozionante 800 stile libero femminile, vinto con il nuovo record europeo dalla turca – ma guarda un po’ – Tuncel in 8’21”91 compare Giulia Vetrano che soffre ma porta i suoi ricci sul podio ma con le scarpe da tennis. Le mode devono crescere, prima di imporsi. Tempo degno di nota, comunque. Il suo tempo di 8’35”84 la porta a livello di una certa Manuela Melchiorri. Fate voi.

Oggi dicevo azzurri e azzurre protagonisti. Finali conquistate a gogò e quindi li rivedremo domani, mi riservo di riparlarne quindi. Ma merita menzione Dalla Costa, 49”99 per conquistare la finale nei 100 stile e poi, in finale di serata, arriva il break nella 4×100 stile mista. Seconda frazione special e Italia in testa. Lo stile è un po’ stortignaccolo ma efficace. Spero che si farà, il ragazzo! Naturalmente, menzione agli altri: Biagiotti, finalista anche dei 100 individuali, Oppioli e Petrini.

Per finire, un cenno alla playlist amarcord per questi Europei: per chiamare alla finale, Highway to hell degli AC DC. Insomma, come ritmo, ci siamo, come argomento, un po’ meno.